
÷ Lascia che l'uomo sia il cacciatore e tu la preda. Preoccupati solo di non correre più veloce di lui ÷
Buffy Summers s'immise sulla strada principale. Antiche querce fiancheggiavano il viale e i loro alti rami formavano una volta di rigogliosa vegetazione. I raggi del sole penetravano attraverso le folte foglie e il profumo di rose riempiva l'aria. Svoltò lungo il vialetto d'accesso e diresse la macchina verso il retro della casa.
Erano due anni che non tornava a Sunnydale. Sua madre era partita insieme a sua sorella per una vacanza, dopo il diploma di quest'ultima, e lei, nonostante questo, aveva deciso di trascorrere parte della sua estate lì. Amava quella cittadina e più di tutti amava quella casa a cui erano legati tanti ricordi della sua infanzia e adolescenza. Con le persiane verde scuro e i muri bianchi appena ridipinti, la vecchia casa le appariva familiare come sempre. Nell'ampia veranda c'erano ancora le comode sedie a dondolo di vimini. Il giardino, che nessuno aveva curato da quando la madre era partita un paio di settimane prima, aveva bisogno di alcuni piccoli lavori, l'erba andava tagliata e le aiuole liberate dalle erbacce.
Buffy parcheggiò la macchina vicino al piccolo portico sul retro. Lentamente girò la testa. Il vicino di casa, William Pratt, stava attraversando il giardino venendo verso di lei.
Alto e slanciato, era a piedi nudi e indossava soltanto un paio di pantaloni corti. I capelli erano arruffati e nel volto splendevano meravigliosi occhi blu. Buffy sapeva cosa l'aspettava. Il suo cuore cominciò a battere sempre più forte mentre osservava, attraverso il parabrezza, l'uomo che si avvicinava. Da ragazzina aveva preso un'indimenticabile cotta per Spike, come veniva chiamato all'epoca, e lui non l'aveva degnata neppure di uno sguardo.
Emettendo un sospiro di rassegnazione, estrasse la chiave dal cruscotto e afferrò la borsa. Avrebbe scaricato la macchina la mattina seguente. Uscendo dall'auto si stirò per una seconda volta.
"Buffy?" chiese Spike quando le fu vicino. "Buffy Summers, vero?"
Lei sentì il cuore batterle forte nel petto, le mani erano umide di sudore e un brivido le percorse il corpo. Possibile che non fosse cambiato nulla dall'ultima volta che l'aveva visto? I vecchi e a lei ben noti sentimenti riaffiorarono all'improvviso e per un istante immaginò che lui la stringesse fra le braccia e la baciasse.
Quante volte si era sognata quella scena, un sogno che mai si era realizzato.
"Bene, bene. La piccola Buffy Summers è tornata ed è diventata donna" commentò lui incrociando le braccia sul petto muscoloso. Appoggiandosi al cofano della macchina, percorse con lo sguardo il corpo di Buffy e dal luccichio che gli comparve negli occhi, lei intuì che Spike apprezzava ciò che vedeva.
Quella sfacciataggine la infastidiva, ma non era nello stato d'animo giusto per affrontarla. Gli lanciò uno sguardo di sfida concentrandosi affinché i suoi occhi non finissero su quel petto abbronzato e muscoloso che le si stagliava davanti. Era cresciuta e non aveva intenzione di farsi prendere in giro da quell'uomo una seconda volta. Aveva già sofferto abbastanza a causa sua.
"Antipatico come sempre, William Pratt" replicò, rifiutando di lasciarsi intimidire. Il tempo l'aveva resa più scaltra, non era più la semplice e timida ragazzina incapace di difendersi; era venuto il momento che quell'impertinente vicino di casa lo capisse.
Trentaquattro anni, più bello che mai e dotato di un fascino particolare, lo conosceva da quando era bambina. Aveva tentato, anni prima, di conquistarlo con ogni mezzo a sua disposizione, aveva cercato di apparire una donna attraente e disinibita ma aveva " ahimé " miserabilmente fallito. La differenza di età aveva giocato a suo sfavore. Una dolorosa delusione d'amore vissuta ai tempi del liceo e il cattivo esempio datogli dalla madre avevano reso Spike estremamente diffidente verso le donne al punto da preferire brevi storie senza futuro a relazioni più impegnative. Un eterno playboy, insomma, il cui motto preferito era amale e lasciale, ricordava Buffy ed era certa che nulla fosse cambiato da allora.
Spike non era invecchiato: le forti spalle e il torace liscio brillavano al sole in quel tardo pomeriggio.
Sospirò, troppo stanca persino per sorridergli. Ma qual era il problema? Era in grado di riconoscere le cause perse. Lui l'aveva sempre ignorata e lei aveva rinunciato alla speranza che tra loro potesse nascere una relazione.
Lui era l'irraggiungibile Spike.
"Sei qui in vacanza?" le chiese.
"Sì"
"Guardandoti si direbbe proprio che ne hai bisogno!"
"Oh, grazie Spike. Non mi ricordavo fossi così gentile" sbottò e, incamminandosi verso la casa, aggiunse: "Ciò di cui ho bisogno ora è una bella dormita, ci vediamo"
"Ti fermerai molto?" le chiese Spike ma lei, scrollando le spalle, continuò a camminare senza voltarsi. Era troppo stanca per dargli retta e per fare qualsiasi cosa che non fosse andare a letto e dormire.
L'interno della casa era accogliente come sempre e l'aria era fresca. Buffy gironzolò un po' al piano terra e si diresse poi verso la scala che portava alla zona notte. Salì rapidamente le scale, raggiunse quella che era sempre stata la sua stanza e si mise immediatamente a letto, felice che qualcuno lo avesse preparato con fresche lenzuola, ma troppo assonnata per pensare a chi le avesse fatto un tale, gradito favore.
Il giorno seguente avrebbe iniziato a fare progetti per il futuro. Non quella sera. Il viaggio era stato faticoso, noioso e infinitamente lungo. Dopo un secondo si addormentò pesantemente.
***
"Buongiorno dormigliona!"
La mattina seguente una voce familiare svegliò Buffy. Socchiudendo gli occhi vide la sua migliore amica appoggiata allo stipite della porta. Willow era sempre di buon umore la mattina, qualità che a lei mancava da sempre.
"Vattene" bofonchiò affondando la testa nel cuscino e tentando di non ascoltare i passi leggeri che si avvicinavano al letto.
Sentì il profumo di caffè appena fatto riempire la stanza. Scostò lentamente il cuscino di qualche centimetro e guardò borbottando: "Ti posso perdonare solo se hai una tazza di caffè…"
Willow si sedette su un angolo del letto e sorrise. "Quando sei arrivata? Pensavo mi chiamassi, se non fossi passata di qui ieri sera non avrei saputo che eri già a casa"
"Ieri sera ero troppo stanca per chiamarti. Non trovi che sia terribilmente presto per una visita?"
Buffy rinunciò definitivamente all'idea di tornare a dormire e appoggiandosi alla sponda del letto prese delicatamente la tazza di caffè che le porgeva l'amica.
"Ho aspettato fino alle dieci prima di svegliarti" si giustificò Willow.
"Sono le dieci?" Scosse la testa per svegliarsi e sorseggiò il caffè. "Uhm, è delizioso. Ti perdono"
"Come stai?" si informò Willow inclinando la testa come per studiarla.
"Male, grazie. È un'ingiustizia. Ogni volta che ti vedo sei sempre più bella mentre io inizio ad accusare il tempo che passa"
Willow rise di cuore. Nonostante avessero la stessa età, la differenza di qualche mese tra i loro compleanni aveva creato quel vecchio gioco tra loro.
"Quando sono passata di qui ieri sera Spike mi ha detto di averti vista e così sono venuta a bussare, ma stavi già dormendo. È stato stancante il viaggio?"
"Sì, non è certo una passeggiata da Los Angeles a Sunnydale"
"Avresti dovuto fermarti per un pò a metà strada, non ti saresti stancata tanto"
"Avevo voglia di arrivare" spiegò Buffy sorseggiando il suo caffè.
"Lo immagino, come ti vanno le cose? So che non deve essere stato facile l'ultimo periodo all'università. Tutti quegli esami…"
"Sì, ma finalmente ho finito." disse Buffy con un sorriso. "Adesso devo solo trovarmi un lavoro. Magari qui a Sunnydale. Oppure potrei tornare a Los Angeles, ho molti amici lì"
Buffy in realtà non aveva la minima idea di cosa fare del suo futuro. Si era appena laureata e la sua famiglia era lontana. Si sentiva sola e abbandonata come mai in vita sua.
"Hai buoni amici anche qui e una famiglia" le ricordò affettuosamente Willow.
"Lo so"
"A proposito di famiglia, ti faccio vedere una cosa che ho trovato mentre aiutavo tua madre a ripulire la soffitta. Aspetta solo un minuto"
Willow si alzò di scatto e uscì velocemente dalla stanza.
La sua amica era dotata di un'incredibile energia e Buffy l'aveva sempre invidiata per questo. Terminò di bere il caffè e si riavvolse nelle coperte. Presto avrebbe deciso cosa fare della sua vita, aveva soltanto bisogno di un po' di tempo. Per ora voleva godersi le cose come capitavano, senza progettare niente.
"Guarda cosa ho trovato" disse Willow mostrandole un vecchio libro con una consunta copertina di pelle scura. "Ne ho letto soltanto alcuni passi ma ti assicuro che è divertentissimo" Buffy prese il volume e passò leggermente la mano sulla copertina. "Cos'è?"
"E' il diario della tua bisnonna Megan. Iniziò a scriverlo nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il diario le fu regalato in quell'occasione da suo padre, e tua madre dice che continuò a scriverlo fino a quando non ebbe il secondo figlio. Devi assolutamente leggerlo. In pratica è una ricetta su come accaparrarsi l'uomo giusto e sposarlo"
"Una ricetta per conquistare l'uomo giusto?"
"Sì, lei la chiama proprio così. Una ricetta che spiega come sedurre un uomo e come farlo innamorare. È veramente uno spasso. Puoi leggerlo in questi giorni mentre ti riposi, scommetto che ti farà sorridere"
"Lo hai letto?" chiese Buffy mentre, affascinata, osservava la prima pagina. Lo aveva scritto la sua bisnonna, pensò, una parte della storia della sua famiglia era in quelle pagine. Megan aveva avuto una calligrafia splendida, chiara e molto curata. Iniziò a leggere il primo paragrafo.
"Leggilo quando sei sola, è tutto tuo" le disse l'amica. "Cosa vorresti fare oggi? Potremmo pranzare fuori, conosco un ottimo ristorante" Le tolse di mano il libro e l'appoggiò sul comodino.
"Per me è perfetto" acconsentì Buffy, felice di avere qualcuno che si prendeva cura di lei. Aveva dovuto badare a se stessa per così tanto tempo a Los Angeles che non era più abituata ad essere coccolata.
"Penso di essere innamorata" confessò inaspettatamente Willow.
"Davvero?" chiese Buffy, spalancando gli occhi sorpresa.
Lei e Willow avevano la stessa età e nessuna delle due aveva ancora trovato l'anima gemella. Naturalmente lei non l'aveva ancora incontrata ma c'era una ragione, anche se non l'avrebbe mai confessata a nessuno: William Pratt. Lo usava come metro di paragone per gli uomini che la invitavano a uscire e fino a quel giorno nessuno si era dimostrato all'altezza di Spike. Prima o poi avrebbe dovuto smetterla, altrimenti si sarebbe ritrovata ad essere una vecchia zitella.
"Chi è il fortunato?" chiese Buffy alzandosi dal letto e frugando nella borsa da viaggio alla ricerca di qualche cosa da indossare.
"E' un vecchio amico di Spike, si è trasferito qui da poco, si chiama Daniel Osbourne, ma tutti lo chiamano Oz, ed è il nuovo veterinario di Sunnydale"
"Un veterinario! Ma tu odi gli animali!"
"E questo cosa c'entra?" replicò l'amica. "Io amo lui non gli animali che cura. È una persona deliziosa e, soprattutto, non è per nulla noioso"
"Quanti anni ha?"
"Deve avere la stessa età di Spike perché si sono conosciuti all'università"
"Mai stato sposato?"
Willow fece segno di no con la testa.
"Sono contenta per te, Will. Quando avrò il piacere di conoscere Oz?"
"Vi inviterò a cena a casa mia una sera oppure potremmo uscire a bere qualcosa. Ma adesso sbrigati a vestirti, abbiamo molte cose da fare oggi e non intendo certo sprecare una giornata"
***
Era pomeriggio inoltrato quando Willow riaccompagnò Buffy a casa. Il pranzo era stato delizioso. Buffy aveva anche incontrato un paio di vecchi amici che le avevano chiesto quanto si sarebbe fermata a Sunnydale e si erano accordati per vedersi, prima della sua partenza. Willow poi l'aveva trascinata verso il nuovo centro commerciale, e le aveva mostrato alcuni negozi insistendo affinché comprasse qualche vestito nuovo.
I due vestitini estivi che aveva appena acquistato erano davvero molto carini, forse li avrebbe messi…
"Buffy?" la chiamò Spike.
Voltandosi si chiese cosa mai avesse William Pratt per turbarla tanto. Aveva incontrato uomini affascinanti, alcuni anche di successo, a Los Angeles eppure nessuno di loro aveva mai provocato una tale reazione nel suo corpo. Il volto le si colorava di rosso, le mani cominciavano a sudare e il cuore le batteva più forte nel petto. Che le faceva quell'uomo?
Spike era probabilmente appena tornato dall'ufficio. Indossava un vestito grigio scuro e una camicia bianca che evidenziava l'abbronzatura nonostante fosse solo l'inizio dell'estate.
"Ciao Spike" lo salutò, cercando di mantenere la calma.
La cravatta era slacciata come lo erano i primi bottoni della camicia. Lo preferiva con un paio di jeans e lo spolverino di pelle che gli vedeva sempre addosso da quando erano al liceo, pensò Buffy, ma il taglio di quel vestito metteva in evidenza le spalle larghe e la splendida figura. Sentiva il suo sguardo su di sé e abbassò gli occhi temendo che potesse leggere nei suoi pensieri.
"Te ne sei andata in fretta ieri sera" disse lui quando la raggiunse.
"Ero stanca, il viaggio è stato molto faticoso"
Avvicinandosi, lui le accarezzò dolcemente il viso con un dito. "Hai un aspetto migliore oggi ma sembri ancora esausta. Hai passato un brutto periodo?"
"Piuttosto stressante in realtà" rispose lei, percependo il delicato tocco della mano di lui sul suo volto. Deglutendo a fatica ricordò a se stessa che Spike non le interessava, non doveva interessarle. Non aveva alcun senso credere a un sogno che mai si sarebbe realizzato. Ci aveva sperato anche troppo in passato. Era ora di darci un taglio.
"Ti sei stancata di Los Angeles?"
"Mi sono stancata di tutto, veramente. Sono qui in vacanza. Magari ci rivedremo" Sorrise educatamente e si incamminò verso la casa. Dopo pochi passi fu raggiunta dalla sua voce.
"Se hai bisogno di qualcosa sai dove trovarmi"
"Grazie Spike, ma Willow è sempre nei paraggi e poi questa é casa mia" Una volta ancora notò il contrasto tra il bianco della camicia e la perfetta abbronzatura domandandosi dove trovasse il tempo, un avvocato di successo come lui, di trascorrere tanto tempo al sole. Sapeva che era un ottimo avvocato. Anni prima lo aveva seguito in tribunale e aveva assistito ad un'udienza. Spike, sebbene allora fosse solo un praticante, aveva dimostrato di quanta grinta e serietà fosse dotato. Era certa che l'esperienza avesse accresciuto la sua professionalità.
"E' da un pezzo che non ti si vede"
"Sono venuta a Sunnydale lo scorso Natale" tagliò corto Buffy che, desiderosa di togliersi da quella situazione, aveva lo sguardo puntato alla porta di casa.
"Credevo fosse più tempo" continuò lui.
"Okay Spike, adesso devo proprio andare, questi pacchetti iniziano a pesare. Ci vediamo" Si voltò e si affrettò verso casa.
Spike la osservò mentre saliva i gradini del portico e apriva la porta. Per un istante seguì i suoi movimenti. Aveva la sensazione che qualcosa non girasse per il verso giusto. Poi, all'improvviso, capì cosa c'era di tanto strano: Buffy non l'aveva corteggiato. Da quando la conosceva lo aveva sempre fatto. Quando era una ragazzina gli stava costantemente intorno e faceva l'impossibile per farsi notare e dimostrargli che era cresciuta, che non era più una bambina. E anche durante i primi anni del college Buffy non aveva smesso di cercare di sedurlo.
Che cosa era cambiato ora? Era stata gentile, tuttavia il suo modo di fare non era quello che lui conosceva. Sembrava distante. Le era forse passata la cotta che da anni aveva per lui?
***
Dopo essersi cambiato, Spike scese al piano terra. La casa era in tutto e per tutto simile a quella Summers; entrambe erano di due piani con ampie stanze. Lui vi aveva apportato delle piccole modifiche da quando il padre era andato a vivere in Florida.
Per un momento cercò di ricordare come era arredata la casa prima della separazione dei suoi genitori e l'unica immagine che gli apparve fu quella di una sedia a dondolo di ciliegio. Era troppo piccolo allora per avere ricordi più chiari, la madre lo aveva lasciato quando aveva soltanto tre anni.
Prese una birra dal frigo e guardò fuori dalla finestra. Osservò il giardino di casa Summers, non c'era nessuno.
Cosa stava facendo Buffy? Aveva già pensato a come trascorrere il weekend? Pensò che sabato avrebbe potuto portarla a cena in qualche locale, magari quello nuovo che avevano appena aperto in città. Afferrò la cornetta del telefono e chiamò casa Summers. Buffy rispose al secondo squillo.
"Ciao Buffy. Pensavo potremmo cenare assieme sabato, cosa ne pensi?" chiese, sicuro di sé e della risposta affermativa che avrebbe ricevuto.
"Mi spiace Spike, ma ho già un impegno. Grazie lo stesso"
Sorpreso, si rese conto che non era preparato ad una risposta così diversa. Non aveva previsto un rifiuto, Buffy era davvero cambiata. Una volta non avrebbe mai rifiutato un invito da parte sua.
"Nessun problema" continuò lui. "Possiamo uscire venerdì"
"Domani?"
"Sì"
"No, mi spiace. Ho un invito a cena. Magari qualche altra volta, Spike. Adesso devo andare, sto cucinando. Ciao"
Se cercava una prova che Buffy non fosse più follemente innamorata di lui l'aveva appena trovata.
La curiosità aumentò. Essere un avvocato di successo significava saper ottenere rispose esaurienti a tutte le domande che poneva ai suoi clienti.
Voleva scoprire perché Buffy aveva inaspettatamente rifiutato il suo invito e per farlo doveva scoprire che tipo di ragazza era diventata.
La faccenda lo intrigava.
***
La sveglia sul comodino segnava le nove, quando Buffy si mise a letto. Si sentiva debole. La giornata trascorsa con l'amica era stata stancante ma le aveva ridato un po' di buonumore.
Notò il diario sul comodino e lo prese. Incuriosita lo sfogliò, stupita dalla bellezza delle illustrazioni al bordo di ogni pagina. Inizio a leggere:
"Il giorno del diciottesimo compleanno è una data molto importante. Presto dovrò cercarmi un marito e sistemarmi. Patricia Blaine si è fidanzata e non ha ancora compiuto diciassette anni. Sento che mio marito è là fuori da qualche parte ed è compito mio trovarlo. Ho chiesto alla mamma e alle zie come devo fare e loro mi hanno dato un sacco di consigli, alcuni buoni e altri cattivi. Dopo averle ascoltate ho deciso che scriverò una ricetta per trovare l'uomo dei miei sogni, l'uomo che presto sposerò"
"Bene, cara bisnonna Megan, spero proprio che tu abbia una buona ricetta da darmi" mormorò Buffy mentre voltava la prima pagina.
"La prima cosa che devi tenere a mente è che gli uomini sono dei cacciatori. Tu sei la preda. Uno sguardo fugace può andar bene, ma credo che in questi tempi così spregiudicati la timidezza e la riservatezza siano ottime esche. Io non sarò mai tanto impudente da rivolgere per prima la parola a un uomo o da mostrargli con il mio comportamento che sono attratta da lui. Lui ama essere il cacciatore, così mi ha detto zia Ernestina. Nonostante la maggior parte degli uomini non vada più a caccia, rimane in loro un ancestrale bisogno di farlo. Rimarrò quieta e aspetterò il mio cacciatore. Mi domando se Frederick mi abbia notato. Gli passerò vicino domenica in chiesa e gli lancerò uno sguardo fugace. Chissà se funzionerà"
Buffy scorse rapidamente le pagine seguenti fino a che trovò quella riguardante la domenica. La storia di Megan la coinvolgeva, era ansiosa di conoscere il risultato della prima ricetta. Non aveva mai incontrato il suo bisnonno né ricordava il suo nome. Forse era Frederick? Se così fosse stato, significava che la ricetta di Megan aveva funzionato.
"Frederick mi ha rivolto la parola dopo la messa. Io non mi sono fermata, gli ho detto che dovevo tornare a casa per aiutare mia madre a preparare il pranzo. Non sono stata scortese, ma ho continuato a camminare e a fingermi distratta. Lui mi ha seguito fino a casa: è la prima volta che si accorge di me. Forse zia Ernestina ha ragione, devo fare in modo che Frederick mi dia la caccia. Il segreto è non correre più veloce di lui"
Smise di leggere e sorrise. Come erano cambiati i tempi, pensò. Che cosa avrebbe pensato la bisnonna se avesse visto come era cambiata in poco meno di mezzo secolo la società?
Ripensò all'incontro con Spike nel pomeriggio: per la prima volta da quando si conoscevano non era stata lei, ma lui a seguirla. Lei si era comportata con distacco perché non era nello stato d'animo adatto per chiacchierare e non vedeva l'ora di posare quei pesanti pacchi, lui, invece, aveva cercato di trattenerla, e le aveva persino telefonato per invitarla ad uscire.
Prese di nuovo il diario e rilesse quel passo. Forse c'era un briciolo di verità nella prima ricetta di Megan? Il giorno seguente sarebbe andata avanti nella lettura. In fondo non aveva molte cose da fare a Sunnydale se non riposare.
Per un istante desiderò poter vedere nel futuro. Qualcosa sarebbe cambiato in Spike se lei avesse continuato a seguire i consigli di Megan? Sorridendo spense la luce e nel buio della stanza pensò alla prossima mossa da fare. Sarebbe bastato fingere indifferenza per attirare l'attenzione di un uomo che fino al giorno prima l'aveva sempre ignorata?
÷ Non accettare mai un invito all'ultimo momento. Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata ÷
Erano mesi che Buffy non dormiva così profondamente. Quando si svegliò, si sentì come rigenerata. Vestendosi lanciò un veloce sguardo al diario appoggiato sul comodino accanto al letto e sorrise leggermente. Che stupidi pensieri le avevano affollato la mente la sera prima! Credere, anche per un solo istante, che i consigli della bisnonna le avrebbero fatto incontrare l'uomo dei suoi sogni era stata una follia. Doveva essere davvero molto stanca.
Quando scese in cucina per preparare la colazione si rese conto che era mattina inoltrata. Non riusciva a credere di aver dormito così a lungo. Ma gli ultimi mesi all'università erano stati estremamente stancanti e il suo corpo aveva bisogno di riposo. Per la prima volta dopo settimane, si sentì fresca e pronta per affrontare una nuova giornata. A cominciare dal curare il giardino di casa.
Buffy trascorse la giornata tagliando il prato, potando le rose e liberando le aiuole dalle erbacce. Indossava un top e un paio di pantaloncini corti di jeans e, a metà giornata, iniziò a sentire il calore del sole così, per proteggersi le spalle, si coprì con una maglietta di cotone. Non voleva rischiare di scottarsi ma lavorare sotto il sole in una bella giornata di inizio estate la faceva sentire bene.
A metà pomeriggio aveva finito. Il giardino era perfetto: un giardiniere professionista non avrebbe potuto fare di meglio. Orgogliosa del suo lavoro, Buffy si preparò una caraffa di limonata e dopo essersene versata un bicchiere colmo si andò a stendere sotto l'ombra di un'enorme quercia. Doveva fare la doccia e prepararsi per la cena con Willow e Oz ma c'era ancora un po' di tempo e voleva utilizzarlo al meglio concedendosi un breve ma meritato riposo.
Quando, due minuti dopo, la macchina sportiva di Spike entrò vialetto d'accesso al garage, Buffy stava pensando a ciò che aveva letto la sera precedente prima di addormentarsi. Sorseggiando la limonata si domandò se avrebbe avuto il coraggio di ignorarlo. Un comportamento freddo e distaccato avrebbe attirato l'attenzione di Spike? O lo avrebbe soltanto aiutato a rimanere lontano da una scocciatura?
Lo osservò scendere dall'auto reggendo una ventiquattrore colma di documenti. Evidentemente si stava portando del lavoro a casa per il weekend. Allontanò lo sguardo da Spike sperando che lui non la notasse.
"Se rimani ancora cinque minuti, mi cambio e ti raggiungo" le gridò invece lui dopo averla vista.
Lei lo osservò e sentì il cuore batterle forte nel petto. I capelli splendevano al sole e il vestito che indossava esaltava la sua figura e gli conferiva un'aria di sicurezza e successo. Nonostante fosse la fine della giornata Spike non mostrava alcun segno di stanchezza, anzi appariva fresco e rilassato.
Buffy accennò di sì con la testa senza però rispondere e poi si stese di nuovo sul prato studiando la forma delle poche nuvole in cielo. Non poteva negare a se stessa che in passato aveva provato una forte attrazione per Spike Pratt e che ora nutriva un sentimento particolare nei suoi confronti, ma questo non significava che si sarebbe messa a fantasticare su una storia d'amore a lieto fine fra loro due. Non era più una ragazzina. Era cresciuta ormai e aveva smesso sognare ad occhi aperti fatti irrealizzabili.
Era stupita da quanto interesse le mostrasse Spike ma probabilmente lui si sentiva soltanto in dovere di tenere d'occhio la figlia della sua vicina mentre lei non c'era. Niente di più.
Dieci minuti dopo Spike attraversò il prato che divideva le due case e la raggiunse alla grande quercia. Si era cambiato e ora indossava una maglietta nera e un paio di jeans anch'essi neri. Avvicinandosi percorse con lo sguardo il corpo di lei. Le gambe, piegate all'altezza del ginocchio, erano nude e i pantaloncini erano arrotolati fin quasi all'inguine. La pelle, liscia e chiara, sembrava seta. La maglietta che indossava aveva delle macchie color verde chiaro: il risultato del lavoro in giardino, evidentemente. I capelli erano in disordine e un'ombra rosa colorava le sue guance.
Era cresciuta. Vivere a Los Angeles le aveva conferito un'aria da donna matura, tuttavia l'espressione del volto rivelava ancora innocenza. Era bella e Spike se ne rese conto in quel momento. Si non si era mai accorto fino a quel momento quanto fosse bella. Che sciocco!
Si accorse di lui, si voltò e gli sorrise. Spike esitò un istante: la sensualità di Buffy lo aveva sorpreso. Non era più abituato alla bellezza? O c'era qualcosa di speciale in lei?
"C'è della limonata fresca, se vuoi" gli disse con disinvoltura. "Ma devi prenderti un bicchiere in cucina"
"Posso bere dal tuo" rispose Spike, sedendosi accanto a lei e sorridendole per lo sguardo di sorpresa che le lesse negli occhi.
"Hai avuto una giornata pesante?" continuò mentre prendeva il bicchiere dalle sue mani. Buffy si scostò di qualche centimetro, poi tentò goffamente di allontanare i capelli che le erano scesi sul viso come se non sapesse dove mettere le mani.
Forse non era diventata poi così sofisticata come lui immaginava, pensò Spike, poi si versò la limonata e la bevve avidamente.
"Buona, non troppo dolce. L'hai fatta tu?"
"Sì. È da un pezzo che non ci vediamo, come ti vanno le cose?"
Spike si trattenne dallo scoppiare a ridere per la poca originalità della domanda. "Come sempre, e tu?"
"Mi sono appena laureata e per ora non mi lamento"
"Willow mi ha detto che ti fermerai per un po'" osservò porgendole il bicchiere vuoto.
"Sì, almeno un paio di settimane"
Buffy prese il bicchiere stando attenta a non toccare la mano di Spike.
"E poi?"
"Non lo so con certezza, sono tornata qui per schiarirmi le idee"
Spike sentì che Buffy era restia a parlare e, come era abituato a fare in tribunale con i testimoni, iniziò a incalzarla.
"Pensavi che una volta laureata saresti stata pronta a conquistare il mondo, vero?" Le percorse il corpo con lo sguardo, soffermandosi prima sul seno nascosto dalla maglietta per scendere, poi, sulla vita sottile e le gambe affusolate che lo invogliavano ad accarezzarle. Immaginò di farlo per scoprire se la pelle era così vellutata come sembrava.
"Sì, ma non pensavo che sarebbe stato così difficile"
"Ti stai riferendo al trovare un lavoro?"
"Già" tagliò corto Buffy. "E tu? Sei sempre l'avvocato più promettente di Sunnydale?"
"Ho uno studio tutto mio"
"Sono sicura che sei diventato un ottimo avvocato"
"Faccio del mio meglio. Ad ogni modo cosa fai questa sera?" chiese all'improvviso.
"Esco, come ti ho già detto"
"Con chi?" Il tono di Spike risultò più brusco di quanto lui intendesse.
"Non sono affari che ti riguardano, ma se lo vuoi sapere esco con Willow"
Lui emise un sospiro di sollievo. Buffy aveva rifiutato il suo invito per uscire con la sua migliore amica. Poteva capirla. Dopotutto non si vedevano da parecchio tempo e avevano chissà quante cose da raccontarsi. "E domani, hai da fare?"
"Che cos'è, un interrogatorio?" protestò lei. "Qui non siamo in tribunale, Spike"
"Ero solo curioso. Sei appena arrivata e mi stupisce sapere che sei già così impegnata"
"Ci sono tante cose di me che non conosci" mormorò lei. "In fondo non siamo mai stati amici per la pelle, e poi è da molto tempo che non ci vediamo"
"Domani sera a cena?" insistette lui.
"Non ti arrendi mai? Ti avevo detto che ho un impegno. Ho un appuntamento con Riley Finn. L'ho incontrato casualmente ieri al centro commerciale e mi ha invitato a cena per parlare un po' dei vecchi tempi"
Spike aggrottò la fronte. Appoggiò la schiena alla grande quercia e passò una mano sul terreno, toccando le forti radici. Riley Finn aveva circa la stessa età di Buffy e si erano frequentati per un pò quando lei studiava ancora a Sunnydale.
"Cosa ne dici di sabato pomeriggio?" propose. "Potremmo giocare a tennis"
"Magari"
La osservò di nuovo. Aveva gli occhi chiusi. Sdraiata sul prato, teneva in equilibrio il bicchiere di limonata sullo stomaco. I capelli biondi erano lunghi abbastanza da coprirle le spalle. Si ricordò di quando Buffy se li era fatti crescere fino a metà schiena perché lui le aveva detto che li preferiva lunghi. Allora era stata poco più di una bambina. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per accontentarlo.
"Se non ti va di giocare a tennis potremmo andare al mare e fare una nuotata e per concludere potremmo farci un aperitivo al Bronze"
Voleva passare un po' di tempo con lei a tutti i costi. Si stupì di quell'insistenza. Di solito non si comportava così. Quando una donna rifiutava un suo invito, pensava che fosse lei a perderci. Lui ne avrebbe trovate a centinaia pronte a prendere il suo posto. Quello che gli mancava non erano certo le prede disponibili.
Buffy aprì gli occhi e lo guardò attentamente per un breve istante, poi diresse lo sguardo verso l'orizzonte. "Non so se sono libera sabato pomeriggio. Comunque possiamo organizzarci per un pomeriggio della settimana prossima…"
Spike sorrise lentamente. C'era voluta più perseveranza di quanto aveva immaginato. Era certo che prima o poi avrebbe accettato un invito. Sapeva come convincere una donna.
"Magari il prossimo weekend?" gli propose lei dopo un minuto di silenzio. "Non credo di essere libera sabato, ma mi piacerebbe molto andare al mare. Domenica prossima mi andrebbe bene"
"E allora perché non possiamo andarci questa domenica?"
"Hai intenzione di comportarti come mia madre?" ribatté Buffy con aria divertita. "Sono ormai grande abbastanza per disporre del mio tempo senza dover rendere conto a nessuno di quello che faccio"
Lui scosse la testa. "Sono solo curioso"
"Deformazione professionale, suppongo" commentò Buffy. Poi guardò l'orologio e, dopo aver raccolto il bicchiere, si sollevò di scatto.
"Te ne vai?" chiese lui e, alzandosi, le si mise di fronte.
"Sì, devo prepararmi per stasera" rispose guardandolo con prudenza. Era così vicino che poteva avvertire il calore del suo corpo, poteva sentire il profumo che emanava la sua pelle mischiato all'odore dell'erba appena tagliata.
"Non uscire questa sera, resta a cena con me" disse improvvisamente Spike, meravigliandosi lui stesso per ciò che stava dicendo.
"Non posso, ho promesso a Willow ed a Oz che ci saremmo visti"
"E che importanza ha? Puoi vederli un'altra volta"
Buffy prese fiato e con la coda dell'occhio diede uno sguardo di lato come per cercare una via di fuga. "Willow ci tiene molto che io conosca Oz e poi abbiamo già organizzato tutto"
"Potresti chiedermi di accompagnarti" continuò lui appoggiandole una mano sulla spalla e accarezzandole la pelle vellutata con le dita.
"Non insistere Spike, ti prego" replicò con voce tremante. Spike provò un senso di soddisfazione notando il suo imbarazzo. Allora non le era del tutto indifferente.
"Se davvero ti fermerai a Sunnydale per alcune settimane hai tutto il tempo per vedere i vecchi amici, e anche Oz. Cena con me questa sera" continuò lui con impazienza.
Buffy, confusa, si morse il labbro inferiore. Spike, che seguiva con lo sguardo ogni suo minimo gesti, immaginò di mordere quelle dolci e morbide labbra. Gli occhi si incontrarono nuovamente e nessuno dei due ebbe la forza di abbassare o distogliere lo sguardo.
"Non posso" ribadì lei.
Lui le prese una mano. "Certo che puoi. Puoi fare quello che ti pare, Buffy" Lentamente il suo pollice iniziò a tracciare disegni sul palmo di lei. Pochi minuti ancora e avrebbe ceduto. Spike conosceva le donne e nello sguardo di Buffy si poteva facilmente leggere tutto quello che stava provando in quel momento: era confusa, smarrita ma soprattutto attratta da lui.
Avvicinandosi, le sfiorò le braccia, poi le spalle e il collo. Buffy reclinò il capo mentre lui le accarezzava sensualmente il volto. Voleva baciarla. Voleva sentire il sapore di quelle labbra così morbide sulle sue. Voleva…
"Stai tentando di corrompere il testimone?" mormorò lei.
Spike sorrise. "Non sarebbe professionale" Gli piaceva il suono della sua voce. Era bassa e sensuale. Si immaginò di essere a letto con lei e fu percorso da un fremito di desiderio. In un attimo coprì la distanza che lo separava da lei e la baciò. Per un istante sentì che gli resisteva poi Buffy si rilassò e si abbandonò nelle sue braccia.
E poi… la limonata finì sulla sua gamba!
"Maledizione!" Velocemente fece un passo indietro per evitare quel liquido appiccicoso.
"Oh, mi spiace. Ho dimenticato di avere il bicchiere in mano" cercò di scusarsi Buffy appoggiando il corpo del reato a terra. "Lascia che vada in casa a prendere qualcosa per asciugarti" continuò, non riuscendo però a nascondere un certo divertimento per quello che era successo.
"Non importa" ribatté lui tentando in qualche modo di asciugare i pantaloni.
Buffy lo guardò. "Mi spiace è stato un incidente"
"Puoi rimediare accettando il mio invito a cena"
"Sei incredibile. Non ti dai mai per vinto, vero? Ti ho detto di no. Ho promesso a Willow che sarei uscita con lei ed è quello che farò. Il discorso è chiuso"
Spike con un cenno del capo mostrò a Buffy di aver capito e di aver alla fine accettato il suo rifiuto. Inaspettatamente, però, la afferrò di nuovo e, avvicinandola a sé, premette le labbra contro le sue affondando la lingua nella sua bocca.
Buffy non si ritrasse, anzi si lasciò andare sopraffatta dalla sensualità che lui le trasmetteva. Sentiva la lingua di lui esplorare la morbida cavità della sua bocca. Per un interminabile istante il tempo sembrò fermarsi e la terra girare forte intorno a lei.
La sorpresa che aveva provato quando l'aveva afferrata lasciò spazio al desiderio: il suo corpo voleva di più ma prima che potesse rendersi conto di tutto ciò lui la allontanò.
"Almeno penserai a me questa sera" disse Spike senza fiato. Poi la baciò di nuovo, si girò e si diresse verso casa.
Come intontita, Buffy lo osservò andarsene. Era la prima volta che lui la baciava. Lei aveva provato a farlo più di una volta in passato. Ma era stata respinta e poi presa in giro per quel gesto. Oggi era stato lui a prendere l'iniziativa.
E che meravigliosa iniziativa…
Il primo bacio era stato delicato e dolce, il secondo carico di sensualità e di passione. Si passò la lingua sulle labbra: era accaduto tutto così in fretta. Pensò all'ultima frase di Spike e non le piacque, la trovava fuori luogo.
"Che essere arrogante! L'ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento è avere a che fare con un individuo che considera le donne come un piacevole passatempo" mormorò raccogliendo la brocca e il bicchiere da terra. Che presunzione immaginarla a pensare a lui mentre trascorreva una serata con altre persone.
Dirigendosi verso casa tentò di convincersi che l'attrazione che provava per Spike era puramente fisica. Parole come: amore, futuro e rispetto reciproco non avevano nulla a che fare con ciò che era appena accaduto.
Tuttavia qualcosa sembrava essere cambiato in lui. Se nel passato l'aveva sempre rifiutata, oggi aveva insistito parecchio per uscire insieme.
Immaginò cosa desiderasse Spike da lei e fu percorsa da un brivido. Di una cosa era certa: pur non volendolo quella sera avrebbe pensato a lui.
***
La cena fu molto piacevole. Oz si rivelò essere un tipo divertente e la fece sentire subito a suo agio, tuttavia non aveva il fascino e l'arroganza di Spike. In ogni caso, Buffy rideva alle battute di Oz e, di tanto in tanto, scambiava occhiate di intesa con l'amica. Proprio come quando erano adolescenti.
Quando Willow si allontanò dal tavolo per andare alla toilette, Oz si rivolse a Buffy e con un sorriso disse: "Ho sentito spesso parlare di te"
"Davvero?"
"Sì, da William Pratt"
"Oh" Nell'udire quel nome il volto le si colorò di rosa. Ripensò per un istante all'ultimo incontro e al bacio. "Spike ti ha parlato di me?" chiese fingendo indifferenza.
"Sì, quando eravamo al college"
"Beh, allora non credere a una sola delle cose che ti ha riferito" disse Buffy ridendo. Immaginava facilmente cosa poteva aver raccontato Spike di lei a quei tempi.
"Ricordo che parlava di te come di una ragazzina rompiscatole che gli girava sempre attorno e non lo lasciava mai in pace"
"Penso che avesse ragione" ammise Buffy facendo una piccola smorfia. "Avevo una tremenda cotta per lui ed ero così giovane e ingenua…"
Oz rise. "A volte pensavo, però, che a Spike in fondo facesse piacere averti sempre attorno nonostante le sue lamentele. Forse ti apprezzava per la tua determinazione, chi lo sa? Una cosa è certa. Parlava molto spesso di te"
Buffy ascoltava in silenzio. Bevve un sorso di the freddo, poi osservò il suo interlocutore con attenzione. Ecco una persona che conosce Spike dai tempi del college, pensò. "Hai conosciuto la ragazza di cui si era innamorato?" chiese improvvisamente.
L'espressione sul volto di Oz si fece seria mentre annuiva con la testa: "Drusilla Canfield"
Non aveva mai sentito quel nome, Drusilla. Era un nome affascinante...le piaceva. "Com'era? Cosa è successo tra loro?"
"Dovresti chiederlo a Spike, non credi?"
"Sì, dovrei. Ma sai benissimo che non mi risponderebbe. Era davvero innamorato di Drusilla?"
"Penso di sì"
"E lei? Lei lo amava?"
"No. Per un poco finse di esserlo. Ma era soltanto una mossa per far ingelosire il suo ex fidanzato. Spike pensava si trattasse di vero amore e si ritrovò con un pugno di mosche in mano. Non appena l'ex di Drusilla si rifece vivo, lei lo scaricò senza pensarci"
Buffy provò una fitta al cuore pensando al dolore che doveva aver provato Spike. Ora capiva perché era diventato così cinico. Le uniche due donne che aveva veramente amato, sua madre e Drusilla, lo avevano tradito, facendolo soffrire. Ma questo non lo giustificava per il fatto di averla trattata male quando era innamorata di lui. Assolutamente no. Niente l'avrebbe giustificato.
Willow tornò al tavolo. "Credo che prenderò un dolce, e voi?"
***
Erano le undici passate quando Oz e Willow l'accompagnarono a casa. Lei li invitò per un'ultima tazza di caffè, ma l'amica declinò l'invito.
Buffy sorrise. Capiva che quei due volevano restare un po' da soli prima che la serata giungesse al termine.
Mentre osservava dalla veranda la macchina che si allontanava, lo sguardo fu attratto da un movimento proveniente dal giardino di Spike. Era là? Stava aspettando che tornasse a casa? No, non era possibile. Che motivo poteva avere Spike per controllarla?
Svelta entrò in casa. Non avrebbe avuto la forza di affrontarlo. Aveva bisogno di tempo per pensare a cosa fare, e tempo per dimenticare quel bacio. Sapeva che giocare con Spike poteva essere molto pericoloso. E lei non voleva mettere in pericolo la sua stabilità emotiva.
Prima di infilarsi a letto prese il diario della bisnonna, felice di poterlo leggere prima di addormentarsi.
"Non accettare mai un invito all'ultimo momento. Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata. Fagli credere di doverti sacrificare per passare del tempo con lui. Questo consiglio è di zia Ernestina. Fingi di avere sempre mille cose da fare e soprattutto fagli sapere che sei molto corteggiata. Agli uomini piace dare la caccia alle donne di successo"
Buffy annuì. Ciò che aveva appena letto aveva senso. Spike si era impuntato non appena Buffy aveva rifiutato il suo invito, ed era diventato insistente quando lei gli aveva detto che sarebbe uscita con Riley. "Interessante…" disse.
Nei prossimi giorni avrebbe finto di essere sempre molto impegnata e troppo occupata per concedergli del tempo.
Rise dolcemente e si rimise a leggere il diario di Megan.
÷ Una donna deve sempre essere perfettamente agghindata e non apparire mai come un maschiaccio ÷
Buffy rilesse quella frase, sbadigliando. Aveva sonno tuttavia non riusciva a distogliere gli occhi dalle pagine del diario della bisnonna. Ne era affascinata. In quel passo Megan raccontava di come la madre le consigliava di vestire sempre in modo appropriato e di non seguire la nuova moda che voleva che anche le ragazze indossassero i pantaloni.
"Invece io trovo che le ragazze con i pantaloni stiano bene. La mamma, però, non ne vuole proprio sapere di comprarmene un paio. Devo fare qualche cosa per attirare l'attenzione di Frederick. Ecco, mi farò comprare un paio di vestiti di pizzo molto femminili. Se non posso essere alla moda, almeno sarò femminile. Spero così di attirare la sua attenzione"
Buffy chiuse il libro e lo appoggiò sul comodino. Voleva scoprire se Megan era riuscita ad attrarre Frederick giocando la carta della femminilità ma gli occhi le si chiudevano dal sonno. Avrebbe aspettato il giorno seguente. Si raggomitolò nel letto stringendo il cuscino tra le braccia. Prima di addormentarsi però cercò di immaginarsi vestita in modo veramente femminile, e non con i soliti jeans o pantaloni. Come avrebbe reagito Spike?
"Diventerò pazza" mormorò Buffy la mattina seguente mentre, sorseggiando un caffè, decideva di andare in centro alla ricerca di una boutique alla moda. Dopotutto era in vacanza e anche se non aveva ancora un lavoro, non sarebbe certo stato l'acquisto di due o tre vestiti a mandarla in rovina.
Voleva comprare qualcosa di carino da indossare in occasione dell'uscita con Riley. Sebbene non fosse Riley che voleva stupire, bensì Spike. Maledetto bacio!
"Dopotutto" si disse ad alta voce mentre saliva al piano di sopra per vestirsi. "Spike è un uomo. Per quale motivo non dovrebbe apprezzare la femminilità?"
***
Quando Riley suonò alla porta di casa, Buffy si era già specchiata una quindicina di volte. Indossava uno dei quattro vestiti che aveva acquistato nel pomeriggio.
Riley era alla porta e Buffy non era sicura di aver fatto la cosa giusta. Forse aveva esagerato eppure non si sentiva a disagio con quel nuovo look.
La scollatura del vestito evidenziava il collo e le spalle. Il tessuto attillato sottolineava una figura perfetta e la gonna, corta ma non troppo, esaltava alla perfezione le gambe. Era anche andata dal parrucchiere per accorciare un poco i capelli e il nuovo taglio le evidenziava maggiormente la forma del viso. Per concludere si era truccata in modo da accrescere la bellezza degli occhi. In poche parole si sentiva e appariva un vero schianto.
"Ciao Riley" lo accolse Buffy con un sorriso.
Riley era molto più alto di lei con grosse spalle e capelli biondo scuro. Sicuramente un bel ragazzo. Mentre usciva, chiudendosi la porta alle spalle, Buffy si domandò perché non era attratta fisicamente da Riley. Lo conosceva da parecchi anni, avevano trascorso molto tempo studiando insieme, tuttavia non c'era mai stata la benché minima attrazione fisica da parte sua. Erano buoni amici e nulla di più.
"Riley, che piacere vederti!" Spike era vicino alla macchina di Riley e, avvicinandosi per stringeva la mano al ragazzo, lanciò uno sguardo a Buffy.
I loro occhi si incontrarono per un istante.
"Buffy…" pronunciò lui quasi sottovoce, stupito dalla sua sensualità.
"Ciao Spike" rispose lei, provando un inaspettato senso di colpa. Il cuore le batteva velocemente nel petto. Prese fiato. Non aveva fatto nulla per sentirsi in colpa. Era maggiorenne e poteva uscire con chi le pareva senza dover rendere conto a nessuno. Specie a lui. Pensò a ciò che aveva letto la sera precedente nel diario della bisnonna. Forse era una fortuna che Spike la vedesse uscire con Riley.
"Come stai Spike?" intervenne Riley stringendogli la mano.
"Non mi posso lamentare e tu?"
"Gli affari vanno a gonfie vele. Apriremo presto un altro negozio" Riley possedeva un negozio di articoli sportivi.
"State uscendo?" chiese Spike non togliendo gli occhi di dosso a Buffy.
"Andiamo a provare un nuovo ristorante che hanno appena aperto in città"
"Beh, allora divertitevi" tagliò corto lui.
Buffy lo ringraziò. Salì in macchina consapevole che Spike la stava spogliando con gli occhi. Riley mise in moto e partì sgommando. Solo dopo alcuni istanti Buffy riuscì ad allontanare l'immagine di Spike dai suoi occhi e a concentrarsi su quello che le stava raccontando Riley.
Quando, quattro ore più tardi, si infilò sotto le coperte era esausta. Prese il diario domandandosi se le fosse rimasto un briciolo di forza per leggere. La serata era stata terribilmente monotona. I discorsi di Riley le erano apparsi noiosi. Aveva dovuto ascoltare interminabili racconti sul mondo dello sport e sulla vendita al dettaglio. Non si era creato nessun legame particolare tra loro.
Il telefonò squillò.
Dimenticando la stanchezza, Buffy si alzò di scatto e corse a rispondere. Un telefono che squilla nella notte spesso significa guai in vista. Sperando che non fosse successo nulla di grave a sua madre e sua sorella, sollevò il ricevitore e quasi senza fiato disse: "Pronto, chi parla?"
"Hai trascorso una piacevole serata?"
"Spike?" si sorprese lei, appoggiandosi contro il muro. Era senza fiato per la corsa e per l'agitazione. ""Lo sai che è appena passata mezzanotte?"
"Sì. E tu sei appena rientrata. Avete cenato per quattro ore. Chissà quanto avete mangiato!"
"Come diavolo dai a sapere che sono appena rientrata? Non mi starai spiando?" gli chiese cercando di sbirciare dalla finestra della cucina che dava sul giardino di casa Pratt. Non vide niente però.
"Certo che no. Ho visto la macchina di Riley che si allontanava. Tutto qui"
"Mi vuoi far credere che non hai niente di meglio da fare che guardare fuori dalla finestra?" La sua voce era ironica.
"Ti sbagli. Ho sentito una macchina avvicinarsi ed essendo un vicino coscienzioso ho guardato chi fosse. Vi siete divertiti?"
"Sì, molto" rispose lei in tono di sfida.
"Mi piace il vestito che indossavi questa sera. È nuovo?"
Buffy sorrise per il complimento ma non rispose.
"Non immaginavo che nel tuo guardaroba ci fossero capi così sexy. Mi sorprendi ogni giorno di più"
Stava per dirgli che l'aveva appena comprato ma si bloccò. Un'idea si fece sempre più chiara nei suoi pensieri. Spike in fondo non la conosceva. Erano anni che non si frequentavano. Lei era cresciuta e lui non poteva sapere come. "Adoro I vestiti sexy" disse lei, lentamente. Doveva ringraziare il diario di Megan se si stava comportando così.
"Anch'io li adoro, passerotto"
Passerotto? Trattenne il respiro. Non l'aveva mai chiamata passerotto prima di allora.
"Esci con me domani sera!"
Fingi di essere sempre molto occupata e desiderata… Era stato un ottimo consiglio. Ma Buffy desiderava trascorrere del tempo con Spike.
"Devo vedere" tergiversò lei.
"Vedere cosa?"
"Ho altre cose da fare"
"Per esempio?"
"Non sono un testimone e questo non è un tribunale, Spike. Non puoi interrogarmi!""
"Posso prendere un giorno di riposo. Potremmo andare al mare e poi cenare al Bronze. La domenica sera c'è musica dal vivo e si può ballare"
"Va bene. Mi hai convinta. Se riesco a liberarmi verrò volentieri"
"Non ti sembra che sia venuto il momento di accettare il mio invito? Smettila di tenermi in sospeso"
"Non ti sto tenendo in sospeso. Ho altri impegni"
"Niente di tanto importante come trascorrere una giornata con il sottoscritto"
Arrogante come al solito, pensò Buffy.
"E ora vai a dormire. Devi acquistare le energie che hai perso a Los Angeles"
"Ma chi sei, il mio angelo custode? E poi sei tu che mi tieni sveglia a quest'ora telefonandomi!" protestò Buffy.
"Volevo solo dirti che il vestito che indossavi stasera mi ha fatto cambiare l'opinione che avevo su di te. Pensavo fossi una ragazza abituata a jeans scoloriti e magliette e invece… Cosa indossi quando dormi? Trasparenti sottovesti di seta?"
"Non pensi che siano discorsi troppo personali, Spike? In fondo noi due non ci conosciamo"
"Non ci conosciamo? Come puoi dire una cosa del genere? Hai passato anni a starmi sempre attorno e a seguirmi ovunque andassi"
Buffy chiuse gli occhi imbarazzata. "Non vedo il motivo per cui tu debba ricordarmi un fatto accaduto tanto tempo fa" dichiarò con voce ferma. "Ero poco più che una bambina con una stupida cotta per te. Ma i tempi sono cambiati! E ora scusami, per favore" Abbassò con rabbia il ricevitore e appoggiò la testa contro il muro.
Non poteva fare a meno di pensare all'ultima volta che, anni prima, aveva importunato Spike. Gli aveva detto che lo amava, che lo avrebbe amato per sempre. Lui aveva riso e le aveva detto di lasciarlo in pace perché non aveva tempo da perdere con una ragazzina come lei. Erano passati quasi dieci anni da allora. Elei aveva messo in pratica il suo consiglio.
Il telefono squillò di nuovo ma Buffy ritornò a letto evitando di rispondere. Spense la luce. Doveva dimenticare Spike e la passione che anni prima aveva provato per lui. Ma come poteva farlo se le stava sempre attorno?
***
"Maledizione!" Spike abbassò il ricevitore con violenza. Non poteva credere che gli avesse attaccato il telefono in faccia. Guardò fuori della finestra, in direzione della camera da letto di Buffy. La luce era spenta. Gli venne voglia di precipitarsi al piano di sotto, uscire e bussare alla sua porta fino a che lei non avesse aperto.
Non avrebbe dovuto comportarsi così. In fondo Buffy era davvero cambiata. Non era più la ragazzina che aveva conosciuto un tempo. E forse era proprio questo che lo infastidiva. Se era onesto con se stesso doveva ammettere che la devozione della piccola Buffy gli mancava. Era pur sempre un palliativo gradevole per il suo orgoglio maschile.
"Speriamo mantenga la promessa di uscire con me domani pomeriggio" sospirò. Dopotutto il tempo per uscire con Riley l'aveva trovato! E Riley… beh, era Riley!
C'era stato qualcosa tra i due? Spike non lo credeva possibile. Buffy non era il tipo di ragazza che si concede alla prima uscita. Ma che cosa sapeva lui, in fondo, di Buffy? Doveva smettere di pensare a lei come se il tempo non fosse passato. Non era più una quindicenne. Buffy era una donna e poteva uscire e fare ciò che le piaceva. Si immaginò Buffy e Riley che si baciavano appassionatamente. Provò una fitta allo stomaco. Ripensò al bacio che si erano scambiati quel pomeriggio in giardino e gli parve di risentire il sapore delle labbra di lei. Non voleva che un altro uomo la baciasse.
