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Criminal Games - Ashlee

Capitolo Uno – Cambiamento di Piani

Inclinando la testa per osservare il quadro, Buffy assaggiò il suo champagne, fissando pigramente il pezzo d'arte mentre spostava i capelli lontano dalla guancia, quasi cercando di ottenere una migliore visuale.

“Stupendo”

Voltandosi al suono dell'accento inglese, Buffy inarcò un sopracciglio verso l'uomo biondo in piedi accanto a lei. “Lo è”, disse con un leggero cenno di assenso.

“Intendevo colei che l'ammira”, replicò lui con un leggero sorriso compiaciuto, squadrandola dall'alto in basso mentre si mordeva il labbro inferiore, ammirando le curve che erano sottolineate dal vestito nero.

Quasi ridendo mentre scuoteva la testa, Buffy sospirò. “Per favore dimmi che questa frase di solito non funziona”

“Non lo saprei, amore. Non l'ho mai provata prima. Sono William Reed”, disse lui, allungando la mano.

La familiarità del nome la colpì mentre accettava la sua mano, sorridendo quando lui gentilmente ne baciò il dorso. “Buffy Summers”

“Allora, Buffy Summers, sei nel mondo dell'arte?” chiese lui, inclinando la testa per guardarla con interesse.

“Mi diletto” disse lei con un piccolo sorriso, guardando mentre William afferrava due flutes di champagne dal vassoio di un cameriere, aspettando fino a quando Buffy posò il suo bicchiere sul vassoio e accettasse quello che le offriva lui.

“Diletti?” chiese dopo un momento, lanciando un'occhiata in giro per la galleria d'arte mentre la gente continuava a mulinare intorno, osservando i dispendiosi pezzi.

“Mia madre era un'artista” disse lei, riportando la sua attenzione al quadro.

“Summers” disse piano William, in apparenza esaminando il nome. “Non posso dire di ricordare questo nome”

“Robertson” lo corresse Buffy. “Non figurava come Summers”

“Joyce Robertson” disse lui in tono sommesso, annuendo mentre trovava posto al nome. “Sono stato dispiaciuto di sentire della sua scomparsa”

“Grazie”, mormorò lei, abbassando lo sguardo sullo champagne, e guardando il liquido compiere un giro nel cristallo.

“Sei un'artista?”

“Non proprio” replicò Buffy con un sorriso tranquillo, evitando i suoi occhi mentre lanciava uno sguardo per la stanza. “Penso sia rilassante dipingere, ma non mi qualificherei come un'artista”

“Sono sicuro che sei troppo dura con te stessa” disse lui con un sorriso dolce.

Azzardando uno sguardo da una parte all'altra della stanza, Buffy aggrottò le sopracciglia quando vide Rupert Giles farle segno prima che lei lentamente si voltasse a guardare William. “Scusa se interrompo così bruscamente”, disse con un sorriso pieno di rammarico. “Penso sia ora che dichiari conclusa la mia serata”

“Comprensibile”, rispose lui, controllando il suo Rolex. “Devo andare, io stesso. Vorresti un passaggio?”

“Grazie, ma sono venuta con la mia macchina” disse lei con un leggero cenno del capo.

“In questo caso… ti dispiacerebbe se ti chiamassi un giorno?”

Sollevando un sopracciglio per la rudezza del suo approccio, Buffy sorrise lentamente. “Veramente, sì'” disse lei, mordendosi il labbro per soffocare la risatina all'espressione abbattuta di lui. “Posso chiamarti io, però”

Sorridendo quando si rese conto di quello che lei stava dicendo, lui cercò nella sua tasca, porgendole un biglietto da visita con nessun logo d'affari sopra. Buffy aggrottò le sopracciglia ma non disse niente, osservando il biglietto.

“Grazie” disse piano, alzando gli occhi verso quelli di lui. “Terrò questo”

“Buono a sapersi” disse lui, prendendo la sua mano per la seconda volta quella sera e depositandoci sopra un lieve bacio.

Vedendo che Giles stava diventando sempre più frustrato, lei velocemente si scusò e si fece strada lungo l'atrio della galleria, lanciando un'occhiata in giro prima di seguire fuori l'uomo più anziano attraverso una porta laterale che conduceva in un vicolo.

Assicurandosi di essere soli, Giles si voltò verso Buffy con espressione incredula. “Cosa stavi facendo?”

“Cosa?” chiese lei confusa.

“Stavi parlando con Spike Reed”

Gli occhi di Buffy si allargarono mentre lanciava uno sguardo oltre la sua spalla, guardando la porta della galleria. “Io-io non l'avevo riconosciuto… i capelli e… sei sicuro che fosse lui?”

“Positivo” rispose l'uomo più anziano. “Cosa voleva?”

“Lui stava… stava flirtando con me” disse lei piano.

“Flirtando con te?” ripeté lui, aspettando finché Buffy annuì. “E non ci sono stati segni di O'Neill?”

“No”, disse lei, scuotendo la testa, tornando al suo capo. “Ma quei due non frequentano esattamente gli stessi circoli, quindi probabilmente si eviteranno l'un l'altro, giusto?” chiese lei, ancora un poco sorpresa per la nuovissima rivelazione della serata.

“Molto probabilmente”, disse Giles, lanciando uno sguardo alla porta. “Se Reed sta progettando qualcosa, O'Neill vorrà di sicuro starne lontano”

“Quindi stanotte è fallita?”

“Non necessariamente”, disse lui, un lieve sorriso si fece strada mentre formulava un piano.

“Non mi piace quello sguardo, Giles” disse Buffy, stringendo gli occhi mentre i suoi nervi prendevano il sopravvento.

“Invece di infiltrarti in O'Neill… Penso che avremo un cambiamento di piani”

“Questo non è bello”, mormorò lei con un sospiro.

***

“E siccome Reed ha a quanto pare preso in simpatia l'Agente Summers, avremo un cambiamento nel programma”, Giles informò il gruppo di persone il giorno successivo mentre puliva i suoi occhiali con un panno morbido. “Angelus O'Neill sarà ancora all'ordine del giorno, ma deve essere rimandato”

“Non mi piace questo, signore” disse Buffy, scuotendo la testa. “O'Neill è un assassino a sangue freddo e in apparenza un pericolo più grande. Non avrebbe senso perseguire lui per primo?”

“O'Neill è in Europa”, rispose Giles, ottenendo l'intera attenzione di tutti nella stanza. “Londra, a quanto pare, il che spinge Reed in cima alla nostra lista delle priorità. E siccome abbiamo una chiara opportunità, l'Agente Summers andrà sotto copertura e lavorerà dall'interno. Qualche domanda?” chiese, guardando per la stanza il gruppo di agenti dell'FBI. “Molto bene. La riunione è sospesa”

Mordicchiandosi nervosamente l'unghia del pollice, Buffy rimase dov'era mentre tutti uscivano in fila dalla stanza.

“Non hai bisogno di preoccuparti, Buffy” disse Giles, mettendo in ordine alcuni fogli sulla sua scrivania prima di andare verso di lei e porgerle un grosso fascicolo. “Tutto quello che hai bisogno di sapere su Spike Reed. È un criminale pericoloso, ma mi sento più sicuro affidandotelo a te piuttosto che aspettare che Angelus mostri la sua faccia. Quindi qual è il problema?”

“Ero preparata per Angelus”, rispose lei. “Non so niente su Spike Reed”

“A questo serve il fascicolo”, disse lui, facendo un cenno al raccoglitore che ora si trovava di fronte a lei.

“Grazie, Giles”, mormorò lei, alzando lo sguardo sul suo padre putativo, l'uomo responsabile del fatto di aver intrapreso la carriera nella Bureau. Raccogliendo il fascicolo, tirò la sedia all'indietro con trepidazione, ascoltandola strisciare lungo il pavimento, prima di uscire dalla porta.

Facendo correre una mano attraverso i capelli mentre faceva un profondo respiro, Buffy guardò il pesante fascicolo prima di procedere verso il suo ufficio. Quasi sbattendo la porta, lei chiuse gli occhi mentre vi si ci appoggiava contro.

‘Come riuscirai a farlo?', si chiese. Non conosceva Spike,ma conosceva la sua reputazione e sapeva che essere abbastanza attratta da un criminale al primo sguardo non era una buona cosa. ‘Almeno questo posso combatterlo', pensò. E aprire il fascicolo era un buon modo per ricordarle di questo fatto mentre leggeva superficialmente la prima pagina.

Uno dei più brutali uomini d'affari del mondo, William Reed (alias ‘Spike') è un criminale ingegnoso e astuto - non è mai stato incriminato, sebbene siano state presentate delle accuse in quattro precedenti occasioni. Una volta che inizia qualcosa, non si ferma fino a quando tutto sul suo cammino è neutralizzato. Ricco, potente, non teme di procurarsi quello che vuole – affari, beni materiali, o persone, è veramente un milionario. Dopo aver ereditato i suoi soldi dalla sua famiglia, ha preso in carico l'azienda familiare e l'ha trasformata in qualcosa di ancora più grande. Conosciuto come ‘William The Bloody' nel mondo degli affari (il nome originato forse anche per la sua condotta nel mondo del crimine, ma questo non è mai stato provato) è uno spietato manipolatore.

Un individuo molto pericoloso e un noto assassino, ma mai condannato, ha presumibilmente ucciso diverse persone che erano devote, in qualche forma, a Angelus O'Neill. I due erano soliti essere amici, ma spesso traggono più piacere nell'odiarsi l'un l'altro.

Ammiratore dei pittori Impressionisti, e benché compri legalmente un grande numero di pezzi, sembra più divertirsi a rubarli che al possederli. Spesso descritto come a sangue freddo e spietato…

Chiudendo il file, Buffy lo lanciò sulla scrivania, non volendo leggere oltre.

Sei un agente dell'FBI”, disse, avendo bisogno di farsi un discorsetto di esortazione. “Sai maneggiare uomini due volte più grandi di te, quindi non fare la pappamolle ora. Finalmente hai avuto un incarico importante”

Sentendo bussare alla porta, Buffy si voltò e l'aprì, leggermente sorpresa quando vide Giles dall'altro lato.

“Ecco le informazioni per la tua identità”, disse lui, dandole un piccolo raccoglitore di fogli.

“Gli ho tipo già detto che il mio nome è Buffy Summers”, disse lei con espressione imbarazzata.

“Ho pensato ad una cosa del genere. Negli elenchi della Bureau sei iscritta come Elizabeth Summers, quindi non c'è molto per un legame. Sono certo che lui controllerà o ha già controllato il tuo background dettagliatamente, e siccome avevamo già mascherato con successo la tua identità quando pensavamo saresti andata dietro O'Neill, non sarà un problema. Tutte le normali informazioni sono tuttavia pertinenti – questo include il tuo passaporto e altri documenti a nome ‘Buffy Summers'”

“Commerciante d'arte indipendente, straordinario” disse lei con un cenno del capo, confermando la storia di copertura che la maggior parte della gente conosceva.

“Quando progetti di stabilire il contatto?”

“Presto” disse lei con un cenno. “Userò il mio cellulare da casa – c'è troppa possibilità che un altro agente possa entrare qui e non voglio preoccuparmi che la mia copertura sia rovinata”

“Va bene. I congegni sono stati messi per il dispositivo per controllare le tracce. Non sarà un'unità audio o video a questo punto. Reed è un uomo furbo, e preferirei che fosse completamente a suo agio con te” disse lui, voltandosi verso la porta.

“E mi uccida”, aggiunse Buffy.

“Conosci le probabilità che questo avvenga”, disse Giles, non risparmiandole un'occhiata.

“Giles?”, disse lei, attirando la sua attenzione di nuovo su di sé mentre nervosamente si muoveva irrequieta vicino alla sua scrivania. “Si presume che entri in relazione con lui…questo tipo è uno dei più potenti uomini del paese”

“Una ragione di più perché noi lo catturiamo, Buffy”, replicò lui.

“Che succede se vuole portarmi sul suo jet privato e volare da qualche parte fuori del paese? Sai che trascorre la maggior parte del suo tempo a Londra, e non è che quella sia la mia zona di sicurezza. Se non voglio far saltare la mia copertura, devo andare, e se vado… sono sola”

“Buffy”, disse lui in tono gentile. “Tu sei uno dei più abili agenti che conosco. Se qualcuno sa trattare quello che Spike Reed propone, saresti tu”

“E se ‘propone' la sua pistola e quella è la fine?”

Giles rimase silenzioso per un momento prima di dare un colpetto gentilmente sulla spalla di Buffy. “Non ucciderebbe mai una donna innocente”

“E un agente dell'FBI sotto copertura?”, chiese lei, la mascella contratta mentre lo guardava.

“Una soluzione molto semplice a questo problema, Agente Summers”, disse Giles, ritornando nel ruolo del suo capo.

“E sarebbe, signore?” chiese lei con calma.

“Non farti scoprire”

 

Capitolo Due – Conversazione nascosta

“Non farti scoprire”, mormorò Buffy, sbattendo la porta di casa sua più tardi quello stesso giorno. “Facile da dire per lui”

Scrollandosi di dosso il cappotto e facendo cadere di peso il file su Spike Reed su un tavolo vicino, camminò lentamente attraverso la casa, lanciando le chiavi sull'isola della cucina mentre andava verso il bancone. Schiacciando il bottone della segreteria telefonica, scorse la posta, mettendo in ordine le bollette mentre i messaggi iniziavano.

“Hey, Buffy, sono io”

Buffy sorrise al suono del tono cinguettante della sua migliore amica.

“Mi sembra di non sentirti da mesi. Fammi una telefonata al più presto prima che mi preoccupi sul serio per te. Dobbiamo andare a pranzo fuori un giorno che non sei troppo impegnata col lavoro. Mi manchi”

“Mi manchi anche tu, Willow” disse lei con dolcezza, sfogliando la posta, e prendendo mentalmente nota di chiamare la sua amica mentre la segreteria scattava al messaggio successivo.

“Solo un promemoria del fatto che non ti sarà necessario venire in ufficio, Buffy. Tutte le consegne della prossima transazione potranno essere trattate attraverso il cellulare della compagnia”

“Astuto, Giles”, borbottò lei. “Pensi che Reed abbia già messo una spia nel mio telefono?” chiese alla casa vuota, aprendo con uno strappo una busta e guardando i contenuti prima di lanciarla sul bancone e iniziare con la successiva bolletta.

Tutto il suo corpo sembrò paralizzarsi quando la segreteria scattò al messaggio successivo.

“Miss Summers”

Sentendo la voce di Spike diffusa nella sua cucina, di riflesso strinse il ripiano, non sicura di cosa fare di questo nuovo sviluppo.

“Perdoni la sorpresa della mia chiamata, dato che non mi ha realmente dato il suo numero. Cosa posso dire? Non potevo aspettare”

Il sorriso era ovvio nella sua voce quando Buffy si voltò verso la segreteria, fissandola come se Spike si materializzasse da lì da un momento all'altro.

“Vede, so che è un preavviso breve, ma do una cena stasera e mi piacerebbe se lei ci raggiungesse. Confido nel fatto che abbia ancora il mio biglietto… non esiti ad usarlo”

Lo scatto del telefono risuonò nella stanza, lasciando Buffy a meditare su quello che aveva appena detto. Ovviamente lui aveva chiamato di recente, dato che il suo messaggio era dopo quello di Giles. Sapeva che le sue informazioni personali erano state mascherate visto che la Bureau aveva progettato di infiltrarla nella vita di O'Neill, se fosse stato possibile, ma quello non significava che Spike non avesse potuto farla seguire quella mattina.

E se l'aveva fatta seguire a lavoro e ora le stava mettendo su una trappola?

“Solo un modo per scoprirlo”, mormorò a se stessa, prendendo il cordless e fissandolo per un lungo momento.

Considerò brevemente di chiamare Giles per avere la sua opinione sulla situazione ma decise di no. Questo era il suo primo grande caso, e benché non fosse esattamente una missione solitaria, lei l'avrebbe fatta da sola. Non poteva chiamare il suo mentore ogni volta che qualcosa la rendeva nervosa. Specialmente considerando che questo era il suo incarico e Spike glielo stava rendendo molto più semplice.

