I consigli della nonna

Capitolo Trent'uno

† Non perdere mai la speranza †

Buffy si fermò in cucina al suono del telefono, e si mise ad ascoltare la segreteria telefonica che stava registrando la chiamata.

"Buffy, sono Spike. Sei lì? Se sei lì, ti prego, rispondi. Dobbiamo parlare"

Il cuore nel petto si mise a battere a cento all'ora al suono della sua voce, ma non sollevò la cornetta. Aveva deciso che non sarebbe stata in grado di vivere accanto a lui ogni giorno. Meglio fare I bagagli e tornarsene a New York prima di ritrovarsi ad elemosinare un po' di attenzione.

"Buffy, ho bisogno di te"

Lei trattenne il respiro ed attese.

"Ho bisogno di parlare con te, passerotto. Se ci sei, solleva la cornetta. Ti prego, amore"

Buffy si allungò a prendere la cornetta per dirgli che si era sbagliata, che era solo una stupida idiota spaventata a morte, ma poi qualcosa la trattenne. Sentì un profondo respiro e poi di nuovo la sua voce.

"Buffy, ho inoltrato le pratiche per il divorzio stamattina. Ti farò sapere quando presentarti in tribunale per la firma"

Buffy afferrò la cornetta ma ormai era troppo tardi: il segnale di libero le risuonava nelle orecchie.

*** 

Spike abbassò la cornetta del telefono e sospirò forte. Perché diavolo aveva dovuto chiamarla? Solo per rendersi ridicolo. “Buffy, ho bisogno di te” le aveva detto. Dio, che idiota patetico! Eppure era la verità. Non riusciva a stare senza di lei neanche un giorno, figurarsi una vita intera. E la bisnonna diceva Non perdere mai la speranza… Parlava bene lei! Lei il suo uomo l'aveva accalappiato e sposato. Ma lui? Che diavolo doveva fare ora?

Guardò I documenti per la richiesta di divorzio sopra la sua scrivania. Prese in mano la penna e se la rigirò fra le dita. Una firma e avrebbe messo fine al suo matrimonio con Buffy. Oh che diavolo, lui non voleva metterci fine!

Si piegò sui fogli e prese una decisione: se Buffy voleva davvero il divorzio avrebbe dovuto prima passare sul suo cadavere! Con un gesto deciso iniziò a firmare I fogli, arrivato all'ultimo, si fermò e con un sorrisetto ripose la penna. Poi prese in mano I fogli e li mise nella busta. Tutto fatto. La guerra aveva inizio.

*** 

Era trascorsa una settimana da quando erano tornati dalla luna di miele sulla barca dei Cooper. Buffy evitava accuratamente di pensarci. Ogni qualvolta cadeva in tentazione, si ritrovava con gli occhi rossi e l'anima straziata dai dubbi e dai ripensamenti.

Eppure doveva allontanare quei ricordi ed andare avanti con la sua vita. Libera ed indipendente come era sempre stata e come presto sarebbe tornata ad essere.

Fu per questo motivo che quando quel pomeriggio Angel la chiamò per invitarla a cena, lei accettò. Per non continuare a crogiolarsi nell'autocommiserazione.

La serata, tuttavia, fu orribile. Lei di sicuro non era stata una compagnia brillante ed Angel doveva essersene sicuramente accorto, perché ogni tanto la guardava con espressione pensierosa. Ad ogni modo, Buffy accolse con enorme sollievo la sua proposta di riaccompagnarla a casa presto. Aveva davvero bisogno di tornare al suo accogliente nido. Non era stata una buona idea uscire. Era ancora troppo presto.

Buffy camminò lentamente fino alla porta di casa scortata da Angel. Il suo sguardo fu catturato da una busta bianca poggiata a terra vicino alla porta. Si chinò e la raccolse. L'aprì e le mani iniziarono a tremarle mentre scorreva le prime righe del contenuto.

"Qualcosa non va?" le chiese Angel corrugando la fronte. 

Buffy sollevò la testa e sospirò forte. Poi forzò un sorriso. "No, tutto ok"

"Sicura?"

"Sì, certo" Gli mostrò la lettera. "E' la convocazione per la causa di divorzio. È per domani mattina" disse in tono tranquillo poi abbassò gli occhi pensierosa.

Angel la osservò attentamente per qualche minuto, poi le sorrise leggermente. Le prese il mento fra le dita e la costrinse a sollevare la testa per guardarlo.

"Sai, Buffy, io credo che dovresti provare a sistemare le cose con Spike"

Buffy spalancò gli occhi stupita che quelle parole provenissero proprio da lui. "Ma, Angel…"

Lui scosse la testa. "Non preoccuparti, non ho intenzione di farti una scenata. Voglio solo che tu sappia che se divorzierai davvero da Spike… Beh, voglio dirti che puoi rivolgerti a me se avrai bisogno di un… amico"

"Oh Angel" mormorò Buffy con gli occhi lucidi. "Mi spiace, ma non riesco proprio ad immaginare noi due insieme"

"Soprattutto perché sei la signora Buffy Pratt, ancora innamorata di suo marito, vero?"

Buffy annuì lentamente. "Non ricordo neanche la prima volta che l'ho visto ma so che sono innamorata di lui da sempre. Nessun altro uomo mi ha mai realmente interessato. Eppure ho cercato…"

"Buffy, tu non sei felice in questo modo. Non puoi continuare a nascondere e a negare I tuoi sentimenti" le disse Angel in tono serio.

"Sciocchezze, posso farcela benissimo. Io sono forte" replicò lei scuotendo la testa per riprendere il controllo delle sue emozioni.

Angel fece un sorriso triste. "Sei testarda piuttosto. E riguardo a Spike, io credo che anche lui ti ami"

Buffy sussultò sorpresa. "Lo credi davvero?"

"Sì e se lo conosco come credo, farei meglio a salutarti in fretta e ad andarmene prima che mi assalga brutalmente per essere uscito con sua moglie." rispose Angel con un sorriso obliquo. "Arrivederci Buffy. Ci vediamo in giro. Ma ricorda, se avrai bisogno di me, chiamami"

"Grazie, Angel"

Buffy lo osservò mentre si allontanava, poi rigirò la lettera fra le mani e sospirò forte. Ora era davvero libera.

*** 

"Spike, ti ho visto. Puoi uscire fuori ora" disse Angel in tono ironico dopo che Buffy ebbe chiuso la porta di casa.

Per un momento non ricevette risposta, poi però vide cadere a terra un mozzicone di sigaretta ed apparire da dietro la grande quercia a metà tra I due giardini la testa ossigenata di Spike.

"Ehi, ma che diavolo hai fatto ai capelli?" lo apostrofò Angel divertito.

Spike si passò una mano fra I capelli e lo guardò torvo. "Perché? C'è qualcosa che non va?"

"No, niente. Assolutamente niente" negò Angel con un sorrisetto.

"Ehi, Mr Capelli Dritti, non c'è niente da ridere. Pensa ai tuoi di capelli" replicò Spike seccato.

Angel corrugò la fronte, poi si passò una mano fra I capelli per controllare che fosse tutto in ordine. Alla fine sospirò sollevato. "Che ci fai qui?" chiese poi.

"Passeggiavo"

"Nascosto dietro l'albero?"

"Che c'è? Non sono neanche libero di passeggiare dove voglio ora?"

"A me sembra che tu stessi spiando…" commentò Angel in tono vago.

"Ah sì? E cosa?"

"Chi vorrai dire" lo corresse Angel.

Spike evitò di rispondere e si accese un'altra sigaretta. "Non ho idea di cosa tu stia parlando"

"Se può farti stare meglio, io e Buffy abbiamo appena deciso di non vederci più stasera" gli disse Angel e rimase in attesa di una risposta.

Spike gli lanciò un'occhiata sorpresa. "Beh? Dovrebbe interessarmi?"

Angel si strinse nelle spalle. "Credo di sì. Uscivo con tua moglie"

"Ancora per poco. È mia moglie ancora per poco" ribatté Spike in tono secco, come se non sopportasse neanche il suono di quelle parole.

"Certo, se non fai qualcosa…"

"Ho già fatto tutto quello che potevo. E lei mi ha sbattuto la porta in faccia, lasciandomi col sedere a terra!" protestò Spike.

"Quindi vorresti dirmi tu che la ami…"

"Già" ammise Spike tirando l'ennesima boccata della sigaretta. "E' un problema per te?" gli chiese guardandolo negli occhi.

Angel scosse la testa. "Per me no, ma non credo che Buffy lo sappia. O almeno non è cosciente…"

"Beh, io non so che farci." Spike agitò le mani in aria nervosamente. "Che dovrei fare secondo te? Incatenarla ad un muro e farle capire con la forza che l'amo?"

"Se può servire, perché no?" replicò Angel.

Spike scosse la testa. "No, grazie. Ho già dato. E poi non sono così disperato da rendermi ridicolo fino a questo punto"

"Se lo dici tu" commentò Angel. "Di certo non sono io quello che sta nascosto dietro un albero spiando sua moglie…" aggiunse a bassa voce in tono ironico. Poi tornò a guardarlo. "Comunque se fossi in te, ci farei un pensierino"

"Se fossi in te, io me ne andrei" replicò invece Spike. "E poi non accetto consigli da te, musone"

Angel annuì con la testa e si allontanò di qualche passo. "Come vuoi, amico. A proposito, scommetto che quei capelli sono a causa di Buffy, vero?"

Spike lo guardò sorpreso. "E se anche fosse?"

"Quella ragazza ti ha davvero stregato, amico!" commentò e ridacchiando se ne andò.

Spike l'osservò allontanarsi, poi spense la sigaretta e pensieroso si avviò verso casa. "Incatenarla al muro…" mormorò mentre saliva I gradini del portico. "Beh, in fondo non è poi così una cattiva idea…"

 

Capitolo Trentadue

† L'amore vero che ti rende libero †

Ad occhi bassi, Buffy entrò in tribunale e vide che Spike la stava già aspettando. I suoi occhi blu ebbero un guizzo non appena si accorse del suo arrivo e si alzò andandole incontro.

"Ciao Buffy"

"Ciao" rispose lei incerta davanti alla sua espressione decisa.

"Siamo I primi questa mattina. Tra poco entrerà il giudice" le disse lui poi.

Buffy annuì con la testa e prese posto. Era consapevole delle occhiate che lui le lanciava, perché anche lei faceva lo stesso e trasalì quando I loro sguardi si incontrarono più di una volta.

"Tutti in piedi. Entra la corte. Presiede il giudice Robert Cooper" annunciò con voce impostata la guardia giurata.

La mascella di Buffy per poco non raggiunse il pavimento per la sorpresa. Davanti a lei, nelle vesti di giudice, c'era il suo vicino di casa, il marito della signora Cooper!

Ad ogni sgranati, si voltò interrogativa verso Spike in cerca di spiegazioni. Lui si limitò ad un'alzata di spalle e ad un sorriso.

"Causa di divorzio numero trecentoventitre" continuò la guardia giurata con lo stesso tono e Buffy alzò gli occhi verso il signor… no, il giudice Cooper!

"Bene" iniziò questo in tono calmo. "Una causa di divorzio"

"Sì, signor giudice" disse Spike alzandosi in piedi. "E' una separazione consensuale, quindi deve solo convalidare I documenti"

"So io quello che devo fare, avvocato Pratt" lo riprese il giudice Cooper. "Si sieda"

Spike annuì con la testa e tornò a sedersi.

Il giudice si schiarì la voce, inforcò gli occhiali da lettura ed iniziò ad esaminare I documenti dentro la cartella davanti a lui.

Passarono alcuni minuti, durante I quali Buffy si chiese quanto ancora sarebbe durata quella tortura. Prima il giudice avrebbe firmato quei documenti, prima sarebbe potuta tornare a casa. E mettere una pietra sopra a tutto. Invece, più il tempo passava, più lei sentiva che stava commettendo un grosso errore. Accidenti, quello non era proprio il momento adatto per I dubbi!

Il giudice Cooper alzò la testa dai documenti e scosse la testa sconsolato. "Mi meraviglio di lei, avvocato Pratt" iniziò.

Spike lo guardò preoccupato. Che avesse già notato la firma mancante nei documenti? Beh, in realtà quello era stato il suo scopo originario, ma non era nei piani che Buffy lo sapesse. Quella scoperta di certo l'avrebbe fatta infuriare, e lui non aveva bisogno della sua ira ma di tempo per chiarire le cose con lei.

"In questa documentazione manca un foglio" continuò il giudice.

Spike aggrottò la fronte. "Manca un foglio?" ripeté perplesso.

"Sì, manca il certificato di matrimonio. Non posso farvi divorziare senza aver la certezza che siate sposati" spiegò il giudice alzando un sopracciglio.

Buffy si voltò di scatto verso Spike con gli occhi fiammeggianti di ira.

Spike la ignorò completamente e si avvicinò al banco del giudice. "Mi faccia vedere. Non è possibile che manchi il certificato. Ce l'ho messo io in persona nella busta dei documenti"

"Non le ho dato il permesso di avvicinarsi, avvocato" lo ammonì il giudice.

Spike si fermò a metà strada, confuso.

"Torni a sedersi"

Spike annuì non troppo convinto e tornò al suo posto.

Buffy gli si avvicinò velocemente, afferrandolo con forza per un braccio e scuotendolo leggermente. "Che diavolo sta succedendo?" sbottò nervosa. "Avevi detto che avresti sistemato tutto, e invece…"

"Silenzio in aula" ordinò il giudice, battendo con il martelletto.

Buffy alzò gli occhi sull'uomo.

"Ho preso una decisione" cominciò il giudice. "Nonostante tutto, vi concederò il divorzio…"

"Oh, grazie al cielo!" esclamò Buffy sollevata, lasciando andare il braccio di Spike.

Spike invece contrasse la mascella. "Maledizione!" borbottò a mezza bocca. Il piano era sfumato.

"Fra sei mesi" aggiunse il giudice.

"Che cosa?!" esclamò Buffy sgranando gli occhi.

Spike ridacchiò divertito dalle parole del giudice. Rettifica, il piano stava funzionando. "Perché fra sei mesi?" chiese poi dubbioso.

"Perché ci vogliono altri sei mesi per avere una copia del certificato di matrimonio andato perso, e perché, nell'attesa, ci vorranno giusto sei mesi per convincermi che siete davvero sposati" spiegò in tono bonario.

"Perché diavolo dovremmo dimostrarle di essere sposati? Noi vogliamo divorziare!" protestò Buffy sempre più sconvolta.

Il giudice batté di nuovo il martelletto sul banco chiedendo silenzio. Buffy lo guardò in cagnesco.

"Non voglio sentire imprecazioni e lamentele di sorta nella mia aula" disse in tono deciso. "E comunque per assicurarmi che viviate insieme come marito e moglie, richiederò la collaborazione di un valido e fidato membro della nostra comunità"

"Eh?" chiese Spike alzando un sopracciglio interrogativo.

Buffy era ormai completamente senza parole. Il suo cervello era fermo alle parole “vivere insieme come marito e moglie”. Chiuse gli occhi tirando un profondo respiro per allontanare tutte le immagini tentatrici che le erano venute in mente, ma li riaprì immediatamente quando sentì le successive parole del giudice.

"Sarà la signora Alice Cooper, mia moglie e vostra amata vicina di casa, ad avere il compito di controllare che la vostra unione sia veritiera, secondo ogni regola"

Buffy sgranò ancora di più, se possibile, gli occhi. Quello era decisamente troppo! L'immagine della signora Cooper che entrava continuamente e senza controllo in casa sua, le fece venire I brividi.

Doveva andare via da lì. Al più presto. Assolutamente. Sì, doveva… A grandi passi uscì dal tribunale, incurante di tutto e tutti.

Spike la seguì con lo sguardo, senza parole. Era davvero sconvolta. Certo, l'idea del giudice di mettergli alle calcagna la moglie lo faceva rabbrividire sul serio, ma per la sospensione del divorzio era felice come mai in vita sua. Altro tempo per tentare un chiarimento.

La reazione di Buffy però…

“Ehi, un momento. Buffy non perde mai il controllo. A meno che… a meno che non tenga davvero a qualcosa”

Il battito del martelletto lo scosse.

"La seduta è tolta" disse il giudice. "Ragazzo, tua moglie se n'è andata senza di te. Hai intenzione di fare qualcosa?" aggiunse il giudice facendogli l'occhiolino.

Un sorrisetto distese le labbra di Spike.

Forse, dopotutto, l'idea di incatenarla non era da scartare, pensò mentre correva fuori dal tribunale a gran velocità.

***

Il giudice Cooper osservò Spike uscire di corsa dall'aula e sospirò soddisfatto.

"Spero che Alice sia contenta ora. Dovrà prepararmi il mio piatto preferito per ripagarmi di questo" considerò a bassa voce. Poi prese il certificato di matrimonio dalla documentazione per il divorzio, lo piegò in quattro e velocemente lo fece scivolare in una delle tasche della sua toga. "Io il mio dovere l'ho fatto, ora tocca a loro"

*** 

Spike parcheggiò alla buona la macchina e ne scese alla svelta. Poi a passi decisi si diresse verso casa Summers. Bussò alla porta, e rimase in febbrile attesa.

La porta si aprì e fece capolino la testa di Buffy.

"Che vuoi?"

"Fammi entrare. Dobbiamo parlare"

"Non ne ho voglia" ribatté lei e chiusa la porta con un colpo secco.

Spike strinse la mascella. Era davvero testarda… Tornò a bussare con forza. Udì un borbottio soffocato, poi la porta si aprì di nuovo e Buffy lo guardò interrogativa e arrabbiata.

"Allora?"

"Dobbiamo…" iniziò ma quando vide che Buffy stava per richiudergli la porta in faccia, in fretta infilò un piede nell'apertura della porta e la bloccò. "…parlare. Non ho nessuna intenzione di andarmene da qui, sai"

Buffy alzò gli occhi al cielo e sospirò infastidita. "E va bene, entra" concesse, poi spalancò la porta.

Spike entrò in casa sorridendo. Uno a zero per lui. "Si può sapere cosa ti prende?"

"A me? cosa prende a me?" ripetè lei andando verso il soggiorno. "Hai sentito le parole del giudice o no?"

Spike la seguì. "Sì, le ho sentite"

"E allora? ancora non capisci perché sono arrabbiata?"

Spike fece cenno di no con la testa. "Spiegamelo"

"Dovevamo divorziare. A quest'ora doveva essere già tutto finito, e invece, il giudice ci ha obbligato a rimanere sposati per altri sei mesi"

"Andiamo, non è poi così terribile. Sopravviverai" scherzò Spike.

Buffy lo fulminò con un'occhiata. "E non è tutto. Il problema più grave è che mia madre e mia sorella torneranno a giorni!"

Spike la guardò alzando un sopracciglio interrogativo. "Beh?"

"Come spiegherò tutta questa storia?" gli chiese Buffy. Oh, ma come fa a non capire il problema?, si chiese.

"Semplice. Dirai che da quando sei tornata abbiamo iniziato a frequentarci, ci siamo innamorati e subito sposati" spiegò Spike tranquillo. Che poi è anche la verità, aggiunse mentalmente.

"E tu credi che la berranno?"

"Perché no?" ribattè lui. "E poi tua sorella già mi adora. Non sarà un problema per lei accettare il nostro matrimonio"

"Fosse solo mia sorella…" mormorò Buffy corrugando la fronte. "Il vero osso duro da convincere sarà mia madre"

"Perché?"

"Non le sei mai piaciuto"

Spike sembrò sorpreso. Non credeva che Joyce Summers avesse qualcosa contro di lui. tutte le volte che si erano incrociati nel corso degli anni, era sempre stata gentile e cordiale. Bah, valle a capire le donne Summers…

"E cosa avrei fatto di male a tua madre?"

"Rompere quotidianamente il cuore della sua figlia maggiore, perdutamente innamorata di te, per farti un esempio" rispose Buffy, abbassando gli occhi. "Lei mi vedeva star male dopo ogni tuo rifiuto e credo che abbia sviluppato un certo odio verso di te"

Spike tossicchiò. "Idiota che ero" borbottò nascondendo le parole fra I vari colpi di tosse.

Buffy lo guardò interrogativa. "Che hai detto?"

"Dicevo che nonostante le cadute e tua madre che ti diceva di smetterla, non hai mai smesso di corrermi dietro" rispose con un certo orgoglio nella voce. Bei tempi quelli… "Cosa sono altri sei mesi allora? basta tener duro ancora un po'"

"Non credo che riuscirei a fingere con mia madre" ammise Buffy con una smorfia. "Lei mi conosce troppo bene"

Spike si strinse nelle spalle. "Allora le spiegheremo la verità. Che tra sei mesi finirà tutto. Così non dovrai fingere con lei" disse con un sorriso. "Problema risolto"

Buffy lo guardò stupita. " Per una volta ti do ragione. Hai avuto un'idea geniale." Corrugò la fronte fingendosi dubbiosa. "Devo iniziare a preoccuparmi?"

Spike rise. "Spiritosa!"

"E riguardo la signora Cooper?" Ora era davvero preoccupata.

"Cosa? Lei già sa che siamo sposati"

"Ma dai, non me n'ero accorta, genio!" esclamò Buffy ironica. "Mi riferivo alla brillante decisione del giudice di mettercela alle costole!" E di nuovo l'immagine della signora Cooper che sgattaiolava curiosando dappertutto le balzò davanti agli occhi con prepotenza. Fece una smorfia terrorizzata.

Spike, invece, sembrava molto tranquillo. "Non preoccuparti. Ci occuperemo di lei con calma"

"Già, come se fosse semplice da gestire…" osservò Buffy lasciandosi cadere di peso sul divano.

"Ho detto non preoccuparti, passerotto." Si sedette accanto a lei. "Mi farò venire un'altra delle mie idee “geniali”"

 

Capitolo Trentatre

† Ricorda: non tutti I mali vengono per nuocere †

Cinque giorni dopo…

Buffy scese le scale lentamente, con un occhio semiaperto e l'altro ancora completamente chiuso. A piedi nudi, arrivò nell'ingresso e per poco non fu travolta da Spike che arrivava dal soggiorno con in mano una tazza di caffè e nell'altra la sua valigetta, il colletto della camicia aperto e la cravatta slacciata.

"Cosa ci fai ancora qui?" borbottò lei passandosi una mano su un occhio.

Spike le lanciò un'occhiata di sfuggita. Davvero adorabile con quel pigiama con I maialini rosa. "Sì, lo so. Sono in ritardo. Sono già le nove"

Buffy mugolò qualcosa. "Vuol dire che ha ancora mezz'ora per fare colazione e prepararmi prima dell'ora X"

"Oh, l'ora X. Sarà meglio che mi sbrighi" disse lui e nervosamente iniziò a muoversi avanti e indietro cercando un posto dove lasciare la tazza senza dover andare in cucina. "Ecco, tieni" disse poi e mise la tazza in mano a Buffy. Si passò una mano fra I capelli mentre si controllava allo specchio prima di uscire e nel frattempo osservò indifferente: "Beata te che rimani a casa! Bella la vita del disoccupato" poi si avvicinò alla porta.

Dietro le spalle Buffy gli fece il verso e mostrò la lingua. Poi, soddisfatta, si avviò lentamente verso la cucina.

Spike aprì la porta ed in fretta mosse un passo oltre la soglia, poi spalancò gli occhi e ancora più velocemente rientrò in casa chiudendo rumorosamente la porta.

"Già di ritorno?" urlò Buffy ironica dalla cucina.

"Allarme rosso! Sta arrivando!" si limitò a dire Spike.

Buffy arrivò di corsa, allarmata. "E che sei rientrato a fare? Non poteva “salvarti” almeno tu?"

Spike fece una smorfia. "L'avrei fatto se avessi potuto, stanne certa. Ma ormai ha oltrepassato I confini" concluse preoccupato.