Con questi pensieri Spike si diresse verso la doccia sperando di avere, il giorno seguente, una seconda occasione per baciarla.
***
Quella domenica mattina Buffy aveva in programma di incontrarsi con Willow per fare colazione insieme in una deliziosa caffetteria vicino al centro.
"Come è andata con Riley?" le chiese Willow mentre beveva il suo cappuccino.
"Bene. Ci siamo divertiti. La settimana prossima giocheremo a tennis" Buffy cercò di mettere un po' di entusiasmo nella risposta. Anche se la serata non era stata un granché, non voleva apparire una snob.
"Guarda! Quello è Oz" esclamò l'amica indicando il suo ragazzo attraverso la vetrina del locale. "Oh, e sta parlando con Spike. E' da un pezzo che non vedevo Spike uscire la domenica mattina per fare colazione qui. Mi chiedo cosa l'abbia spinto a venire" concluse, lanciando uno sguardo di intesa a Buffy che cercò di apparire indifferente e rilassata anche se non lo era per niente. Proprio quello che ci voleva: incontrare Spike dopo che, la sera prima, gli aveva attaccato il telefono. Avrebbe dovuto raccontare tutto a Willow.
Riluttante guardò l'amica attirare l'attenzione dei due uomini e invitarli al loro tavolo.
"Buongiorno Buffy" La voce di Spike era bassa, quasi intima. "Hai dormito bene?"
"Ciao Spike, ciao Oz" rispose lei, ignorando la domanda e prestando maggiore attenzione al suo cappuccino, ma Spike le sfiorò il braccio mentre si sedeva.
"Allora, Buffy, siamo d'accordo per questo pomeriggio?" chiese lui.
"D'accordo per cosa?" intervenne Willow.
"Andremo al mare e poi a cena al Bronze" rispose Buffy nascondendo l'imbarazzo. Avrebbe dovuto dirlo alla sua migliore amica.
"Mi pare un'ottima idea. Perché non mi hai detto niente?" Lo sguardo era colmo di curiosità.
"Non è ancora sicuro. Devo prima liberarmi da un impegno preso in precedenza" si scusò Buffy che sentiva la mano di Spike sfiorarle il braccio. Le stava dando i brividi.
"Ieri sera al telefono mi hai detto di sì. Ora non puoi rimangiarti la parola" le ricordò lui con calma.
"Vogliamo fare colazione anche noi?" intervenne Oz.
"Ottima idea" Spike fece scivolare la sua gamba sotto il tavolo fino a sfiorare casualmente quella di Buffy.
Lei si irrigidì. Anni prima avrebbe dato qualsiasi cosa per quei contatti con Spike. Ora invece quei gesti non significavano nulla per lei. Non avrebbe permesso che i sogni prendessero il sopravvento sulla realtà. Meglio rimanere ancorate alla realtà e non perdersi in inutili deliri, si disse.
Non più sogni? E perché non seguire i consigli di Megan per trovare l'uomo della sua vita? Buffy tentò di soffocare quei pensieri. Perché non provare uno o due dei consigli della bisnonna con Spike? Se funzionavano con uno come lui, avrebbero certamente funzionato con l'uomo dei suoi sogni.
***
"Non ti preoccupare per la tua amica… l'accompagno a casa io" disse Spike rivolgendosi a Willow.
"Grazie, Spike. Mi fai un favore"
Buffy fissò torva l'amica: avrebbe potuto chiedere almeno il suo parere prima di lasciarla da sola con lui!
"Non fare nulla che io non farei" fu lo scherzoso saluto di Willow mentre si allontanava con Oz sottobraccio.
"Finirà per soffocarlo" commentò Spike mentre apriva la portiera della macchina e faceva salire Buffy.
"Credo che stiano bene insieme" replicò lei, sulla difensiva.
"Lo penso anch'io. Ma mi chiedo quanto potrà durare la storia di quei due"
"Magari questa volta ti stai sbagliando. Quei due sono così carini insieme" ribatté Buffy.
"Non credo proprio che possano durare" tagliò corto lui. Accese il motore e inserì la marcia.
"Sei veramente cinico. Willow è una ragazza meravigliosa e Oz un tuo amico, non credi che meritino un po' di felicità?"
"Quanto credi che possa durare tra loro? Un mese? O forse due?"
"Il fatto che i tuoi genitori si siano separati non significa che non esistano coppie felici" Buffy voleva provocarlo.
"La felicità nei rapporti di coppia è un miraggio e il matrimonio una stupida e superata convenzione sociale. E dovresti saperlo anche tu visto che anche i tuoi sono separati" Il tono della sua voce era serio.
"Non posso credere a quello che stai dicendo. Il matrimonio è una cosa meravigliosa ed è alla base della nostra società. E poi quello che è accaduto ai miei genitori non condiziona affatto la mia vita sentimentale"
Lui la guardò. "Se è una cosa meravigliosa come dici, perché non ti sei ancora sposata?"
Buffy guardò il familiare paesaggio che scorreva fuori del finestrino. "Sono ancora troppo giovane per pensare al matrimonio. Avrò tempo per pensarci, per ora preferisco divertirmi"
"E come troverai l'uomo da sposare?"
"Trovare non è la parola esatta. Io direi piuttosto incontrare" lo corresse Buffy.
In realtà Buffy si era guardata in giro a Los Angeles alla ricerca di un fidanzato. Ma nessun ragazzo era alla sua altezza. Era, forse, troppo esigente? Oppure colui che le era seduto accanto le aveva rovinato la vita?
L'auto si fermò davanti a casa Summers.
"Vado un attimo a casa a cambiarmi. Ci vediamo qui tra cinque minuti. Non farmi aspettare"
"Credi che mi debba cambiare anch'io?" chiese Buffy.
"Sei meravigliosa così come sei" rispose lui accarezzandole dolcemente il viso.
Un brivido di piacere la percorse. Scese dall'auto e si diresse verso casa sua.
Tentando di calmarsi, Buffy entrò a sua volta in casa. Ripensò al diario di Megan e ai suoi consigli. Decise che avrebbe provato a seguirli alla lettera e la sua cavia sarebbe stato Spike. Considerato il suo cinismo, non avrebbe potuto ferirlo. Si sarebbe limitata a sperimentare alcuni suggerimenti per vedere se e come funzionavano.
Mentre si cambiava si disse che poteva trovarsi un lavoro a Sunnydale e stabilirsi lì. In fondo sarebbe stato bello vivere vicino alla sua famiglia e a Willow. Si sentì felice nel notare che le era improvvisamente tornata la voglia di fare progetti, la voglia di pensare al futuro.
Tornò alla macchina e, di lì a poco, Spike la raggiunse.
Indossava una semplice maglietta bianca e un paio di jeans. "Possiamo fare un salto al Doublemeat Palace, mangiare un hamburger e proseguire per il mare"
Buffy annuì.
Il pomeriggio trascorse piacevolmente. Un rapido pranzo e poi subito al mare. Metà delle famiglie di Sunnydale avevano avuto la stessa idea. Tutta la spiaggia era affollata: bambini che giocavano a palla, gruppi di amici che, radunati attorno a una coperta, giocavano a carte, famiglie che consumavano allegramente la colazione al sacco. Le numerose panchine che costeggiavano il lungomare erano tutte occupate da anziani.
Spike e Buffy camminarono per un po', tenendosi per mano, scambiandosi di tanto in tanto qualche commento sul paesaggio.
Il tardo pomeriggio si diressero verso una parte della spiaggia che fortunatamente era deserta. Migliaia di ricordi affollarono la mente di Buffy. Quanto tempo vi aveva trascorso da adolescente, quante ore piacevoli passate in compagnia di Willow e degli altri amici! Osservò un bambino che usciva dall'acqua e le spiacque di non aver portato il costume.
"Forse non è stata una buona idea portarti qui di domenica, con tutta questa gente" osservò Spike, dispiaciuto.
Lascia che l'uomo sia il cacciatore e tu la preda. Preoccupati solo di non correre più veloce di lui.
Buffy gli si avvicinò e appoggiò un braccio sulle sue spalle. Poteva sentire il battito del suo cuore sotto la maglietta. "E' stata una magnifica giornata. Vedere questi posti è stato come fare un tuffo nel passato. Come ritornare per un istante bambina. Grazie Spike"
Lui le appoggiò le mani sui fianchi avvicinandola a sé. "Se ci fosse stata meno gente avremmo potuto riprendere il discorso che abbiamo lasciato in sospeso l'altro pomeriggio…" Lei arrossì ma non abbassò lo sguardo. "Il vestito che indossi mi fa impazzire. Ti trovo molto sexy, Buffy" continuò lui accarezzandole i capelli.
Lei trattenne il respiro. Gli occhi di Spike si erano incupiti per il desiderio.
Quanto di vero c'era in quello che stava vivendo? E quanto, invece, era frutto della sua immaginazione? Di una cosa, Buffy era certa: il diario di Megan fino a quel momento non aveva fallito. L'avrebbe condotta pagina dopo pagina fino al cuore di Spike?
÷ Incoraggia l'uomo che ami a parlare del suo lavoro e dei suoi progetti ÷
Al tramonto lasciarono la spiaggia e si diressero al Bronze. Come tutte le domeniche sere era piuttosto affollato.
Si sedettero ad un tavolino vicino alla pista da ballo ancora vuota.
"Dimmi a cosa hai rinunciato oggi uscendo con me" le chiese Spike dopo che ebbero preso lei un cocktail, lui una birra.
"A scrivere il mio curriculum…" rispose lei.
Spike la fissò stupito. "Ad un curriculum? Stavi per rinunciare a uscire con il sottoscritto per un curriculum?"
"Non so tu, Spike, ma io non posso certo vivere di rendita. Devo assolutamente trovare un lavoro e prima inizio a cercarlo meglio è" gli spiegò. "Voglio essere indipendente"
"Pensavo ti fermassi a Sunnydale solo per poche settimane o al massimo per l'estate" replicò lui. Bevve un sorso dal suo bicchiere, e poi disse: "Ad ogni modo puoi scrivere tutti i curriculum che vuoi di pomeriggio, quando io lavoro…"
Buffy rise. "Sembri un bambino viziato. Ti devi ritenere fortunato se oggi ho accettato il tuo invito passando un'intera giornata in tua compagnia"
"Sì, mi ritengo molto fortunato visto che ho passato il pomeriggio con te e metà degli abitanti di Sunnydale alla spiaggia e che ora stiamo per trascorrere la serata con l'altra metà di Sunnydale"
"Non sei contento di non essere rimasto solo con quella ragazzina rompiscatole che ti seguiva come un'ombra dichiarandoti il suo folle amore?" chiese Buffy con un sorriso malizioso.
Era venuto il momento di seguire il consiglio che aveva letto la sera prima sul diario di Megan: far parlare Spike del suo lavoro.
"Invece di starmi intorno non fai altro che evitarmi" si lamentò lui scuotendo piano la testa.
"Pensi ti stia evitando?" lo provocò lei, divertita.
"Non si può dire che tu sia la stessa ragazza di una volta!"
"Certo che no. Ma non trovi rischioso invitarmi fuori? E se avessi ancora una cotta per te?"
"Nessun rischio. Da quando sei tornata a casa hai dimostrato che non sei interessata a me. E questo innervosirebbe qualsiasi uomo. È come una sfida"
Megan aveva ragione. Uno a zero per la fantastica bisnonna!
"E così ora cercherai di farmi innamorare di te solo perché non cado ai tuoi piedi?" chiese lei, in tono provocatorio.
E se Spike ci pensava davvero? Come avrebbe reagito? Tutto era iniziato come un gioco: sperimentare un paio di suggerimenti letti per caso su un vecchio diario per vedere se funzionavano o no. Non aveva, neppure per un istante, creduto che tra loro potesse nascere qualcosa. Si sentì confusa.
"No! L'ultima cosa che voglio è una donna tra i piedi che mi dichiara il suo amore" chiarì subito Spike in tono deciso. "Non mi interessa l'amore"
"Allora perché mi hai invitata ad uscire?"
"In nome dei vecchi tempi e…"
Buffy lo guardò negli occhi. "E…?"
"E per parlare un po'. Non ci vediamo da un pezzo, vorrei conoscerti, scoprire come sei. Mi piacerebbe uscire ogni tanto con te prima che tu te ne vada"
"Sicuro e pratico" mormorò Buffy, inaspettatamente dispiaciuta. Ma perché doveva dispiacersi? Non voleva anche lei lo stesso? Forse si aspettava qualche cosa di più?
"Oh, guardo ci sono i Gramlin!" esclamò Buffy indicando una coppia di anziani signori seduti ad un tavolo piuttosto riparato dal rumore. "Te li ricordi? Abitano tre case dopo la mia. Mi chiedo come mai siano qui"
"Forse avevano voglia di una serata movimentata" commentò Spike ironico.
"Probabile. Tempo fa la mamma mi ha scritto del loro anniversario di nozze. Pensa, sono sposati da cinquant'anni. Vedi, esistono matrimoni felici"
"Potrebbero separarsi questa notte stessa"
Buffy rise. "Sei veramente cinico. Certo un po' di cinismo deve essere indispensabile ad un avvocato ma tu esageri… Dai, parlami del tuo lavoro"
Spike la guardò per un istante, felice di quell'interesse. "Che cosa vuoi sapere?"
"Ogni cosa. Se ti piace, cosa ti dà maggiore soddisfazione, cosa invece non ti piace, di che tipo di cause ti occupi, se hai un socio nello studio"
Lui esitò un istante prima di rispondere, poi iniziò a parlare.
Buffy lo ascoltò attentamente. Spike era davvero un abile oratore. Le raccontò di come era stato duro agli inizi, delle difficoltà che si affrontano nell'avviare uno studio, della frustrazione che si prova ogni volta che non si riesce ad assicurare un criminale alla giustizia e di come ci si sente quando, invece, si riesce a vincere inaspettatamente una difficile causa.
Buffy era affascinata dalla passione e dall'entusiasmo che trasparivano dalle sue parole. Il tempo sembrò volare.
Quando entrambi tornarono alla realtà, la musica era già iniziata e nella pista da ballo coppie si stringevano al lento ritmo di una canzone.
"Ti ho annoiato?" chiese lui.
"Per niente. Mi hai letteralmente stregata. Se ho tempo, questa settimana vengo in tribunale per vederti in azione"
"Mi hai lasciato parlare per ore. Ora tocca a te"
"A me?" Bevve un sorso del suo cocktail per guadagnare tempo. Cosa doveva raccontare? "Penso che dovrai riformulare la domanda fra un po' di tempo. In questo periodo sono molto confusa. Non sono più quella che ero all'università e non so ancora cosa fare della mia vita. Quando avrò preso una decisione saprò rispondere alla tua domanda"
Guardando Spike negli occhi si stupì di vedere uno sguardo carico di comprensione.
"Deve essere difficile per te abbandonare la sicurezza degli studi. Tua madre mi ha sempre detto che eri particolarmente brava" sussurrò lui con voce calda.
"Non è facile. Scusami ma preferirei non parlarne" Il suo sguardo si spostò sulla pista da ballo. Osservò una donna che ballava con il compagno e per un momento invidiò quella coppia così felice e spensierata. "Sembra che la gente si diverta" commentò sospirando.
"Se vuoi possiamo ballare" propose Spike.
"Certo"
La musica era lenta e romantica, le luci soffuse e lui la strinse cingendola con entrambe le braccia, premendola leggermente contro il suo torace. Iniziarono a muoversi seguendo il ritmo della musica. Buffy gli allacciò le braccia attorno al collo e appoggiò la fronte sulla sua spalla. Il suo profumo, sexy e provocante, le riempì le narici. Si sentiva a suo agio, rilassata e protetta tra le sue braccia. Quante volte aveva immaginato di ballare un lento avvinghiata a Spike? Quante volte aveva fantasticato sull'idea di essere stretta a lui?
Ora quei sogni da ragazzina erano diventati realtà. Purtroppo, però, era tardi. Sapeva che lui non era l'uomo giusto. Era giunto il momento di accantonare i sogni della giovinezza e concentrarsi sul futuro. In fondo Spike aveva avuto una buona idea: passare un po' di tempo insieme senza nessun impegno. E c'erano ancora i numerosi consigli della bisnonna Megan che andavano sperimentati. Buffy sorrise tra sé tentando di ignorare le sensazioni che provava nello stringere quell'uomo, nel sentire il tocco vellutato delle sue mani sulla pelle.
Continuarono a ballare, in silenzio; seguendo la musica, e godendo di quel momento. Dopo una canzone ne iniziava subito un'altra e loro si muovevano con grazia sulla pista da ballo, stretti come due innamorati. Lei sapeva che non avrebbe dimenticato quella serata per tutto il resto della sua vita. Poche ma meravigliose ore via dalla realtà. Si sentì un poco triste all'idea che presto, troppo presto le luci si sarebbero accese rompendo quell'atmosfera da sogno.
Approfittarono di una breve pausa dei musicisti per riposarsi un poco e tornarono a sedersi.
"Vuoi un dolce?" le chiese lui.
"No, grazie" Buffy gli sorrise.
La musica ricominciò e Spike la invitò di nuovo a ballare.
"Solo un pezzo o due al massimo. Domattina voglio svegliarmi presto"
"Dimenticavo, devi scrivere il curriculum" scherzò lui.
"Anche tu devi alzarti presto"
"Sì, ma mi bastano poche ore di sonno per svegliarmi in piena forma. Sono abituato a fare le ore piccole. Uno di questi giorni potremmo pranzare insieme, cosa ne pensi?"
"Vedremo…" rispose lei in tono incerto.
Una volta di nuovo sulla pista da ballo, Buffy si lasciò andare e si strinse a Spike. Il cuore le batteva forte. Sperò che lui non lo notasse. Voleva apparire fredda e distaccata.
Gli Passò le dita nei capelli accarezzandogli la nuca. Spike la strinse più a sé fino a farle sentire i muscoli del suo torace. Si muovevano sensualmente seguendo le dolci note della canzone. Lui le accarezzava la schiena nuda con le mani provando un inaspettato quanto folle desiderio di farla sua.
Spike si considerava ormai immune al fascino femminile ma c'era qualcosa in Buffy che lo stregava.
Durante la serata lei gli aveva espresso i suoi dubbi per il futuro; probabilmente sarebbe ritornata a Los Angeles prima del previsto e lui avrebbe dovuto aspettare anni prima di incontrarla nuovamente. Ma fino a che fosse rimasta a Sunnydale l'avrebbe frequentata, avrebbe scoperto cosa in lei lo affascinava al tal punto da fargli cambiare la sua opinione sulle donne.
I fianchi di lei si muovevano lentamente contro il suo bacino e il suo caldo respiro gli stuzzicava il collo. Buffy lo incuriosiva. Era misteriosa. Non aveva parlato molto di sé, ma in compenso aveva voluto sapere tutto della sua vita professionale. Voleva conoscerla meglio, intimamente.
La musica terminò, Spike la prese per mano e la condusse lontano dalla pista da ballo. "Prendi la borsa. È meglio andare"
"Così presto?" Il tono era dispiaciuto.
Lui la guardò attentamente negli occhi. "A che gioco stai giocando, Buffy?"
"A nessun gioco, se vuoi andare, andiamo" Si avvicinò al tavolo per prendere la borsa.
Lui la osservò chinarsi, le gambe scoperte dalla gonna corta che evidenziava i fianchi. Doveva uscire, fare due passi e prendere un po' d'aria fresca o non sarebbe stato responsabile delle sue azioni. O reazioni. Non era abituato a sentirsi così, solitamente sapeva gestire le sue emozioni. Ma non quella sera. Non con lei.
Nel tornare a casa Buffy non aprì bocca. Si chiese perché Spike avesse interrotto la serata così bruscamente. Erano stati in sintonia per tutto il giorno, vicini come mai prima di allora. ma poi, all'improvviso, lui era cambiato, era diventato silenzioso e distante. Si domandò se fosse colpa sua, se lo avesse offeso in qualcosa ma non le venne in mente nulla.
Sospirando pensò a quanto gli uomini fossero stravaganti e imprevedibili. A quel punto si rilassò pensando che, una volta a casa, avrebbe dato la buonanotte a Spike e la serata si sarebbe conclusa almeno senza traumi. Dubitò che sarebbe uscita ancora con lui, si era dimostrato troppo imprevedibile. In fondo poteva sempre sperimentare i consigli di Megan su qualcun altro: Riley o Angel O'Connell che, proprio quel giorno, l'aveva invitata a cena.
Spike fermò la macchina davanti al suo garage.
"Ti accompagno a casa"
"Non ce n'è bisogno, sono solo pochi metri"
"Ti ho portato fuori e ora ti riporto a casa" dichiarò lui con voce ferma.
Buffy lo guardò ma, nel buio dell'abitacolo della macchina, non riusciva a intravedere la sua espressione. "Siamo solo due vicini di casa che sono usciti a cena. Attraverso il prato e sono a casa in due secondi. Non preoccuparti"
Lui scese e, girando attorno all'auto, le aprì la portiera. "Ti accompagno a casa" ripeté con decisione.
Buffy si strinse nelle spalle. Non aveva scelta. Ancora pochi secondi e la serata si sarebbe conclusa. Scese dall'auto e velocemente si diresse verso casa frugando nella borsa in cerca delle chiavi. Sentiva i passi di Spike dietro di lei. Arrivò alla porta di casa, e cercò di infilare le chiavi nella serratura ma Spike, di scatto, le afferrò nascondendosele nella mano. Le trattenne per pochi secondi e poi, porgendogliele, chiese: "E il bacio della buona notte?"
"Ti ho già detto che siamo solo due vicini di casa che hanno cenato fuori" rispose lei senza fiato. Avrebbe tentato di baciarla? Un brivido di eccitazione la percorse mentre ripensava al bacio che si erano scambiati il giorno prima. Come poteva respingerlo se ogni parte del suo corpo lo desiderava?
"E allora scambiamoci un bacio da vicini di casa" disse lui avvicinando le labbra.
Buffy capì di essere nei guai quando sentì la seducente bocca di lui sopra la sua. I sensi la travolsero. Si lasciò andare contraccambiando il bacio. Gli allacciò le braccia attorno al collo, con forza, desiderosa di qualcosa di più. Come in sogno avvertì il rumore delle chiavi cadere al suolo, le mani di Spike le sfioravano sensualmente la schiena.
Si riprese. Liberandosi con forza dalla stretta, lo allontanò e in un baleno entrò in casa chiudendosi la porta alle spalle. Cercò di riprendere fiato e di calmarsi. Aveva trascorso l'intera giornata ripetendosi che avrebbe giocato con Spike e sperimentato alcuni consigli di Megan, ma era bastato un bacio per farle perdere la ragione.
Sentì bussare alla porta.
"Cosa vuoi?" chiese a Spike. Non aveva la forza di aprire, di reggere il suo sguardo. Voleva precipitarsi in camera, andare a letto e scomparire sotto le coperte. Testa compresa. Sarebbe partita per Los Angeles il giorno seguente, prima che la situazione le sfuggisse definitivamente di mano.
"Le chiavi. Hai dimenticato le chiavi"
Buffy aprì la porta quanto bastava per allungare una mano. Spike gliele diede cercando di sbirciare da quella stretta fessura. "Tutto a posto?"
"Sì. Grazie per la cena e buonanotte" Richiuse la porta lentamente, anche se avrebbe voluto sbatterla con tutte le sue forze.
Corse in camera e dopo un minuto era pronta per andare a letto. Il cuore le batteva velocemente nel petto e sulle labbra sentiva ancora il meraviglioso sapore di Spike.
Aprì la finestra della camera per prendere un po' d'aria e gettò uno sguardo verso la casa di lui. Le luci al piano terra erano accese. Era ancora in piedi. Con rabbia si disse che per Spike ciò che era successo non aveva alcun valore. Lei era solo un'altra donna con cui era uscito e aveva trascorso una serata piacevole. Chiuse la finestra, affranta, e cercò di dimenticare lui e i suoi baci.
***
Spike si versò un abbondante bicchiere di whisky. Di solito non beveva a notte fonda. Ma aveva bisogno di calmarsi. Era colpa di Buffy se si sentiva così. La ragazzina di un tempo non c'era più, ma chi aveva preso il suo posto? Non riusciva a comprenderla fino in fondo e questo lo innervosiva. Di solito leggeva le donne come un libro aperto, sapeva addirittura prevederne le mosse. Buffy, però, era imprevedibile. Stava recitando la parte della donna di mondo per farlo cadere in trappola o il tempo e le esperienze, che certo non le erano mancate a Los Angeles, l'avevano resa indipendente e sicura di sé?
Il bacio che si erano scambiati gli aveva fatto capire di non esserle indifferente. Guardò fuori della finestra in direzione della camera di lei. La luce era accesa. Bevve un secondo sorso. Sentì l'alcol bruciargli nello stomaco. Tentò di rivivere quei pochi secondi in cui si erano baciati.
Le labbra di Buffy avevano il sapore del miele e il corpo era caldo e vellutato. Il pensiero di stare con lei lo faceva ardere di desiderio.
Scosse la testa, come per allontanare quei pensieri pericolosi e versò un altro po' di whisky nel bicchiere ormai vuoto.
Non poté fare a meno di ripensare alla giornata trascorsa con lei. Lui aveva dominato la conversazione. Lei lo aveva fatto parlare, ascoltandolo attentamente, ma non aveva detto nulla di sé. Maledizione! Voleva sapere di più su quella donna. Andò al telefono e compose il numero di casa Summers.
"Buffy? Sono Spike"
"Cosa vuoi?" Il tono era diffidente.
"Ti ho svegliato?"
"Mi hai chiamato per farmi questa domanda?" sbottò lei, irritata. "Ero a letto ma non dormivo"
"Ti prego, non riagganciare. Voglio parlarti"
"Abbiamo parlato tutto il giorno"
"Ti sbagli. Io ho parlato e tu mi hai ascoltato. Tu non mi hai detto nulla. Non mi hai raccontato come hai trascorso questi ultimi anni, di come era la tua vitaa Los Angeles e non hai neppure accennato ai programmi futuri"
Dall'altra parte della cornetta calò il silenzio assoluto. Dopo alcuni secondi lei dichiarò con voce ferma: "E' tardi Spike. Voglio dormire. Non potremmo continuare questo discorso un'altra volta?"
"Dimmi quando" Voleva ottenere qualcosa prima che riattaccasse.
"Non so. Ti chiamo quando sono libera"
"Non mi basta. Mettiamoci d'accordo adesso"
"Adesso?" Sembrava spaventata.
"Martedì. A pranzo" Non si sarebbe accontentato di una vaga promessa.
"Martedì non posso"
"Allora giovedì…"
"Giovedì a pranzo" confermò lei.
"Passa a prendermi in studio"
"Okay. Buonanotte"
Spike riappese. Si sentiva sollevato. Giovedì avrebbe scoperto chi era veramente Buffy Summers.
***
"Giovedì a pranzo" mormorò Buffy mentre saliva le scale e raggiungeva la camera da letto. "Dovrò trovare una scusa"
Il bacio di quella notte le aveva fatto capire che era in serio pericolo. Poteva ricadere nella trappola di Spike se non faceva attenzione.
Una volta a letto prese il diario di Megan dal comodino e riprese a leggere dal punto esatto dove si era fermata quella mattina.
"La mamma dice che devo porgli molte domande inerenti al suo lavoro e alla vita privata. Agli uomini piace molto parlare di sé e così facendo danno alle donne un'idea di come potrebbero essere come mariti. Se un uomo mi annoia in un'ora certo mi annoierebbe per tutta la vita, se lo sposassi. Ma non posso pensare che Frederick mi annoi. Mi basta sentire il suono della sua voce per essere felice"
Buffy chiuse gli occhi e pensò al suono della voce di Spike. Era inebriante. Il suo modo di parlare era unico.
Megan amava la voce di Frederick così come lei amava quella di Spike. come sarebbe stato ascoltare quella calda voce nel buio e nell'intimità di una camera da letto?
Chiuse il libro e spense la luce. Prima che il sonno si impossessasse dei suoi pensieri immaginò Spike che le accarezzava il viso con tenerezza e le parlava, dolcemente, di un futuro insieme. L'oscurità offriva un sicuro rifugio ai suoi sogni e ai suoi desideri più segreti. Si addormentò stringendo il diario della bisnonna tra le braccia.
† Non aprire subito il cuore all'uomo che ami. Fai in modo che non si senta mai sicuro di poterti avere †
La mattina seguente Buffy si svegliò di buonora e si sentì fiduciosa e piena di energie. Tornare a Sunnydale é stata un'ottima idea, pensò mentre si rilassava nel comodo letto e ascoltava l'allegro cinguettio degli uccelli in giardino. Sarebbe stata un'altra giornata afosa ma a lei non importava.
Scelse il vestito che avrebbe indossato per la mattinata e rifece il letto. Di tanto in tanto lanciava uno sguardo verso la casa dei vicini. Tutto taceva. La macchina di Spike non era in garage. Sicuramente era già in ufficio.
Il ricordo del bacio della sera prima le occupava la mente. Emise un profondo sospiro tentando di calmarsi e di pensare a qualcosa di diverso che non fosse Spike. Sapeva che quel bacio non significava nulla. Era stato un incidente di percorso, niente di più. Presto avrebbe deciso cosa fare della sua vita e Spike sarebbe diventato soltanto un lontano ricordo.
Si preparò una leggera colazione. Dopo aver letto il giornale iniziò a scrivere il suo curriculum sorseggiando lentamente un bicchiere di the.
Si riempì un secondo bicchiere del liquido fresco e prendendo sottobraccio il diario di Megan si sedette sulla sedia a dondolo in veranda. Vide i Cooper uscire di casa e li salutò agitando la mano. Vivevano nella casa al di là della strada da parecchi anni. Non avevano figli ma il loro matrimonio non ne aveva risentito. Erano innamorati. Un'altra coppia felice, un altro esempio per Spike. Pensandoci si rese conto che in tutto il quartiere le uniche coppie ad aver divorziato erano i genitori di Spike e i propri. Solo che lei credeva ancora nel matrimonio.
Si chiese anche se un giorno lei avrebbe trovato l'uomo giusto o se sarebbe rimasta sola per tutta la vita. Dopo un sorso di the si immerse nella lettura del diario.
"Oggi zia Mary è venuta a prendere il the da noi. Mi ha chiesto come stavo e io le ho parlato subito di Frederick. Ha sorriso dolcemente scambiando un'occhiata di intesa con la mamma e poi mi ha consigliato di non aprire subito il mio cuore ma di mantenere un alone di mistero. "Agli uomini piacciono le ragazze misteriose, lascia che Frederick si domandi molte cose sul tuo conto. Fai qualcosa di inaspettato e stravagante e osserva attentamente la sua reazione. La vita è lunga. Se tuo marito non è aperto a nuove idee ti renderà infelice" La mamma le ha dato ragione dicendo che lei ha fatto lo stesso quando ha conosciuto papà. Compiere diciotto anni è meraviglioso perché le altre donne ti considerano una loro pari e ti trasmettono la loro saggezza. Questa sera il mio Frederick verrà a prendermi per accompagnarmi all'oratorio. Seguirò il prezioso consiglio di zia Mary ma cosa posso fare per stupirlo?"
Buffy alzò gli occhi dal libro e fissò il vuoto. Sorrise. Megan era un genio. Anche lei avrebbe potuto fare qualcosa di imprevedibile per sorprendere Spike. Ma cosa? Non si preoccupò, aveva tutto il tempo per pensarci.
Trascorse il resto della mattinata scrivendo il curriculum. L'idea di trovarsi un lavoro a Sunnydale l'attraeva. Certo abbandonare Los Angeles e gli amici che vivevano lì non sarebbe stato facile ma a Buffy piaceva misurarsi con situazioni non facili. Lo trovava stimolante.
Nel pomeriggio andò alla piscina comunale per fare una nuotata e prendere un po' di sole. Si addormentò su una sedia a sdraio rimediando una lieve scottatura.
Per tutto il tempo pensò a cosa fare per sorprendere Spike. Che cosa avrebbe potuto stupire un tipo come lui? Nulla di ovvio o banale. Doveva pensare a un gesto inaspettato. Mentre si rivestiva per tornare a casa le venne l'idea che cercava. Sorrise soddisfatta. Aveva un piano, ora avrebbe pensato a come metterlo in pratica.
Si preparò una cena leggera e la consumò davanti alla televisione. Forse era stata per troppo tempo al sole. Le tirava la pelle ma sapeva che il giorno seguente avrebbe avuto una splendida abbronzatura. Cambiò canale più volte senza trovare nulla che le interessasse. Pensò di leggere un brano del diario di Megan. Lo trovava troppo divertente! Poi ci ripensò, non voleva finirlo troppo in fretta. Adorava leggerne una pagina al giorno assaporandola. Spense la televisione, lavò i piatti e si sedette in veranda.
La fresca brezza serale aveva abbassato la temperatura e nell'aria aleggiava un profumo di rosa e gelsomino. La macchina di Spike non era in garage. Stava ancora lavorando o era uscito con una donna? Aggrottò la fronte. Lo immaginò in compagnia di una elegante e sexy collega mentre cenava a lume di candela in un ristorante alla moda. Spike era un solitario ma non aveva difficoltà a uscire con le donne. Si servì un bicchiere di the freddo e rimase immobile, fissando la strada. Che cosa stava facendo? Aspettava Spike? Si alzò di scatto e rientrò in casa chiudendosi la porta alle spalle. Aveva di meglio da fare che controllare le mosse del suo vicino di casa.
Un'ora più tardi avvertì il rumore della macchina nel vialetto d'accesso. L'orologio segnava le nove e tre quarti: probabilmente aveva lavorato fino a tardi. Inaspettatamente le sfuggì un sospiro di sollievo.
***
Spike parcheggiò la macchina in garage, felice di essere a casa. Si sentiva a pezzi. Il lavoro in aula richiedeva sempre molte energie e l'udienza di oggi non era andata bene. Sebbene lavorasse da anni come avvocato, si stupiva sempre quando incontrava clienti che gli mentivano o nascondeva parte della verità. Non capivano che lui poteva tutelare i loro interessi soltanto se era a conoscenza di tutti i fatti? E quel giorno, per l'appunto, durante l'udienza, l'accusato aveva esibito prove in aula che il suo cliente non gli aveva menzionato. Il risultato era stato che, invece di tornare a casa a un'ora decente, come avrebbe voluto, era dovuto tornare in studio per trovare una soluzione a quell'inaspettato problema.
Scendendo dalla macchina osservò casa Summers: le luci al piano terra erano accese. Buffy era ancora in piedi. Esitò un istante. Voleva andare a trovarla, per chiacchierare un po' e, magari, raccontarle i suoi problemi.
Si diresse invece verso casa scuotendo la testa per allontanare quella stupida idea. Non voleva che Buffy si mettesse in testa strane cose.
Aprì la porta, e per la prima volta in vita sua fu sorpreso da un profondo senso di solitudine. Decise di fare un'eccezione. Avrebbe chiesto a Buffy se gli teneva compagnia mentre consumava la cena. In fondo quella giornata era stata pesante e gli avrebbe fatto bene parlare con qualcuno.
Raggiunse rapidamente il telefono.
Quando lei rispose dopo due squilli, Spike ebbe un attimo di incertezza. La voce di Buffy era così femminile e dolce.
"Ciao Buffy, sono Spike"
"Ciao"
"Cosa stai facendo?"
"Mi sto preparando per andare a dormire. Perché me lo chiedi?"
L'immagine di lei vestita solo di una camicia da notte di seta lo eccitò. "Non è presto per andare a letto?" le domandò mentre si slacciava il nodo della cravatta.
"Sono in vacanza, posso fare ciò che voglio!"
"Non sono ancora le dieci, passa a trovarmi"
Ci fu un momento di silenzio.
"Passare a trovarti?"
"Sì, sono appena rientrato dal lavoro e mi piacerebbe un po' di compagnia"
"Non vale la pena dedicarsi così tanto al lavoro. E per cosa poi?"
Lui sorrise. Buffy stava parlando come se volesse insegnargli a vivere. Si appoggiò al muro guardando fuori della finestra, in direzione della casa di lei. "Cosa hai fatto oggi?" chiese. Se non aveva intenzione di raggiungerlo potevano almeno fare due chiacchiere al telefono.
"Mi hai chiamato per domandarmi come ho trascorso la giornata?"
"Ti sbagli. Ti ho chiamato per invitarti a casa mia ma tua stai andando a letto. Indossi già la camicia da notte?"
La voce di lei divenne profonda e sensuale. "Spike, non posso credere che tu mi chieda cosa indosso. Cosa penseresti se ti dicessi che sono completamente nuda? È stata una giornata afosa e non sopporto neppure l'idea dei vestiti. Adoro sentire l'aria fresca sul mio corpo..."
Sorpreso da quelle parole, lui si immaginò Buffy completamente nuda. Si sentì bruciare dal desiderio.
Lei rise dall'altra parte del filo. "Colpito!" esclamò e riattaccò.
Spike era sbalordito. Buffy lo aveva sorpreso. Non si sarebbe mai aspettato un comportamento del genere. Era davvero cambiata. Nulla di ciò che aveva fatto da quando era tornata a Sunnydale gli ricordava la ragazzina innamorata che lo seguiva da quando era piccola. Era terribilmente incuriosito. Quante altre cose non sapeva di lei? Gli venne voglia di andare a bussare alla sua porta solo per vedere se scherzava o se era veramente nuda. Compose il numero una seconda volta.
"Pronto?"
"Buffy, mi hai fatto un bello scherzo"
Lei rise. "Non te lo aspettavi, vero?"
"Certo che no. Comunque ti rinnovo l'invito"
"Ti ho già detto che sto per andare a letto. Completamente nuda e..."
"Adesso smettila!" la bloccò ridendo a sua volta. "Se continui così, giuro che vengo ad accertarmene di persona"
"Come mai sei tornato così tardi?" La voce di lei era dolce.
"Ho avuto un problema con un cliente" Spike cambiò discorso. "Anche a Los Angeles andavi a letto così presto?"
"Certo che no! Però se lo avessi fatto ora non sarei così stanca"
"Raccontami di quando vivevi nella città degli angeli"
"E perché dovrei?" chiese lei.
"L'altra sera mi hai sottoposto ad un vero e proprio interrogatorio. Non pensi che ora sia il mio turno?"
"Non è assolutamente vero. Ero solo curiosa di sapere come ti andava il lavoro"
"E io sono curioso di sapere cosa facevi quando eri all'università"
Buffy esitò per qualche istante poi iniziò a raccontare com'era l'appartamento in cui viveva, dei suoi amici, delle feste a cui aveva partecipato e soprattutto dei suoi studi. Spike si meravigliò scoprendo quanto lei fosse una tipa studiosa. Doveva essersi laureata con il massimo dei voti.
"Oggi ho visto i Cooper" gli annunciò Buffy.
"E cosa c'entrano loro con Los Angeles?" si stupì lui.
"Sono una bella coppia, non credi?"
"Non li conosco molto bene"
"Uhm, un'altra coppia di anziani felicemente sposati"
"E allora?" Spike non capiva dove volesse arrivare Buffy con quel discorso.
"Niente, volevo solo portarti un altro esempio di una coppia felice. Pensaci avvocato! Buonanotte, ora vado a letto"
Lui le augurò la buonanotte e riappese. Guardò l'orologio: erano le undici. Erano stati al telefono per più di un'ora. Si chiese perché Buffy gli avesse parlato dei Cooper. Se pensava di fargli cambiare idea sul matrimonio si sbagliava di grosso. Lui non era il tipo che cambiava idea. Specie su una cosa totalmente inutile e priva di senso come il matrimonio.
***
Buffy spense la luce e aprì la finestra. L'aria era fresca e la dolce brezza della sera rinfrescò la camera. Sorrise ripensando allo scherzo che aveva fatto a Spike. Avrebbe voluto vedere la sua faccia mentre gli diceva che era completamente nuda.
"Grazie per il consiglio, Megan" mormorò nel buio della camera.
L'idea che le era venuta in piscina si fece più chiara nella sua mente. Avrebbe sorpreso nuovamente Spike.
Iniziava a divertirsi. Si sentiva giovane e spensierata e libera di fare ciò che voleva. Voleva giocare con il suo bel vicino. E lo avrebbe fatto senza preoccupazioni. Sapeva di non avere un futuro con lui ma l'idea di stuzzicarlo seguendo i consigli di Megan la eccitava.
Elaborò il suo piano con precisione, come un generale che prepara la strategia per la battaglia decisiva. Cercò di prevedere tutte le possibili difficoltà per evitare la disfatta. Non voleva assolutamente fallire.
***
Giovedì mattina indossò uno dei suoi nuovi vestiti. Era rosso con delle piccole margherite disegnate. Stretto, ma non attillato, evidenziava la sua figura snella. Si pettinò con cura, si truccò leggermente e, soddisfatta, uscì di casa.
Il piano d'attacco aveva inizio.
Guidò fino all'edifico dove si trovava lo studio di Spike. Si guardò nello specchietto retrovisore per controllare un'ultima volta il suo aspetto. Non per vantarsi, ma era davvero bella. Si fece coraggio ed entrò nel palazzo.
Aspettando l'ascensore osservò le donne che le erano vicine. Compiaciuta si accorse che nessuna di loro, in formali e seri completi, appariva provocante come lei. Gli sguardi degli uomini, poi, non la infastidivano affatto, anzi, confermavano le sue scelte.
Lo studio legale occupava tutto l'ultimo piano. Le porte si aprirono direttamente nella reception. Una giovane segretaria la accolse con un sorriso. Buffy le disse che aveva un appuntamento con l'avvocato William Pratt.
"L'avvocato mi ha informata del suo arrivo, ma dovrà aspettare qualche minuto perché è ancora in tribunale" rispose gentilmente la giovane donna.
"Nessun problema" sorrise Buffy. "In realtà sono venuta in anticipo perché avrei bisogno della sua collaborazione" Si avvicinò alla segretaria e dopo essersi accertata che nessuno fosse nei paraggi, le svelò il suo piano. La segretaria sorrise, divertita. "Allora posso contare sul tuo aiuto?" chiese Buffy.
"Certamente. Non mi perderei questa scena per nulla al mondo. Ma devo avvertirla. Potrebbe anche arrabbiarsi. Gli avvocati di questo studio sono molto seri, William Pratt compreso"
"Non preoccuparti, lo conosco da anni e posso assicurarti che non si arrabbierà" la tranquillizzò Buffy.
La segretaria la accompagnò nell'ufficio di Spike e la fece entrare. Lasciandola sola le augurò buona fortuna e aggiunse: "Dovrei fare anch'io qualcosa del genere con il mio ragazzo"
Aspettando che Spike rientrasse in ufficio, Buffy ripassò il suo piano. Vedendo che ritardava iniziò a preoccuparsi. Avrebbe avuto meno tempo per il pranzo? Avrebbe dovuto rimandare?
Da una fessura della porta Buffy vide l'ascensore aprirsi e Spike uscire in compagna di due colleghi. Parlò con loro per qualche istante e poi si diresse verso il suo ufficio salutando distrattamente la segretaria che, a stento, tratteneva le risa.
Buffy si nascose dietro la porta ed estrasse una sciarpa dalla borsa.
Non appena Spike entrò nell'ufficio lei gli fu addosso bendandogli gli occhi.
"Cosa diavolo?" urlò lui cercando di togliersi la benda dagli occhi.
"Non ti muovere" gli ordinò Buffy cercando di camuffare il tono della voce e trattenendo le risa. Prese fiato e disse: "Questo è un rapimento"
Spike ebbe un istante di esitazione ma poi abbassò le mani in un gesto di resa. "Un rapimento?" chiese incuriosito.
"Esatto e ti conviene non farmi innervosire" Buffy tentava di alterare la voce sperando di non venire riconosciuta. L'osservò per un secondo. Era molto elegante: indossava un impeccabile abito grigio e una cravatta rossa.
Gli si avvicinò per stringere la sciarpa in modo che non cadesse e Spike allungò le mani, alla cieca, tastandole le spalle nude e il viso. "Mi sembri un rapitore molto sexy" scherzò lui stando al gioco. "Non sono mai stato rapito" continuò.
"C'è una prima volta per ogni cosa" sentenziò lei. Sentiva le mani di Spike esplorarle i fianchi e il seno. Improvvisamente lui la baciò.
"Ti basta come riscatto?" la provocò.
Buffy non rispose. "A che ora devi rientrare in ufficio?"
"Alle due"
Buffy lo prese per mano e lo condusse fuori. "Comportati bene e non ti succederà niente di spiacevole. Non tentare di toglierti la benda né di scappare" disse lei.
Passarono davanti alla segretaria che soffocò una risata coprendosi la bocca con entrambe le mani. Lei lo condusse verso l'ascensore. Fortunatamente quando vi salirono c'erano solo due uomini d'affari. Spalancarono gli occhi nel vedere un uomo con una sciarpa rossa sugli occhi. Ma Buffy si portò prontamente l'indice alle labbra e nessuno dei sue disse una parola.
"Andiamo!" ordinò lei con voce autoritaria quando l'ascensore raggiunse il piano terra. Cercando di fare il più in fretta che poteva per evitare sguardi indiscreti, scortò Spike fuori dal palazzo. La macchina non era distante.
"Posso chiederti dove mi stai portando?" domandò Spike che, seduto in macchina, si sentiva più sicuro.
"Vedrai"
"Come posso vedere se ho una benda sugli occhi" si lamentò lui ridendo.
"Quando sarà il momento te la toglierò. Adesso rilassati"
"Ti sei dimenticata di camuffare la voce, Buffy"
"Quando mi hai riconosciuta?"
"Sin dal primo momento sapevo che eri tu"
Lei sospirò sollevata. Ciò significava che Spike sapeva chi aveva baciato nel suo ufficio.
"Come hai fatto a scoprirmi?"
"Dal tuo profumo. Sei l'unica donna che conosco con quell'odore"
Arrivarono al parcheggio di un parco lì vicino. Buffy spense il motore. Scendendo, afferrò una cesta per il picnic e una coperta. Aiutò Spike e gli tolse la benda dagli occhi.
"Ti va un picnic?" gli chiese, indicandogli il parco. Lo guardò attentamente cercando di capire la sua reazione. Era nervosa.
"Non sarebbe bastato un semplice invito?" domandò lui sorridendole. "Oppure tu gli uomini preferisci rapirli?"
"Questa è la prima volta. Ma forse lo farò ancora"
***
Spike appoggiò il cesto sulla coperta e si tolse la giacca.
Inginocchiandosi, Buffy iniziò a preparare la tavola con piatti di porcellana, bicchieri di cristallo e tovaglioli di lino.
"E' stata tua l'idea del picnic?" chiese Spike osservandola con stupore.
"Sì, spero ti sia piaciuta"
"Sei proprio una ragazza sorprendente, Buffy Summers"
† Osserva l'uomo che ami e cerca di capirlo. Lui non cambierà. La donna che pensa di poter cambiare il proprio uomo è destinata a fallire †
Spike la osservò mentre sorrideva. Non era mai stato rapito prima di allora. Buffy gli aveva appena dimostrato di essere una ragazza a cui l'iniziativa certo non mancava. Ripensò a quando, molti anni prima, gli aveva dichiarato il suo amore e aveva tentato di baciarlo. Anche allora aveva dimostrato coraggio e spirito di iniziativa. Quel ricordo gli procurò un vago senso di colpa: lui l'aveva respinta in malo modo. Forse l'aveva ferita. Cancellò quell'immagine dalla sua mente e si concentrò sul presente. Avevano un paio di ore da trascorrere insieme e la trovata della colazione al sacco era stata, a dir poco, grandiosa. Improvvisamente gli venne un'idea.
"Quante persone mi hanno visto uscire dall'ufficio in quel modo?" chiese, domandandosi come mai non si fosse opposto a una tale umiliazione.
Buffy sorrise. "Temi di aver perso la tua brillante reputazione, avvocato?"
"Spero soltanto che nessuno mi abbia riconosciuto. La sciarpa mi copriva l'intero viso, vero?"
"Ti sbagli" lo interruppe lei ridendo, "la tua segretaria ha intenzione di fare lo stesso scherzo al suo ragazzo"
Ragazzo? Aveva sentito bene? Spike si chiese se Buffy nutrisse ancora dei sentimenti nei suoi confronti. E se lo considerasse il suo ragazzo. Perché se era così era davvero sulla cattiva strada. Lui non aveva intenzione di essere il ragazzo di nessuna. Specie di una come Buffy Summers la cui massima aspirazione era sempre stata il matrimonio e tanti figli! Lui voleva rimanere single, la sua vita gli piaceva così. Non avrebbe cambiato una virgola. Punto e basta.
"Quando è stata l'ultima volta che hai fatto un picnic?" gli chiese lei cambiando discorso.
"Molto tempo fa, quando i miei stavano ancora insieme" Alzò gli occhi verso il cielo. "Sembra passata un'eternità da allora"
"Io, mia madre e mia sorella abbiamo sempre fatto i picnic. Quando eravamo bambine ne facevamo molto spesso. Trascorrevamo intere giornate sdraiate all'ombra degli alberi a osservare le nuvole... Vuoi un po' di vino? So che questo pomeriggio devi lavorare ma un bicchiere non ti farà di certo ubriacare"
"Verrai in tribunale oggi?"
"Sì. Voglio vederti in azione" Il sorriso di lei gli fece mancare il respiro. I suoi occhi brillavano di felicità. Spike voleva avvicinarsi e...
Represse quel desiderio e bevve un sorso di vino. Cosa stava succedendo? Buffy aveva fatto di tutto per ignorarlo. L'aveva respinto fino a farlo diventare pazzo di rabbia. E adesso? Un romantico picnic nel parco. Era confuso. Non sapeva mai cosa avesse in mente.
"Hai scritto il tuo curriculum?" le chiese.
"Sì. Ma non ho fretta di trovare un lavoro. Forse tra una settimana o due inizierò a darmi da fare. Per il momento voglio solo rilassarmi" Si versò dell'altro vino e diede uno sguardo al parco che li circondava. "Ho intenzione di tornare a vivere da queste parti per un po'. Mi è mancata l'aria di casa"
Spike la guardò con attenzione mentre pronunciava quelle parole. Tornava a vivere a Sunnydale per lui? "Pensavo ti piacesse vivere a Los Angeles"
"Mi piaceva, era grandioso. Ho moltissimi amici a Los Angeles e mi mancano da morire. Ma preferisco vivere accanto alla mia famiglia. Credo che mia madre abbia bisogno di me"
Ormai avevano finito di pranzare e Buffy iniziò a rimettere i piatti nella cesta. "Ti è piaciuto il picnic?"
Spike annuì e pensò per un istante a quanto era stato piacevole il pranzo. Anche troppo a dire la verità. Non voleva illuderla. Era ancora fermo sui suoi propositi. Niente impegno. Nessun coinvolgimento sentimentale. Si stava forse avvicinando troppo a Buffy? Magari lei ancora pensava a lui in termini sentimentali e il suo comportamento la faceva solo soffrire...
"Si è fatto tardi. Devo tornare in ufficio" dichiarò alzandosi. Doveva lavorare e non aveva tempo da perdere né con Buffy né con nessun'altra.
Anche lei si alzò e lentamente ripiegò la coperta guardandolo di sottecchi. Cosa gli era preso improvvisamente?
"Grazie mille per il pranzo" aggiunse Spike in tono formale. Maledizione! Non riusciva a mettere un poco più di entusiasmo nella voce?
Si avviarono verso la macchina. Lei lo precedeva e lui non poté fare a meno di osservare la corta gonna che le fasciava i fianchi e scopriva le gambe. Era bella e terribilmente sexy. E lo attraeva come le api il miele. La raggiunse e l'aiutò a portare la cesta del picnic.
"Guido io" le disse lui allungando una mano per ricevere le chiavi della macchina. Guidare l'avrebbe aiutato a distogliere i pensieri da lei e da quello che gli sarebbe piaciuto farle.
Buffy gli porse le chiavi. Era comunque soddisfatta della buona riuscita della mattinata, nonostante il suo repentino cambiamento di umore. L'idea era stata vincente e Spike aveva apprezzato l'inaspettato pranzo all'ombra degli alberi. Avrebbe voluto raccontare tutto a Megan e poter condividere con lei tutta la sua soddisfazione. Quella sera sarebbe passata a trovare Willow e lo avrebbe raccontato a lei.
Varcando la soglia del tribunale pensò a quale altra sorpresa avrebbe escogitato per Spike. Ci avrebbe pensato. Si era divertita molto a sorprenderlo. Entrarono in un'aula, lui le indicò una fila di sedie, facendole segno di accomodarsi, e proseguì per sedersi a sua volta al tavolo degli avvocati.
Poco dopo l'udienza ebbe inizio. Spike si mostrò molto professionale. Serio, interrogava i testimoni per poi esporre una chiara arringa.
Buffy si interessò molto. La affascinava questo lato di Spike. Era così serio e integerrimo, non sembrava il playboy raffinato che aveva conosciuto quando era una ragazzina. Si ricordò di quando anni prima, con Willow, era andata nello stesso tribunale per vederlo in azione. Allora lui era agli inizi della carriera ma a lei era parso lo stesso bravissimo. Ma allora era stata accecata dall'amore, adesso aveva tolto gli occhiali a forma di cuoricino e lo vedeva per quello che era in realtà. Un uomo di successo, sicuro di sé e del suo fascino, capace di conquistare le donne con un semplice sguardo di quei suoi penetranti occhi blu, ma senza nessuna intenzione di avere una relazione seria e duratura. Spike era stato sincero quando, anni prima, le aveva detto che non potevano avere un futuro insieme. Ma Buffy doveva ammettere che nel profondo del cuore aveva sperato che, seguendo iI consigli di Megan, avrebbe potuto cambiare Spike. Segretamente era ancora innamorata di lui…
Stupidaggini!