Componendo il numero che aveva memorizzato, Buffy lo ascoltò suonare, mordendosi il labbro mentre camminava a grandi passi per la cucina.

“Pronto?”

Aprendo la bocca, si preparò a dire ‘Spike', realizzando che lui non le aveva detto il suo soprannome. “Signor Reed”, disse dopo un momento, cercando di mantenere il tono di voce leggero, ricordando a se stessa che era un agente federale.

“Miss Summers?” replicò lui in tono lieto. “Spero che stia chiamando per accettare il mio invito?”

“Mi chiami Buffy. Ed è terribilmente sicuro di se stesso, signor Reed” disse lei sommessamente, sentendolo camminare lungo il pavimento.

“Non arrivi dove sono essendo insicuro sulle cose, Buffy”, replicò lui con voce soddisfatta, il suo nome che praticamente rotolava lungo la sua lingua. “La mia sicurezza e determinazione innanzitutto sono quello che mi ha portato qui. E chiamami Spike”

“Spike?” ripeté lei, fingendo innocenza.

“Soprannome. Me l'hanno dato alcuni vecchi colleghi di lavoro”

‘Ci scommetto', pensò Buffy, mordendosi il labbro.

Inspirando piano per calmare i nervi, fece correre una mano lungo il ripiano del bancone, cercando di distrarsi mentre la guardava scivolare lungo le piastrelle. “Ascolta, Spike, riguardo stasera-“

“Manderò una limousine a prenderti alle otto”

Battendo gli occhi per la sorpresa, Buffy aprì e chiuse la bocca diverse volte per rispondere. “Non ho esattamente accettato”, disse alla fine, un accenno di irritazione si fece largo nella sua voce.

“Perché prolungare l'inevitabile?” chiese lui con un sorriso nella voce.

Rendendosi conto che lui era abituato ad avere donne ad ogni suo cenno e chiamata, Buffy finalmente si rilassò, voltandosi per saltare sul bancone capendo come avrebbe potuto giocare a questo gioco. “Allora temo che dovrò declinare la sua offerta, Mr Reed”, disse, praticamente sentendo la schiena di lui raddrizzarsi mentre il buon umore nel suo tono svaniva.

“Scusi?”

“Non sono un'avventura da una sola notte o una potenziale conquista. Ho paura che non mi piacciano le persone che prendono le decisioni per me. Buona serata, Mr Reed”

Sorridendo quando lo sentì praticamente farfugliare dall'altro lato del telefono, Buffy piegò la testa di lato, ascoltando con attenzione.

“Buffy, aspetti”

“Sto aspettando”, rispose lei, controllandosi le unghie.

“Mi dispiace”, disse lui, sembrando sincero per la prima volta. “Le sarei grato se fosse presente stasera, Miss Summers”, continuò, assumendo un accento da alta classe inglese.

“Beh, dato che lo ha chiesto così gentilmente”, disse lei con dolcezza. “Immagino che sia okay. E ti ho detto di chiamarmi Buffy”

“Va bene, amore. Manderò una macchina per te alle otto”

“Come sai dove vivo?” chiese lei, sapendo esattamente come lui lo sapesse.

“E' il mio lavoro”

“Davvero?” replicò lei scetticamente come se non avesse idea di chi lui fosse. “Lavoro interessante”

“Non ne hai idea”, disse lui in un sussurro seducente.

***

In piedi nella sua stanza un'ora dopo, Buffy esaminò il vestito con il corpetto a prendisole che sottolineava tutte le sue migliori risorse. Guardando la profonda scollatura, la seta rosso sangue e la fluente gonna mentre la stoffa toccava a malapena il pavimento, lei continuò a guardare con occhio critico il suo aspetto. I suoi capelli erano tirati indietro in una piega elegante, lasciando alcuni pezzi sciolti ad incorniciare il viso per completare il look.

Dopo aver finito i ritocchi secondari al trucco, velocemente scivolò nei suoi sandali a tacco alto prima di andare verso l'armadio.

Frugando nel contenuto per un momento, sorrise quando trovò lo scialle di seta abbinato, voltandosi per lanciarlo sul letto. Dopo aver scelto una borsa, guardò in basso al pavimento prima di prendere un profondo respiro. Raccogliendo il vestito e cadendo attentamente in ginocchio, alzò la falsa tavola sul fondo dell'armadio, estraendo la pistola più piccola che possedesse.

Controllò velocemente i proiettili, lanciò uno sguardo desideroso alla Heckler & Koch USP MATCH appoggiata a lato, riflettendo un momento prima di scuotere la testa. Una pistola era già abbastanza rischio, e considerando che era la prima sera del suo scoprire cose su Spike, non poteva mettere a repentaglio la sua posizione prendendo un'arma più pesante. Sarebbe venuta più tardi, quando sarebbe stata a suo agio vicino a lui e a casa sua. A controbilanciare la pistola più piccola, lei afferrò un coltello a scatto e lo assicurò nella rigatura della sua borsa.

Mettendo la pistola nel suo fodero sul suo interno coscia, lasciò ricadere il vestito a terra, voltandosi in ogni modo immaginabile per assicurarsi che non ci fossero linee evidenti che indicassero che era armata.

Soddisfatta del fatto che non sarebbe stata scoperta e che aveva opportuna protezione se fosse successo, Buffy lentamente accennò con la testa come se stesse dando alla sua immagine riflessa coraggio.

“E' ora di iniziare lo spettacolo”

 

Capitolo Tre – False impressioni

Dimenandosi per tutto il viaggio fino al palazzo, Buffy si aggiustò nervosamente la gonna una mezza dozzina di volte mentre la limousine proseguiva verso la sua destinazione. Arrivando in cima alla collina, riuscì a vedere le luci da lontano, alzando un sopracciglio di fronte all'enorme pianura erbosa che si allargava davanti alla casa, bloccandola dalla vista da cancelli mentre la strada si avvolgeva attorno alla collina, portando alla vista la casa.

“E' una pista di atterraggio elicotteri”, mormorò a se stessa, guardando per un momento la collina prima di concentrarsi sulla casa. I campi spaziosi erano meticolosamente decorati con parchi e giardini, accentuando la grandezza della casa mentre si avvicinavano. Dozzine di macchine erano parcheggiate sul lungo viale stradale, e ospiti stavano ancora camminando per raggiungere i gradini di pietra e scomparire dietro la doppia porta aperta, dove un lampadario poteva essere visto nel foyer.

“Oh mio Dio!” mormorò lei, mordendosi il labbro quando la limousine si fermò. Stringendo forte la borsa mentre l'autista girava attorno alla macchina e le apriva la portiera, immediatamente divenne la persona che aveva bisogno di essere.

Con grazia prese la mano che le veniva offerta e gli permise di aiutarla ad uscire dalla macchina, sorrise e lo ringraziò, assicurandosi più fermamente lo scialle attorno, domandandosi pigramente perché avesse scelto un vestito che era del colore del sangue.

Mantenendo un'espressione indifferente sul viso, lentamente iniziò a salire per i gradini principali, alzando un sopracciglio quando venne immediatamente bloccata da due enormi uomini in smoking.

“Invito, signorina”

“Non ho un invito” disse lei con incisività nella voce.

“Allora non entrerà lì”

“Il mio invito è stato fatto per telefono”, disse lei, stringendo le braccia attorno al corpo.

“Sì, il suo e quello di un mucchio di altra gente che vuole entrate”, la informò l'altro uomo. “Senza invito non si entra”

Roteando gli occhi, Buffy si voltò ed iniziò la sua discesa lungo gli scalini. Non valeva la lotta – avrebbe trovato qualche altro modo per arrivare a Reed.

Ascoltando il rumore dei suoi tacchi che battevano contro la pietra, lei si fermò quando sentì il suo nome. Voltandosi con un sopracciglio alzato, Buffy strinse le braccia attorno al corpo, tirandosi lo scialle più vicino mentre guardava Spike apparire apparentemente dal nulla, correre lungo i gradini.

“Vai via così presto?” le chiese con un sorriso quando si fermò di fronte a lei.

“A quanto pare non sono un ospite gradito”, disse lei, lanciando un'occhiata ai muscoli vicino alla porta.

Spike guardò oltre la sua spalla, serrando la mascella quando capì cosa era successo. Si voltò mentre prendeva un profondo respiro, rivolgendo a Buffy il suo più affascinante sorriso. “Mi spiace per quello, passerotto”, disse prima di ridurre la voce ad un bisbiglio. “Per favore non andartene”

“Mi vuoi davvero qui?” chiese lei con calma, lanciando un'occhiata all'imponente dimora.

“Non l'avrei chiesto se non lo volessi” replicò lui, prendendole la mano nella sua e conducendola lentamente su per le scale.

Silenziosamente lo seguì, la sua mano fermamente stretta in quella di lui, lei lo guardò con interesse mentre la manovrava affinché la sua mano poggiasse sul retro della sua schiena, guidandola attraverso la porta. Quasi avvertendo lo sguardo furioso che proveniva da lui, lei piegò la testa, cogliendo le sue parole sussurrate mentre oltrepassavano i due dipendenti alla porta.

“Non vi avevo detto di chiedere i nomi?” domandò lui in un tono minaccioso che Buffy riuscì a mala pena a sentire. “Fareste meglio a sperare che sia di umore migliore domani”

Avvolgendo un braccio attorno alla vita di Buffy, la condusse attraverso la calca di persone.

“Uomo potente”, osservò Buffy, sentendolo tendersi leggermente prima di infilarsi per la sua strada tra la folla, sorridendo e offrendo strette di mano mentre camminavano, non lasciando mai che l'altra sua mano lasciasse la sua schiena.

“E a quanto pare popolare”, continuò lei con un sorriso, sentendo finalmente i suoi occhi su di lei.

“Avrei creduto che l'avessi capita questa cosa”, disse lui con un sorriso divertito.

“Capito…cosa?” chiese lei, alzando lo sguardo su di lui con occhi spalancati ed innocenti.

Attirandola in un angolo tranquillo, lui la guardò per un momento, quasi come se stesse cercando qualcosa. “Tu non sai chi sono?”, chiese semplicemente, entrambe le sue sopracciglia corrugate in confusione.

“William Reed”, rispose Buffy, guardando attorno l'interno della casa. “A quanto pare chiamato Spike e con un gusto molto costoso. Dovrei conoscerti?”

‘Lei non sa chi sono' pensò lui sorpreso. ‘Un uomo che è stato nelle liste dei potenti più di molte celebrità, e lei non ha idea di chi sono'

“No”, disse lui con un sorriso incantevole. “Affatto”

“Beh, a quanto pare sei qualcuno di importante, o tutta questa gente non si sarebbe mostrata”, disse lei con un sorriso. “A meno che non vogliano solo il cibo gratis”

“Più i drink gratis”, la corresse Spike con un ghigno, guidandola lontano dall'area affollata e attraverso alcuni corridoi posteriori.

“E dove mi sta portando, signor Reed?” chiese lei con un sorriso.

“Da qualche parte dove possiamo avere un po' più di privacy”, disse lui, voltandosi a guardarla e facendole l'occhiolino. Vedendo l'espressione sul viso di lei, continuò, “Non è quello che stai pensando”

“Spero di no”, replicò lei, guardandolo con espressione canzonatoria. “Odierei che tu andassi a dormire stanotte come la metà dell'uomo che sei ora”

Alzando un sopracciglio al suggerimento, Spike gentilmente prese la mano di lei nella sua, facendo correre il pollice sopra le sue unghie. “E la gattina ha le unghie” disse divertito.

“Sorpreso?”

“Compiaciuto”, replicò, non lasciandole andare la mano.

Continuando la loro passeggiata per la casa, Buffy cercò sottilmente di abituarsi all'ambiente circostante, notando le spaziose stanze e gli alti soffitti.

Aggrottando le sopracciglia quando lui la portò ad una porta sul retro, lo guardò interrogativa, sorprendentemente sollevata quando lui le sorrise. Seguendo attraverso la porta, guardò il cortile posteriore magnificamente decorato, le luci luccicanti vicino l'enorme piscina mentre alcuni degli ospiti si mescolavano attorno al ponte.

Evitandoli velocemente, Spike la condusse ulteriormente nei giardini fino a che i rumori del party divennero bisbigli nella notte.

La confortante sensazione della sua pistola contro la coscia mentre camminava la trattenne dal fuggire quando lui la condusse ulteriormente lontano.

“Spike?”, disse lei, permettendo ad una appropriata quantità di nervosismo di penetrare la sua voce, ricordando a se stessa che si supponeva fosse un'indifesa giovane donna. “Io - davvero non mi piace questo”

“Solo ancora un po' più lontano, amore”, mormorò lui, voltandosi verso di lei e prendendo gentilmente nella mano la sua guancia. “Voglio mostrarti qualcosa”

“Se è un qualche tipo di allusione sessuale, amico, vedrai”, disse lei con un sorriso canzonatorio, sentendo il sogghigno di lui in risposta.

“Te lo prometto, niente di sessuale… a meno che tu non decida di iniziarlo”, disse con un sorriso malizioso, guadagnandosi una leggera pacca sul torace da parte di Buffy.

Spike le prese la mano, conducendola ulteriormente lungo il sentiero. Incapace di vedere ancora la casa, lei finalmente si fermò, un ghigno scherzoso sul viso mentre incrociava le braccia sul torace. “Dimmi perché uno sconosciuto, che ho appena incontrato, mi rintraccia, mi invita a casa sua, e mi porta fuori nel bel mezzo del nulla quando lo conosco a mala pena da quindici minuti”

Sorridendo mentre le afferrava le mani e camminava all'indietro, lui la guidò attraverso un piccolo gruppo fitto di alberi, rivelando una vista mozzafiato dell'oceano.

“Ecco perché”, rispose lui.

“Questa non è una risposta”, mormorò lei, incapace di distogliere gli occhi dalle onde che si fracassavano sotto di loro mentre la luce della luna si rifletteva sulla superficie cristallina.

Andando dietro di lei, le mani di lui l'afferrarono intimamente per i fianchi mentre guardava la vista dell'oceano oltre la sua spalla. Rimanendo in silenzio per un lungo minuto, lui alla fine rispose, “Forse volevo solo condividere questo con qualcuno”

Ascoltando quello che lui aveva detto, Buffy roteò gli occhi con un sorriso incredulo sul viso, spingendo via le sue mani dal proprio corpo e tornando verso il sentiero.

“Buffy?”

Voltandosi per fronteggiarlo con un pesante sospiro, lei scosse la testa, alzando lo sguardo verso il cielo. “Giuro, siete tutti uguali”, disse con una leggera risata.

“Chi?”, chiese lui confuso.

“Gli uomini!”, esclamò lei con un grido. “E' sempre un ‘quanto in fretta riusciremo ad infilarci sotto la sua gonna'. Ti è mai passato per la testa che non tutte le donne sono delle bambole di plastica come quelle a cui sei abituato? Non abbocco alle solite frasi o a quella schifezza dell''amore a prima vista…”

Avendo dimenticato per un momento di essere sotto copertura, Buffy si affievolì, sperando di non averla appena mandata all'aria con il suo piccolo scoppio.

Ridotto stordito al silenzio per un momento, Spike la fissò, le sue labbra separate in un'espressione indecifrabile.

“Guarda”, disse Buffy dopo un momento, prendendo un profondo respiro mentre fissava l'oceano in lontananza. “Sono lusingata… davvero. Le ragazze come me solitamente non sono scelte da… milionari”, disse lei, lottando per trovare una parola mentre indicava in direzione la casa. “Ma questo non significa che comprometterò qualcosa per avvicinarmi a te. Solo… Non ho inclinazione per il potere e i soldi e… qualsiasi altra cosa tu abbia”, continuò lei, notando il leggero sorriso mentre lui fissava a terra prima che i suoi occhi si alzassero verso i suoi ancora una volta.