Buffy spalancò gli occhi. "Bisogna correre ai ripari"

Spike si chinò a sbirciare da dietro la tendina della finestra accanto alla porta. "E in fretta! Ormai ha invaso il giardino"

"Ancora pochi passi e saremo in trappola!" esclamò Buffy. Poi, come colpita da un'idea improvvisa, si fermò. "Presto, la porta sul retro! Salvati almeno tu!" gli urlò.

Spike annuì con la testa, afferrò la valigetta, poi…

DIN DLON! DIN DLON!!

"Troppo tardi. Ormai ha lanciato la prima bomba" commentò sconfitto.

"Caspita che scatto" osservò Buffy ironica. "Credevo che dopo tutto questo tempo, avessi I riflessi più allenati"

"Sta zitta! Corri a nasconderti! Io tenterò di distrarre il nemico"

Buffy si diresse in fretta verso la cucina.

Spike la seguì con lo sguardo, poi guardò la porta, tirò un profondo respiro e l'aprì, andando incontro con onore al proprio destino.

"Buongiorno signora Cooper!" esclamò.

"Buongiorno Spike"

Lui uscì dalla casa. Si richiuse la porta dietro le spalle rimanendo sul portico. Lanciò un'occhiata nervosa all'orologio. "Maledizione, oggi è in antic…" Mimò un accesso di tosse. "Oh, sono in ritardo! Devo andare" E si incamminò spedito verso la salvezza.

"Ma vai in ufficio conciato così?" osservò la signora Cooper.

Spike si fermò di scatto. Abbassò gli occhi e vide il colletto della camicia ancora aperto e la cravatta buttata sulla spalla. "Ha ragione" Prese la cravatta, se la passò intorno al collo ed iniziò ad armeggiarci tentando di fare un nodo.

"Allora, come va?" chiese nel frattempo la donna con un sorriso.

Spike alzò gli occhi su di lei e smise di combattere contro la diabolica cravatta che non voleva saperne di annodarsi. "Bene. Non è successo poi molto da quando ci ha dato la buonanotte ieri sera"

La signora Cooper sorrise. "E la mogliettina?"

Spike lanciò un'occhiata verso la casa. "Sta dormendo!" rispose in fretta.

Improvvisamente un gran fracasso di stoviglie in pezzi ruppe la tranquillità di quella mattinata. Quello e l'imprecazione che lo seguì subito dopo. Un'imprecazione che proveniva dalla sua cara “mogliettina”.

Spike sospirò. "Stava dormendo" si corresse. Tornò sui suoi passi, poi aprì di scatto la porta ed urlò: "Buffy! Che diavolo fai? Ti avevo detto di…"

"Faccio quello che voglio!" fu la brusca risposta proveniente dalla cucina. "Ma non te n'eri andato? E vai!"

"Ma guarda che acida del…" borbottò Spike richiudendo secco la porta. Poi si voltò e sobbalzò spaventato trovandosi praticamente addosso la Cooper che lo guardava confusa e sbalordita. Si riprese immediatamente e si corresse con aria tranquilla. "Sa, è sempre un po' nervosa appena sveglia…" Si strinse nelle spalle, riafferrò la valigetta e tentò di muovere qualche passo.

La signora Cooper gli si piazzò davanti a braccia conserte. Lui sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi ammaliatori. La Cooper non si sciolse.

Spike corrugò la fronte, iniziando seriamente a preoccuparsi per la situazione in cui si trovava. Aveva la sensazione che la Cooper stesse per saltargli al collo da un momento all'altro. Titubante, fece un passo indietro ed andò a sbattere contro la porta.

Un altro rumore dall'interno e finalmente capì: Buffy.

Posò di nuovo a terra la valigetta, si sistemò la giacca e lentamente aprì la porta di casa, rimanendo comunque sulla soglia.

"Passerotto, tutto bene?" chiese in tono dolce, ben diverso da quello di poco prima. "Ti sei fatta male? Ti serve aiuto? Vuoi che il tuo adorato maritino venga ad aiutarti?"

Altri rumori, stavolta più forti, arrivarono dalla cucina.

"Raggio di sole, che succede?" Spike si voltò verso la signora Cooper con un sorriso rassicurante.

Un rumore di passi, poi la voce di Buffy. "Hai cominciato a bere di prima mattina, Spike? Oppure hai semplicemente preso una botta in testa?"

Lui lanciò un'occhiata preoccupata alla signora Cooper dietro di sé. "Che le avevo detto? È sempre un po' nervosa appena sveglia. In realtà è pazza di me" le disse facendole l'occhiolino.

"Ecco. Vedi? Secondo me, non ci stai più con la testa. Inizi anche a parlare da solo adesso?" continuò Buffy arrivando nell'ingresso di gran carriera, in mano una tazza di caffè. Poi piegò la testa da una parte e corrugò la fronte perplessa quando lo vide che le stava facendo degli strani cenni con gli occhi e con le mani. Lei però non riusciva davvero a capire cosa volesse dirle. "Che c'è? Stanotte hai dormito male? È ancora troppo duro il…?"

Spike si spostò di lato consentendo a Buffy la visione della signora Cooper in piedi fuori la porta. Di riflesso lasciò cadere la tazza di caffè. Deglutì a vuoto. "Il… il cuscino?" mormorò cercando di salvare la situazione.

Spike le lanciò un'occhiata del tipo “io te l'avevo detto”, poi si inginocchiò per raccogliere I cocci della tazza.

"Buongiorno, signora Cooper" disse Buffy esitante.

La donna annuì con la testa ma non rispose al saluto. Buffy lanciò un'occhiata a Spike in ginocchio a terra, poi si voltò di nuovo verso la signora Cooper.

"Ma che ha creduto davvero che stessimo litigando?"

Spike alzò gli occhi verso di lei. "Ho tentato di spiegarle che sei nervosa appena sveglia"

"Io, nervosa?" ripeté Buffy. "No, è solo che divento tanto triste quando te ne vai" disse forzando un sorrisetto.

La signora Cooper continuava a guardarli pensierosa e per niente convinta.

Agitandosi, Buffy si sedette di peso sul ginocchio di Spike e gli passò le braccia attorno al collo.

"Sono tanto triste quando il mio Spikey se ne va" disse poi, spingendo in fuori il labbro inferiore e sbattendo le ciglia.

"Ed io sono tanto triste che la mia Riccioli d'oro sia triste" ribatté lui con una smorfia.

Si voltarono l'uno verso l'altra e forzarono un sorriso raggiante. Poi, lentamente, guardarono la signora Cooper e sospirarono impercettibilmente di sollievo quando la videro che sorrideva.

Buffy allora si alzò di scatto e si sistemò il pigiama. Spike fece altrettanto, lasciando da parte I cocci.

"Non preoccuparti, caro. Qui sistemo io. Tu non sei in ritardo?" gli disse Buffy con intenzione.

Spike annuì con energia. "Sì, amore. Stavo giusto andando."

"Bene" Buffy si voltò verso la signora Cooper e sorrise. "Signora vuole entrare? Venga, stavo per fare colazione. Vuole farmi compagnia?" le chiese gentilmente. Poi si voltò e, certa che la donna la stesse seguendo, andò verso la cucina.

Spike si passò una mano fra I capelli, sollevato, e riafferrò la valigetta. Fece un sorriso alla signora Cooper e poi lanciò un urlo a Buffy. "Ci vediamo stasera, amore" Ecco fatto. La scenetta era completa.

"Sì, ciao" rispose Buffy dalla cucina.

Spike si avviò verso la porta passando affianco alla signora Cooper e la sentì mormorare.

"Ah, questi giovani d'oggi! Ai miei tempi, la moglie salutava sempre con un bacio il marito che andava a lavoro. Io lo faccio ancora con il mio Robert"

Spike si bloccò e riposò di nuovo la valigetta a terra con un profondo sospiro. Rettifica, la scenetta non era ancora finita. "Tesoro, io vado via" urlò di nuovo calcando ogni parola. Buffy, avrebbe capito?

"Ok. Ciao" rispose lei.

Evidentemente no, pensò Spike. Doveva fare tutto da solo allora. A passo deciso arrivò in cucina, afferrò Buffy per un braccio e la trascinò nell'ingresso, poi la prese fra le braccia e le diede un bacio da capogiro. Il tutto senza dire neanche una parola.

La signora Cooper sorrise soddisfatta. "Vado in cucina. Ti aspetto lì, Buffy" disse piano, poi si allontanò lasciandoli soli.

Buffy e Spike si divisero di scatto e lei lo guardò furiosa.

"Ma che diavolo fai?"

"Abbassa la voce. La Cooper è in cucina" la ammonì lui.

Buffy sembrò delusa. "Oh, ma allora…"

Spike le fece cenno di tacere, poi riprese la valigetta. "Ho dovuto farlo. Lei se lo aspettava" le spiegò. "Non prendertela con me"

Buffy gli posò una mano sul braccio. "Aspetta"

Spike si voltò interrogativo.

"Ti sistemo la cravatta" mormorò Buffy. Gli rifece il nodo, poi fece un passo indietro e gli sorrise. "Buon lavoro"

Spike annuì, le sorrise e lanciandole un ultimo sguardo uscì di casa.

Buffy lo seguì con lo sguardo mentre camminava lungo il vialetto, poi sospirò e richiuse la porta.

 

Capitolo Trentaquattro

Spike percorse il vialetto fino a casa Summers sorridendo. Era tutto il giorno che non riusciva a togliersi dalle labbra quel sorriso. In ufficio l'avevano anche guardato come se fosse improvvisamente impazzito. E invece, lui era solo felice. Già, perché per la prima volta da quando erano tornati dalla luna di miele e dalla sentenza del giudice, Buffy aveva cercato un contatto fisico con lui.

Cero, il semplice sistemargli la cravatta non era un grande gesto o un enorme passo avanti, ma lo sguardo e il sorriso che lei gli aveva rivolto, gli facevano credere di essere sulla strada giusta. Buffy provava qualcosa per lui, ormai ne era certo. L'unica cosa che gli rimaneva da fare era continuare il suo assedio alla fortezza e sperare di non dover proseguire in eterno. E comunque, nel caso più estremo, poteva davvero incatenarla al muro…

Ad ogni modo doveva stringere I tempi. Era stanco di non poterla toccare o baciare tranne quando inscenavano quegli stupidi siparietti come quella mattina per la signora Cooper, e più di tutto era stanco di dormire sul quel dannato divano e vederla ogni volta salire quelle maledette scale senza di lui.

Voleva addormentarsi con lei fra le braccia, voleva stringerla, voleva alzarsi la mattina e trovarla sdraiata al suo fianco serena, e soprattutto voleva di nuovo fare l'amore con lei.

Mentre un sorrisetto malizioso gli distendeva le labbra, Spike aprì la porta di casa ed entrò.

Con rapidi gesti gettò da una parte la valigetta e si liberò della giacca, slacciò la cravatta e aprì il colletto della camicia. Poi si scompigliò I capelli. Adesso andava decisamente meglio.

La casa era silenziosa. Di Buffy nessuna traccia. Probabilmente era uscita, magari in quel momento era a fare spese con Willow. Niente di cui preoccuparsi, comunque. Di sicuro sarebbe rientrata per l'ora di cena.

Che poteva fare allora nell'attesa?

Un'idea improvvisa gli balenò nella mente. Ridacchiò divertito. Davvero una grande idea.

Quella sera sarebbe stata LA sera.

*** 

Spike si sorrise attraverso lo specchio alzando il sopracciglio, in quella che considerava una delle sue migliori espressioni da conquistatore. Quella sera non avrebbe potuto sbagliare. Buffy non aveva nessuna possibilità di scampo. Aveva progettato tutto nei minimi particolari. Si giocava il tutto per tutto.

Sentì la chiave girare nella serratura e la porta aprirsi lentamente. Con pochi passi raggiunse l'ingresso sfoderando un sorriso abbagliante e la sua aria più affascinante.

Buffy aprì la porta e spalancò gli occhi sorpresa non appena lo vide.

Spike gongolò soddisfatto. Aveva decisamente fatto colpo, almeno a giudicare dalla reazione di Buffy.

"Che diavolo ci fai ancora qui?" lo apostrofò lei.

Il sorriso sulle labbra di Spike si affievolì lentamente e la guardò confuso. "Eh?"

"Non hai letto il messaggio?" gli chiese Buffy lanciando un'occhiata nervosa fuori la porta.

"Quale messaggio? Non hai lasciato nessun…" La voce di Spike si incrinò quando Buffy si chinò a raccogliere da terra un foglietto di carta che poi gli mise in mano con un gesto deciso. "…messaggio"

Lei alzò un sopracciglio interrogativa.

Spike lesse il messaggio: “Vado a prendere la mamma e Dawn all'aeroporto. Sarò di ritorno verso le sette. Non farti trovare a casa. Voglio parlare con la mamma da sola. Grazie. Ciao. Buffy” Poi alzò gli occhi confuso. "Ma… io…"

"Ora fuori. Fa in fretta. Mamma e Dawn stanno ancora scaricando I bagagli. Passa dalla porta della cucina" Buffy si mosse per uscire, poi si voltò di nuovo verso di lui e corrugò la fronte perplessa. "Perché sei vestito così?"

Spike abbassò lo sguardo sul suo completo più elegante e sospirò. Completamente inutile. Così come I fiori che aveva preso per lei, che erano sistemati in un vaso in cucina, e la cena a lume di candela che aveva prenotato nel ristorante più romantico di Sunnydale. La serata era rovinata e così anche il suo momento speciale con Buffy. E lei non ne avrebbe mai neanche saputo niente.

Che dannato tempismo!, pensò con una smorfia. Sospirò di nuovo e alzò gli occhi su di lei che ancora lo stava fissando in attesa di una risposta.

"Niente, avevo avuto un'idea. Un'idea stupida. Magari sarà per un'altra volta…" le disse forzando un sorriso e indifferenza.

"Cosa sarà per un'altra volta?" chiese in tono lieto Joyce Summers comparendo all'improvviso alle spalle della figlia maggiore che sussultò spaventata e si voltò immediatamente verso di lei. "E cosa ci fa il nostro vicino vestito in questo modo nel nostro ingresso?" chiese ancora corrugando la fronte.

Buffy sospirò. Non era in quel modo che aveva deciso che sarebbero andate le cose. Non era nell'ingresso di casa che aveva pensato di dire a sua madre che si era sposata con Spike. "Mamma, devo dirti una cosa…"

"Ci credo. Devi spiegarmi come ha fatto Spike ad entrare in casa nostra senza che nessuno l'abbia invitato" replicò Joyce incrociando le braccia.

"Beh, ecco… in realtà… lui…" balbettò Buffy. Si sentiva come una sedicenne che, uscita di nascosto per andare a ballare, era stata colta in flagrante.

"Io abito qui" rispose Spike.

Buffy chiuse gli occhi a quelle parole. La situazione stava decisamente sfuggendole di mano. Forse poteva ancora salvarla però…

"E per quale motivo? Sentiamo" replicò sua madre in tono serio.

"Io e Buffy ci siamo sposati, signora Summers" rispose Spike in tono deciso.

Buffy riaprì gli occhi di scatto e lo fulminò con un'occhiata. Poi si voltò verso la madre preoccupata per la sua reazione. "Mamma…"

Spike si strinse nelle spalle con aria innocente. " Prima o poi avrebbe dovuto saperlo, no?" Fece un sorriso a Joyce che continuava a fissarlo senza parole. "Comunque ben tornata a casa, signora Summers"

"O mio Dio" mormorò Joyce con gli occhi spalancati. "Io… tu… lui…" balbettò confusa.

"Sì, mamma, vedi… Stavo proprio per dirtelo…" Buffy lanciò di nuovo un'occhiataccia a Spike. "Volevo farlo in un altro modo certo, però…"

"E' vero?" chiese Joyce incredula.

"Sì, mamma è vero… però, non è come pensi…" iniziò Buffy.

"Ehi, ciao a tutti! Novità?" esclamò Dawn con voce squillante arrivando all'improvviso con il suo zaino sulle spalle.

Tre paia di occhi si voltarono di scatto verso di lei.

La ragazzina si strinse nelle spalle e fece un mezzo sorriso. "Ho detto qualcosa di male? Perché mi guardate così?" 

"Allora, fatemi vedere se ho capito bene" iniziò Joyce in tono serio. "Vi siete ubriacati e vi siete risvegliati il giorno dopo a Las Vegas. Sposati"

Buffy e Spike annuirono in contemporanea. Lei temeva una brusca reazione da parte della madre, ma lei sembrava piuttosto calma.

Dopo l'iniziale momento di smarrimento dovuto allo shock per la notizia, Joyce si era ripresa ed aveva ascoltato in silenzio il racconto delle vicissitudini della figlia maggiore. Ora, seduta sul divano, con Dawn al suo fianco, cercava di fare il punto della situazione.

"E avete deciso di rimanere sposati" aggiunse poi. "Per motivi che ignoro…"

"E' una storia lunga, mamma" disse in fretta Buffy. "E molto complicata" In realtà, si vergognava a raccontare a sua madre I motivi che l'avevano spinta a rimanere sposata con Spike, perché era consapevole del fatto che fossero state solo delle patetiche scuse usate per nascondere una verità che non avrebbe mai ammesso ad anima viva.

Joyce annuì. "Già. Posso immaginare" commentò. "E stavate divorziando quando il giudice, il giudice Cooper, il nostro vicino, vi ha imposto di stare insieme altri sei mesi perché agli atti mancava il certificato di matrimonio"

"Giusto" Spike annuì con vigore. La signora Summers la stava prendendo piuttosto bene. aveva immaginato una scena ben diversa, visto il timore di Buffy. Forse lei aveva sbagliato a temere il giudizio della madre su quella faccenda.

"Quindi questa… cosa tra voi andrà avanti per altri sei mesi?"

Buffy annuì.

"E voi… voglio dire…" Joyce sembrò imbarazzata. "Voi due… avete intenzione di… dormire insieme?"

Buffy spalancò gli occhi. "No, mamma. Non dormiremo insieme. Io e Spike non dormiamo insieme. Lui sta sul divano" si affrettò a dire.

"Già, signora" convenne Spike. "E' seduta sul mio comodo giaciglio" aggiunse ironico.

Joyce lo guardò stupita e confusa. "Ma avete detto che la signora Cooper deve controllare che…"

Spike sospirò. "Un'idea del giudice. Comunque abbiamo trovato un modo per non farci scoprire da lei anche se non dormiamo insieme"

"Sì, riusciamo tranquillamente a fingere davanti a lei" aggiunse Buffy. "Siamo dei bravi attori"

"Ottimi" precisò Spike e fece l'occhiolino a Buffy.

Lei sorrise, poi le tornò in mente il bacio che si erano scambiati quella mattina e il sorriso si affievolì. Una bugia. Solo un'altra bugia. "Già, ottimi" mormorò piano.

Joyce sospirò. "Se lo dite voi" disse per niente convinta. "Comunque a me questa storia non piace"

"Mamma, non preoccuparti. Vedrai andrà tutto bene"

"Sì, sei mesi passano alla svelta. Non c'è davvero niente di cui preoccuparsi" disse Spike. "Non si accorgerà nemmeno della mia presenza"

"Sì, non darà nessun fastidio" aggiunse Buffy.

Joyce si alzò dal divano e si diresse verso le scale. "Sarà meglio che vada a riposare. Il viaggio e tutte queste notizie mi hanno stremata" Salì un paio di gradini, poi si fermò.

"Mamma?" chiamò Buffy seguendola. "Qualcosa non va? Se non sei convinta, io posso…"

Joyce scosse la testa. "No, stavo solo pensando che è da tanto che non abbiamo un uomo in casa" Fece un piccolo sorriso. "Dovrò abituarmi, ecco tutto" aggiunse ricominciando a salire.

"Già" convenne Buffy. Lei invece si era facilmente abituata alla presenza di Spike nella sua vita e nella sua casa. Anche troppo.

*** 

"Buffy" chiamò Joyce il pomeriggio successivo.

Buffy si affacciò nella cucina con un sorriso. "Sì, mamma?"

"Sto andando a fare la spesa. Stasera ho intenzione di preparare io la cena. Ieri ero troppo stanca e le notizie che mi hai dato mi hanno messa davvero ko…"

"Sei in collera con me, mamma?" chiese Buffy accigliandosi.

"No, tesoro. L'importante per me è che tu sia serena"

"Io sto bene, mamma. Davvero"

Joyce annuì e le sorrise. Poi corrugò la fronte. "Sai se c'è qualcosa di particolare che piace a Spike?"

Buffy la fissò confusa. "E' allergico alle noccioline e va matto per le torte al cioccolato. Non so però quale sia il suo piatto preferito"

"Okay, buono a sapersi. Stasera preparerò una cenetta con I fiocchi. Peccato che non abbia tempo di preparare una torta" commentò Joyce pensierosa.

"Mamma non devi farlo"

Joyce la guardò stupita.

"Se lo fai per Spike, non preoccuparti. Lui è abituato alla mia cucina, quindi non sforzarti di compiacerlo. Qualsiasi cosa tu preparerai andrà benissimo per lui, anche un uovo sodo" spiegò Buffy con un sorriso.

"Te l'avevo detto io che avresti dovuto imparare a cucinare" la rimproverò la madre. "Quando il marito torna a casa la moglie deve sempre fargli trovare un buon pasto caldo a tavola"

"Sì, mamma. Nell'ottocento, forse. Nel nuovo millennio, se io non sono a casa o non ho voglia di cucinare, Spike ordina una pizza" replicò Buffy.

"Che pazienza con questi giovani!" commentò Joyce divertita andando verso la porta. "Fortuna che non rimarrete sposati a lungo, altrimenti…"

"Già, fortuna" mormorò Buffy abbassando gli occhi.

*** 

"Joyce! È tornata!" esclamò la signora Cooper con voce squillante ed un radioso sorriso.

"Signora Cooper, sono contenta di rivederla" replicò Joyce avvicinandosi alla siepe che divideva I loro giardini. In braccio aveva due enormi buste di carta contenenti la spesa.

"Ha un aspetto davvero radioso. La vacanza le ha fatto davvero bene." si complimentò la Cooper. "E la piccolina? Come sta?"

"Oh, Dawn sta bene. Ora è con le sue amiche"

"E Buffy è appena uscita" aggiunse la Cooper.

"Davvero? Non lo sapevo" Joyce mosse qualche passo verso casa.

"Immagino sia già stata informata della novità" disse la signora Cooper con intenzione.

Joyce si fermò. "Quale novità?"

La signora Cooper sembrò sconvolta. "Ma come? Buffy e Spike! Il matrimonio! Non mi dica che…."

"Ah, già!" esclamò Joyce. "Mi hanno detto tutto. Non appena messo piede in casa. Non hanno risparmiato neppure un particolare"

"Neppure uno?" disse la Cooper con un sorrisetto. "Scommetto che un particolare non glielo hanno detto…"

Joyce corrugò la fronte perplessa. "Quale? Non credo che Buffy mi abbia taciuto qualcosa…"

"Quindi le hanno detto tutto…"

"Sì, tutto"

"Tutto tutto?"

"Certo!"

"Anche che sono innamorati l'uno dell'altra?"

"Oh, ma cer… Un momento!" Joyce spalancò gli occhi sorpresa. "Cos'è questa storia?"

La signora Cooper rise divertita. "Lo sapevo che non potevano averle raccontato tutta la verità" gongolò soddisfatta.

Joyce scosse la testa. "Mi scusi, ma io non ho capito. Sarebbero innamorati? Buffy e Spike? La mia Buffy?"

La signora Cooper annuì con vigore. "Innamorati persi. Completamente partiti. Solo che non vogliono ammetterlo e continuano a far finta di niente"

"O cielo!" esclamò Joyce. "E lei come lo sa?"