Senza farsi notare, Buffy si alzò dalla sedia e lasciò il tribunale. Quell'uomo era irraggiungibile. Inutile continuare a perdere tempo dietro a lui. Il momento del rievocare i ricordi era finito, doveva iniziare a pensare al futuro. Avrebbe spedito il curriculum a varie aziende e avrebbe iniziato a uscire con altri uomini. Forse avrebbe dovuto richiamare Angel per sapere se il suo invito a cena era ancora valido. Angel era un ragazzo simpatico, gentile e molto dolce. Si erano incontrati un paio di volte in quegli ultimi anni a Los Angeles. Lui era sempre in viaggio per lavoro ma in quelle poche volte in cui si erano visti lei si era divertita molto in sua compagnia. Era così carino e disponibile.
Certo non sarebbe stato facile rinunciare a Spike. Per anni lo aveva amato e, paragonati a lui, tutti gli uomini le erano parsi insignificanti. Tuttavia sapeva che da qualche parte nel mondo esisteva l'uomo giusto per lei. Doveva soltanto scoprire dove. E poteva cominciare a cercare da Angel.
***
Passò da Willow che la invitò a cena. Ordinarono una pizza e si sedettero davanti alla televisione, come ai vecchi tempi.
Willow si divertì molto al racconto della giornata trascorsa. Buffy non accennò al bacio che aveva scambiato con Spike. Non c'era bisogno di raccontarle proprio tutto. Specie ora che aveva deciso di troncare ogni cosa.
"Non posso credere che tu abbia fatto una cosa del genere! Bendare Spike e trascinarlo fuori dal suo ufficio"
"Anche lui ha bisogno qualche volta di svagarsi" osservò Buffy. "Per un momento ho temuto che si infuriasse, ma poi ho capito che si stava divertendo" concluse con un sorrisetto.
"Hai avuto l'idea dopo aver letto il diario della tua bisnonna?"
"Esatto. Nel diario consiglia di comportarsi in modo imprevedibile e così mi è venuta in mente l'idea del finto rapimento"
"E se si innamora di te?" chiese l'amica, seria in volto.
Buffy la guardò come se avesse detto la più grossa delle follie. "Non è possibile. E anche se si innamorasse di me, non lo vorrei" rispose in tono fermo. Ormai aveva definitivamente messo da parte quei vecchi sentimenti nei suoi confronti.
"E allora perché fai tutto questo?"
Buffy alzò le spalle noncurante. "Per puro divertimento. Sono stata molto male a causa dei suoi rifiuti quando ero una ragazzina. Ora voglio solo divertirmi. Con o senza di lui"
"Sei sicura?"
"Sicurissima! Voglio vedere se i consigli di Megan funzionano. E se la risposta è sì, potrò sperimentarli con altri uomini fino a trovare quello giusto per me"
"Ma cosa succederà se Spike si innamora di te?"
"Sii realista, Willow. Conosci Spike. E' cinico e freddo. Tu stessa mi hai detto che è diventato un seduttore solitario e poi, come potrebbe innamorarsi di me se ha passato anni interi a respingermi?"
"Non mi sembra che i questi giorni ti stia respingendo" la provocò l'amica.
A quelle parole Buffy ripensò ai baci che si erano scambiati. Non avevano significato nulla. Né per lui né per lei.
"Quale sarà la tua prossima mossa?" le chiese ancora Willow.
"Con lui, nessuna. Voglio divertirmi. Uscire. Incontrare altre persone" Guardò l'amica. "Vieni a cena sabato? Preparerò qualcosa di buono. Sono diventata una brava cuoca, sai. Tutti si complimentavano con me a Los Angeles"
"Fantastico! Posso invitare Oz?"
"Certamente"
"Così anche tu dovrai invitare qualcuno..." disse Willow con malizia.
"Lo dirò ad Angel. Sai, mi aveva invitata a cena e stavo pensando..."
"Invita Spike. Lui e Oz sono ottimi amici"
"Vedrò" Era contraria a invitare Spike. Non voleva dargli l'impressione che lo stesse corteggiando. Aveva già un ego esageratamente grande per i suoi gusti. E poi, non era assolutamente vero.
***
Stava camminando lentamente verso casa. Era appena uscita da casa di Willow e aveva deciso di percorrere a piedi i pochi isolati che la dividevano da casa sua. Era piacevole passeggiare ora che non faceva più caldo. Una leggera brezza le scompigliava i capelli e le sollevava leggermente la gonna del vestito. Si sentiva bene ora che aveva deciso di lasciar stare per sempre Spike.
Stava decidendo il menù per la cena di sabato quando sentì una macchina accostarsi al marciapiede vicino a lei. Per un attimo si irrigidì temendo qualcosa di pericoloso. Poi però si rilassò quando si ricordò che era a Sunnydale e non a Los Angeles dove era davvero rischioso per una ragazza girare da sola di notte.
Probabilmente era Spike. Era diventato piuttosto ossessivo in quei giorni. Tutte quelle telefonate la sera, tutte per stupidi motivi, e poi aveva come l'impressione che di sentirsi spiata… Scosse piano la testa reprimendo un sorriso. Sciocchezze! Spike aveva di meglio da fare che tampinare lei.
Si girò con un sorriso verso la macchina. "Non riesci proprio a stare lontano, vero?" disse ma poi si bloccò quando si accorse che davanti a lei non c'era la macchina di Spike bensì una lussuosa berlina.
Il finestrino della macchina scese giù lentamente e apparve il volto sorridente di Angel.
Buffy sorrise. Le faceva davvero piacere rivedere Angel. Non lo incontrava da quando lui l'aveva invitata a cena. Fece un passo avanti verso la macchina.
"Ciao!" lo salutò contenta.
"Ciao, Buffy" Angel spense il motore della macchina e uscì fuori. "Cosa ci fai in giro di notte tutta sola?"
Lei si strinse nelle spalle. "Ero da Willow e ho pensato di fare una passeggiata per tornare a casa"
"Lo sai che è pericoloso?"
Buffy rise. "Siamo a Sunnydale, Angel. Non può essere pericoloso. Ricordi, ho vissuto a Los Angeles gli ultimi cinque anni. E poi non sono molto il tipo da damigella in difficoltà" gli disse.
Angel annuì e ricambiò il suo sorriso. "Hai ragione. Dimentico sempre che sai benissimo difenderti da sola" Si guardò attorno. "Che dici se ti do un passaggio fino a casa?"
"Veramente avevo voglia di passeggiare..." replicò Buffy.
"Posso accompagnarti a piedi, allora" le propose lui con un sorriso.
"E la macchina?"
"La lascio qui. Poi torno indietro a prenderla. Mi piacerebbe molto poterti accompagnare"
Buffy lo guardò indecisa. Angel era davvero un bel ragazzo. Alto, moro, con bellissimi e caldi occhi scuri. E le piaceva. Certo non era intrigante o seducente come Spike, però le ispirava istintivamente fiducia e sicurezza. Sentiva di potersi fidare di lui.
Gli sorrise e annuì. "Va bene"
Angel sembrò sollevato dal suo assenso e le sorrise. Si girò per chiudere la macchina e poi si voltò nuovamente verso di lei. "Sono pronto. Possiamo andare" le disse prendendo posto sul marciapiedi a fianco a lei.
Lentamente iniziarono a camminare parlando del più e del meno.
***
Seduto in veranda, con una birra in mano e una sigaretta nell'altra, i piedi sopra la balaustra, Spike osservava la strada davanti casa in attesa che Buffy rientrasse. Appena tornato dall'ufficio aveva provato a chiamarla ma non aveva avuto risposta.
Osservò la grande casa Summers, al buio, e cercò di immaginare cosa avesse fatto Buffy dopo aver lasciato il tribunale. Perché era sparita all'improvviso? Si era annoiata al punto di andarsene senza neppure salutarlo oppure aveva dovuto incontrare qualcun altro? Bevve un altro sorso di birra mentre fissando il vuoto si chiedeva perché il pensiero che lei avesse avuto un altro appuntamento dopo il pranzo con lui gli desse tanto fastidio.
Uscendo dall'aula, quel pomeriggio, si era aspettato di trovarsela accanto felice per aver assistito ad un processo, e orgogliosa di lui e del suo lavoro. Quando erano usciti quella sera al Bronze era sembrata così entusiasta di sentirlo parlare del suo incarico, che lui si era davvero sorpreso. E invece era sparita. Un altro gesto imprevedibile. Era sicuro di conoscerla bene? E poi, in fondo, a lui cosa importava di sapere cosa facesse Buffy Summers?
Aveva cercato per anni di liberarsi di quella ragazzina che gli gironzolava sempre intorno e adesso si preoccupava del fatto che lei gli prestasse poca attenzione?
Scosse la testa e aspirò una boccata dalla sigaretta. Ridicolo! Aveva una pila immensa di carte da esaminare che lo aspettavano dentro casa e l'unica cosa che riusciva a fare era stare lì seduto come un idiota ad aspettare che Buffy tornasse a casa. Davvero patetico.
Con uno scatto lanciò quello che rimaneva della sigaretta ormai consumata nel giardino e seguì la piroetta che questa compì mentre cadeva a terra. Era ora di darsi una mossa. Buffy Summers era grande abbastanza per fare quello che voleva senza che lui dovesse farle da cane da guardia e...
I suoi occhi furono catturati da una coppia che avanzava dal lato opposto della strada. Camminavano lentamente e la scarsa luce dei lampioni per strada non gli permetteva di distinguere bene i loro volti. Strinse gli occhi quando gli parve di aver riconosciuto il vestito rosso che Buffy aveva indossato quella mattina.
Eh sì, era proprio lei, pensò mentre passavano sotto un lampione e la coppia veniva illuminata a pieno dalla luce. E quello con lei... Angel O'Connell! Cosa diavolo ci faceva Angel O'Connell con Buffy? E soprattutto perché lei aveva la sua giacca sulle spalle? Di scatto posò i piedi a terra con un tonfo sordo.
Contrasse la mascella mentre continuava a seguire i movimenti della coppia che lentamente si avviava verso il vialetto di ingresso di casa Summers.
Ecco perché non era rimasta ad aspettarlo in tribunale! Doveva uscire con Angel. Scosse la testa. Che pessimo gusto in fatto di uomini, pensò mentre osservava con occhio critico l'altro. Angel sarà stato anche più alto, ma sicuramente lui era più magro e molto più in forma. Si domandò ancora perché Buffy fosse uscita con lui. Cosa ci aveva visto di così attraente?
Bevve un sorso di birra e quando li vide iniziare a salire le scalette del portico cercò di capire quello che si stavano dicendo.
Riusciva a capire ben poche parole ma l'espressione lieta e divertita di Buffy lo colpì come un pugno all'altezza dello stomaco. Cosa c'era da ridere? Che stava dicendo di tanto divertente quel pallone gonfiato?
Si sporse contro la balaustra attento a non fare rumore intenzionato a saperne di più.
"Oh, Angel!" stava dicendo lei con un sorriso dandogli un leggero colpetto sulla spalla. "Non dovresti ricordarti ancora di queste sciocchezze!"
"E come potrei dimenticarmene!" aveva ribattuto lui ridendo. "Non capita tutti i giorni di vedere una bella ragazza come te contesa da quasi tutta la squadra di football del college"
Un'intera squadra di football?, ripeté Spike in testa con un gemito di disappunto.
"Beh, se è per questo non dovrei neanche nominare quella volta che a quella festa da..." Angel si era interrotto pensieroso. "Com'è che si chiamava?"
"Chi?" Buffy lo guardò sollevando verso di lui due occhi resi luminosi dalle risa.
"Quella tua amica, quella moretta... un vero peperino"
"Ah, Faith!" Buffy rise divertita. "Avevo dimenticato che a quella festa c'eri anche tu!" Si coprì la bocca con la mano. "Cielo, ero talmente brilla che non mi sono proprio resa conto di quello che stavamo facendo..."
"Beh, il resto della popolazione maschile a quella festa ha gradito davvero. Posso giurartelo" Angel la guardò serio. "Mi ricordo che occhiate vi lanciavano quei ragazzi mentre ballavate..."
Buffy gli sorrise maliziosa. "Solo quei ragazzi?"
Angel la fissò stuzzicato da quel sorriso. "No, devo ammettere che anche io non ero da meno" ammise abbassando un po' gli occhi. "E quando poi..."
Cosa? Cosa?, si chiese Spike ormai completamente catturato da quella conversazione. In pochi minuti aveva scoperto cose di Buffy che lei non gli avrebbe mai detto. E l'immagine della ragazzina adorante si stava lentamente sgretolando. Cosa diavolo è successo dopo?
"Vuoi dire quando io e Faith ci siamo baciate?" gli chiese Buffy con un risolino.
Baciate? Buffy aveva baciato un'altra donna?, Spike per poco non perse l'equilibrio in bilico sulla balaustra. Spalancò la bocca per lo shock.
Angel, intanto, la guardava divertito e ammaliato. Buffy era splendida sotto la debole luce del portico con la sua giacca sulle spalle e un'espressione maliziosa sul bel viso. Le si avvicinò un poco. "Devo ammettere che ricordo ancora molto bene quel bacio..."
"Ah sì?"
"Beh, fu un duro colpo per l'ego di tutti gli uomini presenti alla festa il fatto che la ragazza più bella avesse preferito baciare un'altra donna piuttosto che uno di loro" spiegò Angel.
"Questo perché non si era fatto avanti il tipo giusto..." commentò Buffy socchiudendo gli occhi tentatrice.
Angel la guardò cercando di capire se parlava sul serio. "In che senso?"
"Erano tutti troppo impegnati a fare i playboy per accorgersi che quello di cui ha bisogno una ragazza è soprattutto gentilezza, calore e... sicurezza" rispose lei facendo un passo avanti verso di lui.
Le piaceva Angel, e le faceva ancora più piacere il fatto che lui ricordasse così tanti particolari su di lei. Si strinse addosso la giacca che le aveva dato mentre camminavano. Un gesto molto galante da parte sua. Sì, le piaceva Angel. Il suo fascino non aveva niente a che spartire con quello rude e un po' troppo focoso di Spike o degli altri ragazzi che aveva conosciuto. La faceva sentire preziosa e molto lusingata. I ragazzi di Los Angeles non erano il massimo in fatto di corteggiamento anche se doveva ammettere che avevano i loro pregi, ammise dentro di sé con un sorrisetto. Ma Angel era un tipo speciale. Era così dolce, gentile e divertente. Le sarebbe piaciuto se lui avesse colto le allusioni che stava facendo e avesse concluso la serata con un bacio.
Alzò il viso verso di lui e gli sorrise esplicitamente.
Angel allungò una mano per sfiorarle una guancia e gentilmente le sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Poi fece un passo avanti e la guardò negli occhi come a cercare il permesso di andare avanti. Buffy annuì impercettibilmente e trattenne il fiato mentre lui piano si chinava su di lei e posava le labbra sulle sue.
Spike per poco non rischiò l'infarto. Cosa diavolo stava succedendo? Sputò fuori di scatto il sorso di birra che aveva appena bevuto nervosamente mentre quei due parlavano. Gli dava i nervi non riuscire a capire tutto quello che dicevano ma... quello! Quello era davvero troppo! Con forza strinse la bottiglia di birra tra le dita e quando questa cedette e si ruppe non si preoccupò minimamente del fatto che gli avesse bagnato i jeans e le scarpe. Cosa diavolo stava facendo Buffy? Si stava facendo baciare da quell'insipido essere? Da Angel O'Connell?
Doveva assolutamente trovare un modo per farli smettere. Doveva... doveva...
***
Angel si allontanò da Buffy con un sospiro. Lei gli sorrise. Le era piaciuto quel bacio. Era stato una vera sorpresa. Non c'era stata passione cieca o furia selvaggia, era stato molto dolce e tenero. Gli appoggiò le mani sul torace e alzò gli occhi per guardarlo. Angel sembrava piuttosto turbato da quel bacio.
Cadde per un momento un silenzio imbarazzato tra loro, poi Buffy lentamente gli disse: "Ora devo proprio rientrare. Si è fatto tardi"
Angel annuì con la testa e le accarezzò di nuovo una guancia. Poi si allontanò facendo un passo indietro.
Buffy si tolse la giacca dalle spalle e gliela porse con un sorriso. "Grazie ancora per avermi accompagnato"
"E' stato un piacere" rispose lui prendendo la giacca. Poi iniziò a scendere i primi gradini delle scalette del portico.
Buffy gli si avvicinò di scatto. "Aspetta" lo chiamò.
Angel si voltò a guardarla sorpreso. "Dimmi"
"Stavo pensando... Verresti a cena a casa mia sabato? Ci saranno anche Willow e Oz, ti ricordi di loro, no?" aggiunse per non dargli l'impressione che quello fosse un vero e proprio appuntamento. Era ancora presto per quello, ma magari non era mai detta l'ultima parola.
Angel sorrise contento. "Sabato sera? Perché no. Scommetto che sei un'ottima cuoca"
Buffy gli sorrise contenta. Poi appoggiò le mani sulle sue spalle e gentilmente gli diede un ultimo bacio sulle labbra.
"Buonanotte, Angel" gli disse piano.
"Buonanotte, Buffy" rispose lui prima di allontanarsi.
***
"Buonanotte, Angel. Buonanotte, Buffy" ripeté Spike con una smorfia facendogli il verso.
Si accese velocemente una sigaretta. Tirò una lunga boccata e si appoggiò di peso alla balaustra. Ma guarda a che diavolo di cose devo assistere! Tirò di nuovo una boccata nervosamente. Che diavolo aveva in mente Buffy? Perché si era lasciata baciare da quel tizio? E sembrava perfino contenta! Si portò ancora alle labbra la sigaretta. Quella ragazzina stava giocando con il fuoco e neanche lo sapeva. Prima gli faceva credere di essere troppo impegnata per incontrarlo e poi usciva come se niente fosse con Angel O'Connell! E addirittura subito dopo averlo rapito e bendato per un picnic al parco. Ma chi diavolo si credeva di essere quella mocciosa?
Di scatto buttò via la sigaretta e scese velocemente le scale del suo portico diretto a casa Summers. Doveva chiarire le cose con Buffy. Se pensava che lui si sarebbe lasciato prendere in giro da una ragazzina immatura che voleva solo divertirsi, si stava sbagliando di grosso. Lui aveva la sua dignità e lei non poteva permettersi di tenere il piede in due scarpe. Doveva scegliere o lui o quel pallone gonfiato di Angel.
Salì in fretta i gradini del portico e bussò con forza alla porta. Attese un paio di minuti. Di Buffy neanche l'ombra. Inutile che fingesse di dormire. L'aveva vista e poi le luci al piano di sopra erano ancora accese. Meglio per lei se scendeva subito e parlava con lui. Non era proprio dell'umore adatto per i giochetti. Quello che aveva appena visto gli dava il voltastomaco.
Bussò di nuovo alla porta, stavolta più forte. "Maledizione, Buffy! Vuoi aprire questa dannata porta?" urlò indietreggiando e alzando la testa verso quella che sapeva essere la sua camera. "Buffy!" ringhiò ancora.
Tornò alla svelta davanti alla porta quando vide accendersi la luce dell'ingresso. Finalmente la signorina si era degnata, pensò ironico.
Buffy aprì la porta quel tanto che bastava per lanciargli un'occhiata colma di sospetto. "Che vuoi?" gli chiese dura.
"Sorpresa" le disse lui con un sorrisetto beffardo.
"Sorpresa" le disse Spike con un sorrisetto beffardo. Poi piegò la testa da una parte come per guardarla meglio.
"Che cosa vuoi?" ripeté lei per niente intimorita dall'espressione sul suo viso.
Spike avanzò verso la porta e appoggiò le mani sull'intelaiatura continuando a fissarla. "Dove sei stata questo pomeriggio?" le chiese. "Pensavo di rivederti dopo l'udienza"
"Affari miei"
"Oh, affari tuoi" ripeté Spike pungente. "Interessante. Ti sei incontrata con qualcuno?"
"Ripeto: non sono affari che ti riguardino"
"Davvero?"
"Già. E ora per favore, sono stanca e vorrei dormire" disse lei facendo per chiudere la porta.
Prontamente Spike la bloccò infilando un piede nella fessura. "Tu non vai da nessuna parte, Summers"
"Smettila con queste sciocchezze!" esclamò Buffy sconcertata. "Sei ubriaco?" chiese poi corrugando la fronte.
"Perfettamente sobrio, grazie. Tu?"
"Che vuoi dire?"
"Come che voglio dire? Mi sembra che sia tu quella che se ne va in giro ad ubriacarsi e a baciare altre donne" ribatté lui.
"Cosa?!" Buffy spalancò gli occhi. "Come fai a saperlo?"
Spike si limitò a ridacchiare senza risponderle.
"Non posso crederci. Hai ascoltato quello che dicevo con Angel" Scosse la testa incredula. "Devi essere impazzito" mormorò piano senza guardarlo.
"Io non sono impazzito" la contraddisse lui afferrandole un polso e trascinandola fuori sul portico.
"Ah no? Strano perché non mi sembri molto lucido" Buffy tentò con uno strattone di liberarsi il braccio. "E lasciami andare!"
"Quando avrò finito con te, passerotto" precisò Spike. "Dobbiamo parlare noi due"
"Non vedo di cosa dovremmo parlare"
"Dobbiamo parlare di te e del damerino che stavi baciando prima"
"Allora è vero! Mi stavi spiando"
"Non... ti stavo spiando. Ero in veranda a bere una birra e ho buttato involontariamente l'occhio verso casa tua e indovina che ho visto? Che magnifico quadretto! Una scenetta degna di un romanzetto rosa!" Fece una smorfia disgustata. "Non pensavo fossi il tipo che si scioglie per uno come Angel"
"Tu non mi conosci! Non sai come sono fatta!"
"Hai ragione. Non sapevo infatti che avessi baciato una donna. E dimmi..." le rivolse un sorrisetto malizioso. "Ti è piaciuto?"
"Sei un porco!" esclamò lei strattonandolo più forte.
"Oh, ma un porco da cui ti sei lasciata baciare, passerotto" mormorò lui con voce roca.
"E' stato... stato solo un momento di aberrazione mentale. Uno stupido errore che non si ripeterà più. Mai più" dichiarò Buffy decisa.
"Davvero?" Spike inclinò la testa guardandole intenzionalmente le labbra.
Buffy indovinò la direzione del suo sguardo e irrigidì la bocca in una linea dura. "Sì. Ho chiuso con te William Pratt"
"Beh, io no. Ho ancora molte cose da dirti, Buffy Summers" Spike l'attirò a sé per il polso e premette con forza la bocca contro quella di lei.
Buffy emise un gemito di protesta e tentò di respingerlo. Dopo un paio di secondi, quando ormai Spike si era convinto di averla piegata al suo volere, Buffy inaspettatamente gli morse il labbro inferiore.
"Ma sei matta!" esclamò lui allontanandosi di scatto e portando una mano alle labbra. "Sei completamente impazzita..." commentò guardando le dita sporche di sangue.
"No, tu sei completamente impazzito. Ma come osi venire nel cuore della notte a casa mia. Tirarmi giù dal letto. E dirmi... e fare questa assurda sceneggiata! Ma chi ti credi di essere?"
Spike rimase interdetto davanti a quelle parole.
"Sei davvero ridicolo! Solo perché un altro uomo mi interessa più di te senti mancarti il terreno sotto i piedi. E il tuo smisurato orgoglio si ribella. Beh, tieni bene a mente questa cosa Spike, io ho intenzione di fare quello che voglio finché rimarrò qui a Sunnydale. Non ho bisogno di una balia che mi controlli. Sono maggiorenne e libera di fare tutto quello che mi passa per la testa. E se voglio baciare Angel sul portico davanti casa mia sono libera di farlo" Gli voltò le spalle e tornò verso la porta. "E se non ti sta bene, puoi anche girarti dall'altra parte" gli disse prima di chiudergli la porta in faccia.
Lui la osservò incredulo ancora con una mano al labbro sanguinante. "E poi sono io quello che è impazzito..." mormorò piano scuotendo la testa mentre tornava verso casa sua.
***
"Razza di arrogante, stupido, idiota!" borbottò Buffy a mezza bocca pestando i piedi su ogni scalino della scala mentre saliva per tornare in camera. "Ma chi diavolo crede di essere!"" Con un gesto secco spostò le coperte dal letto e vi si infilò. "Ma come cavolo gli vengono in mente certe scemenze!" Prima di stendersi allungò la testa per lanciare un'occhiata verso il giardino e lo vide mentre tornava a casa sua scuotendo la testa. Un sorrisetto soddisfatto le si allargò sul viso al ricordo del morso che gli aveva dato. "Ben gli sta!" Poi più tranquilla si mise a dormire.
***
"Avvocato, ma cosa ha fatto al labbro? L'hanno aggredita?" gli domandò preoccupata la segretaria la mattina successiva.
Spike alzò la mano per toccarsi il segno del morso, poi borbottò un: "Mi sono tagliato mentre mi radevo" e si diresse senza fermarsi nel suo ufficio chiudendo con un colpo secco la porta.
***
"Ehi, amico, come va?"
Oz spalancò la porta ed entrò nell'ufficio tutto sorridente.
Spike alzò a malapena gli occhi dalle carte che stava esaminando e gli fece un cenno con la mano.
"Sono passato a chiederti se ti va di andare a fare colazione insieme" continuò Oz sedendosi di peso su una poltroncina davanti la scrivania. "Stamattina apro lo studio più tardi e ho pensato di venire a trovarti per..."
"Willow ti ha raccontato tutto, vero?" lo bloccò Spike sollevando finalmente la testa.
Oz sembrò confuso. "Tutto cosa?"
"Oh, andiamo. Sicuramente l'avrà raccontato alla sua migliore amica e lei l'avrà detto a te dipingendomi come un mezzo matto. E tu sei venuto qui per controllarmi" sbottò Spike lasciando andare di scatto i fogli che ancora teneva tra le mani. "Neanche fossi uno psicopatico o roba del genere!"" sbuffò alzando le mani al cielo frustrato. Poi si appoggiò di peso contro lo schienale della poltrona sospirando. "Solo che quando l'ho vista che si baciava con quello..."
"Chi? Willow?" chiese Oz spalancando gli occhi.
Spike lo fulminò con un'occhiata. "No, Buffy"
"Ah" Oz tornò a rilassarsi.
"Quando l'ho vista lì nel portico che... io..." Si fermò e lo fissò. "Come, “ah”?" Spike inclinò la testa da una parte. "Vuoi dire che non sai niente?"
Oz scosse la testa ridacchiando divertito. "No, però ora mi piacerebbe sapere cosa è successo con Buffy"
Spike alzò le mani in segno di resa. "Niente. Non è successo niente. Assolutamente niente. Dimentica quello che ho detto. E ora scusami ma ho molte cose da fare"
Oz lo guardò ancora più divertito dal suo nervosismo e per niente convito di quello che gli stava dicendo. Poi però puntellandosi con entrambe le mani si alzò dalla poltroncina. "Okay, vorrà dire che andrò a fare colazione con Willow. Mi racconterà tutto lei" commentò andando verso la porta. "E non potrò neanche difenderti"
L'ultima frase catturò l'attenzione di Spike. "Perché dovresti difendermi?"
"E che ne so?" Oz si strinse nelle spalle. "Non mi vuoi dire niente! Ma sono sicuro che non uscirai bene dal loro racconto. Scommetto che mi spiegherà anche il perché di quel segno che hai sul labbro"
Spike sembrò ragionare su quello che Oz aveva detto portandosi una mano alla bocca. "Oh, maledizione! Siediti" gli indicò di nuovo la poltroncina. "Sei veramente irritante, lo sai?"
"Ma sarò l'unico dalla tua parte" Oz sorrise soddisfatto tornando a sedersi. "Avanti, racconta tutto"
Spike si strinse nelle spalle e sbuffò leggermente. "Ieri sera ero in veranda..."
"Ottima idea con questo caldo"
"Mi stavo bevendo una birra e..." continuò ignorando l'interruzione dell'amico.
"Altra ottima idea"
"...e fumando una sigaretta"
"Da quando hai ripreso a fumare?" gli chiese Oz preoccupato.
"Un paio di giorni. Sono molto nervoso in questo periodo" E con quello che è successo ieri ancora di più, aggiunse silenziosamente. Poi scosse la testa scocciato. "Ma non è questo il punto!"
"E qual è il punto?"
"Bene. Me ne stavo tranquillamente per i fatti miei quando vedo arrivare Buffy..." iniziò a raccontare Spike.
"La stavi aspettando?" lo interruppe ancora Oz.
"No, non la stavo aspettando" rispose Spike mentre la sua pazienza andava pian piano esaurendosi. "Mi ero preso una piccola pausa dal lavoro. Per rilassarmi un po'"
Oz annuì anche se dall'espressione del viso non sembrava molto convinto.
"Ad ogni modo" riprese Spike ignorando l'amico. "La vedo arrivare e chi c'è con lei? Angel O'Connell!" pronunciò il nome facendo una smorfia schifata.
Oz scoppiò a ridere. "Angel? Lo stesso Angel O'Connell che quando eravamo ragazzini ti batteva sempre a tennis e che tu odiavi?"
"Già, proprio lui" rispose per niente divertito Spike. Non capiva cosa ci fosse di così divertente in quello che stava dicendo. "Ma tu devi avere sempre così tanta memoria?"
"Beh, i litigi tra te e Angel sono episodi che non si dimenticano facilmente. Erano troppo divertenti. Venivo a vedervi giocare nella speranza che litigaste! Eravate il mio spettacolino preferito!" Oz scoppiò di nuovo a ridere al ricordo.
Gli occhi di Spike mandarono fulmini in direzione dell'amico. "Sei veramente un..."
"Vero amico?" concluse Oz con un sorrisetto. "Sì, lo so. Grazie. Ma ora avanti, non perdiamo altro tempo. Racconta"
Spike lo guardò per un momento come se fosse impazzito. Ma che aveva? Perché parlava così tanto? Oz gli era sempre piaciuto perché era un tipo silenzioso e taciturno e invece ora... Che fosse la vicinanza di Willow ad averlo trasformato in quella specie di demente? Fece una smorfia. Ah, se l'amore rende così meglio starci molto alla larga!
Oz lo guardò in attesa. "Allora? Buffy torna a casa con Angel e..."
Spike si riscosse. "Dopo avermi rapito e portato al parco per un picnic" precisò.
"Buffy ti ha rapito?" Oz rise di nuovo. "Però, è una bella idea. Originale. Dovrò usarla anche io con Willow un giorno o l'altro"
"Sì, davvero una bella idea" Spike scosse la testa davanti a tanta futilità. "Comunque dopo il picnic mi ha mollato in tribunale e se ne è andata da lui. E poi..."
"Un momento" lo bloccò Oz alzando una mano. "L'hai portata in un tribunale dopo che lei ti aveva portato al parco per un picnic?" Scosse la testa incredulo. "Il tribunale non è un posto divertente o romantico... è un posto..." si fermò come a cercare la parola adatta. "...squallido!"
"Ehi! Io ci lavoro lì" esclamò Spike piccato.
"Non vuol dire niente. Avresti dovuto portarla da qualche altra parte. Che ne so... Al mare, avresti potuto portarla in spiaggia..." gli disse Oz.
"L'ho fatto. Ci siamo andati domenica" Oz lo guardò colpito. "Ma dove l'ho portata, adesso non c'entra niente. Lei ha detto che le sarebbe piaciuto vedermi in azione e io..."
Oz ridacchiò. "Oh, anche a Willow piace vedermi in azione. Ma questo non vuol dire che io la porti in studio con me" osservò. "Will, odia cordialmente gli animali" aggiunse con una risatina. "E poi lo sai come sono fatte le donne. Lo dicono solo così, per dire"
Spike sbuffò e si alzò dalla poltroncina di scatto. "E che ne so io?! Sembrava così interessata"
"Ehi, amico, ma tu non sei il grande conquistare? Quello che le donne le seduce con uno sguardo? Non le conosci le strategie femminili?" gli disse Oz ironico seguendolo con lo sguardo mentre camminava nervosamente per l'ufficio.
"Certo che le conosco! Non sono nato ieri"
"E allora perché l'hai portata lì?"
"Dovevo lavorare. E poi era... sembrava interessata" concluse dubbioso fermandosi per un momento.
"Beh, forse non lo era" commentò Oz.
"Comunque non è questo il punto!" esclamò Spike additando l'amico. "Il punto è che neanche un paio di ore dopo che è uscita con me, è corsa da Angel e l'ha addirittura baciato!"
"L'ha baciato?" ripeté Oz.
Spike alzò le braccia al cielo e annuì. Finalmente Oz aveva capito il problema! "Sì! Ci siamo arrivati finalmente!"
Oz lo guardò per niente impressionato. "E allora?" gli chiese alzando le spalle.
"Come 'e allora'?" ripeté Spike stupito. "Non capisci? Prima esce con me e poi... bacia Angel!" concluse in tono infastidito.
"Forse sarò ripetitivo, ma...E allora?"
"Beh, non è... non è corretto!" esclamò Spike. "Non è così che si fa!" aggiunse aggrottando la fronte e sedendosi poi sulla poltroncina accanto all'amico.
Oz scoppiò a ridere divertito.
Spike gli lanciò un'occhiata torva. "Non c'è niente da ridere" gli disse secco sentendosi allo stesso tempo uno stupido.
"Ti rendi conto di quello che hai appena detto?" chiese Oz alzandosi dalla poltroncina e posando una mano sulla spalla dell'amico. "Stai facendo tutta questa scena perché Buffy ha dato un bacetto ad Angel?"
Spike alzò la testa per guardarlo. "No, perché io dopo sono corso a casa sua e le ho fatto una scenata..." ammise a bassa voce.
"Cosa?" Oz tornò a sedersi in fretta. "Questa è davvero bella! Neanche fossi il suo ragazzo..."
Spike scosse lentamente la testa restio a parlare adesso dopo le ultime parole di Oz. Si sentiva davvero un vero idiota ripensando a quello che aveva fatto la sera prima. Come diavolo gli era venuto in mente di correre a casa di Buffy e comportarsi da fidanzato geloso?
Un momento. Si raddrizzò con la schiena a quel pensiero. Chi diavolo aveva mai anche solo parlato di fidanzamento? Lui e Buffy non erano fidanzati e non lo sarebbero mai stati. Questo era chiaro come il cielo d'estate. Non aveva quindi nessun diritto di pretendere da lei assoluta fedeltà visto che non c'era niente tra loro a cui essere fedeli. Giusto?
"Ehi! Ci sei ancora?" Oz gli sventolò una mano davanti alla faccia. "Pianeta Terra, chiama Spike. Rispondi amico"
Spike sbatté le palpebre e tornò a rivolgere la sua attenzione all'amico. Poi gli sorrise. Aveva deciso cosa fare. Doveva chiedere scusa a Buffy. Si era comportato da idiota e lui sapeva riconoscere i propri errori. Si alzò dalla poltroncina e fece segno ad Oz di fare altrettanto. L'amico lo guardò stupito e anche leggermente preoccupato.
"Ti senti bene?" gli chiese.
"Benissimo, ora. Ti ringrazio per avermi fatto capire come stanno le cose. Mi sei stato davvero molto utile. Ora scusami ma devo lavorare" gli disse velocemente spingendolo verso la porta.
"Ma, io..."
"Grazie ancora, e ci vediamo presto" lo salutò Spike interrompendo qualsiasi tentativo di ribattere dell'amico. Poi gli chiuse praticamente la porta in faccia.
Sfregandosi le mani soddisfatto tornò a sedersi dietro la sua scrivania. Sapeva quello che doveva fare. Buffy era pur sempre una donna. E lui era un maestro nel convincere le donne. Prese in mano la cornetta del telefono e compose il numero del suo fioraio di fiducia.
"Sam? William Pratt" disse nell'apparecchio in tono deciso. "Manda una dozzina di rose rosse a questo indirizzo" Gli dettò l'indirizzo di casa di Buffy. Poi rimase in attesa ascoltando la risposta del fioraio. "No, nessun biglietto. Credo che capirà da sola" disse con un sorriso sicuro.
Poi concluse la telefonata e compiaciuto si appoggiò allo schienale della poltrona. Era stato tutto sistemato. Buffy avrebbe ricevuto le rose e l'avrebbe perdonato per il suo piccolo momento di confusione. E ogni cosa sarebbe tornata al suo posto.
***
Finalmente a casa!
Spike scese dalla macchina e sospirò di sollievo mentre si dirigeva dentro la sua abitazione. Lanciò uno sguardo verso casa Summers e vide le luci del soggiorno accese e sorrise. Il tempo di sistemare alcune cose e sarebbe andato da lei. Voleva proprio sapere quale era stata la sua reazione alle rose che le aveva mandato.
Avrebbe voluto chiamarla prima ma in ufficio era piombato inaspettatamente un caso molto complicato e aveva trascorso l'intera giornata di venerdì e gran parte di quella di sabato chino su scartoffie e documenti. Aveva addirittura passato la notte in ufficio! E dopo aver dormito sullo scomodo divano del suo ufficio aveva assolutamente bisogno di una doccia e di cambiarsi d'abito.
Con pochi passi entrò in casa e lanciò la valigetta sul divano, poi in cucina prese una birra e si diresse verso il bagno al piano superiore della casa. Già si immaginava la gioia di Buffy quando l'avrebbe visto da lì a poco. Era sicuro che lei gli si sarebbe buttata tra le braccia chiedendogli di perdonarla per il morso che gli aveva dato. Sorrise allo specchio mentre si toglieva la camicia. Aveva già in mente due o tre modi in cui Buffy avrebbe potuto farsi perdonare. Fremendo di anticipazione, bevve l'ultimo sorso di birra, si tolse i pantaloni e si mise sotto il getto della doccia continuando a immaginare quello che tra poco sarebbe successo.
Dopo un quarto d'ora attraversò tutto baldanzoso il proprio giardino verso casa Summers. Aveva deciso di fare le cose per bene. L'avrebbe invitata a cena, poi a ballare e infine avrebbero concluso la serata insieme. Si strofinò le mani soddisfatto di se stesso. Davvero un ottimo piano.
Salì le scale del portico e arrivò davanti alla porta. Alzò la mano per bussare quando si accorse che in soggiorno insieme a Buffy c'era qualcun altro. Facendosi scudo con una mano tentò di sbirciare dalla finestra e a malapena gli sembrò di vedere una testa rossa. Si allontanò contento. Era solamente Willow. Per un momento aveva temuto che Buffy fosse in compagnia di Angel o di qualche altro ragazzo.
Strinse le labbra. Ancora quei dannati pensieri sulla gelosia. Lui e Buffy non stavano insieme. Perché lui non voleva e mai avrebbe voluto. Quindi niente gelosia. E poi lei era in soggiorno di sabato sera con la sua migliore amica, cosa poteva esserci di più innocente?
Con un sorrisetto, bussò alla porta e rimase in attesa.
Buffy aprì la porta con un sorriso luminoso. Spike la guardò e gli sembrò davvero più bella del solito. Probabilmente era felice in quel momento e pensò che in parte doveva essere anche merito suo e della sua geniale idea di mandarle delle rose.
Le sorrise disarmante. "Ciao passerotto"
"Ah, sei tu"
Spike sbatté un paio di volte gli occhi per la sorpresa. Che intendeva dire con quel “ah, sei tu”? Non era contenta di vederlo? Piegò la testa di lato per tentare di capire la situazione.
"Che vuoi ancora?" chiese Buffy in tono freddo.
"Non hai ricevuto le rose?" le domandò Spike iniziando a preoccuparsi.
"Sì, certo"
Di poche parole la ragazza, pensò lui e la sua iniziale sicurezza cominciò seriamente a vacillare. Non era quella la reazione che si era aspettato. Lei in quel momento avrebbe dovuto essergli saltata al collo e non guardarlo come se fosse l'essere più infido sulla faccia della terra!
"Sei stato tu?" gli chiese Buffy cercando conferma nel viso di lui.
Spike si rilassò. Era solo quello il problema! L'aveva creduta più perspicace. Probabilmente non aveva capito che le rose erano da parte sua e quindi era ancora arrabbiata con lui. "Sì, sono stato io. Ti sono piaciute passerotto?" le domandò con un luccichio negli occhi.
"Potevi risparmiare i soldi" lo gelò lei.
Spike alzò entrambe le sopracciglia guardandola interrogativo. "Che vuoi dire?"
"Non avrai creduto di potermi comprare con un mazzo di fiori dopo quello che hai fatto, vero?" Buffy lasciò andare la porta e incrociò le braccia sul petto.
Spike aprì la bocca per risponderle a tono quando una voce femminile dall'interno della casa lo interruppe.
"Ehi, Buffy. È Angel?"
Spike spalancò gli occhi sorpreso ma si riprese subito. E così la biondina aspettava Angel... Questo cambiava molte cose. Cambiava tutto. "Angel?" le chiese alzando un sopracciglio interrogativo.
Buffy lo ignorò deliberatamente e si rivolse a Willow. "No, è solo Spike"
E' solo Spike?, si ripeté lui nella testa scocciato. Ma come si permetteva quella ragazzina smorfiosa di parlare di lui in quel modo? Se ne avesse avuto l'occasione l'avrebbe presa e...
"Hai invitato anche lui a cena?" chiese Willow comparendo a fianco di Buffy. "Ciao Spike" lo salutò la rossa con un sorriso.
"Ciao Rossa" rispose lui. "No, Buffy non mi ha invitato a cena"
"Ma se ha cucinato tanta di quella roba da poter sfamare un esercito! Ti fermi con noi?"
"No! Lui non..."
"Accetto molto volentieri grazie" rispose Spike con un sorriso galante verso Willow.
Buffy si voltò verso l'amica incenerendola con lo sguardo. Ma che diavolo aveva in mente? L'ultima cosa al mondo di cui aveva bisogno era trascorrere una serata con Spike e Angel dopo quello che era successo il giorno precedente.
† La via per conquistare un uomo passa dalla sua gola †
"Sembra proprio che la mamma abbia un aneddoto per ogni momento della giornata. Questo pomeriggio eravamo in cucina e preparavamo la cena. Mi ha guardato, sorridendomi, e poi mi ha detto che la via pre conquistare un uomo passa per la sua gola. Stavamo preparando un delizioso arrosto di maiale cotto nel latte, il piatto preferito dal papà. "Un uomo è felice se mangia bene e in modo sano" ha aggiunto. E io? Vorrei dimostrare a Frederick quanto sono brava in cucina ma come posso farlo? Credo che la mamma abbia capito che sono innamorata di lui. Mi ha detto che una domenica possiamo invitare il Pastore con sua moglie e suo figlio, cioè Frederick. Non ha aggiunto altro. Lui va matto per il coniglio e tutti in famiglia mi dicono che io lo cucino benissimo. Speriamo che la mamma lo inviti a cena così potrò dimostrargli di essere una buona cuoca"
Spike entrò baldanzoso nell'ingresso mentre Willow tornava in soggiorno. Si girò verso Buffy con un sorrisetto vittorioso. Lei lo ignorò completamente e seguì l'amica.
Spike rimase per qualche minuto fermo. Pensava di averla fatta arrabbiare e invece... Scosse la testa e la seguì a sua volta.
Entrato nella stanza trovò Oz seduto comodamente in poltrona.
"Ehi, Spike, anche tu qui?"
"Come vedi" rispose lui sedendosi sul divano vicino a Buffy. "Cosa ci ha preparato di buono la nostra cuoca?" le chiese con un sorriso.
"Niente di speciale. Comunque non possiamo iniziare a mangiare. Deve ancora arrivare Angel" rispose lei alzandosi per andare a controllare dalla finestra il vialetto di accesso.
Spike la seguì con lo sguardo e fece una smorfia. Era davvero così ansiosa che arrivasse il pallone gonfiato? Bah, valle a capire le donne!
"Mi chiedo come mai non sia ancora arrivato. Non è da lui fare tardi..." disse Buffy voltandosi verso Willow che tornava dalla cucina.
L'amica si sedette sul bracciolo della poltrona su cui era Oz e le sorrise per rassicurarla. "Sono sicura che sarà qui a momenti. Magari ha avuto qualche imprevisto sul lavoro..."
"Oppure si è perso" commentò Spike con una risatina.
Nessuno lo seguì. Anzi, Buffy lo fulminò con gli occhi. "Non ci trovo niente da ridere. Magari gli è successo qualcosa"
"Oh poverino!" Spike fece una smorfia. "Come sono preoccupato! Quasi quasi esco e vado a..."
"Eccolo! È arrivato!" esclamò Buffy allontanandosi dalla finestra e andando verso la porta.
"Certo, ora corrigli anche incontro" commentò Spike a bassa voce. Poi alzò gli occhi e vide che Oz e Willow lo stavano fissando. "Beh, che c'è?" gli chiese brusco.
"Niente, niente" si affrettò a dire Willow alzandosi dal bracciolo e allontanandosi.
"E tu?" domandò Spike rivolto ad Oz con sguardo truce.
"Finalmente siamo tutti! Avevo una fame" disse Oz alzandosi dalla poltrona e sorridendo amichevolmente ad Angel che entrava nel soggiorno con Buffy sottobraccio. "Ciao Angel, aspettavamo proprio te per iniziare"
"Scusate il ritardo ragazzi, ma ho avuto guai in ufficio" rispose lui stringendo la mano che Oz gli porgeva. Poi si voltò verso il divano e vide Spike. Il suo sguardo si fece serio. "Spike"
Lui si alzò e lo squadrò dall'alto in basso. "Angel"
"La cena è servita" Willow entrò nella sala da pranzo rompendo la tensione che si era creata.
In silenzio, Buffy ancora sottobraccio ad Angel, si diressero tutti verso il tavolo.
La disposizione dei posti a tavola era stata modificata. Spike notò che era stato aggiunto un posto, il suo, e così ad un lato del tavolo c'erano due posti vicini. Silenziosamente sorrise all'idea di aver rovinato il piano di Buffy di fare una cenetta intima con Angel e osservò Willow e Oz prendere posto rispettivamente ai due capi del tavolo. Rimanevano liberi i due lati più lunghi. Alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di Angel. La domanda era la stessa: chi si sarebbe seduto vicino a Buffy?
Avrebbe potuto batterlo sul tempo, ma Angel fu più furbo di lui. Aiutò Buffy a sedersi ad uno dei due posti e poi si sedette al suo fianco rivolgendogli poi un sorrisetto compiaciuto senza essere visto dagli altri. Spike sospirò forte e poi lentamente prese posto da solo sull'altro lato.
Beh, come consolazione c'era almeno il fatto che da lì avrebbe potuto guardarla negli occhi, pensò mentre si serviva una porzione di patate bollite. Questo sempre se lei si fosse degnata di guardarlo e smetterla di parlottare a bassa voce con Angel. Ma chi diavolo credeva di essere per ignorarlo a quel modo? Ragazzina presuntuosa...
"Spike. Spike, mi hai sentito?" gli disse Willow dandogli poi un colpetto sulla spalla.
Lui si riscosse e si voltò a guardarla. "Eh?"
"Ti ho chiesto se potevi passarmi l'insalata" ripeté Willow con un sorriso.
Velocemente Spike prese la ciotola, si mise un po' di insalata, e gliela passò. Poi tornò a concentrarsi sullo spettacolo veramente seccante che aveva davanti agli occhi.
La cena era davvero squisita. Buffy era diventata davvero una brava cuoca con il passare degli anni. Spike ricordava ancora quella disastrosa volta in cui lei per il giorno di San Valentino gli aveva preparato dei biscotti a forma di cuore. Per gentilezza lui li aveva accettati ma per poco non aveva rischiato di restarci secco quando dopo il primo morso aveva scoperto che lei aveva scambiato il sale con lo zucchero. Tornò a guardarla. Era davvero cresciuta da allora ed era anche diventata veramente bella. E lui non sopportava il fatto che Angel O'Connell ci stesse provando con lei. Non perché ne fosse innamorato o che altro, ma perché sapeva quanto inaffidabili potessero essere a volte gli uomini e non voleva che Buffy soffrisse. Tutto qui. Nessun secondo fine.
Ma allora perché gli dava così fastidio il fatto che Angel dovesse sempre chinarsi verso di lei per prendere qualcosa sul tavolo o avesse dannatamente sempre qualcosa da dirle in un orecchio per farla ridere? Mentre lui doveva limitarsi solo a guardarla attraverso il tavolo. Strinse più forte la forchetta e infilzò con una certa ferocia alcune foglie di insalata.
Oz lo osservò divertito ma non commentò, scambiò solo una lunga occhiata con la sua ragazza attraverso il tavolo.
Rendendosi conto di stare esagerando e che non fosse il caso di continuare a sfogare il suo nervosismo contro della povera verdura indifesa, Spike alzò la testa e finalmente incontrò gli occhi di Buffy.
Lei sembrò come sorpresa per essere stata colta ad osservarlo e lui sorrise compiaciuto alzando un sopracciglio. Svelta Buffy tornò a rivolgere la sua attenzione ad Angel. E il sorriso sulle labbra di Spike si spense.
Bene, la ragazzina voleva giocare. Lui non si sarebbe di certo tirato indietro. Voleva il gioco duro, lui gliel'avrebbe dato.
"Allora, Angel, di cosa ti occupi ?" domandò in tono affabile.
Angel lo guardò ma se era rimasto stupito dal suo repentino cambio di modo di fare non lo diede a vedere. "Mi occupo di computer. Sviluppo software che poi vendo al migliore offerente" rispose. Poi si voltò verso Buffy con un sorriso. "E posso dire, modestamente, che nel mio campo sono il migliore"
"Oh, lo so. Hai un ufficio talmente grande che..." gli disse Buffy.
"Sei stata nel suo ufficio?" chiese Willow interessata.
Buffy annuì con un sorriso. "Sì, ed è talmente grande che..."
"Quando?" la interruppe Spike senza parole.
"Oh, non ricordo. Ci sono stata talmente tante volte" Buffy si voltò verso Angel. "Tu te lo ricordi quando sono venuta da te la prima volta?"
Angel sembrò pensarci su per un attimo. "Beh, deve essere stato più o meno un anno e mezzo fa, dopo che avevo aperto la filiale di New York. Sei venuta a prendermi per andare a quella festa, ricordi? Quella dove abbiamo incontrato quel giocatore di basket che ti ha fatto il filo per un po' ... Com'è che si chiamava?"
"Xander Harris" Buffy rise imbarazzata. "Però non è vero che mi faceva il filo, è che tu..."
"Un momento. Voi due vi vedevate anche a Los Angeles?" chiese Spike incredulo.
Buffy lo guardò per un momento poi corrugò la fronte. "Sì, perché c'è qualcosa che non va?"
"Non ti scaldare, passerotto. Era solo curiosità la mia" le disse lui fingendo di alzare le mani in segno di resa. E tornò a concentrarsi sul suo piatto.
"Beh, non vedo cosa ci sia di male nella sua domanda" disse Willow accorrendo in aiuto di Spike.
"Hai ragione" Buffy annuì con la testa. "Io e Angel ci siamo visti parecchio in questi anni in cui ho vissuto a Los Angeles. Ogni volta che poteva passava sempre a trovarmi..."
"...ed era sempre un vero piacere" aggiunse Angel con un sorriso.
"Adulatore!" Buffy gli diede un colpetto scherzoso sul braccio.
Spike fece una smorfia nervosa contraendo la mascella.
"Siamo andati ad un mucchio di feste assieme e mi sono sempre divertita un mondo" raccontò Buffy a Willow divertita.
"Angel? Alle feste? Ma non eri soprannominato il “musone” ai tempi della scuola perché non ti piaceva andare alle feste?" chiese Spike incredulo.
"Era la verità" ammise Angel con una piccola smorfia poi guardò ancora Buffy con un sorriso. "Però andare alle feste con questa ragazza è un vero spasso! Nessuno riesce ad animare una festa come lei!"
Buffy sembrò arrossire per quel complimento e abbassò per un momento gli occhi. Poi tornò a guardare Angel. "Beh, neanche tu scherzi, caro. Ti ho visto scatenarti sulla pista da ballo e devo dire che non sei davvero niente male!"
Caro?!, ripeté Spike spalancando gli occhi. Da quando Buffy chiamava Angel caro? Spike non l'aveva mai chiamato così. Neanche quando era pazzamente innamorata di lui. Ma che diavolo stava succedendo? Era finito in una dimensione parallela o che altro diavolo? Forse stava ancora dormendo nel suo ufficio e si trovava nel bel mezzo di un incubo? Solo questo poteva spiegare il fatto che Buffy pendesse dalle labbra di Angel e che non riuscisse a staccargli gli occhi di dosso.
Andiamo, neanche quando erano ragazzini Angel aveva mai avuto tanto successo con le donne! Perché doveva averlo ora e proprio con Buffy?
"E tu, Spike, di che cosa ti occupi?" gli chiese Angel in tono cordiale.
Spike lo guardò incuriosito. Cosa aveva in mente ora? "Sono un avvocato, uno dei più promettenti di Los Angeles. Ho persino uno studio tutto mio" aggiunse con orgoglio.
"Beh, in realtà è solo un socio minore dello studio però..." disse Oz e si beccò un'occhiata torva da parte dell'amico. "Però è davvero uno dei migliori. Il migliore. E il suo ufficio è davvero grandissimo" aggiunse alla svelta prima di tornare a concentrare la sua attenzione al suo piatto.
"Io ci sono stata nel suo ufficio e non è poi così grande..." commentò Buffy piegando la testa da una parte e guardando Oz dubbiosa. "Quello di Angel è davvero molto più grande" aggiunse con un sorriso raddrizzando la testa.
