I consigli della nonna

Capitolo Uno

÷ Lascia che l'uomo sia il cacciatore e tu la preda. Preoccupati solo di non correre più veloce di lui ÷

Buffy Summers s'immise sulla strada principale. Antiche querce fiancheggiavano il viale e i loro alti rami formavano una volta di rigogliosa vegetazione. I raggi del sole penetravano attraverso le folte foglie e il profumo di rose riempiva l'aria. Svoltò lungo il vialetto d'accesso e diresse la macchina verso il retro della casa.

Erano due anni che non tornava a Sunnydale. Sua madre era partita insieme a sua sorella per una vacanza, dopo il diploma di quest'ultima, e lei, nonostante questo, aveva deciso di trascorrere parte della sua estate lì. Amava quella cittadina e più di tutti amava quella casa a cui erano legati tanti ricordi della sua infanzia e adolescenza. Con le persiane verde scuro e i muri bianchi appena ridipinti, la vecchia casa le appariva familiare come sempre. Nell'ampia veranda c'erano ancora le comode sedie a dondolo di vimini. Il giardino, che nessuno aveva curato da quando la madre era partita un paio di settimane prima, aveva bisogno di alcuni piccoli lavori, l'erba andava tagliata e le aiuole liberate dalle erbacce.

Buffy parcheggiò la macchina vicino al piccolo portico sul retro. Lentamente girò la testa. Il vicino di casa, William Pratt, stava attraversando il giardino venendo verso di lei.

Alto e slanciato, era a piedi nudi e indossava soltanto un paio di pantaloni corti. I capelli erano arruffati e nel volto splendevano meravigliosi occhi blu. Buffy sapeva cosa l'aspettava. Il suo cuore cominciò a battere sempre più forte mentre osservava, attraverso il parabrezza, l'uomo che si avvicinava. Da ragazzina aveva preso un'indimenticabile cotta per Spike, come veniva chiamato all'epoca, e lui non l'aveva degnata neppure di uno sguardo.

Emettendo un sospiro di rassegnazione, estrasse la chiave dal cruscotto e afferrò la borsa. Avrebbe scaricato la macchina la mattina seguente. Uscendo dall'auto si stirò per una seconda volta.

"Buffy?" chiese Spike quando le fu vicino. "Buffy Summers, vero?"

Lei sentì il cuore batterle forte nel petto, le mani erano umide di sudore e un brivido le percorse il corpo. Possibile che non fosse cambiato nulla dall'ultima volta che l'aveva visto? I vecchi e a lei ben noti sentimenti riaffiorarono all'improvviso e per un istante immaginò che lui la stringesse fra le braccia e la baciasse.

Quante volte si era sognata quella scena, un sogno che mai si era realizzato.

"Bene, bene. La piccola Buffy Summers è tornata ed è diventata donna" commentò lui incrociando le braccia sul petto muscoloso. Appoggiandosi al cofano della macchina, percorse con lo sguardo il corpo di Buffy e dal luccichio che gli comparve negli occhi, lei intuì che Spike apprezzava ciò che vedeva.

Quella sfacciataggine la infastidiva, ma non era nello stato d'animo giusto per affrontarla. Gli lanciò uno sguardo di sfida concentrandosi affinché i suoi occhi non finissero su quel petto abbronzato e muscoloso che le si stagliava davanti. Era cresciuta e non aveva intenzione di farsi prendere in giro da quell'uomo una seconda volta. Aveva già sofferto abbastanza a causa sua.

"Antipatico come sempre, William Pratt" replicò, rifiutando di lasciarsi intimidire. Il tempo l'aveva resa più scaltra, non era più la semplice e timida ragazzina incapace di difendersi; era venuto il momento che quell'impertinente vicino di casa lo capisse.

Trentaquattro anni, più bello che mai e dotato di un fascino particolare, lo conosceva da quando era bambina. Aveva tentato, anni prima, di conquistarlo con ogni mezzo a sua disposizione, aveva cercato di apparire una donna attraente e disinibita ma aveva " ahimé " miserabilmente fallito. La differenza di età aveva giocato a suo sfavore. Una dolorosa delusione d'amore vissuta ai tempi del liceo e il cattivo esempio datogli dalla madre avevano reso Spike estremamente diffidente verso le donne al punto da preferire brevi storie senza futuro a relazioni più impegnative. Un eterno playboy, insomma, il cui motto preferito era amale e lasciale, ricordava Buffy ed era certa che nulla fosse cambiato da allora.

Spike non era invecchiato: le forti spalle e il torace liscio brillavano al sole in quel tardo pomeriggio.

Sospirò, troppo stanca persino per sorridergli. Ma qual era il problema? Era in grado di riconoscere le cause perse. Lui l'aveva sempre ignorata e lei aveva rinunciato alla speranza che tra loro potesse nascere una relazione.

Lui era l'irraggiungibile Spike.

"Sei qui in vacanza?" le chiese.

"Sì"

"Guardandoti si direbbe proprio che ne hai bisogno!"

"Oh, grazie Spike. Non mi ricordavo fossi così gentile" sbottò e, incamminandosi verso la casa, aggiunse: "Ciò di cui ho bisogno ora è una bella dormita, ci vediamo"

"Ti fermerai molto?" le chiese Spike ma lei, scrollando le spalle, continuò a camminare senza voltarsi. Era troppo stanca per dargli retta e per fare qualsiasi cosa che non fosse andare a letto e dormire.

L'interno della casa era accogliente come sempre e l'aria era fresca. Buffy gironzolò un po' al piano terra e si diresse poi verso la scala che portava alla zona notte. Salì rapidamente le scale, raggiunse quella che era sempre stata la sua stanza  e si mise immediatamente a letto, felice che qualcuno lo avesse preparato con fresche lenzuola, ma troppo assonnata per pensare a chi le avesse fatto un tale, gradito favore.

Il giorno seguente avrebbe iniziato a fare progetti per il futuro. Non quella sera. Il viaggio era stato faticoso, noioso e infinitamente lungo. Dopo un secondo si addormentò pesantemente.

***

"Buongiorno dormigliona!"

La mattina seguente una voce familiare svegliò Buffy. Socchiudendo gli occhi vide la sua migliore amica appoggiata allo stipite della porta. Willow era sempre di buon umore la mattina, qualità che a lei mancava da sempre.

"Vattene" bofonchiò affondando la testa nel cuscino e tentando di non ascoltare i passi leggeri che si avvicinavano al letto.

Sentì il profumo di caffè appena fatto riempire la stanza. Scostò lentamente il cuscino di qualche centimetro e guardò borbottando: "Ti posso perdonare solo se hai una tazza di caffè…"

Willow si sedette su un angolo del letto e sorrise. "Quando sei arrivata? Pensavo mi chiamassi, se non fossi passata di qui ieri sera non avrei saputo che eri già a casa"

"Ieri sera ero troppo stanca per chiamarti. Non trovi che sia terribilmente presto per una visita?"

Buffy rinunciò definitivamente all'idea di tornare a dormire e appoggiandosi alla sponda del letto prese delicatamente la tazza di caffè che le porgeva l'amica.

"Ho aspettato fino alle dieci prima di svegliarti" si giustificò Willow.

"Sono le dieci?" Scosse la testa per svegliarsi e sorseggiò il caffè. "Uhm, è delizioso. Ti perdono"

"Come stai?" si informò Willow inclinando la testa come per studiarla.

"Male, grazie. È un'ingiustizia. Ogni volta che ti vedo sei sempre più bella mentre io inizio ad accusare il tempo che passa"

Willow rise di cuore. Nonostante avessero la stessa età, la differenza di qualche mese tra i loro compleanni aveva creato quel vecchio gioco tra loro. 

"Quando sono passata di qui ieri sera Spike mi ha detto di averti vista e così sono venuta a bussare, ma stavi già dormendo. È stato stancante il viaggio?"

"Sì, non è certo una passeggiata da Los Angeles a Sunnydale"

"Avresti dovuto fermarti per un pò a metà strada, non ti saresti stancata tanto"

"Avevo voglia di arrivare" spiegò Buffy sorseggiando il suo caffè.

"Lo immagino, come ti vanno le cose? So che non deve essere stato facile l'ultimo periodo all'università. Tutti quegli esami…"

"Sì, ma finalmente ho finito." disse Buffy con un sorriso. "Adesso devo solo trovarmi un lavoro. Magari qui a Sunnydale. Oppure potrei tornare a Los Angeles, ho molti amici lì"

Buffy in realtà non aveva la minima idea di cosa fare del suo futuro. Si era appena laureata e la sua famiglia era lontana. Si sentiva sola e abbandonata come mai in vita sua.

"Hai buoni amici anche qui e una famiglia" le ricordò affettuosamente Willow.

"Lo so"

"A proposito di famiglia, ti faccio vedere una cosa che ho trovato mentre aiutavo tua madre a ripulire la soffitta. Aspetta solo un minuto"

Willow si alzò di scatto e uscì velocemente dalla stanza.

La sua amica era dotata di un'incredibile energia e Buffy l'aveva sempre invidiata per questo. Terminò di bere il caffè e si riavvolse nelle coperte. Presto avrebbe deciso cosa fare della sua vita, aveva soltanto bisogno di un po' di tempo. Per ora voleva godersi le cose come capitavano, senza progettare niente.

"Guarda cosa ho trovato" disse Willow mostrandole un vecchio libro con una consunta copertina di pelle scura. "Ne ho letto soltanto alcuni passi ma ti assicuro che è divertentissimo" Buffy prese il volume e passò leggermente la mano sulla copertina. "Cos'è?"

"E' il diario della tua bisnonna Megan. Iniziò a scriverlo nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il diario le fu regalato in quell'occasione da suo padre, e tua madre dice che continuò a scriverlo fino a quando non ebbe il secondo figlio. Devi assolutamente leggerlo. In pratica è una ricetta su come accaparrarsi l'uomo giusto e sposarlo"

"Una ricetta per conquistare l'uomo giusto?"

"Sì, lei la chiama proprio così. Una ricetta che spiega come sedurre un uomo e come farlo innamorare. È veramente uno spasso. Puoi leggerlo in questi giorni mentre ti riposi, scommetto che ti farà sorridere"

"Lo hai letto?" chiese Buffy mentre, affascinata, osservava la prima pagina. Lo aveva scritto la sua bisnonna, pensò, una parte della storia della sua famiglia era in quelle pagine. Megan aveva avuto una calligrafia splendida, chiara e molto curata.  Iniziò a leggere il primo paragrafo.

"Leggilo quando sei sola, è tutto tuo" le disse l'amica. "Cosa vorresti fare oggi? Potremmo pranzare fuori, conosco un ottimo ristorante" Le tolse di mano il libro e l'appoggiò sul comodino.

"Per me è perfetto" acconsentì Buffy, felice di avere qualcuno che si prendeva cura di lei. Aveva dovuto badare a se stessa per così tanto tempo a Los Angeles che non era più abituata ad essere coccolata.

"Penso di essere innamorata" confessò inaspettatamente Willow.

"Davvero?" chiese Buffy, spalancando gli occhi sorpresa.

Lei e Willow avevano la stessa età e nessuna delle due aveva ancora trovato l'anima gemella. Naturalmente lei non l'aveva ancora incontrata ma c'era una ragione, anche se non l'avrebbe mai confessata a nessuno: William Pratt. Lo usava come metro di paragone per gli uomini che la invitavano a uscire e fino a quel giorno nessuno si era dimostrato all'altezza di Spike. Prima o poi avrebbe dovuto smetterla, altrimenti si sarebbe ritrovata ad essere una vecchia zitella.

"Chi è il fortunato?" chiese Buffy alzandosi dal letto e frugando nella borsa da viaggio alla ricerca di qualche cosa da indossare.

"E' un vecchio amico di Spike, si è trasferito qui da poco, si chiama Daniel Osbourne, ma tutti lo chiamano Oz, ed è il nuovo veterinario di Sunnydale"

"Un veterinario! Ma tu odi gli animali!"

"E questo cosa c'entra?" replicò l'amica. "Io amo lui non gli animali che cura. È una persona deliziosa e, soprattutto, non è per nulla noioso"

"Quanti anni ha?"

"Deve avere la stessa età di Spike perché si sono conosciuti all'università"

"Mai stato sposato?"

Willow fece segno di no con la testa.

"Sono contenta per te, Will. Quando avrò il piacere di conoscere Oz?"

"Vi inviterò a cena a casa mia una sera oppure potremmo uscire a bere qualcosa. Ma adesso sbrigati a vestirti, abbiamo molte cose da fare oggi e non intendo certo sprecare una giornata"

***

Era pomeriggio inoltrato quando Willow riaccompagnò Buffy a casa. Il pranzo era stato delizioso. Buffy aveva anche incontrato un paio di vecchi amici che le avevano chiesto quanto si sarebbe fermata a Sunnydale e si erano accordati per vedersi, prima della sua partenza. Willow poi l'aveva trascinata verso il nuovo centro commerciale, e le aveva mostrato alcuni negozi insistendo affinché comprasse qualche vestito nuovo.

I due vestitini estivi che aveva appena acquistato erano davvero molto carini, forse li avrebbe messi…

"Buffy?" la chiamò Spike.

Voltandosi si chiese cosa mai avesse William Pratt per turbarla tanto. Aveva incontrato uomini affascinanti, alcuni anche di successo, a Los Angeles eppure nessuno di loro aveva mai provocato una tale reazione nel suo corpo. Il volto le si colorava di rosso, le mani cominciavano a sudare e il cuore le batteva più forte nel petto. Che le faceva quell'uomo?

Spike era probabilmente appena tornato dall'ufficio. Indossava un vestito grigio scuro e una camicia bianca che evidenziava l'abbronzatura nonostante fosse solo l'inizio dell'estate.

"Ciao Spike" lo salutò, cercando di mantenere la calma.

La cravatta era slacciata come lo erano i primi bottoni della camicia. Lo preferiva con un paio di jeans e lo spolverino di pelle che gli vedeva sempre addosso da quando erano al liceo, pensò Buffy, ma il taglio di quel vestito metteva in evidenza le spalle larghe e la splendida figura. Sentiva il suo sguardo su di sé e abbassò gli occhi temendo che potesse leggere nei suoi pensieri.

"Te ne sei andata in fretta ieri sera" disse lui quando la raggiunse.

"Ero stanca, il viaggio è stato molto faticoso"

Avvicinandosi, lui le accarezzò dolcemente il viso con un dito. "Hai un aspetto migliore oggi ma sembri ancora esausta. Hai passato un brutto periodo?"

"Piuttosto stressante in realtà" rispose lei, percependo il delicato tocco della mano di lui sul suo volto. Deglutendo a fatica ricordò a se stessa che Spike non le interessava, non doveva interessarle. Non aveva alcun senso credere a un sogno che mai si sarebbe realizzato. Ci aveva sperato anche troppo in passato. Era ora di darci un taglio.

"Ti sei stancata di Los Angeles?"

"Mi sono stancata di tutto, veramente. Sono qui in vacanza. Magari ci rivedremo" Sorrise educatamente e si incamminò verso la casa. Dopo pochi passi fu raggiunta dalla sua voce.