"Spirito di osservazione" La Cooper le fece l'occhiolino. "E poi Buffy è sempre stata innamorata di Spike"

"Sì, ma io credevo che le fosse passata…" mormorò Joyce confusa.

"E invece no, per fortuna" la corresse l'altra donna con un sorriso.

"E Spike? Lui ama la mia bambina? No, perché se ha intenzione di farla soffrire di nuovo, io questa volta…"

"Sì, lui la ama" la bloccò la Cooper decisa. "Ha capito di aver sbagliato in passato a rifiutarla. Ora lui la ama" 

Joyce si rilassò.

"Solo che non vogliono dirselo." aggiunse la Cooper.

"E perché?"

"Orgoglio? Paura? Non so." rispose la donna. "Però sto lavorando perché ciò avvenga. Sa, ho un piano"

Joyce la guardò sorpresa. "Ha un piano? In che senso?"

"Lo sa mantenere un segreto Joyce?" le chiese la signora Cooper in tono basso e confidenziale.

La donna annuì e si sporse verso la signora Cooper.

"Se glielo dico però non può più tornare indietro, se ne rende conto, vero?"

"Scusi?"

"Entra a far parte della squadra. Prendere o lasciare"

Joyce considerò la questione per un paio di minuti, poi sorrise. "Okay, prendo"

Un sorrisetto malizioso apparve sulle labbra della signora Cooper, poi prese sottobraccio Joyce. "Venga, abbiamo molte cose di cui discutere…." le disse mentre la conduceva verso la sua casa.

*** 

Spike accostò al marciapiede e spense il motore. Scese dalla macchina e vide arrivare dalla direzione opposta alla sua Buffy con in mano quella che sembrava essere la scatola di una pasticceria. Evidentemente aveva comprato un dolce per la cena.

Aspettò che lo raggiungesse e poi le sorrise. Da quando c'erano la madre e la sorella la loro precaria e ritrovata intimità si era molto affievolita e lei gli sembrava più nervosa del solito.

"Ciao Buffy" le disse.

"Ciao" rispose lei.

"Lascia che la porti io" si offrì.

Lei lo squadrò come se avesse detto un'enormità. "Guarda che non pesa nemmeno un chilo"

"Cercavo solo di essere gentile"

"Nel caso non te ne fossi accorto, non siamo più nel Medioevo. Sollevo pesi ben più pesanti di questo praticamente ogni giorno. So che la cosa dev'essere uno shock per te, ma non sono una mammoletta. Non ho bisogno di un uomo forte che si prenda cura di me"

"Scusa tanto" Certo che non ne aveva bisogno, era così maledettamente indipendente! Sembrava quasi che l'idea di aver bisogno di qualcuno le messe paura, pensò Spike con una smorfia incamminandosi lungo il vialetto dietro di lei.

"Cos'è questo profumino delizioso che sento provenire dalla cucina?" chiese poi non appena messo piede in casa.

Joyce apparve dalla cucina. "Ali di pollo fritte"

"Sta scherzando? È il mio piatto preferito"

Joyce ridacchiò soddisfatta.

"Scommetto che lei è una cuoca fantastica" disse Spike con un sorriso.

"Faccio del mio meglio" replicò Joyce poi si fece dare la torta da Buffy e tornò in cucina.

Buffy si voltò a guardarlo di scatto non appena la madre scomparve dalla stanza. "Smettila di accattivarti mia madre"

"Non sto facendo niente del genere" replicò Spike stupito.

"Sì che lo fai"

"Ti sbagli. Sono solo me stesso"

"E guarda caso, le ali di polli sono davvero il tuo piatto preferito" commentò Buffy ironica.

"Lo sono" ribatté Spike con aria di sfida.

Buffy lo guardò per un momento in silenzio. "Va bene. D'accordo. Ci credo. Ma smetti lo stesso di lusingare mia madre!"

"Ma perché?" Spike era davvero confuso.

"Perché non siamo davvero sposati e tu non devi davvero piacere a tua suocera!" sbottò Buffy nervosa.

"Oh" commentò lui. A volte davvero non riusciva a capirla.

"Toc, toc. Scusate per l'interruzione ragazzi ma la cena è pronta" annunciò Joyce rientrando in sala da pranzo con un piatto da portata.

Dawn apparve dal piano superiore e prese posto. Buffy si sedette al suo solito posto, al lato opposto della porta della cucina. spike stava per sedersi di fronte a lei, come ormai era abituato a fare, quando Joyce gli bloccò la mano sullo schienale della sedia.

"E' il mio posto questo" gli disse con un sorriso. "E' più vicino alla cucina."

Spike annuì e si spostò verso l'altro posto rimasto. Con sorpresa sia sua che di Buffy, era al fianco di quest'ultima e non all'altro lato del tavolo che in quel modo rimaneva libero.

Uno strano modo di sistemare I posti a tavola, pensò Spike ma non si lamentò apertamente. In fondo era vicino a Buffy. Poteva trovare qualche vantaggio da quella situazione.

Lo sguardo corse ad accarezzare I suoi bei lineamenti, gli occhi si persero nell'ammirazione del biondo oro dei suoi capelli, della sua carnagione perfetta, dei suoi incredibili occhi, della sua bocca. Rossa, matura, da baciare.

In quel momento realizzò che la stava fissando con tanta intensità da essersi scordato della cena e di Joyce, che a quanto pareva sembrava avergli appena chiesto qualcosa.

"Mi scusi, diceva?" chiese, sentendosi un perfetto idiota.

"Ti ho chiesto di passarmi il piatto" rispose Joyce con un sorriso divertito.

Spike le passò in fretta il piatto. Un'intera cena con Buffy al suo fianco senza poterla toccare sarebbe stata una vera tortura. Specie con sua madre seduta di fronte a loro!

La cena però proseguì senza intoppi. La conversazione a tavola fu monopolizzata dai racconti di Dawn sul viaggio e questo permise a Buffy di rilassarsi. La prima serata con Spike e la sua famiglia riuniti allo stesso tavolo. E stava andando tutto bene. Non l'avrebbe mai creduto possibile.

"Dawnie, cara, aiutami a sparecchiare" disse Joyce ad un certo punto alzandosi da tavola.

"Mamma!" brontolò la ragazza.

"Non una parola" l'ammonì la madre con un sorriso. "E' il tuo dovere"

Dawn stava per ribattere qualcosa quando Buffy intervenne.

"Ti aiuto io, mamma." si offrì. Poi si alzò ed iniziò a raccogliere I piatti.

"Oh, no tesoro. Non è necessario. Mi aiuterà Dawn. Tu rimani pure qui" le disse la madre.

"Ma mamma! Stasera in televisione c'è lo speciale sul mio cantante preferito! Non posso perderlo!" protestò Dawn. "Ti prego, ti prego!"

"E va bene" concesse Joyce e Dawn schizzò in soggiorno prima che la madre cambiasse idea.

Joyce la seguì con lo sguardo poi si voltò verso Buffy. "Sai, credo che farei meglio a controllare cosa guarda tua sorella. È un'adolescente facilmente impressionabile. Non vorrei che il suo cantante preferito la convincesse a riempirsi di piercing e tatuaggi!"

Buffy la guardò confusa ma si limitò ad annuire senza aggiungere altro. Probabilmente quella era una semplice scusa per non occuparsi delle pulizie. Lanciò un'occhiata al tavolo e pensò anche alla montagna di piatti e pentole in cucina che sicuramente la stavano aspettando. Fece una smorfia, iniziando a capire il motivo della fuga di sua madre.

Con un sospiro iniziò a trasportare la pila di piatti in cucina. Li sistemò nel lavandino e sobbalzò sorpresa quando girandosi per poco non andò a sbattere contro il torace di Spike che l'aveva seguita con bicchieri e posate in mano.

"Scusa" mormorò lei.

"Non volevo spaventarti" si scusò lui con un sorriso. "Volevo solo aiutarti. Posso?" le chiese titubante.

Buffy ripensò al modo in cui l'aveva aggredito soltanto un paio di ore prima. Si era pentita di quello scatto subito dopo aver pronunciato quelle parole. Okay, era nervosa quand'era sola con lui, ma che senso aveva aggredirlo?

"Senti, volevo scusarmi per averti assalito prima per strada. Sapevo che volevi aiutarmi ma… sai, ultimamente sono piuttosto nervosa" disse con un sorriso incerto.

"Non preoccuparti. È tutto a posto" rispose lui.

Buffy sospirò sollevata. "Vuoi davvero aiutarmi?" gli chiese poi lanciando un'occhiata alla pila di pentole ammucchiate in cucina.

Lui seguì il suo sguardo e rise. "Ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, vero?"

"Già." convenne Buffy. "Io lavo e tu asciughi. Ti va?"

Spike sorrise. "Okay"

Iniziarono a lavorare in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri. Talmente assorti che non si accorsero neanche di Joyce che fece capolino dalla porta e che la richiuse poi silenziosamente con un sorriso sulla labbra.

 

Capitolo Trentacinque

Trascorsero giorni da quella prima sera passata insieme in cucina e per Buffy e Spike il ritrovarsi a lavare I piatti divenne una specie di appuntamento serale, un'abitudine che entrambi non fecero fatica a prendere. Quel breve momento in cui potevano mettere da parte qualsiasi problema, tensione o nervosismo, e stare insieme godendo semplicemente della reciproca compagnia, era diventato una parte fondamentale della loro giornata.

Per Spike quegli incontri erano molto importanti, perché mai come in quei momenti Buffy sembrava tornare ad essere la ragazza spensierata e piena di allegria che lui aveva conosciuto ed amato appassionatamente durante la loro luna di miele sulla barca dei Cooper. E mai come in quei momenti lui si sentiva certo di poterla convincere ad aprirgli il suo cuore e farle svelare I suoi veri sentimenti. Per Buffy, invece, quei momenti trascorsi in cucina le permettevano di passare del tempo con Spike senza però dover fare I conti con dubbi e recriminazioni varie, e naturalmente senza esporsi più del necessario.

Lo osservò di nascosto e trattenne un sorriso: era davvero adorabile con le maniche della camicia arrotolate fino ai gomiti e il grembiule di sua madre drappeggiato sui fianchi mentre asciugava I piatti che lei gli passava.

"Io ho finito. Che faccio, ti aspetto oppure vado in soggiorno?" chiese Spike gettando da una parte lo strofinaccio umido.

Buffy si voltò a guardarlo. "Vai pure, tanto ormai abbiamo finito. Fra poco arrivo anche io" gli rispose lei.

Spike si incamminò verso la porta.

"Anzi, se ti riesce, cerca di convincere la mamma e Dawn a non vedere anche questa sera uno di quei vecchi film che gli piacciono tanto." aggiunse Buffy, poi sospirò. "Non ce la faccio davvero più"

Spike le sorrise. "Farò del mio meglio" le promise ed uscì dalla cucina.

Quando Buffy raggiunse a sua volta il soggiorno, trovò Spike, Dawn e sua madre seduti sul divano intenti a guardare la televisione. Non appena si avvicinò per sedersi sulla poltrona a fianco del divano, sua madre si alzò di scatto e si sedette al suo posto. A Buffy non rimase altro da fare che sedersi al posto della madre, sul divano accanto a Dawn, e concentrarsi sul film.

Arrivati a metà del primo tempo, Joyce si alzò dalla poltrona e finse uno sbadiglio. "Sono veramente stanca. Credo che andrò a dormire" disse, poi lanciò un'occhiata a Dawn che, seduta in mezzo fra Spike e Buffy, non sembrava minimamente intenzionata a seguire l'esempio della madre. "Dawn, tu vieni?" chiese allora Joyce.

La ragazzina alzò lo sguardo verso la madre. "No, mamma. Questo film mi piace molto, rimango ancora fino alla fine"

Joyce mosse qualche passo verso la porta e lanciò una nuova occhiata alla figlia minore. "Dawn, tu vieni?" chiese con intenzione.

Tutti si voltarono a guardare Joyce e Buffy si sentì in dovere di intercedere per la sorella.

"Mamma, lasciala stare. Non è tardi. Può continuare a guardare il film con noi"

Joyce continuò a guardare Dawn, senza ascoltare le parole di Buffy. "Dawnie, io non volevo dirtelo per non rovinarti la sorpresa, ma visto che non mi lasci altra scelta…"

Dawn guardò la madre, improvvisamente più interessata a lei che al film. "Cosa, mamma?"

"Avevo deciso di portarti a fare spese domattina, ma se non vai a dormire presto sono convinta che non riuscirai ad alzarti domani" le spiegò la madre con un sorriso.

"Mi porti a fare spese?" ripeté Dawn mentre un enorme sorriso le si allargò sul viso. "Davvero? E mi comprerai quella scarpe che desidero da tanto?"

Joyce parve riflettere un momento, poi annuì. "Sì, certo tesoro. Tutto quello che vuoi"

Dawn emise un urletto di gioia e si alzò di scatto dal divano andando ad abbracciare la madre. "Grazie, mamma! Grazie! Lo sai che ti adoro?"

Joyce rise. "Sì, lo so. Però ora andiamo a dormire. Ci aspetta una dura giornata di shopping domani"

Dawn annuì e dopo aver augurato la buonanotte a Buffy e Spike corse su per le scale precedendo la madre. Joyce la seguì con lo sguardo e sorrise.

"I giovani sono così impetuosi" commentò rivolta a Buffy e Spike. "Allora noi stiamo andando a dormire. Voi rimanete pure a guardare il film. Divertitevi" aggiunse.

"Buonanotte mamma" disse Buffy.

"‘Notte signora Summers" aggiunse Spike.

Joyce annuì con la testa e si avviò su per le scale lasciandoli da soli sul divano a guardare la televisione. Ognuno sul suo lato in silenzio.

Ad un certo punto Spike non ne poté più di tutto quel silenzio e disse: "A te piace Humphrey Bogart?"

Buffy si voltò a guardarlo. "Non più di tanto. Non è proprio il mio ideale di uomo." rispose stringendosi nelle spalle. "Ma “Casablanca” rimane sempre un film eccezionale" aggiunse indicando il film che stavano vedendo.

Lui annuì con la testa. "Sì, tutto sommato è un bel film per essere così vecchio" Poi sorrise. "Mi dispiace, ho tentato di convincere tua madre e tua sorella a guardare qualche altra cosa, ma sono state irremovibili"

Buffy ricambiò il sorriso e si strinse nelle spalle. "Non preoccuparti. “Casablanca” è uno dei pochi classici che guardo con piacere"

Spike tornò a fissare lo schermo. "Ma secondo te alla fine Ingrid Bergman fa bene ad andare via con il marito?" le chiese senza guardarla. "A lasciare l'uomo che ama?"

Buffy gli lanciò un'occhiata prima di riportare lo sguardo sullo schermo della televisione. "Beh, tutto sommato la decisione di Ingrid Bergman non è una decisone facile. Lei soffre a reprimere I suoi sentimenti e a lasciare l'uomo che ama. È tormentata."

"Capisco che per lei sia difficile" replicò Spike. "Però comunque avrebbe dovuto avere il coraggio di abbandonarsi ai suoi sentimenti e viverli appieno"

"Tu credi che sia facile abbandonarsi ai sentimenti? A volte ci sono paure che una persona neanche sa di avere che… che ti bloccano!" esclamò Buffy voltandosi di scatto verso di lui.

Spike piegò la testa da una parte e la fissò attentamente. Poi aprì la bocca per parlare ma improvvisamente un rumore dietro le loro spalle li fece sussultare per lo spavento. Si voltarono entrambi e videro Joyce che aveva appena sceso le scale ed era andata ad urtare contro lo stipite della porta.

"Tutto bene, mamma?" chiese Buffy.

"Sì, cara. Niente di grave" rispose Joyce. "Scusate ragazzi se vi ho interrotto. Ero scesa solo per prendere un bicchiere d'acqua." aggiunse dirigendosi a passo svelto verso la cucina. "Fate finta che non ci sia. Continuate pure quello che stavate facendo." disse poi con un bicchiere in mano mentre tornava al piano superiore.

Spike tornò a voltarsi verso Buffy ma ormai il momento era passato. Lei infatti era tornata a concentrarsi sullo schermo ma I titoli di coda del film stavano già scorrendo davanti ai loro occhi.

"Okay, allora io vado" disse Buffy alzandosi in fretta dal divano. "Buonanotte"

Spike la afferrò per un braccio costringendola a fermarsi. "Aspetta, dobbiamo ancora finire il discorso"

Buffy si liberò velocemente dalla sua stretta e si diresse verso le scale. "No. Adesso non ne ho più voglia. Sono stanca. Magari un'altra volta."

"Sì, magari un'altra volta" mormorò piano Spike osservandola mentre saliva le scale.

*** 

La sera successiva Buffy si chiese se non era davvero arrivato il momento di ricominciare ad uscire. In effetti non era l'ideale passare le serate a guardare vecchi film con la madre e la sorella e non per la prima volta Buffy si chiese perché Spike facesse tutto quello. Perché rimanesse a casa con loro invece di uscire. Un bel cambiamento per uno che fino ad un paio di mesi prima passava le sue serate tra night club e belle donne.

E invece quella sera li aspettava una maratona di film horror. Dawn aveva preparato le cassette da guardare con molta cura. Era una patita del genere mentre Buffy non lo apprezzava particolarmente. Troppo sangue e urla, secondo lei.

Ad ogni modo fece buon viso a cattivo gioco e si sedette anche quella sera sul divano accanto alla sorella ed iniziarono a guardare I film.

E stranamente, come la sera precedente, a metà del primo film, Joyce si alzò dalla sua poltrona e fece un altro sbadiglio.

"Ragazzi io vado a dormire. Questo non è decisamente il mio genere" disse con una piccola smorfia mentre sullo schermo l'assassino di turno faceva a pezzi la sua prima vittima.

Buffy strinse le labbra a quella scena ma non distolse gli occhi. Era disgustata da tutto quel sangue, ma non avrebbe dato soddisfazione alla sorella che la prendeva spesso in giro per I suoi urletti di spavento.

Joyce fece un cenno a Dawn, concentrata sul film, e si avviò verso le scale. "Buonanotte a tutti"

Dopo che Joyce se ne fu andata, tutti quanti tornarono a concentrarsi sul film. Ad un certo punto, Dawn si alzò dal divano.

"Ragazzi, vado a dormire anch'io" annunciò.

"Ma come? Di già?" chiese Buffy. "Prima ci obblighi a vedere questi stupidi film dell'orrore e poi te ne vai?"

"Non sono stupidi." replicò la sorella. "Lo dici solo perché hai paura"

"Non è vero. Io non ho paura" ribatté Buffy.

Dawn ridacchiò. "E invece sì. Mi raccomando Spike, tienila stretta, non vorrei che iniziasse a tremare per la paura" disse poi andando verso le scale. "Buonanotte"

"‘Notte, Dawnie. E non preoccuparti. Mi occuperò io di tua sorella" rispose Spike.

Buffy finse di ignorare quello scambio di battute tra sua sorella e il suo presunto marito e tornò a fissare ostinatamente la televisione. E si ripromise di non spaventarsi. Non avrebbe mai dato l'opportunità a Spike di prenderla in giro per quella sua piccola pecca.

Sullo schermo iniziarono a scorrere le immagini di un tremendo inseguimento da parte dell'assassino munito di motosega ai danni della povera vittima innocente. Buffy strinse le labbra mentre sentiva crescere la tensione e la bocca dello stomaco le si chiudeva. E non poté fare a meno di emettere un urlo di spavento e sorpresa quando vide comparire dietro le spalle dell'ignara vittima l'assassino che poi tranciò di netto la testa al povero malcapitato.

Spike si voltò a guardarla con un sorrisetto sulle labbra. "E così tu saresti quella che non ha paura?"

Lei gli lancia un'occhiataccia. "Non ho paura. Mi ha solamente preso alla sprovvista." rispose tornando a guardare il film.

Spike ridacchiò. "Mi sembrava il contrario però" commentò.

"Non c'è alcun bisogno di fare dell'ironia" ribatté Buffy. "Credevo che sarebbe spuntato da un'altra parte, tutto qui" aggiunse a mo' di scusa.

E quando dalla televisione si alzò un urlo di puro terrore Buffy sobbalzò spaventata e si aggrappò al braccio di Spike.

Lui scoppiò a ridere. "E questo come lo spieghi?" le chiese alzando un sopracciglio.

Buffy mollò la presa e si tirò indietro imbarazzata. "E' stato solo un riflesso involontario, niente di più."

"Ti ha di nuovo preso alla sprovvista?" chiese ironico.

"Già, proprio così" ribatté lei. "E guarda che io non ci trovo proprio niente da ridere! Questi film sono una vera schifezza!" sbottò con un gemito di frustrazione.

"Io non li trovo una schifezza, sono affascinanti" ribatté lui.

"Affascinanti?" ripeté Buffy con una smorfia. "Ti prego, spiegami perché li trovi così affascinanti"

"Mai sentito parlare del fascino del male, passerotto?" chiese lui chinandosi verso di lei. "Il male può essere molto affascinante e tentatore" aggiunse con voce suadente.

Buffy si tirò indietro per evitare il contatto con il suo corpo. Ma più lei si tirava indietro più lui si chinava in avanti e così si ritrovò bloccata all'angolo del divano.

"Allora, passerotto? Il male ti affascina?" le chiese Spike avvicinando ulteriormente il viso a quello di lei.

Sapeva che quella era probabilmente una mossa avventata. Di certo non era quello il modo in cui aveva progettato di sedurla. Però se lei avesse collaborato un pochino, magari…

Le accarezzò una guancia con lentezza e Buffy sospirò.

"Allora?" le chiese con le labbra a pochi centimetri da quelle di lei. "Sei affascinata?"

Buffy sbatté più volte gli occhi e smise di fissare le labbra di Spike. Stava decisamente per commettere un errore. Un madornale errore. C'erano sua madre e sua sorella al piano superiore che dormivano. Non poteva baciare Spike. Non poteva lasciarsi andare. Decisamente no.

Con un gesto deciso lo allontanò da sé e si alzò dal divano. "No, non sono affascinata. Né da te né dal male" disse in tono deciso. "E ora scusami, ma me ne vado a letto" E in fretta salì le scale.

Spike la seguì con lo sguardo divertito per la sua brusca reazione. La ragazza aveva paura di lui. Paura di quello che provava quando erano soli insieme. Un sorrisetto gli distese le labbra. Buono a sapersi.

***

La mattina successiva Buffy scese lentamente le scale per andare a fare colazione. Sapeva che Spike se era già andato a lavoro. Aveva sentito il rumore della sua macchina. Meglio così, considerò andando verso la cucina. Dopo quello che era successo, o meglio non successo, la sera precedente, preferiva evitarlo.

Joyce l'aspettava in cucina con un sorriso luminoso.

"Buongiorno, tesoro"

"‘Giorno, mamma" rispose Buffy sedendosi al banco della colazione e appoggiando il mento al palmo della mano. "Come mai a casa? Non dovevi portare Dawn a fare spese?"

La madre si strinse nelle spalle. "Ha cambiato idea"

Buffy annuì lentamente poi un sorriso le distese il viso quando la madre le posò davanti una tazza di caffè. "Grazie"

"Non c'è di che, tesoro" Joyce sembrò ricordarsi improvvisamente di qualcosa di molto importante. "Sai, oggi ho visto la signora Cooper in giardino"

Buffy si portò la tazza alle labbra. "E come sta? È un po' che non si fa vedere…" Corrugò la fronte. "Non che questo sia un male, ovvio"

"Sta bene. Correva dietro al suo gatto" rispose Joyce con un sorriso. "Sai, non so perché ma ho avuto una strana impressione parlando con lei"

"Che vuoi dire?"