Maledizione! Ma Oz non sapeva proprio mai quando tenere la bocca chiusa? Che piacere sadico ci provava a prenderlo in giro? Lui non era affatto permaloso, ma quello era decisamente il momento sbagliato. Non con Angel che lo guardava ridacchiando divertito e Buffy che lo guardava a sua volta con gli occhietti a forma di cuoricino! Di questo passo avrebbe fatto la figura dell'idiota! Ed era l'ultima cosa di cui aveva bisogno in quel momento.
"Beh, forse il mio ufficio non sarà enorme ma sicuramente io sono il migliore" disse allungando una mano per prendere la bottiglia di vino al centro del tavolo.
"Non devi sentirti minacciato, Spike. Lo sai anche tu che le dimensioni non contano. L'importante è sapere usare le proprie qualità" commentò Angel trattenendo una risatina di scherno.
Spike strinse le labbra mentre si versava il vino nel bicchiere. Uno a zero per te pallone gonfiato. "Lo so, benissimo. Non ho bisogno di compensare le mie mancate prestazioni con un grande ufficio, io" ribatté ironico sollevando un sopracciglio. E con questo siamo pari. Palla al centro.
"Bene, chi vuole il dolce?" chiese Buffy alzandosi di scatto dalla sedia e andando verso la cucina.
Willow si alzò a ruota e la seguì nell'altra stanza.
Calò un silenzio imbarazzante appena le due ragazze lasciarono la sala da pranzo. Angel e Spike si guardarono come se dovessero incenerirsi l'un l'altro mentre Oz a capotavola li guardava come se fossero entrambi impazziti.
Prima che fosse troppo tardi e succedesse qualcosa di irreparabile Buffy e Willow rientrarono. Buffy teneva in mano un vassoio su cui era sistemata una bella torta dall'aspetto molto invitante. Spike si leccò le labbra pregustando il piacere di mangiarsi un bel dolce. Aveva una vera passione per i dolci e Buffy lo sapeva. Lei conosceva perfettamente i suoi gusti, visto che anni addietro aveva praticamente tentato di tutto pur di conquistarlo. Con un sorrisetto pensò che probabilmente lei aveva preparato il suo dolce preferito. Lo aveva sempre fatto.
"Ecco qui" disse Buffy posando il vassoio sul tavolo. "Ho preparato una magnifica crostata di frutta" annunciò con un sorriso.
Una crostata di frutta? Spike guardò il dolce per controllare che non lo stesse prendendo in giro. No, aveva davvero preparato una crostata di frutta. E la cioccolata? E la panna montata? E le scaglie di cioccolato? Che fine avevano fatto? Lui non sopportava davvero i dolci con la frutta. Lui voleva una deliziosa torta al cioccolato. Quella, era la degna conclusione di una cena. Non una crostata di frutta.
"Perfetto, la mia preferita" commentò Angel con un sorriso. "Come facevi a saperlo?" chiese a Buffy.
"Beh, ordinavi sempre quella quando andavamo a cena insieme e ho pensato di preparartene una io. Spero ti piaccia" rispose Buffy servendogliene una fetta.
Spike rimase in silenzio ad osservare la scena contraendo la mascella. Vide Angel assaggiare un pezzo di crostata e chiudere gli occhi per assaporarla, poi lo vide girarsi di nuovo verso Buffy e con lentezza sorriderle prima di posarle un delicato bacio all'angolo della bocca. "E' squisita, Buffy. Grazie"
Ora la mascella non era più serrata, anzi, se avesse potuto si sarebbe staccata di netto e caduta terra.
Okay, calmi.
Quella era davvero una dimensione parallela, pensò scrollando le spalle per alleggerire la tensione . Non si poteva spiegare altrimenti. Sospirò rumorosamente e guardò Angel immaginando come sarebbe stato se gli avesse piantato in mezzo alla fronte la forchetta che ora stringeva nervosamente in mano. Sorrise compiaciuto. Sarebbe stato certo un miglioramento.
"Spike, ne vuoi una fetta?"
Lui sollevò gli occhi su Buffy. Quella era la prima frase che gli rivolgeva da quando si era autoinvitato a cena. Ma neanche questa volta gli aveva sorriso. Oh, maledizione, ma che poteva averle fatto di così imperdonabile?
Scosse lentamente la testa. "Non mi piacciono le crostate di frutta. Dovresti saperlo" le rispose.
"Oh, e perché dovrei?" chiese Buffy sgranando gli occhioni innocenti.
Perché, diavolo, una volta sapevi perfino di che colore portavo i calzini!
Quella frase gli esplose nel cervello come un fulmine. Ma sicuramente a lei ora non interessava più. Aprì e chiuse un paio di volte le mani sotto il tavolo per calmarsi, poi tornò a guardarla con un finto sorriso brillante. L'immagine della serenità. "Ci conosciamo da parecchio ormai. Pensavo conoscessi i miei gusti"
"Nessuno può mai dire di conoscere una persona del tutto" ribatté lei guardandolo con intenzione.
"Vero" ammise lui e rimase a fissarla. In quel momento gli sembrava di aver davanti un'altra Buffy. Dov'era finita quella bella ragazzina che gli correva sempre dietro?
"E poi ho conosciuto talmente tante persone in questi ultimi anni che non posso certo ricordarmi particolari così banali" aggiunse ancora Buffy.
Però che ad Angel piace la crostata di frutta te lo sei ricordato, vero?, pensò stizzito.
"Allora vuoi o no una fetta?" gli chiese agitandogli sotto il naso il piattino da dolce.
"No!" esclamò e si alzò scostando rumorosamente la sedia.
Tutti lo guardarono come se avesse improvvisamente perso la ragione. Angel sogghignò divertito.
"Vado fuori a fumarmi una sigaretta mentre voi mangiate il dolce" aggiunse in tono più basso allontanandosi in fretta.
***
Quando rientrò in casa cinque sigarette e una decina di minuti dopo, Spike trovò che il gruppo si era spostato in soggiorno e chiacchierava allegramente del più e del meno. Li osservò per qualche momento non visto dal vano della porta e di nuovo il nervosismo gli fece contrarre la mascella.
Buffy e Angel erano seduti vicini sul divano mentre Willow e Oz si dividevano una poltrona scambiandosi gesti affettuosi. Ognuno era impegnato in una conversazione privata con il proprio partner. E a giudicare dalle risatine di Buffy e Angel la loro doveva essere una conversazione particolarmente divertente.
Per un attimo pensò di restarci secco, sul serio stavolta, quando vide che entrambi avevano smesso di ridere e si stavano fissando improvvisamente seri. Un lampo di ira gli saettò nello sguardo quando vide Angel allungare una mano per accarezzare una guancia di Buffy. Sapeva cosa stava per succedere. Quel viscido verme stava per baciarla e lei sarebbe stata addirittura d'accordo!
In fretta entrò nella stanza facendoli sobbalzare tutti e quattro.
"Eccomi di ritorno" annunciò. "C'è posto anche per me?" chiese e senza aspettare risposta andò a sedersi sul divano piazzandosi esattamente in mezzo alla dolce coppietta spintonando con un fianco Angel affinché si spostasse.
Questo oppose una certa resistenza ma, per evitare che Spike gli si sedette praticamente sopra, fu costretto con un sospiro esasperato a spostarsi di lato.
"Ecco fatto" commentò Spike con un sorriso soddisfatto allungando le braccia dietro la schiena e appoggiandole allo schienale del divano. "Adesso ci siamo tutti. Di cosa stavate parlando?"
***
La serata era giunta alla sua conclusione.
Era quasi l'una quando Oz e Willow decisero che era ora di tornare a casa. Buffy li accompagnò alla porta lasciando soli in soggiorno Angel e Spike.
Willow abbracciò l'amica e prima di lasciarla andare le sussurrò all'orecchio: "Sei sicura che possiamo lasciarti sola?"
Buffy la guardò stupita. "Non sono sola, c'è Angel con me"
Willow scosse la testa. "Sì, ma c'è anche Spike"
"Oh, non preoccuparti. Sono sicura che tra poco andrà via anche lui. Non credo che la presenza di Angel lo diverta poi molto" rispose lei scrollando le spalle indifferente.
"E va bene. Chiamami se succede qualcosa" le ricordò prima di seguire Oz fuori dalla porta.
Buffy seguì la coppia con lo sguardo mentre si allontanava abbracciata lungo il marciapiede e sospirò prima di richiudere la porta tornando in soggiorno.
***
Buffy tornò dall'aver salutato Willow e Oz e, evitando abilmente il divano dove erano seduti i due uomini, si sedette sulla poltrona opposta accavallando le gambe. Subito gli occhi di entrambi gli uomini si appuntarono sulla porzione di gambe lasciata scoperta dalla corta gonna che indossava. Di sicuro ora non se ne sarebbe mai andato lasciando Angel O'Connell con Buffy in una casa completamente vuota specie dopo una serata come quella.
Spike osservò Angel di nascosto. Per quanto ancora sarebbe rimasto? Willow e Oz se ne erano andati finalmente e lui stava solo aspettando che Mr. Simpatia se ne andasse a sua volta per poter parlare da solo con Buffy. Dovevano chiarire alcune cose.
"Allora..." cominciò Buffy.
Due paia di occhi si alzarono dalle sue gambe e la guardarono in viso.
"Volete qualcosa da bere?" chiese Buffy alzandosi dalla poltrona e dirigendosi verso il carrello dei liquori.
"Sì, grazie" rispose Angel con un sorriso.
"Perché no" disse Spike seguendola con lo sguardo.
Buffy preparò due bicchieri con del ghiaccio e in uno versò una generosa dose di liquore, poi lo prese e lo porse ad Angel con un sorriso. "Whisky con ghiaccio per te, giusto?"
"Splendido. Ricordi davvero tutto" disse Angel prendendo il bicchiere.
Buffy ridacchiò. "E tu, Spike?" chiese poi tornando seria. "Lo stesso?"
"Preferirei una birra se ce l'hai" rispose lui guardandola seccato.
Buffy si strinse nelle spalle. "Non so. Dovresti andare a vedere in frigo se ne è rimasta qualcuna" gli rispose tornando a sedersi.
Evidentemente lui era un ospite di seconda classe. Con un sospiro si alzò dal divano e con un'occhiata torva ad Angel si diresse verso la cucina. Ci avrebbe messo il minor tempo possibile, non voleva lasciare quei due soli troppo a lungo.
In fretta entrò in cucina, aprì il frigo e prese una birra. L'aprì e tornò immediatamente in soggiorno.
Lì si fermò impalato sulla porta.
Buffy aveva cambiato posto ed era tornata a sedersi sul divano accanto ad Angel. Lui aveva messo da parte il bicchiere e le stava facendo un massaggio sul collo mentre lei mugolava di soddisfazione.
Quello era davvero troppo! Con rabbia sbatté forte la porta della cucina e avanzò deciso verso il divano. Buffy si voltò a guardarlo sorpresa e Angel ridacchiò divertito.
"Qualcosa non va?" gli chiese lui.
"Assolutamente" rispose Spike e fece per sedersi di nuovo in mezzo a loro deciso a dividerli come aveva già fatto.
Solo che stavolta Angel fu più deciso di lui e attirando a sé Buffy con un braccio, lo costrinse a sedersi all'altra estremità del divano. Poi lo guardò con un sorrisetto soddisfatto e compiaciuto.
Ecco, ora era davvero una situazione imbarazzante. Per un momento calò il silenzio rotto soltanto dal rumore dell'orologio dell'ingresso.
Buffy li osservò, prima uno e poi l'altro. Angel ricambiò il suo sguardo con un sorriso tranquillo. Spike alzò un sopracciglio interrogativo e bevve un sorso di birra dalla bottiglia che teneva in mano.
Era decisamente tardi. Meglio evitare che quella serata continuasse ancora a lungo. Con un gesto deciso, Buffy si alzò sul divano poi si voltò a guardare entrambi con un sorriso di scusa.
"Ragazzi, è molto tardi e sono molto stanca. Che ne dite di...?"
"Oh, certo. Scusami per essere rimasto così tanto. Avrei dovuto immaginare che fossi stanca, dopo aver cucinato tutto il giorno per la nostra magnifica cena" le disse Angel alzandosi prontamente dal divano.
Spike lo seguì con lo sguardo attento ad ogni minimo movimento, senza però accennare a sua volta ad alzarsi.
"Ti ringrazio Angel. Mi fanno davvero piacere I tuoi complimenti." Buffy si gli mise sottobraccio e iniziò a dirigersi verso l'ingresso. "E' stato un vero piacere averti a cena. Dovremmo farlo più spesso."
"Certo. Che ne dici se domani sera ti porto io a cena fuori?"
Spike si raddrizzò di scatto. Cosa? A cena fuori? Loro due soli?
"Non so, Angel. Devo ancora sistemare alcune buste per spedire i curriculum..." disse Buffy dispiaciuta.
Spike sorrise ascoltandoli di nascosto. Allora la storia dei curriculum non era una scusa inventata solo per non uscire con lui.
"Non preoccuparti. Se vuoi posso chiedere alla mia segretaria di farti preparare delle targhette da applicare alle buste, così non dovrai perdere tempo a scriverle e avrai tutto il tempo per uscire con me domani" rispose Angel.
Buffy lo abbracciò con un sorriso. "Grazie, Angel. Che pensiero gentile!"
"Di niente. Mi fa sempre piacere aiutarti, Buffy" Angel le accarezzò una guancia.
Spike tossì rumorosamente attirando la loro attenzione. Entrambi si voltarono a guardarlo scocciati. Lui alzò le sopracciglia interrogativo. "Ehi, io sono ancora qui!" esclamò ironico indicandosi con la bottiglia di birra ancora in mano.
Angel si voltò e lo guardò socchiudendo leggermente gli occhi. "E questo che vorrebbe dire?"
"E' tutta la sera che tubate come due colombi. Date il voltastomaco! Salutala e vattene"
Buffy lo fissò torva incenerendolo con lo sguardo. "Ma come ti permetti?!"
Ma venne completamente ignorata.
"Vattene tu, Spike. La tua presenza qui non è gradita" disse Angel avanzando verso di lui.
Spike si alzò di scatto dal divano posando la bottiglia con un colpo sordo sul tavolino da caffè. "Sbattimi fuori se ne hai il coraggio"
"Con molto piacere" Angel lo afferrò per un braccio e lo strattonò.
Spike rimase immobile e lo guardò con aria di sfida. "Cosa c'è, pivello, non ce la fai?"
"Ti sbatterò fuori da questa casa anche se dovessi prenderti a calci per farlo" lo minacciò Angel.
"Scusate, non mi sembra il caso..." tentò Buffy ma anche questa volta fu ignorata.
"Provaci, musone" lo incitò Spike con un ghigno ironico.
"L'hai voluto tu" Angel lo spinse facendolo atterrare di peso all'indietro sul divano.
"Oh, che paura!" esclamò Spike in tono divertito mentre si rimetteva in piedi. "E' questo il meglio che riesci a fare?"
"No, ora ti prendo e..."
Un urlo bloccò entrambi con le mani strette a pugno.
"FUORI!!!"
Spike e Angel si voltarono lentamente verso la fonte di quell'urlo.
Buffy con le braccia incrociate sul petto e l'aria di una che li avrebbe volentieri inceneriti con una sola occhiata, li fissava furiosa.
"Ho detto fuori!"
Nessuno dei due si mosse.
"Ne ho abbastanza di queste sciocchezze. Fuori da casa mia" Con un gesto secco indicò la porta. "Immediatamente" aggiunse dura quando vide che ancora non avevano mosso un passo.
"Io non vado da nessuna parte" dichiarò Spike tornando a sedersi e riprendendo in mano la birra.
Angel lo guardò come se fosse impazzito. Buffy era davvero furibonda.
"Ho detto fuori. Tutti e due" Buffy gli si avvicinò decisa e gli strappò di mano la bottiglia. "Alzati immediatamente e vattene via di qui"
Spike la guardò sorpreso e veramente sconcertato. Ma perché se la prendeva sempre con lui? Era Angel che aveva cominciato tutto...
Buffy posò di nuovo la birra sul tavolino con un gesto seccato e andò verso la porta, la spalancò poi si voltò di nuovo a fronteggiarli.
"Ve lo dico per l'ultima volta. Fuori"
Mestamente Angel si diresse verso l'uscita e ridacchiò piano, senza farsi notare da Buffy, quando vide che anche Spike si era alzato e che scuotendo la testa lo stava lentamente seguendo.
Ora erano entrambi fuori sul portico e si fissavano di nuovo in cagnesco. Buffy li guardò ancora per qualche minuto scocciata da quella stupida e completamente inutile manifestazione di testosterone. Poi scosse la testa. "Ridicoli!" borbottò e alzò prontamente una mano per farli tacere visto che entrambi stavano per obiettare. "Tu" indicò Angel. "Passa a prendermi alle nove domani sera. Riguardo a te, invece" Il suo sguardo arrabbiato si posò su Spike. "Un'altra scenata come questa e sei completamente fuori dalla mia vita. Capito?"
Spike aprì la bocca per protestare.
"Niente ma. Buonanotte"
E gli chiuse la porta in faccia. Che se la cavassero da soli da quel momento in poi. Se volevano picchiarsi almeno ora non erano più in casa sua.
Spike si accese una sigaretta con un gesto di stizza e guardò Angel. "E' davvero furiosa, vero?"
"Si è arrabbiata molto secondo te?" chiese Angel nello stesso istante.
"Sì" dissero insieme dopo un attimo.
"Allora che vuoi fare rimanere qui fuori tutta la notte?" gli chiese Angel fissando Spike come se volesse intuire I suoi pensieri.
"Io? Non ne ho nessuna intenzione" Spike negò decisamente con la testa. "E tu?" chiese con finta indifferenza.
"Io? Non ci penso davvero " Angel scosse la testa. "Le chiederò scusa domani"
"Allora possiamo andare?"
"Si andiamo"
Nessuno dei due mosse un passo.
"Bene allora sto andando"
"Si anche io"
Si allontanarono in direzioni opposte. Spike verso il suo giardino e Angel verso la sua macchina. Dopo pochi passi si fermarono e aspettarono qualche momento prima di voltarsi a controllare.
"Ma non stavi andando?" domandarono ancora all'unisono.
"Sì, certo" risposero di nuovo insieme.
E ognuno raggiunse la propria destinazione.
Spike continuò a camminare indifferente fino a raggiungere in pochi passi il portico di casa sua. Lentamente, salì i primi gradini e lanciò un'occhiata veloce nella direzione della macchina di Angel. Un sorrisetto soddisfatto gli si allargò sulle labbra quando lo vide salire in macchina e partire senza guardarsi indietro.
"Povero babbeo" commentò ironico gettando a terra la sigaretta e tornando velocemente sui suoi passi. "E ora a noi, Buffy Summers"
Bussò alla sua porta in maniera frenetica.
Dopo qualche momento di attesa Buffy venne ad aprire e immediatamente le sue belle labbra si strinsero in una linea dura quando lo videro sotto la debole luce del portico. "Ancora tu"
Spike sospirò forte. Okay, con calma. Questa volta avrebbe fatto le cose con calma. Non voleva correre il rischio di ripetere l'esperienza dell'ultima volta.
"Possiamo parlare?" le chiese guardandola in attesa.
Buffy sembrò prendere in considerazione la sua domanda piegando la testa da una parte e guardandolo pensierosa. "Hai in mente di continuare la scenata dell'altro giorno?" gli chiese.
Spike scosse la testa lentamente. "Credevo fosse chiaro ormai che sono dispiaciuto per come mi sono comportato..." le disse allontanandosi dalla porta e appoggiandosi alla balaustra del portico.
"Da quello che hai fatto poco fa non si direbbe..." commentò lei, ancora una mano sulla porta.
"Libera di non credermi" Volgendole le spalle Spike rimase in attesa di una risposta da parte di lei.
E tirò un sospiro di sollievo quando la sentì accostare la porta ed uscire sul portico, mettendosi di fianco a lui voltata dal lato opposto.
"Di cosa dobbiamo parlare?" gli chiese lei incrociando le braccia sul petto.
"Credevo che saresti riuscita ad evitarmi per tutta la serata" esordì lui pentendosi subito dopo per il tono acido che aveva usato. Non voleva darle l'idea di aver sofferto la sua mancanza.
Buffy si girò a guardarlo. I riflessi argentei della luna gli conferivano un'aria pericolosa e misteriosa che gli si addiceva molto. "Credevo fosse quello che volevi. Mi hai sempre detto di girarti al largo, o sbaglio?"
"Hai ragione, ma questo non significa che tu debba completamente ignorarmi!"
"Non ho ancora capito cosa vuoi da me, William Pratt. Non mi vuoi al tuo fianco perché sei un playboy che non vuole impegnarsi, ma non vuoi neanche che io stia lontana da te. Mi sembra un atteggiamento un po' troppo contraddittorio, non credi?" gli chiese lei in tono canzonatorio.
Poi si allontanò un poco da lui. Sembrava a disagio.
Come se le avesse letto nella mente e senza preavviso, Spike la strinse a sé imprigionandola tra le braccia. "Un giorno la smetterai di prendermi in giro" le disse guardandola con gli occhi blu che lampeggiavano maliziosi.
Buffy cercò di liberarsi fino a quando non si rese conto che i movimenti del suo corpo gli stavano accendendo i sensi. Allora trattenne il respiro, consapevole che anche lei si stava pian piano eccitando. Lottò per rimanere rigida contro di lui, ma trovava sempre più difficile mantenere quell'atteggiamento di sfida sotto lo sguardo caldo e profondo di quegli occhi.
"Sto morendo dalla voglia di baciarti, Buffy. Ma questa volta lo farò solo se avrò il tuo permesso. Non voglio rischiare un altro morso" le disse mentre con una mano le accarezzava dolcemente il collo provocandole deliziosi brividi lungo la spina dorsale. "Posso?"
Spike chinò la testa sulla sua e Buffy si scoprì incapace di dire qualsiasi cosa. Le labbra di lui trovarono quelle di lei stuzzicandole con la lingua e inducendole ad aprirsi. Buffy provò così ancora una volta la dolcezza dei suoi baci che, per quanto avesse tentato, non era ancora riuscita a dimenticare. Spike la strinse ancora di più a sé rendendola consapevole di quanto fosse eccitato.
Un campanello di allarme cominciò a suonare nella mente di Buffy.
"No, no!" Voltò la testa con un movimento brusco cercando di eludere le sue labbra esigenti e Spike allentò la stretta.
"Adesso qual è il problema?" La sua voce bassa e seducente fece suonare il campanello ancora più forte.
"Spike! Lasciami in pace, per piacere" Buffy cercò di allontanarsi da lui.
"Perché? Non ti piacciono i miei baci, passerotto?" le chiese lui prendendole il mento con due dita.
Buffy evitò di guardarlo e sospirò forte per riacquistare il controllo della situazione.
Spike rise del suo disagio.
"Non è divertente, Spike!" esclamò brusca.
"No, passerotto, non lo è. È piuttosto doloroso per me" le disse lui alzando un sopracciglio.
Buffy non riuscì a impedirsi di far scivolare lo sguardo fino a costatare l'evidenza della sua eccitazione, prima di tornare a fissarlo negli occhi. Doveva combatterlo. Non doveva permettergli di vincere così facilmente.
"Sono certa che troverai il modo di non soffrire a lungo" ribatté sprezzante allontanandosi. "Ci sarà sicuramente uno stuolo di belle ragazze pronte a soddisfare questo tuo piccolo problema. Perché perdi tempo con me?"
Spike la guardò piegando la testa da una parte. Cosa doveva risponderle adesso? Non lo sapeva neanche lui perché fosse così geloso e perché non potesse fare a meno di cercare sempre la sua presenza. E forse non gli andava neanche di scoprire il motivo dietro il suo comportamento.
Con un sorriso si strinse nelle spalle senza risponderle.
Buffy lo guardò un momento, poi, alzò gli occhi al cielo e se ne tornò dentro casa sbattendo la porta.
Aveva di nuovo fatto la cosa sbagliata, pensò Spike scuotendo piano la testa mentre scendeva le scale del portico e tornava a casa sua.
***
Buffy si chiuse la porta alle spalle fremendo di rabbia. Perché Spike aveva sempre quella dannata capacità di farle tremare le ginocchia?
Riprese fiato, respirando profondamente. Pensava, ormai, di essere immune al fascino di quell'uomo ma si era sbagliata.
Salì in fretta le scale per andare in camera da letto. Afferrò il diario di Megan come un'ancora di salvezza. Si sedette sul letto e iniziò a sfogliarlo per cercare il punto a cui era rimasta l'ultima volta. Sorrise quando lo trovò e sperò che Megan fosse stata più fortunata di lei nel conquistare il suo uomo dei sogni.
"Oggi abbiamo iniziato le pulizie di primavera dal salone. Abbiamo lavato le grandi tende. Sono così pesanti quando sono bagnate! E che fatica strizzarle! Poi abbiamo spolverato il tavolo di marmo facendo attenzione a non rompere i preziosi soprammobili: una pipa d'avorio africano, un antico vaso cinese e una deliziosa statuetta di porcellana raffigurante un bambino. Ho chiesto alla mamma da dove provenissero quegli oggetti e lei mi ha sorriso. Poi ha dato uno sguardo a tutta la stanza e mi ha detto che ogni oggetto che vedevo era stato comprato da lei e da papà. 'E'' meraviglioso costruire una casa con la persona che ami. La casa deve essere un luogo sereno e sicuro dove rifugiarsi la termine della giornata. Soprattutto per un uomo che lavora tutto il giorno' Mi chiedo se io e Frederick costruiremo mai una casa insieme. Arrederemo la casa con deliziosi soprammobili come hanno fatto mamma e papà?"
Buffy chiuse il diario. E lei? Sarebbe mai riuscita a costruire una casa con l'uomo dei suoi sogni?
Posò il diario sul comodino e spense la luce. Chiuse gli occhi. Il ricordo delle labbra di Spike sulle sue era ancora intenso. Forse non avrebbe dovuto scappare...
***
Buffy si guardò allo specchio sistemandosi per l'ennesima volta la ciocca di capelli che continuava a sfuggirle dallo chignon lento che si era fatta per la serata. Era stranamente nervosa. L'idea di uscire da sola, completamente da sola, con Angel la innervosiva più di quanto avesse immaginato. Eppure non era la prima volta che succedeva.
A Los Angeles erano usciti insieme decine di volte e lei si era sempre divertita. Quella sera però guardandosi allo specchio si sentì strana. Aveva come la sensazione di star facendo del male ad Angel con il suo comportamento.
Certo, non si erano mai promessi nulla durante i loro incontri. E non avevano mai neanche fatto discorsi seri su una possibile relazione tra loro due. E allora perché se ripensava al bacio che Spike le aveva dato la sera prima, si sentiva decisamente in colpa?
"Accidenti a lui!" esclamò sbuffando rumorosamente. Ormai era certa di non provare più nessun sentimento per Spike, però ogni volta che lui l'aveva baciata in quei giorni si era sentita così... così... "Accidenti!" ripeté di nuovo stavolta perché soprappensiero invece di sistemare quella maledetta ciocca era riuscita a sfasciare completamente lo chignon.
Con un gemito esasperato tornò a concentrarsi per finire di prepararsi. Angel sarebbe arrivato a minuti e lei non era ancora pronta.
"Questo perché hai passato tutta la giornata pensando a Spike. E questo è maledettamente sbagliato" si disse ad alta voce fissandosi con rimprovero allo specchio.
Oh, cielo, adesso cominciava a parlare perfino come lui!, pensò portandosi una mano alla bocca quando riconobbe in quello che aveva detto una delle sue espressioni più colorite.
"Basta, basta, basta. Ne ho abbastanza di William Pratt. Di lui e di quei suoi occhi così...." disse ancora fermandosi poi un momento a ricordare quanto le erano sembrati belli i suoi occhi alla luce della luna la sera precedente. "No, no, Buffy. Questo è sbagliato. Spike non vuole una storia seria e soprattutto non vuole avere niente a che fare con te. È solo una questione di orgoglio la sua, niente di più. Vuole solo fare un dispetto ad Angel" si disse ancora.
Angel... Ecco, doveva concentrarsi su di lui. Angel era tanto gentile, adorabile e carino con lei. Perché avrebbe dovuto preferirgli uno come Spike che non l'aveva mai trattata bene, anzi si era preso molte volte gioco di lei quando era solo una ragazzina?
Improvvisamente suonò il campanello. Buffy sobbalzò distolta bruscamente dai suoi pensieri. Corse alla finestra e si sporse per vedere chi fosse. Perché se era Spike non aveva davvero nessuna intenzione di aprirgli la porta.
"Oh, ancora lui! Ma è mai possibile che non riesca a pensare a nient'altro?" si chiese scuotendo la testa.
Poi si rilassò quando riconobbe la macchina di Angel parcheggiata davanti casa. Sorrise. Sarebbe andato tutto bene. Angel era il tipo che faceva per lei. Angel era buono, onesto e soprattutto non disdegnava prendere impegni seri con un'altra persona. Proprio il tipo di cui lei aveva bisogno per dare un po' di stabilità alla sua vita. E in quel momento ne aveva decisamente bisogno.
***
Spike spense la luce in soggiorno quando sentì il rumore di una macchina che arrivava. In silenzio si posizionò davanti alla finestra che gli consentiva una maggiore visuale sul vialetto di ingresso di casa Summers. Poi controllò l'orologio.
Le nove in punto. Fece una smorfia. Il musone era maledettamente puntuale.
Ed eccolo lì, tutto impettito nel suo bel vestito nuovo che andava a suonare il campanello. Oh, le aveva anche portato dei fiori. Un vero galantuomo. La smorfia si trasformò in un ghigno ironico ripensando alla reazione di Buffy alle rose che le aveva mandato lui.
Lei le aveva respinte dicendogli che non l'avrebbe comprata con dei fiori. Li considerava inutili.
Velocemente si diresse verso l'uscita sul retro della casa. Voleva arrivare il più vicino possibile al portico di casa Summers per ascoltare indisturbato la loro conversazione.
Così, giusto per dare un'occhiata... E per godersi da vicino la scena di Angel a cui veniva sbattuto in testa un mazzo di fiori. Non se la sarebbe persa per niente al mondo.
Senza far rumore attraversò la siepe che divideva i due giardini e si appiattì contro il muro di casa Summers. Sentì dei rumori e si avvicinò velocemente. Buffy stava scendendo le scale, pronta per aprire la porta ad Angel. Doveva sbrigarsi.
Ecco, finalmente aveva trovato il posto perfetto da cui poter spiare... No, spiare non gli piaceva come termine, pensò scuotendo la testa. Lui stava solo controllando che la situazione non prendesse una brutta piega. A suo sfavore, naturalmente.
Era praticamente sotto di loro. Si appiattì più che poté contro il muro e per un attimo gli tornò in mente quando da ragazzino correva a nascondersi per non farsi trovare da Buffy che gli correva dietro come una forsennata. Sorrise leggermente. Bei tempi quelli!
Sentì la porta d'ingresso aprirsi e trattenne il fiato.
"Ciao Angel" Era Buffy.
"Ciao, Buffy. Questi sono per te" Sicuramente ora Angel le stava porgendo il suo mazzo di fiori con un sorrisetto di scusa, pensò ghignando già di soddisfazione al pensiero di quello che sarebbe successo a breve.
Uno, due e..., contò nella testa aspettando il momento di pura gioia in cui avrebbe sentito Buffy alzare la voce e prendersela con il malcapitato.
"Grazie, Angel. Sono davvero bellissimi. Se mi dai un minuto vado a metterli in un vaso e poi possiamo andare" sentì invece rispondere.
Cosa? Pensò spalancando gli occhi per la sorpresa. Niente urla, niente colpi. Niente di niente. Oh, accidenti! Perché non gliene andava mai bene una?
Improvvisamente sentì qualcosa di morbido sfiorargli una caviglia. Sobbalzò per lo spavento e abbassò gli occhi per vedere cosa fosse. Poi sospirò di sollievo. Era solo il dannato gatto della signora Cooper. Se ne andava sempre in giro a bighellonare senza meta. Che diavolo ci faceva però ora lì?
“Miao” fece il gatto riconoscendolo. “Miao”
Spike gli fece cenno di stare zitto.
“Miao” continuò invece il gatto, se possibile più forte di prima.
Oh, dannazione, ma proprio tutte a me?, pensò alzando gli occhi al cielo quando il gatto cominciò a strofinarglisi contro facendo le fusa e miagolando sempre più forte.
"Lo senti anche tu questo rumore?" chiese Angel sembrando preoccupato.
Evidentemente Buffy era tornata.
"Sì, probabilmente è il gatto della signora Cooper. È un girovago e ogni tanto perde la strada di casa" rispose infatti lei dopo qualche istante.
"Vuoi che lo andiamo ad aiutare?" le propose Angel.
"Okay, se per te non è un disturbo. Prendiamo il gatto e lo riportiamo a casa sua. Poi andiamo a cena."
Spike si irrigidì di colpo. Oh, merda, davvero avevano intenzione di aiutare il gatto?, pensò allarmato. Se anche solo si fossero chinati dalla balaustra guardando in basso l'avrebbero visto e lui avrebbe fatto la figura del babbeo idiota. Chiuse gli occhi e tirò un profondo respiro cercando di riacquistare la lucidità necessaria per uscire da quella situazione. Ma come diavolo gli era venuto in mente di mettersi a spiare Buffy proprio sotto casa! Non poteva continuare a farlo comodamente dalla sua veranda? No, lui doveva per forza sentire quello che si dicevano, si disse in tono ironico e vagamente ansioso.
E quel dannato gatto che continuava a miagolare e a strusciarsi!
"Va bene, andiamo"
Pensa, pensa in fretta. Forza avanti, si incitò premendosi due dita contro ciascuna tempia.
Trovato! Sorridendo furbescamente afferrò il gatto per la collottola e se lo mise in braccio. Quello immediatamente smise di miagolare. "Bastardo, solo adesso smetti" mormorò piano.
Sentì i passi di Buffy ed Angel nel giardino che cercavano il gatto e decise di continuare con il suo piano.
"Mi dispiace amico, è una questione di sopravvivenza. O tu o io" gli disse piano afferrandolo con entrambe le mani, pronto a scattare. Stava per agire quando nel suo campo visivo comparve Angel.
Un pensiero ancora più maligno gli balenò nella mente. Perché non salvarsi la pelle e togliersi anche una soddisfazione? Sogghignò divertito.
"Okay, vai e colpisci" E lanciò il gatto centrando in pieno Angel.
Naturalmente il povero animale impaurito e stranito dal volo che Spike gli aveva fatto fare atterrò sulla testa di Angel con le unghie estratte.
Spike sentì Angel emettere dei gemiti di dolore e ridacchiò ancora più divertito. Si sporse un poco e vide che il gatto gli si era praticamente attaccato alla testa con gli artigli. Ben gli stava. Così imparava ad uscire con le donne degli altri. Ma Buffy era la sua donna?, si chiese con una smorfia smettendo improvvisamente di sorridere.
"Oh Dio, Angel!" esclamò Buffy portandosi una mano alla bocca preoccupata e tentando al tempo stesso di non scoppiare a ridergli in faccia.
"Fai scendere questo gatto infernale, per favore!" le disse Angel cercando in tutti i modi di staccarsi di dosso l'animale che però non accennava minimamente a muoversi. "Mi sta infilzando la testa con le sue unghie"
Buffy smise immediatamente di ridacchiare e accorse in suo aiuto. "Abbassati un poco, non ci arrivo" ordinò ad Angel, poi rivolse la sua attenzione alla povera bestiola spaventata. "Su, vieni qui Briciola, andiamo. Non avere paura. Mi riconosci? Sono io, Buffy" iniziò a parlargli in tono calmo e rassicurante e il gatto sembrò convincersi poco alla volta. "Ecco, brava. Vieni qui"
Buffy accolse con un sorriso contento il gatto tra le sue braccia liberando finalmente la testa di Angel che ora si era completamente seduto a terra nel giardino e con mani esitanti stava controllando i danni fatti dal gatto sulla sua faccia.
Buffy gli lanciò un'occhiata veloce e trattenne una risatina quando vide che Briciola gli aveva lasciato come souvenir del loro incontro ravvicinato un vistoso taglio sopra la guancia, un paio di tagli più piccoli sul naso e un altro sopra un sopracciglio.
Oh, se fosse stato il sopracciglio sinistro avrebbe avuto una cicatrice come quella di Spike, pensò improvvisamente. E immediatamente si diede della stupida per aver pensato a lui in un momento come quello.
Doveva pensare ad Angel. Poverino, probabilmente quei tagli andavano disinfettati e anche in fretta.
"Oh, cielo! Ma cosa è successo a quel povero ragazzo?" esclamò una vocetta tremula all'improvviso facendo sobbalzare tutti quanti.
"Signora Cooper!" disse Buffy voltandosi verso la voce con un sorriso. "Le stavo giusto per riportare il gatto..." Le mostrò il batuffolo di pelo che teneva tra le braccia.
"Oh, la mia adorata Briciola" mormorò l'anziana signora stringendo a sé l'animale. "Cosa hai combinato piccola? Hai fatto del male a questo bel giovanotto?" disse rivolta al gatto. Poi si voltò verso Angel ancora seduto a terra e poi con uno sguardo preoccupato guardò Buffy. "Cosa sono tutti quei tagli sul viso?"
"Non si preoccupi signora, mi occuperò io..." iniziò Buffy.
"Non se ne parla affatto!" la bloccò la signora Cooper in tono deciso. "E' stata la mia Briciola a combinare questo disastro? Allora sta a me riparare" In pochi passi raggiunse Angel e lo guardò con un sorriso dolce e preoccupato. "Ce la fa ad alzarsi, giovanotto?"
Angel sollevò il viso verso la donna e poi si mise in piedi. "Sì signora, non si preoccupi. Non è niente di grave. Basterà un po' di disinfettante e tutto andrà a posto."
"Ne sono convita. Andiamo a casa mia" gli disse l'energica signora. Lo prese sottobraccio e iniziò a trascinarlo.
"Ma, signora... Può farlo anche Buffy..." disse Angel voltandosi all'indietro e lanciando uno sguardo implorante a Buffy che aveva assistito alla scena trattenendo a stento una risata.
E così, la gentile vicina stava rischiando di mandare a monte la loro cenetta intima, pensò Spike con un sorrisetto divertito sfregandosi le mani ancora nascosto nel suo angoletto buio.
Beh, almeno per questa volta era riuscito a dividere i due piccioncini.
"Non si fida di me, giovanotto?" stava dicendo la signora Cooper in tono indagatore fermandosi un momento, il braccio di Angel ancora stretto sotto il suo.
Angel la fissò sbattendo gli occhi un paio di volte. Poi sospirò. "No, signora. Solo non volevo darle tutto questo disturbo..."
"Nessun disturbo. Mi fa piacere aiutare un bravo e bel ragazzo come te, specie se è amico di Buffy." La signora si girò verso la ragazza e con la testa le fece cenno di seguirla. "Vieni anche tu, cara. Non vorrai lasciare il tuo ragazzo da solo, vero? Devi tenergli la mano mentre gli disinfetto le ferite. Poi potrete andare dove volete. Lo so, a voi giovani piace stare soli soletti..." Fece una risatina.
"Oh, lui non è..." iniziò Buffy ma si fermò quando vide che la donna non l'avrebbe sentita poiché parlando era già quasi arrivata alla porta della propria casa. Allora si strinse nelle spalle e sospirò rumorosamente. "E va bene, andiamo" disse e si incamminò verso casa Cooper.
Spike la seguì con lo sguardo mentre camminava e scosse la testa. Forse nonostante tutto la signora Cooper non sarebbe riuscita ad impedire che quei due cenassero insieme da soli. Toccava a lui quindi sistemare la situazione una volta per tutte.
Velocemente tornò a casa sua pensando a come agire. Appena dentro casa ebbe un'idea. Magari non sarebbe riuscito ad impedirgli di cenare insieme ma poteva sempre controllare che non succedesse qualcosa di irreparabile. Aveva solo bisogno di qualcuno che gli facesse da guardaspalle.
Un tempo avrebbe chiamato senza problemi Oz ma ora lui era felicemente impegnato con Willow quindi non sarebbe stato libero il sabato sera. Sicuramente si stava godendo le gioie della vita di coppia. Chi poteva chiamare allora? Sorrise malizioso. Sarebbe ricorso alla mitica agendina nera.
In fretta corse a prendere l'agendina dal cassetto della sua scrivania. Lì dentro c'erano tutti I numeri delle donne con cui era uscito nel corso degli anni. Era come un monumento in onore al suo ruolo di seduttore. Tutte le donne che aveva conquistato nel corso degli anni erano elencate in quell'agendina.
Scorse rapidamente alcune pagine alla ricerca del nome giusto. Dopo qualche minuto trovò quello che cercava. Fred Burkle. Abbastanza carina per essere invitata fuori a cena, ma non troppo ricercata da rifiutare un invito a cena all'ultimo minuto. Insomma, perfetta. Immediatamente compose il numero. Doveva agire in fretta e far apparire l'incontro con Buffy ed Angel del tutto casuale.
Spike riattaccò il telefono dopo aver parlato con Fred. Non era stato difficile convincerla ad accettare il suo invito. Un paio di complimenti, qualche parolina dolce e la ragazza aveva deciso di ignorare il fatto che l'avesse chiamata all'ultimo minuto. Ridacchiò. Il suo fascino aveva fatto un'altra vittima. Ora non rimaneva altro che andare a prenderla e incontrare Buffy ed Angel.
Improvvisamente gli venne un dubbio: dove sarebbero andati a cena? La sera precedente Angel non aveva fatto il nome di nessun ristorante in particolare. E ce ne erano a decine a Sunnydale. Per non parlare dei locali. Si accigliò. E ora? Correva il rischio che saltasse tutto e non poteva permetterselo. Non dopo aver addirittura invitato a cena Fred. Avrebbe fatto la figura dell'idiota.
Decise di andare dai Cooper. La signora Cooper era stata sempre a conoscenza di ogni più piccola cosa che accadeva nel loro quartiere. Non sapeva come potesse farlo, ma se succedeva qualcosa, si poteva scommettere sul fatto che la signora Cooper ne fosse già a conoscenza da giorni. Era una simpatica impicciona che però ora gli sarebbe tornata molto utile.
Corse a casa Cooper e lungo la strada notò che la macchina di Angel non c'era più. Doveva fare in fretta. Erano già andati a cena. Più tempo quei due passavano da soli meno lui avrebbe potuto controllarli e accertarsi che tutto andasse per il verso giusto.
Bussò freneticamente alla porta della signora Cooper. La signora gli aprì con un sorriso cordiale.
"Oh, guarda un po' chi c'è, caro!" esclamò lanciando un'occhiata da dietro alla spalla al marito che seduto in poltrona faceva lo zapping alla televisione.
"Chi c'è?" le chiese l'uomo per niente interessato.
"C'è William Pratt, quell'adorabile ragazzo che abita due case dopo la nostra" rispose lei lieta. Poi tornò a guardare Spike. "Cosa c'è caro, hai bisogno di qualcosa?"
Spike le sorrise sfoderando tutto il suo charme. "La trovo davvero benissimo, signora Cooper. Ha fatto qualcosa hai capelli?"
La signora si toccò i corti capelli grigi e ridacchiò imbarazzata. "Niente di eccezionale, li ho accorciati solo un pochino. Ma dimmi cosa ti porta qui di sabato sera? Un bel ragazzo come te dovrebbe essere fuori con qualche affascinante ragazza a quest'ora. Non dirmi che non hai un appuntamento per questa sera?"
Okay, era arrivato il momento di abbandonare I convenevoli e farsi dire quello per cui era andato lì. "Devo uscire con una ragazza in effetti..."
"Ne sono davvero contenta, William. E com'è questa ragazza? Carina?"
"Sì, certo" rispose in fretta lui. "Ma non è questo il punto..."
"Speriamo sia quella giusta" sospirò la donna. "Non ti sembra arrivato il momento di sistemarti, William? Lo so che sei ancora giovane ma prima o poi arriva per tutti il momento di sposarsi e fare dei figli..."
Spike scosse la testa. Qui si stava divagando un po' troppo per i suoi gusti. Come si era arrivati a parlare di matrimonio e figli? Lui era lì per scoprire in quale ristorante Buffy ed Angel erano andati a cena, e non per sorbirsi un sermone sulle gioie del matrimonio.
"Vedi per esempio quel ragazzo che poco fa era qui con Buffy..." continuò la signora.
Spike si fece improvvisamente più attento.
"Sono così contenta che Buffy abbia finalmente trovato un bravo ragazzo. Sai, mi è sembrato molto serio e responsabile, con la testa a posto" La donna si fermò a guardarlo. "Oh, non prenderla a male, però sono contenta che Buffy non sia più innamorata di te, William. Tu non sei mai stato il tipo adatto a lei..."
"Scusi?" Spike piegò la testa di lato guardandola confuso.
"Sì, avanti. Buffy ti correva dietro da quando ha imparato a camminare! E tu l'hai sempre tratta male" gli ricordò agitandogli l'indice sotto il naso in segno di rimprovero. "Sono contenta che ora esca con questo ragazzo... com'è che si chiama?" Si interruppe interrogativa portandosi l'indice alle labbra.
"Angel" rispose Spike piano.
"Ah, vero. Hai ragione" La donna gli sorrise. "Angel mi è sembrato molto interessato alla nostra Buffy. E anche lei..."
"E anche lei è interessata a Angel?" chiese Spike preoccupato. La signora Cooper conosceva entrambi da quando erano bambini e se gli stava dicendo che Buffy era innamorata di Angel, allora forse...
"Buffy mi è sembrata soprattutto molto preoccupata per lui. Tutti quei tagli poverino. Tutta colpa della mia Briciola" rispose la donna eludendo la domanda di Spike. "Mi chiedo ancora come sia possibile che la mia gattina gli sia saltata sulla testa. Di solito è così tranquilla..."
"Sa, gli animali sono imprevedibili a volte" disse Spike in fretta. Meglio non addentrarsi in quel discorso, pensò con una lieve fitta di colpa al pensiero del volo che aveva fatto fare alla povera gattina.
La signora Cooper annuì comprensiva. "Ma dimmi di te: non mi hai ancora detto perché sei qui?"
"Ecco... si trattava proprio di Buffy" iniziò Spike.
La signora lo guardò interrogativa. "Qualcosa di grave?"
"No, niente di grave. Mi sono ricordato che ho delle cose da darle e..." si bloccò rendendosi conto che la sua scusa non stava in piedi. Si grattò nervosamente la nuca con una mano. E ora cosa doveva inventarsi?
"E devi dargliele per forza stasera?" gli chiese la signora confusa. "Disturberai la sua cena al Rendez'vous con Angel..."
Grande donna! Ora aveva il nome del ristorante. Senza riflettere prese il viso dell'anziana signora tra le mani e le stampò un bacio sulla bocca. "Lo sa che l'adoro, signora Cooper?" le gridò sorridendo mentre correva verso casa. "E' davvero eccezionale!"
La donna lo seguì con lo sguardo, senza parole, ancora confusa e sbalordita per il suo comportamento.
"Cos'è successo, tesoro?" le chiese il marito comparendole improvvisamente alle spalle.
"Nulla, caro" gli rispose la moglie chiudendo la porta. "Questi giovani d'oggi sono così irruenti!"
Il marito la guardò sospettoso. "Ma dove è corso William?"
"A riprendersi quello che è suo" gli disse la moglie prendendolo sottobraccio con l'aria di quella che la sa lunga. "Anche se ancora non lo sa"
***
Il Rendez'vous era un ristorante molto elegante e raffinato e per un momento Buffy si sentì a disagio. Non era abituata a frequentare ambienti come quelli, anche se ogni volta che era uscita a cena con Angel a Los Angeleslui l'aveva sempre condotta in locali alla moda dove erano stati circondati da personaggi influenti e conosciuti.
Si guardò intorno e apprezzò comunque l'atmosfera romantica del luogo. Le luci erano soffuse e su ogni tavolo, diviso da un separé dagli altri, era posato un grazioso centrotavola con una candela accesa. Un ambiente molto poetico, doveva riconoscerlo. E di nuovo quella sensazione di colpa tornò a torturarle lo stomaco.
"Il nostro tavolo non è ancora pronto. Vuoi bere qualcosa al bar prima?" le propose Angel indicandole con una mano la zona poco lontana.
Buffy annuì con un sorriso e lo seguì.
"Mi sembri strana stasera, Buffy. C'è qualcosa che non va?" le chiese Angel poco dopo mentre seduti su alcuni sgabelli sorseggiavano I loro aperitivi.
Buffy gli sorrise. Non gli avrebbe rovinato la serata solo perché lei non era dell'umore adatto per fare vita mondana. "Non preoccuparti, Angel. Tu piuttosto, ti senti bene? Tutti quei tagli non ti mettono in imbarazzo?"
Angel si strinse nelle spalle. "No, e poi con te vicino nessuno guarderà me. Saranno tutti abbagliati dalla tua bellezza. Sei davvero favolosa stasera" le disse allungando una mano per sfiorarle una guancia.
Buffy abbassò gli occhi e arrossì un poco. "Grazie" La mettevano a disagio tutti quei complimenti. Specie perché lei sentiva di non poterli ricambiare completamente. Rivolse allora la sua attenzione al proprio bicchiere e giocherellò con l'oliva del suo Martini.
Poi senza nessun motivo apparente sentì il bisogno di voltarsi, dato che dava le spalle alla porta. Sentiva come se ci fossero degli occhi puntati su di lei. E si innervosì.
Lentamente e per fortuna senza essere notata, poiché Angel era impegnato a parlare con il maitre, si girò sullo sgabello per capire chi fosse che la fissava con tanta insistenza.
Per poco non le si bloccò il fiato in gola. Spike. Era in piedi davanti all'ingresso.
Immediatamente corrugò la fronte pensando che fosse lì per farle una scenata o qualcosa del genere. Poi il suo viso si trasformò completamente passando dalla tensione al più completo sbigottimento quando lo vide tendere la mano ad una graziosa brunetta per aiutarla a scendere le poche scale che conducevano alla zona bar.
Spike era a cena con una donna!
Perché si meravigliava tanto?, si chiese stizzita. Glielo aveva detto lei stessa di cercare in altri posti la soddisfazione che lei non gli avrebbe mai dato. E lui l'aveva davvero presa in parola. Ma portarla addirittura in un posto elegante come il Rendez'vous... C'era forse qualcosa di serio fra quei due?
"Cara, il nostro tavolo è pronto" le disse Angel toccandole gentilmente la schiena.
Buffy sobbalzò per lo spavento e si girò a guardarlo ad occhi spalancati. "Cosa?"
"Ho detto che il nostro tavolo è pronto finalmente, Buffy. Vogliamo andare?" ripeté lui.
Buffy annuì con la testa scese dallo sgabello prendendo la mano che lui le porgeva. Meglio tornare a dedicarsi alla cena e ad Angel e smettere di essere così completamente consapevole della presenza di Spike in quel ristorante. Gli lanciò un'ultima occhiata veloce prima di andare e le si fermò il respiro.
"Sta venendo verso di noi..." si lasciò sfuggire.
"Chi, Buffy?" le chiese Angel guardandola.
"Spike"
"Buffy!" esclamò Spike arrivando a passo spedito con un sorriso cordiale. Poi si voltò verso Angel e il sorriso si affievolì. "Angel. Che bella sorpresa! Non sapevo che sareste venuti anche voi a cena qui"
"Salve" replicò Angel squadrandolo da capo a piedi.
Buffy rimase in silenzio a fissarlo.
"Che ti è successo alla faccia, amico? Ti sei rasato al buio stamattina?" gli chiese Spike ridendo divertito.
Angel strinse la mascella ed evitò di rispondergli. "Come mai da queste parti?" disse invece.
"Sono a cena fuori" rispose Spike con semplicità. "E' sabato sera e di solito la gente esce" continuò con lo stesso tono che avrebbe usato se avesse parlato con un bambino. "Non ti pare?"
"Da solo?"
"Uhm, no." Spike si voltò un momento come alla ricerca di qualcuno.
Buffy notò che la sua accompagnatrice era momentaneamente scomparsa. E si chiese dove fosse finita. Magari si era sbagliata e non era a cena con una donna. Forse era a cena con qualche cliente o addirittura un collega.
Le sue ipotesi sfumarono quando Buffy vide comparire dietro Spike la brunetta.
"Spike?" chiese la donna toccandogli una spalla con un sorriso tranquillo.
Lui si voltò e le sorrise. "Eccoti, qui. Mi domandavo dove fossi finita" le disse. Poi tornò a guardare Buffy ed Angel. "Fred, ti presento Buffy Summers, una mia vicina di casa, e Angel O'Connell, un..."
"Sono un creatore di software, Spike. Non mi sembra così difficile da ricordare, neanche per te" concluse Angel ironico.
Una mia vicina di casa? , ripeté Buffy. Solo una vicina? Poi osservò Angel e infine Spike. Stava analizzando l'effetto che Fred aveva avuto sui due uomini. Per quanto poteva osservare, sembravano molto attratti da quella ragazza che doveva avere poco più della sua età anche se appariva molto più raffinata e matura di lei. Fred, inoltre, era davvero carina.
"Ragazzi" iniziò Spike con cortesia. "Volete bere qualcosa con noi al bar mentre aspettiamo che il nostro tavolo si liberi?" gli propose.
"Veramente il nostro tavolo è già pronto" ribatté alla svelta Buffy. Voleva passare il minor tempo possibile con lui e la sua graziosa accompagnatrice.
Spike sorrise per niente disturbato dal suo brusco rifiuto. "Allora che ne dite di cenare insieme? Risparmieremo un tavolo al personale del ristorante e potremmo trascorrere una bella serata in compagnia"
Buffy sgranò gli occhi. Ma cosa stava dicendo? Era impazzito? Non sarebbe stata una bella serata, sarebbe stato un vero disastro!