Incapace di dire altro, Buffy si voltò per andarsene, sapendo che probabilmente stava compromettendo qualcosa.

Il suo lavoro.

Se falliva questo incarico prima che fosse veramente cominciato, non voleva pensare alle conseguenze. Tuttavia non era neanche disposta a saltare nel letto di un noto criminale solo per avere qualche informazione che poteva o non aiutare la Bureau.

“Mi dispiace”

Buffy si fermò quando sentì la voce dietro di lei, quasi con un sospiro di sollievo per non aver mandato all'aria tutto.

Voltandosi per guardarlo in faccia, decise di dargli il beneficio del dubbio mentre lui le si avvicinava con le mani profondamente infilate nelle tasche, un'espressione imbarazzata sul viso.

“Hai ragione… Sono abituato a fare come voglio con le ‘solite frasi' e il denaro. Non hanno mai esattamente danneggiato le mie possibilità riguardo la mia… compagnia… in passato. E mi dispiace se ti ho offesa”

Sorridendo leggermente fissando a terra, lei si allontanò i capelli dal viso prima di alzare di nuovo lo sguardo su di lui. “Non mi hai offesa”, disse, scuotendo la testa. “Solo… sentita una frase, le hai sentite tutte e… forse dovrei andare”, finì, ritornando nel ‘personaggio' mentre gesticolava oltre la sua spalla, sperando che lui avrebbe fatto quello che lei aveva pensato.

“No”, disse lui in fretta, facendo un passo verso di lei mentre Buffy cercava di nascondere la sua espressione soddisfatta. “Voglio dire”, continuò lui con voce leggermente nervosa. “Se preferisci andare… capisco, ma se vuoi rimanere…”

Venne meno, piegando la testa per guardarla.

Decidendo di sorprenderlo ancora una volta, lei fece un passo in avanti, guardandolo come se stesse cercando qualcosa. “Ad una condizione”, disse alla fine, fissandolo con sguardo fermo. “Smetti di recitare. Perché se davvero vuoi conoscermi, allora va bene, ma ti dico ora che non riuscirai ad avermi nel tuo letto stasera”

“Diretta, non è vero?”, disse lui con un leggero sorriso.

“Ti sto solo facendo sapere… se questo è il tuo obiettivo stasera, non lo raggiungerai con me”

Vedendo la forza che lei possedeva e la scintilla nei suoi occhi, Spike annuì. “Va bene, signorina Summers” disse con un sorriso gentile, offrendole il braccio, che lei prese felicemente. “Credo ci sia un party a cui dovremo presenziare”

 

Capitolo Quattro – Libere occasioni

In piedi sulla cima delle scale, Buffy cercava di mantenere un po' di distanza dagli invitati del party. Era lì da diverse ore, e anche se Spike era stato attento nei suoi riguardi, doveva comunque recitare il ruolo dell'ospite, lasciandola di tanto in tanto sola.

Fissando oltre la ringhiera, guardò le centinaia di persone che ancora girovagavano per la sala da ballo e il foyer del palazzo. Sentendo qualcuno arrivarle da dietro, si tese quando una mano sconosciuta le si posò sul retro della schiena.

“A meno che non voglia farsi estrarre un paletto insanguinato, le suggerisco di togliere la sua mano”, disse Buffy, serrando la mascella.

Voltandosi, alzò un sopracciglio alla vista di un uomo di mezza età in piedi davanti a lei.

“Presumo che abbia uno scopo per toccarmi, ma penso che sia solo perché spera di essere fortunato”

“Ragazza affascinante”, disse con un accento Inglese, offrendole un sorriso che sarebbe potuto essere attraente se il suo ‘radar del viscidume' non avesse suonato all'impazzata. “Sono Ethan Rayne”

Buffy guardò, alzando un sopracciglio quando lui allungò una mano verso di lei, facendogli sapere che non era interessata a conoscerlo.

“C'è qualche problema?”

Voltandosi al suono della voce di Spike, lei gli rivolse un sorriso accecante, lieta che fosse lì a salvarla dall'altro uomo. Non che avesse bisogno di essere salvata, ma apprezzava il gesto.

“Nessun problema, Spike” disse Ethan, mettendo amichevolmente un braccio attorno all'uomo più giovane, guadagnandosi in cambio uno sguardo furioso da parte di Spike. “Mi stavo solo presentando a questa graziosa giovane donna”

“Penso che lei possa fare a meno della tua presentazione, Ethan”, disse Spike con un sorriso freddo, andando verso Buffy.

“Puoi biasimarmi?” chiese lui, guardando l'uomo più giovane. “Dovevo scoprire la donna che sembra averti così innamorato con la sua presenza”

Facendo un passo più vicino a Spike, Buffy guardò l'uomo più anziano attraverso occhi socchiusi. Definitivamente non riceveva buone vibrazioni da lui.

“Buffy Summers, ti presento Ethan Rayne”, disse Spike dopo un momento, il suo tono di voce rendeva ovvio il fatto che non volesse che si conoscessero.

Accettando la sua mano, lei mantenne un'espressione indifferente quando Ethan alzò la mano alla bocca, depositandoci un lungo bacio sul dorso.

Sentendo la stretta di Spike sulla sua vita stringersi, si sentì sollevata quando lui la tirò con forza lontano dall'altro uomo, rivolgendogli un lieve sorriso quando alzò lo sguardo, incontrando gli occhi di Spike con un'espressione leggermente sbigottita.

“E' stato bello vederti, Ethan”, disse Spike, conducendo Buffy lontano da lui e lungo il corridoio, non preoccupandosi di aspettare una risposta. “Dio, odio questi party”, gemette, facendo sì che un sincero sorriso apparisse sulle labbra di Buffy.

“Allora perché li organizzi?” chiese divertita.

“Una di quelle aspettative da cui non riesco ad allontanarmi”, replicò lui, guidandoli fuori alla privacy del terrazzo.

Osservando il panorama mentre le persone mulinavano attorno a loro, Buffy prese un profondo respiro, lasciando che le calmasse i nervi.

“Cosa fai, Riccioli d'Oro?”

“Cosa?” chiese lei, guardando verso di lui e vedendolo guardarla con interesse.

“Il tuo lavoro”

“Oh”, disse lei, sorridendo comprensiva. “Sono una commerciante indipendente d'arte”

“Sul serio?”, chiese lui con un sorriso. “Non penserei che sia la professione che hai scelto”

“Perché questo?”, chiese lei, voltandosi verso di lui con un sorriso dei suoi.

“Sembri un po' troppo… forte, immagino sia la parola”

Il suo sorriso immediatamente si sciolse mentre si voltava per guardare ancora una volta il panorama. “Forte?” ripeté, cambiando piede e sentendo la pistola sfiorare contro la sua coscia, facendola calmare.

“E' solo che emani questa sicurezza di sé e fiducia in te stessa” chiarì lui. “Di sicuro presupponevano tu fossi una donna forte”

“E non posso esserlo se sono una commerciante d'arte?” chiese lei, rilassandosi abbastanza da guardarlo di nuovo negli occhi.

“Immagino di aver pensato che possedessi una tua scuola di arti marziali o qualcosa del genere”, disse lui, ridendo e scuotendo la testa di fronte all'assurdità di quello che stava dicendo. “Dimenticalo”, continuò lui, ridacchiando. “Non so quello che sto dicendo – deve essere di già il troppo bere”

Ridacchiando dolcemente per un momento, Buffy si fermò quando vide la sua espressione pensosa.

“E tu cosa fai?” chiese dopo un momento.

“Possiedo una società a Los Angeles”, disse lui, evitando i suoi occhi.

“E la ‘società' ti da questo palazzo completamente ammobiliato e la limousine?”, chiese lei, alzando un sopracciglio.

“Quella era di mio padre”, disse lui piano. “Tutto quello che vedi in casa è stato ereditato da alcuni membri di famiglia”

‘E tutto quello che non vedo?' si domandò lei silenziosamente.

“Nessuno ti ha mai detto che è facile parlare con te, amore?”

“Non hai sul serio parlato così tanto con me”, rispose lei con un sorriso.

“Immagino di no”, replicò lui con un leggero cenno del capo. “Ma mi sento un casino più rilassato di quanto non mi sia sentito da lungo tempo”

“Questo è sempre un bene saperlo”, disse lei tranquillamente, attirandosi più stretta lo scialle per evitare la fresca aria notturna.

Vedendo il suo fastidio, Spike velocemente si tolse il suo cappotto, drappeggiandoglielo attorno alle spalle in un unico fluido movimento. Voltandosi verso di lui, Buffy sentì lo stomaco serrarsi quando lo guardò aggiustare delicatamente il bavero, facendo indugiare le sue mani sulla stoffa mentre i suoi occhi incontravano quelli di lei.

“Grazie”, mormorò lei, arrossendo sotto il suo sguardo, vedendo il modo in cui i suoi occhi erano deviati verso le sue labbra. Il fiato le si mozzò in gola quando lui lentamente piegò la testa verso di lei, secondi prima che lei si voltasse, evitando con difficoltà il lieve contatto delle labbra di lui contro le proprie e facendolo fermarsi per un lungo momento, a cercare di capire cosa era appena accaduto.

“Perché io?”, chiese Buffy con interesse, deglutendo forte al pensiero del quasi-bacio.

“Perché tu?”, ripeté lui con un sopracciglio alzato, mettendosi in piedi in tutta la sua altezza, cercando di non pensare al rifiuto che aveva appena ricevuto.

“Guardati attorno, Spike”, disse lei, facendo un segno verso l'area affollata sotto di loro. “Non sono la donna più bella qui. Non sono la più intelligente, la più ricca, la più sicura di sé. Sono solo io. Questo è quello che so essere. Quindi… perché io?”

Spike rimase silenzio per un momento, studiandola solennemente come se stesse cercando di capire se era seria o no. “Perché non tu?” replicò.

“Andiamo”, disse lei, roteando gli occhi. “Hai avuto donne che ti sbavavano addosso tutta la sera – probabilmente tutta la tua vita – e sei qui con me. Ovviamente hai tutto quello che potresti volere… è solo un qualche tipo di gioco per te?” chiese, cercando di evitare un tono di accusa.

“No”, disse lui piano. “E' così difficile credere che potrei essere genuinamente interessato a te?”

‘Sì', disse silenziosamente a se stessa Buffy, apparentemente scrollando le spalle.

“Sei stata ferita in passato”, disse lui dolcemente, capendo finalmente da dove lei provenisse quando alzò i suoi occhi verso i suoi.

“Non lo sono stati tutti?” mormorò lei, guardandolo meditare su quello che lei aveva detto per un momento prima di annuire.

“Quindi mi dica, Signorina Summers”, disse Spike, offrendole un sorriso mentre rimetteva in ordine il bavero del suo cappotto che era ancora saldamente avvolto attorno a Buffy. “Vale il rischio?”

“Forse” rispose lei piano.

uardando in basso per un momento, Spike prese un profondo respiro prima di alzare gli occhi ai suoi di nuovo. “Verrai a cena con me?”

“Sarà un pittoresco piccolo party come stasera?” chiese lei in tono scherzoso.

“Stavo pensando più ad uno scenario uno ad uno” disse lui, guardando la folla sotto di lui con sdegno.

“Vedremo cosa accade” disse lui in tono provocatorio, ma Buffy riuscì a capire la verità nascosta in quella dichiarazione. Non era stupida abbastanza da pensare che lui si sarebbe aperto con lei solo dopo averla conosciuta per un breve periodo, ma definitivamente non si sarebbe lasciata scappare quest'opportunità, rivolgendogli un sorriso luminoso prima che parlasse.

“Quando e dove?”

 

Capitolo Cinque – Conosci il tuo lavoro

In piedi di fronte al palazzo alcuni giorni più tardi, Buffy prese un profondo respiro, agitata per la situazione.

Quella sarebbe stata la prima sera che sarebbe stata con Spike senza l'offuscante presenza di centinaia di altre persone a portata di mano.

Adesso sarebbero stati soli.

Suonando il campanello, Buffy si lisciò i pantaloni neri che indossava, giocherellando nervosamente con il top di seta color crema mentre aspettava. Trattenendosi con difficoltà dal mordersi il labbro quando la porta si aprì, cercò di sorridere all'uomo dall'altro lato.

“E' qui per il signor Reed, presumo”, disse lui con un accento da alta società Inglese.

“Sì” disse lei piano.

“Venga dentro”, disse lui, aprendo di più la porta per farla entrare.

“Grazie”, mormorò lei, entrando in casa e avendo effettivamente la possibilità di guardare l'impressionante foyer, i pavimenti di marmo, e il bellissimo candeliere ora che l'area era vuota.

“Intendo dire al signor Reed che è arrivata”

“Grazie”, ripeté Buffy, girovagando per il foyer. Osservando i vasi di cristallo, la costosa arte moderna, e i numeri pezzi di antiquariato che decoravano la zona, prese un profondo respiro, sentendosi veramente fuori del suo elemento. “Quest'uomo ha davvero buon gusto”, mormorò a se stessa.

“Ma grazie”

Rotando su se stessa al suono della voce compiaciuta, Buffy arrossì nervosamente quando capì che Spike era proprio dietro di lei. Aprendo e chiudendo la bocca alcune volte, fece una risatina nervosa, presa alla sprovvista dalla vista di lui in jeans neri e maglietta nera che sembrava essere stata modellata sul suo torace muscoloso.

“Non è stato troppo difficile trovarla di nuovo mentre guidavi, vero?”, chiese lui, indicando la casa.

“No”, disse Buffy, scuotendo la testa e torcendosi le mani l'una con l'altra per avere qualcosa da fare. “Niente affatto difficile. Non difficile come dato di fatto”, disse lei con un'altra leggera risata, vedendo Spike sorriderle.

“Vuoi qualcosa da bere?”, chiese lui, scivolando facilmente nel ruolo dell'ospite mentre la conduceva attraverso la casa e nella formale sala da pranzo, andando verso il bar.

“Um… martini, se ce l'hai”

‘Bel lavoro, Summers, inizia a bere sul lavoro', disse a se stessa prima di quasi roteare gli occhi. ‘Lui si aspetta che tu beva – è… nel personaggio' pensò, quasi annuendo con la testa soddisfatta.

“La cena non sarà pronta che fra qualche minuto”, disse lui un momento dopo, camminando verso di lei e porgendole il drink di sua scelta. “Vuoi che ti mostri in giro?”

Aveva sulla punta della lingua di rifiutare, ma capì che sarebbe stato nel suo migliore interesse imparare la disposizione della casa dato che non ne aveva visto molto la sera del party. “Sembra bello”, disse con un sorriso, arrossendo leggermente quando lui le prese la mano nella sua e iniziò a condurla attraverso gli spaziosi corridoi.

Dopo aver visto quasi ogni stanza che era al piano inferiore, Buffy fu guidata in una stanza vicino il retro della casa con una vista spettacolare della piscina. Guardando il pesante legno di ciliegio e i divani e le sedie di pelle color Borgogna, dovette sorridere. “E' saggio sul serio avere un ufficio che gode della vista sulla piscina? Non penso che riusciresti a lavorare molto”, scherzò lei.

Sorridendo in risposta, Spike si strinse nelle spalle. “Mi stimola a finire quello a cui sto lavorando”, disse lui, mettendosi dietro di lei, la sua mano poggiata gentilmente sul suo fianco. “Ti piacerebbe una nuotata più tardi?”

“Non ho portato il costume”, disse lei piano, voltandosi verso di lui.

“Non mi lamenterò” replicò lui con un ghigno, inducendola ad alzare un sopracciglio in risposta.

“Forse qualche altra volta”, disse lei con un sorriso, guardandolo da sopra la spalla per vedere la sua reazione. Il suo sorriso lentamente si affievolì quando vide il quadro che era appeso al muro di fronte.

“Monet”, soffiò lei, fissando il bellissimo pezzo d'arte, voltandosi per dargli un'occhiata migliore.

“Lo conosci?”, chiese Spike, piegando la testa per studiare la sua reazione.