"Ha parlato del fatto che tu e Spike non vi facciate mai vedere insieme e che quando lo fate non siete… ecco, come dire?" Joyce sembrò cercare la parola giusta. "Credibili! Ecco, lei ha detto che non siete credibili!"

Buffy spalancò gli occhi improvvisamente sveglissima. "Che cosa? Ha detto che non siamo credibili?"

Joyce annuì. "Proprio così. Ha detto che l'ultima volta che è venuta qui a farvi visita, vi siete comportati come se steste recitando una scenetta"

Buffy si passò una mano fra I capelli. "Questo è davvero terribile" mormorò. "Se la Cooper non ci crede lo dirà al marito e il giudice non ci farà divorziare! E tutto andrà a rotoli e dovrò rimanere sposata con Spike!" disse come se quella prospettiva la spaventasse a morte.

"Tesoro, l'unica cosa che vi rimane da fare è convincere la Cooper che si sta sbagliando" le consigliò Joyce.

"E come mamma? Ce l'abbiamo messa tutta ma lei non ci crede!"

"Dovete impegnarvi di più! Essere più evidenti possibili!" la incitò la madre.

"Non è facile mamma" mormorò Buffy. "Cosa dovremmo fare secondo te?"

"Trasferirvi"

"Eh?" Buffy sembrò confusa.

"Sì, cambiare casa. Andare a vivere da soli come una normale coppia di sposi fa" spiegò Joyce.

"E dove…?"

"A casa di Spike, ovvio. È a due passi da noi e dalla signora Cooper. Secondo me è la sistemazione ideale" concluse con un sorriso.

"Tu credi?" Buffy non era convinta.

"Sì, una volta che avrete iniziato a vivere insieme, dovrete essere anche più gentili l'uno con l'altro sempre e non solo davanti alla Cooper" Joyce abbassò il tono di voce e si chinò verso la figlia. "Secondo me, ha spie dappertutto"

Buffy si chinò a sua volta verso la madre. "Tu dici?"

Joyce annuì. "Ne sono certa. Ed è meglio non rischiare"

"Già, meglio non rischiare" convenne Buffy. Sì, certo. Però il pensiero di lei e Spike da soli in una casa senza la presenza di sua madre e sua sorella a fare da chaperon le diede I brividi. Per quanto ancora sarebbe riuscita a resistergli? "Ok, mamma. Faremo come dici tu. Ne parlerò con Spike non appena torna a casa stasera" disse poi.

Joyce annuì con un sorriso soddisfatto, poi tornò ad occuparsi delle sue faccende.

*** 

"Spike, dobbiamo parlare" esordì Buffy in tono serio sedendosi di peso sul divano accanto a lui.

Spike alzò a malapena lo sguardo dai fogli che stava leggendo. "Di cosa?"

"Ho parlato con la mamma, stamattina"

"E…?"

"Ha parlato con la signora Cooper"

"Che altro diavolo si è inventata ora?" chiese lui con un sospiro e mise da parte I fogli, voltandosi a guardarla.

"Hai notato che in quest'ultima settimana non è venuta più a controllarci?" gli chiese Buffy.

"E' vero." Sorrise contento. "Non è una meraviglioso?"

"Non ci crede."

"Cosa?" Spike si fece improvvisamente più attento.

"Non siamo riusciti a convincerla. Non so come o perché ma ha capito che la stiamo imbrogliando"

"Davvero?"

"Sì. Davvero" Buffy annuì con vigore.

"Non vedo quale sia il problema, però" disse Spike tornando a guardare I suoi fogli.

"Non vedi quale sia il problema?" ripeté Buffy agitata. "Il problema è che se parla con il marito, siamo rovinati! Niente divorzio!"

Spike si fermò a considerare l'idea per un momento. In fondo, a lui andava bene, anzi benissimo, rimanere sposato con lei. "Ha in mente qualcosa vero?" le chiese.

"Io no. Ci ha pensato la mamma." rispose Buffy con un sorriso.

"Tua madre? E da quanto tua madre ci aiuta ad imbrogliare la signora Cooper?"

"Da quando ha capito che è importante per me"

"E cosa ha pensato tua madre?" chiese Spike con un sospiro.

"Dobbiamo trasferirci"

"Eh?"

"Dobbiamo trasferirci da te" ripeté Buffy.

"Immediatamente?"

"No, domani potremmo fare il trasloco, sempre se tu lo vuoi…" aggiunse guardandolo in attesa di una risposta.

"E tu lo vuoi?" chiese lui di rimando.

"Non importa quello che voglio, l'importante è che la Cooper ci creda" rispose Buffy decisa. "Ma non mi chiedi il motivo di questa decisione?" gli chiese poi perplessa.

Spike scosse la testa. "Mi sembra ovvio. Una coppia sposata dovrebbe vivere da sola ed avere la sua privacy" In modo da non venir interrotti sul più bello o cose del genere, aggiunse mentalmente. "E di sicuro non vivere sotto lo stesso tetto con la suocera"

"Dì la verità: mia madre non ti piace" ribatté Buffy incrociando le braccia.

"Non è vero. Sono io che non piaccio a lei" protestò Spike.

"Non è vero! Le piaci." insistette Buffy.

"E tutta quella storia dell'odio verso colui che ti spezzava il cuore? E lei che ti diceva di smetterla di corrermi dietro?" replicò Spike.

Buffy evitò di guardarlo negli occhi e sembrò imbarazzata. "Beh, mi diceva davvero di smetterla. Riguardo l'altra parte… diciamo che forse ho esagerato un pochino… non ti ama ma neanche ti odia. Anzi, ultimamente sembra anche che tu gli sia diventato simpatico" aggiunse con un sorrisetto.

"Vittoria! Possiamo rimanere sposati allora! Tua madre mi apprezza!" esclamò ironico.

"Non fare lo stupido!" borbottò lei.

Poi scoppiarono a ridere entrambi, si fermarono e si fissarono in silenzio per qualche minuto.

"Allora, siamo d'accordo?" chiese poi Buffy.

"Sì, domani ci trasferiamo a casa mia. Finalmente!" aggiunse con una risatina.

Buffy corrugò la fronte. "Perché, finalmente?"

"Perché finalmente potrò dormire di nuovo in un letto, un vero comodo letto!" spiegò con un sorrisetto.

Buffy fece una faccia delusa. "Questo significa che io dovrò dormire sul divano, vero?"

Spike annuì contento. "Già. A meno che tu non voglia dividere il letto con me" le propose alzando un sopracciglio.

"Neanche per sogno!" sbottò Buffy, ben conscia che la tentazione c'era ed era anche bella forte. "Andiamo, davvero faresti dormire tua moglie sul divano?"

"No, mia moglie no…." rispose Spike.

Buffy sorrise. "Lo sapevo che in fondo eri un gentiluomo…" commentò più tranquilla.

"Ma tu sì!" aggiunse Spike con una risata, fugando ogni pensiero gentile di Buffy.

"Oh, sei veramente un… un…" borbottò lei divertita e fece per colpirlo ma inaspettatamente la sua mano si posò sulla sua guancia in una carezza, leggera e gentile.

Spike le sorrise e I suoi occhi si accesero di desiderio. Si chinò con il capo verso di lei a cercare le sue labbra ma lei si ritrasse intimorita dall'intensità del suo sguardo. Lui continuò a sporgersi verso di lei che ben presto venne a trovarsi semi distesa sul divano.

"Spike finiscila" disse lei ridendo nervosamente, cercando di allentare la tensione.

Ma Spike non rise, anzi continuò a fissarla e il suo viso si fece sempre più vicino.

Buffy deglutì a stento ed emise un "Oh" sussurrato quando la sua testa toccò la stoffa del divano. Sollevò le mani per posarle sulle sue spalle e cercare di impedire l'inevitabile mentre I suoi occhi guardavano avidi le labbra di lui, desiderose di assaporarle nuovamente.

Spike fu più rapido e con le sue mani bloccò quelle di lei ai lati della sua testa. Il respiro di Buffy divenne affannoso mentre gli occhi di lui le carezzavano il viso dolcemente scivolando sul suo seno che si sollevava sempre più rapidamente man mano che il suo respiro accelerava.

"Sai, c'è un modo per convincermi a lasciarti il mio letto…"

Buffy stava per ribattere qualcosa ma le labbra di lui sfiorarono quelle di lei delicatamente senza fare pressioni. Quando anche lei cominciò con piccoli movimenti a sfregare le sue su quelle di lui, Spike con una leggera pressione coprì la bocca di lei con la lingua. Dolcemente cercò il suo consenso e lei dischiuse le labbra bisognosa di quel bacio. Lui affondò in lei assaporando ogni angolo della sua bocca in una rincorsa delle loro lingue che alla fine si intrecciarono in un sempre più intenso e appassionato bacio. Le mani di lei si intrecciarono alle sue e I loro respiri si fusero in uno solo.

Lentamente Spike si allontanò da lei e le sorrise malizioso.

Buffy era senza parole. Si era completamente lasciata andare ed ora era sconvolta. "E questo cos'era?" mormorò poi quando riacquistò la voce.

"La ricompensa per essere tanto gentile da cederti il mio letto" rispose lui alzandosi dal divano. Sembrava perfettamente calmo e rilassato come se quello che avevano appena fatto non avesse avuto alcun effetto su di lui.

Buffy si rimise seduta e cercò di recuperare la calma passandosi una mano fra I capelli. "Tutto qui? Un bacio?"

Lui la guardò alzando un sopracciglio. "Passerotto, è stato solo un semplice bacio secondo te?" replicò ironico, poi si allontanò lasciandola sola sul divano.

Buffy lo seguì con lo sguardo e sospirò. No, non era stato solo un semplice bacio. Aveva perso il controllo ed era giunta quasi al punto di pregarlo di prenderla lì, sul divano nel bel mezzo del salotto. Era stata l'ennesima dimostrazione della passione che divampava tra loro non appena si sfioravano. E rabbrividì al pensiero di dover di nuovo vivere sola con lui.

 

Capitolo Trentasei

"Hai davvero bisogno di tutta questa roba?" chiese Spike tornando dall'ennesimo viaggio da casa Summers alla sua.

Buffy finì di riempire un'altra scatola e lo guardò divertita. "Già stanco?"

"No, non stanco. Sfinito!" ribatté lui lasciandosi cadere di peso su una sedia. "E' tutta la mattina che trasporto scatole. Fortuna che abitiamo vicini" commentò ironico.

Buffy rise. "Non lamentarti. Stai semplicemente facendo il tuo dovere di marito"

"Non credo che nelle promesse nuziali fosse compresa la parte che dice “sobbarcati la fatica mentre tua moglie sta a guardare”" replicò lui.

Buffy si lasciò sfuggire un'altra risatina. "Certo che c'è. È proprio poco prima del “finché morte non vi separi”"

Spike la guardò trattenendo un sorriso. "Inventeresti di tutto pur di non muoverti, vero?"

Buffy annuì. "Vedi? Ci sei arrivato" Chiuse la scatole e la spinse verso di lui. "Avanti, questa è l'ultima"

Spike guardò la scatola e sospirò. "Ne sei sicura? L'hai detto anche cinque scatole fa"

"Assolutamente sicura"

"Perfetto" Spike si alzò e sollevò la scatola da terra con una smorfia. "Ehi, ma che ci hai messo qui dentro? Pietre?"

Buffy lo spinse gentilmente verso la porta.

Spike si voltò a guardarla. "Cosa credi? Che abbia I superpoteri?"

"Sì, la superforza!" ribatté lei con una risata e gli aprì la porta. "Ora vai"

Lui le sorrise canzonatorio. "Ma che gentile!" le disse uscendo. Poi si fermò. "Tu non vieni?"

"Perché?"

"Adesso bisogno sistemare tutto."

Buffy rimase a fissarlo senza parlare.

Spike iniziò a scuotere la testa. "Oh, no! No! Non pensarci minimamente!"

"A cosa?" chiese lei in tono innocente.

"Non sistemerò tutta la tua dannata roba da solo!" esclamò allarmato.

"Dai, che ti costa?" gli chiese lei facendogli un sorrisetto accattivante.

"Mi costa ore in cui potrei fare qualcos'altro" replicò Spike deciso.

"Per esempio? Poltrire o guardare la televisione?" Buffy lo guardò incrociando le braccia.

"Okay. Lo farò." le sorrise malizioso. E si incamminò verso casa sua. "Sai, ho sempre desiderato poter frugare nella tua biancheria…" aggiunse con disinvoltura.

"Bravo, vedi…" Buffy spalancò gli occhi. "Ehi, no! Aspetta! Non pensarci minimamente! Spike!" gli urlò, poi gli corse dietro lasciando la porta di casa aperta.

Spike scoppiò a ridere e continuò diritto per la sua strada.

Joyce apparve davanti alla porta e seguì con lo sguardo Buffy che correva verso Spike e il loro allegro battibecco fino a quando sparirono dentro casa Pratt. Poi sorrise e lentamente richiuse la porta.

*** 

"Quest'idea del trasloco non mi piace più" esclamò Spike quella stessa sera mentre erano a cena.

Buffy lo guardò confusa attraverso il tavolo. "Che vuoi dire?"

"Non solo ho dovuto fare tutto da solo…"

Lei alzò gli occhi al cielo esasperata.

"…ma ora devo anche sorbirmi la tua cucina" concluse lui.

Buffy spalancò gli occhi. "Ma se hai sempre detto che ti piaceva!"

Spike annuì. "Per non offenderti, passerotto. E sicuramente, prima di aver provato la cucina di tua madre" concluse con un sospiro sognante. "Non potremmo continuare a cenare da lei?"

Buffy si alzò da tavola offesa. "No, dobbiamo fare tutto da soli. Altrimenti la signora Cooper non ci crederà mai" Iniziò a raccogliere I piatti. "Quindi scordati le cenette di mia madre"

"Peccato!" commentò Spike lasciandosi andare contro lo schienale della sedia con un sospiro. Poi si fece pensieroso per qualche minuto. "Che ne diresti di seguire un corso di cucina, allora? Hai tanto di quel tempo…" le propose con un sorriso.

Buffy gli lanciò uno strofinaccio. "Sta zitto!"

Spike scoppiò a ridere e si alzò dalla sedia andandole incontro. "Passerotto, non volevo farti arrabbiare…"

"Lasciami stare!" gli disse Buffy svincolando dalla sua stretta. "Vai da mia madre, piuttosto. Magari ha qualche avanzo della sua magnifica cena da farti mangiare"

Spike si fermò e parve considerare seriamente l'idea. "Non sarebbe male…"

Buffy sospirò forte. "Sei davvero un ingrato!"

Lui scoppiò di nuovo a ridere. "Passerotto, sto solo prendendoti in giro. Non l'hai ancora capito?" le disse sorridendo nuovamente e stringendola in un braccio.

Buffy non sfuggì alla sua stretta stavolta, anzi alzò gli occhi facendo il broncio come una ragazzina. "Davvero? Mi stai solo prendendo in giro?"

Spike sorrise e le accarezzò una guancia. "Sì, tesoro. A me piace come cucini"

Sul volto di Buffy apparve un sorriso radioso.

"Certo, tua madre è un'altra cosa, però…" Spike si interruppe per ridere ancora una volta della faccia offesa di Buffy. "E' troppo facile con te, passerotto. Ci cadi sempre!"

Buffy gli diede un debole pugno nello stomaco e si allontanò. "Ti diverti tanto a prendermi in giro, vero?"

Spike annuì, gli occhi brillanti.

"Allora voglio proprio vedere se sarai ancora così divertito dopo aver lavato I piatti stasera" gli disse lei con una risatina. "Tutto da solo" specificò.

"Eh?" chiese Spike guardandola allontanarsi dalla sala da pranzo e andare verso il salotto. "Buffy? Passerotto?" la chiamò seguendola.

Lei si voltò a guardarlo sorridente. "Avanti, sbrigati. Non vorrai che le pentole si incrostino" gli disse ironica, poi afferrò un blocco da una scatola con la sua roba, prese una penna e si sedette sul divano.

Spike la guardò confuso, corrugando la fronte. "E tu? Non mi aiuti?"

"Stasera io mi rilasso" rispose Buffy tranquilla. "Ho cucinato, ora sta a te lavare I piatti. E poi devi farti perdonare perché mi hai preso in giro"

Spike rimase a fissarla per alcuni minuti poi sospirò. "E poi sono io l'ingrato…"borbottò.

Un sorrisetto si allargò sulle labbra di Buffy mentre lo osservava con la coda dell'occhio tornare in cucina borbottando sottovoce.

***

"Tutto fatto!" esclamò Spike con un grande sorriso uscendo dalla cucina qualche tempo dopo.

Buffy alzò lo sguardo su di lui e velocemente richiuse il blocco che teneva posato sulle ginocchia. "Sei stato veloce" commentò. "Stai diventando proprio un bravo casalingo"

"Già" Spike si sedette affianco a lei sul divano e Buffy nascose in fretta il blocco sotto un cuscino.

"Allora, cosa si fa adesso?" chiese poi.

Spike fece un sorrisetto. "Io un'idea ce l'avrei…"

"Scordatelo" lo bloccò subito Buffy.

"…potremmo guardare la televisione" concluse lui nel tono più innocente del mondo.

Buffy arrossì. " Sì, certo, perché no?" disse in fretta cercando di nascondere l'imbarazzo. Aveva dato per scontato che ora che erano soli, Spike non avrebbe perso occasione per provarci con lei, e invece lui sembrava non avere nessuna intenzione nei suoi riguardi. E lei si sentì stranamente delusa dalla cosa.

Spike ridacchiò e prese il telecomando. "Hai in mente qualcosa in particolare?"

Buffy sorrise. "Niente film in bianco e nero o classici horror, per favore"

Spike rise. "Okay. Allora considerando quello che ci offre la tv stasera" iniziò mentre faceva velocemente zapping" credo che ci convenga fare qualcosa di alternativo"

"Tipo?"

Spike spense la tv. "Partita a carte?" le propose.

La mente di Buffy corse rapidamente all'ultima volta che aveva giocato a carte con lui. La loro luna di miele. Avevano giocato a strip"poker, con il solo scopo di finire il più velocemente possibile nudi. Arrossì al ricordo. "Meglio evitare" rispose senza guardarlo negli occhi.

Spike annuì con la testa guardandola pensieroso e riaccese la televisione.

Sullo schermo apparvero I titoli iniziali di una vecchia commedia degli anni '50 e Spike sorrise.

"Che ne dici di questa?"

Buffy sospirò. "E va bene. Almeno è una commedia, dovrebbe far ridere, giusto?"

E infatti rise. Risero entrambi. Per le battute del film e perché Spike aveva qualcosa da dire su ogni singola scena, critica o complimento che fosse, ed era talmente abile nel suo commento che quando il film finì, Buffy pensò con rimpianto che ormai la serata stava volgendo al termine.

I titoli di coda scorrevano sullo schermo quando Spike, finalmente, smise la sua critica cinematografica in presa diretta. Buffy sospirò divertita e si alzò dal divano. Non voleva mettere fine alla serata ma temeva anche che la situazione potesse sfuggirle di mano come l'altra sera. E non era sicura di riuscire a resistergli ancora.

"Vuoi che ti aiuti a preparare il divano per la notte?" gli chiese cercando di prendere tempo.

Spike annuì e si alzò a sua volta. "Okay. Vado a prendere le lenzuola di sopra" rispose e sparì al piano superiore.

Dopo qualche minuto, passato più che a cercare le lenzuola ad escogitare un modo per far rimanere Buffy con lui, ridiscese lentamente. In silenzio e senza fretta, da parte di entrambi, sistemarono il divano. Nessuno dei due aveva voglia di porre fine alla serata.

"Allora io vado" mormorò Buffy incerta. Decisamente ora non c'era più niente da fare, pensò con un certo rimpianto. Salì I primi gradini delle scale. "Buonanotte"

"Buonanotte, Buffy" rispose lui guardandola. "Sogni d'oro" aggiunse in tono più dolce.

"Sogni d'oro anche a te Spike" disse lei lanciandogli un'ultima occhiata. Poi terminò di salire le scale ed entrò nella camera da letto richiudendosi la porta alle spalle.


Altra sera, stessa scena.

Dopo aver sistemato la cucina e guardato la televisione insieme, Buffy si ritirò al piano di sopra, prese il suo blocco e una penna e, lasciandosi andare contro il cuscino, lasciò correre I pensieri. La maggior parte dei quali era sull'uomo che dormiva al piano inferiore…

Nel frattempo, di sotto…

Spike si spogliò e, mantenendo solo I boxer, si distese sul divano. Era troppo chiedere di poter dormire con sua moglie in un comodo letto?

Fece una smorfia aggiustando con qualche pugno il cuscino. Evidentemente sì.

Si appoggiò all'ancora scomodo cuscino e sospirò. Chissà se Buffy si era già addormentata oppure stava pensando a lui come lui pensava a lei?

"Qui bisogna darsi una mossa, altro che pensieri romantici" mormorò rigirandosi sul divano.

Chiuse gli occhi, tentando di addormentarsi. Magari la notte gli avrebbe fatto venire qualche idea su come sbloccare la situazione. Oppure doveva tornare a consultare il diario della bisnonna?, si chiese. Era parecchio che non lo usava, e forse…

Non che avesse di che lamentarsi, in verità. Negli ultimi giorni aveva condiviso momenti bellissimi con Buffy, e si era anche convinto che non avrebbe mai raggiunto lo stesso grado di intimità con un'altra donna. Ma voleva di più. Voleva il suo amore, voleva sentirlo intorno a sé, voleva che lo avvolgesse con il suo calore e… beh, sì, voleva anche il suo corpo! Perché negarlo? Un sorrisetto gli distese le labbra, anche se era ad occhi chiusi.

Improvvisamente il suono del campanello lo fece balzare a sedere.

E ora chi diavolo è?, pensò seccato.

Si alzò brontolando e raggiunse la porta. Guardò nello spioncino e raggelò.

La signora Cooper stava dall'altra parte, con un'aria battagliera.

"Maledizione!" esclamò fra I denti.

Si voltò di scatto verso il divano, cercando di trovare in fretta un modo per nascondere le tracce del fatto che dormisse in salotto e non nella sua camera da letto con sua moglie. Velocemente tolse le lenzuola e le nascose alla meglio sotto I cuscini del divano, poi si infilò la maglietta e stampandosi sul viso un sorriso di circostanza, aprì la porta.

"Signora Cooper! Salve. Cosa la porta qui a quest'ora?" disse poi rivolto alla donna.

Lei gli sorrise. "La mia solita visitina prima della buonanotte, Spike" rispose entrando in casa. "E' da un po' che non lo faccio. Già a letto?" chiese poi notando il silenzio e le luci spente.

Spike la seguì nel salotto. "Beh, sì. So che è un po' presto, ma eravamo stanchi sa…" lasciò la frase in sospeso e sperò che nel frattempo Buffy non si fosse svegliata. Se avesse sentito quelle parole di sicuro dopo se la sarebbe presa con lui. E poi da solo era più semplice gestire la Cooper…

O almeno credeva, fino a quando non la vide iniziare a gironzolare per la casa con occhi indagatori.

"E queste?" chiese poi.

Spike spalancò gli occhi. "Sono lenzuola, signora" Come diavolo aveva fatto a trovarle? Merda!

"Spike" La Cooper si voltò a guardarlo socchiudendo gli occhi. "Non mi dirai che dormi sul divano?"

"Io? Sul divano?" ripeté lui ridacchiando scioccamente. Ma che aveva quella donna, la sfera di cristallo?! "No, non dormo sul divano"

"Lo spero bene, ragazzo. Non avrete mai figli se dormi sul divano"

"Figli?" Spike sbatté gli occhi più volte, sotto shock. E questo adesso che c'entrava? "Chi ha mai parlato di figli?"