Calò un silenzio imbarazzante fra i quattro e Buffy vide con la coda dell'occhio che Angel la stava fissando cercando di capire quale fosse stata la sua reazione alla proposta di Spike. Naturalmente, conscio di quanto accaduto la sera prima, Angel si aspettava che fosse lei ad accettare o rifiutare l'offerta di Spike. E lei non voleva essere quella destinata a prendere decisioni per tutti e quattro. Guardò Spike incenerendolo con lo sguardo. Lui le rispose con un sorrisetto malizioso.
"Io non so voi" iniziò Fred "ma sono davvero affamata. In genere, sono molto impegnata durante il giorno e non mangio niente. E al nostro tavolo manca ancora molto per essere pronto, quindi se non vi dispiace..."
Nessuno adesso avrebbe più potuto rifiutare. A meno di non sembrare scortese ed insensibile.
La decisione era stata dunque presa, e Angel cinse la vita di Buffy con un braccio e la condusse verso il tavolo che gli era stato assegnato.
Spike, ovviamente, non vide il motivo di un gesto così intimo. Forse si sentiva intimidito dalla sua presenza ed era anche arrabbiato poiché era definitivamente sfumata ogni possibilità per lui e Buffy di avere una romantica cenetta a lume di candela, pensò con una risatina mentre offriva il braccio a Fred e li seguiva.
Angel, che evidentemente aveva assunto il ruolo di ospite, disse al cameriere di aggiungere due coperti per i nuovi arrivati.
Si sedettero tutti e quattro ognuno davanti al proprio partner della serata. E Spike fu ancora più soddisfatto di sé visto che Buffy ed Angel erano ai due lati opposti del tavolo e non vicino come la sera precedente.
"Sai sono davvero contenta che tu mi abbia chiamato" osservò Fred, una volta che ebbe preso posto.
"Davvero?" replicò Spike distrattamente. Stava guardando Angel che, dopo aver aiutato Buffy a sedersi, le sussurrava qualcosa all'orecchio, qualcosa che la fece arrossire e sorridere calorosamente.
Ovviamente, Angel non intendeva lasciarsi abbattere dalla sua presenza nella sua opera di seduzione.
Fred aprì il menù. E tutti quanti seguirono il suo esempio.
Spike guardò Fred, solo nel tentativo di distogliere la sua attenzione da Buffy. Gli sembrava particolarmente bella quella sera. Era davvero rifulgente! "Allora, Fred, come procede la tua ricerca?"
"Sei una ricercatrice?" le chiese Buffy attratta dall'argomento.
"Sì" Fred sorrise incerta. "Sto lavorando al momento ad un progetto molto importante di cui però non posso parlare. Scusatemi"
"Deve essere un ambiente affascinante" commentò Buffy. E accavallò le gambe per concedere più spazio a Spike. Più di una volta il suo ginocchio le aveva sfiorato accidentalmente la coscia sotto il tavolo.
"E tu cosa fai?" le chiese Fred.
"Per il momento sono in una pausa di riflessione. Mi sono appena laureata e sto iniziando a cercare un lavoro"
"E' davvero una ragazza molto intelligente e preparata. Sono sicuro che non le mancheranno le offerte lavorative" affermò Angel con un sorriso guardandola.
Spike si strinse nelle spalle. Buffy non aveva bisogno che nessuno parlasse al posto suo, ma, nel caso, Angel non poteva farsi gli affari suoi? Ci avrebbe potuto pensare lui, piuttosto.
La cameriera arrivò. Indossava una corta gonna nera e aveva i capelli biondi sciolti sulle spalle. "Volete un aperitivo, per iniziare?" domandò.
"Io direi che una bottiglia di champagne andrebbe benissimo" propose Angel raffinatamente. "A meno che voi non preferiate altro"
Spike notò che alla luce della candela i tagli sul viso di Angel risaltavano maggiormente e si sentì soddisfatto all'idea di essere stato lui, anche se indirettamente, a procurarglieli.
"Non bevo champagne da secoli" commentò Buffy, agitandosi un po' sulla sedia. Sembrava che le gambe di Spike avessero bisogno di uno spazio maggiore di quello che aveva già concesso loro. "Fred, per te va bene?"
"Certo" annuì la ragazza con noncuranza.
Spike occhieggiò Fred. Era gentile e molto carina. Cercò di concentrare la sua attenzione su di lei, visto che con Buffy le cose non stavano volgendo al meglio visto che continuava ad evitare il contatto tra le loro gambe.
"Questo va bene?" chiese Angel, indicando a Spike lo champagne più costoso della lista.
Spike annuì, pensando che fortunatamente aveva con sé la sua carta di credito. Aveva la sensazione che il denaro nel suo portafogli non sarebbe bastato a coprire la sua parte di spese per la serata.
Spike tornò a guardare Fred mentre la cameriera si allontanava. "Allora..." le si rivolse, sfoderando il suo miglior sorriso da seduttore. "hai scelto cosa ti piacerebbe mangiare, passerotto?"
Buffy strinse le labbra a quelle parole. Aveva chiamato Fred “passerotto”, e lei ingenua che aveva creduto che avesse chiamato in quel modo soltanto lei! Probabilmente faceva parte del suo schema rituale per conquistare una donna. E ancora una volta si chiese il motivo per cui aveva insistito per cenare tutti e quattro insieme. Di sicuro la presenza di altre persone non gli avrebbe facilitato la conquista.
Fred sorrise a sua volta. "Pesce. Scelgo sempre pesce, quando ho l'occasione di cenare in un ristorante raffinato come questo. Avranno sicuramente un ottimo chef"
"Anche io preferisco il pesce" concordò Spike.
"Ecco perché andiamo così d'accordo" rise la ragazza.
E Spike si costrinse a ricambiare il sorriso. Fred era una ragazza simpatica e carina ma era capitata nel momento sbagliato. In quel momento lui era troppo impegnato nel controllare quello che stava accadendo fra Buffy ed Angel per prestarle tutta l'attenzione che meritava.
La cameriera tornò con i bicchieri per lo champagne, seguita da un ragazzo che portava la bottiglia in un cestello per il ghiaccio. Il ragazzo avvolse la bottiglia in un tovagliolo bianco e, con fare cerimonioso, tolse il tappo.
Per colpa dell'irritazione di Spike, ad Angel fu destinato il compito di assaggiare il vino e di dare la sua approvazione.
Angel bevve un lungo sorso. "Buono" disse, dopo aver riflettuto per qualche istante.
La cameriera riempì i bicchieri di tutti, e prese dalla tasca il blocchetto delle ordinazioni. "Volete ordinare la cena adesso, o preferite che torni fra qualche minuto?"
"Io sono pronta" dichiarò Fred. "Abbiamo tutti molta fame"
Fred ordinò del pesce al forno. Spike preferì gamberi in salsa rosa. Buffy chiese dell'agnello servito con riso pilaf. Ed Angel copiò l'ordine di Buffy, inclusa la porzione di funghi che lei aveva richiesto come contorno.
Che cosa diavolo stava macchinando quel tipo?, si chiese Spike nervoso.
Il cibo era ottimo, commentarono tutti, e continuarono a chiacchierare del più e del meno per tutta la cena.
"Questo champagne è davvero ottimo" commentò Buffy ad un certo punto. La testa le girava leggermente, e stava facendo meno caso all'invadenza delle gambe di Spike sotto il tavolo.
"Hai ragione" concordò Fred con un sorriso.
"Angel è davvero un ottimo conoscitore di vini, sai?" disse ancora Buffy chinandosi verso l'altra ragazza e posandole con confidenza una mano sul braccio. "Pensa che una sera eravamo a cena in uno di quei locali talmente eleganti che hai paura perfino di respirare troppo forte" ridacchiò "Ed Angel ha avuto il coraggio di rimandare indietro il vino tre volte perché non lo soddisfaceva!" concluse ridendo.
Spike la guardò confuso. Cosa c'era di divertente in quell'aneddoto? Davvero non la capiva a volte. Poi notò il leggero rossore sulle guance e gli occhi brillanti e strinse le labbra. Buffy era leggermente ubriaca. Ed Angel non si stava minimamente preoccupando di questa cosa. Anzi, continuava a versare vino a tutti quanti. Proprio come in quel momento.
"Io credo che sia il caso di smettere di bere vino" dichiarò Spike in tono deciso. "Almeno per Buffy" aggiunse guardando Angel con intenzione.
L'altro strinse le labbra e sembrò sentirsi colpevole. Poi annuì e posò la bottiglia evitando di riempirle il bicchiere.
"Ma come ti permetti?" esclamò Buffy con un tono di voce piuttosto alto. Era perfettamente consapevole di non essere molto lucida. Ma non si era mai sentita male per aver bevuto qualche bicchiere in più. E poi, con quell'orribile spettacolo di lui davanti ai suoi occhi che faceva tutto il seduttore con Fred... Doveva pur trovare il coraggio di proseguire con la serata in qualche modo! "Non sono una bambina. Non puoi dirmi quello che devo o non devo fare!" aggiunse guardandolo con aria di sfida.
"Non posso?" chiese lui piegando la testa da un lato e guardandola divertito. "E come pensi di impedirmelo?"
"Io... io..." mormorò Buffy sentendosi improvvisamente una sciocca. Stava per fargli una scenata anche lui se era l'ultima persona al mondo a cui avrebbe dovuto farla. Accidenti! Glielo aveva detto proprio lei di cercare compagnia altrove!
Spike la fissò in attesa per qualche minuto poi si alzò dalla sedia. "Andiamo. Ti porto a casa. Hai bisogno di riposare" le disse in tono deciso.
"Io non credo proprio" lo contraddisse lei recuperando un po' di lucidità.
"L'accompagno io" intervenne Angel alzandosi a sua volta.
"Non ce n'è bisogno" lo bloccò Spike risoluto. "Abitiamo a due passi. È inutile che vieni. Piuttosto potresti accompagnare a casa Fred? Credo che ormai la serata si concluda qui..."
L'altra ragazza non replicò e si limitò a fissare tutta la scena in silenzio, non capendo bene cosa stesse succedendo davanti ai suoi occhi.
Angel sembrò voler protestare per la decisione di Spike ma poi lo guardò e abbassò le spalle. "E va bene. Dille che la chiamerò domani" gli disse, poi si chinò su Buffy e le accarezzò i capelli. "Tesoro? Ti chiamerò domani" le disse e poi le posò un bacio sulla fronte.
"Guarda cosa hai fatto!" esclamò Buffy riscuotendosi dal torpore che l'aveva invasa mentre osservava desolata i loro partner andarsene.
Spike, ovviamente, non aveva nulla da dire a tal proposito.
"E smettila di guardarmi in quel modo. Non sono ubriaca!" aggiunse lei alzandosi e dirigendosi come una furia verso l'uscita. "Forse faccio ancora in tempo a fermare Angel..."
Spike le corse dietro e l'afferrò per un braccio. "Tu non vai da nessuna parte. Adesso andiamo a casa e ti metti a letto"
"Di sicuro non con te!" esclamò lei strattonandolo.
"E chi ha mai parlato di questo, passerotto?" le chiese Spike con un luccichio malizioso negli occhi. "Oppure sei tu che l'hai pensato? Magari lo vorresti anche..."
Buffy sbuffò rumorosamente. "Io ti odio! Lasciami in pace!"
Spike non sembrò sorpreso dalla sua reazione e con calma pagò il conto prima di uscire dal ristorante. Buffy si chiuse in mutismo assoluto. Lui l'aiutò a salire in auto. E ancora lei non pronunciò parola. Spike girò la chiave dell'accensione. Tranne che per il borbottio del rumore della macchina, il silenzio continuò a regnare incontrastato nell'abitacolo. Spike iniziò a guidare senza una meta precisa, nell'attesa che lei si calmasse.
Buffy era seduta, le spalle dritte, l'espressione del bel viso corrucciata.
Spike le concesse un ragionevole periodo di tempo, poi non riuscì a resistere oltre. "Va bene. facciamola finita: dimmi tutto"
Buffy gli rivolse uno sguardo penetrante. "Devo dirti tutto? Allora ascolta. Io non ho bisogno di qualcuno che si prenda cura di me. Sono capace di badare a me stessa. Non mi importa se mia madre ti ha ingaggiato per farmi da bambinaia, e non mi importa se lo fai per qualche altro assurdo motivo che capisci solo tu. Io ti licenzio. Ritieniti libero da qualsiasi impegno. Mi sono spiegata?"
Spike annuì, consapevole che ogni parola da parte sua in quel momento sarebbe stata superflua e avrebbe accresciuto la rabbia di Buffy ancora di più.
Buffy sospirò. "E ora, dove stiamo andando?"
"Solo a fare un giro"
"Perché? Non hai detto prima che avevo assoluto bisogno di andare a casa?"
"Non ho intenzione di riportarti a casa finché sarai arrabbiata con me"
"E allora, sarà meglio se ti fermi a fare il pieno di benzina"
"Penso di essere fortunato, allora. Questa macchina consuma davvero molto poco" le disse voltandosi a guardarla con un sorriso.
"Sei impossibile" replicò Buffy, ma sulle sue labbra si era già formato un accenno di sorriso.
Spike lo notò soddisfatto, anche se Buffy si affrettò a riprendere la sua espressione imbronciata. "Volevi davvero continuare la serata?" le chiese
"No"
Dalle labbra di Spike sfuggì un sospiro di sollievo.
Buffy aveva altro da aggiungere. "In realtà è vero che ho bevuto un po' troppo" Si strinse nelle spalle. "Mi piaceva però Fred. Valeva davvero la pena di farla andare via con Angel? Hai rovinato quella che poteva essere una bella serata"
"Io non credo che avessimo qualcosa in comune oltre alla passione per il pesce" le disse lui guardandola di sottecchi.
"E allora perché mai l'hai invitata a cena?"
Spike fermò l'auto ad un semaforo rosso, e quello che fece fu qualcosa di estremamente spontaneo. Attirò Buffy verso di sé con l'intenzione di sfiorarle le labbra in un bacio dolce e amichevole. Il risultato però fu un bacio poco amichevole, molto dolce, e forse un po' troppo lungo.
Buffy si ritrasse proprio mentre iniziava a rispondere al bacio. "Che cosa stai facendo?" Il suo cuore batteva all'impazzata. Le sue mani erano affondante nei capelli di Spike.
"Cercavo solo di scusarmi" replicò Spike, assolutamente poco convinto che quella fosse la verità.
"Non mi sembrava affatto un bacio di scuse"
"E come ti sembrava?" chiese Spike, mentre pensava che non gli sarebbe affatto dispiaciuto potersi scusare di nuovo, magari meglio.
"Non saprei..." Buffy agitò una mano. "Cerca però in futuro di non scusarti più in questo modo"
Era una richiesta sensata, anche se forse lui avrebbe fatto fatica ad accettarla. "E va bene" le disse in ogni caso.
Buffy sospirò sollevata e si mise comoda sul sedile. Il battito del suo cuore non aveva ancora recuperato un ritmo normale.
***
Buffy rientrò in casa alla svelta non appena la macchina di Spike raggiunse il vialetto di ingresso. Mormorò un veloce saluto e si precipitò nel rifugio sicuro che era casa sua.
Con la schiena appoggiata alla porta di ingresso scosse lentamente la testa mentre sentiva i rumori di Spike che se ne andava a casa sua.
Poi si allontanò dalla porta e salì le scale diretta in camera da letto. Per un momento rimase a guardare fuori dalla finestra le luci in casa di Spike che si spegnevano piano piano, poi tirò le tende con un sospiro e si spogliò. Poi si mise a letto.
Con la mano cercò sul comodino il diario della bisnonna Megan.
"Frederick è venuto a trovarmi ieri sera. Lo abbiamo accolto nel salone. Mamma e papà sono rimasti alcuni minuti con noi, poi ci hanno permesso di andare a sederci in veranda da soli. Frederick mi ha raccontato di come ha trascorso la giornata. Mentre lo ascoltavo mi rendevo conto che tra noi due esiste qualcosa di speciale. Poi lui ha rovinato tutto. Ha detto una cattiveria e io, senza nemmeno pensare, mi sono infuriata. Ero rossa di rabbia. Lui mi guardava, stupito per la mia reazione. La mamma, sentendoci litigare, è subito accorsa. Mi ha guardato con severità e poi ha cordialmente congedato Frederick. Si è seduta vicino a me chiedendomi cosa fosse successo. Quando, ancora furiosa, le ho raccontato quello che era accaduto, lei ha preso le mie mani tra le sue e ha scosso la testa. 'Megan' mi ha detto con dolcezza 'la vita è piena di difficoltà. Una parola detta con amore può risolvere qualsiasi incomprensione. Con la dolcezza si ottiene tutto. Non dimenticarlo mai' Forse la mamma ha ragione. Non dovevo reagire in quel modo. Oggi andrò a trovarlo e gli porterò i biscotti che lui adora. Mi scuserò per il mio comportamento. Se non sarà in grado di capirmi significa che non è l'uomo giusto per me"
Buffy finì di leggere le ultime righe, poi chiuse il diario sospirando rumorosamente. Poi lo posò sul comodino e spense la luce. Quasi sognando, si chiese se Megan e Frederick avrebbero fatto pace e se Megan sarebbe riuscita ad essere dolce con un uomo che l'aveva offesa.
Forse l'avrebbe scoperto l'indomani sera. Per ora sarebbe stato meglio dormire.
† Dimora nella fede, nella speranza e nell'amore. Ma la più grande virtù è l'amore †
Spike non vedeva Buffy da sabato sera. Non c'era stata occasione e lui non aveva mai trovato un motivo valido abbastanza da bussare alla sua porta. Non che ce ne fosse davvero bisogno, ma si sentiva, come dire, imbarazzato per essersi intromesso così tante volte nella sua vita senza averne il diritto.
Buffy poteva fare ciò che voleva. Glielo aveva ripetuto fino alla nausea e lui doveva farsene una ragione. Prima o poi. Beh, magari era meglio prima che poi.
Mercoledì sera si era già stancato di aver preso quella decisione. Voleva rivederla. Di persona. Non gli bastava più osservarla di nascosto mentre lavorava in giardino oppure quando tornava a casa la sera dopo un'uscita con Willow e Oz, nel migliore dei casi, o con Angel o qualche altro ragazzo, nel peggiore.
Come quella sera. Strinse le labbra osservandola dalla finestra del soggiorno mentre scendeva dalla macchina di Angel e camminava lungo il vialetto per arrivare a casa. Sarebbe andato da lei. Non resisteva più. Gli bastava anche solo parlarle per qualche minuto. Niente di più, si disse mentre usciva e si dirigeva verso casa Summers.
"Ciao Buffy!" esclamò facendola sobbalzare.
Lei era voltata verso la porta e stava inserendo la chiave nella serratura e non l'aveva sentito arrivare.
"Hai trascorso una bella serata?"
Buffy gli lanciò uno sguardo senza prestargli però molta attenzione. "Ciao Spike. Sì, ho avuto una bella serata, grazie" gli rispose indifferente. "Ora scusa ma sono stanca"
In pochi passi lui le fu accanto. "Sono contento" disse con un sorriso ignorando l'ultima battuta di lei. Poi si appoggiò con una spalla contro il muro a fianco la porta. "Ancora a cena con Angel?"
Buffy si voltò a fronteggiarlo incrociando le braccia. "Sì, ancora a cena con Angel. Hai qualcosa in contrario?"
Spike alzò le mani in segno di resa e ridacchiò. "Ehi, calma. Non volevo farti arrabbiare" Tornò ad appoggiarsi al muro. "Era così, giusto per chiacchierare, amore"
"Non chiamarmi amore" lo gelò Buffy fulminandolo con lo sguardo.
Spike si rimise diritto e fece un passo verso di lei. "E come dovrei chiamarti allora? Passerotto? Dolcezza? Mia... Riccioli d'Oro?" le chiese con voce suadente allungando una mano per toccarle i capelli. Sospirò forte. "Adoro i tuoi capelli, il modo in cui li porti…"
Buffy alzò una mano per schiaffeggiarlo.
Lui la bloccò prontamente afferrandola per un polso. "Attenta, piccola. Non mi sembra il caso di diventare violenti. Non trovi?"
Buffy liberò il braccio dalla sua presa. "Allora lasciami in pace" gli disse e tornò a concentrarsi sulla porta ignorandolo.
Spike fece mezzo passo avanti. "Non è quello che vuoi. E lo sai. So a cosa stavi pensando prima. L'ho letto nei tuoi occhi. Ed è la stessa cosa che hai pensato ogni volta che ci siamo baciati"
"Ah, sì?" Buffy tornò a guardarlo.
"Sì. Volevi saltarmi addosso tanto quanto lo volevo io" le disse mordendosi il labbro inferiore.
Buffy rimase come ipnotizzata da quel gesto, incapace di ribattere o negare. Poi si riprese. "Questo è il tuo modo contorto per farmi capire che mi desideri?" gli chiese, poi rise. Ma la sua risata era priva di allegria.
Anche Spike rise e le si avvicinò ancora di più tornando serio. "A volte sto male per il desiderio di fare l'amore con te. Immagino com'è sentire la tua pelle sotto la mia mano. Ricordo come sono morbide le tue labbra e resto sveglio, smanioso di assaporarle ancora. Voglio sentire la tua voce che chiama il mio nome. Sentire i tuoi sospiri contro il mio orecchio" le disse con voce roca.
Buffy fece degli sforzi disperati per respirare e, quando lui l'attirò a sé, non oppose resistenza, ammaliata dalle sue parole.
"Voglio conoscere il modo in cui il tuo corpo si inarca, il ritmo del tuo respiro quando affonderò dentro di te"
Gli occhi di Buffy si chiusero, mentre i sogni che aveva messo da parte in un cassetto si ripresentavano con una nitidezza sorprendente. "Ti prego, basta"
"Sì, immagino di poter dire che ti desidero" Spike fece correre un dito lungo la sua guancia e lei appoggiò il viso contro la sua mano. Mormorò il suo nome e gli cinse la vita con le braccia.
"Ma... Buffy?"
Lei si premette ancora più contro di lui, desiderando ardentemente che Spike tacesse e finalmente la baciasse. E al diavolo tutto il resto! "Cosa?"
Spike le sfregò il mento sui capelli per un istante, poi iniziò ad allontanarsi.
Una sensazione di gelo discese su Buffy, prendendo il posto dell'intenso calore del suo corpo. Lui la guardò, imprecando, poi abbassò la testa a posarle un lieve bacio.
E Buffy restò là, immobile gustandosi tutto il piacere che le procurava quel bacio. Poi Spike si allontanò e le accarezzò di nuovo i capelli.
"Io ti desidero. Da morire. Ma non ora. Ho altri progetti per noi" le disse guardandola negli occhi.
"E' una specie di proposta?" chiese Buffy abbassando lo sguardo. Non voleva crearsi false illusioni.
Lui sorrise e fece qualche passo avanti finché Buffy non si ritrovò incastrata fra il suo corpo e la porta d'ingresso. Le piazzò le mani su entrambi i lati della testa, intrappolandola. Buffy si dimenò per liberarsi ma lo sguardo negli occhi di Spike le impedì di muoversi e spingerlo via come avrebbe dovuto fare.
Spike abbassò la testa e le mormorò contro le labbra: "No, questa è una proposta"
Fu un bacio mirato a sedurre, e ogni singola parte del corpo di Buffy ne restò affascinata. Stava giocando con lei, stuzzicandola, attizzando le scintille che minacciavano di esplodere. La sua bocca sapeva di birra e sigarette, un sapore che le stava facendo girare la testa.
Buffy aprì la bocca e mormorò in tutta risposta: "Proposta per cosa?"
La lingua di Spike affondò dentro, mettendola a tacere in modo efficace e Buffy si fuse insieme a lui, mentre sentiva una sua mano infilarsi fra i capelli.
Le sue stesse mani, incapaci di stare ferme, procedettero rapidamente verso le tasche posteriori dei jeans di Spike. Mmh... avrebbe amato i jeans vecchi e consunti per il resto dei suoi giorni. Strinse le mani intorno a quei glutei sodi e si lasciò sfuggire un sospiro di pura beatitudine.
Spike sollevò la testa e le labbra di Buffy protestarono contro quel repentino distacco. Alzò lo sguardo per cercare di capire quale fosse il problema. Spike respirava affannosamente e gli occhi erano scuri, le pupille dilatate. Buffy gioì in silenzio. Era soddisfatta di non essere l'unica a sentirsi ed apparire così sconvolta.
"Buffy, voglio che tu sia mia" Non sorrise, limitandosi a guardarla con un'intensità che la spaventò.
Lo stomaco le si contrasse, mentre contemplava la marea di possibilità che quella frase racchiudeva. Spike la voleva davvero? Come compagna, amica o amante? Aprì la bocca per chiederglielo.
Lui le coprì le labbra con le dita. "Non ho ancora finito. Devi scegliere. O me o tutti quegli altri ragazzi con cui esci, compreso Angel"
Un ultimatum. Le aveva dato un ultimatum. Buffy tossì leggermente. "Puoi chiarire il concetto, per cortesia?"
"Devi smettere di vedere Angel"
Proprio come aveva sospettato. Solo gelosia. Lui non la voleva davvero. Un mal di testa lancinante cominciò a scoppiarle nel cervello. "Che succede se scelgo te?"
Spike si piegò in avanti e iniziò a sussurrarle tutti gli eventi che aveva in programma per lei.
Buffy chiuse gli occhi e memorizzò ogni singola parola. Ci avrebbe ripensato per giorni. Forse per anni.
"Che succede se non scelgo te?"
"Sarò sincero. Non posso pensare di dividerti con altri. Né di riportare le cose com'erano prima. Sono sicuro che continueremo a vederci di tanto in tanto, ma..." Scrollò le spalle, le parole sospese nell'aria. "Ti concedo due giorni di tempo per pensarci. Venerdì sera verrò a casa tua e mi dirai cosa hai deciso"
"E nel frattempo?" Lacrime calde e amareggiate minacciarono di inondarle il viso. Lei aveva già deciso. Spike la voleva solo fisicamente. Non era innamorato di lei. Non la voleva per una vita insieme. E lei non poteva accettarlo.
"Durante i prossimi due giorni, saremo semplici amici" dichiarò lui.
"Noi non siamo mai stati semplici amici" obiettò Buffy.
Lui si strinse nelle spalle. "Allora vorrà dire semplicemente niente baci" Si chinò a baciarla delicatamente. Poi si ritrasse. "Niente mordicchiamenti" Le sue labbra tracciarono una scia eccitante lungo un lato del collo di Buffy, finendo col morderle la parte sensibile di pelle proprio dietro l'orecchio. "E niente sfregamenti" E oscillò il bacino contro quello di lei.
Buffy chiuse di nuovo gli occhi cercando di resistere alla tentazione di accettare al volo il suo ultimatum e saltargli al collo.
Spike si ritrasse un paio di passi, lasciandola schiacciata contro la porta. La guardò alla luce della debole lampada del portico e capì dal suo viso che era distrutta. Maledettamente distrutta. Un muscolo si contrasse nella sua mascella, ma non si mosse, anzi si allontanò di un altro paio di passi. "Buonanotte, Buffy"
"Buonanotte Spike" disse lei in tono piatto.
Lui si girò e scomparve nella notte, mentre Buffy si schiacciava sempre più contro la porta finché non sentì dolore. Ecco, ora le sue lacrime erano giustificate.
Si strofinò il viso, eliminandone ogni traccia e dandosi della sciocca. Non c'era motivo di piangere. Aveva già preso una decisione. Era stato tutto molto semplice. Non aveva nulla da perdere in fondo. Non aveva mai avuto nulla, in verità.
Si rifugiò di corsa in casa. Si mise a letto ma il sonno tardò ad arrivare. Si rigirò un paio di volte nervosamente, poi accese la luce del comodino e prese il diario della bisnonna. Chissà se a lei le cose erano andate meglio e se aveva fatto pace con Frederick. Si augurò per la sua felicità di sì.
"La nonna è venuta questa sera a cena. È una persona molto severa. Io ho sempre avuto timore di lei. Ma oggi ha chiesto di parlare con me da sola. Io ero certa che volesse sgridarmi per qualcosa che avevo fatto, invece voleva soltanto congratularsi con me per i miei diciotto anni. Mi ha regalato un delizioso fazzoletto di pizzo fatto con le sue mani quando era una ragazza. Poi mi ha guardato severamente con i suoi grandi occhi scuri che sembrano capaci di leggeri nell'anima e mi ha detto: 'Ricordati, Megan, cosa dice il Grande Libro. Dimora nella fede, nella speranza e nell'amore, ma la più grande virtù è l'amore. Non dimenticarlo mai. Abbi fede perché i tuoi genitori ti hanno insegnato tutto ciò di cui hai bisogno. Guarda al futuro con speranza. Affronterai anche momenti difficili, se non rinuncerai mai alla speranza. E infine l'amore. Spero che la vita riempia il tuo cuore di amore. Ma ora raccontami di questo ragazzo di nome Frederick di cui ho tanto sentito parlare' I miei occhi si sono riempiti di lacrime. È stata così dolce. Non avrò più paura di lei. Le ho raccontato del litigio che ho avuto con Frederick e di come sono poi andata a trovarlo per parlare con lui. Le ho detto di come lui mi abbia ascoltato e chiesto poi perdono. Naturalmente non ho detto nulla alla nonna che ci siamo baciati. Questo è e rimarrà un nostro segreto. Le ho detto che lo amo. Anche lui mi ama e questa settimana verrà a parlare con papà"
***
Spike si era schiaffeggiato cinquanta volte, tagliato due volte mentre si radeva e aveva passato tre minuti e mezzo a discutere con il dannato tostapane.
Ma come diavolo gli era saltato in mente di fare una cosa del genere? Gli ultimatum erano una cosa rischiosa, e la sera prima aveva davvero esagerato.
Era andato da lei solo per parlare e si era lasciato prendere la mano. Aveva pretesto un impegno da parte di Buffy ma non era così convinto di essere lui stesso pronto per un passo del genere.
Certo, non le aveva promesso niente. Non aveva parlato di matrimonio, figli e affini però dopo una mossa del genere Buffy si sarebbe di certo aspettata un'evoluzione in quel senso.
E lui non sapeva se lo voleva davvero. Non sapeva neanche cosa avrebbe fatto il giorno successivo, figurarsi se poteva prendersi un impegno del genere!
Non era pronto per un rapporto stabile. Non era pronto per crearsi una famiglia e forse non lo sarebbe mai stato.
Idiota, idiota, idiota.
Si ripeté tentato di sbattere la testa contro il muro.
Buffy questo non lo sapeva. Magari in quel momento lei stava iniziando a fare progetti per loro due. Rabbrividì. Si era cacciato in un grosso guaio. E aveva fatto tutto da solo, spinto solo dai suoi ormoni in fibrillazione.
Per un momento sperò che Buffy rifiutasse il suo ultimatum. Quello gli avrebbe salvato la faccia ed evitato di spezzarle il cuore dicendole la verità.
Poi gli tornò prepotentemente in mente ciò che lei gli aveva detto prima che partisse per il college.
"William Pratt, giuro che ti amerò fino alla fine dei miei giorni"
Chiuse gli occhi e pregò il cielo di non doverle davvero spezzare il cuore.
***
"Ciao Buffy"
Buffy alzò gli occhi dall'aiuola su cui si stava accanendo e vide la signora Cooper in piedi davanti a lei. "Salve, signora Cooper"
"Cosa ti ha fatto di male quella povera pianta?" le chiese con un sorriso.
"Niente. Stavo solo facendo un po' di giardinaggio per distrarmi un po'. Sono piuttosto nervosa" Si strinse nelle spalle alzandosi. "Ma non funziona poi molto"
"Io quando sono nervosa cucino" le confidò la signora Cooper con un risolino. "Dopo Robert, mio marito, è costretto a mangiare per cinque! Dice sempre che lo farò scoppiare un giorno o l'altro, e io gli rispondo che allora lui non deve farmi innervosire!"
Buffy rise, lieta che le parole della signora l'avessero distratta un po' dal pensiero che la tormentava da due giorni ormai. L'ultimatum di Spike. Ci pensava continuamente ma davvero non sapeva cosa fare.
Di primo impatto era stata tentata di mandarlo a stendere. Ma chi credeva di essere? Solo perché improvvisamente aveva scoperto che lei gli piaceva pretendeva che smettesse la sua vita normale e tornasse a gironzolargli attorno come un cagnolino? No, grazie. Aveva già dato e non ne aveva ricavato nessun beneficio. Solo il suo cuore di ingenua ragazzina spezzato.
Non riusciva però neanche ad allontanare il pensiero di dirgli di sì, di dirgli che avrebbe smesso di vedere Angel o chiunque altro pur di stare con lui. Dannati sogni romantici! La perseguitavano da quando era una bambina e aveva visto per la prima volta i suoi magnifici occhi blu. Era rimasta a dir poco folgorata. Era così difficile rinunciare a lui...
Ma Spike non aveva nessuna intenzione di cambiare il suo modo di vivere. Aveva ragione la bisnonna Megan quando scriveva nel suo diario: La donna che pensa di poter cambiare il proprio uomo è destinata a fallire. Ma Spike non era il suo uomo e lei non aveva affatto la vocazione della masochista. Non più almeno. Si era fatta ferire anche troppe volte da Spike e ora ne aveva davvero a sufficienza.
"Buffy?" la chiamò la signora Cooper sventolandole una mano davanti il viso. "Sei ancora tra noi?"
Buffy sbatté gli occhi un paio di volte poi tornò a guardare la signora Cooper. "Sì, mi scusi. Ero persa nei miei pensieri"
"E I tuoi pensieri erano su qualcuno in particolare?" le chiese con un sorrisetto malizioso. "Magari su quel ragazzo con cui sei uscita l'altra sera?"
"Oh, no, non su Angel. Non ho pensieri romantici, non su di lui almeno" rispose in fretta Buffy.
"Quindi erano pensieri romantici ma non su Angel" disse la donna con l'aria di una che la sapeva lunga. "E su chi allora?"
Buffy evitò di guardarla e cercò una via d'uscita. Non poteva parlare di Spike con la signora Cooper. Li conosceva entrambi fin da bambini e non sarebbe stata di certo obiettiva. E poi aveva deciso di fare tutto da sola. "Come mai è venuta a farmi visita?" le chiese per cambiare argomento.
"Ero a casa e non sapevo cosa fare, così ho pensato di venire a vedere cosa faceva la mia vicina di casa più bella" le rispose con un sorriso. "Ma, tornando a noi. Non vuoi proprio dirmi chi è l'uomo al centro dei tuoi pensieri?"
"Nessuno in particolare. Vuole del the freddo, signora Cooper?" le propose iniziando a camminare verso casa. "Ho una sete..."
La signora la seguì come un segugio. "Grazie, molto volentieri. Oh, ma guarda" indicò il giardino della casa di Spike. "Certo che William non cura per niente il suo giardino. Da quando suo padre si è trasferito lo ha proprio lasciato crescere incolto..."
Buffy si irrigidì nel sentir nominare Spike e si voltò a malapena verso la signora Cooper. "Beh, Spike è molto impegnato con il lavoro e non ha tempo di curare il giardino"
"Ma il tempo per uscire con le ragazze lo trova, no?" obiettò la donna.
Buffy evitò di rispondere. Meglio non addentrarsi oltre in quel campo minato che era una conversazione su Spike con la signora Cooper. Peccato però che la signora avesse scelto come argomento del giorno proprio lui.
"Quel ragazzo dovrebbe proprio mettere la testa a posto e smetterla di uscire con una ragazza diversa ogni sera, non trovi?" le chiese infatti. "Anche se, devo dire che negli ultimi tempi le sue uscite serali sono leggermente diminuite..."
"Magari sarà occupato con il lavoro" ripeté Buffy. Parlare del lavoro di Spike le sembrava l'unica cosa sicura che lei potesse permettersi di dire.
"Già, forse. O forse magari ha trovato qualcosa che lo interessa di più. Tu ne sai niente?"
Buffy si fermò di scatto e si voltò a guardarla. "Io? Perché mai? Cosa c'entro io?" domandò nervosamente. "Io non so proprio niente. Assolutamente niente"
La signora Cooper sorrise accondiscendente. "Non ti stavo accusando di niente, mia cara. Dicevo così per dire. Non preoccuparti e non metterti subito sulla difensiva"
Buffy fece un sospiro di sollievo – non sospettava nulla " ed entrò dentro casa. La signora Cooper la seguì all'interno.
"Tu invece mi sembra che ultimamente esca molto spesso..." disse la signora mentre Buffy prendeva dei bicchieri dalla credenza e la brocca del the dal frigorifero.
"Io? Beh, ogni tanto esco con Willow, se la ricorda? La mia migliore amica. Ogni tanto esco con lei e il suo ragazzo oppure con Angel" disse con noncuranza mentre versava il the.
"E' una cosa seria fra te e questo Angel? Mi è sembrato un bravo ragazzo quando gli ho medicato le ferite l'altra sera"
Buffy scosse la testa e le porse un bicchiere con un sorriso. "Tenga. No, non c'è niente di serio fra me e Angel. Usciamo insieme qualche volta, ma niente di più"
"Però lui vorrebbe?"
Buffy si strinse nelle spalle. "Non lo so. Penso di sì. Non ne abbiamo mai parlato"
"E tu?" le chiese la donna osservandola da sopra il bordo del bicchiere.
"Non lo so. Non ci ho mai pensato" rispose Buffy sedendosi su uno degli sgabelli della cucina accanto all'anziana donna.
"Sai" iniziò l'altra posandole con confidenza una mano sul braccio. "Sono contenta che tu non stia ancora pensando a William"
"Io non ho mai pensato a Spike!" ribatté in fretta Buffy.
La signora Cooper le sorrise bonariamente. "Avanti, c'ero anch'io quando gli correvi dietro o seguivi i suoi allenamenti di tennis. Non ricordi chi ti ha insegnato a fare i biscotti a forma di cuore per regalarglieli a San Valentino?"
Buffy abbassò un po' la testa. "E' stata lei. Ma lui li ha sempre rifiutati. L'unica volta che li ha accettati è stata quando avevo confuso lo zucchero con il sale e per poco non l'ho avvelenato"
"Già" La signora Cooper rise. "Comunque è stata una giusta punizione per quello che ti ha fatto sopportare in quegli anni" La guardò attenta. "Però mi sembra strano che dopo tutti questi anni voi due siate riusciti a diventare amici..."
"Perché?"
"Beh, di solito con una storia come la vostra alle spalle, avreste dovuto evitarvi a vicenda oppure sposarvi non appena Spike avesse riacquistato la ragione" osservò la donna.
Buffy si accigliò. "Credo che fra poco rientreremo nella prima possibilità"
"Perché? Avete litigato? Mi sembrava che andaste molto d'accordo l'altra sera..."
"Quale altra sera?" chiese Buffy corrugando la fronte.
"Quella sera in cui siete rimasti fuori a parlare sul portico" rispose la signora Cooper con un'occhiata allusiva.
Oh cielo! La signora Cooper li aveva visti mentre... mentre... Buffy chiuse gli occhi mentre sentiva le guance diventarle incandescenti. Non si era mai vergognata tanto in vita sua. E magari non solo lei ma anche tutti gli altri vicini li avevano visti! Come avrebbe fatto a guardarli negli occhi d'ora in avanti?
"Non preoccuparti, cara. Vi ho visti solo io. Era piuttosto tardi, sicuramente dormivano tutti. Solo io rimango sveglia, colpa di questa insonnia che mi perseguita da una vita ormai..." la rassicurò la donna e stava per iniziare una lunga filippica sull'insonnia e sugli infruttuosi metodi per farla passare se Buffy non le avesse posato una mano sul braccio e guardata con aria di scuse.
"Mi dispiace, signora Cooper, non avevo intenzione di dare spettacolo. Io non so cosa mi sia preso, e..."
"Non preoccuparti, cara" le disse stringendole la mano. "Ricordo bene che quando scoppia la passione niente ha più importanza. Né il luogo né l'ora" La donna ridacchiò. "Bei tempi quelli della passione selvaggia! Anche se neanche ora posso lamentarmi. Sapessi, io e il mio Robert..."
"Signora Cooper la prego, non mi racconti questi particolari. Vorrei ancora ricordarla come la dolce signora che mi preparava i biscotti alla fine di questa conversazione" disse in fretta Buffy con aria spaventata coprendosi le orecchie con le mani.
La signora Cooper rise divertita e per niente turbata. "E va bene" concesse poi. "Ma nel caso ti servissero consigli..."
"Lo terrò a mente" tagliò corto Buffy. "Possiamo cambiare argomento ora?" la supplicò.
"Dunque..." Prese un sorso di the dal bicchiere. "Stavamo parlando di te e William" iniziò la donna.
"Non c'è alcun me e William" la contraddisse Buffy decisa.
"Ma tu lo vorresti, no?" chiese guardandola con attenzione.
Buffy abbassò lo sguardo. "Un volta lo desideravo con tutta me stessa"
"E ora?" incalzò la signora.
"Non lo so più"
"E' già un inizio" commentò. "E lui?"
"Non lo so" rispose Buffy sospirando forte.
"Non c'è che dire. Si prospetta un lungo lavoro qui" considerò a bassa voce con una risatina.
"Il suo comportamento è talmente contraddittorio. Ero così abituata a sapere che non gli importava niente di me, delle persone che frequentavo, ma ora..." continuò Buffy senza aver sentito il commento della signora Cooper. "E' geloso. Certe volte mi sembra che voglia staccare la testa ad Angel perché esco con lui poi però esce con altre donne e mi dice che non vuole una relazione seria perché non vuole impegnarsi. Io non lo capisco..."
"Beh, William non è un tipo semplice con cui trattare"
"Può dirlo forte! Mi sta facendo impazzire. Non riesco a capire cosa voglia da me. Non mi vuole con sé ma non vuole neanche che qualcun altro mi si avvicini. E poi si presenta a casa mia e mi dà questo ultimatum..."
"Ti ha dato un ultimatum?" le chiese stupita la signora Cooper.
Buffy annuì. "Mi ha chiesto di scegliere tra lui e gli altri uomini"
"Beh, secondo me questo è un passo avanti da parte sua, una specie di impegno concreto. Dovresti esserne contenta"
"Invece no! Lui lo fa solo per gelosia. Per marcare il suo territorio. Non sopporta l'idea che non gli vada più dietro come facevo un tempo. Probabilmente si sente ferito nell'orgoglio" aggiunse con aria pensierosa. Sì, doveva essere per forza così. Non c'erano altre spiegazioni.
"Buffy, capisco che tu sia confusa e fossi in te lo sarei altrettanto" iniziò la signora in tono dolce. "Però devi anche capire che forse il tuo desiderio di vita domestica possa spaventare un tipo come William che rifugge da ogni legame impegnativo..."
"Vita domestica?" ripeté Buffy. "Non so per chi mi abbia preso, signora, ma io non sono Cenerentola!" Si alzò dallo sgabello. "E non sto di certo aspettando il principe azzurro che mi sposi e mi salvi dal mio orribile destino!" precisò poi.
La signora Cooper sorrise. "Scusami, forse mi sarò fatta ingannare da alcuni tuoi comportamenti. Sai, sei tornata a vivere con tua madre, curi il giardino, ti piace cucinare..."
Buffy si piantò le mani sui fianchi e inalberò la sua aria più battagliera. E che cavolo! Lei era una donna del ventunesimo secolo, si era appena laureata e tutto quello che gli altri pensavano di lei era che non aspettasse altro che qualcuno la sposasse?!
"Okay, mi piace cucinare e vivere in un'atmosfera gradevole come quella di casa mia, ma questo non significa che aspiri a stare accanto al focolare a fare la calza!" disse decisa. Sicuramente Spike la pensava così. Già lo vedeva terrorizzato da quell'idea. Beh, si sbagliava. Alla grande. "Sa cosa le dico, signora? A me non serve un uomo accanto per essere felice. Sto benissimo anche senza"
"E' così che si parla ragazza mia!" esclamò la signora con un sorriso. "Dunque, non ti interessa avere un marito, dei bambini, una casa tutta tua? Insomma, non ti interessa formare una famiglia?" le chiese poi.
"Assolutamente no! Sono troppo giovane"
"Allora perché vuoi rifiutare la proposta di Spike? Mi sembra che neanche lui abbia intenzione di metter su famiglia..."
Buffy si appoggiò di peso contro il banco e aggrottò le sopracciglia, consapevole dell'ovvietà della domanda della signora Cooper.
Intanto questa si era alzata dal suo sgabello ed era arrivata alla porta. "Pensaci Buffy, in fondo non hai niente da perdere, no?" le disse prima di andare via.
Buffy la osservò allontanarsi mentre un'idea si faceva largo nella sua mente. Perché no? Cosa aveva da perdere? Un sorrisetto le si affacciò alle labbra.
***
"Buffy, non so come dirti quello che voglio dirti però credo di doverti dire che credo che noi... No, troppo confuso."
Una pausa.
"Buffy, tra te e me non può funzionare. Vogliamo cose troppo diverse dalla vita, perciò finiamola qui... No, troppo duro."
Un'altra pausa.
"Buffy"
Una risata forzata ad alta voce.
"Ci sei cascata! Era tutto uno scherzo! E tu ci sei caduta in pieno... No, così poi se mi ammazza fa anche bene. Oh, per l'inferno maledetto! Ma che diavolo avevo in mente? Sono proprio un imbecille!"
Spike si allontanò di scatto dallo specchio e iniziò a camminare nervosamente per la stanza. Era più di un'ora che stava facendo le prove del discorso che avrebbe fatto a Buffy quella sera per ritrattare il suo ultimatum. Ma non era giunto a niente. Gli sembrava difficilissimo. Neanche dovesse fare un'arringa davanti alla Corte Suprema! Gli dispiaceva così tanto ferirla...
Improvvisamente il campanello.
Chi diavolo osava disturbarlo mentre era così impegnato? Imprecando e come una furia raggiunse la porta. Raggelò davanti alla persona che si trovò di fronte.
"Signora Cooper!" esclamò sorpreso.
"Willima. Mi fai entrare, per cortesia?" gli chiese la donna in tono deciso.
"Sì, sì, certo. Scusi" Spike si fece da parte e la osservò mentre entrava ed andava a sedersi sul divano del soggiorno.
Confuso, richiuse la porta e la seguì.
"William, so cosa hai fatto"
Cosa? Spike spalancò gli occhi. Come ha fatto a scoprire del gatto? E ora che mi invento?
"Io... signora, davvero... non so come scusarmi, ma..." iniziò confusamente passandosi una mano dietro il collo.
La signora Cooper lo bloccò con un sorriso disarmante e batté le mani contenta. "Non scusarti, caro. Sono così felice! Lo sapevo che prima o poi avresti messo la testa a posto! E con la piccola Buffy, per giunta. Ho sempre sognato che voi due..."
"Un momento" la interruppe Spike. Qualcosa non quadrava. "Lei non è qui per il gatto?"
"Quale gatto? Io non so nulla del gatto. È successo qualcosa al mio gatto?" chiese preoccupata.
"Assolutamente niente" tagliò corto Spike, poi nel suo cervello penetrò finalmente il significato delle parole della signora Cooper. "Che vuol dire che ho messo la testa a posto?" le chiese sospettoso.
"Credevo che non te ne saresti mai accorto da solo, da bambino non eri molto sveglio, però ora ho dovuto ricredermi. Hai fatto davvero la scelta giusta!"
"Scusi?" Spike la guardò sempre più confuso. "Di cosa avrei dovuto accorgermi?"
"Ma come di cosa?! Di Buffy! Sono contenta che le cose fra voi stiano andando così bene. E poi, la tua proposta... Ottima mossa, ragazzo mio" si complimentò con un sorriso.
"Prego? Quale proposta? Io non ho fatto nessuna proposta a Buffy!" Si interruppe. "Beh, non nel senso che intende lei, almeno" aggiunse poi.
La signora Cooper si accigliò. "Davvero? Ma io ho parlato con Buffy e lei mi ha detto che le hai fatto una proposta..."
"No, nessuna proposta. Un ultimatum forse, ma nessuna proposta. Io non propongo niente a nessuno. Mai" specificò deciso. "E poi ho intenzione di ritrattare tutto immediatamente"
La donna si accigliò ancora di più. "Allora mi rimangio tutto quello che ho detto! Non sei per niente intelligente e neanche furbo" gli disse incrociando le braccia.
"Signora, non può arrabbiarsi con me perché non voglio sposarmi e fare figli..."
"Ma tu le vuoi bene?" gli domandò guardandolo negli occhi.
Spike sbatté le palpebre più volte colpito da quella domanda. "A chi?" chiese per prendere tempo. Sapeva ovviamente di chi stessero parlando.
"A Buffy, ovvio. Di chi stiamo parlando altrimenti?" La signora Cooper gli lanciò un'occhiata molto risentita. "Tu le vuoi bene?"
"Sì, ovvio" fu costretto ad ammettere.
La donna sorrise rassicurata. "E allora perché hai paura? Magari lei è la donna giusta..."
"Oh, ma io non le voglio bene in quel senso" si corresse Spike in fretta.
"E in che senso allora?" La donna incrociò le braccia per niente convinta.
Poteva dire alla vecchia signora Cooper che voleva solamente andare a letto con Buffy e smetterla con tutta quella ridicola storia? No, ovviamente. "Le voglio bene come ad una sorella. Siamo amici, niente di più"
"Sì, e io sono la regina di Sabba!" esclamò la donna alzandosi di scatto dal divano. Poi si diresse a passo spedito verso la porta. "Stai buttando via una cosa davvero bella, Spike e mi dispiace. Davvero. Vi conosco entrambi da che eravate bambini. Quella ragazza è fatta apposta per te e quando te ne accorgerai potrebbe essere troppo tardi"
Spike la guardò senza parole. "Ma io..."
"Niente ma. Buffy non ti aspetterà per sempre, ricordalo. Forse non sarà Angel, ma prima o poi qualcun altro se la porterà via e tu rimarrai solo con i tuoi rimpianti" Aprì la porta e si voltò di nuovo a guardarlo. "E spero per te che questo non succeda. Non è bello invecchiare senza qualcuno che ami al tuo fianco. Non lo auguro a nessuno" Poi uscì.
"Ehi, io non la amo! Io non amo Buffy!" gridò alla porta chiusa Spike dopo un momento di smarrimento. "Io non sono innamorato di... o sì?" si bloccò confuso.
Maledetta signora Cooper e le sue dannate chiacchiere!
"Io non amo Buffy" si ripeté per convincersene. Poi si girò e si diresse verso il mobiletto dei liquori. "Ora ho maledettamente bisogno di qualcosa di forte"
***
Ormai era giunta l'ora di affrontare il proprio destino.
Mentre attraversava il giardino per andare da Buffy, Spike si mise a cercare una scusa qualsiasi – un'emergenza inaspettata, magari – per congedarsi e darsela a gambe il prima possibile. Non era riuscito a trovare un modo gentile per dire a Buffy che aveva cambiato idea.
Maledetta signora Cooper, lei e i suoi discorsi senza senso! Per colpa sua aveva passato l'ultima ora a tormentarsi per capire se lei avesse ragione o meno. Ma alla fine aveva concluso con soddisfazione che non era innamorato di Buffy. La signora Cooper era solo una vecchia romanticona che sperava sempre nel lieto fine.
"Beh, questa volta rimarrà delusa... Qui non ci sarà nessun lieto fine" commentò a bassa voce mentre si avvicinava a casa Summers.
Ora era sempre più determinato a dire a Buffy che si era sbagliato con quell'assurdo ultimatum e che lei era liberissima di uscire con qualsiasi ragazzo volesse, anche con Angel. Tanto a lui non importava. Non importava per niente.
Arrivò davanti la porta di Buffy e bussò.
Attese qualche minuto ma nessuno venne ad aprirgli. Guardandosi un momento attorno si chiese preoccupato se Buffy non avesse voluto tirargli un bidone quella sera. Oppure se le fosse successo qualcosa.
Bussò ancora alla porta più forte questa volta, ma ancora nessuna risposta.
Stava quasi per prendere a spallate la porta quando sentì la voce di Buffy da dentro che lo chiamava.
"Spike, sei tu?"
"E chi diavolo dovrebbe essere a quest'ora?" rispose lui arrabbiato. Aspettava altre visite per quella sera?
"Entra" gli rispose lei semplicemente.
Spike spinse leggermente la porta ed entrò.
E lei era là, in piedi sull'ultimo gradino delle scale, così bella che si sarebbe dovuto sedere, perché le gambe probabilmente non gli avrebbe retto ancora per molto. I capelli biondi erano arricciati in morbidi boccoli che le sfioravano le spalle e brillavano sotto la luce dell'ingresso. Negli occhi aveva un'espressione furba e vivace, come se sapesse qualcosa che lui ignorava e non avesse ancora deciso se rivelarglielo o meno. E poi c'era la sua bocca, quella bocca che aveva sognato tutte le notti da quando l'aveva rivista.
Indossava uno di quegli abiti che sembrano tenersi su per merito di chissà quale grazia divina ed era talmente elegante che Spike si chiese se il suo abbigliamento, un paio di pantaloni neri e una camicia nera, non fosse decisamente in contrasto con la sua bellezza. Sarebbe di certo sfigurato al suo fianco quando sarebbero usciti per cena.
"Ho qualcosa per te" gli disse lei.
Spike smise di pensare ad ogni altra cosa che non fosse Buffy o il suo profumo che gli dava alla testa.
"Una proposta" gli disse lei in tono basso.
"Un'altra?" chiese Spike guardandola avvicinarsi.
"Sì, ma la mia è molto migliore della tua" rispose Buffy arrivandogli praticamente ad un palmo dal toccarlo.
"Davvero?" le chiese con un ansito.
Buffy annuì lentamente e gli sorrise. Poi gli scivolò ancora più vicino e gli baciò la gola facendolo fremere. "Mmh" disse. "Vuoi ancora continuare a parlare?"
Quando spostò col naso la stoffa della camicia, per indulgere nell'incavo della gola, Spike gemette.
"Buffy?" Aveva gli occhi chiusi. "Cosa hai intenzione di fare?"