“Non noto come i suoi mucchi di fieno o le ninfee”, disse lei lentamente.

“Le Ninfee sono nell'altra ala”, disse lui, lanciando un'occhiata al quadro mentre Buffy si voltava a fronteggiarlo.

“Scusami?”, chiese lei con un sopracciglio alzato che causò un sorriso sul viso di Spike. Non doveva neanche guardarla per capire le domande non poste.

“Le Nuvole”, chiarì lui. “Credo che Le Ninfee sia attualmente in vetrina all'Art Institute di Chicago. Le Ninfee – Le Nuvole è parte di una collezione privata… la mia”

Battendo rapidamente gli occhi mentre tornava a voltarsi verso il quadro e cercava di incassare tutte le informazioni, la sua mente stava cercando di capire se ci fosse stato un Monet rubato negli ultimi anni. Rendendosi conto che non ricordava di averlo visto nel suo file, finalmente emise un sospiro di sollievo, avvicinandosi di alcuni passi, ammirando i colpi di pennello e l'uso del colore.

“Allora parlami di questo”, disse lei con un sorriso civettuolo, voltandosi ancora una volta verso di lui.

“Credo che probabilmente tu ne sappia più di me, amore”

“Assecondami”, disse lei, guardandolo con occhi larghi prima di tornare a voltarsi verso il quadro.

“Va bene”, disse lui con una leggera risatina. “Ne Il Giardino dell'Artista a Vetheuil, forse davvero uno dei più pianeggianti panorami mai dipinti, la maggior parte delle cose non sono individualmente distinguibili. Questo solleva parecchie domande – i palazzi sullo sfondo sono l'uno accanto all'altro o si presume siano uno di fronte all'altro? Non ci sono nuvole, né ombre, e i girasole hanno sollevato numerose domande. I fiori non diventano più piccoli, come sarebbe normale in un quadro, lasciando molti a credere che ci fosse una muraglia di fiori alla base della scalinata”

Per la fine del discorso, Buffy aveva distolto lo sguardo dal quadro, voltandosi per guardare Spike invece.

Sentendo i suoi occhi su di sé, lui lentamente si voltò a guardarla con un sorriso. “Cosa pensi?”

“Riguardo al quadro o alle teorie?”, chiese lei.

“Entrambi”, disse lui con una leggera scrollata di spalle mentre Buffy guardava il lavoro artistico, emettendo un profondo respiro mentre le sue sopracciglia si corrugavano e si mordeva il labbro inferiore, persa in pensieri profondi.

“Non uno dei miei preferiti”, disse dopo un momento, causando a Spike di alzare un sopracciglio divertito.

“E perché questo?”

“Mostra quando fosse talentuoso, ma è solo così diverso da uno dei suoi altri lavori che credo avrebbe fatto meglio ad aggiungergli più profondità” Vedendo il leggero sorriso sul viso di lui, Buffy roteò gli occhi. “Cosa? Perché quella faccia?”

“Suppongo che tu sia una fan dei mucchi di fieno, allora?”

Allontanandosi dal dipinto, lei sorrise scuotendo la testa. “Il Giardino dell'Artista a Giverny”, disse, guardandolo per giudicare la sua reazione, vedendo il sorriso farsi strada sulle sue labbra. “Diciannove anni dopo aver dipinto questo… Immagino che il suo lavoro dovesse solo maturare un po' di più”, disse un largo sorriso.

“Perché quello, amore?”

“Perché è un giardino acquatico – dà a tutto una tale profondità e ricchezza. Il modo in cui li ha dipinti dall'alto, intensificando l'ambiente vicino”

“Mai visto?”, chiese Spike, seguendo Buffy per la stanza.

“Al Museo d'Orsay a Parigi?”, replicò lei con un sorriso. “Non è esattamente nel mio budget”

“Una commerciante d'arte indipendente?”, chiese lui, guardandola con espressione curiosa. “Credevo dovessi andare oltreoceano”

Realizzando il suo errore un momento troppo tardi, gli occhi di Buffy si spalancarono un pochino prima che lei si incollasse un sorriso sul viso. “Indipendente è la parola chiave. Non è che abbia un capo che mi paghi il volare tutto attorno al mondo”

Stringendo leggermente gli occhi, Spike annuì lentamente. “Forse lo vedrai un giorno”

“Non sto trattenendo il fiato”, disse lei con un sorriso, camminando da una parte all'altra dei tappeti persiani fino al dipinto sull'altra estremità dell'ufficio. “Renoir?”, chiese con interesse.

“Non sembri molto impressionata”

“Ci vuole molto per impressionarmi, signor Reed”, disse lei, prendendo una nota seria con la sua voce mentre si voltava verso di lui.

“Me lo ricorderò”, disse lui in un sussurro rauco. “E in caso tu l'abbia dimenticato – è Spike” Conducendola fuori dalla stanza, lui lasciò la sua mano strisciarle lungo il retro della schiena mentre camminavano. “Allora, chi adorna la sua casa, signorina Summers?” le chiese in tono canzonatorio.

“Oh, sai com'è”, disse lei con un sorriso scherzoso. “Alcuni Rembrandt, Bazille, e una coppia di altri Impressionisti”

“Ma davvero?”, disse lui, sorridendo divertito mentre la guidava verso la sala da pranzo. “Dovrai mostarmeli una volta o l'altra”

Mordendosi il labbro e rivolgendogli un'occhiata civettuola, lei alzò un sopracciglio per uno sguardo più seducente. “Gioca bene le tue carte”

 

Capitolo Sei – Ragazzini nell'animo

“Com'è la cena?” chiese Spike, piegando la testa per guardarla.

“Eccellente”, disse lei, tagliando il suo filetto mignon. “E immagino che abbia cucinato tutto tu, giusto?” chiese lei, trattenendo una risatina mentre sorseggiava il vino.

“Lo sai già”, replicò lui, prendendo un boccone di verdura. “E' uno dei miei talenti nascosti”

“Allora, ti sei mai davvero cucinato da solo la cena?” chiese lei divertita.

“Ordinare la pizza conta?”

“No”, rispose lei, scuotendo la testa. “Immagino che questo significhi che dovrò farti cucinare, huh?”

“Ti stai offrendo?”, chiese lui, alzando un sopracciglio, leggermente sorpreso dal commento.

“Se vuoi”, disse Buffy, scrollando le spalle mentre diventava un po' nervosa a causa del suo improvviso invito.

“Quando e dove?”, chiese lui con un sorriso, ripetendo le parole che lei gli aveva detto alcune sere prima.

“Qualsiasi sera è buona per te e la mia casa”, replicò lei. “Voglio che tu provi l'esperienza completa”

“Dev'essere bello”, mormorò Spike, vedendola alzare un sopracciglio verso di lui. Alzando le mani a sua difesa, scosse la testa. “Scherzavo, stavo solo scherzando”

“E' meglio”, disse lei, puntandogli contro il coltello, un'espressione seria sul viso prima di iniziare a ridacchiare.

Dopo aver mangiato in silenzio per alcuni momenti, Buffy alzò lo sguardo verso di lui, piegando la testa per studiarlo. “Colore preferito?”, chiese, guardandolo fissarla sorpreso.

“Scusa?”

“Dobbiamo attraversare la fase ‘conosciamoci meglio', vero?” chiese lei, vedendolo poi ridacchiare in risposta. “Ripeto – colore preferito?”

“Nero” rispose Spike, guardandolo mentre lei roteava gli occhi. “Cosa?”

“E' solo che è così… blah”, disse lei, mostrando la lingua ad indicare la sua antipatia per la sua scelta. “Voglio dire, non potevi scegliere qualcosa un po' meglio tipo giallo o porpora?”

“Porpora?”, domandò lui con sdegno, praticamente spuntandola fuori la parola. “Ti rendi conto con chi stai parlando, giusto?”

“Un uomo a cui non piace il color porpora?”, replicò lei, sorridendo leggermente quando lui roteò gli occhi.

“Un uomo”, disse lui come se fosse la scelta più semplice al mondo.

“Questa non è una scusa. Conosco montagne di uomini a cui piace il porpora. Questo prova la loro mascolinità”

“Bene”, borbottò Spike. “Rosso. Questo è meglio?”

“Molto”, replicò Buffy, un'espressione soddisfatta sul viso mentre prendeva un altro boccone.

“E tu?” chiese lui.

“Non lo so”, disse lei con una scrollata di spalle, sedendosi all'indietro mentre finiva il suo pasto. “Blu, forse”

Chiacchierando per i successivi venti minuti, Buffy imparò molto su di lui ma sapeva che era troppo presto per rischiare di avventurarsi nella sfera personale.

“Pronta per il resto del tour?” chiese Spike, alzandosi dal suo posto e andando verso di lei per allontanarle la sedia.

“C'è altro in questo posto?” chiese lei con un sorriso.

“Altri due piani”, replicò lui, offrendole il braccio, che lei accettò felicemente.

“Fai strada”

Facendo molta attenzione alla disposizione della casa, lei lo seguì su per le scale. I suoi occhi si spalancarono alla vista dell'enorme stanza giochi in cui lui la condusse. Vedere il costoso tavolo da biliardo, il grande schermo Tv che era fornito di ogni congegno elettronico e game system immaginabile, e i videogiochi autentici che sembravano essere appartenuti ad un arcade, fece sorridere Buffy.

“Ragazzino nell'animo?”, chiese divertita, camminando più avanti nella stanza.

“Lo puoi dire”, disse lui con un cenno della testa, afferrando una stecca da biliardo. “Ti senti di giocare?”

“Forse”, mormorò lei, guardandosi in giro prima di strillare alla vista sul muro opposto. “Pac-Man? Oh mio Dio, non posso credere che tu abbia questo gioco!”

Spike dovette ridere, guardandola correre verso il sistema e sedersi appassionatamente sul sedile. “Premi start e gioca per la felicità del tuo cuore”

Voltandosi a guardarlo con un sorriso grato, lei scosse la testa. “Giochiamo a biliardo”

“Buffy, va bene, se vuoi – “

“No”, lo interruppe lei, scuotendo la testa. “Penso che il biliardo sia più divertente. Ma devo avvisarti… non sono molto brava”

“Abbastanza corretto”, disse lui, lanciandole una stecca.

Appoggiandosi contro il lato del tavolo mentre lui si arrotolava le maniche, lei inconsciamente si leccò le labbra, guardando i muscoli che venivano esposti al suo sguardo. Sentendo i suoi occhi su di sé, Buffy alzò gli occhi per un momento, cogliendo l'occhiolino e il sorriso che lui le fece prima di rivolgere la sua attenzione al tavolo, preparandolo per spaccare.

Respirando affannosamente, Buffy quasi urlò a se stessa a causa del battito del cuore irregolare e del modo in cui il suo stomaco si stava muovendo.

‘Questo è un lavoro', si disse. ‘Sono affari… tutto qui. Non si suppone che tu abbia reazioni che non riesci a controllare. A livello di testa – ricordi?”

Tutti i pensieri furono presto dimenticati quando lo guardò piegarsi per traverso sul tavolo, mordendosi il labbro guardò i suoi muscoli flettersi sottilmente.

Notando a malapena quando era il suo turno, Buffy scosse la testa per cercare di schiarirla prima di camminare attorno al tavolo per fare il suo colpo. Mancando la buca di un orribile scarto e mandando in buca la palla bianca, si voltò verso Spike con un sorriso imbarazzato e una scollata di spalle. “Sbagliato”

“Non è il tuo gioco, amore?”

“Non proprio”, replicò lei, guardandolo fare alcuni altri tiri, facendo un passo all'indietro per ammirare la vista di dietro quando lui si piegava sopra il tavolo. Alzando un sopracciglio in apprezzamento, indossò un'espressione indifferente quando lui si voltò a fronteggiarla, indicandole che era il suo turno.

Buffy camminò verso il lato del tavolo, preparandosi al suo colpo, e si fermò quando sentì la sua voce.

“Solo un secondo”, disse lui delicatamente, appoggiando la sua stecca contro il muro e andando verso di lei. Avvolgendole le braccia attorno, cominciò a mostrarle la tecnica giusta, sorridendo quando lei rabbrividì contro di lui. “Lo senti questo?”, mormorò, il suo respiro che le accarezzava la guancia.

“Penso di sì”, mormorò lei, mordendosi il labbro per trattenersi dal sorridere mentre lui l'aiutava a colpire due palle e a mandarle in buca. Lasciando che l'aiutasse ancora un altro po', lei finalmente si raddrizzò, voltandosi a guardarlo con un piccolo saltello. “Ora giochiamo”

“Sicura di essere pronta?”

“Yep”, disse lei, sorridendo con fiducia.

“Va bene, allora”, disse lui piano. “Ci andrò piano con te”

Vedendo l'occhiolino che lui lanciò nella sua direzione, Buffy semplicemente alzò un sopracciglio, guardandolo sistemare le palle su una rastrelliera. “Vuoi spaccare o devo farlo io?”, chiese lui in tono divertito.

“Posso farlo”, disse Buffy, camminando attorno al tavolo.

Guardando altrove per un momento, gli occhi di Spike si spalancarono quando sentì il distintivo schiocco delle palle, alzando lo sguardo in tempo per vederne tre entrare nelle buche d'angolo.

Mordicchiandosi il labbro, Buffy semplicemente si strinse nelle spalle. “La fortuna dei principianti”, disse lei dolcemente.

Cinque minuti più tardi, quando mise in buca la palla numero otto, si voltò lentamente verso Spike, rivolgendogli un sorriso luminoso.

“Guarda che ho fatto”

“Ancora la fortuna del principiante, amore?” chiese lui, alzando un sopracciglio nella sua direzione.

“Beh… Potrei aver fatto un po' più di pratica, ma come potevo sapere che ti avrei battuto?”

“Battuto?! Mi hai fregato, più che altro”, replicò Spike, ovviamente cercando di non ridere per il fatto che era cascato in uno dei più vecchi trucchetti.

Lanciandogli la sua stecca, lei sorrise. “Sii felice che non giocavamo a soldi”

Immobilizzandola contro il tavolo prima che lei potesse allontanarsi, Spike la guardò negli occhi.

“Cosa?”, chiese lei nervosamente, odiando il tremito che aveva pervaso la sua voce. “Cosa c'è che non va?”

“Nulla” sussurrò lui, abbassando lentamente la testa verso quella di lei. “Assolutamente nulla”

Chiudendo gli occhi quando le labbra di lui toccarono lievemente contro le proprie in una tenera carezza, Buffy sentì muoversi lo stomaco. Avvertendo le sue mani sistemarsi gentilmente sui suoi fianchi, afferrandoli con delicatezza, lei non poté fare a meno di sentire la sottointesa ossessività che c'era in quel gesto. Dopo aver avvolto le braccia attorno al collo di lui, per attirarlo più vicino, le ginocchia le iniziarono ad indebolirsi.

La lingua di Spike gentilmente le scivolò in bocca, sfiorando la sua e strappandole un basso gemito in risposta.

Capendo che le cose stavano velocemente andando fuori controllo, Buffy gli mise una mano contro il torace, spingendolo leggermente via fino a quando le loro labbra si separarono.

Premendo la sua fronte contro quella di lei, Spike sembrò cercare nei suoi occhi qualcosa. Sfiorandole con la punta delle dita la guancia, le rivolse un sorriso dolce.

“Rimani per la notte”, sussurrò, le sue labbra che si muovevano a malapena contro quelle di lei, un poco sorpreso quando lei si tirò indietro con un leggero sorriso, rompendo la trance in cui sembravano essere caduti.

“Rimango nella camera degli ospiti?”, chiese lei, alzando un sopracciglio.

“Pensavo di mostrarti dove dormo, Riccioli d'Oro”, replicò lui con un ghigno sexy.

Facendo correre le mani lungo il suo stomaco e torace, lei cercò di non pensare ai potenti muscoli sotto la camicia mentre la sua mano si muoveva ancora più in alto, per il collo fino a che il dorso della sua mano gli accarezzò gentilmente una guancia. Muovendosi per colmare la distanza tra loro, lei gli sfiorò una guancia con un delicato bacio, lasciando che il suo alito gli accarezzasse l'orecchio mentre parlava.