La Cooper ridacchiò. "Oh, non preoccuparti. Non intendo subito. Avete ancora un po' di tempo prima di cominciare a pensare ai figli…"

Spike sgranò gli occhi e ripensò alla bimbetta bionda che aveva immaginato una volta. Okay, lui amava Buffy, da morire, ma passare nell'arco di un paio di mesi da playboy senza legami a marito era fattibile, ma addirittura a padre… Era decisamente andare troppo veloce per lui!

"Signora, io credo che non si stia rendendo conto di quello che dice e…" iniziò. Meglio toglierle subito dalla testa l'idea di poter dettare legge anche in quel campo.

La signora Cooper lo azzittì con un cenno della mano e un sorriso. "Lasciamo stare. Per ora. Ma dimmi, cosa ci fanno qui queste lenzuola?"

"Beh… sono da lavare! Devono essere portate in lavanderia e Buffy mi ha chiesto di lasciarle lì prima di andare in ufficio domani" concluse soddisfatto. Stava diventando un mago con le bugie. Non che ci fosse qualcosa di cui vantarsi, però in quella situazione…

La signora annuì e Spike si sentì sollevato come se avesse appena superato un esame importante.

"Buffy?" chiese la Cooper.

"Sta dormendo" rispose Spike.

"Sicuro?"

"Certo. È a letto. Nel nostro letto. Dove dormiamo tutti e due. Io e lei. Insieme. " specificò in fretta.

La signora Cooper annuì con un sorrisetto.

Spike si sentì un perfetto idiota.

"E tu che ci fai qui allora?" gli chiese poi.

"Io…" Spike si guardò intorno, cercando una scusa plausibile. Si diresse in fretta in cucina. "Ero sceso per prendere dell'acqua. Avevo sete" disse uscendone subito dopo con un bicchiere in mano.

La signora Cooper annuì di nuovo. Sembrava incapace di fare altro. "Allora va tutto bene" disse raggiungendo la porta. "Sono contenta"

Spike sorrise. "Sono felice che tutto sia di suo gradimento" le disse ironico.

"Buonanotte, Spike" ribatté la Cooper aprendo la porta.

"‘Notte, signora" rispose lui e sospirò di sollievo quando vide la porta richiudersi.

Esame superato.

Ora doveva solo rifarsi il letto e tentare di dormire. Posò il bicchiere d'acqua sul tavolino e prese in mano le lenzuola.

La porta si aprì di scatto e Spike sobbalzò.

"Che stai facendo?" lo apostrofò la Cooper.

"Chi? Io? Niente!" Spike mollò le lenzuola come se si fosse scottato. Poi la guardò. "Le stavo solo sistemando, giuro!"

"Lo farai domani" gli consigliò la Cooper in tono deciso. "Ora vattene a letto. Tua moglie ti aspetta"

Spike annuì lentamente. Già, magari Buffy lo stesse aspettando davvero…

"Finisco qui e vado" tentò per prendere tempo.

"Lascia stare, ti dico. Lo faccio io. Tu vai" ribatté la Cooper prendendo in mano le lenzuola ed iniziando a piegarle.

"E' sicura? Davvero, posso farlo io. Non c'è bisogno di…" tentò ancora.

"Sicurissima. Tu va. Non appena ho finito me ne vado, non preoccuparti" gli assicurò la Cooper con un sorriso.

Spike la guardò confuso. Non aveva via di scampo. Doveva andare su. Speriamo almeno che Buffy non si metta ad urlare, pensò iniziando a salire le scale. Arrivò in cima, fece un sospiro ed aprì la porta.

***

Buffy sobbalzò sorpresa e si mise a sedere di scatto facendo finire a terra il blocco che teneva sulle ginocchia.

"Che ci fai qui?" esclamò ad occhi spalancati.

Spike si portò un dito alle labbra. "Non urlare, per favore. E soprattutto, non prendertela con me" le disse piano. "C'è la Cooper giù in salotto"

"Oddio!! Perché?"

"Controllo serale" spiegò conciso.

"E io che credevo che ce ne fossimo liberati" mormorò Buffy tornando ad appoggiarsi sconfortata contro il cuscino. "Che stai facendo?" gli chiese allarmata alzandosi di nuovo quando lo vide togliersi la maglietta e spostare le lenzuola per entrare nel letto.

"Mi metto a dormire" spiegò Spike.

"Non qui"

"Sì, qui. La Cooper è ancora giù e non se ne andrà finché non avrà la certezza che siamo a letto insieme, io ho bisogno di dormire perché devo andare a lavoro domani ergo dormo qui" le disse serio.

"Ma tu non puoi dormire qui!" protestò Buffy.

"Io sto già dormendo qui, Buffy" la corresse lui. "Poche storie"

Buffy evitò di guardare il suo torace nudo mentre entrava nel letto. Era rischiosa quella situazione. Molto rischiosa. "Ma…"

"Non preoccuparti. Non ti toccherò neanche con un dito, se è questo che ti preoccupa. Contenta?" le disse ironico voltandole le spalle. "Buonanotte, Buffy"

Lei fissò la sua schiena nuda per qualche minuto, poi sospirò. "Buonanotte" rispose alla fine, poi spense la luce del comodino e si distese nel suo lato del letto.

Sì, in fondo per una notte poteva farcela. In fondo erano due adulti che sapevano benissimo controllarsi. Che male c'era?

*** 

Era in una barca che si muoveva dolcemente su un fiume tranquillo. La sua guancia era a contatto della liscia superficie del ponte, la sua mano aperta su qualcosa che aveva una strana consistenza. Ma prima che lei potesse determinare di che cosa si trattasse, la sua mano venne guidata lungo un percorso che non le era familiare, e, allo stesso tempo, il ponte sotto di lei si sollevò e qualcosa di ruvido le sfiorò la guancia.

Buffy aprì gli occhi. Non era su una barca e neppure su un mare tranquillo. Era sdraiata di traverso sul torace di Spike; il movimento improvviso era stato causato dalla gamba di lui, e quella cosa ruvida che le sfiorava la guancia non era altro che la guancia di Spike. Lui le teneva la mano e quando la guidò dentro I suoi boxer, lei chiuse gli occhi e trattenne bruscamente il respiro mentre dentro di lei esplodeva il desiderio.

Spike era ancora addormentato? Oppure era ben conscio di quello che stava facendo? Nel dubbio, decise di mantenere gli occhi chiusi.

Le dava una sensazione deliziosa sapere di essere la causa della sua evidente eccitazione, inconscia o no che fosse. Ad ogni modo sarebbe rimasta immobile finché non fosse stata sicura che era sveglio e dopodiché gli avrebbe fatto capire di aver oltrepassato I limiti. Nel frattempo non sarebbe stato male punirlo un po' per averla trattata come un comodo cuscino. Gli avrebbe fatto vedere che donna seducente era, e poi si sarebbe tirata indietro prima che la situazione le sfuggisse di mano.

Trasse un lieve sospiro e sfiorò con le dita la peluria che circondava il suo inguine, e con intima soddisfazione avvertì l'immediata contrazione dei suoi addominali. Decise di fingere di essere immersa in un movimentato sogno erotico, che di certo coinvolgeva un uomo, anche se non necessariamente quello che stava fremendo sotto il suo tocco.

La finzione prevedeva anche una provocante carezza del suo seno contro I capezzoli inturgiditi di lui.

"Oh Dio" lo udì sussurrare e, a sua eterna vergogna, non riuscì a trattenere una risatina.

Un attimo dopo si ritrovò sdraiata sul dorso con Spike sopra di lei. Tenendole le mani bloccate tra I loro corpi, ancora in intimo contatto con lui, la guardò in faccia.

"Ti stai divertendo?" le chiese con gli occhi che brillavano.

"Io… io…" balbettò lei senza riuscire a dire qualcosa che non sembrasse del tutto stupido. Ribaltare contro di lui l'accusa non lo avrebbe di certo placato, come del resto non avrebbe retto la scusa di una temporanea follia, anche se il ritmico movimento dei suoi fianchi la stava effettivamente facendo impazzire.

Improvvisamente il trillo della sveglia ruppe la magia del momento.

Buffy sbatté gli occhi più volte, come tornando alla realtà ed arrossì al pensiero di quello che aveva fatto o, meglio, al pensiero di quello che aveva avuto intenzione di fare prima che fossero interrotti. Fortunatamente erano stati fermati in tempo. Prima che accadesse qualcosa di irreparabile. Chiuse gli occhi per non pensarci.

Spike notò il suo cambiamento di umore attraverso I suoi occhi. Lo scintillio malizioso era scomparso e le si era formata sulla fronte quella classica ruga di espressione che aveva sempre quando iniziava a pensare a qualcosa di negativo. Sospirò sconfortato. Non sarebbe riuscito a farle cambiare idea, non in quel momento almeno. Un'altra occasione sprecata.

Lentamente si allontanò da lei e si sistemò prima di alzarsi dal letto ed andare a cercare di calmare I bollenti spiriti sotto la doccia. Possibilmente gelata.

Buffy sentì la porta del bagno chiudersi e sospirò sollevata. Per un attimo aveva creduto che Spike avesse avuto intenzione di proseguire quello che avevano iniziato. Ed aveva temuto il peggio. Fortunatamente doveva andare a lavorare, pensò riaprendo lentamente gli occhi e girandosi a guardare la sveglia.

E forse era meglio per lei fingere di dormire per evitare ulteriori situazioni imbarazzanti.

Spike uscì dal bagno dopo qualche momento e fissò Buffy. Sembrava addormentata, profondamente addormentata. Aveva cambiato posizione, adesso era voltata dalla sua parte del letto. Evidentemente non aveva intenzione di parlare con lui di quanto era successo. Poco male. Quel piccolo contrattempo non lo avrebbe di certo scoraggiato.

Seguendo un impulso si avvicinò e si chinò su di lei. Con un sorriso dolce le sfiorò le labbra con un bacio e mormorò: "A stasera, passerotto" poi si allontanò e scese di sotto.

Non si accorse del sorriso che distese I lineamenti di Buffy né del sospiro che sfuggì dalle labbra semichiuse di lei dopo il suo bacio.

*** 

Spike osservò Buffy mentre saliva le scale.

Avevano cenato e passato una bella serata come al solito, e, come al solito, alla stessa ora, lei saliva quella stupide scale e lo lasciava solo in salotto.

Lanciò un'occhiata all'orologio e si chiese se anche quella sera la signora Cooper sarebbe passata a fargli la visita di controllo.

In realtà desiderava ardentemente che ciò avvenisse perché questo gli avrebbe fornito la scusa adatta per dormire ancora una volta con Buffy senza che lei potesse protestare. Aveva capito dalla sua espressione tesa e nervosa che non aveva la minima intenzione di parlare con lui di quello che era successo quella mattina a letto né tanto meno di dormire con lui. E quello era dannatamente sbagliato.

Fortunatamente la signora Cooper arrivò puntuale come sua abitudine. Chiacchierarono un paio di minuti poi lei si congedò non prima di averlo visto salire le scale per andare in camera da letto.

Spike entrò nella stanza e rimase sorpreso nel trovarla completamente al buio. Buffy dormiva già. E dal gelo che percepì, lui non era decisamente il benvenuto lì dentro.

"Per questa volta hai vinto tu, Buffy. Ma se mi rivorrai in quel letto, dovrai dirmelo chiaramente la prossima volta" mormorò prima di tirare un profondo sospiro e scendere di nuovo le scale.

Buffy si mosse nervosamente sotto le lenzuola e si morse il labbro inferiore trattenendo l'impulso di richiamarlo indietro.

 

Capitolo Trentasette

"Buone notizie" esordì Buffy in tono allegro.

Era sabato mattina ed erano passati già quattro giorni da quel fatidico risveglio. L'atmosfera si era leggermente alleggerita con il passare dei giorni e Buffy sperava sinceramente che potesse ritornare ad essere come prima.

Ma Spike non sembrava molto convinto, almeno a giudicare dal poco entusiasmo con cui le rispose. "Sono sbarcati gli alieni ed hanno rapito la signora Cooper?"

Buffy rise. "No. Comunque complimenti per la fantasia"

Spike sospirò. "Allora quali sono queste grandi notizie?"

"Mia madre ci ha invitato a cena. Contento? Finalmente una vera cena" gli annunciò con un sorriso.

Spike si toccò la fronte pensieroso. "Magnifico. Quando?"

"Stasera" Buffy gli si avvicinò perplessa. "Non mi sembri molto entusiasta. Come mai? Ti lamenti sempre della mia cucina, e ora…"

"Sono entusiasta. Davvero" ribatté lui allontanandosi. "E' solo che stasera non posso"

Buffy si voltò a guardarlo. "Non puoi?"

"No, non posso. Ho un impegno" rispose lui evitando di guardarla.

Buffy lo fissò sorpresa. Aveva un impegno? Un impegno tipo un impegno di lavoro? O un impegno tipo un appuntamento? Il dubbio le si insinuò nella mente, ma pur di non fargli ulteriori domande si morse la lingua. Sarebbe sembrata gelosa. E lei non lo era. Decisamente no.

"Beh, allora, vorrà dire che sarà per un'altra volta" gli disse con noncuranza.

Spike piegò la testa da una parte e la guardò incerto. "Sei sicura? No, perché se vuoi, posso…"

"No, no. Non preoccuparti" lo anticipò Buffy.

"Guarda, non è niente di importante. Senti, ora chiamo…"

"Ho detto no, Spike. Lascia tutto com'è" lo interruppe decisa. "Non devi cambiare I tuoi programmi per me. Davvero, non devi" aggiunse abbassando il tono.

Lui le si avvicinò e le sorrise. "E' bello avere una moglie comprensiva come te" le disse sfiorandole una guancia. "Sono felice che tu capisca" aggiunse e poi si allontanò.

Buffy lo seguì con lo sguardo. "“Sono felice che tu capisca”" mormorò facendogli il verso con una smorfia.

***

"Io non capisco un accidente e non sono comprensiva!" esclamò quella sera stessa.

Willow, seduta sul divano, spalancò gli occhi stupita e leggermente preoccupata. "Buffy?" la chiamò titubante.

Buffy smise di camminare nervosamente e la guardò con occhi fiammeggianti. "Che c'è?"

Willow si strinse nelle spalle. "Posso sapere che ti prende? Mi chiami di sabato sera, mi costringi a non uscire con il mio ragazzo, mi fai correre perché devi assolutamente parlare con me, ed ora che sono qui è mezz'ora buona che cammini come una tigre in gabbia parlando da sola! E mi chiedi che c'è?" ribatté la ragazza. "Cerca di capire…"

"Oh, io non capisco! Non capisco proprio, sai!" sbottò di nuovo Buffy.

Willow sospirò alzando gli occhi al cielo.

"Prima fa tutto il geloso quando uscivo con Angel o con qualcun altro, mi aspettava addirittura sveglio ogni volta" raccontò all'amica. "Ed ora? Ora che non esco più che nessuno, ora che mi sto abituando a… che penso che tutto… lui esce! Mi lascia sola perché lui ha un “impegno”!"

"Buffy, non uccidermi ok?" iniziò Willow. "Stiamo parlando di Spike, giusto?"

Buffy la incenerì con un'occhiata. "Certo che stiamo parlando di lui! Del mio fedifrago marito, di chi altri altrimenti?"

"Okay, ora so chi ringraziare per questa bella serata" mormorò Willow voltando la testa dall'altra parte.

"Che hai detto?"

"Niente! Cioè, perché non cerchi di calmarti un po' e mi spieghi la situazione?" le propose la ragazza.

Buffy annuì e sospirò profondamente. "Okay, hai ragione. Sto esagerando. Devo darmi una calmata" disse sedendosi accanto all'amica sul divano. "Sì, devo proprio darmi una calmata. In fondo a me che importa se è uscito con un'altra donna… già che me ne importa…." mormorò rivolta più a se stessa che a Willow.

La ragazza la guardò corrugando la fronte perplessa. "Tesoro, tutta questa scenata per dire che sei gelosa di tuo marito?" le chiese poi in tono incredulo.

Buffy scoppiò a ridere. "Io? Gelosa? No! No! Un mondo di no!" esclamò alzandosi di scatto. "Cosa ti fa credere che sia gelosa?"

Willow sospirò a fondo. "Niente. Solo un'impressione. Tu non sei gelosa" si affrettò a dire.

"E invece sono gelosa marcia!" esclamò di nuovo Buffy lasciandosi cadere di peso sul divano e prendendosi la testa fra le mani. "Sono gelosa di Spike!" mormorò, nella voce una nota di vera sorpresa mista a preoccupazione.

Willow sorrise. "Visto? Non era poi così difficile da ammettere…" Fece per alzarsi dal divano. "Allora io vado. Se mi sbrigo, con Oz possiamo ancora…"

"E' un vero disastro! Questo è un vero maledetto disastro!" esclamò ancora Buffy scuotendo la testa.

Willow tornò a sedersi. "Perché?"

"Perché non posso essere gelosa di Spike!"

"Buffy, è normale essere gelosi della persona che si am…"

"Non dirlo! Non dire quella parola!" la bloccò Buffy.

Willow corrugò la fronte.

"Ti prego, non dirla. Complicherebbe ancora di più la situazione" aggiunse a voce più bassa.

"Ma perché? È chiaro come il sole che voi due vi amate, perché continuare a negarlo?"

"Perché fra sei mesi dobbiamo divorziare!" replicò Buffy.

"E chi lo dice?" ribatté Willow.

"Questo è il piano" rispose Buffy abbassando gli occhi.

"I piani si posso anche cambiare, sai" disse Willow con un piccolo sorriso.

"Tu dici?" le chiese Buffy guardandola poco convinta. "Non lo so. E se Spike non volesse…"

"Tesoro, o sei cieca o completamene idiota!"

"Ehi, grazie!" borbottò Buffy offesa. "Perché mi insulti ora?"

"Come fai ad avere dubbi sui sentimenti di Spike? Sono così chiari, evidenti.."

"Se lo dici tu" mormorò Buffy.

"Non mi credi? Parla con lui!" ribatté Willow.

"Vorrei farlo, ma ogni volta che stiamo troppo vicini succede qualcosa, e io…" Buffy si bloccò al ricordo del loro movimentato risveglio di qualche giorno prima.

"E cosa c'è di male se succede qualcosa?"

Buffy si ripeté nella mente la domanda dell'amica senza riuscire a trovare una risposta sensata. Forse, dopotutto, Willow aveva ragione… "Non appena tornerà dal suo impegno gli parlerò. Se tornerà, ovvio…" aggiunse preoccupata.

"Tornerà, tornerà. Stanne certa" la rassicurò Willow. "E parlerete. Chiaro, stavolta. Sai, credo di non aver mai conosciuto delle persone con seri problemi di comunicazione come voi due" le disse con un sorriso l'amica alzandosi per raggiungere la porta.

Buffy ricambiò il sorriso più serena. "Grazie, Will. Non so che farei senza di te" le disse abbracciandola.

"A quest'ora saresti al suo appuntamento appostata dietro ad una colonna a spiarlo" ribatté sicura Willow.

Buffy arrossì colta in fallo. "Ma tu…"

"Ehi, stai parlando con me, Buffy. Ricorda che non puoi imbrogliarmi" le disse Willow facendole l'occhiolino.

Buffy rise. "Grazie ancora. E salutami Oz. Mi spiace per il vostro appuntamento"

Willow guardò l'orologio. "Non è poi così tardi, recupereremo il tempo perduto" rispose. "Tu piuttosto hai intenzione di aspettare Spike sveglia?"

"Assolutamente sì!" dichiarò decisa.

*** 

Spike tornò a casa molto tardi quella sera. Ed era stanco, molto stanco.

Decisamente essere chiuso in una stanza con altri tre avvocati a lavorare su un caso molto complesso ed articolato, non era il massimo a cui aspirare per un sabato sera. Specie considerando che per fare quello aveva detto di no ad una squisita cenetta e, soprattutto, aveva lasciato sola Buffy.

In pratica dalla sentenza del giudice non erano mai stati separati. Seguendo una specie di tacito accordo, lei aveva smesso di uscire con altri uomini e lui aveva fatto altrettanto con le altre donne. E tutto sembrava andare alla perfezione, a parte la cocciutaggine di Buffy nel non voler ammettere ancora I suoi sentimenti.

Eppure sentiva che era vicino a farla capitolare. Gli tornò in mente il suo viso quella mattina quando le aveva detto che non sarebbe stato con lei quella sera. Sembrava veramente ferita. Forse avrebbe dovuto spiegarle la situazione invece di dare tutto per scontato. Chissà cosa aveva pensato quella sua piccola mente contorta…

Non sapeva davvero che cosa fare con Buffy. Non capiva né lei, né se stesso. Se non altro, la soluzione dei problemi avrebbe dovuto essere rimandata a domani. Era l'una di notte, e a quell'ora Buffy dormiva di sicuro.

Spike aprì la porta e scivolò in casa senza fare rumore. Lei doveva avergli lasciato la luce accesa. Si fermò di scatto.

Quello che vedeva non era un paio di fianchi capaci di fargli accelerare il battito cardiaco, ma una massa lussureggiante di capelli biondi, sparsa a raggiera sul divano. “Sono solo capelli scarmigliati e sciolti”, si disse cercando di respirare con calma. “E io l'ho vista spettinata milioni di volte”. Ma l'appello alla propria razionalità non servì a calmare il tumulto del suo cuore.

Avanzo lentamente verso il divano passandosi una mano fra I capelli e respirando profondamente.

"Buffy, che cosa ci fai ancora in piedi?"

Ma lei non gli rispose.

Chinandosi in avanti, le scostò I capelli dal viso e vide che era addormentata. Un sorriso gli distese le labbra. Con delicatezza le sfilò di mano la penna e il blocco e li posò sul tavolino davanti al divano, poi le sfiorò una guancia con la punta delle dita.

Lei si mosse lentamente sotto il suo tocco.

"Sei tornato" mormorò piano senza aprire gli occhi. Poi sorrise.

Il suo sorriso assonnato gli fece pensare al letto, alle lenzuola, al calore del suo corpo morbido.

"Sì" rispose. Improvvisamente aveva la gola secca. "Andiamo, ti porto a letto"

Senza aspettare risposta, si chinò su di lei passandole dolcemente un braccio dietro la schiena e uno sotto le ginocchia. Poi la sollevò. Fece un passo indietro per sistemarla meglio nel suo abbraccio ed urtò il tavolino. Trattenne una smorfia di dolore e lentamente salì le scale. Entrò in camera e la depose gentilmente sul letto. Poi rimase un momento ad osservarla alla luce della luna che entrava dalla finestra.

Non riusciva a resistere al richiamo di quelle labbra così dolci e invitanti. Ma si scostò e seppellì il volto tra I suoi capelli.

"Oh, Buffy!" Il cuore batteva a mille, e il suo profumo lo faceva impazzire. Le accarezzò avidamente le spalle e la schiena.

Buffy si mosse sotto il suo tocco ancora una volta.

Spike deglutì e fece due passi indietro. La desiderava così tanto che l'avrebbe presa lì, in quel momento, senza neanche pensarci due volte. Invece… "Buonanotte, amore" sussurrò.

Buffy mosse le labbra lentamente e lui, per un attimo, non capì. Le andò vicino, con il cuore in gola. "Cosa?"

"Rimani qui" mormorò lei.

Lui la fissò, e per un attimo non riuscì a credere che avesse pronunciato davvero quelle parole. "Sei sicura?"

"Sì, rimani qui" sussurrò ancora Buffy.

A lui mancò il fiato. "Lo vuoi davvero?"

Lei annuì.

Bene. Si era comportato in modo nobile e le aveva dato il tempo di ripensarci. Ora, finalmente poteva stendersi accanto a lei e prenderla fra le braccia. Finalmente poteva di nuovo stringerla e dormire accanto a lei. Il resto sarebbe venuto poi.