"Stai fermo" Gli sbottonò la camicia e infilò le mani sotto l'indumento, toccandogli con un sospiro la pelle calda e i muscoli sodi. Gli fece scivolare la camicia dalle spalle tirandogliela giù fino ai gomiti. Incapace di trattenersi, si sporse e gli strusciò la lingua lungo un pettorale. "Sai di buono, Spike"
Imprecando, lui fece un passo all'indietro. Lungi dal demordere nella sua opera di seduzione, Buffy lo seguì e gli si appiccicò addosso.
"Buffy..."
Lo fece tacere con un bacio. Fu obbligata a farlo, perché non voleva sentire nulla di ciò che aveva da dirle. Sapeva che era un'occasione che non si sarebbe ripetuta e, sebbene il cuore le dolesse già un poco, non voleva pensarci. E poi, non era mai stata tanto eccitata in vita sua. Nessun uomo che aveva conosciuto la eccitava come Spike.
Spike si lasciò coinvolgere in fretta dal bacio, da vero esperto, aprendo la bocca. Con un sospiro di sollievo Buffy si incollò a lui. Non riusciva a smettere di baciarlo.
La paura e l'incertezza per un suo eventuale rifiuto provate solo pochi minuti prima svanirono del tutto, rimpiazzate da un calore e una fame che solo lui poteva placare ora. Al resto avrebbe pensato il giorno successivo.
"Voglio fare l'amore" gli bisbigliò contro la bocca. "Ora. So che volevi portarmi fuori a cena, ma..."
Spike sbottò in una risata roca. "Credo che potrei facilmente cambiare idea"
"Bene" Buffy gli sorrise maliziosa. "Vuoi la verità? Non ho per niente fame in questo momento, non di cibo almeno..."
Quella rivelazione lo lasciò di stucco.
Con una risatina nervosa, lei gli prese le mani e lo condusse su per le scale fino alla sua camera da letto. Prima che la porta si richiudesse del tutto alle loro spalle, Spike la raggiunse, tirandosela contro e seppellendo la faccia nel suo collo per banchettare con la pelle nuda. Le accarezzò il corpo con le mani.
In fretta arrivò al gancio del vestito e lo aprì. Buffy sospirò di soddisfazione. Poi lui le prese i seni nudi a coppa tra le mani, li sollevò in alto e portò la bocca ai suoi capezzoli tesi, facendola gridare di piacere.
La camicia di Spike finì a terra. Poi fu la volta del vestito di Buffy. Quando lei si accinse a slacciare i pantaloni di lui, allentando la cintura e accompagnando la stoffa lungo i fianchi, si immobilizzò di colpo.
"Sei nudo!" esclamò inebetita.
"Buffy" Sembrava privo di ossigeno.
"Spike" mormorò piano poi lo guardo provocante. "Beh, stasera neanche la mia biancheria avrà un grande ruolo" E per dimostrarglielo, premette il seno nudo contro di lui, si sfilò le mutandine e sollevò una gamba fino a toccargli i fianchi, strusciandosi contro di lui senza vergogna.
Con un gemito roco, Spike barcollò all'indietro e incontrò la porta. "Aspetta"
Ma Buffy non ce la faceva. Non voleva aspettare un minuto di più. Gli gettò le braccia al collo e sollevò entrambe le gambe, agganciandogliele in vita.
Spike imprecò sottovoce, o forse era una preghiera. In ogni caso la sua mossa successiva fu di afferrarle le natiche e penetrarla. Per fortuna che la teneva stretta, perché la sensazione che provò Buffy fu talmente intensa che si sentì svenire di piacere.
Il volto di Spike era una maschera di fatica: voleva trattenersi, e per riuscirci doveva restare immobile. Buffy invece era smaniosa, voleva che fosse impetuoso, selvaggio e... senza controllo. Proprio come l'aveva sempre sognato.
Ora.
Usandolo come leva, si tirò su e affondò su di lui. Spike emise un suono basso e ansimante, e sbatté la testa contro la porta.
"Tutto okay?" riuscì a domandare lei, malgrado fosse ancora occupata con la bocca ad esplorargli la gola.
Le premette le dita sui fianchi. "Mi stai uccidendo"
Buffy continuò il suo assalto. E stavolta lui si adattò al ritmo delle sue spinte. Ancora. E ancora. Ancora.
Le sembrava di essere in paradiso. Il fuoco che le si era annidato nello stomaco non appena lo aveva visto ora la pervadeva tutta. Non aveva mai sperimentato sensazioni simili. "Non smettere" gli ordinò. "Non smettere"
"No" Ci sarebbero state buone ragioni per mettere fine a quella pazzia, ma col corpo di lei incollato addosso e il suo sguardo pieno di passione, Spike non riusciva a ricordarne nemmeno una. Poteva solo pensare che starsene dentro di lei era il massimo. Non era stato progettato, però era quanto di meglio gli potesse capitare.
"Spike!" Il suo corpo lo accolse fino in fondo prima di iniziare a tremare convulsamente.
Guardarla mentre raggiungeva l'apice del piacere fu per lui l'esperienza più erotica mai sperimentata, e anche se avesse voluto non avrebbe potuto trattenersi oltre. La raggiunse nel suo paradiso.
Ancora a corto di fiato, Buffy sollevò la testa e gli sorrise. "E pensare che volevi fermarti"
"No" Anche Spike faticava a respirare, ma riuscì a darle un bacio. "Volevo solo spostarmi dalla porta"
"Ah sì? A me è piaciuto farlo contro la porta"
"Già, perché non avevi la maniglia infilata nella schiena!"
***
Cosa ci si aspettava che una donna dicesse a un uomo, la mattina dopo?
Ad essere precisi era quasi pomeriggio quando Buffy aprì gli occhi. Erano da poco passate le due. Si stiracchiò e si voltò a guardare Spike, steso accanto a lei.
Osservò i piedi nervosi, l'inizio dei polpacci che sembravano scolpiti nel marmo, il candore del lenzuolo che lasciava solo intravedere le forme che copriva, e poi ancora il torace muscoloso.
Buffy doveva ammetterlo: era completamente affascinata da quella vista, e il ricordo delle ore appena trascorse le dava un lieve giramento di testa.
Alzò lo sguardo, e scoprì che Spike la stava osservando a sua volta. "Buongiorno" gli disse con un leggero sorriso.
"Credo che sia pomeriggio"
"Allora, buon pomeriggio"
"Hai dormito bene?"
"Come un ghiro. Non ricordo niente dall'ultima volta che abbiamo..."
"Fatto l'amore?"
Buffy annuì, ripensando alle ore trascorse persi l'uno nell'altro.
"Stai improvvisamente diventando timida?"
"Forse un po'" ammise lei. Ma non si sentiva ancora pronta per affrontare l'inevitabilità di quello che sarebbe successo a momenti.
"Hai dei rimpianti?" le chiese lui sembrando lievemente preoccupato.
"No, nessuno" lo rassicurò lei con un sorriso.
Era vero. Non aveva alcun rimpianto. Era stata la notte più bella della sua vita. Cioè, la notte e la mattinata più belle della sua vita...
Spike sorrise. "Così si parla" esclamò. "Perché vedi, non bisogna mai rimpiangere le scelte che si fanno, perché..."
Buffy gli posò un dito sulle labbra. "Potresti evitare le chiacchiere e darti da fare un po' di più?" gli disse con una risatina.
Spike rotolò su di lei. "Perché tu credi che non mi sia dato da fare abbastanza questa notte?" mormorò mentre una mano scivolava ad accarezzarle il seno.
D'istinto Buffy catturò l'indice dell'altra mano e ci giocherellò con la lingua, assaporando il gusto salato della sua pelle.
Spike chiuse gli occhi ma non smise di toccarla. "Passerotto, mi stai uccidendo"
"Questa l'hai già detta, provane un'altra" mormorò prima di allungare le braccia attorno al suo collo e attirarlo più vicino per un bacio mozzafiato.
L'urgenza si sostituì al languore quando si unirono. Le loro lingue si intrecciarono mentre i corpi si avvinghiavano l'uno all'altro, spinti dal medesimo bisogno.
Spike si allungò su di lei afferrandole entrambe le natiche con le mani e premendosela contro. Buffy rispose con un gemito prolungato di piacere. Poi con movimenti sinuosi invertì i ruoli e si posizionò a cavalcioni sul suo ventre, chinandosi su di lui e giocherellando con la lingua intono ai suoi capezzoli. Gli prese le braccia e le distese all'indietro, accarezzandole lievemente, sporgendosi in avanti finché i seni non furono a pochi centimetri dalla bocca di lui, ormai quasi secca.
"La prossima volta dovremmo ricordarci di usare delle manette" mormorò Buffy contro la sua bocca e con una spinta decisa lo accolse dentro di sé.
Spike non riuscì a reprimere un gemito appagato. Poi l'ultimo pensiero coerente nella sua mente prima di abbandonarsi al piacere: Aveva detto la prossima volta?
***
Cosa ci si aspettava che un uomo dicesse ad una donna dopo una notte come quella?
Ad essere precisi non era proprio una notte. Era piuttosto un intero giorno trascorso a letto, considerando che era quasi il tramonto. Non che potesse lamentarsi, ovvio.
Si stiracchiò e si voltò a guardare Buffy, stesa accanto a lui.
La caviglia sottile, il polpaccio affusolato, i muscoli ben delineati della coscia e dell'addome, i seni morbidi e sodi. Si umettò le labbra improvvisamente secche al ricordo delle ore appena trascorse, ricordando il trasporto assoluto e senza riserve con cui Buffy gli si era concessa, anima e corpo.
Non è quello che volevi?, si chiese. Che dimenticasse chiunque altro?
Continuò ad accarezzarla con lo sguardo, pensando che non si sarebbe mai stancato di accarezzarla, baciarla, sentirla vicina. Era incredibile, ma le esperienze avute con le altre donne non erano nemmeno paragonabili a quanto aveva provato con Buffy...
Un momento.
Che razza di pensieri erano quelli?
Una notte di sesso non avrebbe dovuto sconvolgerlo così tanto da fargli cambiare idea in quel modo. Accarezzarla, baciarla, sentirla vicina per sempre?, ripeté con una smorfia. Non poteva davvero aver pensato delle cose del genere. Era completamente impazzito? Non aveva nessunissima intenzione di stravolgere la sua vita per Buffy Summers. Lui era un solitario, sarebbe stato benissimo anche senza di lei. La sua vita gli piaceva per quello che era, senza nessun altra complicazione.
Ora doveva solo dirglielo.
Alzò lo sguardo, e la vide che lo osservava, gli incredibili occhi verdi velati da un qualcosa di indefinibile.
"A cosa stai pensando?" gli chiese in un sussurro.
Spike si voltò verso di lei. Non voleva illuderla. Non più di quanto avesse già fatto dopo una notte del genere. L'avrebbe fatta solamente soffrire di più.
Era finita. Anzi, non era mai neanche cominciata tra loro.
"Buffy, io..." iniziò titubante e la sua voce gli sembrò un po' troppo roca per i suoi gusti. Se la schiarì con un colpo di tosse. "Non volevo che succedesse, lo giuro"
Lei chiuse gli occhi e si voltò dall'altra parte.
"Non capisco cosa mi sia preso" disse ancora Spike. "Non ero venuto qui per questo ieri sera, te lo giuro. Di solito non perdo il controllo così facilmente"
Buffy si alzò dal letto con un piccolo gemito e prese dall'armadio una maglietta che prontamente si infilò. Poi si stampò sul viso un sorrisetto sciocco e si voltò pronta a recitare il suo ruolo.
"Ero venuto qui perché volevo dirti che..."
"Spike, perché hai quella faccia? Sembra che ti sia appena morto il gatto" commentò Buffy in tono leggero andandosi a sedere sul letto accanto a lui.
Lui sbatté le palpebre più volte, confuso. "Io volevo dirti..."
"Senti, Spike, vedo che non hai le idee molto chiare al momento" lo interruppe Buffy posandogli una mano sul braccio. "Che ne dici se intanto fai parlare me? Così magari ti viene in mente qualcosa di sensato..."
Spike la guardò con i bei occhi blu completamente disorientati e perplessi.
"Immagino che tu adesso ti senta in difficoltà a causa dell'ultimatum che mi avevi dato l'altro giorno" iniziò Buffy.
"E' proprio di questo che volevo parlarti" disse Spike mettendosi a sedere meglio sul letto.
"Puoi lasciar parlare me, prima?" gli chiese Buffy con uno sospiro.
Spike annuì in silenzio.
"Perfetto" Fece un sorriso. "Ieri sera non ti ho dato la mia risposta..."
Spike si mosse nervosamente. "Ecco, vedi, io..."
"Beh, la mia risposta è no, Spike. Apprezzo l'offerta ma mi vedo gentilmente costretta a rifiutare" dichiarò decisa.
Spike spalancò la bocca sorpreso. Aveva detto no? Buffy aveva detto no a lui?
Si grattò la fronte perplesso. C'era qualcosa che non quadrava in tutta quella storia. Buffy, mezza nuda dopo un'intera giornata trascorsa a letto insieme, gli stava dicendo che non accettava la sua proposta di rinunciare agli altri uomini per stare con lui? Ma in che razza di realtà parallela era andato a finire?
"Spike. Ci sei ancora?" lo chiamò Buffy preoccupata scuotendolo leggermente per una spalla. "Mi stai facendo preoccupare. Non pensavo l'avresti presa così male"
Spike si riscosse e rimise a fuoco la ragazza davanti a lui. Era bella con i capelli scompigliati e l'aria appena sveglia. E gli stava servendo la sua libertà su un piatto d'argento. Cos'altro poteva volere di più?
"Sto bene" disse in fretta. "Benissimo. Solo che mi hai colto alla sprovvista. Non credevo che tu..."
Buffy rise. "Andiamo, non avrai creduto davvero che avrei accettato la tua ridicola proposta?" Lo guardò con attenzione. "Non l'avrai creduto davvero, spero"
Spike scosse la testa energicamente. "Assolutamente no. Mi domandavo allora cosa abbia significato per te questa notte"
Buffy sembrò rifletterci un po' su prima di rispondergli. "Un po' di buon sano sesso?" gli chiese ironica. "Ho pensato a tutti quei tuoi discorsi in veranda, e allora.... Conosci quel detto che dice che la carne è debole? Non vale solo per gli uomini, sai?" aggiunse stringendosi nelle spalle con una risatina. "E poi, lo sai, mi sei sempre piaciuto. Ma di sicuro non rinuncerei agli altri uomini per una storia con te"
Spike piegò la testa da un lato cercando di capire se lei lo stesse prendendo in giro. Perché quello era sicuramente uno scherzo. E anche di pessimo gusto a suo giudizio. Però Buffy sembrava maledettamente seria.
"Siamo adulti tutti e due, mi pare; è successo e basta. Non dirmi che non lo volevi anche tu" gli disse puntandogli un dito contro. "Perché mi sembra che l'occasione in cui mi hai dato quell'ultimatum fosse abbastanza compromettente o sbaglio?"
"Devo dire che non mi sono tirato indietro quando mi sei saltata addosso" ammise lui.
"Ti sono saltata addosso?" ripeté Buffy alzando le braccia al cielo incredula. "Ma tu guarda che razza di egocentrico bastardo!" esclamò arrabbiata alzandosi dal letto. "Allora perché non dici chiaro e tondo che non volevi fare sesso con me? Io ti ho costretto, giusto? Avanti, ammettilo: io ti ho violentato!"
"Ehi, io non ho detto questo" obiettò Spike posando I piedi per terra.
"Però sembra che la verità sia un'altra"
"Tu stai semplicemente travisando tutto quello che dico" protestò ancora lui prendendo i pantaloni da terra e infilandoseli con un unico gesto.
"No, tu stai travisando quello che dico. E lo fai solo per non accettare il fatto che ti abbia appena scaricato!" lo contraddisse Buffy.
"Ehi, tu non mi hai scaricato!" protestò Spike mettendosi in piedi e fronteggiandola.
"E allora cosa ti sembra stia cercando di fare in questo momento?" gli chiese lei ironica.
"Tu non puoi scaricarmi" replicò Spike cercando la camicia.
"Ah, no? E perché? Sentiamo" gli disse incrociando le braccia sul seno e rimanendo in attesa.
"Perché... perché sono io che scarico te!" dichiarò puntandole un dito contro.
"Beh, se ti fa stare meglio pensala pure così. In ogni caso entrambi sappiamo quale sia la verità." affermò Buffy decisa. "Ed ora fuori da casa mia"
Spike alzò la testa di scatto bloccando la ricerca della sua camicia finita chissà dove durante la notte. "Cosa?"
"Hai capito bene. Ho detto fuori da casa mia" ripeté lei con cipiglio.
"Allora è stata davvero un'avventura come tante, per te?" le chiese lui piegando la testa da una parte.
"Che cosa ci dovrebbe essere di diverso, rispetto ad un'avventura come tante?"
"Qualcosa c'è di diverso. E lo sai benissimo anche tu"
"Avanti, non farmi credere che non fosse il sesso il motivo che ti ha portato qui ieri sera" Buffy gli lanciò un'occhiata di fuoco. "Mi sembra di aver già chiarito tutto, ma te lo ripeto un'altra volta. Non mi interessa una storia occasionale e insignificante con te"
"Occasionale e insignificante?" ripeté Spike.
Buffy annuì. "Finalmente l'hai capito. Io merito di meglio, mio caro. Cos'altro vuoi che ti dica? Che sei stato eccezionale stanotte? Vuoi che ti ringrazi?"
"Non essere ridicola" l'apostrofò lui con un lampo di rabbia negli occhi.
"Allora dimentichiamo quello che è successo e staremo benissimo tutti e due" dichiarò Buffy risoluta.
"Bene" affermò Spike annuendo con la testa.
"Bene" ripeté lei. Poi si chinò a raccogliergli la camicia da terra e gliela porse. "Ora prenditi la tua roba e vattene"
"Bene" Spike si infilò la camicia con un gesto brusco e posò la mano sulla maniglia.
"Comunque mi auguro che resteremo amici" concluse Buffy addolcendo il tono questa volta.
"Non siamo mai stati solo amici" fu il suo laconico commento.
"No" Buffy si strinse nelle spalle. "Vorrà dire che ci eviteremo semplicemente"
"Allora... beh, buona fortuna" Spike le sfiorò il viso con la mano. "Abbi cura di te"
"Anche tu"
Sembrava che si stessero dicendo addio.
Era ridicolo, data la vicinanza delle loro abitazioni; di sicuro si sarebbero incontrati ogni tanto, o magari in un negozio a Sunnydale; oppure si sarebbero scambiati un saluto oltre la siepe.
La gola serrata, Buffy restò a guardarlo mentre lui si allontanava lungo le scale, apriva la porta e se ne andava. Forse era stata troppo dura. Si appoggiò alla parete e sospirò. Spike stava uscendo dalla sua vita. E lei non riusciva a far altro che restare immobile a guardarlo.
***
Spike si chiuse la porta alle spalle con un tonfo sordo. Poi si passò una mano dietro al collo sospirando. "Avventura occasionale e insignificante?" si disse raddrizzandosi. "Io?" Scosse la testa. "Credo che la ragazza non si renda davvero conto di quello che dice. Non ha ancora capito con chi ha a che fare" Scese in fretta i gradini del portico e si diresse verso casa. "Ma lo capirà presto. Può scommetterci. Nessuna ha mai detto di me che sono un'avventura insignificante!"
Sabato sera uscì con Riley. Infilandosi a letto, quella sera, Buffy pensò che in fondo aveva trascorso il tempo piacevolmente. Erano anni che non andava in spiaggia di notte e l'atmosfera romantica che si respirava lì le era piaciuta moltissimo.
Inoltre aveva anche conosciuto alcuni amici di Riley che si erano dimostrati molto gentili con lei. E aveva ricevuto inviti a cena per quasi tutta la settimana successiva.
Sorrise compiaciuta. Di questo passo sarebbe di sicuro riuscita a testare i consigli della bisnonna su tutti gli uomini di Sunnydale. Tanto ormai dopo essere riuscita a piegare un osso duro come Spike ai suoi voleri, non aveva dubbi che sarebbe riuscita a conquistare chiunque avesse voluto.
Aveva deciso che non valeva la pena concentrarsi su un solo uomo alla volta. Come si dice? La vita è bella perché varia e lei aveva intenzione di godersi la vita fino a quando le fosse stato possibile. A partire dall'uscire con ogni ragazzo che le fosse piaciuto.
Prese l'agendina nera dove segnava sempre i nomi dei ragazzi con cui usciva. Con una smorfietta maliziosa appuntò i nomi dei ragazzi che aveva conosciuto quella sera. Okay, magari Riley era noioso e petulante a volte, ma aveva certi muscoli... Ridacchiò divertita e continuò a segnare tutti gli appuntamenti che aveva fissato.
Era impegnata quasi ogni sera per le prossime due settimane. Andando avanti di questo passo sarebbe arrivata alla fine dell'estate completamente stremata ma indiscutibilmente soddisfatta.
***
Dalla veranda Spike osservò il ragazzo della serata che la accompagnava a casa. Era furibondo. Avrebbe voluto guardare l'orologio, ma non lo fece perché anche il minimo movimento poteva attirare la loro attenzione, e memore di quanto accaduto con il gatto dei Cooper era ben deciso a far sì che ciò non avvenisse.
Sapeva comunque che era tardi. Li aspettava da ore. Era la terza volta in quella settimana che Buffy usciva e ogni volta lo faceva con un ragazzo diverso. Si chiese se l'intenzione di Buffy fosse quella di sedurre tutti gli uomini di Sunnydale e poi scaricarli proprio come aveva fatto con lui.
La rabbia crebbe. Se Buffy pensava che sarebbe rimasto a guardare mentre lei usciva con chiunque dopo che l'aveva trattato come un'idiota l'ultima volta, si sbagliava di grosso. Aveva già in mente alcune idee per tenerla sottocontrollo. Ridacchiò piano al pensiero di quello che aveva ideato.
Poi i suoi pensieri tornarono al presente e a quello che poteva star succedendo nella casa a fianco. Strinse i pugni. Cosa stava facendo il pivello con cui era uscita quella sera? La stava baciando? Se così era, avrebbe dovuto fermarlo. Certo, andare lì a prenderlo a pugni in faccia avrebbe di certo placato la sua rabbia, ma di sicuro l'avrebbe compromesso più di quanto avesse voluto.
Disgustato, distolse lo sguardo da casa Summers cercando di cancellare l'immagine che gli si era formata nella mente: Buffy tra le braccia di quel damerino. Il corpo sinuoso di lei stretto a quello di un altro uomo. La sua bocca in cerca di quella di lui. Fremette a quell'idea. Dannazione doveva fermarli in ogni modo!
In fretta rientrò in casa e prese il cordless poi tornò in veranda. Compose il numero che conosceva a memoria e attese che cominciasse a squillare. Un'espressione diabolica gli si dipinse sul viso.
***
Patrick stava osservando le foto di famiglia appoggiate sopra la mensola del caminetto. Buffy lo scrutò per un momento in silenzio chiedendosi come sarebbe andata a finire la serata tra loro. Magari, se avesse giocato bene le sue carte... Sorrise maliziosa. Dopotutto Patrick le piaceva, era un tipo simpatico e molto divertente e aveva delle belle spalle che la attiravano molto.
"Preparo il caffè" gli disse.
Patrick tornò a rivolgerle la sua attenzione mentre lei si allontanava ed andava in cucina. "Non ci vorrà molto" lo avvertì dalla cucina. "Vuoi anche un dolce?" gli chiese poi. "Non abbiamo preso il dessert al ristorante" aggiunse.
"Sì, un dolce mi andrebbe proprio" rispose lui.
Buffy sorrise compiaciuta di sé quando comprese dallo sguardo di Patrick mentre tornava in soggiorno che lui la stava fissando quasi desiderasse che fosse lei il dessert, e non i bigné che aveva preparato.
Tutto filava nel verso giusto. Proprio come aveva progettato.
"Posso fare qualcosa per aiutarti?" le chiese Patrick, andandole in contro per prenderle il vassoio con sopra caffè e dessert.
"Sei molto gentile, ti ringrazio" rispose lei lasciandogli prendere il vassoio e andandosi a sedere sul divano.
"Non c'è di che"
Buffy alzò gli occhi su di lui e gli lanciò uno sguardo caldo, sensuale e molto seducente. E finalmente Patrick comprese il suo velato messaggio. Si sedette al suo fianco, si piegò in avanti e senza che lei si opponesse le coprì la bocca con la sua. Iniziò delicato, incerto, sfiorandole, appena le labbra con le sue, finché Buffy non socchiuse le labbra per accogliere la sua lingua. Allora il bacio si trasformò in qualcosa di più pressante e meno esitante.
Lontano, come se provenisse da una grande distanza, Buffy percepì lo squillo insistente del telefono. Chi diavolo era ora?
Con un gemito di frustrazione, si staccò dalle labbra di Patrick ed andò a rispondere. Sollevò la cornetta e chiese: "Pronto?"
Il telefono però suonava libero. Scuotendo la testa, si girò verso il ragazzo che l'aspettava sul divano con un'espressione confusa e gli sorrise.
"Probabilmente avevano sbagliato" commentò tornando a sedersi vicino a lui. "Dove eravamo rimasti?" gli chiese maliziosa.
Il ragazzo non si fece pregare e tornò a baciarla con passione accarezzandole le braccia lasciate nude dal vestito che indossava. Buffy gli posò le mani sul petto, le allargò e le portò in alto fino ad afferrare in modo possessivo le sue spalle ampie. La stoffa della sua maglia sotto le dita era fresca e liscia, ma la pelle sotto era calda e temprata come l'acciaio.
Patrick non aspettava altro che un cenno di assenso per andare oltre, e quando vide che Buffy lo stava accarezzando, la baciò più a fondo, stringendole i fianchi e accarezzandole la pelle tenera sotto la gola. Buffy gli passò le dita tra i folti capelli scuri. Poi piegò il capo per essere lei a condurre il gioco.
Patrick colse al volo la sua intenzione e si lasciò esplorare la bocca con piacere. Buffy iniziò a passargli la punta della lingua sul labbro inferiore, sorridendo quando lo sentì sussultare per la sorpresa. Poi giocò a torturarlo dolcemente, seguendo con la lingua i contorni di tutta la bocca, e approfondendo infine il bacio.
Era davvero delizioso quel gioco, e Buffy si sentiva come l'eroina di un vecchio film in bianco e nero, come una femme fatale. Voleva portarlo alla perdizione. E di sicuro era sulla buona strada.
Il telefono squillò di nuovo.
Entrambi sobbalzarono sorpresi. E si allontanarono frustrati.
Velocemente Buffy si alzò dal divano e corse a rispondere ma anche questa volta chiunque fosse dall'altra parte aveva già cambiato idea perché il telefono risuonò libero. Scuotendo la testa, Buffy rimise giù la cornetta e tornò al divano.
Lì Patrick la riabbracciò in fretta e ricominciarono ad amoreggiare. Patrick le passò le labbra sul viso, sul collo e sull'incavo sensibile alla base della gola. Il respiro gli si fece più rauco quando prese a scendere più in basso, facendo scorrere la punta della lingua in direzione del solco tra i seni di lei. Buffy si sentì le ginocchia deboli, il corpo scosso da tremiti e faticava non poco a trattenersi. Se non fosse stata attenta, avrebbero finito per farlo sul divano...
Il telefono squillò ancora.
Patrick alzò la testa di scatto dai seni di Buffy ed emise un gemito frustrato.
"Ma chi è a quest'ora?" le chiese.
Buffy si liberò dalla sua stretta e corse a rispondere. Il telefono ovviamente risuonava libero. "Io davvero non ne ho idea. Probabilmente qualcuno che si diverte a fare degli scherzi idioti" commentò acida.
"Torna qui, avanti" la invitò Patrick allungando una mano verso di lei.
Buffy gli sorrise e iniziò ad avanzare verso di lui, ma non ebbe fatto neanche due passi che il telefono squillò di nuovo. Alzando gli occhi al cielo, Buffy fece dietrofront e corse a rispondere. Di nuovo nulla. Questa volta riagganciò la cornetta con un gesto secco. Ma chi diavolo era?
Si voltò verso Patrick e gli sorrise dispiaciuta.
"Che ne dici se ci spostiamo da qualche altra parte? In camera mia, per esempio" gli propose stuzzicante.
Il ragazzo non se lo fece ripetere un'altra volta. In fretta si alzò e la prese tra le braccia baciandola di nuovo con passione. Buffy rispose al suo bacio e piano cercò di indirizzarlo verso le scale per salire al piano superiore.
Erano arrivati a metà della rampa quando il telefono suonò di nuovo.
Questa volta non si sarebbe lasciata distrarre, pensò Buffy decisa. Era stanca di quelle stupide interruzioni.
"Non ti fermare. Ignora il telefono" ordinò a Patrick continuando a salire le scale.
"Ma potrebbe essere qualcuno sul serio stavolta..." commentò il ragazzo.
Buffy alzò gli occhi al cielo e maledisse chiunque stesse facendo quegli scherzi meschini. Le stava rovinando tutta l'atmosfera...
Scese di nuovo le scale ed andò a rispondere. "Si può sapere chi diavolo sei?" urlò nell'apparecchio ma come al solito l'ultima risposta che ricevette fu il segnale di libero. "Maledizione!" sbottò riagganciando con forza.
Patrick intanto aveva ridisceso le scale e si era messo al suo fianco. "Senti, credo sia il caso che me ne vada..."
"No, no, ti prego. Posso staccare il telefono, se vuoi. Così non ci disturberà nessuno" ribatté in fretta Buffy. Non aveva progettato quella fine per la sua serata. Maledetto telefono!
"No, guarda, lascia stare. Domani sono molto impegnato, è meglio che me ne torni a casa" disse Patrick dirigendosi verso la porta.
Buffy sospirò profondamente. "E va bene. Se è proprio questo che vuoi..." mormorò a bassa voce.
Gli aprì la porta abbattuta e lo seguì con lo sguardo mentre usciva dalla casa.
"Ci riproveremo, non preoccuparti" le disse lui con un sorriso accarezzandole una guancia. "Magari a casa mia, così nessuno potrà disturbarci"
Buffy sorrise rincuorata. Allora non tutto era perduto. "Perfetto. Chiamami, così decidiamo quando"
Patrick annuì e si chinò per darle l'ultimo bacio. "Buonanotte Buffy"
"Buonanotte Patrick"
Il ragazzo si incamminò per le scalette del portico e poi lungo il vialetto di ingresso. Buffy lo seguì con lo sguardo fino a che non fu salito in macchina e partito. Poi sospirò sconfortata. La sua serata era stata rovinata. Maledetto telefono!
Richiuse la porta e si girò a guardarlo fulminandolo con un'occhiata truce. E adesso neanche squillava più!
***
Spike sogghignò nell'ombra del suo portico.
Il pivello se ne era andato finalmente. Certo, ci aveva impiegato un po' di tempo e circa cinque telefonate ma alla fine aveva ottenuto il suo scopo.
Fuori uno, pensò sfregandosi le mani soddisfatto.
† Non si desidera ciò che è facile ottenere †
Buffy si guardò allo specchio per l'ultima volta. Fra poco sarebbe arrivato Sean, un ragazzo che le aveva presentato Willow un paio di giorni prima, e sarebbero usciti insieme per andare prima al cinema e poi a cena.
Guardò con occhio critico la minigonna e la maglietta leggera che indossava e pensò che per la serata in programma potevano andare. Si sistemò il trucco e i capelli pensando che aveva davanti a sé una magnifica serata.
Sempre che non succeda come con Patrick, pensò corrugando la fronte.
Ancora non riusciva a spiegarsi lo strano incidente con il telefono. Stringendosi nelle spalle non se ne preoccupò più di tanto. Quante possibilità potevano esserci che anche questo appuntamento si rivelasse un buco nell'acqua?
***
Mollemente sdraiato sulla sedia in vimini che teneva in veranda, una sigaretta in mano e una birra nell'altra, Spike lanciò un'occhiata distratta a casa Summers, giusto per controllare che fosse tutto in ordine.
Poi spostò lo sguardo verso la casa dei Cooper. Il marito stava tagliando il prato del giardino e la moglie era appena apparsa con un grosso bicchiere di limonata fresca. L'anziana coppia aveva parlato per qualche minuto e a Spike sembrò addirittura che lo avessero indicato, sorridendo, e poi si era scambiata un bacio prima che lei se ne tornasse in casa.
Spike si portò la sigaretta alla bocca e aspirò profondamente. Poi rivolse il suo sguardo alla finestra della camera da letto di Buffy. Sicuramente aveva in programma un'altra uscita per quella sera, ma a lui non interessava. Si era lasciato prendere la mano l'altra sera ma non aveva alcuna intenzione di rifare di nuovo una cosa del genere.
Eppure non riusciva a togliersi dal viso quel sorrisetto soddisfatto se ripensava a come doveva avergli rovinato la serata con le sue telefonate. Si era davvero divertito. Una sorta di piccola vendetta perché lei lo aveva sbattuto fuori di casa dopo aver fatto l'amore con lui. Niente di più. Poteva ritenersi più che soddisfatto ora.
Il rumore del motore di una macchina molto lussuosa e lucida attirò la sua attenzione. La seguì con lo sguardo mentre lentamente andava a parcheggiarsi proprio davanti casa di Buffy.
Strinse le labbra quando vide il tizio che ne scese. Era uno dei classici figli di papà, tutto ben curato e con un'auto che valeva migliaia di dollari. Istintivamente lo trovò insopportabile. Ma che razza di gusti aveva Buffy in fatto di uomini?
Il tizio in questione gli fece un cenno e si avvicinò alla siepe che separava il giardino di casa Summers da quello di Spike.
"Scusa, amico, questa è la casa di Buffy Summers?" gli chiese indicando la casa.
Spike posò la bottiglia di birra a terra e si alzò, ancora con la sigaretta in mano.
"Perché lo vuoi sapere?" gli domandò guardandolo di sbieco.
L'uomo giocherellò con le chiavi della macchina. "La porto fuori stasera. Sono venuto a prenderla" Fece un sorrisetto. "La ragazza è una vera bomba, non trovi?"
Spike strinse la mascella e gli si avvicinò squadrandolo da capo a piedi e la sua iniziale impressione su di lui si rafforzò ulteriormente. Era davvero odioso.
La sua prima reazione fu di dirgli che aveva sbagliato e di girare a largo da Buffy, poi però un'idea maligna gli balenò nella mente. Gongolando al pensiero, rivolse al tizio un'occhiata piegando la testa da un lato.
"Hai ragione, la ragazza è davvero una bomba" gli rispose ironico. "E quella è la casa giusta" aggiunse indicando con la mano in cui teneva la sigaretta la casa di Buffy. "Vai a prenderla, amico"
Il tizio lo ringraziò con cenno del capo e baldanzoso si diresse verso la porta di ingresso.
"E divertiti" gli urlò dietro.
Perché fra poco non ti divertirai più, aggiunse malignamente nella sua testa.
Non appena lo vide scomparire nella casa di Buffy, Spike si mosse alla velocità della luce. Sapeva come agire doveva solo farlo in fretta, prima che quei due uscissero di casa.
Con un gesto deciso lanciò a terra la sigaretta e corse verso il giardino dei Cooper. Il signor Cooper si stava ancora occupando del giardino.
Ottimo, pensò Spike con un sorrisetto.
"Signor Cooper può prestarmi per un momento queste?" chiese Spike sollevando da terra un paio di forbici da giardinaggio.
L'uomo lo guardò sorpreso scostandosi il cappello che teneva in testa per ripararsi dal sole e si grattò la fronte. "E a che ti servono, Spike?"
"Devo fare uno scherzo ad un amico" rispose con una risatina, pregustando già quello che sarebbe avvenuto a breve.
L'altro si strinse nelle spalle indifferente. "Prendile pure, basta che me le riporti" gli disse tornando a dedicarsi al suo lavoro.
Spike annuì con la testa e velocemente tornò sui suoi passi e si accostò alla macchina dell'accompagnatore di Buffy. Prima di iniziare la sua operazione si guardò intorno, quasi ci fossero delle spie nemiche nascoste in qualche angolo pronte a saltargli addosso e a fermarlo. Gli sembrò di essere in uno di quei film di James Bond, o magari era meglio Tom Cruise in Mission Impossible?
Canticchiando il motivetto di Mission Impossible si accucciò vicino ad una ruota della macchina e partì con il primo colpo di forbice.
La ruota emise un fruscio mentre l'aria iniziava ad uscire lentamente. Al primo colpo ne seguì un altro, e un altro e un altro. Spike sogghignò e quando si ritenne soddisfatto della sua opera, sempre canticchiando ripeté la stessa operazione per le ruote rimanenti.
Una volta terminato con le ruote si rialzò in piedi posando orgoglioso di sé le mani sui fianchi e rimase a contemplare il suo lavoro. E ora il tocco finale, pensò correndo velocemente verso il retro di casa sua diretto alla casetta dove teneva le vecchie cose.
Esultando tornò alla macchina con il suo bottino stretto tra le mani. Si accucciò di nuovo dietro la macchina e sistemò il suo tocco di classe.
All'improvviso sentì aprirsi la porta di casa di Buffy. Si irrigidì temendo di essere colto sul fatto e di dover quindi dare spiegazioni imbarazzanti, poi però con uno scatto degno del più grande velocista spiccò un balzo e finì dritto dritto nel giardino dei Cooper. Si accucciò dietro la loro siepe.
"Ehi, che ci fai tu qui?" lo apostrofò il signor Cooper.
Spike si voltò verso di lui. "Non si preoccupi. Le spiegherò tutto più tardi. Mi lasci stare qui per un po'" gli disse a bassa voce.
L'uomo scosse la testa. "Questo ragazzo sta diventando sempre più strano..." borbottò allontanandosi.
Spike lo seguì con lo sguardo poi tornò a rivolgere la sua attenzione allo spettacolo che stava per cominciare davanti ai suoi occhi.
Buffy e quel tizio avevano appena raggiunto la macchina ma nessuno dei due si era accorto di nulla. Galantemente l'uomo aprì addirittura lo sportello della macchina a Buffy che lo ringraziò con un sorriso.
Spike fece una smorfia disgustata alla vista di tutta quella galanteria. Poi osservò l'uomo fare il giro e salire dalla sua parte. Mise in moto la macchina e questa tentò qualche movimento poi si spense. Spike ridacchiò. Il tizio fece ripartire la macchina e puntualmente dopo qualche momento la macchina si spense. L'operazione venne ripetuta almeno un altro paio di volte. Alla fine il tizio uscì dalla macchina e iniziò a girarle intorno, un'espressione corrucciata e molto preoccupata sul viso. Buffy rimase in macchina in attesa.
Spike si era trattenuto più che poté dallo scoppiare a ridere fragorosamente ma quando vide che l'uomo si era accorto della prima ruota completamente a terra, iniziò a sogghignare compiaciuto.
"Ehi, Spike perché stai ridendo accucciato dietro la mia siepe?" gli chiese all'improvviso una vocetta alle sue spalle facendolo sobbalzare.
Spike si voltò di scatto. "Signora Cooper, mi farà venire un infarto un giorno di questi!" esclamò portandosi una mano all'altezza del cuore.
"Non scherzare, sei troppo giovane per avere un infarto" lo contraddisse la donna. "Che ci fai qui?"
Dannazione se rimango a parlare con lei, mi perderò tutto lo spettacolo di quel pallone gonfiato, pensò Spike mettendosi lentamente in piedi e lanciando un'occhiata veloce alle sue spalle. L'uomo si era appena accorto delle altre ruote bucate e la sua espressione stava diventando davvero tragicomica. Spike ridacchiò.
"Allora?" continuò ancora la Cooper.
Spike tornò a guardarla. "Allora... ero nascosto qui perché..." iniziò tentando di prendere tempo per inventare una scusa ragionevole.
"Che sta succedendo lì?" chiese la Cooper indicando l'accompagnatore di Buffy che aveva appena scoperto la pallina da tennis infilata nel tubo di scappamento della macchina. Ora era decisamente furioso e imprecava ad alta voce. Buffy era scesa dall'auto e tentava in tutti i modi di calmarlo.
Spike si strinse nelle spalle fingendo la più totale innocenza. "Io non ne so nulla" rispose sgranando gli occhi e piegando la testa da una parte.
La signora Cooper lo guardò con un sorriso accondiscendente. "Sì, e io ci credo" replicò divertita. Poi come una scheggia si diresse verso il luogo del disastro.
"Un momento!" le urlò dietro Spike tentando di fermarla. Ma questa era già praticamente arrivata.
"Cosa è successo, Buffy? Qualche problema?" aveva appena chiesto la donna quando Spike la raggiunse.
Buffy lanciò uno sguardo sconsolato alla macchina e poi al suo proprietario che era praticamente in preda ad una crisi isterica mentre controllava le condizioni del suo gioiello, poi si strinse nelle spalle. "Qualcuno deve essersi divertito a vandalizzare la macchina di Sean" rispose.
"Oh cielo! Come è possibile?" chiese ancora la Cooper portandosi le mani alla bocca sorpresa e trattenendo un sorriso.
"Le ruote sono tutte tagliate e nel tubo di scappamento è stata inserita una pallina da tennis..." Buffy si interruppe come se fosse stata folgorata da un'idea improvvisa. Si voltò a fissare Spike con un'occhiata penetrante. "Tu non ne sai niente?"
Spike simulò sorpresa e anche un certo sdegno per essere ritenuto responsabile del disastro in corso. "Io non so assolutamente nulla. Perché mi guardi così?"
"Sai" iniziò Buffy incrociando le braccia minacciosa. "La macchina era parcheggiata qui, tu giochi a tennis e quindi hai delle palline, per non parlare del fatto che avresti avuto tutte le possibilità di fare una cosa del genere..." Si fermò in attesa. "Sicuro di non saperne niente?"
Spike scosse energicamente la testa. "Sicurissimo. Sarà stato qualche teppistello in vena di fare scherzi..." tentò. "Comunque di sicuro io non c'entro niente" aggiunse deciso.
"E perché?" Buffy lo guardò attenta.
"Perché..."
"Perché Spike era con me" rispose la signora Cooper con un sorriso. "L'ho visto tutto solo sulla sua veranda e l'ho invitato a bere della limonata fresca con me e Robert per fare due chiacchiere"
Spike si voltò a guardare la signora con una luce grata negli occhi. L'aveva davvero salvato dall'ira di Buffy. Se avesse scoperto che era stato lui a sabotare il suo appuntamento...
"Eri davvero dai Cooper?" gli chiese Buffy per niente convinta.
"Certo, non vedi che sono arrivato con lei?" ribatté Spike con un sorriso. "Io non capisco perché ce l'hai tanto con me. Cosa ti ho fatto di male, passerotto?" le chiese corrugando la fronte.
Buffy si strinse nelle spalle. "Sarà forse per tutte le scenate che mi hai fatto quando sono uscita con qualcuno? Oppure perché ti ho scaricato?" gli fece notare ironica. "Fai tu"
"Buffy ti ha scaricato?" gli chiese la Cooper sorpresa. "E quando?"
"Oh, niente di importante" rispose Spike con un gesto noncurante. "Ma torniamo a noi" disse a Buffy. "A me non interessa affatto quello che fai, mettitelo bene in testa, ragazzina. Io ho centinaia di donne e di sicuro non sto qui a disperarmi perché tu mi hai scaricato!" dichiarò deciso puntandole un dito contro.
"Ah, davvero? E dove sono queste tue centinaia di donne stasera? Mi sembra che tu non abbia in programma nessun appuntamento galante a giudicare dal tuo abbigliamento" osservò ironica Buffy squadrandolo da capo a piedi.
Spike seguì il suo sguardo e dovette ammettere che i jeans logori e la t-shirt nera non erano proprio l'ideale per una serata fuori. D'altronde doveva ammettere con se stesso che non aveva nessun appuntamento per quella sera. "Non mi sono ancora preparato, va bene?" protestò. "Io esco quando cala la notte. Sono un predatore" dichiarò con un lampo di sfida negli occhi.
"Un predatore? Ma non farmi ridere!" esclamò Buffy con una risatina. "Ma se da quando sono tornata sei uscito con una sola ragazza!"
"Sono stato molto occupato con il lavoro, passerotto, ma non preoccuparti. Mi rifarò del tempo perduto. A cominciare da stasera" affermò e con un passi veloci si diresse verso casa sua.
Buffy e la signora Cooper lo seguirono con lo sguardo fino a quando non si chiuse la porta di ingresso alle spalle. Poi la Cooper si voltò verso Buffy e la guardò con aria di rimprovero scuotendo la testa lentamente.
"Lo sai che non è stata una gran mossa la tua, vero?" le fece notare.
"Scusi?"
"Praticamente l'hai sfidato ad uscire con le altre" osservò la Cooper preoccupata. "E tu lo sai quanto è orgoglioso, Spike. Se si mette in testa una cosa..."
"A me non interessa affatto quello che fa Spike!" dichiarò Buffy decisa. "Può uscire con tutte le donne che vuole, per quello che mi riguarda. E anche io faccio lo stesso" aggiunse indicando l'uomo che per tutto il tempo era rimasto scioccato vicino alla sua macchina rovinata. "Stasera infatti esco con Sean"
La signora Cooper seguì il suo dito e ridacchiò. "Io non credo..."
"Cosa?" Buffy si voltò verso l'uomo. Lo vide con il cellulare in mano che parlava animatamente.
"Sì, ho bisogno che mandiate al più presto un carro attrezzi. La mia povera macchina è completamente rovinata" stava dicendo nell'apparecchio. Una nota disperata nella sua voce. "Immediatamente ho detto!" urlò. "Non mi interessa se è venerdì sera, voi dovete venire a prendere la mia macchina. È una questione di vita o di morte!"
Buffy gli si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla. "Sean, non preoccuparti. Al cinema possiamo andare con la mia macchina" gli propose gentilmente.
Sean chiuse con una mano il microfono del telefono. "Buffy, per favore, non mi sembra proprio il caso di uscire stasera. Devo occuparmi della mia piccolina" aggiunse posando l'altra mano sul cofano della macchina. "Devo assicurarmi che la sistemino al più presto. Magari un'altra volta" E tornò a dedicarsi alla sua telefonata.
Buffy lo guardò sconsolata e tornò dalla signora Cooper.
"Non esci più mia cara?" le chiese la donna.
"Già" ammise Buffy. "Sembra che non me ne vada bene una ultimamente"
"Non preoccuparti" La signora Cooper le passò un braccio sulle spalle con aria comprensiva. "Vedrai che troveremo qualcosa da fare..." la rassicurò accompagnandola verso casa. Poi lanciò uno sguardo verso la casa di Spike. "La troveremo sicuramente" aggiunse a bassa voce con un sorrisetto.
† La calma è la virtù dei forti †
"Ma chi diavolo si crede di essere quella smorfiosa!?" sbottò Spike non appena ebbe chiuso dietro le spalle la porta di casa con irruenza. "Secondo lei io non ho uno straccio di donna con cui uscire" continuò andando diretto nel suo studio. "Glielo faccio vedere io con chi ha a che fare" aggiunse in tono minaccioso mentre prendeva dal cassetto la sua leggendaria agendina nera. Con tutti I nomi che aveva lì dentro qualcuna che uscisse con lui sicuramente l'avrebbe trovata.
Era o non era un grande seduttore?
***
Spike aprì la porta del locale e si fece da parte per far entrare la ragazza al suo fianco, un gesto galante ma anche un modo velato per bearsi della visione del modo in cui lo striminzito abitino che questa indossava le fasciava I fianchi lasciando ben poco all'immaginazione.
La seguì dentro con un sorriso soddisfatto sul viso e la scortò fino ad un tavolo piuttosto appartato. Non appena presero posto iniziò la sua ormai solita strategia di seduzione. La ragazza non sembrava disdegnare le sue attenzioni e Spike si rallegrò del fatto che sicuramente avrebbe concluso la serata alla grande.
Ad un certo punto della serata, quando la ragazza lo lasciò per un momento per andare alla toilette, Spike si concesse di lasciar vagabondare lo sguardo per il locale. Era molto affollato e la musica era davvero troppo alta per I suoi gusti. Per un momento gli sembrò di scorgere qualcuno di famigliare esattamente dal lato opposto della sala, ma poi scosse la testa. Era troppo buio e non riusciva a scorgere bene chi fosse. In ogni caso era giunto il momento di dare inizio alla seconda parte della serata. Quella che a lui personalmente piaceva di più, pensò con una risatina maliziosa.
La ragazza tornò e lui le propose di andare in un luogo meno affollato dove avrebbero potuto parlare. La ragazza acconsentì immediatamente e lui cingendole la vita con un braccio la condusse fuori dal locale.
Una volta in macchina la ragazza gli si buttò praticamente tra le braccia attaccando le sue belle labbra piene a quelle di lui. Spike non si fece pregare e ricambiò il bacio con passione crescente. Non aveva sbagliato, la ragazza era praticamente cotta di lui.
"Spike…" mormorò questa mentre lui le faceva scivolare una mano dentro la scollatura dell'abito e le accarezzava il seno.
"Sì, passerotto, sì" mormorò lui piegando la testa per seguire con la bocca la stessa scia delle sue mani.
La ragazza piegò la testa all'indietro e iniziò ad emettere gemiti di piacere. Poi lasciò scorrere le mani sulle spalle di Spike togliendogli lo spolverino ed iniziando a sbottonargli la camicia. Quando gliela ebbe aperta del tutto gli si avvicinò e con una mossa aggraziata gli si sedette a cavalcioni sulle gambe iniziando a baciargli il collo per scendere poi lungo il torace.
"Aspetta" mormorò Spike quando le mani della ragazza scesero alla cintura dei suoi pantaloni. "Andiamo a casa tua" le disse afferrandole le mani.
La ragazza sollevò la testa e lo guardò dispiaciuta. "Non possiamo, la mia compagna di stanza ha requisito l'appartamento per stare con il suo ragazzo. Andiamo da te?" gli propose con un sorriso e poi riprese a mordicchiargli l'orecchio.
Spike si abbandonò per un momento chiudendo gli occhi poi gli venne in mente che se avesse portato da lui la ragazza, sarebbe stato difficile sbarazzarsi di lei dopo. Di solito preferiva andare lui a casa delle donne con cui usciva e poi filarsela il prima possibile usando scuse molto fantasiose. Se l'avesse portata da lui, invece…
"Non possiamo andare da me" le disse riaprendo gli occhi di scatto.
"Perché?" gli chiese la ragazza in tono deluso.
"Perché… perché… A casa mia ci sono I lavori!" esclamò inventando lì per lì una scusa.
"I lavori? Di venerdì sera?"
"No, ovviamente. Però la casa è tutta sottosopra e…."
"A me non interessa in che condizioni è casa tua, a me interessi tu" ribatté la ragazza e le sua mani arrivarono prontamente sotto la cintura di Spike e iniziarono ad accarezzarlo.
Spike sospirò profondamente cercando di allentare la tensione. Era seriamente tentato di mandare al diavolo tutto e portarla a casa, però… Non voleva rinunciare alla privacy di casa sua, era il suo luogo privato, il suo rifugio. Mai nessuna donna era stata portata lì e questa di sicuro non era così speciale da meritarsi tale onore.
"Che ne diresti di darci da fare qui?" le propose all'orecchio facendo scivolare le mani lungo I fianchi della ragazza e sollevandole la gonna.
"In macchina?" La ragazza si agitò su di lui nervosamente. "Non faccio l'amore in macchina da quando avevo sedicianni" protestò.
"Andiamo, piccola, ti assicuro che non te ne pentirai" le sussurrò ancora con un sorrisetto malizioso mentre una mano aveva completato la sua esplorazione ed era arrivata all'agognato traguardo.
La ragazza emise un gemito soffocato quando Spike prese a muovere le dita dentro di lei e gli passò le braccia attorno al collo per attirarlo a sé e baciarlo.
"E va bene" gli mormorò sulle labbra. "Non posso davvero resisterti"
Di sicuro lui sapeva come convincere le donne a fare ciò che voleva, pensò con un sorrisetto. Aumentò il ritmo delle sue dita mentre la ragazza sempre gemendo iniziava a slacciargli la cintura dei pantaloni e ad aprirgli la cerniera. Quando poi iniziò ad accarezzarlo toccò a lui emettere un gemito di piacere.
La ragazza stava quasi per venire quando lui si fermò e la sentì protestare contro il suo collo.
"Perché ti sei fermato?" mormorò piano con il fiato corto.
"Voglio entrare dentro di te, piccola" le rispose in tono basso.
"Ce l'hai… il preservativo?" chiese la ragazza allontanando la testa da lui per guardarlo.
"Ovvio, passerotto. Per chi mi prendi? Non sono mica uno sprovveduto" Spike si allungò per aprire il vano portaoggetti della macchina alla sua destra. Lì dentro teneva sempre la scorta di preservativi per casi come questi. Non che gli capitasse spesso di fare del sesso in macchina - a lui piaceva farlo con calma e prendersi tutto il tempo necessario - ma qualche volta capitavano delle eccezioni. E quella era un'eccezione.
La ragazza rassicurata riprese a baciargli il collo e con le mani ad accarezzarlo intimamente e Spike cercò in fretta la scatola dei preservativi. Cercò a tentoni più volte ma non trovò niente. Maledizione! Possibile che avesse già finito il pacchetto e non si fosse ricordato di comprarne uno nuovo?
Con gentilezza spostò la ragazza da una parte perché gli impediva la completa visuale del vano, e prese a frugare con entrambe le mani alla disperata ricerca dei preservativi.
La ragazza lo guardò stupita e confusa.
"Cosa succede, Spike?"