“Non ho avventure di una sola notte”, soffiò lei, allontanandosi di un passo in tempo per vedere l'espressione sorpresa di lui. Voltandosi, uscì dalla stanza, facendosi strada lungo le scale, senza mai voltarsi a guardare indietro mentre attraversava il foyer e usciva dall'ingresso principale.

Emettendo un sospiro di sollievo quando uscì fuori, chiuse brevemente gli occhi, inspirando l'aria della notte che le colpiva il volto. Incapace di trattenere il ghigno soddisfatto dal viso, quasi ridacchiò ricordando l'espressione sul viso di Spike. Sapeva che se fosse rimasta per la notte, le possibilità non sarebbero state buone per un suo ritorno in quella casa. Per non parlare del fatto che lei davvero non avrebbe dovuto avere sentimenti lussuriosi sbagliati nei confronti di un uomo che lei aveva il compito di catturare.

Sfidandolo praticamente si era garantita che sarebbe tornato indietro per dell'altro… sperava.

 

Capitolo 7 – Interessi contrastanti

Pulendo casa sua alcuni giorni dopo, Buffy si sentiva come se stesse per impazzire. Non sapeva cos'era peggio: rimanere seduta ad aspettare una telefonata come se fosse di nuovo al liceo, o essere forzata ad essere lontana dal lavoro perché avrebbe potuto far saltare la sua copertura.

La sua casa era quasi senza macchia dopo tutta l'attenzione che gli aveva rivolto, bruciandosi così tutta la sua energia nervosa. Era stata capace persino di ridipingere le due stanze per gli ospiti. Mentre rovistava nella sua scrivania nel soggiorno, lasciò il mucchio di fogli inutili sulla superficie piatta. Qualsiasi cosa incriminante era stata rimossa dalla casa o chiusa a chiave quando aveva scoperto che avrebbe cercato di seguire le tracce di Angelus O'Neill, sapendo che lui non si sarebbe risparmiato di entrare nella casa di una donna e frugare tra le sue cose. Buffy in tutta onestà non credeva che Spike avrebbe fatto la stessa cosa, ma non voleva testare questa teoria e correre il rischio che lui scoprisse chi era davvero.

Sfogliando tra il mucchio di bollette pagate, di ricevute di qualcuno dei suoi negozi preferiti e cianfrusaglie varie, si fermò quando sentì squillare il telefono.

Buffy velocemente saltò su e corse in cucina, afferrando il cordless. “Pronto?”

“Buon giorno, tesoro”

“Ciao, Spike”, disse lei, tornando in soggiorno per sedersi sul divano, piegando le gambe sotto di sé.

“Mi sono divertito la scorsa sera”, disse lui con voce sensuale.

“Anch'io”, replicò lei, leggermente sorpresa di star dicendo la verità.

“Ti va di cenare con me stasera?”, chiese lui, esitando quando Buffy non rispose immediatamente.

“Ti dico cosa – ceneremo, ma stasera verrai a casa mia”

“Abbastanza corretto”, rispose lui, un sorriso nella sua voce. “Dimmi dove e quando e sarò tutto tuo”

***

Mentre apriva la porta più tardi quella sera, Buffy offrì a Spike uno dei suoi sorrisi da un milione di watt quando lo vide. “Ciao!” disse in un tono cinguettante che immediatamente causò un sorriso sul viso di lui.

“Ciao a te”, rispose lui, guardandola dall'alto in basso. Dopo averla vista tre sere in due settimane, questa era la prima volta che lei sembrava veramente a suo agio e rilassata. Indossava dei blue jeans con un ginocchio tagliato e un top bianco allacciato con delle stringhe sottili, simili a spaghetti, sembrava una ragazzina. Notando la sua mancanza di trucco e i suoi lunghi capelli biondi tirati indietro in una coda alta, il suo sorriso si allargò per il fatto che lei fosse talmente a suo agio dopo un così breve periodo di tempo da essere al naturale vicino a lui.

Entrando in casa, sollevò una bottiglia di vino, offrendogliela.

“Oh, è molto dolce”, disse lei, accettando la bottiglia e baciandolo sulla guancia, lasciando le sue labbra soffermarsi sulla sua pelle più a lungo del necessario prima di tirarsi indietro. “Andrò a metterla nel ghiaccio”, disse lei, camminando felicemente in cucina mentre Spike si toglieva il cappotto, sorridendo a se stesso per il fatto che lei sembrava già così a suo agio con lui.

Era anche scioccato per il modo in cui lui sembrava rilassarsi automaticamente attorno a lei. La qualità piena di vita che lei emanava si irradiava praticamente in tutta la stanza. Sentendola muoversi in giro per la cucina, lanciò il cappotto sopra la balaustra prima di andare in soggiorno, sfruttando l'opportunità di dare un'occhiata alla stanza.

Girovagando per la confortevole area, notò il divano e le sedie troppo imbottite, il manto del caminetto coperto di fotografie, e la grande scrivania nell'angolo su cui erano ammucchiate alte pile di fogli. Lavori artistici e foto pendevano da ogni muro, ma l'attenzione di Spike fu rapidamente attirata di nuovo dal caminetto. Muovendosi lentamente per stare in piedi di fronte ad esso, guardò il quadro che pendeva sopra il manto.

“Un drink?”, chiese Buffy allungandogli un martini mentre entrava nella stanza.

“Grazie”, disse Spike, sorridendole prima di tornare all'opera d'arte. “Ice Floes Morning Haze”, disse lui piano, le parole che praticamente rotolavano via dalla sua lingua mentre fissava la riproduzione del quadro di Monet, deglutendo una buona porzione del suo drink. “Cosa è successo al Giardino dell'Artista a Giverny? Mi sembra di ricordare che sia il tuo preferito”

“Solo perché è il mio preferito non significa che mi rappresenti”, disse lei con dolcezza, evitando i suoi occhi mentre guardava nel proprio bicchiere.

“E questo sei tu?”, replicò Spike con un sopracciglio alzato, facendo un gesto verso la riproduzione.

“Penso che potrebbe rappresentare molte persone…non credi?” chiese lei, alzando lo sguardo su di lui con un sopracciglio sollevato.

“Ti avrei immaginato di più con i Ponti Giapponesi”, disse lui con un leggero sorriso, evitando la domanda.

“Il ghiaccio è meglio”, disse lei, prendendo un sorso del suo drink, lasciando che l'alcol le bruciasse il percorso lungo la gola.

“Perché questo?” chiese lui, piegando la testa mentre aspettava la sua risposta.

Voltandosi per studiarlo per un lungo momento, Buffy non distolse mai lo sguardo dai suoi occhi intensi. “Perché…per vivere in questo mondo, devi essere duro. Devi avere una maschera”

Mordendosi leggermente il labbro, Spike guardò il pavimento, apparentemente immerso nei pensieri prima di tornare a guardare il quadro. “E se guardi sotto la superficie?” chiese, fissando l'acqua cristallina, che rifletteva tutto intorno ad essa.

“Potrebbe non piacerti quello che vedi”, disse lei piano, insicura di quello di cui stava parlando. Mettendo il suo drink sul bordo del tavolo, si voltò e andò verso la cucina, lasciando Spike a pensare a quello che aveva detto.

Seguendola lentamente, lui si fermò nel vano della porta, guardandola in piedi vicino all'isola, che tagliava a pezzi le verdure.

Sentendo i suoi occhi su di sé per diversi lunghi minuti, Buffy digrignò i denti mentre rafforzava la sua stretta sul coltello da macellaio. “Cosa?” chiese irritata.

“Cosa c'è che non va?” chiese dolcemente lui.

‘Oh, nulla', pensò Buffy mentre continuava ad affettare le verdure. ‘Sto solamente provando tutti i tipi di sentimenti sbagliati per l'uomo che sto lavorando per arrestare e non so cosa fare'

“Perché pensi che qualcosa non vada?” chiese lei, alzando un sopracciglio nella sua direzione mentre incontrava il suo sguardo con espressione indifferente.

“Sembri un po' agitata” disse lui, piegando la testa per studiarla.

“Sto bene”, replicò lei, afferrando un pomodoro e affondandoci il coltello, saltando quando sentì Spike camminare fino a trovarsi dietro di lei, confinandola contro il bancone con le braccia su ogni suo lato.

Il movimento era così simile a quello che aveva fatto la notte precedente, ma Buffy si tese lo stesso per la stranezza di avere qualcuno così vicino a lei. Manovrando di riflesso il coltello in una stretta più difensiva, lei chiuse gli occhi quando le mani di lui arrivarono a fermarsi sulle sue spalle, troppo vicine al collo di Buffy per essere a suo agio.

“Hai solo bisogno di rilassarti”, le sussurrò in un orecchio, facendole correre brividi lungo la spina dorsale mentre un miscuglio di sentimenti scatenati l'attraversava – paura, contentezza, ansia, allegria. Completezza.

Emettendo un rantolo quando le mani di lui iniziarono a massaggiarle i muscoli della schiena, lei tremò quando le sue labbra toccarono lievemente la sua gola, muovendosi più in basso fino a che lui la sentì tendersi di nuovo.

Rimettendosi un po' più dritto, Spike gentilmente le massaggiò le spalle per un altro minuto prima di far si che le sue mani abbandonassero la pelle morbida di lei, strisciando lungo il suo corpo per fermarsi sui suoi fianchi. “Immagino sia ora di mangiare”, disse lui con un sorriso dolce quando lei gli lanciò un'occhiata.

“Um…s-sì”

Aiutando Buffy a portare il cibo a tavola, Spike dovette sorridere. “E' bella, sexy, di successo, e cucina…placati cuore mio. Martha Stewart farebbe meglio a guardarsi le spalle”

Ridacchiando mentre scuoteva la testa, rispose, “Prima di tutto, Martha Stewart sa fare di meglio che del prosciutto tagliato a mano. Secondo…bella?” chiese piano, voltandosi a guardarlo con espressione speranzosa.

Spike sorrise ma non rispose mentre si mordeva il labbro inferiore, voltandosi per prendere il vino dal bancone.

C'era qualcosa di talmente lusingante in quell'espressione che quasi le tolse il fiato. Buffy dovette ricordarselo, non per la prima volta, quello non era un appuntamento. Era il suo lavoro.

Un incarico che le era stato affidato, e lei non avrebbe dovuto provarci troppo…piacere.

 

Capitolo 8 – Ripensamenti

“Aspirazioni nella vita?”, chiese Spike, prendendo un sorso del suo vino. Dopo aver finito il loro pasto un'ora prima, si erano seduti con calma l'uno in presenza dell'altro, a fissare il cielo notturno dai gradini del portico sul retro di Buffy.

“Hmmm”, disse lei, posando un dito sul mento quasi stesse pensando gravemente. “Sposare un uomo ricco, trasferirmi in Europa, divorziare dal tipo e prendermi metà dei suoi soldi”

“Interessante”, replicò Spike, alzando un sopracciglio.

“Sto scherzando”, disse lei, guardandolo esasperata. “Onestamente non ho tante aspirazioni. Ne ho raggiunte molte, e fondamentalmente prendo le cose un giorno alla volta adesso”

“Sembra un piano”, disse lui con un sorriso.

“Per me funziona” replicò lei, nascondendo il suo stesso sorriso mentre si portava alle labbra il suo bicchiere di vino, prendendo un piccolo sorso.

“E qual era il piano di stasera, Riccioli d'Oro?”

“Una cena”, disse lei, voltandosi verso di lui. “E la mancanza di roba in fiamme. Penso di aver avuto successo, non credi?”

“Ho la sensazione che se dicessi di no, sarei in seri problemi”, disse lui in tono canzonatorio.

“E' del tutto possibile”, chiese lei, piegandosi per dargli gentilmente un colpetto con spalla prima che la sua espressione diventasse seria. Rimanendo seduta in silenzio per alcuni altri minuti, lei prese un profondo respiro, chiamando a raccolta i nervi. “Posso chiederti una cosa?” domandò piano, fissando il suo bicchiere mentre parlava.

"Cosa, amore?”

“Cos'è questo?” domandò lei, voltandosi verso di lui, sapendo che l'aspetto lavorativo dei suoi sentimenti stava rapidamente scivolando via, lasciandola voltata a fissare gli occhi di un uomo di cui stava innamorandosi. Un uomo non che non le aveva mai mostrato un lato di sé che potesse essere considerato illegale o pericoloso, provandole con semplicità che poteva essere buono. Lei sperava.

Allungandosi per allontanarle con delicatezza i capelli da una guancia, Spike la guardò per un lungo momento. “Non lo so”, disse piano. “Tu cosa vuoi che sia?”

“Questa non è una risposta”, mormorò lei, alzando su di lui occhi brillanti.

Sedendosi all'indietro con un sospiro, Spike guardò il cielo per un momento prima di parlare. “Non è che l'abbia mai fatto prima”, disse con un leggero sorriso. “Ho più di trent'anni, e mi sembra di essere di nuovo un ragazzino”

“Stai dicendo che hai una cotta per me, Mr Reed?” chiese lei con dolcezza, sorridendogli.

Spike sogghignò prima di chinarsi lentamente verso di lei, vedendo per un attimo i suoi occhi allargarsi prima di tremolare e chiudersi quando lui incontrò le sue labbra in un tenero bacio. Combattendo qualsiasi istinto che gli diceva di approfondire immediatamente il bacio, si concentrò sulla sensazione delle labbra morbide di lei che accarezzavano le sue.

Allontanandosi prima di perdere il controllo, Spike premette la fronte contro quella di lei, vedendo l'indecisione sul suo viso prima che lei si tirasse indietro, evitando il suo sguardo mentre lui continuava a fissarla.

“Neanche mi conosci”, sussurrò lei dopo un momento.

Notando la tristezza che sembrava attraversarle il viso, Spike aggrottò le sopracciglia, avvicinandosi di più a lei. Con esitazione mise una mano sulla sua spalla, piegando la testa quando lei alzò gli occhi verso di lui. “Conosco abbastanza”, disse piano. “Conosco che tipo di donna sei…la forza che hai”

“Non puoi proprio saperlo”, sussurrò Buffy, guardando in basso e chiudendo gli occhi mentre cercava di dimenticare il suo scopo per essere lì.

“Invece sì” replicò lui. “La forza non è una dimostrazione di potenza – è qualcosa di più profondo. Qualcosa che riesci a leggere nello sguardo. Qualcosa che tu possiedi”

‘Non innamorarti di lui – è solo tutta una finzione. Solo un qualche piano elaborato per avere da te ciò che vuole. Non innamorarti di lui'

“Raccontami di te”, disse lei, volendo cambiare argomento mentre si voltava verso di lui, alleggerendo immediatamente l'atmosfera.

“Cosa vuoi sapere?”, chiese lui, piegandosi leggermente all'indietro, sapendo che probabilmente lei voleva un po' di distanza.

“Non importa”, disse lei con una scrollata di spalle, prendendo un altro sorso. “Qualcosa che nessun altro sa”

“Qualcosa che nessun altro sa”, ripeté lui con un sorriso divertito, mettendosi a sedere un po' più dritto mentre pensava ad una risposta. “Va bene…guardo Passions”

“Guardi Passions?” chiese lei incredula, un sorriso le giocherellava sulle labbra.

“Sono appassionato di quel dannato show”, disse lui, ridacchiando di se stesso. “E Dawson's Creek”

“Stai scherzando”, ribatté Buffy, quasi ridendo per l'assurdità di quello che le aveva appena detto. “Allora, dimmi, William Reed…sei un fan di Dawson o di Pacey?”

“Pacey” rispose lui immediatamente. “Anche se ero solito pensare fosse uno stupido cieco, alla fine si è rivelato avesse ragione”

Mordendosi il labbro per trattenersi dal ridere, Buffy guardò il suolo, prendendo un profondo respiro.

“Cosa ti sta passando per la testa, passerotto?”, chiese Spike, vedendola trattenersi dal ridere.