*** 

Buffy si svegliò alle prime luci dell'alba. Aveva deciso di aspettare Spike sveglia, ma doveva essersi addormentata. Come aveva fatto ad arrivare a letto?, si chiese ancora nel dormiveglia. Si mosse pigramente ma qualcosa la trattenne. Spike! Era davvero a letto con lei! Non aveva sognato, allora!

"Non muoverti" disse lui sottovoce.

"Non puoi darmi ordini" bisbigliò lei, tentando di alzarsi. Era imbarazzata come mai prima d'ora.

Spike aumentò la stretta e fece scivolare l'altro braccio attorno a lei, impedendole di muoversi ulteriormente.

"Lo farò solo quando sarà necessario, e questa è una di quelle volte" La sua voce era ancora insonnolita, ma la forza con cui la trasse sotto di sé, non faceva affatto pensare che lui fosse ancora mezzo addormentato. "Buffy, Buffy, è così bello dormire con te. Sei così morbida" disse baciandola sulla spalla e sul collo.

Lei tentò di divincolarsi, di respingerlo, dimenandosi ed inarcandosi sotto di lui, senza rendersi conto di quanto potessero essere provocanti I suoi movimenti.

"Se sei già così sveglia, sarò felice di accontentarti, passerotto" disse lui con un sorrisetto languido. "Però pensavo che avremmo potuto concederci qualche altra ora di sonno. In fondo è domenica. Non c'è fretta"

"Ohi!" esclamò lei, bloccandosi. "Togliti di dosso, non riesco a respirare" disse con tono lamentoso.

"Ti prego, passerotto, abbi un po' di cuore" gemette lui. "Io non voglio fare altro che dormire con te" Con riluttanza, scivolò accanto a lei, mantenendo però un braccio attorno alla sua vita. "Per il momento lascia che ti tenga stretta. Più tardi ti prometto che ti accontenterò" mormorò con la faccia nel cuscino, mentre la sua mano percorreva il suo torace per posarsi sul suo seno.

Buffy rimase immobile. Il respiro di Spike era come una calda carezza sulla guancia, e il suo ritmo regolare aveva un effetto ipnotico su di lei. In fondo non era poi così sveglia come aveva pensato, e in pochi minuti rinunciò a combattere il sonno e si riaddormentò.

A svegliarla furono I caldi raggi del sole. O fu forse la mano che si faceva strada lentamente sotto la sua camicia da notte? Buffy la prese, la rimise sul torace di Spike e si scostò da lui. Con quella reazione stava cercando di nascondere I sentimenti che in realtà aveva provato svegliandosi e trovandosi nel letto con l'uomo che amava.

"Non farlo, Spike" lo ammonì.

"Mi piace questa novità di svegliarmi accanto a te" sussurrò lui con voce pigra e soddisfatta. "Dammi il bacio del buongiorno"

La strinse a sé e Buffy riuscì a resistere solo un istante, dopo il quale si sciolse letteralmente tra le sue braccia, muovendosi sinuosamente sopra di lui e inarcando il proprio corpo contro il suo.

"Se ti muovi in questo modo credo che non riuscirai ad alzarti da questo letto tanto presto…" le sussurrò Spike.

Buffy si staccò a forza da lui e scese dal letto, ancora tutta tremante di desiderio. Poi si nascose nel bagno, per non essere più costretta a dover vedere il corpo mezzo nudo di Spike.

Quando fu in bagno, si fece una doccia e poi si fermò davanti allo specchio a parete a pettinarsi I capelli ancora nuda.

"Buongiorno" disse una voce alle sue spalle.

Riflesso nello specchio, Buffy vide Spike, fermo sulla soglia del bagno. Arrossendo per l'imbarazzo, prese in fretta un asciugamano e se lo avvolse attorno al corpo. Soltanto allora si voltò.

"No, passerotto…" disse lui, andandole vicino e mettendole le mani sui fianchi. "Guardami in faccia, Buffy" aggiunse poi. "Non sarai mica in imbarazzo, vero? Sei bellissima e poi ti ho già vista nuda, passerotto…"

"Oh, no, Spike! È solo che…" In realtà non sapeva come spiegargli la timidezza che l'aveva assalita. "Sono le undici passate" disse concitata. "La signora Cooper potrebbe essere qui tra poco"

"Dammi il bacio del buongiorno, prima" sussurrò lui.

Buffy sorrise. "L'hai già avuto il bacio del buongiorno" gli ricordò ma non si tirò indietro.

Lui sospirò contento. "Adoro avere dieci o undici baci del buongiorno" le disse e poi premette le sue labbra contro quelle di lei.

Fu con fatica che si staccarono entrambi l'uno dall'altra, richiamati all'ordine dalla prossima visita della signora Cooper. Sembrava aleggiare tra loro un'atmosfera irreale, iniziata quando si erano addormentati insieme e non ancora interrotta.

"Vado a preparare la colazione mentre ti fai la doccia e ti vesti" disse Buffy, combattendo l'impulso di restare ancora con lui. Poi gli diede un altro piccolo bacio.

Scese le scale lentamente gustandosi ancora quello strano senso di euforia che la pervadeva e non permetteva al suo cervello di funzionare regolarmente. Arrivò in salotto e all'improvviso qualcosa attirò la sua attenzione. Si avvicinò al divano e raccolse da terra il suo blocco aperto. Ne sfogliò alcune pagine e arrossì al pensiero che Spike potesse aver letto quello che lei aveva scritto. Poi l'imbarazzo scomparve per lasciar spazio ad un moto d'ira al pensiero che lui avesse violato la sua privacy e che ora fosse a conoscenza di tutti I suoi segreti. Ma se pensava che fosse così stupida da non accorgersene, si sbagliava di grosso!, pensò decisa andando in cucina a grandi passi.

Prese delle uova dal frigorifero, le ruppe in una scodella e iniziò a sbatterle con foga. In qualche modo doveva sfogare la sua rabbia. E se non poteva spaccargli la testa, allora…

Sentì dietro le spalle la porta della cucina aprirsi e poi le braccia forti di Spike circondarle la vita. Si irrigidì di colpo. Non gliel'avrebbe fatta passare liscia. Prima che lui potesse dire o fare qualunque altra cosa, Buffy si girò di colpo fra le sue braccia brandendo la forchetta con cui sbatteva le uova come un'arma.

"Giù, le mani da me!" gli ordinò.

Spike la guardò confuso. "Eh?"

"Ho detto giù le mani" ripeté lei decisa poi, vedendo che lui non accennava a muoversi, gli prese le mani e se le staccò dai fianchi.

"Buffy? Vuoi spiegarmi che ti prende?" le chiese lui. "Poco fa eri così…"

"Ingenua? Credulona?" gli suggerì lei. Scosse lentamente la testa. "O semplicemente stupida?"

"Passerotto, non ho la minima idea di quello che stai dicendo…" disse lui muovendo un passo verso di lei.

"Stai lontano da me" gli ordinò Buffy.

"Passerotto?"

"E smettila di chiamarmi così!"

Proprio in quell'istante suonò il campanello dell'ingresso. Spike tirò un'imprecazione, Buffy fece un sospiro.

"Chi sarà?" chiese.

"Non lo so e non mi importa saperlo. Ti è successo qualcosa e voglio sapere cosa!" ribatté lui.

Il campanello suonò di nuovo.

"Spike, dovremmo andare a vedere chi è"

"No"

"Può trattarsi di una cosa importante" obiettò lei andando verso il salotto.

"Dannazione, Buffy, tutte le volte che ci siamo interrotti a metà, sono sorti tra noi equivoci e malintesi. Vuoi che la storia si ripeta?"

"Chiunque sia a cercarci, sa per certo che siamo in casa" disse Buffy, e il terzo squillo del campanello confermò la sua ipotesi. "Potrebbe essere mia madre o mia sorella"

"Un minuto e non di più per liberarci da questo inopportuno visitatore. Chiunque sia. Poi dobbiamo parlare" Con quell'avvertimento scandito a chiare lettere, Spike la seguì.

Buffy corse ad aprire e trattenne a stento un gemito di frustrazione. Il visitatore era la signora Cooper. Si era arrabbiata con Spike ed aveva dimenticato che sarebbe arrivata a breve.

"Buongiorno, ragazzi!"

Buffy le sorrise con calore e la fece entrare in casa.

"Scusatemi se sono venuta anche questa mattina. So che è domenica, ma avevo bisogno di un po' di zucchero…" disse la donna con un sorriso di scusa.

"Non si preoccupi, signora, non ha bisogno di inventarsi scuse per venire a trovarci" replicò Buffy.

"Soprattutto se sono scuse così poco convincenti!" esclamò una voce alle sue spalle.

Buffy si voltò e vide Spike, le mani in tasca, il viso carico di sarcasmo. Spike fece qualche passo avanti e si fermò al suo fianco.

"Non abbiamo zucchero, mi spiace" disse alla donna. "Spero che lei non si trattenga"

"Spike! Stai parlando con la signora Cooper!"

"Abbiamo un conto in sospeso noi due, Buffy"

Buffy rimase come interdetta per qualche istante, divisa tra la voglia di chiarire le cose con suo marito e il dovere di essere gentile verso la sua ospite. Alla fine le buone maniere ebbero la meglio.

"La nostra questione dovrà aspettare, Spike" disse decisa. "Mi dispiace"

"Strano. Non sembra affatto dispiacerti"

"Spike, dovrei essere io quella arrabbiata con te" ribatté con foga Buffy, seccata all'idea che ora lui facesse la parte dell'offeso.

"Davvero, Buffy?"

La signora Cooper guardava ora l'uno ora l'altra con aria perplessa.

"Ho interrotto qualcosa?" chiese con cautela.

"Solo un battibecco coniugale" rispose Spike in tono provocatorio. "Ma non si preoccupi. Litighiamo almeno una volta al giorno e la domenica due"

"Non gli presi attenzione, signora" disse Buffy.

"Già, giusto! Non prestiamo attenzione al povero marito che chiede solo di chiarire le cose!" sbottò Spike. "Ma guardati, prima eri tutta sorrisi e moine e invece adesso sei più fredda di un iceberg!"

"Se lo sono è solo perché tu sei un impiccione!" ribatté Buffy.

"Un impiccione?"

"Sì! Come hai osato leggere il mio diario?" Buffy prese in mano il blocco e glielo sventolò sotto il naso. "Sono cose private, non avevi alcun diritto di farti gli affari miei!"

Spike rise amaramente. "Sei ridicola! Non ho letto assolutamente niente!"

"Tu sei ridicolo!"

"Ragazzi, posso interrompervi?" chiese con cautela la signora Cooper.

"No!" gridarono entrambi senza voltarsi e continuando a fronteggiarsi come due avversari.

"E' un semplice fraintendimento, passerotto. Davvero io…" iniziò Spike cercando di avvicinarsi a lei.

"Fraintendimento un corno!" ribatté Buffy allontanandosi di scatto. "Sei meschino e arrogante e vorrei tanto non averti sposato!"

Detto questo corse in camera, si buttò sul letto a faccia in giù e inzuppò il cuscino di lacrime amare. Si sentiva terribilmente stupida! Aveva bisogno di Spike per dare un senso alla sua vita, aveva bisogno della sua presenza costante accanto a lei. Santo cielo, perché anche lui non sentiva la stessa necessità? Perché non l'amava?

"Buffy" mormorò lui in quel momento, entrando. Si sedette sul letto e la prese dolcemente tra le braccia, cullandola come una bambina. "Non volevo offenderti, passerotto, non volevo. Non piangere più, ti prego. Sono un bastardo e quando sono arrabbiato dico delle cose orribili. Ma non le penso veramente"

"Vattene via" mormorò lei, non accennando a smettere di piangere.

"Tesoro, non ho letto il tuo diario. Te lo giuro. Deve essere caduto a terra quando ti ho portato a letto ieri notte" le disse accarezzandole la testa.

"Davvero?"

"Sì, non ho nessun motivo per fare una cosa del genere. Non sapevo neanche che avessi un diario…"

"Lo so" sussurrò lei. "Sono una stupida"

"Non è vero. Sei solo gelosa delle tue cose" la contraddisse lui con un sorriso.

Buffy ridacchiò brevemente, il corpo ancora scosso dai singhiozzi. Poi rimasero stretti così a lungo, finché lei non si fu calmata.

"Dov'è la signora Cooper?" gli chiese con un filo di voce, alzando la testa.

"Me ne sono liberato, interrompendo il suo resoconto dettagliato di tutti I miei difetti"

"Ascolta, Spike" disse Buffy, incontrando il suo sguardo e sostenendolo con decisione. "Scusami per prima. Ho solo avuto paura di tutto questa cosa fra noi e mi sono aggrappata alla prima scusa che mi si è presentata"

Spike la guardò in silenzio per qualche istante. "Cosa vuoi fare allora?" le sussurrò avvicinando le labbra alle sue.

"Non so più cosa voglio" mormorò. "L'unica cosa che so per certo è che sono felice di essere qui con te, adesso. Non riesco a pensare a nient'altro" Insinuò le mani sotto la camicia di lui, ansiosa di accarezzare la sua pelle nuda. "Sai come dice il proverbio… carpe diem"

"Cogli l'attimo" tradusse lui passandole le labbra sui capelli e respirandone a fondo il profumo. "E' proprio quello che ho intenzione di fare, perché potrei morire se non ti baciassi subito"

La nota di desiderio nella sua voce non fece altro che aumentare l'eccitazione di Buffy. "Sarebbe un gran peccato" sussurrò. "Visto che sei ancora giovane"

"Sono nelle tue mani allora"

"Credo proprio che per questa volta ti salverò" disse lei.

"Sono perdonato?" mormorò lui.

Buffy annuì lentamente mentre un sorriso le distendeva le labbra. I suoi erano stati solo degli stupidi timori, niente di più. Doveva avere fiducia in Spike.

Lui chinò il capo e le catturò le labbra, desiderando che quel bacio durasse per sempre. Smaniava di sentire il suo sapore, di possederla. Un gemito le sfuggì dalla gola, minacciando di ridurre a brandelli gli ultimi residui del suo autocontrollo.

La attirò a sé e lei prese a sbottonargli la camicia. Era quasi alla fine quando l'ultimo bottone si rifiutò di cedere. Spike la udì mormorare il proprio disappunto sulle sue labbra e, in risposta al suo violento strattone, il bottone finì volando dall'altra parte della stanza.

Spike rise contro la sua bocca, ma ogni traccia di divertimento svanì quando lei gli si strusciò addosso, le mani affondate nelle tasche dei suoi pantaloni.

Buffy era sicura che quello fosse il paradiso. Seppellendo il viso nel collo di Spike, lo accarezzò e lo stuzzicò, assaporando il sapore della sua pelle. Lui la adagiò sopra I cuscini e si distese a sua volta, la bocca in cerca della sua per un altro bacio appassionato ed avido.

Le dita di Buffy gli afferrarono la camicia aperta, desiderosa di sentire di nuovo quel corpo caldo contro il proprio. Si mise a sedere, gettò la camicia da un lato del letto e poi iniziò ad armeggiare con furia per svelare il resto di lui.

Le dita di Spike erano molto più efficienti delle sue, ma laddove Buffy difettava di abilità, compensava in velocità. Dopo qualche risatina e dei sospiri assai pesanti, le cose divennero serie. Le dita di Spike si aprirono un sentiero lungo la sua gola, sfiorandole I capezzoli e quella carezza fece divampare un incendio lungo il cammino. Spike mosse la bocca, tracciando un sentiero lento ed elettrizzante dalla sua gota ai seni, che si sollevarono al semplice tocco della sua lingua. Buffy non poté soffocare il gemito che le sfuggì quando le labbra di Spike seguirono la curva del suo ventre, e le sue dita affondarono con gesti frenetici tra I suoi capelli. Spinta da un desiderio disperato, Buffy si mosse contro il suo bacino. Le sue mani lo attirarono verso l'alto e lei gli sussurrò una supplica disperata all'orecchio.

Lo voleva in quel momento, domani, sempre. Spike restò immobile, ma solo per un brevissimo istante. Poi le sue mani scivolarono sotto di lei sollevandole I fianchi.

"Spike. Ti prego"

La voce di Buffy era rotta, tremante di desiderio.

Lui affondò in lei e il mondo tutto intorno sembrò evaporare e assumere I contorni di un sogno. Buffy prese a muoversi, seguendo il suo ritmo. Gli occhi semichiusi, il viso di Spike si offuscò e a lei restò solo la consapevolezza del suono dei loro respiri affannati, del tocco della sua pelle calda ed umida.

Spike la portò con sé, addentrandosi sempre di più in oscuri recessi che lei non aveva mai conosciuto. Con un ansimo finale, Buffy ricadde sul letto, in preda a fremiti e spasimi convulsi. La testa affondò nei cuscini e subito dopo Spike crollò su di lei, seppellendole il viso nell'incavo del collo. Per dei lunghi istanti rimasero l'uno sull'altro, in silenzio ed immobili.

Poi Buffy sentì le sue labbra che le premevano leggermente sul collo, un tocco fresco e dolce, e quel bacio la commosse. Fissò il soffitto. Aveva fatto la scelta giusta a seguire il suo istinto e il suo cuore. Sorrise e iniziò a canticchiare il motivetto di “Rocky”.

"Buffy?" La voce di Spike era bassa, raspante ed esausta.

"Sì?"

"Ne sei sicura?"

Certo che ne era sicura. Non aveva la minima intenzione di alzarsi da quel letto o permettere a lui di farlo. Spike sarebbe stato suo, per sempre. Al cento per cento.

Lui si sollevò sui gomiti e Buffy lo sentì mentre ricominciava a muoversi dentro di lei. "Okay, campionessa"

Felice, Buffy gli donò il proprio corpo. In silenzio, anche il proprio cuore.

 

Capitolo Trentotto

La sveglia continuava a suonare. Assonnata, Buffy tese la mano sperando di trovarla, ma prima che potesse localizzarla, il suono cessò.

"Buongiorno, moglie" le bisbigliò Spike all'orecchio.

Gli occhi di Buffy rimasero chiusi mentre sorrideva. "Buongiorno, marito" Aprì le braccia per accoglierlo. "Ho fatto un sogno meraviglioso "

Spike rise piano. "Non era un sogno"

"Lo era sicuramente" disse, circondandogli il collo con le braccia. "Niente potrebbe essere così incredibile nella vita reale"

"Anche io lo pensavo, ma mi hai dimostrato che mi sbagliavo" La baciò con una tenerezza ed un'attenzione tali, che Buffy rimase senza fiato.

Lo guardò e vide I suoi occhi pieni di desiderio. "Farai tardi al lavoro" lo avvertì.

"Chi mi rimprovera?"

"Io no" mormorò lei.

"Neanche io" mormorò lui con voce ispessita dal desiderio. Chiuse la mano attorno al suo seno. "Non riesco proprio a pensare ad un risveglio migliore" le disse con un sorrisetto.

Neanche Buffy riusciva a pensarlo e non riuscì neanche a soffocare un gemito di piacere. Le sue dita e la sua bocca le davano un tormento infinito, muovendosi lungo il suo corpo e avvicinandosi sempre di più al tesoro agognato. Quando lui raggiunse la sua femminilità, lei era più che pronta a fargliene dono. Fuori di sé dal desiderio, si rese conto che l'unico modo per trovare sollievo era di iniziare a sua volta a torturarlo.

"Buffy!" esclamò lui mentre lei iniziava ad accarezzarlo. "Oh, sì! Ti prego" gemette, e Buffy fu felice di soddisfare la sua richiesta.

Lo guidò dentro di sé, ma fu la spinta decisa di Spike a completare l'unione.

***

Spike era già in ritardo di un'ora quando si alzò dal letto per farsi una doccia. Con la camicia di lui addosso, Buffy andò in cucina e preparò del caffè.

Pochi minuti dopo Spike si fermò dietro di lei. Le circondò la vita con le braccia e le baciò il collo.

"Spike" protestò debolmente. "Sei già in ritardo"

"Lo so" mormorò. "Se questa mattina non dovessi andare in tribunale non andrei per niente a lavoro"

Buffy sollevò la testa e lo guardò negli occhi. "Tornerai per cena?"

"Continua a guardarmi in quel modo e sarò qui per pranzo."

Buffy sorrise. "Allora ci siamo quasi"

"Lo so" disse Spike, allontanandosi da lei con riluttanza. "Stasera andremo fuori a cena per festeggiare" La baciò di nuovo. La sua bocca era calda, piena di passione e desiderio. Sollevò la testa, ma gli occhi rimasero chiusi. "Poi festeggeremo a casa"

Buffy sospirò. La vita matrimoniale stava cominciando a piacerle.

*** 

Buffy osservò l'orologio a muro non riuscendo a reprimere un sorriso di gioia. Tra poco Spike sarebbe tornato a casa e lei era felice. Felicissima, a dire la verità. Le sembrava di essere sollevata almeno dieci centimetri da terra. Non vedeva l'ora di essere di nuovo fra le sue braccia.

Il campanello suonò. Che Spike fosse tornato prima? No, pensò, lui aveva le chiavi. Magari voleva farle una sorpresa…

Con un enorme sorriso andò ad aprire la porta e si ritrovò davanti I volti preoccupati di sua madre e della signora Cooper. Il suo sorriso si affievolì un pochino.

"Buongiorno!"

"Tesoro, come va? Stai bene?" le chiese la madre entrando in casa.

"Certo, mamma. Mai stata meglio. Perché?" Buffy la guardò confusa.

"E' preoccupata per te. Le ho raccontato del litigio di ieri tra te e Spike." spiegò la Cooper in tono serio.

"Oh, quello!" Buffy rise. "Non era niente in realtà! Un semplice fraintendimento. Niente di più" aggiunse ondeggiando con noncuranza una mano.

"Ma se eri sconvolta!" protestò la Cooper. "Hai detto che lo odiavi e che rimpiangevi di averlo sposato!"

Buffy sorrise. "Ve l'ho detto! Non è stato niente."

"Buffy, tesoro, non mentirmi. Sono tua madre" le disse Joyce avvicinandosi alla figlia con un'espressione preoccupata. Le prese il viso fra le mani. "Puoi dirmi tutto, lo sai"

"Cosa dovrei dirti, mamma?" chiese Buffy allontanandosi. Davvero non riusciva a capire. "Sto bene e sono felice"

"Buffy, so di non essermi comportata molto bene con voi, forse ho fatto uno sbaglio e…" iniziò la Cooper.

"Che sbaglio? Signora, mamma, io sto bene. Bene, capito? Spike sta bene. Stiamo entrambi bene e siamo felici, quindi non c'è nulla di cui preoccuparsi" affermò Buffy, poi prese sottobraccio le due donne. "Ora non vorrei sembrarvi scortese ma mi fareste davvero un favore andandovene. Ho molte cose da fare e voi due mi state facendo perdere tempo" Le accompagnò entrambe alla porta.

"Ma Buffy…" disse la Cooper.

"Tesoro, noi…" fece eco Joyce.

"Niente ma" le interruppe lei. "Fra poco Spike tornerà a casa e si arrabbierà se non mi trova pronta per uscire" Le guardò seria. "Non vorrete che litighiamo di nuovo, vero?"

Le due donne scuoterono la testa con vigore e in fretta se ne andarono.

Buffy richiuse la porta trattenendo a stento un sorriso divertito. Quella visita era stata piuttosto strana e al tempo stesso ridicola. Si strinse nelle spalle. Aveva di meglio a cui pensare che cercare di spiegare lo strambo comportamento di quelle due donne. Per esempio farsi bella per il ritorno a casa del suo maritino…

Alle sei in punto Spike tornò a casa. Si era fermato sulla porta e si stava allentando la cravatta, quando apparve Buffy. Sorrise quando I loro occhi si incontrarono. Nessuno dei due si mosse. Continuarono a guardarsi come se si fossero separati per anni invece che per poche ore.