"Se hai bisogno di qualcosa sai dove trovarmi"

"Grazie Spike, ma Willow è sempre nei paraggi e poi questa é casa mia" Una volta ancora notò il contrasto tra il bianco della camicia e la perfetta abbronzatura domandandosi dove trovasse il tempo, un avvocato di successo come lui, di trascorrere tanto tempo al sole. Sapeva che era un ottimo avvocato. Anni prima lo aveva seguito in tribunale e aveva assistito ad un'udienza. Spike, sebbene allora fosse solo un praticante, aveva dimostrato di quanta grinta e serietà fosse dotato. Era certa che l'esperienza avesse accresciuto la sua professionalità.

"E' da un pezzo che non ti si vede"

"Sono venuta a Sunnydale lo scorso Natale" tagliò corto Buffy che, desiderosa di togliersi da quella situazione, aveva lo sguardo puntato alla porta di casa.

"Credevo fosse più tempo" continuò lui.

"Okay Spike, adesso devo proprio andare, questi pacchetti iniziano a pesare. Ci vediamo" Si voltò e si affrettò verso casa.

Spike la osservò mentre saliva i gradini del portico e apriva la porta. Per un istante seguì i suoi movimenti. Aveva la sensazione che qualcosa non girasse per il verso giusto. Poi, all'improvviso, capì cosa c'era di tanto strano: Buffy non l'aveva corteggiato. Da quando la conosceva lo aveva sempre fatto. Quando era una ragazzina gli stava costantemente intorno e faceva l'impossibile per farsi notare e dimostrargli che era cresciuta, che non era più una bambina. E anche durante i primi anni del college Buffy non aveva smesso di cercare di sedurlo.

Che cosa era cambiato ora? Era stata gentile, tuttavia il suo modo di fare non era quello che lui conosceva. Sembrava distante. Le era forse passata la cotta che da anni aveva per lui?

***

Dopo essersi cambiato, Spike scese al piano terra. La casa era in tutto e per tutto simile a quella Summers; entrambe erano di due piani con ampie stanze. Lui vi aveva apportato delle piccole modifiche da quando il padre era andato a vivere in Florida.

Per un momento cercò di ricordare come era arredata la casa prima della separazione dei suoi genitori e l'unica immagine che gli apparve fu quella di una sedia a dondolo di ciliegio. Era troppo piccolo allora per avere ricordi più chiari, la madre lo aveva lasciato quando aveva soltanto tre anni.

Prese una birra dal frigo e guardò fuori dalla finestra. Osservò il giardino di casa Summers, non c'era nessuno.

Cosa stava facendo Buffy? Aveva già pensato a come trascorrere il weekend? Pensò che sabato avrebbe potuto portarla a cena in qualche locale, magari quello nuovo che avevano appena aperto in città. Afferrò la cornetta del telefono e chiamò casa Summers. Buffy rispose al secondo squillo.

"Ciao Buffy. Pensavo potremmo cenare assieme sabato, cosa ne pensi?" chiese, sicuro di sé e della risposta affermativa che avrebbe ricevuto.

"Mi spiace Spike, ma ho già un impegno. Grazie lo stesso"

Sorpreso, si rese conto che non era preparato ad una risposta così diversa. Non aveva previsto un rifiuto, Buffy era davvero cambiata. Una volta non avrebbe mai rifiutato un invito da parte sua.

"Nessun problema" continuò lui. "Possiamo uscire venerdì"

"Domani?"

"Sì"

"No, mi spiace. Ho un invito a cena. Magari qualche altra volta, Spike. Adesso devo andare, sto cucinando. Ciao"

Se cercava una prova che Buffy non fosse più follemente innamorata di lui l'aveva appena trovata.

La curiosità aumentò. Essere un avvocato di successo significava saper ottenere rispose esaurienti a tutte le domande che poneva ai suoi clienti.

Voleva scoprire perché Buffy aveva inaspettatamente rifiutato il suo invito e per farlo doveva scoprire che tipo di ragazza era diventata.

La faccenda lo intrigava.

***

La sveglia sul comodino segnava le nove, quando Buffy si mise a letto. Si sentiva debole. La giornata trascorsa con l'amica era stata stancante ma le aveva ridato un po' di buonumore.

Notò il diario sul comodino e lo prese. Incuriosita lo sfogliò, stupita dalla bellezza delle illustrazioni al bordo di ogni pagina. Inizio a leggere:

"Il giorno del diciottesimo compleanno è una data molto importante. Presto dovrò cercarmi un marito e sistemarmi. Patricia Blaine si è fidanzata e non ha ancora compiuto diciassette anni. Sento che mio marito è là fuori da qualche parte ed è compito mio trovarlo. Ho chiesto alla mamma e alle zie come devo fare e loro mi hanno dato un sacco di consigli, alcuni buoni e altri cattivi. Dopo averle ascoltate ho deciso che scriverò una ricetta per trovare l'uomo dei miei sogni, l'uomo che presto sposerò"

"Bene, cara bisnonna Megan, spero proprio che tu abbia una buona ricetta da darmi" mormorò Buffy mentre voltava la prima pagina.

"La prima cosa che devi tenere a mente è che gli uomini sono dei cacciatori. Tu sei la preda. Uno sguardo fugace può andar bene, ma credo che in questi tempi così spregiudicati la timidezza e la riservatezza siano ottime esche. Io non sarò mai tanto impudente da rivolgere per prima la parola a un uomo o da mostrargli con il mio comportamento che sono attratta da lui. Lui ama essere il cacciatore, così mi ha detto zia Ernestina. Nonostante la maggior parte degli uomini non vada più a caccia, rimane in loro un ancestrale bisogno di farlo. Rimarrò quieta e aspetterò il mio cacciatore. Mi domando se Frederick mi abbia notato. Gli passerò vicino domenica in chiesa e gli lancerò uno sguardo fugace. Chissà se funzionerà"

Buffy scorse rapidamente le pagine seguenti fino a che trovò quella riguardante la domenica. La storia di Megan la coinvolgeva, era ansiosa di conoscere il risultato della prima ricetta. Non aveva mai incontrato il suo bisnonno né ricordava il suo nome. Forse era Frederick? Se così fosse stato, significava che la ricetta di Megan aveva funzionato.

"Frederick mi ha rivolto la parola dopo la messa. Io non mi sono fermata, gli ho detto che dovevo tornare a casa per aiutare mia madre a preparare il pranzo. Non sono stata scortese, ma ho continuato a camminare e a fingermi distratta. Lui mi ha seguito fino a casa: è la prima volta che si accorge di me. Forse zia Ernestina ha ragione, devo fare in modo che Frederick mi dia la caccia. Il segreto è non correre più veloce di lui"

Smise di leggere e sorrise. Come erano cambiati i tempi, pensò. Che cosa avrebbe pensato la bisnonna se avesse visto come era cambiata in poco meno di mezzo secolo la società?

Ripensò all'incontro con Spike nel pomeriggio: per la prima volta da quando si conoscevano non era stata lei, ma lui a seguirla. Lei si era comportata con distacco perché non era nello stato d'animo adatto per chiacchierare e non vedeva l'ora di posare quei pesanti pacchi, lui, invece, aveva cercato di trattenerla, e le aveva persino telefonato per invitarla ad uscire.

Prese di nuovo il diario e rilesse quel passo. Forse c'era un briciolo di verità nella prima ricetta di Megan? Il giorno seguente sarebbe andata avanti nella lettura. In fondo non aveva molte cose da fare a Sunnydale se non riposare.

Per un istante desiderò poter vedere nel futuro. Qualcosa sarebbe cambiato in Spike se lei avesse continuato a seguire i consigli di Megan? Sorridendo spense la luce e nel buio della stanza pensò alla prossima mossa da fare. Sarebbe bastato fingere indifferenza per attirare l'attenzione di un uomo che fino al giorno prima l'aveva sempre ignorata?

 

Capitolo Due

÷ Non accettare mai un invito all'ultimo momento. Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata ÷

Erano mesi che Buffy non dormiva così profondamente. Quando si svegliò, si sentì come rigenerata. Vestendosi lanciò un veloce sguardo al diario appoggiato sul comodino accanto al letto e sorrise leggermente. Che stupidi pensieri le avevano affollato la mente la sera prima! Credere, anche per un solo istante, che i consigli della bisnonna le avrebbero fatto incontrare l'uomo dei suoi sogni era stata una follia. Doveva essere davvero molto stanca.

Quando scese in cucina per preparare la colazione si rese conto che era mattina inoltrata. Non riusciva a credere di aver dormito così a lungo. Ma gli ultimi mesi all'università erano stati estremamente stancanti e il suo corpo aveva bisogno di riposo. Per la prima volta dopo settimane, si sentì fresca e pronta per affrontare una nuova giornata. A cominciare dal curare il giardino di casa.

Buffy trascorse la giornata tagliando il prato, potando le rose e liberando le aiuole dalle erbacce. Indossava un top e un paio di pantaloncini corti di jeans e, a metà giornata, iniziò a sentire il calore del sole così, per proteggersi le spalle, si coprì con una maglietta di cotone. Non voleva rischiare di scottarsi ma lavorare sotto il sole in una bella giornata di inizio estate la faceva sentire bene.

A metà pomeriggio aveva finito. Il giardino era perfetto: un giardiniere professionista non avrebbe potuto fare di meglio. Orgogliosa del suo lavoro, Buffy si preparò una caraffa di limonata e dopo essersene versata un bicchiere colmo si andò a stendere sotto l'ombra di un'enorme quercia. Doveva fare la doccia e prepararsi per la cena con Willow e Oz ma c'era ancora un po' di tempo e voleva utilizzarlo al meglio concedendosi un breve ma meritato riposo.

Quando, due minuti dopo, la macchina sportiva di Spike entrò vialetto d'accesso al garage, Buffy stava pensando a ciò che aveva letto la sera precedente prima di addormentarsi. Sorseggiando la limonata si domandò se avrebbe avuto il coraggio di ignorarlo. Un comportamento freddo e distaccato avrebbe attirato l'attenzione di Spike? O lo avrebbe soltanto aiutato a rimanere lontano da una scocciatura?

Lo osservò scendere dall'auto reggendo una ventiquattrore colma di documenti. Evidentemente si stava portando del lavoro a casa per il weekend. Allontanò lo sguardo da Spike sperando che lui non la notasse.

"Se rimani ancora cinque minuti, mi cambio e ti raggiungo" le gridò invece lui dopo averla vista.

Lei lo osservò e sentì il cuore batterle forte nel petto. I capelli splendevano al sole e il vestito che indossava esaltava la sua figura e gli conferiva un'aria di sicurezza e successo. Nonostante fosse la fine della giornata Spike non mostrava alcun segno di stanchezza, anzi appariva fresco e rilassato.

Buffy accennò di sì con la testa senza però rispondere e poi si stese di nuovo sul prato studiando la forma delle poche nuvole in cielo. Non poteva negare a se stessa che in passato aveva provato una forte attrazione per Spike Pratt e che ora nutriva un sentimento particolare nei suoi confronti, ma questo non significava che si sarebbe messa a fantasticare su una storia d'amore a lieto fine fra loro due. Non era più una ragazzina. Era cresciuta ormai e aveva smesso sognare ad occhi aperti fatti irrealizzabili.

Era stupita da quanto interesse le mostrasse Spike ma probabilmente lui si sentiva soltanto in dovere di tenere d'occhio la figlia della sua vicina mentre lei non c'era. Niente di più.

Dieci minuti dopo Spike attraversò il prato che divideva le due case e la raggiunse alla grande quercia. Si era cambiato e ora indossava una maglietta nera e un paio di jeans anch'essi neri. Avvicinandosi percorse con lo sguardo il corpo di lei. Le gambe, piegate all'altezza del ginocchio, erano nude e i pantaloncini erano arrotolati fin quasi all'inguine. La pelle, liscia e chiara, sembrava seta. La maglietta che indossava aveva delle macchie color verde chiaro: il risultato del lavoro in giardino, evidentemente. I capelli erano in disordine e un'ombra rosa colorava le sue guance.

Era cresciuta. Vivere a Los Angeles le aveva conferito un'aria da donna matura, tuttavia l'espressione del volto rivelava ancora innocenza. Era bella e Spike se ne rese conto in quel momento. Si non si era mai accorto fino a quel momento quanto fosse bella. Che sciocco!

Si accorse di lui, si voltò e gli sorrise. Spike esitò un istante: la sensualità di Buffy lo aveva sorpreso. Non era più abituato alla bellezza? O c'era qualcosa di speciale in lei?

"C'è della limonata fresca, se vuoi" gli disse con disinvoltura. "Ma devi prenderti un bicchiere in cucina"

"Posso bere dal tuo" rispose Spike, sedendosi accanto a lei e sorridendole per lo sguardo di sorpresa che le lesse negli occhi.

"Hai avuto una giornata pesante?" continuò mentre prendeva il bicchiere dalle sue mani. Buffy si scostò di qualche centimetro, poi tentò goffamente di allontanare i capelli che le erano scesi sul viso come se non sapesse dove mettere le mani.

Forse non era diventata poi così sofisticata come lui immaginava, pensò Spike, poi si versò la limonata e la bevve avidamente.

"Buona, non troppo dolce. L'hai fatta tu?"

"Sì. È da un pezzo che non ci vediamo, come ti vanno le cose?"

Spike si trattenne dallo scoppiare a ridere per la poca originalità della domanda. "Come sempre, e tu?"

"Mi sono appena laureata e per ora non mi lamento"

"Willow mi ha detto che ti fermerai per un po'" osservò porgendole il bicchiere vuoto.

"Sì, almeno un paio di settimane"

Buffy prese il bicchiere stando attenta a non toccare la mano di Spike.

"E poi?"

"Non lo so con certezza, sono tornata qui per schiarirmi le idee"

Spike sentì che Buffy era restia a parlare e, come era abituato a fare in tribunale con i testimoni, iniziò a incalzarla.

"Pensavi che una volta laureata saresti stata pronta a conquistare il mondo, vero?" Le percorse il corpo con lo sguardo, soffermandosi prima sul seno nascosto dalla maglietta per scendere, poi, sulla vita sottile e le gambe affusolate che lo invogliavano ad accarezzarle. Immaginò di farlo per scoprire se la pelle era così vellutata come sembrava.

"Sì, ma non pensavo che sarebbe stato così difficile"

"Ti stai riferendo al trovare un lavoro?"

"Già" tagliò corto Buffy. "E tu? Sei sempre l'avvocato più promettente di Sunnydale?"

"Ho uno studio tutto mio"

"Sono sicura che sei diventato un ottimo avvocato"

"Faccio del mio meglio. Ad ogni modo cosa fai questa sera?" chiese all'improvviso.

"Esco, come ti ho già detto"

"Con chi?" Il tono di Spike risultò più brusco di quanto lui intendesse.

"Non sono affari che ti riguardano, ma se lo vuoi sapere esco con Willow"

Lui emise un sospiro di sollievo. Buffy aveva rifiutato il suo invito per uscire con la sua migliore amica. Poteva capirla. Dopotutto non si vedevano da parecchio tempo e avevano chissà quante cose da raccontarsi. "E domani, hai da fare?"

"Che cos'è, un interrogatorio?" protestò lei. "Qui non siamo in tribunale, Spike"

"Ero solo curioso. Sei appena arrivata e mi stupisce sapere che sei già così impegnata"

"Ci sono tante cose di me che non conosci" mormorò lei. "In fondo non siamo mai stati amici per la pelle, e poi è da molto tempo che non ci vediamo"

"Domani sera a cena?" insistette lui.