Voltandosi verso di lui, gli occhi brillanti di lacrime non versate mentre continuava a trattenere le risa, continuò con calma, “Per favore dimmi che non hai i DVD di tutte le stagioni”

“Va bene…non te lo dirò”, disse lui, sogghignando quando la sentì ridacchiare. “Ora è il tuo turno”

“Qualcosa che nessun altro sa”, disse lei piano. “Beh, ho alcuni poster dei New Kids on the Block ficcati nel retro del mio armadio perché non riesco a sopportare l'idea di separarmene”

Vedendolo abbassare la testa per nascondere il suo sorriso, Buffy sbatté la sua spalla contro quella di lui. “Non puoi fare niente del genere – il tuo piccolo piacere colpevole è dieci volte peggiore del mio. E tu ne hai due” gli ricordò lei.

“Non ho detto una parola”, replicò Spike, alzando le mani mentre soffocava un'altra risata.

“Lasciamo stare così”, disse lei, sollevando un sopracciglio in finto ammonimento.

Seduti in confortevole silenzio per un altro minuto, Spike sospirò mentre guardava il suo orologio. “Penso sia tempo per me di mettermi in moto”, disse piano, la delusione evidente nella sua voce.

Mettendosi in piedi, si voltò e sorrise quando vide Buffy allungarsi verso di lui. Aiutandola ad alzarsi, Spike avvolse in modo sciolto le braccia attorno alla sua vita, aspettando che lei facesse la prima mossa.

Prendendo un profondo respiro dopo un attimo, le bracci di Buffy lentamente si avvolsero attorno al collo di Spike, avvicinandolo per un tenero bacio.

Sapendo che non avrebbe avuto autocontrollo ancora per molto, lui cercò di mantenere una distanza di sicurezza da lei mentre la sua lingua scorreva lungo il suo labbro inferiore, chiedendo di entrare. Aprendo le sue labbra per lei, Spike quasi gemette alla sensazione del suo corpo caldo premuto contro il proprio mentre le mani di lei correvano nei suoi capelli, allentandoli dal gel e liberando i suoi ricci. Combattendo qualsiasi naturale impulso del suo corpo di sollevarla e premerla contro il fianco della casa, Spike continuò il dolce bacio per un momento prima di staccarsi con riluttanza.

Entrambi ansimarono per l'aria, fissandosi negli occhi colmi di desiderio.

“Immagino questo sia il mio segnale di partenza”, disse piano lui.

“Immagino di sì”, mormorò lei, sorridendo quando lui le prese la mano nella sua, guidandola attorno al lato della casa.

Raggiungendo il viale un momento dopo, Spike si voltò a fronteggiarla, assorbendo i suoi lineamenti mentre la luce della luna li inondava. Piegandosi, toccò lievemente con le sue labbra quelle di lei.

“Quando posso vederti di nuovo?”, domandò, il suo respiro ad accarezzarle le labbra.

“Presto”, mormorò lei, odiando lo sconvolgimento che accompagnò il flip-flop nel suo stomaco.

Dandole un altro tenero bacio, Spike fece correre teneramente una mano lungo la sua guancia, sorridendo quando lei rabbrividì al contatto. “Ti chiamerò”, disse sommessamente, aspettando il suo cenno di conferma prima di entrare in macchina.

Buffy lo guardò allontanarsi, stringendo le braccia attorno al corpo come in un abbraccio per avere qualche forma di conforto. Odiava non sapere più dove si trovasse.

Quell'uomo era davvero come affermava la sua reputazione? O era tutto un qualche tipo di piano elaborato da parte sua?

Tornando in casa, le sue mani andarono su al suo viso mentre la frustrazione e lo stress della situazione sembravano intrappolarla.

Afferrando il telefono cellulare che era per le emergenze, andò sul portico anteriore, componendo il numero familiare, aspettando il segnale di libero mentre squillava.

“Pronto?”

“Giles…sono io”

 

Capitolo 9 – Un lavoro da fare

“Buffy?”

La voce di Giles viaggiò attraverso il telefono, ovviamente stava cercando di svegliarsi. Riusciva a sentire il suono del materasso che scattava mentre lui si tirava a sedere e quasi sorrise quando se lo immaginò mettersi gli occhiali, solo per toglierseli e lucidarli.

“Qualcosa non va?” chiese lui dopo un momento.

“Non posso farlo, Giles,” mormorò lei, sentendo lo stomaco agitarsi mentre si sedeva sul dondolo sul retro, i suoi nervi la lasciavano tesa e confusa.

“Se stai parlando del tuo incarico-“

“Sì, e non posso,” disse lei piano. “So che state contando su di me, ma…”

“Hai davvero bisogno di sentire la mia risposta?” chiese lui.

“Se lo conoscessi”, continuò Buffy, sentendosi iniziare ad affogare nella disperazione. “Se conoscessi chi è, capiresti…”

“Buffy”, disse lui lentamente, parlando in tono delicato. “Voglio che tu rifletta in modo razionale su quello che mi stai dicendo. Tu sai chi è quest'uomo. Sai di cosa è capace”

“Lo so”, replicò lei con voce tesa. “Lo so questo…ma Giles…io non penso proprio che dovremmo concentrare la nostra energia- almeno non così tanta- su di lui. Angelus è la minaccia più grande e più pericolosa, e se potessimo solo-“

“E' vero…ma non è quello a cui stiamo andando dietro questa volta. Verrà la sua ora, Buffy. Adesso, stiamo concentrando la nostra attenzione su Reed, e questo significa che tu devi maneggiare la situazione- qualunque possa essere”

“Penso solo…”

“Ha un incarico, Agente Summers”, disse Giles, un taglio affilato nel suo tono. “Mi aspetto che se lo ricordi”

“Sì, signore”, mormorò lei, combattendo le lacrime nei suoi occhi. Odiava quando aveva qualcosa che voleva dire in modo genuino e Giles la rimetteva in riga.

Sospirando gravemente, lui continuò, “So che è duro. Il tuo lavoro è di avvicinarti e scoprire dove farà il prossimo colpo. So che deve essere difficile, ma il fatto rimane- non sei nel suo gruppo di amici; quindi, lui non ti dirà cosa sta facendo. Devi guadagnarti quella fiducia, e la nostra speranza è che o si fidi abbastanza di te o se lo lasci scappare. Devi recitare il ruolo della sua ragazza, Buffy, e so che puoi farlo. Se senti che non riesci, posso rimuoverti dall'incarico e mettere Faith al tuo posto, ma questa è una tua scelta”

“No”, disse Buffy velocemente, un po' troppo forte di quanto intendesse. L'idea di Faith Lehane che si avvicinava a Spike le faceva venir voglia di vomitare. “No…è okay”, disse, ammorbidendo il tono. “Posso farlo”

“E' difficile”, disse Giles in tono comprensivo. “Ti avvicini all'uomo e non al criminale, ed è estremamente arduo distinguere tra i due…ma ti conosco, Buffy. So che ce la puoi fare. Sei una donna straordinaria, e la tua forza si mostra in tutto quello che fai”

“La forza non è una dimostrazione di potenza – è qualcosa di più profondo. Qualcosa che riesci a leggere nello sguardo. Qualcosa che tu possiedi”

Chiudendo gli occhi al ricordo della voce di Spike, Buffy scosse la testa, sentendo il bisogno di liberarla dai suoi pensieri. “Grazie”, disse. “Mi dispiace di averti svegliato”

“Sai che sono qui per te”, disse lui in tono confortante.

“Lo so”, mormorò lei, prendendo un profondo respiro mentre le emozioni iniziavano ad avere la meglio su di lei. “Grazie, Giles”

“Buona notte, Buffy”

Attaccando il telefono, lo lasciò cadere sul cuscino del dondolo mentre la testa le ricadeva tra le mani.

‘Giles ha ragione', pensò, facendo scorrere le mani fra i capelli. ‘Questo è un lavoro…un lavoro. Niente più di questo'

Sedendosi lentamente un po' più dritta, fece scorrere la mani fra i capelli, spingendo i lati liberi lontano dal viso mentre fissava il buio.

‘Allora perché è così difficile?'

***

Girovagando per casa più tardi quella notte, Buffy fece roteare le spalle in maniera irritata mentre entrava in cucina.

Facendosi della cioccolata calda, la portò in soggiorno, sorridendo al ricordo di sua madre che faceva la stessa cosa ogni notte in cui non riusciva a dormire. Era uno dei suoi ricordi preferiti e uno dei momenti che le mancava di più.

Fissando senza vederlo il soggiorno, lo sguardo di Buffy si concentrò presto su uno scaffale posto in un angolo. Mettendo giù con attenzione la tazza sul tavolino da caffé, strinse l'accappatoio mentre vi si avvicinava, sceglieva un album fotografico e lo riportava al divano.

Sistemandosi sui morbidi cuscini, iniziò a sfogliare le pagine. Ritrovandosi persa nei ricordi della sua infanzia, sorrise alle immagini di fronte a lei. Immagini di sua madre e suo padre insieme, che sorreggevano la loro bambina dopo che era stata portata a casa dall'ospedale.

“E' sorprendente come le donne incinta siano sempre luminose, ma le donne che hanno appena avuto i loro bambini sembrano sempre gonfie”

Buffy ridacchiò al ricordo della voce di sua madre. Lei aveva sempre odiato quella foto, ma Buffy insisteva che era una bella foto e che mostrava la famiglia che sognava. La famiglia che ora esisteva solo nelle fotografie e nei ricordi.

Sorridendo della propria evoluzione – che colorava su una cavalletto mentre sua madre dipingeva quando era una bambina, che stringeva la busta col pranzo e sorrideva orgogliosa alla macchina fotografica il suo primo giorno di scuola, in piedi nervosamente accanto al suo accompagnatore per il Ballo di fine corso al liceo – Buffy si perse nella sua passeggiata lungo il viale dei ricordi.

Vedendosi preparandosi per il Ballo del diploma, in piedi vicino ai suoi genitori alla cerimonia dei diplomi del liceo e a quella del college, e sorridente con sua madre il giorno in cui si era diplomata per diventare un agente dell'FBI, prese un profondo respiro per controllare le emozioni.

Chiudendo l'album, Buffy serrò gli occhi, ricordando la conversazione che ebbe con sua madre quel giorno.

“Fino a quando sei felice, sono felice per te”, disse Joyce, abbracciando sua figlia. “Mi dispiace che tuo padre non sia riuscito ad essere qui”

“Anch'io”, disse Buffy piano, ricambiando con ardore l'abbraccio. “Immagino che non potesse essere disturbato da sua figlia”

“Non pensare questo”, disse sua madre, allontanando i capelli dal viso di Buffy. “Questo è il tuo giorno e meriti di essere felice”

“Penso che lo sarò, sempre che non sposi un uomo come mio padre”, replicò lei seccata.

“Troverai un uomo che è giusto per te”, disse Joyce, avvolgendo un braccio attorno alle spalle di Buffy. “Qualcuno che ti metterà sopra ogni cosa e che ti amerà per quella che sei…non per chi lui vuole che tu sia”

Accoccolandosi sul divano, Buffy sentì le lacrime pungerle gli occhi al ricordo di sua madre e della verità dietro quello che le aveva detto quel giorno.

Aveva trovato quell'uomo?

Era sua responsabilità volgere la situazione a suo vantaggio, ma questo non le diceva ancora quale sarebbe stata la reazione di Spike, non importa quali circostanze. E se lui era l'uomo per lei, cosa sarebbe accaduto quando la verità sarebbe venuta fuori?

Perché la verità esce sempre fuori.

 

Capitolo 10 – Zone di conforto

Dopo aver salito i gradini davanti casa di Spike alcuni giorni più tardi, Buffy suonò il campanello, sentendosi estremamente fuori luogo. Dopo aver parlato con lui al telefono, lui le aveva detto di non vestirsi per niente elegante. Entrare nel palazzo indossando dei pantaloncini di jeans e una semplice t-shirt bianca non era nella zona di conforto di Buffy – specialmente dato che non era stata in grado di portare un'arma con sé.

Prendendo un profondo respiro per calmarsi, quasi roteò gli occhi.

‘Sì, una pistola ti fa sentire meglio, ma sei piena di risorse. Se qualcosa succede, troverai qualcosa da usare contro di lui'

Aspettando di vedere uno dei suoi dipendenti aprire la porta, lei rimase sorpresa quando Spike l'aprì, sorridendo quando la vide.

“Sera, bellissima”, disse lui, alzando un sopracciglio mentre valutava apertamente le sue gambe prima di aprire di più la porta per permetterle di entrare.

“Sembri di buon umore”,disse lei, guardandolo con espressione divertita.

“Non lo sono sempre?”, chiese lui, avvolgendole un braccio attorno alla vita.

“Non ti conosco davvero così bene per fare questa affermazione”, scherzò lei, lasciandolo guidarla attraverso la casa. “Dove stiamo andando?”

“Fuori”, disse lui, strisciando la mano lungo la sua schiena e sopra il suo fianco fino a che raggiunse la sua mano.

“E che c'è fuori?”

“Una festa in piscina”

Fermandosi per un momento, lei lo fissò mentre Spike si voltava a guardarla.

“Che c'è che non va?”

“Niente”, disse lei, scuotendo la testa. “Sono solo…sorpresa…immagino”

“Sicura?” chiese lui, confondendola ancora di più con la sua apparentemente genuina preoccupazione.

“Affermativo”, replicò lei, lasciandosi condurre fuori nella parte sul retro. Fermandosi mentre si guardava attorno, Buffy aggrottò le sopracciglia, non vedendo nessuno. “Che succede?” chiese.

“Oh, ho dimenticato di dirlo?” chiese Spike con un sorriso. “E' una festa privata”

“Scusami?” chiese lei con un sorriso, sorpresa a quanto facilmente lui riuscisse a farla rilassare.

“Ho dato la serata libera al mio staff – cancellato ogni cosa e di più che avrebbe potuto disturbarci. Ho pensato che potremmo rilassarci”

“Non ho un costume”, disse lei, voltandosi verso di lui con un'espressione timida.

“La cabina della piscina”, replicò Spike, i suoi occhi lanciarono uno sguardo oltre le sue spalle in direzione della casetta prima di tornare a guardare lei. “Sono sicuro che troverai qualcosa lì dentro”

Alzando un sopracciglio, Buffy fece un piccolo passo indietro. “Non sono i resti di qualcun altro che ha avuto la ‘serata libera' con te, vero?”

“No, amore”, mormorò lui, dandole un bacio gentile sulla fronte. “Nuovi di zecca”

“Okay”, disse lei, quasi tremando contro di lui. “Torno subito”

“Sarò qui”, mormorò lui, vedendola alzare gli occhi verso i suoi e premette un bacio gentile sulle sue labbra.

Rilassandosi contro di lui, Buffy si tenne alle sue braccia, sentendo le sue mani posarsi sul retro della sua schiena mentre lei lentamente si allontanava. Stava diventando troppo familiare e troppo…piacevole.

“Sto andando”, mormorò lei, sorridendo leggermente quando non fece una mossa per tirarsi fuori dalle braccia di lui.

“Ti sto guardando”, replicò lui, il sorriso ovvio nella sua voce, anche se Buffy non alzò lo sguardo per vederlo.

Mettendo a tacere tutto quello dentro di lei che le diceva che era sbagliato, Buffy gli avvolse le braccia attorno al collo, attirandolo verso di lei per un bacio appassionato, quasi attaccando la sua bocca con la propria. Spike ricambiò con ardore il bacio, eccitandosi alla sensazione del suo corpo caldo schiacciato così intimamente contro il proprio.

Sentendo l'effetto che stava avendo su di lui, lei si spinse leggermente contro di lui, avvertendo la durezza contro il suo stomaco mentre lui premeva la sua erezione contro di lei.

Sapeva che delle linee stavano venendo attraversate e dei limiti fatti a pezzi, ma a quel punto, non le importava di niente tranne che delle sue labbra sulle proprie e della sensazione del suo corpo che si adattava così naturalmente al proprio.