Buffy si sentiva stordita. "Ciao" riuscì a dire. "Come è andata in tribunale?"

"Male"

"Male?"

Spike annuì e posò la valigetta a terra. "Dovevo ascoltare l'arringa conclusiva del processo, ma purtroppo pensavo a quando sarei tornato a casa da mia moglie"

"Oh"

"E' stato molto imbarazzante" Il suo sguardo era dolce e adorabile. "Nel bel mezzo dell'arringa ho cominciato a sorridere e poi mi sono reso ancora più ridicolo quando sono scoppiato a ridere"

"A ridere? C'era qualcosa di divertente?" gli chiese Buffy avvicinandosi.

"Sì, mi sono ricordato che non abbiamo mai festeggiato il nostro primo mese di matrimonio"

Buffy fece una smorfia. "Forse perché fino ad ora non c'era stato molto da festeggiare…" considerò.

"Avremmo dovuto farlo lo stesso" ribatté Spike deciso. "Avrei dovuto ricordarmelo"

"Se mi bacerai novantanove volte sarai perdonato per questa mancanza" replicò Buffy allegra.

"Novantanove volte? Sì, credo proprio che ce la farò" disse Spike e con un'abile mossa l'attirò fra le braccia.

Si baciarono a lungo, con trasporto. Stavano per sdraiarsi sul divano quando suonò il campanello. Spike la guardò con aria interrogativa. Buffy sollevò le spalle. Non aveva idea di chi fosse.

Nel momento in cui Spike aprì la porta, la signora Cooper si precipitò nel salotto con l'espressione più determinata che le avessero mai visto in volto.

"Sedetevi voi due" ordinò indicando il divano.

"Signora?"

"Ma cosa…?"

Spike era sconcertato almeno quanto Buffy. Eseguirono l'ordine della signora Cooper e si sedettero vicini.

La donna si avvicinò alla finestra e gli voltò le spalle. Sembrava tormentata da pesanti preoccupazioni.

"Ragazzi, da quando sono venuta in casa vostra ieri non faccio altro che pensare al vostro matrimonio" esordì girandosi verso di loro.

"Signora…" disse Buffy, ma la donna la fece tacere con uno sguardo.

"Non c'è bisogno che mi diate spiegazioni, Buffy. Ho visto come avete litigato e la cosa non mi è piaciuta affatto"

"Signora Cooper" la interruppe Spike. "se lei…"

La donna lo fulminò con lo stesso sguardo che aveva lanciato a Buffy.

"Lasciatemi finire, per favore" Li guardò seria. "Ho commesso un grave errore, quello di cercare di gestire la vita di due persone alle quali voglio molto bene. Come risultato le ho rese entrambe infelici"

Infelici? Cosa stava dicendo? Mentre la sua mente si riempiva di orribili riflessioni, Buffy pregò silenziosamente affinché la signora Cooper smettesse di parlare. Aveva la sensazione che quello che stava per dire fosse qualcosa che lei non voleva sentire, non voleva sapere. Che avrebbe rovinato ogni cosa!

"Volevo che voi due vi sposaste perché ero certa che foste fatti l'uno per l'altra e le difficoltà sentimentali che entrambi avete vissuto mi hanno permesso di realizzare senza fatica il mio piano. Non ditemi che non avrei dovuto farlo. Adesso l'ho capito, ma allora, ogni volta che vi guardavo, pensavo che fosse un peccato che non foste insieme. Quando ho cercato in tutti I modi di facilitare la vostra unione non sospettavo minimamente quanto sarebbero stati disastrosi I risultati!"

Più che disastrosi!, pensò Buffy, sentendosi crollare addosso tutta l'illusione di felicità in cui aveva cominciato a credere.

"Non volevo rendervi infelici" continuò la signora Cooper. "All'inizio pensavo che fra voi ci fosse una forte attrazione e che qualcosa stava nascendo con il tempo, ma poi vi ho visto litigare e ho capito per la prima volta che avevo valutato male la situazione. Quando ti ho vista piangere ieri, Buffy, ho aperto gli occhi. Ho sbagliato, lo ammetto, ed ora sto solo cercando di riparare all'errore" concluse estraendo dei fogli dalla tasca. Li spiegò e li posò davanti a loro.

"Che roba è?" chiese Spike.

"Il vostro certificato di matrimonio e le carte per una nuova richiesta di divorzio. Se firmate subito, mio marito vi farà divorziare immediatamente" spiegò la Cooper. "Ora vado. Scusatemi ancora"

Quando la porta si fu chiusa dietro le sue spalle, il silenzio piombò pesante nella stanza. Entrambi non sapevano cosa dire. Fino a qualche momento prima erano intrappolati in un matrimonio che non avevano scelto ma che stava finalmente funzionando, ed ora erano liberi.

Liberi di tornare alla vita di prima. Ma era quello che volevano?

 

Capitolo Trentanove

"E così ora sei libera…" disse Willow e si piegò in avanti per cercare di capire la reazione dell'amica a quelle parole.

Il viso di Buffy era illeggibile. In realtà non sapeva davvero cosa pensare. Da quando, il giorno precedente, la signora Cooper aveva sganciato quella bomba era caduta in una specie di catalessi da cui non riusciva a svegliarsi. Non aveva parlato molto, del resto non è che ci fosse molto da dire. Dovevano prendere una decisione. Mettere fine o meno al loro matrimonio. E Spike al riguardo non era stato di alcun aiuto. Avevano trascorso la serata in assoluto silenzio, parlando solo lo stretto indispensabile e naturalmente non riguardo quello che era accaduto. Entrambi erano sotto shock per l'inaspettata notizia. Erano andati a letto e Buffy si era aspettata un gesto, un segno, qualcosa, ma Spike le aveva dato le spalle e si era addormentato. Era stata la notte più lunga della sua vita.

Quella mattina poi, si era alzata e lui non era già più in casa. Doveva essere andato in ufficio davvero molto presto. I documenti per il divorzio erano ancora sul tavolino del salotto e rivederli per Buffy era stato un colpo al cuore. Era uscita, aveva girovagato per un po' e alla fine si era rifugiata da Willow.

"Buffy, ci sei? Sto parlando con te" continuò Willow in tono incerto, passandole una mano davanti alla faccia.

Buffy sbatté gli occhi più volte, tornando con la mente al presente. "Scusami, non sono molto in forma, oggi"

"Lo vedo" Willow fece una smorfia.

"Cosa dicevi?" chiese Buffy passandosi una mano fra I capelli.

"Dicevo che ora sei libera finalmente"

"Già" commentò in tono piatto. "Sono libera"

"Non era quello che volevi? Hai sempre detestato questa storia del matrimonio" osservò Willow corrugando la fronte perplessa. "Oppure no?"

Buffy si lasciò sfuggire un sospiro. "Non lo so. Non lo so più davvero. Stava andando tutto così bene…"

"Bene?"

"Sì, ci eravamo avvicinati parecchio negli ultimi giorni. Io mi stavo… mi sono davvero abituata a quest'idea del matrimonio"

"Tesoro, non ci si “abitua” al matrimonio. O lo si vuole oppure no" Willow la guardò con attenzione. "Tu lo vuoi? Lo vuoi con Spike?"

Buffy si alzò di scatto. "Io non lo so! Fino a qualche mese fa il matrimonio era l'ultimo dei miei pensieri! Diamine, sono così giovane… ma da quando sono tornata a Sunnydale, da quando ho rivisto Spike…" Tornò a sedersi. "… io non lo so. Ho immaginato addirittura di avere un figlio con lui"

"Un figlio?" ripeté Willow sorpresa. "Un figlio è una cosa seria, Buffy"

"Lo so, lo so. Ma non riesco ad immaginare nessun altro uomo al mondo con cui rischiare di avere un figlio"

Willow sospirò. "Buffy tu lo ami?"

Buffy alzò gli occhi sull'amica. "Lo amo? Io beh… credo… penso… Sì, io lo amo"

Fu come se le avessero levato una benda dagli occhi. Ciò non toglieva che tra lei e Spike restava una barriera ancora da superare. "Ma il divorzio…" iniziò. "Le carte…"

"Lascia perdere quelle stupide carte! Tu e Spike vi amate. Cosa vuoi di più dalla vita?"

"Non lo so, Will, non sono sicura che Spike tenga a me quanto io tengo a lui…"

"Buffy Anne Summers!" la richiamò Willow in tono esasperato. "Santo cielo, non mi sembri più tu! Se c'è una cosa che ho sempre ammirato di te è la tua tenacia. Se vuoi qualcosa non molli finché non l'hai ottenuta. Se vuoi che il tuo matrimonio funzioni devi darti da fare"

"Hai ragione. Al diavolo tutto il resto! Io amo Spike, lo amo da morire. E non mi accontenterò di mezze misure con lui. Lo voglio, punto e basta"

"Così mi piaci!" esclamò Willow.

Buffy si alzò con un sorriso smagliante. "Devo assolutamente parlare con lui"

"Buona fortuna!" le gridò dietro Willow mentre Buffy correva fuori la porta.

*** 

"Ma dove diavolo è?" sbottò Buffy uscendo dal tribunale a gran velocità.

Era corsa lì dopo essere andata al suo ufficio. La sua segretaria ne aveva perso le tracce poco prima di pranzo, ma le aveva detto che nel pomeriggio avrebbe avuto un'udienza in tribunale a cui non sarebbe potuto mancare. E invece non era neanche lì.

In fretta si diresse verso il parcheggio. Non le rimaneva altro da fare che tornare a casa e cercarlo lì. A passo svelto raggiunse la sua macchina. Infilò la chiave e si fermò di colpo.

Un sorriso le si allargò sul viso. Aveva riconosciuto una testa platinata uscire da una macchina parcheggiata poco distante. E quante teste platinate potevano trovarsi nei dintorni del tribunale a quell'ora?

Si avviò per raggiungerlo ma si bloccò raggelata quando lo vide fare il giro della macchina ed aprire lo sportello dalla parte del passeggero. Ne scese una bella donna mora dal fisico slanciato e molto elegante.

Spike la stava aiutando a scendere dall'auto e Buffy strinse le labbra indispettita quando vide quella… quella… “donna” buttare le braccia al collo di suo marito e stampargli un bacio sulle labbra.

Okay, quello era decisamente troppo!

Strinse I pugni combattendo contro l'istinto che le suggeriva di andare da loro, stendere la mora con un gancio e sbattere Spike contro un muro esigendo una spiegazione attendibile. No, lei non avrebbe fatto niente del genere. Era troppo orgogliosa per umiliarsi in quel modo.

Mentre il suo cuore andava in pezzi per l'ennesima volta " e ancora a causa dello stesso uomo " prese la sua decisione.

*** 

Spike entrò in casa. C'era qualcosa di diverso nell'aria. Tanto per cominciare, uno strano quanto irreale silenzio.

"Buffy?" chiamò.

Un rumore alle sue spalle lo mise in guardia. Istintivamente si scostò appena in tempo per evitare un oggetto che fendendo l'aria, andò ad infrangersi contro il muro a pochi centimetri da lui.

Prima di capire che cosa stesse succedendo un altro oggetto seguì la stessa traiettoria del precedente. Okay, déjà vu, pensò. Già vista questa scena.

"Che diavolo…." Grazie al cielo sua moglie aveva una pessima mira. "Buffy, vuoi dirmi che sta succedendo?"

L'aspetto di lei era spaventoso. Aveva gli occhi gonfi ed arrossati ed I capelli spettinati.

"Brutto ipocrita che non sei altro!" Fu l'unica spiegazione che ricevette prima di essere bersagliato di nuovo.

"Vuoi smetterla di lanciare cose? Non possiamo parlare?"

"Ah, vuoi parlare?" Lei gli camminò attorno come un pugile che valuta l'avversario prima di sferrare l'attacco. "E a cosa servirebbe visto che non faresti altro che mentirmi?"

Spike si lasciò cadere sul divano sconfortato. "Che cosa stai dicendo, Buffy? Non ti capisco"

"Oh, ci avrei scommesso!" esclamò lei con aria sprezzante. "Come avrei potuto dubitarne? Negare, negare, sempre negare. È la prima regola, giusto?" disse scuotendo la testa sarcastica. "Sai, se c'era una sola cosa di cui mi illudevo era che in questo ridicolo, patetico matrimonio ci fosse della sincerità. Purtroppo devo ricredermi. Ancora una volta sono riuscita a farmi prendere in giro come una stupida"

"Non ne ho mai avuto l'intenzione. E non credo che il nostro matrimonio sia ridicolo" disse lui alzandosi di nuovo. "Possiamo risolvere la situazione. Se mi lasciassi capire qualcosa…"

"La situazione non si risolverà" ribatté lei. "Ho firmato le carte del divorzio. Fallo anche tu e questa storia sarà finita, finalmente" Si diresse verso la porta.

"Dove stai andando?"

"Da mia madre" ribatté secca. "Ah, e per tua informazione, non voglio più vederti"

Spike non provò neanche a replicare. Non riusciva dannatamente a capire cosa stesse accadendo davanti ai suoi occhi. Non era così che doveva finire, se solo lei lo avesse fatto parlare, spiegare…

Infilò le mani in tasca e strinse I pugni. "Buffy" chiamò mentre lei gli passava davanti dirigendosi verso la porta.

Lei si voltò lentamente a guardarlo con un'espressione ferita sul volto che gli provocò una stretta al cuore, senza capirne la ragione.

"Riguardati" mormorò lei, poi si voltò e, senza un'altra parola, uscì dalla casa e forse anche dalla sua vita.

 

Capitolo Quaranta

"Quando è tornata?"

"Ieri. Ha portato indietro le sue cose e si è chiusa in camera. Credo che si siano lasciati sul serio"

"Accidenti! Non era così che doveva andare! Avevo programmato tutto così bene. Bastava solo…"

"Bastava cosa?" esordì Buffy entrando in cucina e cogliendo di sorpresa sia la madre che la signora Cooper.

Entrambe le donne, infatti, sobbalzarono spaventate.

"Buffy, tesoro!" esclamò Joyce andandole incontro. "Come ti senti?"

"Sto bene, mamma. Ho lasciato mio marito non sono malata. Non chiedermelo in continuazione" ribatté Buffy sedendosi al bancone. "Di cosa stavate parlando?"

"Chi, noi? Niente! Nulla!" esclamò la signora Cooper. Poi rise scioccamente. "Stupidaggini!"

"Strano, perché sembravate molto interessate…" osservò Buffy guardandole con attenzione.

"Non era niente di importante, tesoro" ripeté Joyce. "Dicci piuttosto di te. Non hai parlato molto"

"Cosa devo dirti mamma?"

"Tu e Spike avete deciso di divorziare alla fine" stabilì la Cooper.

"Già. E diciamo che lui si è consolato alla svelta" disse Buffy ad occhi bassi. "E comunque mi sembra ovvio che non eravamo destinati a stare insieme, come lei credeva" aggiunse ironica.

La Cooper fece una smorfia. "Io non credo tu abbia capito…"

"Io ho capito benissimo, invece!" ribatté Buffy alzandosi di scatto. "Deve smetterla di giocare con la vita delle persone! Non è divertente, sa? Ci sono dei sentimenti coinvolti nei suoi giochetti!" Emise un sospiro frustrato e si passò una mano fra I capelli, cercando di trattenere le lacrime che le si erano affacciate agli occhi. "Ora scusatemi. Ho promesso a Dawn che sarei uscita con lei"

Le due donne la seguirono con lo sguardo mentre usciva dalla stanza.

"Aveva detto che sarebbe stata felice" mormorò Joyce con occhi tristi.

"E lo sarà, te lo prometto" le disse la signora Cooper stringendole gentilmente la mano. "Lo sarà"

Spike fissò in controluce il bicchiere colmo di whisky e sospirò sconfortato. Ancora, a distanza di un paio di giorni, non riusciva a rendersi pienamente conto di quello che era successo. Strinse la mascella. Finalmente era riuscito a far breccia nella dura corazza della donna che amava, e poi era accaduto qualcosa - qualcosa di cui lui non era ancora a conoscenza - e tutto era finito.

Aveva ripensato costantemente a quello che Buffy gli aveva detto andandosene. Lo aveva chiamato ipocrita, gli aveva detto che le aveva mentito… ma quando? E soprattutto riguardo cosa?

Posò con forza il bicchiere e prese tra le mani la scatolina di velluto blu che aveva preso per lei, ma che non aveva mai visto. Non gli aveva dato il tempo di mostrargliela….

Un leggero bussare alla porta gli fece sollevare di scatto la testa.

"Buffy…?" chiese aprendo la porta.

Le sue spalle si abbassarono di colpo quando vide che era la signora Cooper. Emise un gemito frustrato.

"Che diavolo vuole?" sbottò. "Non crede di aver fatto abbastanza danni?" La lasciò sulla porta e tornò a sprofondare nella poltrona.

"Hai un aspetto orribile, Spike" commentò piano la donna, entrando in casa.

"Grazie" borbottò lui sarcastico. Si portò di nuovo alle labbra il bicchiere.

"Dovresti tirarti un po' su. Sono giorni che non esci. Magari dovresti farti una doccia e parlare con Buffy…"

"Grazie per l'interessamento e per il consiglio, signora Cooper, ma in tutta sincerità, non so che diavolo farmene!" replicò secco.

La signora sussultò sorpresa dal suo tono.

Spike alzò su di lei uno sguardo ferito. "Fino alla sua apparizione con quei dannati documenti, stava andando tutto bene, poi…"

"Io l'ho fatto per il vostro bene!" ribatté la donna colpita sul vivo. "Dovevate avere uno scossone per capire quanto tenete l'uno all'altra"

"Già. Uno scossone…. Piuttosto è stato un terremoto" commentò Spike in tono ironico. "Buffy ha scoperto di tenere talmente a me che mi ha lasciato e ha chiesto il divorzio" aggiunse portandosi ancora il bicchiere alle labbra.

"Sbagli, Spike. Buffy ti ama e secondo me sei ancora in tempo…"

"In tempo per umiliarmi di nuovo?" le chiese guardandola da sopra il bordo del bicchiere.

"Spike…" mormorò la signora Cooper.

"Io la amo, lo sa?" mormorò lui. La voce resa incerta dall'alcol. "Ma lei non mi ama. No, Buffy non mi ama… forse avrei dovuto davvero incatenarla al muro… sì, avrei dovuto farlo… magari se lo avessi fatto…"

La signora Cooper lo guardò pensierosa. "Voi due non risolverete mai la situazione di questo passo. Credo che dovrò intervenire un'altra volta…" mormorò a bassa voce.

"Che sta dicendo?" le chiese Spike.

"Oh, niente! Parlavo tra me e me" rispose in fretta la Cooper. "Comunque, secondo me, dovresti darti davvero una sistemata" aggiunse con una smorfia.

Spike posò il bicchiere con un gesto deciso. "Non ho bisogno che mi dica cosa devo o non devo fare" disse secco.

"Voglio solo aiutarti…"

"Beh, mi aiuterebbe molto di più se se ne andasse e mi lasciasse in pace" ribatté Spike.

La signora Cooper annuì. "E va bene. Fa come credi" Si diresse verso la porta. "Comunque non finisce qui" mormorò andandosene.

Spike chiuse gli occhi e si lasciò andare contro la poltrona con un sospiro.

La signora Cooper riunì Joyce e Dawn nella sua cucina. In un angolo, anche se recalcitrante all'idea, c'era il marito.

"D'accordo, gente. In tempi duri bisogna agire duramente. Buffy e Spike hanno combinato un bel casino con la loro relazione" Scosse la testa disgustata: alle volte quei ragazzi riuscivano ad essere tanto ottusi… "Pare che tocchi a noi risolvere la situazione, perché noi gli vogliamo bene e tutto ciò che abbiamo fatto fin dall'inizio è stato solo cercare di renderli felici. Se mai due persone sono nate per stare insieme, sono loro due, ma sembra proprio che dovremmo dar loro un piccolo incoraggiamento" Si sfregò le mani con aria cospiratrice.

"Io non so se sia il caso" iniziò Joyce. "Abbiamo visto tutti la loro reazione quando ci siamo intromessi, non vorrei che…."

"Non vorrai abbandonarmi, Joyce. Tu sei il mio braccio destro" le ricordò la signora Cooper con un sorriso. "Sei stata così brava quando vivevano da te…"

Joyce sorrise imbarazzata. "Io voglio solo che Buffy sia felice e serena"

"E lo sarà" dichiarò la donna.

"Sì, però ora lei non vuole vedere Spike neanche in fotografia" osservò Dawn. "E' testarda, mia sorella" aggiunse con una smorfia.

"Dobbiamo aiutarli a lasciar perdere il cervello e ad usare il cuore. Quei due stanno pensando troppo e “sentendo” troppo poco" La Cooper radunò le truppe in cerchio attorno al tavolo. "Ora, io ho un piano…."

*** 

Spike controllò l'orologio: cinque minuti di ritardo, non erano poi niente di grave. A lunghi passi superò il giardino di casa Summers e puntò diretto a quello dei Cooper. Buffy non si era fatta sentire in nessun modo durante quella lunga settimana e lui, dopo aver ricevuto un paio di secchi rifiuti da parte sua, si era buttato a capofitto nel lavoro per non pensare. Ora, il giudice Cooper gli aveva chiesto di andare a casa sua perché doveva parlargli di un affare privato e molto urgente. Ne era stato lusingato " il giudice Cooper era uno dei giudici più stimati e rispettati della città" e allo stesso tempo avrebbe anche colto l'occasione per scusarsi con la signora Cooper per il modo sgarbato in cui l'aveva trattata qualche giorno prima.

La porta di ingresso era aperta, se la richiuse alle spalle e seguì il vociare dall'atrio verso la cucina, fermandosi di colpo sulla soglia: Buffy era seduta al tavolo con la madre e la signora Cooper.

"Cosa ci fai qui?" Cosa ci faceva, lui, lì?

Cosa ci faceva, lei, lì? L'aveva fatto penare tutta la settimana, e ora sembrava anche scocciata.

"Sono stata invitata. Sono qui per prendere il the" Buffy incrociò le braccia sul petto. "Vattene. Non voglio vederti"

"Guarda che sono stato invitato. Mi ha chiamato il giudice"

"Beh, allora me ne vado io" ribatté lei e fece per andare verso la porta.

"Aspetta!" Spike la afferrò per un braccio. "Sono giorni che cerco di parlare con te ed ogni volta mi hai sempre chiuso la porta in faccia, ma non per questo mi sono dato per vinto. Sarei venuto da te stasera, ma ora che sei qui, non ti lascerò andare. Non più" le disse, poi infilò una mano in tasca e…

Un grido acuto e prolungato lo interruppe. Dawn, fuori dalla finestra, saltellava su e giù, indicando il capanno degli attrezzi dei Cooper.

"Aiuto!"

Buffy, seguita da Spike, uscì di corsa dalla casa.

"Che c'è?" chiese alla sorella.

"Ho visto un animale strano entrare nel capanno. Stava inseguendo il gatto della signora Cooper. Forse lo vuole mangiare. Presto, Buffy, fa qualcosa. Anche tu, Spike!" rispose la ragazzina agitata.

Buffy la guardò incerta, poi corse nel capanno, subito seguita da Spike che cercò l'interruttore.

"La lampadina deve essersi bruciata"

Sbirciò sopra la spalla di Buffy, ma non riuscì ad individuare niente di strano. Lei si voltò di scatto e quasi andò a sbattere contro il suo torace; ignorandolo si rivolse alla sorella.

"Dawn, sei sicura…."

La porta del capanno si chiuse facendolo piombare nell'oscurità. Sentirono girare una chiave nella serratura e Spike cercò di girare la maniglia che però non scattò.