"Non ti arrendi mai? Ti avevo detto che ho un impegno. Ho un appuntamento con Riley Finn. L'ho incontrato casualmente ieri al centro commerciale e mi ha invitato a cena per parlare un po' dei vecchi tempi"

Spike aggrottò la fronte. Appoggiò la schiena alla grande quercia e passò una mano sul terreno, toccando le forti radici. Riley Finn aveva circa la stessa età di Buffy e si erano frequentati per un pò quando lei studiava ancora a Sunnydale.

"Cosa ne dici di sabato pomeriggio?" propose. "Potremmo giocare a tennis"

"Magari"

La osservò di nuovo. Aveva gli occhi chiusi. Sdraiata sul prato, teneva in equilibrio il bicchiere di limonata sullo stomaco. I capelli biondi erano lunghi abbastanza da coprirle le spalle. Si ricordò di quando Buffy se li era fatti crescere fino a metà schiena perché lui le aveva detto che li preferiva lunghi. Allora era stata poco più di una bambina. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per accontentarlo.

"Se non ti va di giocare a tennis potremmo andare al mare e fare una nuotata e per concludere potremmo farci un aperitivo al Bronze"

Voleva passare un po' di tempo con lei a tutti i costi. Si stupì di quell'insistenza. Di solito non si comportava così. Quando una donna rifiutava un suo invito, pensava che fosse lei a perderci. Lui ne avrebbe trovate a centinaia pronte a prendere il suo posto. Quello che gli mancava non erano certo le prede disponibili.

Buffy aprì gli occhi e lo guardò attentamente per un breve istante, poi diresse lo sguardo verso l'orizzonte. "Non so se sono libera sabato pomeriggio. Comunque possiamo organizzarci per un pomeriggio della settimana prossima…"

Spike sorrise lentamente. C'era voluta più perseveranza di quanto aveva immaginato. Era certo che prima o poi avrebbe accettato un invito. Sapeva come convincere una donna.

"Magari il prossimo weekend?" gli propose lei dopo un minuto di silenzio. "Non credo di essere libera sabato, ma mi piacerebbe molto andare al mare. Domenica prossima mi andrebbe bene"

"E allora perché non possiamo andarci questa domenica?"

"Hai intenzione di comportarti come mia madre?" ribatté Buffy con aria divertita. "Sono ormai grande abbastanza per disporre del mio tempo senza dover rendere conto a nessuno di quello che faccio"

Lui scosse la testa. "Sono solo curioso"

"Deformazione professionale, suppongo" commentò Buffy. Poi guardò l'orologio e, dopo aver raccolto il bicchiere, si sollevò di scatto.

"Te ne vai?" chiese lui e, alzandosi, le si mise di fronte.

"Sì, devo prepararmi per stasera" rispose guardandolo con prudenza. Era così vicino che poteva avvertire il calore del suo corpo, poteva sentire il profumo che emanava la sua pelle mischiato all'odore dell'erba appena tagliata.

"Non uscire questa sera, resta a cena con me" disse improvvisamente Spike, meravigliandosi lui stesso per ciò che stava dicendo.

"Non posso, ho promesso a Willow ed a Oz che ci saremmo visti"

"E che importanza ha? Puoi vederli un'altra volta"

Buffy prese fiato e con la coda dell'occhio diede uno sguardo di lato come per cercare una via di fuga. "Willow ci tiene molto che io conosca Oz e poi abbiamo già organizzato tutto"

"Potresti chiedermi di accompagnarti" continuò lui appoggiandole una mano sulla spalla e accarezzandole la pelle vellutata con le dita.

"Non insistere Spike, ti prego" replicò con voce tremante. Spike provò un senso di soddisfazione notando il suo imbarazzo. Allora non le era del tutto indifferente.

"Se davvero ti fermerai a Sunnydale per alcune settimane hai tutto il tempo per vedere i vecchi amici, e anche Oz. Cena con me questa sera" continuò lui con impazienza.

Buffy, confusa, si morse il labbro inferiore. Spike, che seguiva con lo sguardo ogni suo minimo gesti, immaginò di mordere quelle dolci e morbide labbra. Gli occhi si incontrarono nuovamente e nessuno dei due ebbe la forza di abbassare o distogliere lo sguardo.

"Non posso" ribadì lei.

Lui le prese una mano. "Certo che puoi. Puoi fare quello che ti pare, Buffy" Lentamente il suo pollice iniziò a tracciare disegni sul palmo di lei. Pochi minuti ancora e avrebbe ceduto. Spike conosceva le donne e nello sguardo di Buffy si poteva facilmente leggere tutto quello che stava provando in quel momento: era confusa, smarrita ma soprattutto attratta da lui.

Avvicinandosi, le sfiorò le braccia, poi le spalle e il collo. Buffy reclinò il capo mentre lui le accarezzava sensualmente il volto. Voleva baciarla. Voleva sentire il sapore di quelle labbra così morbide sulle sue. Voleva…

"Stai tentando di corrompere il testimone?" mormorò lei.

Spike sorrise. "Non sarebbe professionale" Gli piaceva il suono della sua voce. Era bassa e sensuale. Si immaginò di essere a letto con lei e fu percorso da un fremito di desiderio. In un attimo coprì la distanza che lo separava da lei e la baciò. Per un istante sentì che gli resisteva poi Buffy si rilassò e si abbandonò nelle sue braccia.

E poi… la limonata finì sulla sua gamba!

"Maledizione!" Velocemente fece un passo indietro per evitare quel liquido appiccicoso.

"Oh, mi spiace. Ho dimenticato di avere il bicchiere in mano" cercò di scusarsi Buffy appoggiando il corpo del reato a terra. "Lascia che vada in casa a prendere qualcosa per asciugarti" continuò, non riuscendo però a nascondere un certo divertimento per quello che era successo.

"Non importa" ribatté lui tentando in qualche modo di asciugare i pantaloni.

Buffy lo guardò. "Mi spiace è stato un incidente"

"Puoi rimediare accettando il mio invito a cena"

"Sei incredibile. Non ti dai mai per vinto, vero? Ti ho detto di no. Ho promesso a Willow che sarei uscita con lei ed è quello che farò. Il discorso è chiuso"

Spike con un cenno del capo mostrò a Buffy di aver capito e di aver alla fine accettato il suo rifiuto. Inaspettatamente, però, la afferrò di nuovo e, avvicinandola a sé, premette le labbra contro le sue affondando la lingua nella sua bocca.

Buffy non si ritrasse, anzi si lasciò andare sopraffatta dalla sensualità che lui le trasmetteva. Sentiva la lingua di lui esplorare la morbida cavità della sua bocca. Per un interminabile istante il tempo sembrò fermarsi e la terra girare forte intorno a lei.

La sorpresa che aveva provato quando l'aveva afferrata lasciò spazio al desiderio: il suo corpo voleva di più ma prima che potesse rendersi conto di tutto ciò lui la allontanò.

"Almeno penserai a me questa sera" disse Spike senza fiato. Poi la baciò di nuovo, si girò e si diresse verso casa.

Come intontita, Buffy lo osservò andarsene. Era la prima volta che lui la baciava. Lei aveva provato a farlo più di una volta in passato. Ma era stata respinta e poi presa in giro per quel gesto. Oggi era stato lui a prendere l'iniziativa.

E che meravigliosa iniziativa…

Il primo bacio era stato delicato e dolce, il secondo carico di sensualità e di passione. Si passò la lingua sulle labbra: era accaduto tutto così in fretta. Pensò all'ultima frase di Spike e non le piacque, la trovava fuori luogo.

"Che essere arrogante! L'ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento è avere a che fare con un individuo che considera le donne come un piacevole passatempo" mormorò raccogliendo la brocca e il bicchiere da terra. Che presunzione immaginarla a pensare a lui mentre trascorreva una serata con altre persone.

Dirigendosi verso casa tentò di convincersi che l'attrazione che provava per Spike era puramente fisica. Parole come: amore, futuro e rispetto reciproco non avevano nulla a che fare con ciò che era appena accaduto.

Tuttavia qualcosa sembrava essere cambiato in lui. Se nel passato l'aveva sempre rifiutata, oggi aveva insistito parecchio per uscire insieme.

Immaginò cosa desiderasse Spike da lei e fu percorsa da un brivido. Di una cosa era certa: pur non volendolo quella sera avrebbe pensato a lui.

***

La cena fu molto piacevole. Oz si rivelò essere un tipo divertente e la fece sentire subito a suo agio, tuttavia non aveva il fascino e l'arroganza di Spike. In ogni caso, Buffy rideva alle battute di Oz e, di tanto in tanto, scambiava occhiate di intesa con l'amica. Proprio come quando erano adolescenti.

Quando Willow si allontanò dal tavolo per andare alla toilette, Oz si rivolse a Buffy e con un sorriso disse: "Ho sentito spesso parlare di te"

"Davvero?"

"Sì, da William Pratt"

"Oh" Nell'udire quel nome il volto le si colorò di rosa. Ripensò per un istante all'ultimo incontro e al bacio. "Spike ti ha parlato di me?" chiese fingendo indifferenza.

"Sì, quando eravamo al college"

"Beh, allora non credere a una sola delle cose che ti ha riferito" disse Buffy ridendo. Immaginava facilmente cosa poteva aver raccontato Spike di lei a quei tempi.

"Ricordo che parlava di te come di una ragazzina rompiscatole che gli girava sempre attorno e non lo lasciava mai in pace"

"Penso che avesse ragione" ammise Buffy facendo una piccola smorfia. "Avevo una tremenda cotta per lui ed ero così giovane e ingenua…"

Oz rise. "A volte pensavo, però, che a Spike in fondo facesse piacere averti sempre attorno nonostante le sue lamentele. Forse ti apprezzava per la tua determinazione, chi lo sa? Una cosa è certa. Parlava molto spesso di te"

Buffy ascoltava in silenzio. Bevve un sorso di the freddo, poi osservò il suo interlocutore con attenzione. Ecco una persona che conosce Spike dai tempi del college, pensò. "Hai conosciuto la ragazza di cui si era innamorato?" chiese improvvisamente.

L'espressione sul volto di Oz si fece seria mentre annuiva con la testa: "Drusilla Canfield"

Non aveva mai sentito quel nome, Drusilla. Era un nome affascinante...le piaceva. "Com'era? Cosa è successo tra loro?"

"Dovresti chiederlo a Spike, non credi?"

"Sì, dovrei. Ma sai benissimo che non mi risponderebbe. Era davvero innamorato di Drusilla?"

"Penso di sì"

"E lei? Lei lo amava?"

"No. Per un poco finse di esserlo. Ma era soltanto una mossa per far ingelosire il suo ex fidanzato. Spike pensava si trattasse di vero amore e si ritrovò con un pugno di mosche in mano. Non appena l'ex di Drusilla si rifece vivo, lei lo scaricò senza pensarci"

Buffy provò una fitta al cuore pensando al dolore che doveva aver provato Spike. Ora capiva perché era diventato così cinico. Le uniche due donne che aveva veramente amato, sua madre e Drusilla, lo avevano tradito, facendolo soffrire. Ma questo non lo giustificava per il fatto di averla trattata male quando era innamorata di lui. Assolutamente no. Niente l'avrebbe giustificato.

Willow tornò al tavolo. "Credo che prenderò un dolce, e voi?"

***

Erano le undici passate quando Oz e Willow l'accompagnarono a casa. Lei li invitò per un'ultima tazza di caffè, ma l'amica declinò l'invito.

Buffy sorrise. Capiva che quei due volevano restare un po' da soli prima che la serata giungesse al termine.

Mentre osservava dalla veranda la macchina che si allontanava, lo sguardo fu attratto da un movimento proveniente dal giardino di Spike. Era là? Stava aspettando che tornasse a casa? No, non era possibile. Che motivo poteva avere Spike per controllarla?

Svelta entrò in casa. Non avrebbe avuto la forza di affrontarlo. Aveva bisogno di tempo per pensare a cosa fare, e tempo per dimenticare quel bacio. Sapeva che giocare con Spike poteva essere molto pericoloso. E lei non voleva mettere in pericolo la sua stabilità emotiva.

Prima di infilarsi a letto prese il diario della bisnonna, felice di poterlo leggere prima di addormentarsi.

"Non accettare mai un invito all'ultimo momento. Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata. Fagli credere di doverti sacrificare per passare del tempo con lui. Questo consiglio è di zia Ernestina. Fingi di avere sempre mille cose da fare e soprattutto fagli sapere che sei molto corteggiata. Agli uomini piace dare la caccia alle donne di successo"

Buffy annuì. Ciò che aveva appena letto aveva senso. Spike si era impuntato non appena Buffy aveva rifiutato il suo invito, ed era diventato insistente quando lei gli aveva detto che sarebbe uscita con Riley. "Interessante…" disse.

Nei prossimi giorni avrebbe finto di essere sempre molto impegnata e troppo occupata per concedergli del tempo.

Rise dolcemente e si rimise a leggere il diario di Megan.

 

Capitolo Tre

÷ Una donna deve sempre essere perfettamente agghindata e non apparire mai come un maschiaccio ÷

Buffy rilesse quella frase, sbadigliando. Aveva sonno tuttavia non riusciva a distogliere gli occhi dalle pagine del diario della bisnonna. Ne era affascinata. In quel passo Megan raccontava di come la madre le consigliava di vestire sempre in modo appropriato e di non seguire la nuova moda che voleva che anche le ragazze indossassero i pantaloni.

"Invece io trovo che le ragazze con i pantaloni stiano bene. La mamma, però, non ne vuole proprio sapere di comprarmene un paio. Devo fare qualche cosa per attirare l'attenzione di Frederick. Ecco, mi farò comprare un paio di vestiti di pizzo molto femminili. Se non posso essere alla moda, almeno sarò femminile. Spero così di attirare la sua attenzione"

Buffy chiuse il libro e lo appoggiò sul comodino. Voleva scoprire se Megan era riuscita ad attrarre Frederick giocando la carta della femminilità ma gli occhi le si chiudevano dal sonno. Avrebbe aspettato il giorno seguente. Si raggomitolò nel letto stringendo il cuscino tra le braccia. Prima di addormentarsi però cercò di immaginarsi vestita in modo veramente femminile, e non con i soliti jeans o pantaloni. Come avrebbe reagito Spike?

 

"Diventerò pazza" mormorò Buffy la mattina seguente mentre, sorseggiando un caffè, decideva di andare in centro alla ricerca di una boutique alla moda. Dopotutto era in vacanza e anche se non aveva ancora un lavoro, non sarebbe certo stato l'acquisto di due o tre vestiti a mandarla in rovina.

Voleva comprare qualcosa di carino da indossare in occasione dell'uscita con Riley. Sebbene non fosse Riley che voleva stupire, bensì Spike. Maledetto bacio!

"Dopotutto" si disse ad alta voce mentre saliva al piano di sopra per vestirsi. "Spike è un uomo. Per quale motivo non dovrebbe apprezzare la femminilità?"

*** 

Quando Riley suonò alla porta di casa, Buffy si era già specchiata una quindicina di volte. Indossava uno dei quattro vestiti che aveva acquistato nel pomeriggio.

Riley era alla porta e Buffy non era sicura di aver fatto la cosa giusta. Forse aveva esagerato eppure non si sentiva a disagio con quel nuovo look.