"Non trovo I dannati preservativi! Ne ho sempre una scatola in macchina, ma non c'è!" esclamò lui nervosamente. Era talmente eccitato che gli ci sarebbero servite come minimo quattro docce fredde per recuperare un po' di controllo. E senza quei maledetti preservativi…
La ragazza si morse il labbro inferiore pensierosa. Poi sorrise allegramente. "Possiamo passare ad uno di quei distributori automatici e prenderli lì"
Spike si risollevò con un grande sorriso. Ma come diavolo aveva fatto a non pensarci? Di sicuro era successo perché la maggior parte del suo sangue non era affluito al cervello ma da un'altra parte, non esattamente la parte pensante.
"Ottima idea, passerotto" le disse. "Sistemati che partiamo immediatamente"
La ragazza tornò sul sedile del passeggero e si sistemò il vestito.
Spike si riallacciò I pantaloni, chiuse la camicia, poi mise in moto e partì a tutta velocità.
***
"Maledizione! Maledizione!" esclamò Spike colpendo con un pugno la macchinetta automatica che gli aveva appena rubato I soldi senza però dargli in cambio l'agognato preservativo.
"Che succede?" chiese la ragazza sporgendosi dal finestrino.
"Succede che questa maledetta cosa si è rubata I miei soldi!" sbraitò Spike tornando come una furia in macchina.
"Mi dispiace" mormorò la ragazza guardandolo di sottecchi. "Vogliamo provarne un'altra?"
Spike scosse energicamente la testa. "No, andremo direttamente in uno di quei negozi aperti ventiquattr'ore su ventiquattro. Lì li troveremo sicuramente" affermò deciso mettendo di nuovo in moto la macchina. Ormai era diventata una questione di orgoglio trovare quei preservativi.
La ragazza lo guardò in silenzio. Sul suo viso si stava disegnando un'espressione preoccupata.
Spike partì anche questa volta a tutta velocità.
***
"Oh, avanti, andiamo! Questo è davvero impossibile!" urlò Spike dando un calcio alla porta chiusa davanti a sé. "Tre drugstore, tutti e tre chiusi! Quante dannate possibilità ci sono che questo possa accadere!" continuò ad alta voce.
Erano in giro praticamente da più di due ore e non erano riusciti a trovare un maledettissimo negozio aperto.
Con un gesto nervoso si voltò e tornò come una furia in macchina. Sbatté con violenza lo sportello e posò con un gemito entrambe le mani sul volante abbassandoci poi la testa sopra. Possibile che capitassero tutte a lui? Se non fosse impossibile avrebbe perfino creduto che tutta Sunnydale si fosse messa d'accordo per non fargli avere la sua giusta dose di sesso.
"Spike" lo chiamò la ragazza al suo fianco con una vocina piccola piccola.
Lui si voltò a guardarla di scatto, gli occhi fiammeggianti di rabbia. "Che vuoi?"
La ragazza si strinse nelle spalle. "Potresti riportarmi a casa, per favore?"
Lui piegò la testa da una parte e immediatamente la sua espressione si ammorbidì quando si rese conto che con la sua reazione doveva averla spaventata. "Scusami, passerotto" mormorò accarezzandole una guancia. "Di solito non sono così violento. È solo che ti voglio talmente e tutto sembra contro di noi…"
La ragazza gli sorrise più serena. "Portami a casa Spike" ripeté in ogni caso.
Spike continuò a fissarla per un momento, poi sospirò profondamente e mise in moto la macchina per riportarla a casa.
Questa deve essere qualche punizione karmica per aver sabotato gli appuntamenti di Buffy, pensò e intanto riprese in considerazione l'idea di doversi fare una doccia fredda non appena arrivato a casa.
† Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce †
Buffy finì di preparare il piccolo bagaglio che aveva deciso di portarsi dietro per quel weekend. Angel l'aveva invitata ad accompagnarlo ad un piccolo congresso che si sarebbe tenuto a Las Vegas e a cui non aveva voglia di andare da solo. Buffy era stata entusiasta dell'idea ed aveva accettato immediatamente. Le piaceva trascorrere del tempo con Angel e poi il congresso le avrebbe dato la possibilità di conoscere gente nuova, e perché no, magari anche di trovare un lavoro e dei nuovi amici.
Angel sarebbe passato a prenderla a momenti e per l'ennesima volta Buffy sperò che a Las Vegas non si verificassero quei fatti strani che le erano capitati ultimamente ogni volta che tentava di uscire con un ragazzo. Prima le telefonate e poi l'atto vandalico all'auto di Sean.
Se Spike non avesse avuto l'alibi della signora Cooper avrebbe scommesso che dietro tutto quello ci fosse il suo zampino malefico. Ma poi si era anche chiesta per quale motivo lui avrebbe dovuto boicottarle gli appuntamenti visto che da lei aveva avuto tutto quello che cercava.
Si era tolto lo sfizio di andare a letto con lei e lei aveva fatto altrettanto con lui. Quindi erano pari. Decisamente non poteva essere stato lui.
Chiuse la piccola valigia e la posò a terra. Si diede un'ultima occhiata allo specchio e poi scese ad aspettare Angel nel soggiorno.
Il campanello suonò quando lei si trovava a metà delle scale. Andò ad aprire la porta e si trovò di fronte la signora Cooper.
La donna la squadrò con un sorriso ma quando notò la valigia al suo fianco quel sorriso si spense.
"Te ne vai via, Buffy?" le chiese preoccupata.
"No, signora Cooper" rispose lei con un sorriso.
"E allora la valigia…?"
"Oh, sto per partire per un weekend a Las Vegas con Angel. Mi porta ad un congresso." le spiegò facendola entrare in casa.
La signora si fece pensierosa. "Allora stai facendo sul serio con quel ragazzo?"
"No, assolutamente. Andiamo lì come amici, niente di più. Perché me lo chiede?"
"Così, giusto per parlare un po'. Ma ora scusami, ho una cosa da fare. Devo andare" le disse in fretta e in un lampo era già sparita lasciando Buffy a bocca aperta e completamente disorientata.
***
Qualcuno stava bussando con forza alla porta di casa.
Spike aprì un occhio e lentamente lo richiuse quando diede un'occhiata alla sveglia sul comodino che segnava le sette del mattino.
Chi diavolo andava a rompergli le scatole a quell'ora? Di sabato mattina per giunta?
Il rumore però persisteva e insieme iniziò a suonare anche il campanello.
Spike si rigirò un paio di volte nel letto e infine nascose la testa sotto il cuscino imprecando. La sera precedente aveva fatto davvero tardi e non aveva nessuna intenzione di alzarsi dal letto prima dell'ora di pranzo, anzi, forse avrebbe deciso di uscire solamente dopo il tramonto.
"Spike!" urlò una voce femminile. "Avanti, lo so che ci sei. Apri!"
La signora Cooper. Che diavolo voleva ora da lui? Magari voleva ricattarlo per la storia dell'alibi che gli aveva fornito la settimana scorsa.
Con un gemito esasperato, gettò in aria le coperte, si infilò al volo un paio di pantaloni e scese le scale per andare ad aprire la porta.
"Buongiorno signora Cooper. Che cosa la porta qui così di buon'ora?" le chiese in tono ironico non appena se la ritrovò di fronte.
La donna fece una smorfia. "Hai davvero un aspetto terribile di prima mattina, Spike." osservò. "Dovresti dormire un po' di più, mio caro"
"Signora, la prego. Ieri sera sono tornato alle tre e mezzo, quindi ora non sono molto lucido. Mi può dire per quale diavolo di motivo è qui?" sbottò irritato. Poi si accorse dell'espressione offesa sul viso della donna e le fece un sorrisetto di scuse. "Mi perdoni, non volevo essere sgarbato. Ma non sono molto in forma appena sveglio"
La donna tornò a sorridergli contenta. "Ti perdono, ragazzo mio. Ma ti voglio ben sveglio perché sto per dirti una cosa che ti lascerà completamente senza parole" gli assicurò in tono deciso.
"Cosa?" Spike non ne era per niente convinto.
"Riguarda Buffy. Lei sta per…"
"Non mi interessa affatto cosa fa Buffy. Ho chiuso con lei" la interruppe deciso. "Se vuole scusarmi, me ne torno a letto" E mosse qualche passo.
"Vuoi starmi a sentire, cretino?" imprecò la Cooper mollandogli uno scappellotto dietro la nuca.
"Ahi!" Spike si allontanò guardandola di traverso. "Che ho fatto ora?"
"La devi smettere di dire stupidaggini, Spike" lo rimproverò la donna. "Ti ricordi che ti avevo detto che Buffy non ti avrebbe aspettato per sempre?"
Spike annuì in silenzio massaggiandosi il collo. Che diavolo di forza aveva quella vecchietta…
"E allora?"
"Beh, il momento è arrivato. Buffy sta partendo per Las Vegas con Angel" dichiarò la donna incrociando le braccia.
Spike spalancò gli occhi sorpreso. "A Las Vegas? Con Angel?" ripeté. "E cosa ci va a fare?"
La signora Cooper lo guardò con una luce brillante negli occhi. "Cosa credi vada a fare a Las Vegas una coppia?"
"Vanno… vanno a… sposarsi?" chiese pronunciando l'ultima parola come se gli costasse una fatica enorme.
La Cooper annuì di nuovo soddisfatta. "Bene, ci sei arrivato. Allora voglio vedere cosa hai intenzione di fare" gli disse ed uscì dalla casa. "A proposito, sono appena partiti. Se ti sbrighi fai ancora in tempo a raggiungerli" gli urlò mentre tornava a casa sua.
Raggiungerli?, pensò Spike con una smorfia. Era in piedi sulla porta e osservava ancora la signora Cooper che camminava. Perché diavolo dovrei raggiungerli? Per fare da testimone alle nozze? A me non interessa affatto.
Con un gesto deciso chiuse la porta e tornò in camera sua.
Senza neanche rendersi conto di quello che stava facendo iniziò a vestirsi e in meno di dieci minuti era già al volante della sua macchina. Direzione Las Vegas.
***
La fronte di Spike era imperlata di sudore malgrado l'aria condizionata. Aveva provato una trentina di alberghi diversi, ma fino a quel momento in nessuno aveva trovato una registrazione a nome di Angel O'Connell.
Quando entrò nel trentunesimo sperò che fosse quello giusto, perché stava iniziando decisamente a sentirsi un vero idiota. Ma perché diavolo era partito come una furia per Las Vegas? Che gliene importava a lui se Buffy aveva intenzione di sposarsi con Angel?
Scuotendo la testa perplesso si diresse verso il banco della reception.
"Mi scusi, avete per caso una prenotazione a nome di Angel O'Connell?" chiese per l'ennesima volta. Aveva decisamente la nausea di quella frase.
Aspettandosi un'ulteriore rifiuto, Spike si appoggiò distrattamente al banco della reception mentre il direttore controllava sul computer. Fece vagabondare lo sguardo per l'androne e improvvisamente gli sembrò di scorgere la testa bionda di Buffy in mezzo ad una piccola folla di persone.
Un sorriso gli si allargò sul viso. Finalmente li aveva trovati! E ora? Mica poteva andare lì e dire a Buffy che non poteva sposarsi. Lei sicuramente gli avrebbe chiesto il motivo di quel suo interessamento alla sua vita privata e lui non sapeva assolutamente cosa risponderle.
"Signore" lo chiamò il direttore.
Spike si voltò verso di lui. Ormai non gli serviva più la sua conferma ma per gentilezza lo ascoltò comunque. "Mi dica"
"Sì, abbiamo una prenotazione a nome Angel O'Connell. Una suite matrimoniale. Vuole che faccia chiamare il signore oppure desidera lasciare un messaggio?"
Una suite matrimoniale? Ripeté Spike sconcertato. Ma allora facevano sul serio! Angel non avrebbe mai preso una suite matrimoniale se non fosse stato certo che lui e Buffy…
"Può dirmi il numero della stanza per cortesia?" chiese al direttore.
"E' la 307, signore. Ma lei non può…" l'uomo si interruppe perché Spike era già partito di gran carriera verso l'ascensore.
Doveva assolutamente fare qualcosa.
***
Si fece aprire la porta della camera da una cameriera molto carina e soprattutto molto sensibile ai complimenti.
Con una aria circospetta entrò e la prima cosa che gli balzò davanti agli occhi fu l'enorme letto matrimoniale al centro della stanza.
Canticchiando il motivetto di Mission Impossible, che ormai era diventato il suo cavallo di battaglia quando compieva le sue opere di sabotaggio, decise che quello sarebbe stato il suo primo obiettivo.
Stava per avvicinarsi al suo bersaglio, quando sentì una chiave girare nella serratura.
La porta della camera si stava aprendo e lui si precipitò nel bagno e chiuse la porta.
Sentì della musica. Una canzone proveniva dalla radio. Sembrava Frank Sinatra. E poi qualcuno, una voce femminile, iniziò a cantare seguendo la musica. Doveva essere Buffy. Maledizione era arrivata in camera prima di quanto avesse previsto!
Socchiuse la porta del bagno con cautela.
Buffy, cantando, si stava sfilando dalla testa il vestito bianco che indossava.
La biancheria che indossava era praticamente semitrasparente, e Spike notò subito che metteva in risalto il corpo spettacoloso di Buffy. Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso e non riuscì a controllare neanche la propria reazione fisica intensa e immediata a quella vista.
Di colpo Buffy smise di cantare.
Maledizione! Spike temette che avesse sentito quell'ansito da maniaco che si era lasciato sfuggire come un perfetto idiota.
Oh, no, no! Stava guardando dalla sua parte. Spike si spostò di scatto.
Sentì dei passi attutiti che si avvicinavano. Si guardò intorno in preda al panico. Buttarsi giù dalla finestra? Manco a dirlo, ci teneva alla vita. Balzò nella vasca e con un gesto rapido tirò la tenda di plastica lungo la sbarra.
Una sottile fessura all'estremità della tenda fornì a Spike un minimo di visuale. Fu sufficiente per vedere che Buffy non indossava più la biancheria.
Si sentì girare la testa. Si sentì anche parecchio eccitato. Chiuse gli occhi, appoggiandosi alla parete di mattonelle per sostenersi.
Il bagno era molto silenzioso. Cosa stava facendo Buffy? Riaprì gli occhi e sbirciò attraverso la fessura nella tenda.
Era davanti al lavandino e stava fissando lo specchio. Dalla sua posizione poteva vederle solo il lato destro del viso, riflesso nello specchio. Ad ogni modo, quello spicchio di Buffy sembrava sempre bellissimo.
"Buffy? Sei qui?"
Spike annaspò. Vide un sorriso illuminarle il viso. Poi lei sparì dalla sua visuale.
"Sto per fare una doccia, Angel!"
E prima che Spike avesse il tempo di pensare a cosa fare, la mano di Buffy si insinuò nella tenda della doccia. Spike riuscì a stento a schivare la mano mentre lei prendeva il rubinetto e lo girava.
Un getto di acqua fredda lo colpì in faccia. Sicuramente gli avrebbe calmato I bollenti spiriti. Non c'era dubbio.
Schivò di nuovo la mano di Buffy mentre saggiava la temperatura dell'acqua, poi lei la regolò girando il rubinetto verso la scritta: caldo.
Troppo caldo!
Si morse le labbra per non ululare tentando di ripararsi dal getto fumante. Ma non era un granché facile.
Fortunatamente, Buffy fece un secondo test con l'acqua e la regolò di nuovo.
Così sì che andava bene!
Almeno fino a quando Buffy non fosse entrata nella vasca e lo avesse scoperto. Allora avrebbe urlato come Janet Leigh in Pshyco e tutto l'albergo si sarebbe precipitato in quella stanza per vedere chi la stava scannando.
Gli fu concessa una tregua temporanea, però, dato che quando Buffy iniziò ad afferrare la tenda della doccia per entrare, la porta del bagno si aprì.
"Ciao bellezza, vuoi che ti lavi la schiena?" chiese Angel.
Oh, meraviglioso, pensò Spike. Era già un problema Buffy che si infilava sotto la doccia dove in quel momento c'era lui, ci mancava solo un menage à trois.
"No, grazie" Il tono di voce di Buffy era più freddo della prima sferzata d'acqua sperimentata da Spike sotto la doccia. "Ti dispiacerebbe chiudere la porta, Angel? C'è corrente"
"Buffy, se sei di cattivo umore perché non ci hanno dato due camere singole io posso sempre tornare a chiedere alla direzione…"
"Chiudi la porta, per favore"
"Ti giuro che non avevo intenzione di incastrarti. È stata tutta una coincidenza. Probabilmente avranno creduto che tu fossi la mia fidanzata"
Sì, amico, te lo puoi scordare, pensò Spike con un risolino. La ragazza non si fidanza proprio con nessuno. È troppo occupata ad uscire con chiunque gli capiti a tiro. Allora non erano venuti a Las Vegas per sposarsi! Davvero una grande notizia. E ora però come avrebbe fatto ad uscire da quella situazione salvando se stesso e la sua dignità?
"Buffy, non capisci? A me dispiace di questa situazione, davvero. Sono sincero" continuò Angel.
"Angel, non sono arrabbiata con te. Davvero. Ora ti dispiace chiudere la porta, per favore?" La sua voce era tesa ed enfatica. Angel sospirò mentre Spike gongolò al pensiero che lo stupido moccioso fosse stato brutalmente mandato al diavolo.
Buffy entrò nella doccia nello stesso istante in cui Angel, riluttante, chiudeva la porta del bagno. Dopo un nanosecondo, si rese conto di non essere sola. Spalancò gli occhi per la sorpresa e aprì la bocca per urlare… proprio come Janet Leigh in Psycho!
Per puro istinto - d'accordo, forse non così puro - Spike attirò il suo corpo nudo contro di sé e catturò il suo grido con le proprie labbra.
Nella mente di Spike balenarono delle inesauribili fantasie erotiche in cui faceva l'amore con Buffy sotto una doccia calda e fumante. Spike sentì un fiotto di desiderio mai provato prima e la strinse ancora più forte a sé.
***
Il campanello di allarme di Buffy si accese mentre il loro bacio si faceva più intenso. Eccola lì, nuda, tra le braccia appassionate di un uomo completamente vestito, che guarda caso non doveva trovarsi in quella vasca da bagno, anzi, non doveva trovarsi neanche in quello stato! Nonostante la sua vivida immaginazione, Buffy non riusciva proprio ad elaborare una sola spiegazione logica che giustificasse la presenza di Spike.
Eppure, lui era lì, loro erano lì. E si baciavano.
Quando Spike alla fine la lasciò andare, lei si accasciò senza fiato contro la parete e lo fissò. Consapevole della propria nudità, poi, incrociò le braccia sul petto, mortificata nel notare che aveva I capezzoli duri. Al tempo stesso, tentò invano di sistemare gambe e braccia in modo da sentirsi meno esposta dalla vita in giù. Una specie di prodezza!
Del tutto inutile, in fondo, dato che lui l'aveva già vista nuda…
"Sei impazzito?" bofonchiò.
"Buffy? Mi hai chiamato?" urlò Angel dalla camera da letto.
Spike le rivolse uno sguardo supplichevole.
Lei esitò. "No, stavo solo… cantando"
Salvo!
"Esci da questa vasca" ordinò lei sottovoce.
Ma mentre Spike stava per eseguire l'ordine, la porta del bagno si aprì. Lei lo afferrò per la camicia fradicia e lo tirò di nuovo dentro la vasca. Lui fu sul punto di perdere l'equilibrio e fu costretto ad aggrapparsi a lei per non cadere.
"Buffy? Stai bene?" chiese Angel.
Con prontezza Buffy fece sbucare la testa fuori dalla tenda della doccia. "Benissimo. Sto benissimo. Mi è caduta la saponetta"
Spike le passò rapidamente una saponetta.
La agitò in direzione di Angel. "Oh, eccola qui. L'ho presa"
"Bene, stai attenta. Si sentono le storie più strane sugli incidenti che capitano alla gente nelle vasche da bagno"
"Starò attenta"
Angel le sorrise. "Senti, che ne dici se mentre tu ti fai la doccia io mi rilasso un po' stendendomi sul letto? Magari poi mi raggiungi…"
Spike scosse energicamente la testa.
All'iniziò Buffy pensò che stesse solo reagendo all'idea di lei e Angel insieme a letto. Ma poi si rese conto che il problema era più ampio. Se Angel era a letto, come faceva Spike ad uscire dalla stanza senza essere scoperto? Naturalmente lei voleva delle spiegazioni da lui, tipo sapere cosa diavolo ci facesse nel suo bagno, ma non era particolarmente interessata a rendere Angel partecipe di quelle spiegazioni.
E quindi non restava che una soluzione.
"Angel, per favore, potresti fare una corsa al negozio dell'hotel per me. Ho bisogno di… un deodorante"
Si sentì un borbottio, una specie di grugnito di assenso e poi la porta del bagno si richiuse alle spalle di Angel. In quello stesso istante, Buffy praticamente balzò fuori dalla vasca. Stava afferrando un asciugamano quando iniziò a scivolare sul pavimento umido. Un respiro affannoso le sfuggì dalle labbra prima che Spike la raggiungesse. Caddero a terra insieme, la tenda di plastica della doccia, che Spike aveva tentato invano di reggere per mantenere l'equilibrio, venne giù con loro e li avvolse. La sbarra di rame della doccia seguì la stessa sorte e una estremità lo colpì esattamente sulla testa. Probabilmente se lo era meritato, pensò lui con una smorfia.
Buffy si raddrizzò per prima, portandosi dietro parte della tenda e drappeggiandosela intorno al corpo. Le sfuggì completamente il fatto che la sua schiena, e di conseguenza il suo didietro, fosse completamente riflessa in tutto il suo splendore nel grande specchio alle sue spalle.
"Okay" affermò Buffy senza fiato. "Comincio io dicendoti quello che ho capito finora e tu, Spike Pratt, dovrai colmare le lacune"
"Angel tornerà tra pochi minuti, Buffy perché non…"
"Se continui a interrompermi, esaurirai tutti quei preziosi minuti"
Lui sollevò una mano in segno di resa. L'acqua gli colava in rivoli giù dalle braccia. I vestiti zuppi gli si incollavano alla pelle. Aveva I piedi che nuotavano in almeno un paio di centimetri di acqua che gli si era accumulata nelle scarpe. Ma nonostante tutto appariva ancora come l'uomo più bello che avesse mai visto.
"D'accordo" ripeté lei. "Comincerò dandoti il beneficio del dubbio e partirò dal presupposto che non intendevi intrufolarti in questo bagno a caccia di guai"
"Verissimo" convenne lui.
Buffy si allontanò dal viso delle ciocche bagnate. "Ma ti ci sei cacciato comunque perché se Angel torna e ti trova qui, ti fa a pezzi."
Il rumore della porta che si chiudeva sbattendo, subito seguito dalla voce di Angel, mise fine a qualsiasi replica da parte di Spike.
"Sono tornato, Buffy. Ti ho preso il deodorante"
Lei socchiuse la porta del bagno e fece capolino. "Mi dispiace, Angel, non è quello giusto"
"Cosa?" Angel sembrava sbigottito. "Ma questa è la marca che usi tu…"
"Sì, ma io uso la bomboletta azzurra, non quella bianca"
"Non ho mai visto una bomboletta azzurra…"
"Oh, che ne vuoi sapere tu? Mi serve la bomboletta azzurra, per pelli delicate"
"Buffy, io non ho visto nessuna bomboletta azzurra nel negozio dell'albergo"
"Beh, allora vai in una profumeria. Non mi sembra di chiederti la luna. O no?"
"Okay, okay" disse lui in tono conciliante. "Non ti agitare, Buffy. Andrò in capo al mondo se sarà necessario per trovare la bomboletta azzurra."
Un sorriso malizioso increspò le labbra di Buffy mentre Angel si voltava e usciva. Sarebbe dovuto andare davvero in capo al mondo per trovare la bomboletta azzurra… che non esisteva!
In quel momento dalle parti di Spike si sentì provenire un sonoro starnuto.
"Devi toglierti quei vestiti bagnati" dichiarò Buffy.
Altro starnuto. "Hai ragione. Vuoi farlo tu?" le chiese alzando un sopracciglio malizioso. All'occhiata di aperto rimprovero, iniziò ad uscire dal bagno, con le scarpe che gemevano buttando fuori acqua ogni volta che muoveva un passo sulle mattonelle del pavimento.
"Un momento"
Lui si voltò a guardarla, nervoso.
"Non mi hai detto cosa ci fai qui a Las Vegas per di più nella vasca della mia camera"
Lui starnutì di nuovo. "Devo davvero cambiarmi…"
"Non te la caverai tanto facilmente"
"Io… volevo vederti"
"Beh, per vedermi mi hai vista, razza di maniaco!"
"Non intendevo…" Sorrise. "Sei bellissima, Buffy. Quello che voglio dire…"
"E' quello che non vuoi dire che vorrei sapere, Spike"
Lui rabbrividì, probabilmente per colpa degli abiti bagnati più che di quell'interrogatorio.
"Non possiamo parlare quando mi sarò asciugato? Magari quando tornerai a Sunnydale" La guardò per un momento profondamente. "Perché tu tornerai a Sunnydale, giusto?"
Buffy lo guardò con attenzione. Poteva fidarsi di lui? Stavano succedendo delle cose davvero strane in quei giorni… E poi lui lì, a Las Vegas, nella vasca da bagno della camera d'albergo che divideva con Angel!
Spike era arrivato quasi alla porta quando Buffy lo richiamò.
"Sarà meglio che tu abbia delle risposte per me, Spike, quando tornerò a Sunnydale. Ho intenzione di farti molte domande"
Spike la guardò un'ultima volta, poi annuì con la testa ed uscì dalla stanza.
† I bisticci degli amanti rinnovano l'amore †
Spike camminava nervosamente nel soggiorno di casa sua. Buffy sarebbe tornata da un momento all'altro e lui non aveva inventato nessuna scusa plausibile per spiegare il motivo del suo viaggio senza senso a Las Vegas.
E lei ora stava per tornare. E lui era sicurissimo che la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di andare a cercarlo per chiarire la situazione, e magari anche dirgliene quattro se fosse stato il caso.
Suonò il campanello e Spike si immobilizzò di colpo. Lanciò un'occhiata all'orologio. Erano solo le sei del pomeriggio. Buffy sarebbe tornata per le otto, almeno secondo quello che gli aveva detto la signora Cooper.
Sembrava che quella donna sapesse sempre tutto…
Andò ad aprire e rimase a bocca aperta quando si trovò davanti Oz.
"Ehi, amico. Cosa ci fai qui?" gli chiese sorpreso.
Oz gli sorrise stringendosi nelle spalle. "Willow era impegnata e io ho pensato che è davvero un bel po' di tempo che non usciamo noi due da soli. Ti va di andare a giocare a biliardo da qualche parte?"
Spike lo guardò piegando la testa da una parte. "Sono una specie di tappabuchi fino a quando la tua ragazza non si libera?"
"Beh, se la vuoi mettere così…" Oz ridacchiò. "Ti va o no?"
Spike tentennò. In realtà avrebbe dovuto rimanere in casa ad aspettare l'arrivo di Buffy per chiarire le cose fra loro, poi però ci ripensò. Chi diavolo era quella ragazzina per costringerlo ad aspettarla seduto in casa come uno scemo?
"Okay, amico. Prendo la giacca ed andiamo" rispose deciso. Buffy non controllava la sua vita. Era libero di fare quello che voleva.
Avrebbero potuto parlare anche un altro giorno.
***
Non dirmi che hai intenzione di fargliela passare liscia dopo quello che ti ha fatto?, si chiese Buffy mentre sistemava in fretta nell'armadio I vestiti che aveva tolto dalla valigia.
Era tornata da Las Vegas da un paio d'ore. Non appena si fosse sistemata e cambiata sarebbe andata da Spike per sistemare definitivamente le cose tra loro.
Dopo una mezz'ora, bussò alla porta di casa di Spike decisa a chiedergli spiegazioni per la sua improvvisa apparizione nel suo bagno in albergo, ma di lui non c'era traccia. Sicuramente era uscito con qualche ragazza, considerò con una smorfia.
Erano già le undici e mezza quando consultò l'orologio. Lo aspettava ormai da più di un'ora, senza esito. Si sedette sulla sedia di vimini nel portico di Spike, la debole luce che la illuminava, un'aria battagliera sul viso. Avrebbe atteso il suo ritorno lì. In quel modo non avrebbe potuto sfuggirgli. Non l'avrebbe evitata. Lei esigeva delle spiegazioni. E sarebbe fatto meglio per lui se fossero state esaurienti, altrimenti si sarebbe davvero infuriata.
A mezzanotte e un quarto non si era ancora fatto vivo, ma Buffy lo attendeva fiduciosa. Nel frattempo si era anche presa una rivista da leggere, giusto per ingannare il tempo.
Passò un altro quarto d'ora e di Spike nemmeno l'ombra. Buffy soffocò uno sbadiglio ma rimase inchiodata sulla sedia.
Prima ancora di veder comparire la macchina nel vialetto di ingresso, Buffy riconobbe il rumore del motore.
Subito si mise in piedi ed incrociò le braccia pronta allo scontro.
Quando la portiera della macchina si spalancò e Spike scese dalla macchina, Buffy rimase per un momento senza fiato: la luna gli rendeva argentei I capelli e valorizzava la sua figura completamente vestita di nero. Gli mancava solo uno stuolo di fan adoranti per sembrare un divo del cinema o della televisione.
"Buffy?"
Con la punta del piede lei cominciò a picchiettare sul pavimento.
Aveva avuto un appuntamento il damerino? Già, lo si capiva lontano un miglio. E con chi? Magari con qualche formosa biondina dalla scollatura indecente. E poi le sabotava gli appuntamenti! Era davvero ridicolo.
"Buffy?"
Lei continuò a fissarlo. Spike avanzò di qualche passo, lo spolverino sbottonato e le mani infilate nelle tasche. Quando, raggiunto il portico, alla luce della lampada decifrò la sua espressione, il suo sguardo cambiò. Immediatamente perse l'aria disinvolta e scanzonata e nei suoi occhi si accese una luce seria e pensierosa. Infine ebbe un sussulto che Buffy interpretò come segno di paura.
Bene, faceva bene a temerla. Era davvero furiosa con lui.
Niente da fare! Qualche secondo più tardi si stava sbellicando dalle risate, con una mano sullo stomaco e il busto piegato in due. Buffy si accigliò mentre lui arretrava di qualche passo borbottando qualcosa che lei non capì.
"Sono proprio uno spettacolo così divertente? Ridi pure, me la pagherai con gli interessi" disse Buffy precipitandosi giù dai gradini così in fretta che quasi inciampò. "Brutto verme, lurido parassita, farabutto, razza di mascalzone, sporco maschilista, insopportabile ficcanaso, subdolo egoista, insensibile…" E la litania di insulti era solo all'inizio.
Buffy seguitò ad imprecare: "Quante donne hai da queste parti? Migliaia? Goditele e lasciami in pace! Con quale diritto saboti I miei appuntamenti e poi te ne vai tranquillamente in giro a rimorchiare?"
Spike scoppiò in una fragorosa risata e, dopo essersi sfilato lo spolverino e averlo fatto cadere a terra, iniziò ad avanzare minaccioso verso di lei. Il gesto colse alla sprovvista Buffy che quando vide l'indumento cadere a terra, ammutolì e rimase a fissarlo con cautela.
"Spike, non so che cosa hai in mente, ma ti avverto che per te è meglio lasciar perdere"
"Passerotto, devi farti perdonare. Hai detto delle cose molto brutte…"
"Che cosa?" ribatté lei in tono offeso. "Ma se da quando ero una ragazzina non hai mai smesso di trattarmi male, spadroneggiando a destra e a manca…"
"Però ti piacevo, vero?"
Buffy continuò ad arretrare finché non urtò con il piede contro la porta della casa di Spike e dovette fermarsi. Lui avanzava inesorabile e scuoteva la testa di fronte ai suoi tentativi di fuggire.
"Ascoltami bene, Spike…"
Lui tese le braccia pronto ad acchiapparla mentre lei, nello stesso istante, posò la mano sulla maniglia della porta e la aprì, correndo poi all'interno. Spike le si mise alle calcagna e quando Buffy sbirciò dietro si accorse che il suo gesto era stato del tutto inutile. Ormai era in trappola in casa sua.
"Ascoltami, Spike, per l'amor del cielo, cerca di comportarti come un…"
"Fermati!" le ordinò lui. Poi con un balzo le fu addosso e la afferrò stringendola fra le braccia.
"Lasciami brutto lurido! Lasciami! Metti giù le mani, vizioso!" gridò Buffy scalciando.
"Non ci penso proprio" rise Spike. "Prima devi spiegarmi cosa diavolo avevi intenzione di fare davanti casa mia, con quell'aria da demone vendicatore"
"Non ne ho nessuna intenzione!" esclamò Buffy stizzita.
"Beh, allora neanche io ti spiegherò cosa ci facevo a Las Vegas" ribatté Spike con una risatina.
Buffy gli lanciò un'occhiata assassina. "Oh, tu lo farai" gli disse in tono minaccioso. "A meno che tu non voglia che io ti faccia davvero del male…"
"Mi farai del male? E come sentiamo?" la sfidò lui in tono ironico stringendo ancora di più la sua presa.
"Così!" esclamò Buffy piegando una gamba e indirizzando una ginocchiata verso l'inguine di Spike che si ritrasse alla svelta lasciando la presa.
"Ahi! Ma sei matta?" urlò incredulo.
Buffy prontamente si allontanò da lui e si mise esattamente al lato opposto della stanza. "E ora cosa mi dici, sbruffone?" lo provocò con uno scintillio malizioso negli occhi.
Spike alzò lo sguardo e la guardò per un momento. "Devo dire che mi piaci quando sei arrabbiata. Diventi un vero peperino" commentò sorridendo.
Buffy spalancò gli occhi sorpresa. Ma era improvvisamente impazzito? Forse gli aveva dato una botta troppo forte e il dolore gli stava annebbiando il cervello…
"Mi piaci di più però quando stai zitta" aggiunse Spike vedendo che lei non aveva risposto.
"E invece io parlo!" lo contraddisse Buffy con foga. "Ed agisco anche!"
Spike non fu per niente turbato, anzi si mise a ridere di cuore.
Infuriata Buffy prese un cuscino dal divano e gli si avvicinò con una luce battagliera negli occhi.
"Cosa ha intenzione di fare?" le chiese Spike iniziando ad indietreggiare leggermente preoccupato, ora.
"Questo!" Buffy prese a colpirlo ripetutamente con il cuscino senza lasciargli alcuna possibilità per difendersi.
Spike rimase un paio di secondi interdetto, poi però le afferrò il cuscino dalle mani e lo scaraventò sul divano disarmandola. "Ehi, passerotto, a quanto pare il tuo piano di attacco è miseramente fallito" commentò ridendo.
"Fai anche lo spiritoso! Io ti ammazzo, porco!" gridò Buffy allontanandosi di scatto e afferrando qualsiasi oggetto che le capitasse sotto mano e lanciandoglielo contro.
Spike però non si fece cogliere impreparato anzi, con un balzo veloce si nascose dietro il divano continuando a ridere di cuore.
"Non ti nascondere, vigliacco!" continuò Buffy mentre lui continuava a ridere per i suoi lanci andati a vuoto. "E non ridere perché è peggio per te! Io ti faccio a pezzi"
"Devi correggere la mira, passerotto, non mi hai ancora preso"
"Non preoccuparti perché alla fine ti prendo, verme schifoso!" rispose Buffy alla sua provocazione. Aveva davvero i nervi a pezzi. Si sentiva un'idiota a comportarsi in quel modo ma aveva un incessante bisogno di sfogarsi e cosa c'era di meglio che tentare di colpire quel pallone gonfiato di un rubacuori che la faceva dannare con il suo comportamento contraddittorio?
"Guarda che… No!" Spike si bloccò di scatto vedendola con in mano una pesante targa d'argento. "La targa, no! E' un premio che ho vinto, ci sono affezionato. È molto importante per me"
"Ti faccio vedere io! Vieni allo scoperto. Esci fuori, vigliacco"
"D'accordo. Va bene, sono fuori" Spike si alzò da terra con le palme delle mani aperte e rivolte verso di lei. "Ho rispettato i patti. Adesso tocca a te, giusto?"
"Hai ragione, infatti, ti staccherò la testa" disse lei prendendo la mira e lanciandogli contro la targa che però s'infranse a pochi centimetri dalla testa di Spike contro la parete.
"Me l'ha tirato davvero! E' pazza!" mormorò lui in tono sorpreso tuffandosi poi di nuovo dietro il divano.
Buffy intanto non smetteva di lanciargli contro gli ultimi soprammobili. Si sentiva bene. Aveva abbandonato le ultime remore e ora si stava sfogando. Rabbia, gelosia, frustrazione sessuale, tutto confluiva in quei lanci che puntualmente finivano nel vuoto.
"Tregua! Tregua!" gridò Spike alzando una mano. Non smetteva di ridere.
"Nessuna tregua. Ho appena cominciato" replicò Buffy correndo nella stanza accanto alla ricerca di nuove munizioni. "Ti faccio vedere io, lurido…"
Appena voltò le spalle, Spike la bloccò stringendola di nuovo fra le braccia e cercando di tenerla ferma mentre lei scalciava per liberarsi. "Buona. Stai calma" le ordinò lui.
Buffy continuò a scalciare senza dargli ascolto. "Lasciami! Ho detto lasciami immediatamente!"
Improvvisamente Spike si fece serio e intensificando l'abbraccio la immobilizzò davanti sé. I loro occhi si incontrarono e le labbra di lui cercarono quelle di lei.
Ben presto il bacio di trasformò in qualcosa di più concitato e febbrile. Lei avrebbe voluto scuotersi dal torpore che le aveva annebbiato i sensi ma il profumo della pelle di Spike glielo impediva. Non riusciva neppure a togliergli le dita dai capelli o a smettere di accarezzarlo dietro la nuca.
"Buffy…" mormorò lui con occhi fiammanti.
Una vampata di rossore le imporporò le guance. Possibile che bastasse un suo sguardo per farla fremere?
"Ascolta Spike…" tentò di dire.
"Non adesso, dolcezza" la zittì lui stampandole una fila di baci dalle orecchie alla gola mentre una mano le si insinuava sotto il vestito e l'altra si muoveva lungo la coscia fino all'addome.
"Spike!"
"Sono occupato" rispose lui.
In effetti, è davvero occupato!, pensò Buffy trattenendo il respiro quando il mento di lui le strofinò la pelle liscia del seno scatenando un'ondata di travolgente piacere.
In quel momento si sentiva incapace di reagire, pur sapendo che la colpa era unicamente di Spike, di lui che le sconvolgeva i sensi portandola al delirio.
Senza neppure sapere perché, forse rispondendo ad un istinto, reclinò la testa di lato e cominciò a dargli dei piccoli morsi sul collo. Spike ridacchiò eccitandosi ancora di più.
"Ti piace l'amore con un pizzico di pepe, vero Buffy?"
E prima che lei potesse rispondergli, la strinse fra le braccia e la fece distendere sul divano distendendosi poi sopra di lei. Le labbra si cercano con desiderio, le gambe s'avvinghiarono e i corpi si trasmisero spasmi di eccitazione. Buffy intuì il pericolo che stava correndo. Le mani di Spike, forti e prepotenti ma anche tenere e delicate, stavano già scendendo lungo la schiena fino alle natiche dove indugiarono in un massaggio erotico.
Si baciarono a lungo, mai sazi l'uno dell'altro. Il seno schiacciato contro la maglietta nera di lui, il respiro corto e la testa stordita da troppe emozioni.
"Ti piace anche l'amore dolce, vero passerotto?" mormorò Spike socchiudendo gli occhi e abbozzando un sorriso.
Le diede un bacio sulla fronte e altri due sulle palpebre che lei si affrettò ad abbassare. Poi, cullandola teneramente tra le braccia mentre la coricava di lato, si impossessò delle sue labbra modellandole con movimenti lenti e sensuali. Nel frattempo, afferratele una mano, la guidò verso il centro della propria eccitazione, mentre con l'altra continuava ad accarezzarle ventre, stomaco e seno.
"Dimmelo, Buffy" borbottò con voce roca dopo averla baciata di nuovo. "Dimmi che mi vuoi"
Invece di rispondere lei gli nascose il viso contro il collo tempestandolo di baci e cominciando a sbottonargli la camicia, le dita che tremavano e si muovevano impazienti dopo essere state a contatto con la sua virilità, protetta ma non troppo, dai pantaloni. Forse le stava dando di volta il cervello ma, anche se non fosse stato così, doveva fare l'amore con Spike.
"Dimmelo, Buffy" l'incalzò lui.
Quando improvvisamente lui si ritrasse e si alzò in piedi, per Buffy fu come se le avessero tolto l'aria. Con un sorriso appena accennato, Spike l'afferrò per una mano e l'aiutò ad alzarsi. Lei aveva le gambe molli e non si sarebbe mantenuta in piedi se lui non l'avesse sorretta tenendola per i fianchi prima di armeggiare con il vestito.
"Adesso, Buffy" riprese Spike quando qualche istante dopo si chinò a baciarle il collo. "Ora"
"Non posso"
"Sì, puoi"
"Non è logico" si ribellò lei con una nota di disperazione nella voce. "Vorresti che ti dicessi che… Non sono sicura che sia giusto, Spike"
"Passerotto…" Nel suo tono di voce c'era tanta pazienza ma anche una sottile nota di tensione. "Ti concedo giusto dieci secondi per dirmi quello che vuoi"
"Io…"
"Buffy, vuoi che smetta?"
Lo avrebbe fatto, non c'erano dubbi. Buffy desiderava trattenerlo e c'era un unico modo: dirgli apertamente che lo voleva, non limitarsi al linguaggio del corpo. E al diavolo l'orgoglio. "Sì" mormorò con un filo di voce.
"Non ho sentito"
"Sì" ripeté più chiaramente.
"Ancora non ho sentito"
"Spike, ti voglio!" urlò lei irritata. "Vuoi proprio che mi metta ad urlarlo?"
Spike fece un sorriso di compiacimento. "Sì" mormorò "Gridalo"
Un secondo più tardi la prese tra le braccia, la sollevò di peso e tornò a distenderla sul divano. Con un gemito roco, Spike la baciò attirandola ancora di più a sé. Buffy non si tirò indietro, al contrario, ricambiò il bacio con rinnovata passione, inarcando il suo corpo fino a farlo aderire contro quello di lui. E quando la reazione a catena ebbe inizio, nessuno dei due riuscì più a fermarla. Si strapparono letteralmente I vestiti di dosso e si unirono con una passione e forza che li travolse entrambi.
***
"Sono senza parole" mormorò lui quando riuscì a riacquistare una certa lucidità. "E d i solito so sempre cosa dire"
Buffy non si mosse, non parlò. Spike si spostò da sopra di lei, la guardò e vide che la passione aveva già cominciato a svanirle dal volto. Ogni respiro che lei faceva era un passo che li riportava alla realtà, allontanandoli l'uno dall'altra.
Gli indizi erano lì, perfettamente leggibili negli occhi di lei: la paura, il pentimento, la colpa. Anziché accoccolarsi in un abbraccio, lei voleva scappare. Nel petto di Spike il cuore pulsava forte, mentre cercava le parole giuste per farla rimanere. Ma era troppo tardi. E forse non era neanche così sicuro di volere che lei rimanesse.
"Io… io devo andare" borbottò Buffy iniziando a rivestirsi frettolosamente.
Spike emise un profondo sospiro e si mise in piedi, perfettamente consapevole della propria nudità. "Senti, facciamola finita con questo giochetto e parliamo da persone civili" le disse in tono serio.
Buffy si voltò a guardarlo ancora furiosa con lui. "E' solo un gioco per te, vero Spike? Tutto quello che è successo fino ad ora fra noi è stato solo un gioco, giusto?"
Gli occhi di Spike furono attraversati da un lampo di collera. "No, non è affatto un gioco. Mi sembra che sia tu quella che sta giocando qui"
Buffy alzò gli occhi al cielo. "Io? Non sono di certo io quella che sabota I tuoi appuntamenti e che ti segue fino a Las Vegas per poi nascondersi nella vasca da bagno!" gli rinfacciò acida.
Spike abbassò gli occhi colpevole. "Senti, non so neanche perché ho fatto quelle cose. È stato un momento di aberrazione mentale che non si ripeterà più"
"Puoi starne certo, Spike. Perché io non voglio più vederti" dichiarò Buffy decisa. Poi si diresse verso la porta.
"Beh, se è per questo neanche io voglio più vederti. Mi hai distrutto la casa, pazza furiosa!" le gridò dietro lui mentre Buffy si chiudeva la porta alle spalle.
Poi emise un gemito esasperato e si risedette sul divano. Si prese la testa fra le mani sconsolato. Ma che diavolo gli era preso?
† Non bisogna farsi ingannare dalle false apparenze †
Spike aveva deciso che doveva tornare a comportarsi come una persona normale.
E una persona normale, non spiava la sua vicina di casa né le sabotava gli appuntamenti.
Dopo il suo ultimo incontro con Buffy aveva preso una decisione: sarebbe tornato ad essere quello di prima, niente più scherzetti agli sfortunati accompagnatori di Buffy, sarebbe tornato a dedicarsi al suo lavoro e ad uscire con le donne.
Riflettendoci bene la sua vita privata aveva subito un brusco rallentamento da quando Buffy era tornata a Sunnydale. Si era lasciato coinvolgere troppo da lei e aveva perso di vista I pregi della sua vecchia vita da playboy senza pensieri, lasciandosi abbindolare come uno stupido ragazzino in preda agli ormoni.
Era uscito con due sole donne in quel periodo - una media che non aveva raggiunto neanche ai tempi della pubertà - e con entrambe era andata male.
Strinse le labbra al ricordo dell'orribile serata trascorsa alla spasmodica ricerca di un preservativo per tutta Sunnydale. Di sicuro quella era da annoverare nella cartella “cose da dimenticare al più presto”.
E poi Fred.
Poverina, l'aveva abbandonata quella sera al ristorante in balia di Angel per aiutare come un cavaliere dalla lucente armatura Buffy, e lei poi neanche gli era stata grata. Stupida ragazzina!
Fortuna che Fred era una donna adulta e ragionevole e gli aveva concesso una seconda possibilità. Quella sera era invitato a cena a casa sua e, a meno di non aver frainteso I suoi segnali, si era portato dietro una scorta di preservativi. Giusto per non correre il rischio…
***
Spike ripulì il piatto con il pane - Fred aveva preparato una salsetta deliziosa per condire le verdure - si sistemò confortevolmente nella sedia e sorseggiò il vino che restava nel bicchiere.
"Lo sai? Sei una cuoca magnifica. Ma dove hai imparato a preparare dei manicaretti così deliziosi?"
Fred si strinse nelle spalle, ma dal suo sorriso capì che il complimento le aveva fatto piacere. "A casa, piano piano. È utile saper cucinare quando si vive da soli"
"Quindi oltre ad essere una brillante scienziata sei anche un'ottima padrona di casa" commentò lui indicando con un gesto della mano l'atmosfera che Fred era riuscita a creare per quella serata. Aveva usato una bella tovaglia, piatti di porcellana fine, vino francese e un sottofondo di musica classica perfetta per rilassarsi. Una candela nel bel mezzo del tavolo le addolciva I lineamenti con la sua luce morbida e dorata, rendendola ancora più attraente.
Improvvisamente gli venne in mente l'ultima volta che era stato invitato a cena a casa di una ragazza. Beh, invitato non era proprio il termine giusto, considerò con una smorfia. Praticamente si era autoinvitato a casa di Buffy. E la cena era stata tutt'altro che rilassante. D'altra parte Buffy era una cuoca di gran lunga superiore a Fred, però…
Buffy! Che diavolo c'entrava lei in un momento come quello?
Era a casa di una ragazza molto bella, attratta da lui, che gli aveva preparato una cena meravigliosa con le proprie mani per compiacerlo, e lui si metteva a fare dei paragoni tra lei e Buffy. Era davvero fuori di testa.
Fred intanto si era alzata per sparecchiare e dopo qualche minuto Spike sentì il rumore della lavastoviglie che veniva avviata. Poi la ragazza si voltò verso di lui sorridente.
"Hai voglia di rimanere?" E il resto della frase, stanotte, rimase come sospeso nell'aria.
Spike annuì e dopo qualche minuto si ritrovò seduto nel salottino sul divano ricoperto di una stoffa orientale dai colori sgargianti.
Fred gli si accomodò vicino, esprimendo più di una blanda intenzione nei suoi confronti.
Spike alzò gli occhi ed incontrò quelli di lei, resi profondi dall'eccitazione. Di colpo I loro visi furono vicinissimi e gli occhi di lei sembrarono dilatarsi.
Lui perse il controllo e le prese il viso tra le mani. "Fred" mormorò prima di chinarsi a baciarla.
Non appena le loro labbra si unirono, Spike assaporò il gusto della bocca di Fred. Sapeva di vino, era calda e accogliente. Le affondò le mani nei capelli, sciogliendoli dallo chignon e sentendoli scivolare come un manto serico lungo la schiena di lei. Fred gemeva mentre le loro lingue si incontravano e si fondevano in una danza senza respiro.
Spike le tracciò una scia di baci lungo il collo e sul petto, dopo averle sbottonato la camicetta. Cercò di sfilargliela e lei, ubbidiente, alzò le braccia per facilitargli il compito. Pochi secondi dopo anche il reggiseno volò a far compagnia alla camicetta, lasciando esposti I seni.
"Sei davvero meravigliosa" sussurrò lui mentre si chinava a baciarle un seno, facendola inarcare all'indietro per il piacere.
"Non è giusto, tu hai ancora la camicia addosso" sussurrò Fred.
Spike non se lo fece ripetere due volte. Si liberò della camicia in un attimo, mentre lei lo guardava e gli passava le mani sul torace scolpito.
"Spike… sento qualcosa…"
"Anch'io, passerotto" confermò lui. "Anch'io"
"Volevo dire… sento qualcosa sul tuo torace… sei gonfio…"
"Fred, Fred, Fred… io sono gonfio, ma, passerotto, quello non è il mio torace…" mormorò lui alzando un sopracciglio ammiccante.
Lei lo respinse con dolcezza e lo guardò con attenzione. Le si ingrandirono gli occhi per la sorpresa. "Santo cielo, Spike… Guardati… guardati il torace… le braccia… e la faccia!"
Gli ci volle una semplice occhiata per capire: gli era venuta l'orticaria e tutta la pelle del corpo gli prudeva. Chiuse gli occhi, maledicendo la propria sfortuna. Erano anni che non gli succedeva, per la precisione da quando aveva scoperto di essere allergico alle noccioline. Non gli sembrava di aver mangiato arachidi quella sera. Fred aveva portato in tavola il brasato, le patate, le verdure e… Accidenti, dove essere stata colpa della salsa!
"Per caso c'erano delle noccioline nella salsa?"
Lei annuì, poi capì. "Sei allergico alle arachidi?"
"Una fortuna sfacciata, vero?"
Fred si rivestì velocemente e corse verso il telefono, in modo deciso. "Chiamo il medico"
"Non ce n'è bisogno, basta un antistaminico e nel giro di un'ora passa tutto"
"Sicuro che non ti serva altro?"
Una bella doccia fredda!, pensò Spike. Orticaria! Gran bel modo di terminare una serata romantica.
***
Quando Spike arrivò in ufficio, il giorno dopo, l'orticaria gli era passata quasi del tutto ormai. Fred aveva insistito per correre in farmacia a comprare l'antistaminico prima di lasciarlo andare. Se l'allergia sarebbe stata debellata in poco tempo, Spike era invece sicuro che un altro tipo di prurito non sarebbe scomparso altrettanto rapidamente.
Maledizione! Due appuntamenti, due buchi nell'acqua. Era mai dannatamente possibile?
Doveva assolutamente rimediare.
E l'occasione per tentare di interrompere quella strana catena di incontri infruttuosi, gli capitò proprio quello stesso pomeriggio.
Doveva incontrare un nuovo cliente per conto dello studio legale e quando vide entrare nel suo ufficio una bella donna bionda e molto affascinante Spike pensò che forse la ruota della fortuna stava iniziando a girare finalmente nel verso giusto.
Flirtare con lei ed invitarla a cena fu il passo successivo e Spike si complimentò con se stesso per essere riuscito ad avere un appuntamento con una donna del genere.
Seguendola con lo sguardo mentre si allontanava dal suo ufficio però, si ritrovò a paragonare la camminata della sua nuova conquista con quella di Buffy. Certo, I tacchi alti almeno dieci centimetri contribuivano a far ancheggiare la donna in quel modo così provocante, ma nonostante quello gli sembrava sempre che la camminata di Buffy fosse molto più sexy. E perché quando la donna gli era passata accanto e lui le aveva sfiorato I capelli era rimasto sorpreso di non sentir lo stesso odore di vaniglia di quelli di Buffy?
Oh, maledizione, ancora Buffy!
Spike richiuse la porta dell'ufficio con un gesto deciso. Doveva togliersela dalla testa. Qualsiasi cosa ci fosse mai stata tra loro, era definitivamente finita. E poi, doveva concentrarsi sull'appuntamento della serata. Preservativi ed antistaminici sarebbero stati il suo kit di sopravvivenza. Quella sera nulla gli avrebbe impedito di finire a letto con quella bella bionda.
***
Spike portò Darla al “Rendez vous”. Quel ristorante era l'unico in città talmente raffinato da essere adatto all'eleganza della sua compagna per la serata.
L'aiutò a scendere le scalette per entrare nel locale e poi la scortò verso il loro tavolo. A metà strada vide uno spettacolo che gli fece venire il voltastomaco: Buffy ed Angel seduti ad un tavolo, lui che la imboccava e lei che rideva divertita.
Spike contrasse la mascella teso, ma poi con il tono più impersonale e freddo possibile disse: "Angel. Buffy" e mentre loro alzavano gli occhi stupiti, continuò a camminare verso il suo tavolo. Aiutò Darla a sedersi da vero gentiluomo, poi prese posto non prima di aver lanciato un ultimo sguardo alla coppia un paio di tavoli più in là. Dalla posizione in cui era non poteva vedere Buffy perché lei gli rivolgeva le spalle.