Allontanandosi dopo un lungo momento per riprendere fiato, chiuse gli occhi, sentendo la sua fronte poggiare contro la propria.

“Immagino sia meglio che vada”, mormorò lei, rabbrividendo mentre lui faceva correre le punta delle dita su e giù lungo il suo braccio.

“Posso sempre venire con te”, disse lui, un sorriso gli salì alle labbra mentre la guardava.

Esitando per un momento, lei fece un passo indietro, sorridendogli. “Tornerò in un minuto”

Non voltandosi a guardarlo, camminò fino alla cabina della piscina, chiudendo la porta dietro di sé. Dopo aver visto i costumi da bagno disposti sul letto, quasi roteò gli occhi alla vista dei bikini striminziti. Le avrebbero offerto a malapena della copertura se avesse voluto veramente fare qualcosa come nuotare.

Scegliendo un bikini blu marino, velocemente se lo mise, legando le stringhe ai fianchi e attorno alla schiena.

Prendendosi alcuni minuti, velocemente cercò nella cabina, alla ricerca di qualcosa di incriminante. Sapeva che Spike era troppo furbo perché lasciasse qualcosa allo scoperto così, ma doveva guardare.

Non trovando nulla, lasciò la stanza, uscendo nell'aria calda, e sorridendo quando vide Spike in piedi vicino alla piscina, che indossava un paio di pantaloncini neri come costume.

Voltandosi verso di lei prima che lo raggiungesse, Spike sentì la bocca asciugarsi alla vista del suo corpo tonico, messo in mostra da qualche pezzetto di stoffa che stava indossando.

“Incontro la tua approvazione?”, chiese lei in tono scherzoso, allungando le braccia verso l'esterno lungo i fianchi e girando in circolo.

“Hai persino bisogno di chiederlo?” replicò lui con voce roca, diminuendo la distanza tra loro e prendendola tra le sue braccia. Dopo aver posato gentilmente un bacio sulle sue labbra, Spike si tirò in dietro per guardarla, notando la breve esitazione sul suo viso prima che un sorriso ne prendesse il posto. “Sei bellissima”, mormorò, le sue mani sfiorarono la pelle liscia del suo stomaco, avendo bisogno di toccarla in qualche modo.

Buffy tremò mentre le sue mani continuavano il loro pigro esame accurato del suo corpo, notando il sorriso compiaciuto sul viso di lui perché il suo tocco aveva causato una reazione in lei. Chiudendo gli occhi quando sentì le labbra di Spike sfiorare gentilmente la sua gola, ansimò alla ricerca di aria quando lui le morse leggermente la pelle tenera.

“Spike”, mormorò lei, le mani si mossero rapidamente verso i capelli di lui, stringendosi alle morbide ciocche mentre lui continuava a baciarle la gola. La sua intenzione era quella di dirgli che stavano andando troppo veloce, che sarebbe successo qualcosa se avessero continuato, ma le parole le si fermarono in gola.

Sentendolo alzarla fra le sue braccia, Buffy voltò la testa per guardarlo, sorpresa quando le sue labbra incontrarono le proprie in un bacio appassionato. “Dobbiamo fermarci”, mormorò contro le sue labbra, messa a tacere quando il bacio si intensificò.

Spike la depose con attenzione sul soffice cuscino della sedia a sdraio in acciaio che era sull'erba vicino alla piscina. Dopo averle attentamente sciolto i lacci del pezzo superiore del bikini, Spike quasi gemette quando le punta delle dita sfiorarono la pelle morbida dei suoi seni.

Buffy si inarcò contro di lui, le sue labbra si separarono da quelle di lui, leggermente sorpresa che fosse improvvisamente a seno scoperto. Tremando contro di lui, chiuse gli occhi quando lui iniziò di nuovo a baciarle il collo. “N-non possiamo”, mormorò, gemendo quando le sue mani scivolarono oltre il resto del tessuto, stuzzicando gentilmente la sua clitoride, riducendo al silenzio qualsiasi obiezione che lei potesse fare mentre con l'altra mano viaggiava lungo il corpo.

Stringendo forte il suo braccio fino a che le unghie si conficcarono nella pelle, lei era resa irragionevole dal desiderio, inarcando il corpo contro la sua mano, desiderando di più da lui, e non notando la sua mano che lavorava sui restanti lacci del suo costume.

Piagnucolando quando lui tolse la mano, Buffy ebbe a mala pena la possibilità di aprire gli occhi prima di richiuderli quando la parte inferiore del suo corpo si mosse di riflesso verso l'alto nel momento in cui sentì la lingua di Spike scivolare gentilmente lungo la sua apertura mentre le sue mani impugnavano i suoi capelli.

Incitandolo con i suoi movimenti, lei urlò e gemette mentre lui continuava a portarla al limite e poi a rallentare, lasciandola con una sensazione incompiuta che le dava le vertigini.

“Spike, per favore”, piagnucolò dopo qualche minuto di beata tortura, quasi urlando quando lui si allacciò sulla sua clitoride, lasciando che i suoi denti strusciassero contro il fascio di nervi sensibili mentre aumentava la pressione su di esso.

Arcuando il suo corpo contro di lui, lei urlò, stringendo gli occhi. Urlando di piacere quando lui spinse due dita dentro di lei, accrescendo le sensazioni che stava provando mentre raggiungeva il culmine, Buffy si strinse a lui mentre cavalcava il suo orgasmo.

Tornando lentamente indietro, fu vagamente consapevole di Spike che si muoveva sul suo corpo e estremamente consapevole di quello che era appena successo tra loro. Entrando nel panico per un momento, iniziò immediatamente a scuotere la testa, spingendolo contro il torace nudo. “No, no, no”, cantilenò, spingendolo via fino a quando lui si mise a sedere, lasciandole abbastanza spazio perché raggiungesse il suo bikini.

“Buffy?”

“Noi non avremmo dovuto…io non avrei dovuto…”

Scuotendo freneticamente la testa, le sue mani tremavano mentre cercava di capire come rimettersi il costume.

Spike le afferrò le spalle, costringendola a voltarsi verso di lui, vedendo la paura che sembrò materializzarsi nei suoi occhi per un momento prima che la nascondesse con attenzione. Non dicendo altro, la guardò mentre apriva e chiudeva la bocca, cercando di capire cosa dire. Lanciando un'occhiata verso il basso, il suo labbro si sporse leggermente all'infuori. “Mi dispiace”, mormorò, alzando lentamente gli occhi verso i suoi.

“Per cosa?”, chiese lui, piegando la testa per guardarla.

“Per…per questo”, disse lei piano, facendo un gesto attorno a loro prima di incrociare le braccia sopra il torace in un modesto tentativo di coprire se stessa. “E per quello”, aggiunse, lanciando un'occhiata al tessuto tirato dei suoi pantaloncini neri.

“Non preoccuparti di questo”, disse lui, rivolgendo a mala pena un secondo pensiero alla sua condizione, semplicemente volendo trattenerla dall'andarsene. “C'è qualcosa che non va?”

“Io solo…penso solo che stiamo andando troppo veloce”, mormorò lei, arrossendo mentre gentilmente sollevava le mani di lui dalle sue spalle e iniziava a riallacciare i lacci ai fianchi, sollevata che stesse offrendo a se stessa di nuovo un po' di copertura.

“Okay”, disse Spike, attirando l'attenzione di Buffy verso di lui all'inaspettata risposta.

“Okay?”

“Non ti farò pressioni, Buffy”, disse lui, prendendole una mano fra le sue. “Ma per favore non andartene”

Sorridendo timidamente, lei evitò i suoi occhi per un momento, mordicchiandosi il labbro inferiore.

“Ed è okay che andiamo un po' più piano?”, chiese lei. ‘Perché non ho bisogno di fare sesso con un criminale', aggiunse silenziosamente, ignorando la voce fastidiosa che le diceva che non sarebbe stata una cattiva idea…specie considerando che la vista del suo torace forte e delle sue braccia muscolose stavano indebolendo la sua determinazione.

“Tanto piano quanto vuoi”, concordò Spike, cercando di non mostrale la sua delusione. Attirandola verso di sé, lui le depose un bacio gentile sulle labbra, dominando ogni impulso nel suo corpo di approfondirlo e portarlo ancora un po' più oltre. Era finalmente con una donna che lo eccitava e lo sfidava.

Tutto il resto poteva aspettare.

 

Capitolo 11 – Chi sei?

Sdraiata con Spike sulla sdraio, Buffy si godette il semplice atto di baciarlo, sentendosi come fosse di nuovo una teenager mentre la sua mano si muoveva leggera sopra il dolce rigonfiamento del suo seno, ancora nudo dalla loro scappatella precedente.

Nessuno dei due fece una mossa per approfondire il bacio o portare oltre le cose, godendosi la semplicità del momento.

Allontanandosi dopo un momento, Buffy gli rivolse un dolce sorriso, diventando davvero troppo consapevole che era ancora a seno scoperto. “Probabilmente dovrei vestirmi”, disse piano, sorridendo quando Spike mise il broncio. “Considerando che abbiamo appena detto di andare piano… sarebbe una mossa saggia”

“Pensavo solo volessi raffreddarti”, disse lui con un ghigno. “Visto che ti ho resa tutta bollente”

“Battuta orribile”, replicò Buffy, roteando gli occhi mentre si metteva a sedere e si allungava per prendere il pezzo superiore del suo bikini. “E penso di essermi raffreddata abbastanza”

“Aww, andiamo… sai che vuoi bagnarti ancora un po'”, disse lui, mordendosi il labbro inferiore e rivolgendole un sorriso diabolico mentre le sue abbraccia le si avvolgevano attorno alla vita.

Gli occhi di lei si spalancarono mentre si tirava leggermente indietro per guardarlo. “Spike…no…NO!” strillò lei, ridacchiando quando lui se la issò sulla spalla e corse verso la piscina, lanciandola dentro e ridendo mentre il suo urlo veniva inghiottito dal suono dell'acqua che spruzzava. Spike quasi si piegò in due quando lei riemerse, sputacchiando e levandosi l'acqua dagli occhi, poi la guardò mentre cercava di ricomporsi, guardandolo furiosa.

“Raffreddata, tesoro?” chiese lui, rinnovando la sua risata quando i suoi occhi si restrinsero su di lui.

Incrociando le braccia sul torace, Buffy continuò a fissarlo.

“Oh, andiamo, non dirmi che non è stato divertente”, disse lui, sorridendole. “Non sarai una di quelle donne che non possono bagnarsi i capelli, vero?” chiese, alzando un sopracciglio quando la vide roteare gli occhi.

“Potresti per lo meno essere un gentiluomo e passarmi un asciugamano?”, chiese lei, aspettando fino a quando lui annuì con la testa prima di muoversi verso il bordo della piscina. Guardandolo tornare verso di lei con un soffice asciugamano bianco, Buffy gli offrì un piccolo sorriso, allungandosi per prenderlo. “Grazie”, disse, dando uno strappo all'asciugamano così che Spike cadde nella piscina.

Riemergendo allo stesso modo di Buffy, Spike quando si voltò a fronteggiarla fu accolto dalle sue risatine.

“Questo dev'essere il trucco più vecchio del mondo”, disse lei, il suo sorriso che lentamente si affievolì quando lui si mosse verso di lei, inchiodandola al lato della piscina.

“Questo è quello che ottengo per essere stato gentile?” chiese lui, la sua voce che diventava un sussurro seducente.

“Avresti dovuto saperlo”, mormorò lei con un sorriso timido, chiudendo gli occhi quando le labbra di lui incontrarono le proprie in un tenero bacio.

Arrivò a prendergli a coppa una guancia nella mano, l'altra si teneva alla sua spalla, incitandolo ad avvicinarsi mentre la sua lingua sfiorava gentilmente il suo labbro inferiore.

Quasi gemendo quando la sua lingua incontrò la propria, le mani di Spike abbandonarono il muro della piscina, avvolgendosi attorno a lei per attirarla più vicino, sentendo la sua mano contro il retro del collo, che lo teneva a posto. Staccandosi per respirare dopo un momento, le loro fronti si premettero insieme.

“Forse dovremmo uscire”, disse Buffy con un leggero sorriso, aspettando che Spike annuisse prima di lasciare la confortevole acqua, rabbrividendo quando l'aria fredda passò sopra la sua pelle.

Incrociando le braccia sul torace, sentì l'acqua scorrere veloce verso il basso mentre Spike si issava sul bordo della piscina, voltandosi a fronteggiarlo quando lui velocemente saltò su e afferrò due asciugamani.

Avvolgendone uno attorno a Buffy, fece correre le mani su e giù lungo le sue braccia, creando abbastanza frizione per riscaldarla prima di avvolgere l'altro attorno alla sua vita.

Sorridendo quando lui immediatamente si voltò di nuovo verso di lei, Buffy rabbrividì ancora una volta, stavolta però come risultato dell'accurata premura di Spike. Tremando quando l'attirò nelle sue braccia, appoggiò la testa contro il suo torace, chiudendo gli occhi, e cercando di non concentrarsi sui suoi pensieri agitati.

Chi era il vero Spike?

***

Vestito con dei jeans e una t-shirt nera, Spike si appoggiò contro il bordo della porta, guardando la macchina di Buffy andare via. Dopo aver aspettato che fosse fuori dal campo visivo, lentamente si allontanò dall'ingresso principale, chiudendo la porta con un calcio mentre se ne andava.

Salendo le scale fino al terzo piano, andò verso il retro della casa, il suo buon umore che si affievoliva rapidamente, il suo viso che si trasformava in una fredda maschera mentre apriva una porta alla fine del corridoio.

“Allora?” chiese, entrando nella piccola stanza, il linguaggio del suo corpo e il comportamento cambiarono immediatamente rispetto all'uomo spensierato che era stato per la prima parte del pomeriggio.

“Bellissima ragazza”, disse Ethan, voltandosi a fronteggiare il suo datore di lavoro distogliendo lo sguardo dal monitor. “Naturalmente te l'ho detto quando l'ho incontrata”

“Non ti sto chiedendo la tua opinione sul suo aspetto… Cosa sappiamo?” chiese Spike, la sua voce fredda e dura mentre incrociava le braccia sul torace.

“Non molto”, replicò lui, sedendo all'indietro sulla sua sedia, lanciando le foto della sorveglianza sul tavolo di fronte a Spike.

Vedendo le immagini di Buffy allungata sulla sdraio che era vicino alla piscina quando Spike continuava a darle piacere, lui alzò un sopracciglio. “Non ricordo con precisione di averti detto di aver bisogno di sorveglianza oggi”

“Una donna come questa”, disse lui con un sorriso. “Sai che non posso resistere”

Stringendo la mascella, Spike fissò l'uomo di fronte a lui fino a quando il suo sorriso si affievolì. “Resisterai”, disse in tono basso. “Toccala, e –“

“Rilassati”, disse Ethan. “Non ho progetti per la tua preziosa ragazza”

“Buono a sapersi. Perché odierei doverti fare del male”

Deglutendo in modo evidente, Ethan tornò a voltarsi verso lo schermo del computer. “Beh, non sappiamo molto di questa ragazza. La sua storia sembra coincidere…”

“Ma” incitò Spike.

“Ma… è tutto quello che fa – coincide. Non ci sono dettagli dopo la sua laurea. Fondamentalmente, è una commerciante d'arte con una piccola lista di clienti; sua madre è morta delle complicazioni di un tumore cerebrale un anno fa; il padre non si trova da nessuna padre. Vive sola in maniera confortevole e non ha nessuna relazione seria”

“Mai?”

“Alcuni ragazzi al liceo”, disse lui con una leggera scrollata di spalle. “Nessuno di serio. C'era un tipo al college con cui è uscita per diversi mesi, ma lui si è laureato e trasferito altrove. Lei non voleva trasferirsi ed è rimasta qui”

“Quindi ci sono dettagli fino a quando è andata all'università?” chiese Spike confuso.