La scollatura del vestito evidenziava il collo e le spalle. Il tessuto attillato sottolineava una figura perfetta e la gonna, corta ma non troppo, esaltava alla perfezione le gambe. Era anche andata dal parrucchiere per accorciare un poco i capelli e il nuovo taglio le evidenziava maggiormente la forma del viso. Per concludere si era truccata in modo da accrescere la bellezza degli occhi. In poche parole si sentiva e appariva un vero schianto.

"Ciao Riley" lo accolse Buffy con un sorriso.

Riley era molto più alto di lei con grosse spalle e capelli biondo scuro. Sicuramente un bel ragazzo. Mentre usciva, chiudendosi la porta alle spalle, Buffy si domandò perché non era attratta fisicamente da Riley. Lo conosceva da parecchi anni, avevano trascorso molto tempo studiando insieme, tuttavia non c'era mai stata la benché minima attrazione fisica da parte sua. Erano buoni amici e nulla di più.

"Riley, che piacere vederti!" Spike era vicino alla macchina di Riley e, avvicinandosi per stringeva la mano al ragazzo, lanciò uno sguardo a Buffy.

I loro occhi si incontrarono per un istante.

"Buffy…" pronunciò lui quasi sottovoce, stupito dalla sua sensualità.

"Ciao Spike" rispose lei, provando un inaspettato senso di colpa. Il cuore le batteva velocemente nel petto. Prese fiato. Non aveva fatto nulla per sentirsi in colpa. Era maggiorenne e poteva uscire con chi le pareva senza dover rendere conto a nessuno. Specie a lui. Pensò a ciò che aveva letto la sera precedente nel diario della bisnonna. Forse era una fortuna che Spike la vedesse uscire con Riley.

"Come stai Spike?" intervenne Riley stringendogli la mano.

"Non mi posso lamentare e tu?"

"Gli affari vanno a gonfie vele. Apriremo presto un altro negozio" Riley possedeva un negozio di articoli sportivi.

"State uscendo?" chiese Spike non togliendo gli occhi di dosso a Buffy.

"Andiamo a provare un nuovo ristorante che hanno appena aperto in città"

"Beh, allora divertitevi" tagliò corto lui.

Buffy lo ringraziò. Salì in macchina consapevole che Spike la stava spogliando con gli occhi. Riley mise in moto e partì sgommando. Solo dopo alcuni istanti Buffy riuscì ad allontanare l'immagine di Spike dai suoi occhi e a concentrarsi su quello che le stava raccontando Riley.

 

Quando, quattro ore più tardi, si infilò sotto le coperte era esausta. Prese il diario domandandosi se le fosse rimasto un briciolo di forza per leggere. La serata era stata terribilmente monotona. I discorsi di Riley le erano apparsi noiosi. Aveva dovuto ascoltare interminabili racconti sul mondo dello sport e sulla vendita al dettaglio. Non si era creato nessun legame particolare tra loro.

Il telefonò squillò.

Dimenticando la stanchezza, Buffy si alzò di scatto e corse a rispondere. Un telefono che squilla nella notte spesso significa guai in vista. Sperando che non fosse successo nulla di grave a sua madre e sua sorella, sollevò il ricevitore e quasi senza fiato disse: "Pronto, chi parla?"

"Hai trascorso una piacevole serata?"

"Spike?" si sorprese lei, appoggiandosi contro il muro. Era senza fiato per la corsa e per l'agitazione. ""Lo sai che è appena passata mezzanotte?"

"Sì. E tu sei appena rientrata. Avete cenato per quattro ore. Chissà quanto avete mangiato!"

"Come diavolo dai a sapere che sono appena rientrata? Non mi starai spiando?" gli chiese cercando di sbirciare dalla finestra della cucina che dava sul giardino di casa Pratt. Non vide niente però.

"Certo che no. Ho visto la macchina di Riley che si allontanava. Tutto qui"

"Mi vuoi far credere che non hai niente di meglio da fare che guardare fuori dalla finestra?" La sua voce era ironica.

"Ti sbagli. Ho sentito una macchina avvicinarsi ed essendo un vicino coscienzioso ho guardato chi fosse. Vi siete divertiti?"

"Sì, molto" rispose lei in tono di sfida.

"Mi piace il vestito che indossavi questa sera. È nuovo?"

Buffy sorrise per il complimento ma non rispose.

"Non immaginavo che nel tuo guardaroba ci fossero capi così sexy. Mi sorprendi ogni giorno di più"

Stava per dirgli che l'aveva appena comprato ma si bloccò. Un'idea si fece sempre più chiara nei suoi pensieri. Spike in fondo non la conosceva. Erano anni che non si frequentavano. Lei era cresciuta e lui non poteva sapere come. "Adoro I vestiti sexy" disse lei, lentamente. Doveva ringraziare il diario di Megan se si stava comportando così.

"Anch'io li adoro, passerotto"

Passerotto? Trattenne il respiro. Non l'aveva mai chiamata passerotto prima di allora.

"Esci con me domani sera!"

Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata… Era stato un ottimo consiglio. Ma Buffy desiderava trascorrere del tempo con Spike.

"Devo vedere" tergiversò lei.

"Vedere cosa?"

"Ho altre cose da fare"

"Per esempio?"

"Non sono un testimone e questo non è un tribunale, Spike. Non puoi interrogarmi!""

"Posso prendere un giorno di riposo. Potremmo andare al mare e poi cenare al Bronze. La domenica sera c'è musica dal vivo e si può ballare"

"Va bene. Mi hai convinta. Se riesco a liberarmi verrò volentieri"

"Non ti sembra che sia venuto il momento di accettare il mio invito? Smettila di tenermi in sospeso"

"Non ti sto tenendo in sospeso. Ho altri impegni"

"Niente di tanto importante come trascorrere una giornata con il sottoscritto"

Arrogante come al solito, pensò Buffy.

"E ora vai a dormire. Devi acquistare le energie che hai perso a Los Angeles"

"Ma chi sei, il mio angelo custode? E poi sei tu che mi tieni sveglia a quest'ora telefonandomi!" protestò Buffy.

"Volevo solo dirti che il vestito che indossavi stasera mi ha fatto cambiare l'opinione che avevo su di te. Pensavo fossi una ragazza abituata a jeans scoloriti e magliette e invece… Cosa indossi quando dormi? Trasparenti sottovesti di seta?"

"Non pensi che siano discorsi troppo personali, Spike? In fondo noi due non ci conosciamo"

"Non ci conosciamo? Come puoi dire una cosa del genere? Hai passato anni a starmi sempre attorno e a seguirmi ovunque andassi"

Buffy chiuse gli occhi imbarazzata. "Non vedo il motivo per cui tu debba ricordarmi un fatto accaduto tanto tempo fa" dichiarò con voce ferma. "Ero poco più che una bambina con una stupida cotta per te. Ma i tempi sono cambiati! E ora scusami, per favore" Abbassò con rabbia il ricevitore e appoggiò la testa contro il muro.

Non poteva fare a meno di pensare all'ultima volta che, anni prima, aveva importunato Spike. Gli aveva detto che lo amava, che lo avrebbe amato per sempre. Lui aveva riso e le aveva detto di lasciarlo in pace perché non aveva tempo da perdere con una ragazzina come lei. Erano passati quasi dieci anni da allora. Elei aveva messo in pratica il suo consiglio.

Il telefono squillò di nuovo ma Buffy ritornò a letto evitando di rispondere. Spense la luce. Doveva dimenticare Spike e la passione che anni prima aveva provato per lui. Ma come poteva farlo se le stava sempre attorno?

***

"Maledizione!" Spike abbassò il ricevitore con violenza. Non poteva credere che gli avesse attaccato il telefono in faccia. Guardò fuori della finestra, in direzione della camera da letto di Buffy. La luce era spenta. Gli venne voglia di precipitarsi al piano di sotto, uscire e bussare alla sua porta fino a che lei non avesse aperto.

Non avrebbe dovuto comportarsi così. In fondo Buffy era davvero cambiata. Non era più la ragazzina che aveva conosciuto un tempo. E forse era proprio questo che lo infastidiva. Se era onesto con se stesso doveva ammettere che la devozione della piccola Buffy gli mancava. Era pur sempre un palliativo gradevole per il suo orgoglio maschile.

"Speriamo mantenga la promessa di uscire con me domani pomeriggio" sospirò. Dopotutto il tempo per uscire con Riley l'aveva trovato! E Riley… beh, era Riley!

C'era stato qualcosa tra i due? Spike non lo credeva possibile. Buffy non era il tipo di ragazza che si concede alla prima uscita. Ma che cosa sapeva lui, in fondo, di Buffy? Doveva smettere di pensare a lei come se il tempo non fosse passato. Non era più una quindicenne. Buffy era una donna e poteva uscire e fare ciò che le piaceva. Si immaginò Buffy e Riley che si baciavano appassionatamente. Provò una fitta allo stomaco. Ripensò al bacio che si erano scambiati quel pomeriggio in giardino e gli parve di risentire il sapore delle labbra di lei. Non voleva che un altro uomo la baciasse.

Con questi pensieri Spike si diresse verso la doccia sperando di avere, il giorno seguente, una seconda occasione per baciarla.

***

Quella domenica mattina Buffy aveva in programma di incontrarsi con Willow per fare colazione insieme in una deliziosa caffetteria vicino al centro.

"Come è andata con Riley?" le chiese Willow mentre beveva il suo cappuccino.

"Bene. Ci siamo divertiti. La settimana prossima giocheremo a tennis" Buffy cercò di mettere un po' di entusiasmo nella risposta. Anche se la serata non era stata un granché, non voleva apparire una snob.

"Guarda! Quello è Oz" esclamò l'amica indicando il suo ragazzo attraverso la vetrina del locale. "Oh, e sta parlando con Spike. E' da un pezzo che non vedevo Spike uscire la domenica mattina per fare colazione qui. Mi chiedo cosa l'abbia spinto a venire" concluse, lanciando uno sguardo di intesa a Buffy che cercò di apparire indifferente e rilassata anche se non lo era per niente. Proprio quello che ci voleva: incontrare Spike dopo che, la sera prima, gli aveva attaccato il telefono. Avrebbe dovuto raccontare tutto a Willow.

Riluttante guardò l'amica attirare l'attenzione dei due uomini e invitarli al loro tavolo.

"Buongiorno Buffy" La voce di Spike era bassa, quasi intima. "Hai dormito bene?"

"Ciao Spike, ciao Oz" rispose lei, ignorando la domanda e prestando maggiore attenzione al suo cappuccino, ma Spike le sfiorò il braccio mentre si sedeva.

"Allora, Buffy, siamo d'accordo per questo pomeriggio?" chiese lui.

"D'accordo per cosa?" intervenne Willow.

"Andremo al mare e poi a cena al Bronze" rispose Buffy nascondendo l'imbarazzo. Avrebbe dovuto dirlo alla sua migliore amica.

"Mi pare un'ottima idea. Perché non mi hai detto niente?" Lo sguardo era colmo di curiosità.

"Non è ancora sicuro. Devo prima liberarmi da un impegno preso in precedenza" si scusò Buffy che sentiva la mano di Spike sfiorarle il braccio. Le stava dando i brividi.

"Ieri sera al telefono mi hai detto di sì. Ora non puoi rimangiarti la parola" le ricordò lui con calma.

"Vogliamo fare colazione anche noi?" intervenne Oz.

"Ottima idea" Spike fece scivolare la sua gamba sotto il tavolo fino a sfiorare casualmente quella di Buffy.

Lei si irrigidì. Anni prima avrebbe dato qualsiasi cosa per quei contatti con Spike. Ora invece quei gesti non significavano nulla per lei. Non avrebbe permesso che i sogni prendessero il sopravvento sulla realtà. Meglio rimanere ancorate alla realtà e non perdersi in inutili deliri, si disse.

Non più sogni? E perché non seguire i consigli di Megan per trovare l'uomo della sua vita? Buffy tentò di soffocare quei pensieri. Perché non provare uno o due dei consigli della bisnonna con Spike? Se funzionavano con uno come lui, avrebbero certamente funzionato con l'uomo dei suoi sogni.

***

"Non ti preoccupare per la tua amica… l'accompagno a casa io" disse Spike rivolgendosi a Willow.

"Grazie, Spike. Mi fai un favore"

Buffy fissò torva l'amica: avrebbe potuto chiedere almeno il suo parere prima di lasciarla da sola con lui!

"Non fare nulla che io non farei" fu lo scherzoso saluto di Willow mentre si allontanava con Oz sottobraccio.

"Finirà per soffocarlo" commentò Spike mentre apriva la portiera della macchina e faceva salire Buffy.

"Credo che stiano bene insieme" replicò lei, sulla difensiva.

"Lo penso anch'io. Ma mi chiedo quanto potrà durare la storia di quei due"

"Magari questa volta ti stai sbagliando. Quei due sono così carini insieme" ribatté Buffy.

"Non credo proprio che possano durare" tagliò corto lui. Accese il motore e inserì la marcia.

"Sei veramente cinico. Willow è una ragazza meravigliosa e Oz un tuo amico, non credi che meritino un po' di felicità?"

"Quanto credi che possa durare tra loro? Un mese? O forse due?"

"Il fatto che i tuoi genitori si siano separati non significa che non esistano coppie felici" Buffy voleva provocarlo.

"La felicità nei rapporti di coppia è un miraggio e il matrimonio una stupida e superata convenzione sociale. E dovresti saperlo anche tu visto che anche i tuoi sono separati" Il tono della sua voce era serio.

"Non posso credere a quello che stai dicendo. Il matrimonio è una cosa meravigliosa ed è alla base della nostra società. E poi quello che è accaduto ai miei genitori non condiziona affatto la mia vita sentimentale"

Lui la guardò. "Se è una cosa meravigliosa come dici, perché non ti sei ancora sposata?"

Buffy guardò il familiare paesaggio che scorreva fuori del finestrino. "Sono ancora troppo giovane per pensare al matrimonio. Avrò tempo per pensarci, per ora preferisco divertirmi"

"E come troverai l'uomo da sposare?"

"Trovare non è la parola esatta. Io direi piuttosto incontrare" lo corresse Buffy.

In realtà Buffy si era guardata in giro a Los Angeles alla ricerca di un fidanzato. Ma nessun ragazzo era alla sua altezza. Era, forse, troppo esigente? Oppure colui che le era seduto accanto le aveva rovinato la vita?

L'auto si fermò davanti a casa Summers.

"Vado un attimo a casa a cambiarmi. Ci vediamo qui tra cinque minuti. Non farmi aspettare"

"Credi che mi debba cambiare anch'io?" chiese Buffy.

"Sei meravigliosa così come sei" rispose lui accarezzandole dolcemente il viso.

Un brivido di piacere la percorse. Scese dall'auto e si diresse verso casa sua.

Tentando di calmarsi, Buffy entrò a sua volta in casa. Ripensò al diario di Megan e ai suoi consigli. Decise che avrebbe provato a seguirli alla lettera e la sua cavia sarebbe stato Spike. Considerato il suo cinismo, non avrebbe potuto ferirlo. Si sarebbe limitata a sperimentare alcuni suggerimenti per vedere se e come funzionavano.