Dawn li aveva intrappolati.

"Dawn. Apri immediatamente questa porta" ordinò Spike.

"Dawnie, se mi fai uscire ti porto a fare shopping" disse Buffy. Poi abbassò la voce ad un sussurro. "Subito dopo averti fatto passare per sempre la voglia di fare questi stupidi scherzi"

"Mi spiace, Buffy. Anche per te, Spike." rispose Dawn. "Ma siete in trappola. Giusto, signora?"

"Buffy, Spike" La signora Cooper ebbe subito la loro attenzione. "Mettetevi comodi. Considerata la ridicola situazione in cui vi siete cacciati, non ci avete lasciato altra scelta. Ora noi torniamo in casa a prendere il the. Ci vorrà all'incirca un'ora. Poi torneremo qui; se la situazione non sarà cambiata vi concederemo un'altra ora e poi un'altra e poi un'altra, finché non avrete risolto la cosa"

"Non può farlo, signora" protestò Buffy temendo già la replica.

"Ma, cara, l'ho appena fatto."

"Non c'è nessun animale strano, vero? E neanche il suo gatto?" Spike percepì la sua ansia nel buio.

"No, niente di strano. Era solo una stupida scusa e voi ci siete cascati" Sentirono la signora Cooper ridacchiare soddisfatta. "Ora cominciate pure a spiegarvi. Avete un sacco di tempo. Ci vediamo più tardi. Au revoir"

Ascoltarono I passi allontanarsi al di là della porta e poi ci fu solo il silenzio.

 

Capitolo Quarantuno

Ascoltarono I passi allontanarsi al di là della porta e poi ci fu solo il silenzio.

"Ci siamo cascati come due scemi" commentò Spike scuotendo lentamente la testa. "Possiamo anche sederci, non credo che torneranno prima di un'ora" Si lasciò scivolare contro la parete, Buffy si sedette da qualche parte di fronte a lui.

Non sapeva se essere grato o meno alla signora Cooper per aver creato quella situazione. Comunque gli aveva concesso un'opportunità che non avrebbe di sicuro sprecato. Inspirò a fondo per assorbire l'essenza di lei, il suo profumo unico, il ritmo del suo respiro.

"Dio, mi sei mancata questa settimana" Parlò spontaneamente, senza misurare le parole né la sua reazione.

Un profondo respiro fu l'unica indicazione che avesse udito le sue parole. L'intimità portata dalla tremula luce del suo accendino, acceso per non essere immersi nel buio più totale, lo incoraggiò ad aprirle il cuore.

"Mi dispiace, Buffy. Non di averti sposato né di aver fatto l'amore con te. E mi dispiace ancora di più per averti lasciato andare quel giorno senza costringerti a chiarire la cose fra noi. Avevo così tanta paura che non potessi amarmi che semplicemente ti ho lasciato andare. Non avrei mai voluto farti del male, passerotto. Te lo giuro. Non so cosa sia successo che ti ha spinto ad andare via, ma qualsiasi cosa sia stata, posso solo dirti che mi dispiace, passerotto. Io…"

"Smettila di chiamarmi passerotto. Tu, egoista infedele!" sbottò lei dal suo angolo nella semioscurità.

"Infedele!" ripeté lui stupito. "Quando mai ti sono stato infedele?"

"Ti ho visto in quel parcheggio. Il giorno in cui me ne sono andata. Stavi baciando una donna mora. Complimenti, era molto bella! Non ci hai messo molto a…"

"Non stavo baciando nessuno" la interruppe lui immediatamente.

"Strano, perché l'ho visto con I miei occhi." ribatté Buffy. "Ricordo perfettamente le vostre labbra incollate e…" La voce le mancò quando Spike tirò fuori da una tasca una piccola scatola di velluto blu. Aveva uno strano sguardo, come se stesse cercando di non gridare.

"Cecily… beh, lei ha uno strano modo di dimostrare il suo affetto…." disse cercando di guardarla negli occhi nonostante il buio. "Comunque io e quella donna siamo stati amanti tanto tempo fa. Milioni di anni fa. Avevo dimenticato di conoscerla, fino a quando non mi sono ricordato che mi serviva il suo numero, perché vedi, adesso è sposata con uno dei più famosi gioiellieri di Los Angeles, ed io volevo comprarti questo" Aprì la scatola e uno splendido anello di diamanti luccicò nella semioscurità. "Mi sono reso conto che non ti ho mai regalato un anello. Avevo intenzione di dartelo il giorno che te ne andasti per chiederti di rimanere con me, perché vedi, per quello che vale, io ti amo, Buffy. Come ti amavo la settimana scorsa. Come ti amerò l'anno prossimo. E quello dopo." Sospirò profondamente, poi la sua bocca si curvò in un sorriso stanco. "Ho avuto dei problemi ad ammettere di provare dei sentimenti così radicali, quando avevo sempre giurato che non avrei mai amato nessuno, soprattutto non la ragazzina petulante che mi correva sempre dietro. Ho combattuto contro I miei sentimenti per settimane, ma quando ho capito che non potevo ignorarli, che questi erano reali, ho deciso di fare qualcosa. Ho deciso che ti avrei fatta innamorare ad ogni costo, così saresti rimasta con me"

Lei singhiozzò debolmente; non se ne sarebbe accorto se non ci fosse stato il totale silenzio. Ecco, un altro singhiozzo.

"Buffy?"

"Sì?" La sua voce tremava.

"Stai piangendo?"

"Sì" Un singhiozzo più forte degli altri confermò l'affermazione.

Istintivamente Spike lasciò andare l'accendino, facendoli piombare nel buio, e si avvicinò a lei, prendendola fra le braccia e facendole appoggiare il viso sul proprio petto. Ormai singhiozzava a dirotto.

"No, piccola, non piangere. Non volevo turbarti" Le accarezzò I capelli e la fronte, dolcemente. "Ti prego, amore, non piangere" Cercò di confortarla mentre lei si rannicchiava contro di lui, quindi posò la testa sulla sua. "Vuoi dirmi perché sei tanto sconvolta?"

"Perché credevo che mi avessi tradito, allora me ne sono andata e invece…. Oddio, mi sento terribilmente stupida…"

Spike la interruppe piazzandole l'indice sulle labbra. "Passerotto, è questo il problema? Tu credevi che ti avessi tradito?" Strofinò il dito sulla sua bocca morbida. "No, non l'ho fatto quella volta e non lo farei mai. Tu sei tutto ciò che voglio. Oggi, domani, sempre. Ti sto solo chiedendo di darmi una possibilità. Di “darci” una possibilità. Tu hai riempito un vuoto nel mio cuore che neanche sapevo di avere"

Lei strofinò la testa contro la parte inferiore del suo mento, poi sospirò.

"Buffy?"

"Sì?" Ancora la voce tremante.

"Tu mi ami?"

"Sì"

Non era mai stato tanto felice di udire un sì singhiozzato in tutta la sua vita. "Pensi che potresti dirmelo? Magari se smetti di piangere?"

Rise tra le lacrime gettandogli le braccia al collo. Lo inondò con un misto dolce e salato di lacrime e baci. Da uomo intelligente, ricambiò I baci finché le lacrime scomparvero.

"Ti amo, Spike. Ti amo tanto da star male. E quando ti ho visto quel pomeriggio ho creduto di morire…"

Lui le posò una mano sulla guancia e la guardò con immensa tenerezza. Le prese il mento e glielo sollevò in modo da poterla guardare negli occhi, poi le loro labbra si incontrarono in un bacio d'indicibile dolcezza che a poco a poco si fece più sensuale.

Il desiderio cominciò ad accendersi. Spike fece scivolare una mano nella sua scollatura per accarezzarle un seno ma, mentre cercava di stringersi a lei, Buffy allontanò la testa di scatto ed emise un gemito.

"Che c'è?" chiese lui, sorpreso.

Buffy si morse il labbro inferiore, nervosa. "Devo confessarti una cosa"

"Cosa?"

"Non sono stata del tutto onesta con te"

Spike si irrigidì di colpo. "Che vuol dire questo? Che non mi ami?"

Buffy ridacchiò, stringendosi di più a lui. "No, sciocco! Diciamo che non ho giocato secondo le regole…"

"Non capisco. Spiegati"

Buffy si mosse nervosamente tra le sue braccia. "Ho usato un trucco, un diario a dir la verità. Il diario della mia bisnonna"

Spike sospirò rilassandosi di colpo. Aveva temuto chissà quale segreto… "Ah, ecco… cioè, raccontami di questo diario" le disse trattenendo un sorriso.

Buffy si strinse nelle spalle. "Non c'è molto da dire. È stato scritto dalla mia bisnonna Megan quando aveva diciotto anni. Ci sono molte informazioni sulla mia famiglia. Megan era una scrittrice formidabile"

"Lo so" mormorò piano. "Continua" disse poi ad alta voce.

Prendendo un profondo respiro, Buffy continuò: "A Megan piaceva un ragazzo e ne ha parlato con la madre e la zia. Loro le hanno dato parecchi consigli su come comportarsi per conquistare il cuore di quel ragazzo. Lei ha semplicemente trascritto I consigli chiamandoli “ricetta per trovare il marito ideale”"

"E tu hai sperimentato questa “ricetta” su di me?" le chiese mordendosi le labbra per non ridere dell'espressione ansiosa sul viso di Buffy.

"E' iniziato tutto per gioco. La ricetta è innocua. È una serie di luoghi comuni. Megan li considerava nuovi e straordinari, d'altronde era solo una ragazzina quando iniziò a scrivere il diario" gli disse, infatti, in tono affrettato.

"Una ricetta per trovare marito" considerò lui, fingendosi pensieroso. "Tu stavi cercando qualcuno da sposare e ti sei detta, perché non dare una possibilità al vecchio Spike?"

"Non esattamente." Buffy sorrise timidamente. "In realtà tu eri la mia cavia"

Spike piegò la testa per guardarla negli occhi. "La tua cavia? Cosa significa?"

Buffy sembrò arrossire. "Ecco, se I consigli di Megan avessero funzionato con un caso disperato come il tuo, significava che avrebbero certamente funzionato con l'uomo che avrei voluto sposare un giorno. Solo che poi il mio piano è andato a farsi friggere. Mi sono innamorata di te. E ci siamo sposati. E ora tu mi hai detto che mi ami…." Gli lanciò un'occhiata timorosa. "Tu mi ami ancora, vero? Anche se ti ho usato come cavia?"

Spike finse di valutare la questione. "Non lo so… Sai, essere considerato una cavia, non è proprio l'ideale per il mio povero ego…"

Buffy gli si aggrappò al braccio. "Oh, andiamo! Dovresti essere orgoglioso che abbia scelto te fra tanti! Pensa se avessi scelto Angel…" aggiunse per provocarlo.

Spike la strinse più forte contro di sé. "Forse hai ragione. In effetti mi è andata bene"

"Piuttosto bene, direi" lo corresse Buffy con un sorriso.

"Aspetta a dirlo. Rispondi ad una domanda prima"

Buffy corrugò la fronte, perplessa. "Che domanda?"

"Vero o falso. In amore e in guerra tutto è lecito"

Buffy sorrise e gli diede un bacio leggero sulle labbra. "Vero"

"Brava ragazza" commentò Spike dandole un piccolo bacio sulla punta del naso. "Quindi non mi ucciderai se ti dico che anche tu sei stata la mia cavia?"

"Eh? Io la tua cavia? E di cosa?"

"Diciamo che un giorno, gironzolando per casa, ho trovato un certo diario, e per sbaglio l'ho letto…"

Buffy si allontanò di scatto, guardandolo sorpresa. "Ecco dov'era finito! L'hai preso tu! E io che pensavo di averlo perso, non mi sono data pace per settimane!" esclamò dandogli un colpetto leggero sul braccio che ancora le stringeva la vita. "E l'hai usato su di me! Oddio, non posso crederci!"

"Buffy?"

"Sì?"

"Sei arrabbiata con me?" le chiese lui timoroso.

Buffy gli piazzò un bacio all'angolo della bocca. "Ti amo, non posso essere arrabbiata con te" gli disse con un sorriso. "E poi l'importante è che alla fine siamo riusciti a stare insieme, non trovi?"

"Passerotto?"

"Mmh?" Buffy non si fermò mentre gli stava sbaciucchiando tutto il viso.

"Che ne diresti di…? No, lascia stare. Non dovrei chiedertelo"

"Cosa?"

"Vorresti…? Dimentica"

"Spike, chiedi qualunque cosa sia"

***

La signora Cooper lasciò Joyce e Dawn davanti alla televisione ed uscì in giardino. L'unico rumore che udiva mentre si avvicinava al capanno degli attrezzi era l'eco dei propri passi sul terreno. Poi un tonfo sordo seguito da un risolino risuonò dall'altra parte della porta chiusa.

"Allora, finalmente vi siete decisi a essere ragionevoli?" domandò davanti alla porta del capanno.

"A dir la verità, Buffy è piuttosto testarda. L'ho quasi convinta a cambiare posizione. Stiamo facendo progressi, ma non ci siamo ancora del tutto" La risposta borbottata di Spike suscitò un sorriso soddisfatto sul volto della signora Cooper.

"Beh, significa che non è abbastanza. Starete lì dentro per un'altra ora"

"Ci contavo" rispose Spike.

La signora Cooper si diresse verso la porta di ingresso, ma si fermò dopo pochi passi e si voltò indietro. "Buffy, non fare nulla che io non farei"

Questo non significava forse lasciare aperte tutte le porte?

 

Epilogo

"Sembra che il sogno sia diventato realtà…" mormorò Buffy con un sospiro soddisfatto lasciandosi andare contro il torace di suo marito.

"Dovrò cominciare a credere nel lieto fine, allora" scherzò Spike, passandole le braccia attorno alla vita e conducendola sulla pista da ballo. "Andiamo, voglio ballare con la mia bella moglie"

Erano al ricevimento del loro matrimonio. “Uno vero, secondo tutti I crismi e non come quello che avete avuto a Las Vegas. Voi giovani non sapete davvero come vanno fatte certe cose” aveva dichiarato la signora Cooper con piglio deciso. Poi si era buttata a capofitto coinvolgendo anche Joyce e Dawn nell'organizzazione dell'evento.

"Tu credi che abbiamo fatto bene a farlo?" chiese Buffy mordendosi il labbro inferiore e lanciando uno sguardo attorno. "Intendo, ripetere la cerimonia e tutto il resto. In fondo siamo già sposati da parecchio…"

"Sicuro, passerotto. Considerando che del primo matrimonio non ricordiamo praticamente nulla, mi sembra il minimo averlo ripetuto" rispose Spike. "E poi, come avrei potuto rinunciare a vederti in abito bianco? Sei davvero una meraviglia" aggiunse piegando la testa e posandole un bacio sulle labbra.

Buffy sorrise contro le sue labbra ed arrossì leggermente per il lampo di desiderio che brillò negli occhi di Spike. "Ammettilo, in realtà hai avuto paura di dire di no alla signora Cooper" lo stuzzicò poi.

Spike sollevò la testa ed inarcò le sopracciglia. "Io, paura?" Scosse la testa. "Assolutamente no, passerotto. È solo che…"

"…hai avuto paura di lei" concluse lei.

Spike la strinse più forte, continuando a farla volteggiare. "No, non è paura…. Diciamo più cieco terrore di quello che potrebbe saltarle in mente se solo si arrabbiasse!" disse poi con una risatina. "Eppure sembra una donna come tante…" aggiunse mentre lanciava uno sguardo dall'altra parte della pista da ballo e guardava la signora Cooper parlare amabilmente con un altro paio di signore. "Se penso a quello di cui è capace…"

Buffy rise nascondendo il viso nel suo torace. "Andiamo, non è poi così cattiva" disse lei. "In fondo è grazie a lei se siamo insieme"

Spike sembrò considerare la questione. "Grazie a lei e al diario della tua bisnonna." la corresse. "A proposito, sai, l'altro giorno ho finito di leggerlo…"

"Credi ancora di aver bisogno di aiuto per stare con me, amore?" lo prese in giro Buffy.

"Beh, passerotto, non si può dire che tu sia una donna facile da gestire… sei un diavolo di donna, Buffy " le disse in tono basso guardandola negli occhi.

Buffy si perse nel suo sguardo, incapace ancora di credere che quell'uomo meraviglioso, l'incarnazione di tutte le sue fantasie adolescenziali, l'amasse e fosse suo marito. "Neanche tu scherzi, amore mio. Ti amo"

Spike annuì lentamente ed abbassò la testa per catturarle le labbra nell'ennesimo bacio. "Anche io, passerotto"

Quando il bacio finì, Buffy appoggiò una guancia contro la sua spalla e ondeggiò seguendo il ritmo della musica, in pace con se stessa.

"Cosa stavi dicendo prima?" chiese poi alzando a malapena lo sguardo.

Spike corrugò la fronte cercando di ricordare. "Ah, sì… ho finito di leggere il diario e indovina un po'?"

"Cosa?"

"La tua bisnonna alla fine ce l'ha fatta a prendere al laccio il povero Frederick!" disse Spike con un sorriso. "Si sono sposati ed hanno vissuto felicemente insieme per cinquantadue anni prima che lui morisse. Tua madre mi ha detto che ha trovato una loro foto in soffitta. Ho pensato di farne un ingrandimento e regalartela, che ne dici? Un piccolo promemoria"

"E' una bella idea, grazie" rispose Buffy, poi corrugò la fronte. "Hai detto “prendere al laccio”?"

Spike chiuse gli occhi. "E poi dice che non ho bisogno di aiuto" mormorò tra sé e sé. "E' solo un modo di dire, amore"

Buffy rise. "Lo so, volevo solo vedere come reagivi."

Spike la guardò inarcando le sopracciglia. "E così mi prendi in giro, passerotto?"

"Proprio così." Buffy gli rivolse un sorriso luminoso. "Comunque riguardo il diario, stavo pensando di farne una copia per Willow"

"Per Willow? Da usare su Oz?"

Buffy annuì.

"Oz? Il mio amico Oz? Il mio “caro” amico Oz?" Spike si finse seriamente preoccupato. "Non potrei mai fargli una cosa del genere. Mi odierebbe!"

Buffy mise il broncio. "Che vuoi dire con questo? Che non sei felice?"

Spike sospirò. "No, tesoro, ma credo che Willow ed Oz non abbiano alcun bisogno di aiuto" rispose con un sorriso. "In fondo sono già fidanzati"

Buffy si strinse nelle spalle. "Ok, sarà come dici tu. Comunque credo lo stesso di aver appena trovato qualcuno che ha seriamente bisogno di aiuto " ribatté trattenendo un sorriso.

"Chi?" chiese Spike corrugando la fronte perplesso.

"Angel" rispose Buffy, stavolta però non trattenne una risatina.

"Angel? Il musone?"

Buffy annuì faticando a trattenere un'altra risatina.

"Perché? Come fai a saperlo?" chiese Spike guardandosi intorno. "Io ancora mi chiedo perché sia stato invitato oggi…" aggiunse in tono più basso.

"Perché è un mio amico" rispose Buffy. "Non devi essere geloso di lui, io amo te" Gli diede un piccolo bacio sulle labbra. "E poi ormai è impegnato…" aggiunse tornando a sorridere.

"Impegnato? E da quando? E poi cosa ci trovi di tanto divertente?" le chiese perplesso.

Buffy lo costrinse a scambiare le loro posizioni in modo che lui vedesse quello che aveva visto lei. "Guarda"

Spike sgranò gli occhi. "Bloody Hell!"

Lei rise. "Ora hai capito?" 

Spike annuì lentamente. "Ora capisco perché ha bisogno di aiuto" mormorò. "Poveraccio, ha il destino segnato. Non si sfugge alla Cooper" aggiunse con una risatina osservando l'arzilla signora afferrare Angel per un braccio e trascinarlo senza tanti complimenti verso una giovane donna altrettanto imbarazzata.

"Povera Cordelia, e dire che è arrivata da New York per il matrimonio" osservò Buffy con una risatina.

"Avresti dovuto avvertila dei pericoli che ci sono a Sunnydale" ribatté Spike fissando con una certa soddisfazione la scena.

"Hai ragione" concordò Buffy. "Ma torniamo a noi, caro" disse poi posandogli gentilmente una mano sul viso e facendo in modo che tornasse a guardarla. "Ehi, io sono qui" gli ricordò.

"Scusa, passerotto" le disse lui sorridendole. "Dicevi?"

"A proposito della signora Cooper, credo che dovremmo chiamare il nostro primo figlio come lei" affermò Buffy.

"Eh?" Spike sgranò gli occhi. "Che hai detto? Come vuoi chiamare chi?"

Buffy ignorò la sua reazione scioccata. "Pensavo che Alice sarebbe un bel nome se avessimo una bambina" considerò. "Per un maschietto invece avevo pensato a…."

"Aspetta, non dirmelo. Cooper?" chiese ironico Spike.

Buffy sorrise. "Come hai fatto ad indovinare?"

"Diciamo intuito" replicò Spike. "Senti, non credo sia una buona idea. Pensa se oltre al nome prendesse da lei anche il carattere?" osservò sembrando seriamente sconvolto da quella possibilità.

"Avanti, l'hai ammesso tu stesso che è grazie alla signora Cooper se siamo insieme" ribatté Buffy. "Considerando tutto, glielo dobbiamo…."

Spike alzò gli occhi al cielo e smise di ballare. "Ancora con questa storia?!" sbuffò. "Ammetterlo davanti a lei è un conto, ma ti ricordo che se non fosse stato per lei ed il suo “scossone” non ci saremmo mai lasciati e non avrebbe dovuto rinchiuderci nel capanno degli attrezzi" dichiarò serio.

Il sorriso di Buffy si allargò. "E' proprio per questo invece. Per il capanno"

Spike la guardò confuso. "Eh?"

"Ricordi quello che è successo lì dentro?"

Spike sorrise. "Abbiamo fatto pace"

"E non solo…." aggiunse Buffy maliziosamente.

"Vero" concesse Spike annuendo. "Dopo un'intera settimana senza di te, non potevo aspettare che venissero a liberarci"

"Lo stesso per me, amore" Buffy lo baciò leggermente. "Comunque è nel capanno che è successo"

Spike ridacchiò. "Certo che è successo!"

Lei si sollevò per poterlo guardare negli occhi. "E' lì che il nostro bambino ha deciso che era il momento di cominciare a vivere"

"E devo dire che il capanno non è neanche il posto più scomodo dove l'abbiamo fatto" considerò con un sorrisetto malizioso. "Ricordo l'amaca in giardino e… Un momento" Spike si fermò di colpo e spalancò gli occhi. "Il nostro bambino?" Poi le prese il viso fra le mani e la fissò dritto negli occhi. "Il nostro bambino, hai detto?"

"Sì, sono incinta, Spike."

Lui chiuse gli occhi e l'abbracciò tanto stretta da toglierle il fiato. Poi chinò dolcemente la bocca sulla sua e Buffy pensò che le sue labbra non erano mai state tanto dolci. E quando il bacio finì l'intenso sguardo d'amore di lui le toccò l'anima.

"Grazie, Buffy" sussurrò. "Per questo bambino, per essere mia moglie, ma soprattutto per non esserti arresa con me"

Lei gli sfiorò la guancia, ancora incapace di credere che tanta felicità fosse toccata proprio a lei. "Grazie a te" gli disse con gli occhi lucidi. "Ti amo"

"Ti amo anche io" Spike si chinò per catturarle di nuovo la bocca, ma quando le loro labbra furono a pochi centimetri le une dalle altre, si fermò. "Scordati di chiamare nostro figlio Cooper" dichiarò deciso.

Buffy sorrise e mentre lo attirava a sé, mormorò. "Vedremo"


.:Fine:.