Meglio così. In questo modo non dovrò sorbirmi quello spettacolo disgustoso e potrò dedicarmi alla mia serata, pensò deciso.
"Chi è quella?"
La voce seccata di Darla lo fece sobbalzare.
"Quella chi?" le chiese tornando a guardarla come se niente fosse.
"La biondina che hai salutato prima"
"Una vicina di casa…" rispose vago.
Darla lo guardò con una luce curiosa negli occhi. "Solo?"
Spike la fissò attentamente. "Certo. Semplicemente una vicina di casa"
"Beh, dal modo in cui l'hai guardata prima e da come cerchi di vedere cosa fa adesso senza che io me ne accorga, mi sembra qualcosa di più di una vicina di casa" commentò Darla.
Spike era imbarazzato. Si era fatto beccare come un pivello. "Beh, diciamo che c'è stato qualcosa tra noi… ma ora è tutto finito" spiegò in fretta.
"Ma tu ne sei ancora innamorato vero?"
Spike scosse energicamente la testa. "Assolutamente no! Cioè, io non sono mai stato innamorato di lei. Siamo stati insieme un paio di volte ma niente di più. Buffy mi è completamente indifferente. Come ti viene in mente che io possa essere…?" Si interruppe per ridere, ma quella risata risuonò finta perfino alle sue orecchie.
Darla ridacchiò piano. "Beh, la tua reazione non è esattamente quella di uno indifferente a quello che fa questa Betty…"
"Buffy" la corresse lui.
"Scusa?"
"Si chiama Buffy" precisò leggermente irritato.
Darla si strinse nelle spalle. "Non è un granché come nome, però…"
"A me è sempre piaciuto"
"Beh, comunque si chiami, mi sembra che ti importi ancora parecchio di lei, non credi?"
Spike si stava decisamente stancando di continuare su quella linea. La conversazione stava prendendo decisamente una piega inaspettata che non gli piaceva affatto.
"Che ne dici se parliamo d'altro? Lasciamo perdere Buffy e concentriamoci su di noi" Le sorrise seducente prendendole la mano sul tavolo. "Parlami di te, Darla. Sono curioso di conoscerti meglio"
***
"Buffy"
La ragazza si riscosse e tornò a guardare Angel che le sorrideva dall'altro lato del tavolo. "Scusami, ero soprappensiero" gli disse con un sorriso dolce. "Stavi dicendo?"
"Ti stavo chiedendo se eri ancora in collera con me per la storia di Las Vegas, ma mi sembra che da quando quello è entrato nel ristorante tu sia da un'altra parte" commentò Angel amareggiato.
"Quello chi?" chiese Buffy.
"Hai capito bene chi. Spike. L'ho visto con quella bionda, è passato proprio qui vicino al nostro tavolo. Ci ha anche salutato"
"Non ci ho fatto caso" mentì Buffy stringendosi nelle spalle. In realtà aveva percepito la sua presenza fin dal primo momento.
"Sei una pessima bugiarda, Buffy" Angel le rivolse un'occhiata divertita.
Buffy arrossì e abbassò lo sguardo. "Scusami, non volevo mentirti"
"Mi vuoi raccontare cosa sta succedendo fra voi?"
"No! Cioè, non ne vedo il motivo. Non succede nulla fra me e Spike. Siamo solo vicini di casa. Niente di più" Già, perché un vicino di casa è uno che ti segue fino a Las Vegas e si nasconde nella tua vasca da bagno oppure è uno con cui litighi come una pazza e poi ci finisci a fare l'amore sul divano?, considerò Buffy con una smorfia. "Non ho niente da dire al riguardo" aggiunse decisa verso Angel.
Lui si strinse nelle spalle. "Va bene, se lo dici tu. Allora, che ne dici di andarcene via da qui?"
Buffy accolse la proposta con gioia. Più stava lontana da Spike, più sarebbe stato semplice toglierselo dalla testa.
"Perfetto. Andiamo" rispose con un sorriso luminoso.
***
Iniziarono a baciarsi non appena la macchina si fermò sul ciglio della strada.
Spike emise un gemito di sorpresa quando sentì le mani di Darla iniziare a togliergli la giacca e sbottonare la camicia. È una vera furia, pensò con soddisfazione. Quella serata prometteva di finire nel migliore dei modi.
Si trascinarono fin dentro la villetta di Darla con un grosso sforzo per non finire a rotolarsi sul vialetto d'ingresso.
"Gran bella casa" commentò Spike una volta dentro.
"Sta zitto. Non perdiamo tempo in chiacchiere" gli disse Darla chiudendo in fretta la porta e tornando ad attaccarglisi addosso.
"Mi piacciono le donne che sanno quello che vogliono" commentò lui con un sorrisetto, poi iniziò ad accarezzarla iniziando a liberarla dai vestiti.
Con un sorriso seducente e rimasta solo con la biancheria intima addosso, Darla lo condusse nella sua camera da letto. Spike si lasciò stendere sul letto rallegrandosi mentalmente del fatto che fino a quel momento tutto stava andando alla grande. Darla si sfilò il reggiseno e gli occhi di Spike si accesero di piacere mentre osservava quello spettacolo.
"Vieni qui" mormorò allungando una mano verso di lei.
Darla la prese e avanzò guardandolo maliziosa. Con un'agile mossa gli si mise cavalcioni e si chinò a baciarlo. Iniziarono a rotolarsi sul letto mentre la passione cresceva. Spike invertì le posizioni e la bloccò sotto di lui contro il materasso. Si chinò su di lei per baciarle prima il collo e poi il seno quando improvvisamente il gracchiare di un altoparlante e un forte faro puntato contro la casa li fecero sobbalzare entrambi.
"Qui è la polizia di Sunnydale che parla. Siete circondati. Uscite fuori con le mani in alto e non vi sarà fatto alcun male" urlò una voce distorta dal megafono.
Spike sollevò la testa di scatto dal seno di Darla e spalancò gli occhi scioccato. La polizia?!
"Per l'inferno maledetto, ma capitano tutte a me!" esclamò lasciandosi cadere di lato sul letto.
Darla intanto si era alzata, un'espressione terrorizzata sul bel viso. "Spike, ma che sta succedendo?" gli chiese mentre iniziava a rivestirsi. "Perché c'è la polizia fuori casa mia?"
"E che diavolo ne so io!" gemette esasperato infilandosi I pantaloni con gesti rabbiosi.
"Tu sei un avvocato, fa qualcosa!" lo incitò Darla. "Non voglio che la polizia faccia irruzione in casa mia" si lamentò.
Spike finì di abbottonarsi la camicia, poi guardò Darla. "Non preoccuparti, ci penso io" Poi mentre usciva dalla camera da letto borbottò: "Ma che diavolo ho fatto di male per meritarmi questo?"
***
Spike aprì la porta di ingresso e si ritrovò investito da una luce accecante.
"Vieni fuori con le mani in alto. Bene in vista. Fa quello che ti dico e nessuno si farà del male." disse l'uomo col megafono.
Spike scosse la testa sconsolato e alzò le mani abbandonandosi al suo destino avverso. Stava andando tutto così dannatamente bene, e invece…
"Bene. Ora vieni avanti con calma" gli ordinò l'uomo dopo aver visto il suo gesto.
"Agenti" iniziò Spike facendo qualche passo in avanti. "Non so per quale motivo siate qui, ma c'è un errore…"
"Sì, sì. Dite tutti così prima del processo. Poi chissà perché vi condannano sempre" rispose un poliziotto in tono ironico avanzando verso di lui.
"Mi stia a sentire. Io non so di cosa mi stiate accusando, ma in casa c'è una donna molto preoccupata e spaventata…"
"Effrazione e furto" lo bloccò il poliziotto. "E a quanto pare anche sequestro di persona. John, Paul entrate in casa e liberate la donna"
Spike si agitò. "No, state commettendo un errore. Non c'è nessuna donna da liberare. Senta, io sono un avvocato, e sono uscito a cena con la proprietaria di questa casa, la donna in questione, e le assicuro che non stavo facendo niente di male" protestò quando il poliziotto iniziò a mettergli le manette attorno ai polsi. "La prego, mi creda!" aggiunse in tono leggermente disperato.
"Ha ragione, agente. Lui era con me"
Spike si voltò verso la voce che lo aveva salvato dal finire in prigione e sospirò di sollievo. "Darla! Finalmente sei uscita. Diglielo tu che io non ho fatto niente"
"E' sicura, signora?" le chiese invece il poliziotto ancora non convito.
Darla annuì. "Sicurissima. Siamo andati a cena e poi mi ha riaccompagnato a casa" spiegò. "Non capisco il motivo del vostro intervento, però, l'allarme non ha suonato…"
Il poliziotto sembrò imbarazzato e si passò una mano sul retro del collo arrossendo leggermente. "Abbiamo ricevuto una telefonata anonima. Diceva che qualcuno si era intrufolato in questa casa per rubare. Siamo intervenuti immediatamente. Questo è un quartiere è ricco, è molto spesso oggetto di rapine" spiegò.
"Beh, qui è tutto a posto. La telefonata evidentemente era uno scherzo" ribatté Spike. "Mi toglie queste dannate cose ora?" gli disse mostrandogli I polsi.
Il poliziotto lo liberò alla svelta e dopo molte scuse per I disagi occorsi e I convenevoli di rito, la polizia si ritirò di buon grado.
"Vuoi che me ne vada adesso, vero?" chiese Spike senza guardare Darla al suo fianco ma continuando a fissare le auto della polizia che si allontanavano.
Darla si strinse nelle spalle. "Credo che sarebbe meglio. Magari possiamo riprovarci un'altra volta…"
Spike sospirò rassegnato. "Si, magari" Le si avvicinò, le diede un ultimo bacio e si diresse verso la macchina. Tanto ormai non me ne va mai bene una. Dovrò farci l'abitudine, pensò sconsolato mettendo in moto e immettendosi sulla strada per tornare a casa.
Possibile che quell'incredibile serie di appuntamenti disastrosi capitassero proprio a lui? Prima la storia dei preservativi. Sul momento aveva pensato ad una campagna di sensibilizzazione contro I rapporti prematrimoniali, poi si era dato dell'idiota e aveva concluso che si fosse trattato solo di una coincidenza. Magari c'era stato uno sciopero o chissà che altro e lui non ne era stato a conoscenza… Sì, magari era stato proprio così.
Poi aveva avuto l'orticaria. Beh, di quello non poteva incolpare nessun altro se non se stesso. Si dimenticava sempre di essere allergico alle noccioline e quella era stata la sua punizione. Era una cosa che proprio non gli entrava in testa e di sicuro, non poteva dare la colpa a Fred. Poche persone lo sapevano: suo padre, la signora Cooper che da piccolo lo invitava spesso a pranzo dopo la scuola, e… Buffy.
Ma certo! Spike si diede una botta sulla fronte con la mano. Buffy lo sapeva! E conosceva Fred. Come aveva fatto a non collegare mai le due cose. Magari l'aveva incontrata al supermercato e, saputo della loro cena, le aveva “consigliato” quella ricetta. Si era vendicata per I sabotaggio che lui le aveva fatto.
Ridacchiò. E brava Buffy!
Ma la polizia? Possibile che si fosse spinta fino a quel punto? Spike fece una smorfia corrugando la fronte mentre parcheggiava davanti casa sua. Beh, dopotutto lui era arrivato al punto di seguirla a Las Vegas e di nascondersi nella sua vasca da bagno…
Un sorrisetto gli distese le labbra. E così la piccola Buffy era gelosa…
"Bene, bene. Qualcuno ha bisogno di una visita" mormorò uscendo dalla macchina e lanciando un'occhiata alla finestra della camera da letto di Buffy.
Era illuminata, quindi era ancora sveglia. Perfetto.
Con un gesto deciso bussò alla porta di casa di Buffy. Dopo qualche minuto e uno scalpitio di piedi nudi, la luce del portico si accese.
"Chi è?"
"Sono io. Voglio parlare con te. Apri"
"Spike. Chi altro poteva essere a quest'ora?" commentò Buffy ironica. "Dovresti provare ad usare un po' di gentilezza, sai, a volte aiuta" lo ammonì aprendo lo stesso la porta.
"Passerotto, io sono sempre gentile" la contraddisse lui appoggiandosi pigramente allo stipite della porta.
"Oh, certo. Perché distruggere la macchina di Sean è stato un comportamento gentile, vero?" Buffy incrociò le braccia sul petto e lo guardò storto.
"Sean?" Spike corrugò la fronte. "Ah, ho capito." Ridacchiò. "Beh, in effetti hai ragione. Comunque anche tu stasera… Potevi risparmiarti la telefonata alla polizia, bastava che…"
"Quale telefonata alla polizia?" lo interruppe Buffy senza capire.
"Andiamo, ho capito che sei stata tu. Così come con la storia dell'orticaria. Tu sei l'unica che sa che sono allergico alle noccioline e te ne sei approfittata." Spike rise divertito. "Anche se ancora non mi spiego come hai fatto a non farmi trovare un preservativo in tutta Sunnydale l'altra sera…" aggiunse pensieroso. "Comunque sei un vero demonio, dolcezza"
"Aspetta un momento. Io non capisco neanche una parola di quello che stai dicendo. Ti senti male per caso? Stai farneticando..." Buffy lo guardò piegando la testa di lato.
"Sto perfettamente, ma grazie a te sono già tre volte che non concludo niente. Fortuna che l'altro giorno noi…" Alzò un sopracciglio guardandola ammiccante.
"Spike, secondo me, I tuoi ormoni impazziti ti stanno dando alla testa. Io non ho fatto niente di qualsiasi cosa tu mi stia accusando"
"Passerotto, non mi sto lamentando. Ti sto solo dicendo che potevi farmelo capire anche in un altro modo… Tutte queste docce fredde che mi costringi a fare, mi stanno rovinando la salute"
"Farti capire cosa?"
"Che mi vuoi, dolcezza. Perché altrimenti mi avresti creato tutti quei problemi?"
"Mi dispiace deluderti, Spike. So che sarà un duro colpo per il tuo smisurato ego, ma a me non importa assolutamente nulla se vai a letto con altre donne." dichiarò Buffy decisa.
Spike ridacchiò per niente impressionato dall'aria risoluta di lei. "Questo è quello che dici, però agisci diversamente…"
"Non ho fatto assolutamente nulla, egocentrico che non sei altro!" sbottò Buffy. "Non tutto il mondo ruota intorno a te, lo sai, vero?"
"Avanti, smettila di fingere…"
"Non sto fingendo. E' la verità." disse Buffy alzando gli occhi al cielo esasperata. "Secondo te, io ti ho visto al ristorante stasera e, preda di una gelosia incontrollabile, ho mollato Angel e ti ho seguito per poi sguinzagliarti contro la polizia?" gli chiese cercando di farlo ragionare.
Spike annuì. "Proprio così"
"Sei davvero fuori di testa, Spike Pratt. Fattene una ragione: a me non interessi"
Poi gli chiuse la porta in faccia.
Spike continuò lo stesso a sorridere. "E io dovrei crederci, vero? Povera ingenua! Ho scoperto il tuo gioco, passerotto. E devo dire che mi piace" mormorò alla porta chiusa e poi se ne tornò a casa.
***
Quella sera tutto sarebbe andato bene. Ormai aveva scoperto che dietro I suoi appuntamenti andati all'aria c'era Buffy e quindi si era preparato ad ogni evenienza. Non sarebbe riuscita a fermarlo quella sera, a meno di non uscire allo scoperto. Spike ridacchiò. E allora sarebbe stata fregata, perché non avrebbe più potuto negare la sua gelosia.
Si guardò intorno con finta indifferenza cercando di individuare nella gente che affollava il locale dov'era a cena, la testa bionda di Buffy.
Non la trovò.
La ragazza era furba, non si sarebbe fatta scoprire con facilità. Magari ora era nell'ombra da qualche parte che macchinava chissà cosa…
"Spike"
La voce della ragazza seduta al suo fianco lo fece tornare sulla terra.
Si voltò e le sorrise. "Dimmi, passerotto"
"Che ne dici se ce ne andiamo?" gli propose lei.
Spike lanciò un'altra occhiata in giro. Di Buffy ancora nessuna traccia. Si strinse nelle spalle. "Certo, perché no?"
Si alzò dalla sedia e dopo aver pagato il conto, uscirono dal locale.
Mentre camminavano verso la macchina parcheggiata non molto distante, la ragazza lo prese sottobraccio allegra e Spike le sorrise.
Un rumore proveniente da un angolo buio li fece sobbalzare entrambi.
"Cosa succede?" chiese la ragazza spalancando gli occhi allarmata.
Spike liberò il braccio dalla sua stretta e si diresse verso la fonte del rumore con un sorrisetto divertito.
"Buffy, ti ho beccato. Esci fuori"
Nessuna risposta.
"Avanti passerotto. Ormai hai fatto rumore, la copertura è saltata. Esci fuori" ripeté ridendo.
La ragazza dietro di lui lo guardò corrugando la fronte perplessa. "Che stai facendo, Spike?"
"Aspetta un momento. Chiarisco una cosa con qualcuno e sono da te" le rispose senza guardarla. "Buffy" chiamò poi continuando ad avanzare. "Andiamo, avanti, non fare la…"
Improvvisamente un altro rumore e dopo qualche momento un gatto uscì dal buio.
"Un gatto?" mormorò Spike spalancando gli occhi incredulo.
"Era solo un gattino, Spike." disse la ragazza con una risatina. "Chi pensavi che fosse?"
"Nessuno. Mi sono sbagliato. Andiamo" Tornò in fretta sui suoi passi e la ragazza lo riprese sottobraccio possessiva.
Andarono diretti in macchina.
***
Spike guardò nello specchietto retrovisore della macchina per la decima volta nell'arco di cinque minuti. Nessun'auto li stava seguendo.
Ma che fine aveva fatto Buffy? Possibile che avesse deciso di non seguirlo? Forse le aveva fatto paura l'altra sera a casa sua e ora…
"Spike, hai superato casa mia" osservò la ragazza dal sedile del passeggero.
"Oh, maledizione. Ora torno indietro" Spike fermò la macchina, fece manovra e ripercorse la strada di prima. Poi parcheggiò davanti al palazzo che lei gli aveva indicato.
"Vuoi entrare?" gli chiese la ragazza dopo qualche istante di imbarazzante silenzio.
"Perché no?" rispose Spike.
Poi uscirono dalla macchina ed entrarono nel piccolo appartamento al piano terra di un'elegante palazzina.
"Vuoi una birra?" gli chiese lei.
"Okay, grazie" Spike si tolse lo spolverino e prese dalla tasca il pacchetto di sigarette e l'accendino. "Ti dispiace se fumo?"
"No, per niente" gli rispose la ragazza dalla cucina. "Fa come se fossi a casa tua"
Spike tirò fuori una sigaretta dal pacchetto e se la portò alle labbra. Si avvicinò alla finestra che dava sulla strada e accese la sigaretta. Poi si sporse e lanciò un'occhiata fuori pensieroso. Forse le era successo qualcosa…
"Che fai?" chiese la ragazza tornando nella stanza con due birre in mano.
Spike si voltò di scatto. "Nulla"
La ragazza gli porse una birra.
"Grazie, dolcezza" disse lui allontanandosi dalla finestra. Ma dove diavolo era Buffy? Tutta quella calma lo preoccupava parecchio. Era in quell'appartamento già da dieci minuti e ancora non era accaduto niente.
La ragazza si sedete sul piccolo divano e gli fece segno di sedersi accanto a lei. Spike lo fece continuando però a chiedersi il motivo di tutta quella tranquillità. Buffy si era davvero ritirata? Spense la sigaretta con un gesto nervoso infilandola nella bottiglia della birra di cui non aveva bevuto neanche un sorso.
La ragazza posò la sua bottiglia e lo guardò in attesa. "Spike" mormorò con un sorriso.
Lui la guardò come se la vedesse per la prima volta. Per tutta la serata era stato talmente concentrato a cercare di individuare il momento in cui Buffy avrebbe attaccato, che non le aveva prestato troppa attenzione. Quasi non ricordava neanche il suo nome.
Era una bella ragazza, comunque, bionda, occhi verdi. Gli ricordò per un momento Buffy. No, il suo naso era più grande di quello di Buffy, e le sue labbra erano più piene. No, decisamente non le assomigliava. Buffy aveva dei lineamenti più dolci e delicati e un sorriso più…
Un paio di labbra morbide interruppero I suoi paragoni. Una lingua timida tentò di intrufolarsi fra le sue labbra e Spike si lasciò andare accogliendola dentro la sua bocca.
Con un gemito strinse a sé la ragazza e la fece sdraiare sul divano. Lei iniziò a sbottonargli la camicia, poi si fermò a guardarlo negli occhi.
"Qualcosa non va?" gli chiese corrugando la fronte.
"No, anzi, va tutto benone" rispose lui scuotendosi dal torpore e riprendendo a baciarla. Poi le tolse la maglia e la gonna con gesti veloci.
"Spike" mormorò la ragazza con un gemito mentre lui le sfiorava il seno con le mani.
"Ah, Buffy…" gemette lui quando la ragazza iniziò a slacciargli I pantaloni.
Improvvisamente lei si tirò indietro puntellandosi contro il suo torace.
"Che cosa hai detto?"
Spike la guardò confuso, poi sbatté le palpebre più volte come se stesse risvegliandosi da un sogno. Che aveva detto?
"Ho detto… Buffy" ammise sorpreso più a se stesso che alla ragazza.
A quelle parole lei lo spinse lontano con un gemito e Spike cadde a terra con un tonfo.
"Ma cosa…" fece lui confuso rialzandosi.
"Sei un porco! Maiale schifoso! Il mio nome è Gina!" urlò la ragazza rimettendosi in piedi e iniziando a rivestirsi. "Stavi per fare l'amore con me e pensavi ad un'altra! Sei disgustoso!" continuò raccogliendo da terra la camicia di Spike e lanciandogliela contro. "Vattene fuori da casa mia, bastardo!"
Spike si rimise in piedi sconsolato, si infilò la camicia e lentamente andò verso la porta. Con una mano sulla maniglia, si voltò a guardare la ragazza che lo fissava con una luce assassina negli occhi. Sospirò aprendo la porta.
Stavolta Buffy non aveva dovuto fare niente per sabotarlo, ci era riuscito perfettamente anche da solo.
"Maledizione!" imprecò entrando come una furia in macchina.
Doveva sfogarsi con qualcuno.
Mise in moto la macchina con un gesto deciso e partì a tutta velocità.
***
Un bussare frenetico alla porta di ingresso fece staccare I due amanti stretti in un intimo abbraccio. L'uomo alzò la testa dal seno della ragazza ed emise un gemito esasperato mentre questa gli accarezzava I capelli con un sorriso.
"Non vai ad aprire?" gli chiese a bassa voce.
Lui nascose di nuovo il viso nel collo della ragazza e mormorò: "No, non ne ho voglia. Chiunque sia lasciamolo bussare, prima o poi se ne andrà"
La ragazza ridacchiò ed aprì le labbra per accogliere il bacio del suo ragazzo. Ripresero a baciarsi con passione crescente incuranti dei colpi alla porta che non accennavano minimamente a smettere.
Ad un certo punto il silenzio.
"Hai visto?" mormorò il ragazzo tracciando una scia umida di baci dal collo della ragazza fino ai suoi seni. "Se ne è andato"
Come evocato dalle sue parole, lo scocciatore riprese a bussare con insistenza aggiungendo stavolta anche il campanello che iniziò a premere ritmicamente senza sosta. Tentarono di ignorarlo ma il chiasso era talmente forte che era praticamente impossibile.
"Oh, miseria!" esclamò il ragazzo allontanandosi di scatto dalla ragazza e mettendosi a sedere sul letto. "Di questo passo sveglierà l'intero vicinato! Ma che cavolo vuole questo?"
La ragazza si mise a sedere a sua volta e si passò una mano tra I capelli scarmigliati. "Ti conviene andare a vedere chi è e liberartene alla svelta, se vogliamo continuare a…" lo guardò maliziosa.
Il ragazzo si sistemò in fretta I vestiti e con passo deciso avanzò lungo il corridoio dalla camera da letto alla porta di ingresso.
"Spero per te che sia una cosa della massima urgenza per aver fatto tutto questo casino, amico, perché altrimenti io…" iniziò l'uomo aprendo la porta con un gesto deciso. Poi si fermò di scatto quando vide davanti a sé Spike. "Spike!" esclamò spalancando gli occhi. "Che diavolo ci fai qui a quest'ora?"
Spike si strinse nelle spalle. "Ehi, Oz, come va? Ce ne hai messo di tempo per aprire" Con una mossa veloce si infilò nello spiraglio della porta ed entrò in casa. "Disturbo?" chiese guardandosi intorno curioso. Poi si tolse lo spolverino e andò a sedersi sul divano.
Oz lo fissò per un momento senza parole. "Veramente io…"
"Mi andrebbe una birra, lo sai? Me ne offri una?" lo interruppe Spike accomodandosi meglio sul divano.
"Sì, certo, però io ora…" Oz si diresse verso la cucina a grandi passi. Doveva liberarsi in fretta dell'amico e tornare da Willow che l'aspettava a letto mezza nuda. A quel pensiero un sorrisetto gli distese le labbra. Doveva assolutamente liberarsi di Spike.
"Ecco qua, amico" Oz tornò nel soggiorno e gli porse una birra.
"Tu non bevi?" chiese Spike notando che l'amico non ne aveva presa una anche per sé.
"No, io… Veramente ero a letto e stavo per…."
"Okay, non voglio certo obbligarti a bere se non vuoi" tagliò corto Spike bevendo una sorsata dalla bottiglia. "Buona. Fresca al punto giusto" commentò poi.
Oz lo guardò spazientito. Ma che diavolo voleva Spike da lui? Si era presentato a casa sua nel cuore della notte interrompendo il suo momento romantico con Willow e ora si metteva a parlare della birra?
"Perché sei qui, Spike?" gli chiese bruscamente.
Spike alzò gli occhi sull'amico ancora in piedi davanti a lui. "Beh, io… avevo bisogno di parlare con te"
"A quest'ora di notte?" Oz lanciò un'occhiata all'orologio a muro. "Sono le due, Spike! Tornatene a casa e richiamami domani mattina, magari andiamo a fare colazione insieme" gli propose addolcendo il tono. Si avvicinò verso la porta e posò una mano sulla maniglia pronto a spalancare la porta e a far uscire Spike per poi tornare a dedicarsi alla sua Willow. "Siamo d'accordo?"
Spike si alzò dal divano guardandolo pensieroso. "Stai cercando di sbattermi fuori, Oz?"
L'uomo spalancò gli occhi sorpreso. "Assolutamente no! È solo che… che è molto tardi e… domani ho un appuntamento molto presto e…" Oz si interruppe quando si accorse dell'espressione abbattuta sul viso dell'amico. "E' successo qualcosa, Spike?" gli chiese corrugando la fronte. Forse un paio di minuti avrebbe anche potuto perderli…
Spike scosse la testa sconsolato e tornò a sedersi sul divano. "Di tutto. È successo di tutto" rispose. "La mia vita sembra diventata un film comico… beh, forse sarebbe meglio dire un film dell'orrore"
Oz gli si sedette a fianco. "Che vuoi dire?"
"Willow non ti ha raccontato niente?"
"Di cosa?"
"Di quello che le racconta Buffy"
"No, di solito il nostro principale argomento di conversazione non siete tu e Buffy" scherzò Oz ma si trattenne dal ridere all'occhiata torva di Spike. "Vuoi spiegarmi per favore, invece di parlare per indovinelli?"
"Tutto è cominciato quando io ho forato le gomme della macchina di Sean e Buffy non l'ha presa bene, ma l'ho fatto solo perché lui era un tipo davvero antipatico, mica per altro. Poi c'è stata la storia della doccia a Las Vegas, che devo ammettere, non è stato proprio un lampo di genio… Ma anche lei non mi ha dato pace! Mi sta torturando!" esclamò Spike alzandosi in piedi di scatto.
Oz lo seguì con lo sguardo confuso. Poi alzò un dito. "Scusa, puoi ripetere per noi comuni mortali che non riusciamo ad interpretare I tuoi pensieri contorti?" gli chiese con un sorriso.
"Non c'è niente da ridere, amico. In queste ultime settimane mi è successo davvero di tutto" rispose Spike continuando a camminare nervosamente per il soggiorno.
"Questo l'ho capito" disse Oz in tono calmo. "Vuoi spiegarmi il resto?"
"Il resto… il resto è che Buffy ha deciso di farmi uscire di testa!" esclamò alzando le braccia al cielo e fermandosi di colpo. "Capisci?! Prima fa tutta la carina, la gentile con me ed io inizio a pensare “mah, guarda, forse Buffy non è più la ragazzina di una volta” ed inizio anche a fidarmi di lei!" cominciò riprendendo a camminare. "Poi siamo andati a letto insieme e lei…"
"Un momento" lo bloccò Oz alzando una mano aperta. "Tu e Buffy siete andati a letto insieme?!"
"Chi è andato a letto con chi?" urlò una voce femminile dal corridoio.
Spike si voltò di scatto e si trovò davanti Willow in una corta camicia da notte e l'aria scarmigliata. "E lei cosa ci fa qui?" chiese indicandola e tornando a guardare Oz.
Oz si strinse nelle spalle. "Beh, noi stavamo…"
Spike si diede una botta sulla fronte. "Che idiota! Come ho fatto a non capirlo prima! Stavi dormendo…" disse rifacendo il verso all'amico. "Scusate ragazzi, me ne vado subito" aggiunse in fretta prima di afferrare al volo lo spolverino e dirigersi verso la porta.
"Ehi, Spike, torna immediatamente qui!" ordinò Willow in tono deciso.
Spike si voltò a guardarla sorpreso. Che altro aveva fatto di sbagliato ora? "Che c'è?"
"Non ho capito bene quello che stavi dicendo ad Oz prima… Chi è andato a letto con chi?" gli chiese incrociando le braccia e fissandolo interessata.
Spike alzò gli occhi al cielo. Ecco, aveva combinato un altro disastro! Ma possibile che Buffy non avesse raccontato alla sua migliore amica di loro due? Quando avrebbe scoperto che era stato proprio lui a spifferare tutto l'avrebbe di sicuro fatto a pezzi…
"Non le dirai niente, vero?" le chiese preoccupato.
"A chi?"
"A Buffy"
Willow annuì con una luce divertita negli occhi, poi andò a sedersi sul divano accanto ad Oz e gli si accoccolò contro. "Vieni qui e raccontaci tutto" lo invitò con un sorriso.
Spike guardò prima la rossa poi l'amico e infine cedette. Magari il parlare con qualcuno che era estraneo alla cosa lo avrebbe fatto ragionare con lucidità. Si sedette sulla poltrona di fronte al divano.
"Da dove comincio?"
"Penso dalla parte in cui andate a letto insieme" rispose Willow. "Non posso credere che Buffy non me l'abbia detto, sicuramente…"
"Tu non le racconterai niente, chiaro?" ripeté Spike deciso.
"Chiaro. Tu racconta" lo esortò Willow.
"Beh, non c'è molto da dire… è successo… e poi abbiamo deciso di non…" iniziò Spike esitante.
"Una volta sola?" chiese Willow delusa.
"Beh, in realtà due… però non è questo quello che conta…" rispose Spike.
"Dai, amico, racconta I particolari piccanti" lo incitò Oz con un sorrisetto.
Willow annuì con la testa.
"Ehi, ma voi due siete una coppia di pervertiti che cerca di eccitarsi oppure volete aiutarmi?" li apostrofò Spike seccato. "Non è importante il fatto che siamo andati a letto insieme o che lei dopo mi abbia scaricato…"
"Buffy ti ha scaricato?" ripeté Willow spalancando gli occhi incredula. "Quando?"
Spike si agitò nervosamente sulla poltrona. "La prima volta, ma neanche questo è importante. Il punto è…"
"Mio Dio, non posso crederci!" Willow si portò una mano alla bocca. "Quella ragazza è veramente…"
"Stupida lo so, gliel'ho detto anch'io" tagliò corto Spike con un sorrisetto. "Non capisco proprio come…"
"Veramente io stavo per dire un mito" lo corresse Willow.
Spike la guardò a bocca aperta. "Cosa?"
"Andiamo, credevi davvero che dopo una notte trascorsa insieme Buffy sarebbe tornata a strisciare ai tuoi piedi?" gli chiese ironica. Poi guardò Oz al suo fianco. "Che ingenuo, lo credeva davvero! Quanto sono stupidi gli uomini certe volte…"
"Ehi, ehi, ehi!" protestò Spike. "Non mi sembra il caso di offendere"
"Avanti, Spike, non ti scaldare" lo rabbonì Oz. "Willow stava scherzando. Continua pure il tuo racconto. Io non ho capito dove sta il problema…"
Spike lanciò un'occhiata di avvertimento a Willow, poi riprese a parlare.
"Bene. Dopo che abbiamo deciso di comune accordo di non vederci più" iniziò. "Io ho iniziato a sabotarle alcuni appuntamenti e lei ha fatto…"
"Un momento. Un momento" lo bloccò di nuovo Willow. "Le hai sabotato gli appuntamenti?" gli chiese incredula. Sembrava si stesse divertendo un mondo.
Spike alzò gli occhi al cielo. "Vuoi smetterla di interrompermi?"
"E tu vuoi rispondere alla mia domanda?" ribatté Willow.
Spike si rivolse ad Oz con un'occhiata disperata. Perché il suo migliore amico se ne stava lì zitto e immobile mentre la sua ragazza lo torturava con delle stupide domande? Non era di certo andato lì per questo! Lui aveva bisogno di un po' di sana comprensione maschile. Di qualcuno che gli dicesse che aveva ragione, che era Buffy quella che stava sbagliando e che di sicuro prima o poi sarebbe riuscito a tornare ad avere una vita normale, sesso compreso. Non di… questo!
"Allora?" chiese Willow guardandolo in attesa.
Spike incrociò le braccia. "Allora cosa?"
"Le hai sabotato gli appuntamenti?"
Perché doveva vergognarsi o sentirsi in colpa per una cosa che aveva fatto? Specie se poi anche Buffy aveva fatto lo stesso con lui… "Ebbene sì, le ho sabotato alcuni appuntamenti" ammise alla fine.
"Perché?"
Willow era davvero senza pietà, considerò Spike con una smorfia. "L'ho fatto perché… perché… volevo vendicarmi!" rispose in fretta. "Volevo vendicarmi perché lei mi aveva sbattuto fuori dal suo letto e perché quei tizi erano davvero odiosi"
Oz si mise a ridere e Spike lo gelò con un'occhiata.
"Ammettilo Spike, l'hai fatto solo perché sei geloso di lei" gli disse l'amico senza scomporsi più di tanto.
"Io? Geloso? Di Buffy?" Spike si posò una mano sul petto con un gesto plateale. "Ma per favore…"
"Hai ragione, Spike. Questo non c'entra niente con la gelosia" intervenne Willow guardandolo seria.
"Che vuoi dire?" chiese lui scrutandola con attenzione. Il fatto che improvvisamente gli stesse dando ragione, lo impensieriva parecchio.
"Ti sei innamorato di lei" dichiarò Willow.
Spike spalancò gli occhi. "Lei chi?"
"Buffy"
Spike scoppiò a ridere. "Già, come no. Bella battuta. Oz, lo sai che la tua ragazza ha davvero un ottimo senso dell'umorismo?"
Willow lo fissò attenta. "Sì, tu ti stai innamorando di lei"
"Ma che idiozia!" esclamò Spike alzandosi di scatto dalla poltrona.
"Tu dici?" chiese Oz alla sua ragazza.
"Tu sei matta!" esclamò ancora Spike indicando Willow. "E tu" puntò il dito su Oz. "Sei più matto di lei perché dai addirittura ascolto a quello che dice!"
"Sul serio?" disse Willow incrociando le braccia.
"Andiamo, non hai visto come ci comportiamo quando stiamo insieme?" chiese Spike alzando le braccia verso l'alto.
"Sì, eccome"
"Non siamo mai d'accordo. Litighiamo continuamente, per qualsiasi motivo"
"Sono schermaglie" ribatté calma Willow.
Spike spalancò gli occhi. "Cosa?"
"Schermaglie d'amore" ripeté la ragazza con serenità.
"Tu sei veramente matta!" affermò Spike. "Sei completamente fuori di testa!" A passi decisi, dopo aver raccolto il suo spolverino, raggiunse la porta. "Io non sono innamorato proprio di nessuno! Men che meno di Buffy. Ficcatevelo tutti e due in quelle vostre teste vuote!" dichiarò, poi aprì la porta e se ne andò.
La coppia sul divano continuò per qualche istante a fissare la porta chiusa, poi Oz si voltò a guardare la sua ragazza.
"Non credi di aver esagerato?" le chiese corrugando la fronte, preoccupato per il suo amico.
Willow fece segno di no con la testa. "Assolutamente no. Ho fatto bene, invece"
"Ne sei sicura?"
"Hai mai giocato con le calamite, Oz?" gli chiese Willow con un sorriso.
Il ragazzo la guardò confuso. "Che c'entrano ora le calamite?"
"Hai presente quando le sparpagliavi sul tavolo e loro si respingevano, poi le spostavi e non dovevi far altro che dargli una piccola spinta?" continuò Willow. "E all'improvviso…"
Oz annuì con occhi brillanti. Aveva capito perfettamente. "Amore mio, tu se un genio!" esclamò chinandosi verso di lei per darle un bacio.
"Dobbiamo solo dargli una piccola spinta e…" mormorò Willow contro la sua bocca.
Oz riuscì a farla tacere baciandola di nuovo. Voleva bene al suo amico ma preferiva occuparsi dei suoi problemi più tardi, magari la mattina seguente. In quel momento aveva cose più importanti da fare. E decisamente molto più piacevoli.
"Pronto?"
"Spike, sono Oz"
"Non ho nessuna voglia di parlare con te" dichiarò deciso e pronto a mettere giù la cornetta del telefono.
"Andiamo, amico. Non dirmi che te la sei presa per ieri sera? Sei ridicolo!"
"Non sono ridicolo. Devi insegnare alla tua ragazza a tenere quella sua dannata boccaccia chiusa" ribatté Spike.
"Ehi!" protestò Oz.
"Se continua a dire in giro quelle scemenze sul fatto che sarei innamorato di Buffy, alla fine qualcuno finirà per crederci e…"
"Qualcuno, tipo tu?" insinuò l'amico ironico.
"Smettila! Non ci metto niente ad attaccare e al diavolo il motivo per cui mi hai chiamato"
Oz rise. "Tu non lo farai"
"E perché?"
"Perché sono tuo amico e perché sai che stai dicendo un mare di cazzate pur di non ammettere la verità"
"E quale sarebbe questa verità?" chiese Spike esasperato.
"Che tu sei innamorato di…"
"Non pronunciare quel nome!"
"…Buffy" finì Oz come se niente fosse.
"Ti avevo detto di non pronunciarlo, ma l'hai fatto lo stesso, quindi grazie della telefonata. Addio" Spike allontanò la cornetta dall'orecchio.
"Allora dimostrami che Willow ha torto" ribatté Oz per niente preoccupato dalla minaccia dell'amico.
"Cosa?" Spike riavvicinò la cornetta all'orecchio perplesso. "Che intendi dire?"
"Ho detto dimostrami che Willow sbaglia quando ti crede innamorato perso di Buffy" ripeté Oz.
"E in che modo?"
"Ti propongo una sfida"
"Una sfida? Che dovrei fare? Scalare una montagna a mani nude oppure…"
"Nessuno sforzo fisico. Ti voglio a cena con noi"
"A cena?" ripeté Spike corrugando la fronte.
"Sì, io, te, Willow e Buffy"
"Cosa? Ma sei impazzito?! Non uscirò per una maledetta cena a quattro per far coppia con Buffy!" protestò immediatamente Spike.
"Perché?" chiese calmo l'amico.
Spike non rispose. "Io non devo dimostrarvi niente, dopotutto" dichiarò poi. "Non sono innamorato di Buffy, punto e basta."
"Se sei così sicuro di te, allora perché non accetti?" lo provocò Oz. "Non sarà poi così terribile…"
Spike soppesò la proposta per qualche momento. A cena con Buffy. Dopo tutto quello che era successo tra loro sarebbe stato come accendere la miccia di una bomba…
"Lei ha già detto di sì"
Spike spalancò gli occhi. "Cosa?"
"Buffy ha detto che per lei non c'è nessun problema a venire a cena con noi tutti. Tanto siamo amici" spiegò Oz.
Ma bene… E così Buffy poteva riuscire a far finta che tra loro non fosse mai successo nulla ed andare a cena come semplici amici… Beh, allora avrebbe potuto farlo anche lui, maledizione!
"Okay. Ci sto. Dimmi dove e quando"
Oz rise e gli diede tutte le indicazioni.
Spike rimase in ascolto. Quando l'amico gli ebbe spiegato tutto, dichiarò deciso: "Ci vediamo stasera. Vi dimostrerò che vi sbagliate"
"Ci conto" ribatté Oz.
***
Un bussare discreto fece sollevare a Buffy gli occhi dalla lettera che stava leggendo. L'ennesimo curriculum respinto. Con un sospiro si alzò dal divano ed andò ad aprire la porta.
Era Willow. Sorridente e con in mano una busta e due contenitori per il caffè.
"Ciao! Ho portato la colazione" disse mostrandole le mani.
"Ciao" Buffy si fece da parte per far entrare l'amica. "Vieni, andiamo in cucina"
Le due amiche raggiunsero la cucina, si sedettero attorno al banco ed iniziarono a mangiare.
"Ti vedo particolarmente allegra e felice stamattina" osservò Buffy dopo qualche momento.
"Hai ragione. Tu invece sembri piuttosto giù di morale…" ribatté Willow.
"Stavo leggendo la posta. L'ennesimo rifiuto" spiegò Buffy.
"Mi spiace. Comunque non abbatterti prima o poi troverai un lavoro." Le sorrise. "Posso fare qualcosa per tirarti su di morale?"
"Raccontami qualcosa di divertente. Tipo, perché sei così felice oggi?"
Willow sospirò. "Torno ora da casa di Oz…"
Buffy annuì con un sorriso. "Capisco"
"Abbiamo avuto una serata…"
"Ti prego, non raccontarmi I particolari. Vuoi che diventi invidiosa?"
"Beh, se vuoi invidiarmi per il fatto che mentre stavo per fare l'amore con il mio ragazzo è arrivato il suo migliore amico a rompere le uova nel paniere, fai pure" commentò Willow stringendosi nelle spalle.
Buffy spalancò gli occhi sorpresa e rise divertita. "Spike è venuto da Oz?"
"Già" Anche Willow rise. "Credo che fosse in una specie di crisi mistica. Tornava dall'ennesimo appuntamento andato male…"
"Sì, mi ha parlato della sua sfortuna" tagliò corto Buffy.
"Tu credi sia solo sfortuna?"
"Che vuoi dire?"
"Tu non c'entri niente?" le chiese Willow guardandola attentamente.
"Io? Che c'entro io? Anche Spike pensa che sia colpa mia. Non capisco proprio perché diate tutti la colpa a me!" esclamò Buffy alzandosi dallo sgabello.
"Spike ci ha raccontato quello che è successo tra voi ed il dubbio è legittimo"
"Cosa?" Buffy si voltò di scatto verso l'amica.
Willow l'osservò attentamente. "Ti perdonerò e sorvolerò sul fatto che non mi hai detto niente, mi concentrerò piuttosto sull'argomento principale…"
"Spike vi ha raccontato tutto?"
Willow annuì. "L'abbiamo costretto"
"Anche che mi ha seguito a Las Vegas e che si è nascosto nel bagno?" chiese preoccupata.
"Sì. Davvero divertente" rise Willow.
Buffy chiuse gli occhi e sospirò. "Non è per niente divertente se nella stanza accanto c'è il ragazzo con cui si suppone tu debba passare la notte…"
"E ce l'hai passata?" le chiese Willow. "Voglio dire, quella sera sei andata a letto con Angel?"
Buffy distolse lo sguardo. "No"
"Perché?"
"Perché… perché ero ancora troppo arrabbiata con Spike per quello che aveva fatto" rispose nervosamente.
"E per questo motivo non sei andata a letto con Angel?" le chiese Willow corrugando la fronte.
"Già. Ero nervosa"
Willow annuì poco convinta.
"Che significa quella faccia?" chiese Buffy.
"Quale faccia?"
"Quella" Buffy indicò l'amica. "Non guardarmi con quella faccia" La fissò per un momento. "Non ti sopporto quando fai così!"
"Non sto facendo niente!" protestò Willow.
"Appunto!" ribatté Buffy alzando le braccia verso l'alto.
"Certo che siete proprio uguali" commentò Willow.
"Io e chi?"
"Tu e Spike. Ad entrambi saltano I nervi quando si parla dell'altro" rispose Willow.
"Non è vero!" protestò Buffy. "E non paragonarmi a Spike! Lui è arrogante, cinico ed egocentrico! Pensa che tutto il mondo ruoti intorno a lui e pretende che io caschi ai suoi piedi come una pera cotta!"
Willow fece una smorfia. "Una pera cotta?"
"Sì! Pensa che ora che mi presta attenzione, io debba inginocchiarmi ai suoi piedi e tornare ad adorarlo!"
"Io non credo…" tentò Willow.
"Beh, si sbaglia" continuò Buffy ignorando l'amica. "Alla grande! Io non sono più innamorata di lui, quindi farebbe meglio girare a largo"
"Guarda che Spike non ha nessuna intenzione di girarti intorno" disse Willow interrompendo lo sfogo dell'amica.
Buffy la guardò piegando la testa di lato. "Eh?"
"Ieri era venuto da Oz perché era stufo di te e di tutti gli scherzetti che gli stai tirando…"
"Io non ho fatto niente!"
"Okay, tu non hai fatto niente, ma lui crede di sì" tagliò corto Willow. "In ogni caso ha detto ad Oz che tu e lui potreste benissimo uscire a cena come due normali amici"
Buffy spalancò gli occhi. "Cosa?"
"Sì, ha detto che lui non è interessato a te, che pensa a te come ad un'amica ma che tu sei ancora persa per lui"
"Ma è matto?" protestò Buffy. "Ma se è lui che mi sta dando il tormento da quando sono tornata a Sunnydale!"
"Senti" Willow si chinò verso l'amica con aria complice. "Che ne dici se vieni a questa cena e gli dai una bella lezione?"
Buffy aveva gli occhi brillanti di rabbia e desiderio di vendetta. "Puoi scommetterci. Gli farò passare la voglia di scherzare a quell'imbecille!" dichiarò decisa.
Willow annuì con un sorriso. "Perfetto"
***
Willow controllò per l'ultima volta le pentole sul fuoco prima di andare nella sala da pranzo per sistemare la tavola. Lei ed Oz avevano deciso alla fine cenare da lei. L'atmosfera sarebbe stata più rilassata e più intima e quei due testoni dei loro amici avrebbero avuto modo di chiarirsi una volta per tutte senza spettatori. Beh, a parte loro due, ovvio.
"Speriamo vada tutto bene" mormorò Willow tornando in cucina.
Aveva preparato un nuovo dolce per quella sera. Era un esperimento. Oz conoscendo la sua scarsa propensione alla cucina, le aveva proposto di ordinare tutto in una rosticceria, ma lei in moto di orgoglio casalingo si era impuntata ed aveva insistito per cucinare tutto con le sue mani. Voleva dimostrargli di essere una brava donna di casa, chissà che non gli venisse in mente qualche idea…
Fece una smorfia preoccupata guardando il dolce. Emanava uno strano odore. Forse aveva esagerato con il liquore. Le dosi nella ricetta non erano molto chiare e Willow aveva pensato che fosse meglio abbondare che metterne meno. In fondo, nessun bambino avrebbe mai mangiato quel dolce, quindi un po' di alcool in più non avrebbe fatto male a nessuno. Erano tutti e quattro adulti e abituati a bere, quindi non ci sarebbero stati problemi.
Non ci si ubriacava mica con una fetta di dolce, no?
***
Beh, forse con una fetta di dolce no, però se ci unisci anche un ottimo vino-" c'erano ben tre bottiglie vuote sul banco della cucina e una a metà sul tavolo da pranzo - il risultato che si otteneva erano quattro persone completamente sbronze, pensò confusamente Willow con una risatina qualche ora più tardi.
Willow osservò il suo ragazzo muovere passi incerti e trascinarsi fino al soggiorno per accendere lo stereo e mettere un po' di musica per ravvivare l'ambiente. Poi spostò lo sguardo su Buffy e Spike. Quei due erano I più fuori di testa.
Lei era ubriaca fradicia. Aveva iniziato a bere per allentare la tensione della serata e dopo il terzo bicchiere e la prima portata della cena era già partita. Il dolce che Willow le aveva fatto mangiare era stato il cosiddetto colpo di grazia per la sua lucidità mentale. Infatti, ora rideva come un'oca e si era appena alzata dondolando vistosamente mentre raggiungeva Oz che stava ballando da solo in soggiorno.
Poi c'era Spike. Apparentemente sembrava il più sobrio, in realtà Willow si era accorta che anche lui era partito del tutto con il cervello quando dopo aver assaggiato il suo fantastico dolce aveva iniziato ad imboccare Buffy e a chiamarla “tesoro” e “amore mio”. E Buffy glielo aveva lasciato fare!
Era un vero spettacolo vederli tubare come due piccioncini, ridacchiò Willow.
Spike bevve un altro sorso di vino, poi si alzò con uno scatto e afferrò in fretta il tavolo per mantenere l'equilibrio.
"Wow" mormorò piano. "Qui gira tutto"
Poi avanzò deciso verso Buffy ed Oz che ballavano scatenati al ritmo di una musica accelerata.
Spike afferrò Buffy per un braccio e con l'altra mano allontanò l'amico.
"Stai lontano" disse sicuro all'amico. "Lei è mia" aggiunse e poi la tirò ancora più vicino a sé.
"E chi te la ruba, amico" ribatté Oz con una risatina. "Io ce l'ho già il mio amore. Vieni, tesoro!" urlò Oz agitando una mano verso Willow. "Ho messo un lento. Vieni a ballare con me"
"Ohh, ma è Oz! Io voglio bene ad Oz" replicò Buffy con una smorfia divertita. "Perché hai mandato via Oz?"
"Ohh, anche io voglio bene ad Oz, ma tu sei mia" rispose Spike circondandola con le braccia.
"Oz è il ragazzo Willow. E Willow è mia amica. Io voglio bene a Willow" disse ancora Buffy, mentre l'amica le passava accanto per raggiungere il suo ragazzo. Poi passò le braccia attorno al collo di Spike per attirarlo più vicino. "E voglio bene pure a te"
L'inizio della musica mise a tacere ogni possibile risposta di Spike.
It had to be you
It had to be you
I wandered around and finally found
The somebody who could make me be true
Could make me be blue or even be glad
Just to be sad just thinking of you
Spike posò le mani sui fianchi di Buffy attirandola più vicino. Lei appoggiò il viso nell'incavo del suo collo, sospirando piano. Quel gesto gli diede I brividi.
"Ah, passerotto, tu mi farai impazzire" mormorò lui, il naso immerso nei suoi capelli per aspirare quel profumo che gli dava alla testa.
Buffy ridacchiò divertita. "E' quello che voglio, amore"
Some others I've seen might never be mean
Might never be cross or try to be boss
But they wouldn't do
For nobody else gave me a thrill
With all your faults I love you still
It had to be you, wonderful you
It had to be you
Spike le sfiorò la fronte con le labbra. Buffy alzò il viso nello stesso momento e le loro bocche si ritrovarono improvvisamente vicinissime. I loro respiri accelerati si confusero. Stavano per annullare la distanza fra le loro labbra e baciarsi quando con un colpo secco la musica di interruppe e le luci si accesero di scatto.
"Ma che diavolo…?" chiese Spike infastidito dall'improvvisa interruzione.
Buffy ridacchiò nascondendo il viso nel suo torace.
"Che mortorio!" esclamò Willow. "Non mi piace ballare in casa. Che ne dite se andiamo a fare baldoria da qualche altra parte?"
Buffy e Spike si fissarono per qualche momento in silenzio, poi gli occhi di lui furono attraversati da un lampo malizioso.
"Mi è venuta un'idea!"
***
"Lasciatemi morire in pace" borbottò Buffy rotolandosi sul fianco. Poi si lasciò sfuggire un gemito di dolore.
La testa le pulsava dolorosamente per I postumi di una terribile sbornia.
Aprendo gli occhi, tentò di abituarsi alla luce violenta che illuminava la moquette grigia e l'arredamento impersonale della stanza. Non la sua stanza, notò, ma una camera da albergo.
Com'era finita in una camera da albergo?, si chiese passandosi stancamente una mano fra I capelli per liberarsi il viso. Fece una smorfia e si passò la lingua sulle labbra secche. Provò a mettersi a sedere. Ebbe l'impressione che il mondo cominciasse a ruotare vorticosamente, si inclinasse e poi, per fortuna, si raddrizzasse di nuovo.
La coperta le scivolò in vita, e abbassando lo sguardo si accorse che non aveva niente addosso, né reggiseno né mutandine.
"Oh" commentò piano.
Lanciò poi un'occhiata all'enorme specchio al fianco del letto e sospirò. Era un vero disastro.
All'improvviso qualcosa le si mosse vicino spaventandola a morte. Buffy sobbalzò.
Una testa bionda emerse molto lentamente da sotto le coperte. Spike!
Lui aprì gli occhi sbattendoli più volte per mettere a fuoco la scena, poi la vide ed iniziò ad urlare terrorizzato.
Buffy fece altrettanto.
Poi tutti e due di colpo smisero di urlare portandosi entrambe le mani alla testa.
Le urla gli avevano aumentato il mal di testa.