Mentre si cambiava si disse che poteva trovarsi un lavoro a Sunnydale e stabilirsi lì. In fondo sarebbe stato bello vivere vicino alla sua famiglia e a Willow. Si sentì felice nel notare che le era improvvisamente tornata la voglia di fare progetti, la voglia di pensare al futuro.

Tornò alla macchina e, di lì a poco, Spike la raggiunse.

Indossava una semplice maglietta bianca e un paio di jeans. "Possiamo fare un salto al Doublemeat Palace, mangiare un hamburger e proseguire per il mare"

Buffy annuì.

Il pomeriggio trascorse piacevolmente. Un rapido pranzo e poi subito al mare. Metà delle famiglie di Sunnydale avevano avuto la stessa idea. Tutta la spiaggia era affollata: bambini che giocavano a palla, gruppi di amici che, radunati attorno a una coperta, giocavano a carte, famiglie che consumavano allegramente la colazione al sacco. Le numerose panchine che costeggiavano il lungomare erano tutte occupate da anziani.

Spike e Buffy camminarono per un po', tenendosi per mano, scambiandosi di tanto in tanto qualche commento sul paesaggio.

Il tardo pomeriggio si diressero verso una parte della spiaggia che fortunatamente era deserta. Migliaia di ricordi affollarono la mente di Buffy. Quanto tempo vi aveva trascorso da adolescente, quante ore piacevoli passate in compagnia di Willow e degli altri amici! Osservò un bambino che usciva dall'acqua e le spiacque di non aver portato il costume.

"Forse non è stata una buona idea portarti qui di domenica, con tutta questa gente" osservò Spike, dispiaciuto.

Lascia che l'uomo sia il cacciatore e tu la preda. Preoccupati solo di non correre più veloce di lui.

Buffy gli si avvicinò e appoggiò un braccio sulle sue spalle. Poteva sentire il battito del suo cuore sotto la maglietta. "E' stata una magnifica giornata. Vedere questi posti è stato come fare un tuffo nel passato. Come ritornare per un istante bambina. Grazie Spike"

Lui le appoggiò le mani sui fianchi avvicinandola a sé. "Se ci fosse stata meno gente avremmo potuto riprendere il discorso che abbiamo lasciato in sospeso l'altro pomeriggio…" Lei arrossì ma non abbassò lo sguardo. "Il vestito che indossi mi fa impazzire. Ti trovo molto sexy, Buffy" continuò lui accarezzandole i capelli.

Lei trattenne il respiro. Gli occhi di Spike si erano incupiti per il desiderio.

Quanto di vero c'era in quello che stava vivendo? E quanto, invece, era frutto della sua immaginazione? Di una cosa, Buffy era certa: il diario di Megan fino a quel momento non aveva fallito. L'avrebbe condotta pagina dopo pagina fino al cuore di Spike?

 

Capitolo Quattro

÷ Incoraggia l'uomo che ami a parlare del suo lavoro e dei suoi progetti ÷

Al tramonto lasciarono la spiaggia e si diressero al Bronze. Come tutte le domeniche sere era piuttosto affollato.

Si sedettero ad un tavolino vicino alla pista da ballo ancora vuota.

"Dimmi a cosa hai rinunciato oggi uscendo con me" le chiese Spike dopo che ebbero preso lei un cocktail, lui una birra.

"A scrivere il mio curriculum…" rispose lei.

Spike la fissò stupito. "Ad un curriculum? Stavi per rinunciare a uscire con il sottoscritto per un curriculum?"

"Non so tu, Spike, ma io non posso certo vivere di rendita. Devo assolutamente trovare un lavoro e prima inizio a cercarlo meglio è" gli spiegò. "Voglio essere indipendente"

"Pensavo ti fermassi a Sunnydale solo per poche settimane o al massimo per l'estate" replicò lui. Bevve un sorso dal suo bicchiere, e poi disse: "Ad ogni modo puoi scrivere tutti i curriculum che vuoi di pomeriggio, quando io lavoro…"

Buffy rise. "Sembri un bambino viziato. Ti devi ritenere fortunato se oggi ho accettato il tuo invito passando un'intera giornata in tua compagnia"

"Sì, mi ritengo molto fortunato visto che ho passato il pomeriggio con te e metà degli abitanti di Sunnydale alla spiaggia e che ora stiamo per trascorrere la serata con l'altra metà di Sunnydale"

"Non sei contento di non essere rimasto solo con quella ragazzina rompiscatole che ti seguiva come un'ombra dichiarandoti il suo folle amore?" chiese Buffy con un sorriso malizioso.

Era venuto il momento di seguire il consiglio che aveva letto la sera prima sul diario di Megan: far parlare Spike del suo lavoro.

"Invece di starmi intorno non fai altro che evitarmi" si lamentò lui scuotendo piano la testa.

"Pensi ti stia evitando?" lo provocò lei, divertita.

"Non si può dire che tu sia la stessa ragazza di una volta!"

"Certo che no. Ma non trovi rischioso invitarmi fuori? E se avessi ancora una cotta per te?"

"Nessun rischio. Da quando sei tornata a casa hai dimostrato che non sei interessata a me. E questo innervosirebbe qualsiasi uomo. È come una sfida"

Megan aveva ragione. Uno a zero per la fantastica bisnonna!

"E così ora cercherai di farmi innamorare di te solo perché non cado ai tuoi piedi?" chiese lei, in tono provocatorio.

E se Spike ci pensava davvero? Come avrebbe reagito? Tutto era iniziato come un gioco: sperimentare un paio di suggerimenti letti per caso su un vecchio diario per vedere se funzionavano o no. Non aveva, neppure per un istante, creduto che tra loro potesse nascere qualcosa. Si sentì confusa.

"No! L'ultima cosa che voglio è una donna tra i piedi che mi dichiara il suo amore" chiarì subito Spike in tono deciso. "Non mi interessa l'amore"

"Allora perché mi hai invitata ad uscire?"

"In nome dei vecchi tempi e…"

Buffy lo guardò negli occhi. "E…?"

"E per parlare un po'. Non ci vediamo da un pezzo, vorrei conoscerti, scoprire come sei. Mi piacerebbe uscire ogni tanto con te prima che tu te ne vada"

"Sicuro e pratico" mormorò Buffy, inaspettatamente dispiaciuta. Ma perché doveva dispiacersi? Non voleva anche lei lo stesso? Forse si aspettava qualche cosa di più?

"Oh, guardo ci sono i Gramlin!" esclamò Buffy indicando una coppia di anziani signori seduti ad un tavolo piuttosto riparato dal rumore. "Te li ricordi? Abitano tre case dopo la mia. Mi chiedo come mai siano qui"

"Forse avevano voglia di una serata movimentata" commentò Spike ironico.

"Probabile. Tempo fa la mamma mi ha scritto del loro anniversario di nozze. Pensa, sono sposati da cinquant'anni. Vedi, esistono matrimoni felici"

"Potrebbero separarsi questa notte stessa"

Buffy rise. "Sei veramente cinico. Certo un po' di cinismo deve essere indispensabile ad un avvocato ma tu esageri… Dai, parlami del tuo lavoro"

Spike la guardò per un istante, felice di quell'interesse. "Che cosa vuoi sapere?"

"Ogni cosa. Se ti piace, cosa ti dà maggiore soddisfazione, cosa invece non ti piace, di che tipo di cause ti occupi, se hai un socio nello studio"

Lui esitò un istante prima di rispondere, poi iniziò a parlare.

Buffy lo ascoltò attentamente. Spike era davvero un abile oratore. Le raccontò di come era stato duro agli inizi, delle difficoltà che si affrontano nell'avviare uno studio, della frustrazione che si prova ogni volta che non si riesce ad assicurare un criminale alla giustizia e di come ci si sente quando, invece, si riesce a vincere inaspettatamente una difficile causa.

Buffy era affascinata dalla passione e dall'entusiasmo che trasparivano dalle sue parole. Il tempo sembrò volare.

Quando entrambi tornarono alla realtà, la musica era già iniziata e nella pista da ballo coppie si stringevano al lento ritmo di una canzone.

"Ti ho annoiato?" chiese lui.

"Per niente. Mi hai letteralmente stregata. Se ho tempo, questa settimana vengo in tribunale per vederti in azione"

"Mi hai lasciato parlare per ore. Ora tocca a te"

"A me?" Bevve un sorso del suo cocktail per guadagnare tempo. Cosa doveva raccontare? "Penso che dovrai riformulare la domanda fra un po' di tempo. In questo periodo sono molto confusa. Non sono più quella che ero all'università e non so ancora cosa fare della mia vita. Quando avrò preso una decisione saprò rispondere alla tua domanda"

Guardando Spike negli occhi si stupì di vedere uno sguardo carico di comprensione.

"Deve essere difficile per te abbandonare la sicurezza degli studi. Tua madre mi ha sempre detto che eri particolarmente brava" sussurrò lui con voce calda.

"Non è facile. Scusami ma preferirei non parlarne" Il suo sguardo si spostò sulla pista da ballo. Osservò una donna che ballava con il compagno e per un momento invidiò quella coppia così felice e spensierata. "Sembra che la gente si diverta" commentò sospirando.

"Se vuoi possiamo ballare" propose Spike.

"Certo"

La musica era lenta e romantica, le luci soffuse e lui la strinse cingendola con entrambe le braccia, premendola leggermente contro il suo torace. Iniziarono a muoversi seguendo il ritmo della musica. Buffy gli allacciò le braccia attorno al collo e appoggiò la fronte sulla sua spalla. Il suo profumo, sexy e provocante, le riempì le narici. Si sentiva a suo agio, rilassata e protetta tra le sue braccia. Quante volte aveva immaginato di ballare un lento avvinghiata a Spike? Quante volte aveva fantasticato sull'idea di essere stretta a lui?

Ora quei sogni da ragazzina erano diventati realtà. Purtroppo, però, era tardi. Sapeva che lui non era l'uomo giusto. Era giunto il momento di accantonare i sogni della giovinezza e concentrarsi sul futuro. In fondo Spike aveva avuto una buona idea: passare un po' di tempo insieme senza nessun impegno. E c'erano ancora i numerosi consigli della bisnonna Megan che andavano sperimentati. Buffy sorrise tra sé tentando di ignorare le sensazioni che provava nello stringere quell'uomo, nel sentire il tocco vellutato delle sue mani sulla pelle.

Continuarono a ballare, in silenzio; seguendo la musica, e godendo di quel momento. Dopo una canzone ne iniziava subito un'altra e loro si muovevano con grazia sulla pista da ballo, stretti come due innamorati. Lei sapeva che non avrebbe dimenticato quella serata per tutto il resto della sua vita. Poche ma meravigliose ore via dalla realtà. Si sentì un poco triste all'idea che presto, troppo presto le luci si sarebbero accese rompendo quell'atmosfera da sogno.

Approfittarono di una breve pausa dei musicisti per riposarsi un poco e tornarono a sedersi.

"Vuoi un dolce?" le chiese lui.

"No, grazie" Buffy gli sorrise.

La musica ricominciò e Spike la invitò di nuovo a ballare.

"Solo un pezzo o due al massimo. Domattina voglio svegliarmi presto"

"Dimenticavo, devi scrivere il curriculum" scherzò lui.

"Anche tu devi alzarti presto"

"Sì, ma mi bastano poche ore di sonno per svegliarmi in piena forma. Sono abituato a fare le ore piccole. Uno di questi giorni potremmo pranzare insieme, cosa ne pensi?"

"Vedremo…" rispose lei in tono incerto.

Una volta di nuovo sulla pista da ballo, Buffy si lasciò andare e si strinse a Spike. Il cuore le batteva forte. Sperò che lui non lo notasse. Voleva apparire fredda e distaccata.

Gli Passò le dita nei capelli accarezzandogli la nuca. Spike la strinse più a sé fino a farle sentire i muscoli del suo torace. Si muovevano sensualmente seguendo le dolci note della canzone. Lui le accarezzava la schiena nuda con le mani provando un inaspettato quanto folle desiderio di farla sua.

Spike si considerava ormai immune al fascino femminile ma c'era qualcosa in Buffy che lo stregava.

Durante la serata lei gli aveva espresso i suoi dubbi per il futuro; probabilmente sarebbe ritornata a Los Angeles prima del previsto e lui avrebbe dovuto aspettare anni prima di incontrarla nuovamente. Ma fino a che fosse rimasta a Sunnydale l'avrebbe frequentata, avrebbe scoperto cosa in lei lo affascinava al tal punto da fargli cambiare la sua opinione sulle donne.

I fianchi di lei si muovevano lentamente contro il suo bacino e il suo caldo respiro gli stuzzicava il collo. Buffy lo incuriosiva. Era misteriosa. Non aveva parlato molto di sé, ma in compenso aveva voluto sapere tutto della sua vita professionale. Voleva conoscerla meglio, intimamente.

La musica terminò, Spike la prese per mano e la condusse lontano dalla pista da ballo. "Prendi la borsa. È meglio andare"

"Così presto?" Il tono era dispiaciuto.

Lui la guardò attentamente negli occhi. "A che gioco stai giocando, Buffy?"

"A nessun gioco, se vuoi andare, andiamo" Si avvicinò al tavolo per prendere la borsa.

Lui la osservò chinarsi, le gambe scoperte dalla gonna corta che evidenziava i fianchi. Doveva uscire, fare due passi e prendere un po' d'aria fresca o non sarebbe stato responsabile delle sue azioni. O reazioni. Non era abituato a sentirsi così, solitamente sapeva gestire le sue emozioni. Ma non quella sera. Non con lei.

Nel tornare a casa Buffy non aprì bocca. Si chiese perché Spike avesse interrotto la serata così bruscamente. Erano stati in sintonia per tutto il giorno, vicini come mai prima di allora. ma poi, all'improvviso, lui era cambiato, era diventato silenzioso e distante. Si domandò se fosse colpa sua, se lo avesse offeso in qualcosa ma non le venne in mente nulla.

Sospirando pensò a quanto gli uomini fossero stravaganti e imprevedibili. A quel punto si rilassò pensando che, una volta a casa, avrebbe dato la buonanotte a Spike e la serata si sarebbe conclusa almeno senza traumi. Dubitò che sarebbe uscita ancora con lui, si era dimostrato troppo imprevedibile. In fondo poteva sempre sperimentare i consigli di Megan su qualcun altro: Riley o Angel O'Connell che, proprio quel giorno, l'aveva invitata a cena.

Spike fermò la macchina davanti al suo garage.

"Ti accompagno a casa"

"Non ce n'è bisogno, sono solo pochi metri"

"Ti ho portato fuori e ora ti riporto a casa" dichiarò lui con voce ferma.

Buffy lo guardò ma, nel buio dell'abitacolo della macchina, non riusciva a intravedere la sua espressione. "Siamo solo due vicini di casa che sono usciti a cena. Attraverso il prato e sono a casa in due secondi. Non preoccuparti"

Lui scese e, girando attorno all'auto, le aprì la portiera. "Ti accompagno a casa" ripeté con decisione.

Buffy si strinse nelle spalle. Non aveva scelta. Ancora pochi secondi e la serata si sarebbe conclusa. Scese dall'auto e velocemente si diresse verso casa frugando nella borsa in cerca delle chiavi. Sentiva i passi di Spike dietro di lei. Arrivò alla porta di casa, e cercò di infilare le chiavi nella serratura ma Spike, di scatto, le afferrò nascondendosele nella mano. Le trattenne per pochi secondi e poi, porgendogliele, chiese: "E il bacio della buona notte?"