“Proprio così”

“Allora… che fa nel tempo libero?” chiese lui, parlando con se stesso. “E' una commerciante d'arte indipendente senza ufficio. Deve avere molto tempo libero”

“Guarda in giro per casa sua”, disse Ethan con una scrollata di spalle. “Tienila occupata per un paio d'ore, e io posso fare un giro”

“Come se volessi te che frughi tra le sue cose”, disse Spike, quasi roteando gli occhi. “Tieni d'occhio per qualsiasi altra cosa”, disse dopo un momento. “Cercherò io per il resto”

Voltandosi per uscire dalla stanza, si fermò quando sentì la voce di Ethan.

“C'è una cosa che ho trovato particolarmente interessante”, disse lui, aspettando fino a quando Spike si voltò ancora una volta verso di lui.

“Cosa?”

“Il fatto che prima oggi ha trascorso buoni cinque minuti a perlustrare la cabina della piscina mentre tu eri fuori che l'aspettavi”

“Lei cosa?” chiese lui piano.

“Ha cercato in tutti i cassetti, gli armadi e sotto il letto”, disse Ethan, appoggiandosi all'indietro sulla sua sedia. “Ora… conosco donne che sono curiose per natura, ma lei sembrava stesse cercando qualcosa”

“E la tua teoria?” chiese Spike, alzando un sopracciglio.

Ethan rise, indicando in giro per la stanza. “Guardati attorno, Spike. Ogni pezzo di apparecchiatura in questa stanza è stato acquistato con soldi rubati. C'è difficilmente una persona che hai incontrato che non hai fatto incazzare in un modo o in un altro e… Penso dovresti stare attento con questa qui”

Spike guardò mentre Ethan faceva scivolare una sottile cartellina lungo il tavolo, verso di lui.

“Ci sono tutte le informazioni che sono riuscito ad avere su di lei. Continuerò a cercare”

Prendendo la cartella, guardò le foto in bianco e nero che lo fissavano a loro volta. Vedendo la piccola nota sul fondo, ‘Università della California, Sunnydale – Ultimo anno', fissò la donna sorridente nella foto, cercando di controllare i suoi pensieri agitati. Scorrendo tra il mucchio di foto e informazioni, presto trovò le foto che erano state fatte quel giorno.

Fissando le immagini del suo viso mentre l'orgasmo la investiva, lentamente lui continuò a scorrere il mucchio di foto, fermandosi ad una di loro due nella piscina. La foto era un primo piano, e Spike si prese un momento per ammirare loro due insieme. Il suo corpo era praticamente schiacciato al proprio, le sue mani nei suoi capelli, attirandolo più vicino mentre le proprie mani erano allargate lungo la sua schiena, tenendola stretta.

Non aveva bisogno di essere un esperto di linguaggio del corpo per vedere che lei non stava fingendo la sua reazione verso di lui. Si stava praticamente offrendo a lui, sfidandolo a prenderla e tuttavia… c'era qualcosa leggermente sbagliata.

Tutte le loro interazioni, tutte le loro conversazioni, e lui sentiva come se lei si stesse trattenendo. Come se non volesse rivelare troppo. Come se non potesse essere se stessa.

Sedendosi all'indietro sulla sua sedia, Spike mise la sua foto del college vicino a quella di loro che si baciavano, fissando la Buffy più giovane e la donna che era ora, le sue sopracciglia si aggrottarono mentre cercava di farsi strada tra i suoi pensieri.

“Chi sei?”

 

Capitolo 12 – Segnali contrastanti

La settimana successiva Buffy camminava da negozio a negozio, cercando di sfogare la tensione nervosa. Non aveva notizie da Spike da quando aveva lasciato casa sua il giorno trascorso in piscina, e stava iniziando a domandarsi se lui avesse perso interesse in lei.

Giles aveva chiamato una volta, richiedendo un rapporto sui progressi che Buffy non poté dargli. Sapeva che lui era insoddisfatto, ma non lo era neanche la metà di quanto lo era lei.

Sperando di tenere a freno l'aggravante di non poter essere in grado di fare niente di produttivo, stava trascorrendo la giornata al centro commerciale.

Consegnando la carta di credito ad un altro negozio di abbigliamento, finalmente sentì che l'acredine aveva preso il volo. Dopo aver accettato la busta con il suo nuovo vestito, lentamente lasciò il negozio, prendendo tempo mentre camminava verso la zona ristorazione.

Dopo aver pagato per un'insalata e una bottiglia d'acqua, aggrottò la fronte quando sentì il suo nome.

“Buffy!”

Facendo quasi un giro completo, i suoi occhi si spalancarono quando vide l'uomo che correva verso di lei.

“Buffy, ehi!” disse lui vivacemente con un enorme sorriso sul viso.

“Riley…cosa stai facendo qui?” chiese lei, quasi roteando gli occhi per la propria stupida domanda.

“Niente di importante”, replicò lui, prendendole alcune buste, facendo sì che Buffy sorridesse.

“Sempre gentiluomo”, disse lei dolcemente, ringraziandolo quando lui tirò fuori la sedia per lei dal tavolo vicino. “Allora…come stai?”, chiese lei, guardandolo mentre si sedeva dall'altra parte rispetto a lei, ancora senza fiato per il fatto che il suo fidanzato del college era lì di fronte a lei.

“Sto bene”, disse Riley, annuendo per conferma. “Mi sto trasferendo di nuovo qui, e sto cercando di sistemare alcune cose per la casa”

“Carino”, disse Buffy con un lieve sorriso.

“Allora, che ti è successo dopo la laurea?” chiese lui.

“Um…non molto”, disse lei, stringendosi nelle spalle. “Sono una…commerciante d'arte”, disse, usando la storia della sua copertura dopo un momento. “E' piacevole”

“Fantastico”, disse Riley.

I due chiacchierarono del più e del meno mentre Buffy mangiava la sua insalata, aggiornandosi l'un sulla vita dell'altro e scambiando sorrisi civettuoli per l'ora successiva.

“Ti vedi con qualcuno?” domandò alla fine Riley, vedendo gli occhi di Buffy sollevarsi verso i propri.

“Um…no…non proprio”, disse lei, mordendosi il labbro mentre guardava il tavolo.

“Vorresti…forse uscire insieme qualche volta?”, chiese lui, rivolgendole lo stesso sorriso da ragazzino che l'aveva conquistata al college.

“Uh…sì…immagino di si”, disse lei con una leggera scrollata di spalle.

“Grande!” rispose Riley con entusiasmo, controllando un momento dopo il suo orologio. “Faccio meglio a correre – ho bisogno di andare in banca prima che chiudano – ma che ne dici di Venerdì alle otto?”

“Venerdì? Venerdì domani?”

“Sì”

“Va bene”, disse Buffy, annuendo mentre si alzava, cercando di scrollarsi via di dosso la spiacevole sensazione mentre tirava fuori dal portafoglio un biglietto da visita e glielo porgeva. “Ecco il mio indirizzo. Ci vediamo domani”

Riley sorrise mentre accettava il biglietto, lasciandole un tenero bacio sulla guancia prima di salutarla con la mano.

Guardando Riley andare via, Buffy sospirò mentre tornava a sedersi al tavolo, fissando la sua bottiglia d'acqua per alcuni momenti prima di prepararsi per andare via a sua volta.

“Ti stai divertendo, passerotto?”

Immediatamente le sue spalle si irrigidirono al suono del morbido accento dietro di lei.

“Perché non dovrei?”, chiese, dando uno sguardo da oltre la spalla per guardare Spike mentre lui camminava attorno e si sedeva nel posto che Riley aveva occupato minuti prima.

“Simpatico vederti qui”

“Stavo per dire esattamente la stessa cosa”, rispose lei, alzando un sopracciglio. “Solo la versione americana”

“Che sarebbe ‘Come va?'” domandò lui con un lieve sorriso. [ndF. Qui c'è un gioco di parole con quello che dice Spike, usando un termine prettamente inglese, rispetto a quello che dice Buffy in americano – ovviamente in italiano non rende].

Buffy sorrise, guardando il tavolo per evitare i suoi occhi penetranti. “Cosa stai facendo qui, Spike?”

“Ti ho visto parlare…ho deciso di dire ciao. Lui chi era?”

Alzando un sopracciglio all'improvviso cambiamento nel suo tono, Buffy alzò lo sguardo, mettendosi a paro con i propri occhi. “Un vecchio fidanzato”, rispose, giudicando la sua reazione, la sua mascella che si contrasse quando lui alzò il sopracciglio.

“Liceo?”, chiese, non distogliendo mai lo sguardo da lei.

“College”, replicò lei, sentendo montare la rabbia. “Dovette trasferirsi, e mia mamma era malata, quindi non avrei potuto… saremmo probabilmente ancora insieme se non fosse stato per quello”

I suoi occhi si spalancarono quando Spike rise senza indugi. “Quel pivello non sarebbe stato in grado di mantenere una ragazza come te” disse lui.

“Mi ha mantenuto per anni”, replicò lei, contraendo la mascella, cercando di ignorare il fatto che Spike stava ovviamente facendola seguire. Non c'era altra spiegazione per il fatto che lui fosse in un centro commerciale fra tutti i luoghi proprio dopo che lei aveva trascorso il pomeriggio con il suo ex-fidanzato. Sapendo che doveva essere stato informato da qualcuno che la stava seguendo, lei sentì il bisogno di mettere il biondo al proprio posto. Sfortunatamente, non era sicura di come farlo.

Alzandosi in piedi, raccolse velocemente le sue borse, alzando lo sguardo quando vide Spike alzarsi insieme a lei.

“Cosa stai facendo qui, Spike?”, domandò lei, prendendo un profondo respiro per calmarsi.

“Shopping” affermò lui, facendo un gesto ad indicare il centro commerciale.

“Shopping?” ripeté lei, scuotendo la testa mentre camminava verso l'uscita. “Per cosa?”, domandò, sapendo che lui la stava seguendo.

“Per…vestiti”, rispose lui, sforzandosi di trovare una risposta.

“Vestiti?” replicò lei, voltandosi con un sorriso incredulo. “Non penso che abbiamo Gucci qui”

“Pensi davvero che sia così superficiale?”, chiese lui, seguendola mentre lei proseguiva fuori la porta e attraverso l'area di parcheggio.

“Penso che tu sia abituato ad avere tutto ciò che vuoi, ogni volta che lo vuoi”

“E questo cosa sta a significare?”, chiese lui con incisività nella voce, guardandola caricare le borse nella BMW nera.

“Non lo so”, disse Buffy, diventando sempre più frustrata mentre continuava a dargli la schiena. “Immagino sia solo una sensazione che ho io”

Prendendole gentilmente il gomito con una mano, Spike la fece voltare lentamente. “Parlami”

“Cosa c'è da parlare?” chiese lei, alzando gli occhi su di lui, cercando di incollarsi un sorriso sul viso.

“Che ne dici del fatto che non sei chi fai finta di essere?”

Irrigidendosi sotto la sua mano, Buffy si sentì improvvisamente a corto di fiato, le sue labbra si allargarono mentre gli occhi si spalancarono per lo shock. “C-cosa vuoi dire?” chiese, cercando di mandare giù il groppo che aveva causato alla sua voce di assumere una qualità traballante.

“Ti piace recitare il ruolo della sofisticata donna di mondo”, disse lui, lasciandole andare il braccio e camminando verso la macchina. “Una che guida una 325i BMW Sedan. Una che acquista abiti eleganti e assiste alle inaugurazioni di gallerie d'arte. Quando di fatto, non sei niente di più di una ragazzina che gioca a mettersi in maschera, che preferirebbe stare a casa con un libro piuttosto che andare ad un party ogni sera”

Riuscendo a tenere il respiro sotto controllo, lei socchiuse gli occhi sull'uomo di fronte a lei. “Si presume che lo prenda come un complimento?”

“Dimmelo tu” replicò lui.

“Sei arrabbiato con me per qualcosa?” chiese lei esasperata.

Passandosi una mano sopra il viso, Spike scosse la testa. “Mi dispiace…sono stato solo…è stata una brutta giornata”

Non volendo pensare alle verità nascoste in quella frase e a cosa poteva essere successo per rendere una giornata brutta per lui, Buffy prese un profondo respiro. “Allora per cosa stai facendo shopping?” domandò, cercando di beccarlo in flagrante sulla bugia. “Non dovresti essere a casa con una sigaretta e un bel bicchiere di scotch?”

Guardandosi in giro per un momento, Spike ficcò le mani in tasca. “Volevo solo sciogliermi, suppongo”

“Giusto”, replicò Buffy in tono incredulo, voltandosi dall'altra parte e cercando le sue chiavi.

“Quale diavolo è il tuo maledetto problema?” chiese lui, facendo sì che Buffy si voltasse di scatto a fronteggiarlo con scintille fiammeggianti negli occhi.

“Oh, non lo so”, disse lei con sarcasmo, guardando in giro per l'area parcheggio come se la conversazione non la stesse toccando per niente. “Forse il fatto che pensavo fossi un po' diverso, ma sei davvero come ogni altro uomo lì fuori”

“Cosa?” domandò lui con voce bassa, le sopracciglia corrugate insieme in confusione.

“Solo…pensavo avessimo qualcosa”, disse lei, guardando il suolo prima di rialzare lentamente gli occhi verso quelli di lui, cercando di sorridere nonostante qualsiasi cosa stesse provando. “Immagino sbagliassi, uh?” chiese, abbassando di nuovo lo sguardo.

“Buffy”, disse Spike dolcemente, mettendole un dito sotto il mento e dirigendo di nuovo lo sguardo di lei verso il proprio. “Di cosa stai parlando, amore?”

“Una settimana” mormorò lei. “Una settimana, e non ho avuto notizie di te. E l'unica cosa che sono riuscita a pensare è che hai preso quello che volevi e non hai chiamato, o non hai preso quello che volevi e non hai chiamato. In ogni caso… il risultato è lo stesso”

“Io…sono stato occupato, passerotto”, mormorò lui, vedendola sbattere gli occhi per cacciare indietro le lacrime nei suoi occhi.

“Giusto”, borbottò lei, arrabbiata con se stessa per non essere in grado di controllare le proprie emozioni. E la spaventava perché non stava recitando. “Farei meglio ad andare”, mormorò.

Gli occhi di Buffy si spalancarono quando si ritrovò bloccata contro la macchina, le braccia di Spike ad ogni lato. Alzando lo sguardo confusa, il suo corpo si irrigidì quando sentì le labbra di lui sulle proprie.

Spike non approfondì il bacio, testò appena la sua reazione a lui. Si rilassò leggermente quando lei con esitazione lo ricambiò prima di allontanarsi.

“Addio, Spike”, mormorò lei, spingendo leggermente contro il suo torace.

Capendo che l'aveva ferita con la sua sbadataggine, Spike le prese il viso a coppa fra le mani, facendo sì che lo guardasse. “Mi dispiace”, sussurrò. “Esci con me domani sera”

“Non posso”, rispose lei, spingendolo con più forza.

“Che vuoi dire, non puoi?” chiese lui, ovviamente non abituato ad un rifiuto.

“Ho un appuntamento”, disse lei, contraendo la mascella mentre aspettava la sua risposta.

“Cosa?”

“Un appuntamento”, disse lei, pronunciando più chiaramente. “Questa cosa che la gente single fa quando non si usano l'un l'altro per favori sessuali”

Trasalendo alla descrizione, Spike la fissò per un lungo momento. “Chi?”

“Non sono affari tuoi”, borbottò lei, liberandosi finalmente dalla sua stretta e voltandosi verso la macchina. Sussultando sorpresa quando si ritrovò bloccata ancora una volta contro la macchina, chiuse gli occhi quando sentì il suo respiro contro l'orecchio.

“E' il tuo ex bamboccetto, vero?”, chiese sommessamente, la sua voce uscì fuori come un sussurro minaccioso che ricordò a Buffy chi stava affrontando.

“Perché ti importa?”, chiese lei, digrignando i denti, odiando il fatto che era schiacciata contro la macchina senza nessun posto dove andare.

“Forse perché si suppone che tu stia con me”, replicò lui, il suo tono di voce dive