"Ti ho già detto che siamo solo due vicini di casa che hanno cenato fuori" rispose lei senza fiato. Avrebbe tentato di baciarla? Un brivido di eccitazione la percorse mentre ripensava al bacio che si erano scambiati il giorno prima. Come poteva respingerlo se ogni parte del suo corpo lo desiderava?

"E allora scambiamoci un bacio da vicini di casa" disse lui avvicinando le labbra.

Buffy capì di essere nei guai quando sentì la seducente bocca di lui sopra la sua. I sensi la travolsero. Si lasciò andare contraccambiando il bacio. Gli allacciò le braccia attorno al collo, con forza, desiderosa di qualcosa di più. Come in sogno avvertì il rumore delle chiavi cadere al suolo, le mani di Spike le sfioravano sensualmente la schiena.

Si riprese. Liberandosi con forza dalla stretta, lo allontanò e in un baleno entrò in casa chiudendosi la porta alle spalle. Cercò di riprendere fiato e di calmarsi. Aveva trascorso l'intera giornata ripetendosi che avrebbe giocato con Spike e sperimentato alcuni consigli di Megan, ma era bastato un bacio per farle perdere la ragione.

Sentì bussare alla porta.

"Cosa vuoi?" chiese a Spike. Non aveva la forza di aprire, di reggere il suo sguardo. Voleva precipitarsi in camera, andare a letto e scomparire sotto le coperte. Testa compresa. Sarebbe partita per Los Angeles il giorno seguente, prima che la situazione le sfuggisse definitivamente di mano.

"Le chiavi. Hai dimenticato le chiavi"

Buffy aprì la porta quanto bastava per allungare una mano. Spike gliele diede cercando di sbirciare da quella stretta fessura. "Tutto a posto?"

"Sì. Grazie per la cena e buonanotte" Richiuse la porta lentamente, anche se avrebbe voluto sbatterla con tutte le sue forze.

Corse in camera e dopo un minuto era pronta per andare a letto. Il cuore le batteva velocemente nel petto e sulle labbra sentiva ancora il meraviglioso sapore di Spike.

Aprì la finestra della camera per prendere un po' d'aria e gettò uno sguardo verso la casa di lui. Le luci al piano terra erano accese. Era ancora in piedi. Con rabbia si disse che per Spike ciò che era successo non aveva alcun valore. Lei era solo un'altra donna con cui era uscito e aveva trascorso una serata piacevole. Chiuse la finestra, affranta, e cercò di dimenticare lui e i suoi baci.

***

Spike si versò un abbondante bicchiere di whisky. Di solito non beveva a notte fonda. Ma aveva bisogno di calmarsi. Era colpa di Buffy se si sentiva così. La ragazzina di un tempo non c'era più, ma chi aveva preso il suo posto? Non riusciva a comprenderla fino in fondo e questo lo innervosiva. Di solito leggeva le donne come un libro aperto, sapeva addirittura prevederne le mosse. Buffy, però, era imprevedibile. Stava recitando la parte della donna di mondo per farlo cadere in trappola o il tempo e le esperienze, che certo non le erano mancate a Los Angeles, l'avevano resa indipendente e sicura di sé?

Il bacio che si erano scambiati gli aveva fatto capire di non esserle indifferente. Guardò fuori della finestra in direzione della camera di lei. La luce era accesa. Bevve un secondo sorso. Sentì l'alcol bruciargli nello stomaco. Tentò di rivivere quei pochi secondi in cui si erano baciati.

Le labbra di Buffy avevano il sapore del miele e il corpo era caldo e vellutato. Il pensiero di stare con lei lo faceva ardere di desiderio.

Scosse la testa, come per allontanare quei pensieri pericolosi e versò un altro po' di whisky nel bicchiere ormai vuoto.

Non poté fare a meno di ripensare alla giornata trascorsa con lei. Lui aveva dominato la conversazione. Lei lo aveva fatto parlare, ascoltandolo attentamente, ma non aveva detto nulla di sé. Maledizione! Voleva sapere di più su quella donna. Andò al telefono e compose il numero di casa Summers.

"Buffy? Sono Spike"

"Cosa vuoi?" Il tono era diffidente.

"Ti ho svegliato?"

"Mi hai chiamato per farmi questa domanda?" sbottò lei, irritata. "Ero a letto ma non dormivo"

"Ti prego, non riagganciare. Voglio parlarti"

"Abbiamo parlato tutto il giorno"

"Ti sbagli. Io ho parlato e tu mi hai ascoltato. Tu non mi hai detto nulla. Non mi hai raccontato come hai trascorso questi ultimi anni, di come era la tua vitaa Los Angeles e non hai neppure accennato ai programmi futuri"

Dall'altra parte della cornetta calò il silenzio assoluto. Dopo alcuni secondi lei dichiarò con voce ferma: "E' tardi Spike. Voglio dormire. Non potremmo continuare questo discorso un'altra volta?"

"Dimmi quando" Voleva ottenere qualcosa prima che riattaccasse.

"Non so. Ti chiamo quando sono libera"

"Non mi basta. Mettiamoci d'accordo adesso"

"Adesso?" Sembrava spaventata.

"Martedì. A pranzo" Non si sarebbe accontentato di una vaga promessa.

"Martedì non posso"

"Allora giovedì…"

"Giovedì a pranzo" confermò lei.

"Passa a prendermi in studio"

"Okay. Buonanotte"

Spike riappese. Si sentiva sollevato. Giovedì avrebbe scoperto chi era veramente Buffy Summers.

***

"Giovedì a pranzo" mormorò Buffy mentre saliva le scale e raggiungeva la camera da letto. "Dovrò trovare una scusa"

Il bacio di quella notte le aveva fatto capire che era in serio pericolo. Poteva ricadere nella trappola di Spike se non faceva attenzione.

Una volta a letto prese il diario di Megan dal comodino e riprese a leggere dal punto esatto dove si era fermata quella mattina.

"La mamma dice che devo porgli molte domande inerenti al suo lavoro e alla vita privata. Agli uomini piace molto parlare di sé e così facendo danno alle donne un'idea di come potrebbero essere come mariti. Se un uomo mi annoia in un'ora certo mi annoierebbe per tutta la vita, se lo sposassi. Ma non posso pensare che Frederick mi annoi. Mi basta sentire il suono della sua voce per essere felice"

Buffy chiuse gli occhi e pensò al suono della voce di Spike. Era inebriante. Il suo modo di parlare era unico.

Megan amava la voce di Frederick così come lei amava quella di Spike. come sarebbe stato ascoltare quella calda voce nel buio e nell'intimità di una camera da letto?

Chiuse il libro e spense la luce. Prima che il sonno si impossessasse dei suoi pensieri immaginò Spike che le accarezzava il viso con tenerezza e le parlava, dolcemente, di un futuro insieme. L'oscurità offriva un sicuro rifugio ai suoi sogni e ai suoi desideri più segreti. Si addormentò stringendo il diario della bisnonna tra le braccia.

 

Capitolo Cinque

† Non aprire subito il cuore all'uomo che ami. Fai in modo che non si senta mai sicuro di poterti avere †

La mattina seguente Buffy si svegliò di buonora e si sentì fiduciosa e piena di energie. Tornare a Sunnydale é stata un'ottima idea, pensò mentre si rilassava nel comodo letto e ascoltava l'allegro cinguettio degli uccelli in giardino. Sarebbe stata un'altra giornata afosa ma a lei non importava.

Scelse il vestito che avrebbe indossato per la mattinata e rifece il letto. Di tanto in tanto lanciava uno sguardo verso la casa dei vicini. Tutto taceva. La macchina di Spike non era in garage. Sicuramente era già in ufficio.

Il ricordo del bacio della sera prima le occupava la mente. Emise un profondo sospiro tentando di calmarsi e di pensare a qualcosa di diverso che non fosse Spike. Sapeva che quel bacio non significava nulla. Era stato un incidente di percorso, niente di più. Presto avrebbe deciso cosa fare della sua vita e Spike sarebbe diventato soltanto un lontano ricordo.

Si preparò una leggera colazione. Dopo aver letto il giornale iniziò a scrivere il suo curriculum sorseggiando lentamente un bicchiere di the.

Si riempì un secondo bicchiere del liquido fresco e prendendo sottobraccio il diario di Megan si sedette sulla sedia a dondolo in veranda. Vide i Cooper uscire di casa e li salutò agitando la mano. Vivevano nella casa al di là della strada da parecchi anni. Non avevano figli ma il loro matrimonio non ne aveva risentito. Erano innamorati. Un'altra coppia felice, un altro esempio per Spike. Pensandoci si rese conto che in tutto il quartiere le uniche coppie ad aver divorziato erano i genitori di Spike e i propri. Solo che lei credeva ancora nel matrimonio.

Si chiese anche se un giorno lei avrebbe trovato l'uomo giusto o se sarebbe rimasta sola per tutta la vita. Dopo un sorso di the si immerse nella lettura del diario.

"Oggi zia Mary è venuta a prendere il the da noi. Mi ha chiesto come stavo e io le ho parlato subito di Frederick. Ha sorriso dolcemente scambiando un'occhiata di intesa con la mamma e poi mi ha consigliato di non aprire subito il mio cuore ma di mantenere un alone di mistero. "Agli uomini piacciono le ragazze misteriose, lascia che Frederick si domandi molte cose sul tuo conto. Fai qualcosa di inaspettato e stravagante e osserva attentamente la sua reazione. La vita è lunga. Se tuo marito non è aperto a nuove idee ti renderà infelice" La mamma le ha dato ragione dicendo che lei ha fatto lo stesso quando ha conosciuto papà. Compiere diciotto anni è meraviglioso perché le altre donne ti considerano una loro pari e ti trasmettono la loro saggezza. Questa sera il mio Frederick verrà a prendermi per accompagnarmi all'oratorio. Seguirò il prezioso consiglio di zia Mary ma cosa posso fare per stupirlo?"

Buffy alzò gli occhi dal libro e fissò il vuoto. Sorrise. Megan era un genio. Anche lei avrebbe potuto fare qualcosa di imprevedibile per sorprendere Spike. Ma cosa? Non si preoccupò, aveva tutto il tempo per pensarci.

Trascorse il resto della mattinata scrivendo il curriculum. L'idea di trovarsi un lavoro a Sunnydale l'attraeva. Certo abbandonare Los Angeles e gli amici che vivevano lì non sarebbe stato facile ma a Buffy piaceva misurarsi con situazioni non facili. Lo trovava stimolante.

Nel pomeriggio andò alla piscina comunale per fare una nuotata e prendere un po' di sole. Si addormentò su una sedia a sdraio rimediando una lieve scottatura.

Per tutto il tempo pensò a cosa fare per sorprendere Spike. Che cosa avrebbe potuto stupire un tipo come lui? Nulla di ovvio o banale. Doveva pensare a un gesto inaspettato. Mentre si rivestiva per tornare a casa le venne l'idea che cercava. Sorrise soddisfatta. Aveva un piano, ora avrebbe pensato a come metterlo in pratica.

Si preparò una cena leggera e la consumò davanti alla televisione. Forse era stata per troppo tempo al sole. Le tirava la pelle ma sapeva che il giorno seguente avrebbe avuto una splendida abbronzatura. Cambiò canale più volte senza trovare nulla che le interessasse. Pensò di leggere un brano del diario di Megan. Lo trovava troppo divertente! Poi ci ripensò, non voleva finirlo troppo in fretta. Adorava leggerne una pagina al giorno assaporandola. Spense la televisione, lavò i piatti e si sedette in veranda.

La fresca brezza serale aveva abbassato la temperatura e nell'aria aleggiava un profumo di rosa e gelsomino. La macchina di Spike non era in garage. Stava ancora lavorando o era uscito con una donna? Aggrottò la fronte. Lo immaginò in compagnia di una elegante e sexy collega mentre cenava a lume di candela in un ristorante alla moda. Spike era un solitario ma non aveva difficoltà a uscire con le donne. Si servì un bicchiere di the freddo e rimase immobile, fissando la strada. Che cosa stava facendo? Aspettava Spike? Si alzò di scatto e rientrò in casa chiudendosi la porta alle spalle. Aveva di meglio da fare che controllare le mosse del suo vicino di casa.

Un'ora più tardi avvertì il rumore della macchina nel vialetto d'accesso. L'orologio segnava le nove e tre quarti: probabilmente aveva lavorato fino a tardi. Inaspettatamente le sfuggì un sospiro di sollievo.

***

Spike parcheggiò la macchina in garage, felice di essere a casa. Si sentiva a pezzi. Il lavoro in aula richiedeva sempre molte energie e l'udienza di oggi non era andata bene. Sebbene lavorasse da anni come avvocato, si stupiva sempre quando incontrava clienti che gli mentivano o nascondeva parte della verità. Non capivano che lui poteva tutelare i loro interessi soltanto se era a conoscenza di tutti i fatti? E quel giorno, per l'appunto, durante l'udienza, l'accusato aveva esibito prove in aula che il suo cliente non gli aveva menzionato. Il risultato era stato che, invece di tornare a casa a un'ora decente, come avrebbe voluto, era dovuto tornare in studio per trovare una soluzione a quell'inaspettato problema.

Scendendo dalla macchina osservò casa Summers: le luci al piano terra erano accese. Buffy era ancora in piedi. Esitò un istante. Voleva andare a trovarla, per chiacchierare un po' e, magari, raccontarle i suoi problemi.

Si diresse invece verso casa scuotendo la testa per allontanare quella stupida idea. Non voleva che Buffy si mettesse in testa strane cose.

Aprì la porta, e per la prima volta in vita sua fu sorpreso da un profondo senso di solitudine. Decise di fare un'eccezione. Avrebbe chiesto a Buffy se gli teneva compagnia mentre consumava la cena. In fondo quella giornata era stata pesante e gli avrebbe fatto bene parlare con qualcuno.

Raggiunse rapidamente il telefono.

Quando lei rispose dopo due squilli, Spike ebbe un attimo di incertezza. La voce di Buffy era così femminile e dolce.

"Ciao Buffy, sono Spike"

"Ciao"

"Cosa stai facendo?"

"Mi sto preparando per andare a dormire. Perché me lo chiedi?"

L'immagine di lei vestita solo di una camicia da notte di seta lo eccitò. "Non è presto per andare a letto?" le domandò mentre si slacciava il nodo della cravatta.

"Sono in vacanza, posso fare ciò che voglio!"

"Non sono ancora le dieci, passa a trovarmi"

Ci fu un momento di silenzio.

"Passare a trovarti?"

"Sì, sono appena rientrato dal lavoro e mi piacerebbe un po' di compagnia"

"Non vale la pena dedicarsi così tanto al lavoro. E per cosa poi?"

Lui sorrise. Buffy stava parlando come se volesse insegnargli a vivere. Si appoggiò al muro guardando fuori della finestra, in direzione della casa di lei. "Cosa hai fatto oggi?" chiese. Se non aveva intenzione di raggiungerlo potevano almeno fare due chiacchiere al telefono.

"Mi hai chiamato per domandarmi come ho trascorso la giornata?"

"Ti sbagli. Ti ho chiamato per invitarti a casa mia ma tua stai andando a letto. Indossi già la camicia da notte?"

La voce di lei divenne profonda e sensuale. "Spike, non posso credere che tu mi chieda cosa indosso. Cosa penseresti se ti dicessi che sono completamente nuda? È stata una giornata afosa e non sopporto neppure l'idea dei vestiti. Adoro sentire l'aria fresca sul mio corpo..."

Sorpreso da quelle parole, lui si immaginò Buffy completamente nuda. Si sentì bruciare dal desiderio.

Lei rise dall'altra parte del filo. "Colpito!" esclamò e riattaccò.

Spike era sbalordito. Buffy lo aveva sorpreso. Non si sarebbe mai aspettato un comportamento del genere. Era davvero cambiata. Nulla di ciò che aveva fatto da quando era tornata a Sunnydale gli ricordava la ragazzina innamorata che lo seguiva da quando era piccola. Era terribilmente incuriosito. Quante altre cose non sapeva di lei? Gli venne voglia di andare a bussare alla sua porta solo per vedere se scherzava o se era veramente nuda. Compose il numero una seconda volta.

"Pronto?"

"Buffy, mi hai fatto un bello scherzo"

Lei rise. "Non te lo aspettavi, vero?"

"Certo che no. Comunque ti rinnovo l'invito"

"Ti ho già detto che sto per andare a letto. Completamente nuda e..."

"Adesso smettila!" la bloccò ridendo a sua volta. "Se continui così, giuro che vengo ad accertarmene di persona"

"Come mai sei tornato così tardi?" La voce di lei era dolce.

"Ho avuto un problema con un cliente" Spike cambiò discorso. "Anche a Los Angeles andavi a letto così presto?"

"Certo che no! Però se lo avessi fatto ora non sarei così stanca"

"Raccontami di quando vivevi nella città degli angeli"

"E perché dovrei?" chiese lei.

"L'altra sera mi hai sottoposto ad un vero e proprio interrogatorio. Non pensi che ora sia il mio turno?"

"Non è assolutamente vero. Ero solo curiosa di sapere come ti andava il lavoro"

"E io sono curioso di sapere cosa facevi quando eri all'università"

Buffy esitò per qualche istante poi iniziò a raccontare com'era l'appartamento in cui viveva, dei suoi amici, delle feste a cui aveva partecipato e soprattutto dei suoi studi. Spike si meravigliò scoprendo quanto lei fosse una tipa studiosa. Doveva essersi laureata con il massimo dei voti.

"Oggi ho visto i Cooper" gli annunciò Buffy.

"E cosa c'entrano loro con Los Angeles?" si stupì lui.

"Sono una bella coppia, non credi?"

"Non li conosco molto bene"

"Uhm, un'altra coppia di anziani felicemente sposati"

"E allora?" Spike non capiva dove volesse arrivare Buffy con quel discorso.

"Niente, volevo solo portarti un altro esempio di una coppia felice. Pensaci avvocato! Buonanotte, ora vado a letto"

Lui le augurò la buonanotte e riappese. Guardò l'orologio: erano le undici. Erano stati al telefono per più di un'ora. Si chiese perché Buffy gli avesse parlato dei Cooper. Se pensava di fargli cambiare idea sul matrimonio si sbagliava di grosso. Lui non era il tipo che cambiava idea. Specie su una cosa totalmente inutile e priva di senso come il matrimonio.

***

Buffy spense la luce e aprì la finestra. L'aria era fresca e la dolce brezza della sera rinfrescò la camera. Sorrise ripensando allo scherzo che aveva fatto a Spike. Avrebbe voluto vedere la sua faccia mentre gli diceva che era completamente nuda.

"Grazie per il consiglio, Megan" mormorò nel buio della camera.

L'idea che le era venuta in piscina si fece più chiara nella sua mente. Avrebbe sorpreso nuovamente Spike.

Iniziava a divertirsi. Si sentiva giovane e spensierata e libera di fare ciò che voleva. Voleva giocare con il suo bel vicino. E lo avrebbe fatto senza preoccupazioni. Sapeva di non avere un futuro con lui ma l'idea di stuzzicarlo seguendo i consigli di Megan la eccitava.

Elaborò il suo piano con precisione, come un generale che prepara la strategia per la battaglia decisiva. Cercò di prevedere tutte le possibili difficoltà per evitare la disfatta. Non voleva assolutamente fallire.

***

Giovedì mattina indossò uno dei suoi nuovi vestiti. Era rosso con delle piccole margherite disegnate. Stretto, ma non attillato, evidenziava la sua figura snella. Si pettinò con cura, si truccò leggermente e, soddisfatta, uscì di casa.

Il piano d'attacco aveva inizio.

Guidò fino all'edifico dove si trovava lo studio di Spike. Si guardò nello specchietto retrovisore per controllare un'ultima volta il suo aspetto. Non per vantarsi, ma era davvero bella. Si fece coraggio ed entrò nel palazzo.

Aspettando l'ascensore osservò le donne che le erano vicine. Compiaciuta si accorse che nessuna di loro, in formali e seri completi, appariva provocante come lei. Gli sguardi degli uomini, poi, non la infastidivano affatto, anzi, confermavano le sue scelte.

Lo studio legale occupava tutto l'ultimo piano. Le porte si aprirono direttamente nella reception. Una giovane segretaria la accolse con un sorriso. Buffy le disse che aveva un appuntamento con l'avvocato William Pratt.

"L'avvocato mi ha informata del suo arrivo, ma dovrà aspettare qualche minuto perché è ancora in tribunale" rispose gentilmente la giovane donna.

"Nessun problema" sorrise Buffy. "In realtà sono venuta in anticipo perché avrei bisogno della sua collaborazione" Si avvicinò alla segretaria e dopo essersi accertata che nessuno fosse nei paraggi, le svelò il suo piano. La segretaria sorrise, divertita. "Allora posso contare sul tuo aiuto?" chiese Buffy.

"Certamente. Non mi perderei questa scena per nulla al mondo. Ma devo avvertirla. Potrebbe anche arrabbiarsi. Gli avvocati di questo studio sono molto seri, William Pratt compreso"

"Non preoccuparti, lo conosco da anni e posso assicurarti che non si arrabbierà" la tranquillizzò Buffy.

La segretaria la accompagnò nell'ufficio di Spike e la fece entrare. Lasciandola sola le augurò buona fortuna e aggiunse: "Dovrei fare anch'io qualcosa del genere con il mio ragazzo"

Aspettando che Spike rientrasse in ufficio, Buffy ripassò il suo piano. Vedendo che ritardava iniziò a preoccuparsi. Avrebbe avuto meno tempo per il pranzo? Avrebbe dovuto rimandare?

Da una fessura della porta Buffy vide l'ascensore aprirsi e Spike uscire in compagna di due colleghi. Parlò con loro per qualche istante e poi si diresse verso il suo ufficio salutando distrattamente la segretaria che, a stento, tratteneva le risa.

Buffy si nascose dietro la porta ed estrasse una sciarpa dalla borsa.

Non appena Spike entrò nell'ufficio lei gli fu addosso bendandogli gli occhi.

"Cosa diavolo?" urlò lui cercando di togliersi la benda dagli occhi.

"Non ti muovere" gli ordinò Buffy cercando di camuffare il tono della voce e trattenendo le risa. Prese fiato e disse: "Questo è un rapimento"

Spike ebbe un istante di esitazione ma poi abbassò le mani in un gesto di resa. "Un rapimento?" chiese incuriosito.

"Esatto e ti conviene non farmi innervosire" Buffy tentava di alterare la voce sperando di non venire riconosciuta. L'osservò per un secondo. Era molto elegante: indossava un impeccabile abito grigio e una cravatta rossa.

Gli si avvicinò per stringere la sciarpa in modo che non cadesse e Spike allungò le mani, alla cieca, tastandole le spalle nude e il viso. "Mi sembri un rapitore molto sexy" scherzò lui stando al gioco. "Non sono mai stato rapito" continuò.

"C'è una prima volta per ogni cosa" sentenziò lei. Sentiva le mani di Spike esplorarle i fianchi e il seno. Improvvisamente lui la baciò.

"Ti basta come riscatto?" la provocò.

Buffy non rispose. "A che ora devi rientrare in ufficio?"

"Alle due"

Buffy lo prese per mano e lo condusse fuori. "Comportati bene e non ti succederà niente di spiacevole. Non tentare di toglierti la benda né di scappare" disse lei.

Passarono davanti alla segretaria che soffocò una risata coprendosi la bocca con entrambe le mani. Lei lo condusse verso l'ascensore. Fortunatamente quando vi salirono c'erano solo due uomini d'affari. Spalancarono gli occhi nel vedere un uomo con una sciarpa rossa sugli occhi. Ma Buffy si portò prontamente l'indice alle labbra e nessuno dei sue disse una parola.

"Andiamo!" ordinò lei con voce autoritaria quando l'ascensore raggiunse il piano terra. Cercando di fare il più in fretta che poteva per evitare sguardi indiscreti, scortò Spike fuori dal palazzo. La macchina non era distante.

"Posso chiederti dove mi stai portando?" domandò Spike che, seduto in macchina, si sentiva più sicuro.

"Vedrai"

"Come posso vedere se ho una benda sugli occhi" si lamentò lui ridendo.

"Quando sarà il momento te la toglierò. Adesso rilassati"

"Ti sei dimenticata di camuffare la voce, Buffy"

"Quando mi hai riconosciuta?"

"Sin dal primo momento sapevo che eri tu"

Lei sospirò sollevata. Ciò significava che Spike sapeva chi aveva baciato nel suo ufficio.

"Come hai fatto a scoprirmi?"

"Dal tuo profumo. Sei l'unica donna che conosco con quell'odore"

Arrivarono al parcheggio di un parco lì vicino. Buffy spense il motore. Scendendo, afferrò una cesta per il picnic e una coperta. Aiutò Spike e gli tolse la benda dagli occhi.

"Ti va un picnic?" gli chiese, indicandogli il parco. Lo guardò attentamente cercando di capire la sua reazione. Era nervosa.

"Non sarebbe bastato un semplice invito?" domandò lui sorridendole. "Oppure tu gli uomini preferisci rapirli?"

"Questa è la prima volta. Ma forse lo farò ancora"

***

Spike appoggiò il cesto sulla coperta e si tolse la giacca.

Inginocchiandosi, Buffy iniziò a preparare la tavola con piatti di porcellana, bicchieri di cristallo e tovaglioli di lino.

"E' stata tua l'idea del picnic?" chiese Spike osservandola con stupore.

"Sì, spero ti sia piaciuta"

"Sei proprio una ragazza sorprendente, Buffy Summers"

 

Capitolo Sei

† Osserva l'uomo che ami e cerca di capirlo. Lui non cambierà. La donna che pensa di poter cambiare il proprio uomo è destinata a fallire †

Spike la osservò mentre sorrideva. Non era mai stato rapito prima di allora. Buffy gli aveva appena dimostrato di essere una ragazza a cui l'iniziativa certo non mancava. Ripensò a quando, molti anni prima, gli aveva dichiarato il suo amore e aveva tentato di baciarlo. Anche allora aveva dimostrato coraggio e spirito di iniziativa. Quel ricordo gli procurò un vago senso di colpa: lui l'aveva respinta in malo modo. Forse l'aveva ferita. Cancellò quell'immagine dalla sua mente e si concentrò sul presente. Avevano un paio di ore da trascorrere insieme e la trovata della colazione al sacco era stata, a dir poco, grandiosa. Improvvisamente gli venne un'idea.

"Quante persone mi hanno visto uscire dall'ufficio in quel modo?" chiese, domandandosi come mai non si fosse opposto a una tale umiliazione.

Buffy sorrise. "Temi di aver perso la tua brillante reputazione, avvocato?"

"Spero soltanto che nessuno mi abbia riconosciuto. La sciarpa mi copriva l'intero viso, vero?"

"Ti sbagli" lo interruppe lei ridendo, "la tua segretaria ha intenzione di fare lo stesso scherzo al suo ragazzo"

Ragazzo? Aveva sentito bene? Spike si chiese se Buffy nutrisse ancora dei sentimenti nei suoi confronti. E se lo considerasse il suo ragazzo. Perché se era così era davvero sulla cattiva strada. Lui non aveva intenzione di essere il ragazzo di nessuna. Specie di una come Buffy Summers la cui massima aspirazione era sempre stata il matrimonio e tanti figli! Lui voleva rimanere single, la sua vita gli piaceva così. Non avrebbe cambiato una virgola. Punto e basta.

"Quando è stata l'ultima volta che hai fatto un picnic?" gli chiese lei cambiando discorso.

"Molto tempo fa, quando i miei stavano ancora insieme" Alzò gli occhi verso il cielo. "Sembra passata un'eternità da allora"

"Io, mia madre e mia sorella abbiamo sempre fatto i picnic. Quando eravamo bambine ne facevamo molto spesso. Trascorrevamo intere giornate sdraiate all'ombra degli alberi a osservare le nuvole... Vuoi un po' di vino? So che questo pomeriggio devi lavorare ma un bicchiere non ti farà di certo ubriacare"

"Verrai in tribunale oggi?"

"Sì. Voglio vederti in azione" Il sorriso di lei gli fece mancare il respiro. I suoi occhi brillavano di felicità. Spike voleva avvicinarsi e...

Represse quel desiderio e bevve un sorso di vino. Cosa stava succedendo? Buffy aveva fatto di tutto per ignorarlo. L'aveva respinto fino a farlo diventare pazzo di rabbia. E adesso? Un romantico picnic nel parco. Era confuso. Non sapeva mai cosa avesse in mente.

"Hai scritto il tuo curriculum?" le chiese.

"Sì. Ma non ho fretta di trovare un lavoro. Forse tra una settimana o due inizierò a darmi da fare. Per il momento voglio solo rilassarmi" Si versò dell'altro vino e diede uno sguardo al parco che li circondava. "Ho intenzione di tornare a vivere da queste parti per un po'. Mi è mancata l'aria di casa"

Spike la guardò con attenzione mentre pronunciava quelle parole. Tornava a vivere a Sunnydale per lui? "Pensavo ti piacesse vivere a Los Angeles"

"Mi piaceva, era grandioso. Ho moltissimi amici a Los Angeles e mi mancano da morire. Ma preferisco vivere accanto alla mia famiglia. Credo che mia madre abbia bisogno di me"

Ormai avevano finito di pranzare e Buffy iniziò a rimettere i piatti nella cesta. "Ti è piaciuto il picnic?"

Spike annuì e pensò per un istante a quanto era stato piacevole il pranzo. Anche troppo a dire la verità. Non voleva illuderla. Era ancora fermo sui suoi propositi. Niente impegno. Nessun coinvolgimento sentimentale. Si stava forse avvicinando troppo a Buffy? Magari lei ancora pensava a lui in termini sentimentali e il suo comportamento la faceva solo soffrire...

"Si è fatto tardi. Devo tornare in ufficio" dichiarò alzandosi. Doveva lavorare e non aveva tempo da perdere né con Buffy né con nessun'altra.

Anche lei si alzò e lentamente ripiegò la coperta guardandolo di sottecchi. Cosa gli era preso improvvisamente?

"Grazie mille per il pranzo" aggiunse Spike in tono formale. Maledizione! Non riusciva a mettere un poco più di entusiasmo nella voce?

Si avviarono verso la macchina. Lei lo precedeva e lui non poté fare a meno di osservare la corta gonna che le fasciava i fianchi e scopriva le gambe. Era bella e terribilmente sexy. E lo attraeva come le api il miele. La raggiunse e l'aiutò a portare la cesta del picnic.

"Guido io" le disse lui allungando una mano per ricevere le chiavi della macchina. Guidare l'avrebbe aiutato a distogliere i pensieri da lei e da quello che gli sarebbe piaciuto farle.

Buffy gli porse le chiavi. Era comunque soddisfatta della buona riuscita della mattinata, nonostante il suo repentino cambiamento di umore. L'idea era stata vincente e Spike aveva apprezzato l'inaspettato pranzo all'ombra degli alberi. Avrebbe voluto raccontare tutto a Megan e poter condividere con lei tutta la sua soddisfazione. Quella sera sarebbe passata a trovare Willow e lo avrebbe raccontato a lei.

Varcando la soglia del tribunale pensò a quale altra sorpresa avrebbe escogitato per Spike. Ci avrebbe pensato. Si era divertita molto a sorprenderlo. Entrarono in un'aula, lui le indicò una fila di sedie, facendole segno di accomodarsi, e proseguì per sedersi a sua volta al tavolo degli avvocati.

Poco dopo l'udienza ebbe inizio. Spike si mostrò molto professionale. Serio, interrogava i testimoni per poi esporre una chiara arringa.

Buffy si interessò molto. La affascinava questo lato di Spike. Era così serio e integerrimo, non sembrava il playboy raffinato che aveva conosciuto quando era una ragazzina. Si ricordò di quando anni prima, con Willow, era andata nello stesso tribunale per vederlo in azione. Allora lui era agli inizi della carriera ma a lei era parso lo stesso bravissimo. Ma allora era stata accecata dall'amore, adesso aveva tolto gli occhiali a forma di cuoricino e lo vedeva per quello che era in realtà. Un uomo di successo, sicuro di sé e del suo fascino, capace di conquistare le donne con un semplice sguardo di quei suoi penetranti occhi blu, ma senza nessuna intenzione di avere una relazione seria e duratura. Spike era stato sincero quando, anni prima, le aveva detto che non potevano avere un futuro insieme. Ma Buffy doveva ammettere che nel profondo del cuore aveva sperato che, seguendo iI consigli di Megan, avrebbe potuto cambiare Spike. Segretamente era ancora innamorata di lui…

Stupidaggini!

Senza farsi notare, Buffy si alzò dalla sedia e lasciò il tribunale. Quell'uomo era irraggiungibile. Inutile continuare a perdere tempo dietro a lui. Il momento del rievocare i ricordi era finito, doveva iniziare a pensare al futuro. Avrebbe spedito il curriculum a varie aziende e avrebbe iniziato a uscire con altri uomini. Forse avrebbe dovuto richiamare Angel per sapere se il suo invito a cena era ancora valido. Angel era un ragazzo simpatico, gentile e molto dolce. Si erano incontrati un paio di volte in quegli ultimi anni a Los Angeles. Lui era sempre in viaggio per lavoro ma in quelle poche volte in cui si erano visti lei si era divertita molto in sua compagnia. Era così carino e disponibile.

Certo non sarebbe stato facile rinunciare a Spike. Per anni lo aveva amato e, paragonati a lui, tutti gli uomini le erano parsi insignificanti. Tuttavia sapeva che da qualche parte nel mondo esisteva l'uomo giusto per lei. Doveva soltanto scoprire dove. E poteva cominciare a cercare da Angel.

***

Passò da Willow che la invitò a cena. Ordinarono una pizza e si sedettero davanti alla televisione, come ai vecchi tempi.

Willow si divertì molto al racconto della giornata trascorsa. Buffy non accennò al bacio che aveva scambiato con Spike. Non c'era bisogno di raccontarle proprio tutto. Specie ora che aveva deciso di troncare ogni cosa.

"Non posso credere che tu abbia fatto una cosa del genere! Bendare Spike e trascinarlo fuori dal suo ufficio"

"Anche lui ha bisogno qualche volta di svagarsi" osservò Buffy. "Per un momento ho temuto che si infuriasse, ma poi ho capito che si stava divertendo" concluse con un sorrisetto.

"Hai avuto l'idea dopo aver letto il diario della tua bisnonna?"

"Esatto. Nel diario consiglia di comportarsi in modo imprevedibile e così mi è venuta in mente l'idea del finto rapimento"

"E se si innamora di te?" chiese l'amica, seria in volto.

Buffy la guardò come se avesse detto la più grossa delle follie. "Non è possibile. E anche se si innamorasse di me, non lo vorrei" rispose in tono fermo. Ormai aveva definitivamente messo da parte quei vecchi sentimenti nei suoi confronti.

"E allora perché fai tutto questo?"

Buffy alzò le spalle noncurante. "Per puro divertimento. Sono stata molto male a causa dei suoi rifiuti quando ero una ragazzina. Ora voglio solo divertirmi. Con o senza di lui"

"Sei sicura?"

"Sicurissima! Voglio vedere se i consigli di Megan funzionano. E se la risposta è sì, potrò sperimentarli con altri uomini fino a trovare quello giusto per me"

"Ma cosa succederà se Spike si innamora di te?"

"Sii realista, Willow. Conosci Spike. E' cinico e freddo. Tu stessa mi hai detto che è diventato un seduttore solitario e poi, come potrebbe innamorarsi di me se ha passato anni interi a respingermi?"

"Non mi sembra che i questi giorni ti stia respingendo" la provocò l'amica.

A quelle parole Buffy ripensò ai baci che si erano scambiati. Non avevano significato nulla. Né per lui né per lei.

"Quale sarà la tua prossima mossa?" le chiese ancora Willow.

"Con lui, nessuna. Voglio divertirmi. Uscire. Incontrare altre persone" Guardò l'amica. "Vieni a cena sabato? Preparerò qualcosa di buono. Sono diventata una brava cuoca, sai. Tutti si complimentavano con me a Los Angeles"

"Fantastico! Posso invitare Oz?"

"Certamente"

"Così anche tu dovrai invitare qualcuno..." disse Willow con malizia.

"Lo dirò ad Angel. Sai, mi aveva invitata a cena e stavo pensando..."

"Invita Spike. Lui e Oz sono ottimi amici"

"Vedrò" Era contraria a invitare Spike. Non voleva dargli l'impressione che lo stesse corteggiando. Aveva già un ego esageratamente grande per i suoi gusti. E poi, non era assolutamente vero.

***

Stava camminando lentamente verso casa. Era appena uscita da casa di Willow e aveva deciso di percorrere a piedi i pochi isolati che la dividevano da casa sua. Era piacevole passeggiare ora che non faceva più caldo. Una leggera brezza le scompigliava i capelli e le sollevava leggermente la gonna del vestito. Si sentiva bene ora che aveva deciso di lasciar stare per sempre Spike.

Stava decidendo il menù per la cena di sabato quando sentì una macchina accostarsi al marciapiede vicino a lei. Per un attimo si irrigidì temendo qualcosa di pericoloso. Poi però si rilassò quando si ricordò che era a Sunnydale e non a Los Angeles dove era davvero rischioso per una ragazza girare da sola di notte.

Probabilmente era Spike. Era diventato piuttosto ossessivo in quei giorni. Tutte quelle telefonate la sera, tutte per stupidi motivi, e poi aveva come l'impressione che di sentirsi spiata… Scosse piano la testa reprimendo un sorriso. Sciocchezze! Spike aveva di meglio da fare che tampinare lei.

Si girò con un sorriso verso la macchina. "Non riesci proprio a stare lontano, vero?" disse ma poi si bloccò quando si accorse che davanti a lei non c'era la macchina di Spike bensì una lussuosa berlina.

Il finestrino della macchina scese giù lentamente e apparve il volto sorridente di Angel.

Buffy sorrise. Le faceva davvero piacere rivedere Angel. Non lo incontrava da quando lui l'aveva invitata a cena. Fece un passo avanti verso la macchina.

"Ciao!" lo salutò contenta.

"Ciao, Buffy" Angel spense il motore della macchina e uscì fuori. "Cosa ci fai in giro di notte tutta sola?"

Lei si strinse nelle spalle. "Ero da Willow e ho pensato di fare una passeggiata per tornare a casa"

"Lo sai che è pericoloso?"

Buffy rise. "Siamo a Sunnydale, Angel. Non può essere pericoloso. Ricordi, ho vissuto a Los Angeles gli ultimi cinque anni. E poi non sono molto il tipo da damigella in difficoltà" gli disse.

Angel annuì e ricambiò il suo sorriso. "Hai ragione. Dimentico sempre che sai benissimo difenderti da sola" Si guardò attorno. "Che dici se ti do un passaggio fino a casa?"

"Veramente avevo voglia di passeggiare..." replicò Buffy.

"Posso accompagnarti a piedi, allora" le propose lui con un sorriso.

"E la macchina?"

"La lascio qui. Poi torno indietro a prenderla. Mi piacerebbe molto poterti accompagnare"

Buffy lo guardò indecisa. Angel era davvero un bel ragazzo. Alto, moro, con bellissimi e caldi occhi scuri. E le piaceva. Certo non era intrigante o seducente come Spike, però le ispirava istintivamente fiducia e sicurezza. Sentiva di potersi fidare di lui.

Gli sorrise e annuì. "Va bene"

Angel sembrò sollevato dal suo assenso e le sorrise. Si girò per chiudere la macchina e poi si voltò nuovamente verso di lei. "Sono pronto. Possiamo andare" le disse prendendo posto sul marciapiedi a fianco a lei.

Lentamente iniziarono a camminare parlando del più e del meno.

***

Seduto in veranda, con una birra in mano e una sigaretta nell'altra, i piedi sopra la balaustra, Spike osservava la strada davanti casa in attesa che Buffy rientrasse. Appena tornato dall'ufficio aveva provato a chiamarla ma non aveva avuto risposta.

Osservò la grande casa Summers, al buio, e cercò di immaginare cosa avesse fatto Buffy dopo aver lasciato il tribunale. Perché era sparita all'improvviso? Si era annoiata al punto di andarsene senza neppure salutarlo oppure aveva dovuto incontrare qualcun altro? Bevve un altro sorso di birra mentre fissando il vuoto si chiedeva perché il pensiero che lei avesse avuto un altro appuntamento dopo il pranzo con lui gli desse tanto fastidio.

Uscendo dall'aula, quel pomeriggio, si era aspettato di trovarsela accanto felice per aver assistito ad un processo, e orgogliosa di lui e del suo lavoro. Quando erano usciti quella sera al Bronze era sembrata così entusiasta di sentirlo parlare del suo incarico, che lui si era davvero sorpreso. E invece era sparita. Un altro gesto imprevedibile. Era sicuro di conoscerla bene? E poi, in fondo, a lui cosa importava di sapere cosa facesse Buffy Summers?

Aveva cercato per anni di liberarsi di quella ragazzina che gli gironzolava sempre intorno e adesso si preoccupava del fatto che lei gli prestasse poca attenzione?

Scosse la testa e aspirò una boccata dalla sigaretta. Ridicolo! Aveva una pila immensa di carte da esaminare che lo aspettavano dentro casa e l'unica cosa che riusciva a fare era stare lì seduto come un idiota ad aspettare che Buffy tornasse a casa. Davvero patetico.

Con uno scatto lanciò quello che rimaneva della sigaretta ormai consumata nel giardino e seguì la piroetta che questa compì mentre cadeva a terra. Era ora di darsi una mossa. Buffy Summers era grande abbastanza per fare quello che voleva senza che lui dovesse farle da cane da guardia e...

I suoi occhi furono catturati da una coppia che avanzava dal lato opposto della strada. Camminavano lentamente e la scarsa luce dei lampioni per strada non gli permetteva di distinguere bene i loro volti. Strinse gli occhi quando gli parve di aver riconosciuto il vestito rosso che Buffy aveva indossato quella mattina.

Eh sì, era proprio lei, pensò mentre passavano sotto un lampione e la coppia veniva illuminata a pieno dalla luce. E quello con lei... Angel O'Connell! Cosa diavolo ci faceva Angel O'Connell con Buffy? E soprattutto perché lei aveva la sua giacca sulle spalle? Di scatto posò i piedi a terra con un tonfo sordo.

Contrasse la mascella mentre continuava a seguire i movimenti della coppia che lentamente si avviava verso il vialetto di ingresso di casa Summers.

Ecco perché non era rimasta ad aspettarlo in tribunale! Doveva uscire con Angel. Scosse la testa. Che pessimo gusto in fatto di uomini, pensò mentre osservava con occhio critico l'altro. Angel sarà stato anche più alto, ma sicuramente lui era più magro e molto più in forma. Si domandò ancora perché Buffy fosse uscita con lui. Cosa ci aveva visto di così attraente?

Bevve un sorso di birra e quando li vide iniziare a salire le scalette del portico cercò di capire quello che si stavano dicendo.

Riusciva a capire ben poche parole ma l'espressione lieta e divertita di Buffy lo colpì come un pugno all'altezza dello stomaco. Cosa c'era da ridere? Che stava dicendo di tanto divertente quel pallone gonfiato?

Si sporse contro la balaustra attento a non fare rumore intenzionato a saperne di più.

"Oh, Angel!" stava dicendo lei con un sorriso dandogli un leggero colpetto sulla spalla. "Non dovresti ricordarti ancora di queste sciocchezze!"

"E come potrei dimenticarmene!" aveva ribattuto lui ridendo. "Non capita tutti i giorni di vedere una bella ragazza come te contesa da quasi tutta la squadra di football del college"

Un'intera squadra di football?, ripeté Spike in testa con un gemito di disappunto.

"Beh, se è per questo non dovrei neanche nominare quella volta che a quella festa da..." Angel si era interrotto pensieroso. "Com'è che si chiamava?"

"Chi?" Buffy lo guardò sollevando verso di lui due occhi resi luminosi dalle risa.

"Quella tua amica, quella moretta... un vero peperino"

"Ah, Faith!" Buffy rise divertita. "Avevo dimenticato che a quella festa c'eri anche tu!" Si coprì la bocca con la mano. "Cielo, ero talmente brilla che non mi sono proprio resa conto di quello che stavamo facendo..."

"Beh, il resto della popolazione maschile a quella festa ha gradito davvero. Posso giurartelo" Angel la guardò serio. "Mi ricordo che occhiate vi lanciavano quei ragazzi mentre ballavate..."

Buffy gli sorrise maliziosa. "Solo quei ragazzi?"

Angel la fissò stuzzicato da quel sorriso. "No, devo ammettere che anche io non ero da meno" ammise abbassando un po' gli occhi. "E quando poi..."

Cosa? Cosa?, si chiese Spike ormai completamente catturato da quella conversazione. In pochi minuti aveva scoperto cose di Buffy che lei non gli avrebbe mai detto. E l'immagine della ragazzina adorante si stava lentamente sgretolando. Cosa diavolo è successo dopo?

"Vuoi dire quando io e Faith ci siamo baciate?" gli chiese Buffy con un risolino.

Baciate? Buffy aveva baciato un'altra donna?, Spike per poco non perse l'equilibrio in bilico sulla balaustra. Spalancò la bocca per lo shock.

Angel, intanto, la guardava divertito e ammaliato. Buffy era splendida sotto la debole luce del portico con la sua giacca sulle spalle e un'espressione maliziosa sul bel viso. Le si avvicinò un poco. "Devo ammette