Two Fool Things

Capitolo Uno

La vita è una cosa stupida dopo l'altra mentre l'amore sono due cose stupide l'una dietro l'altra” ~ Oscar Wilde

“Pronto” disse Buffy al cellulare mentre si affrettava lungo la strada sulla via di casa.

“Hey, passerotto”

Lei sorrise al suono della voce di William “Spike” Giles, il suo miglior amico molto più grande. Con la propria immaginazione, riusciva a vederlo: i capelli talmente biondi da sembrare bianchi, favolosi occhi blu, zigomi affilati, e il brevettato sorriso compiaciuto al solito posto. “Ciao a te, Casanova. Come stai?”

Lui sogghignò, “Oh, proprio bene”

“Non ne viene mai niente di buono quando dici così. Cos'è successo?”

“Non c'è bisogno che fai così” si lamentò scherzosamente lui.

“Così come? Come se ti conoscessi?” rise lei, gli occhi verdi che brillavano di divertimento.

“Sai, stai diventando troppo grande per i tuoi pantaloni”

Lei rise di nuovo, “Onestamente, Spike. Chi lo dice più questo? Forse dobbiamo fare un viaggio indietro nel tempo fino al 1800 quando avrebbero potuto usare quella frase”

“Stai cercando di dirmi che sono vecchio? Era una frecciata sulla mia età?”

“Farei mai una cosa del genere?” disse lei con falsa innocenza.

“Sì, Summers, lo faresti”

“Io penso che tu sia solo sensibile”

“Beh, saresti sensibile anche tu se la tua migliore amica fosse di dodici anni più giovane di te”

“Faresti bene a star parlando di me” lo avvertì lei.

“Naturalmente, passerotto”

“Beh, il mio migliore amico ha branchi di donne che gli vanno dietro-”

“Perché sono famoso, per nessun altra ragione, amore”

“Ci sentiamo un po' giù con l'autostima oggi?” lo rimproverò lei.

“No, non sul serio... Beh, Harmony è piuttosto incazzata con me”

Buffy si trattenne dal dire 'Grazie a Dio' perché davvero, lei non riusciva a sopportare quella biondina idiota.

“Sento la tua mente lavorare laggiù Summers, so cosa stai pensando”

“E sarebbe...?”

“Che non ti è mai piaciuta Harmony?”

“Beh, okay, sì. E' un... un'idiota, William”

“Ah, ma è un'idiota eccitante”

Buffy roteò gli occhi. “Spike, onestamente, cosa ci vedi in lei?”

“Vedo che mi adora, e vedo che mi fa fare sesso regolarmente”

“Sei disgustoso” gli disse Buffy, scherzando solo per metà.

“Beh, quando arriverai alla mia età-”

“Quando arriverò alla tua età potrò solo sperare che sarò famosa come te e spero davvero di essere -” si fermò bruscamente. “Non importa”

“Cosa? Dillo, passerotto. Tu sei nient’altro che onesta con me, quindi dillo”

“No” disse lei ostinatamente. “Ascolta, devo andare. Sono a casa adesso e ho robaccia da fare”

“Oh? Hai un appuntamento stasera?”

“Qualcosa del genere” disse lei con un sospiro e posteggiò la macchina nel parcheggio di fronte al palazzo dove si trovava il suo appartamento.

“Chi é? È -?”

“Addio, Spike”

“Buffy—“

Chiudendo il telefono, Buffy sospirò pesantemente e lo fece scivolare nella borsa. La irritava a volte, sul serio. Quell'uomo era famoso – una star della televisione, era diventato grande interpretando un ruolo futuristico come vampiro-poliziotto. Era l'attore principale, e ne aveva ricavato molta pubblicità, assieme alla sua amabile co-protagonista femminile che si rumoreggiava essere la 'nuova grande promessa'. Lo show, 'Vampire Chronicles' era un classico di culto e come tale, Spike viaggiava in giro per il mondo facendo apparizioni alle conventions.

Ed era ad una convention che Buffy l'aveva incontrato. Era stata trascinata lì da sua sorella più piccola che l'aveva implorata e implorata di andare con lei. Era davvero l'unico modo in cui Dawn sarebbe potuta andare dato che i loro genitori le avevano rifiutato di portarla. Quindi, la sedicenne Dawn era dovuta andare con la ventiseienne Buffy come accompagnatrice.

Come era successo, non le era ancora chiaro quel giorno, aveva solo la netta impressione che il motivo iniziale di Spike nel coinvolgerla così appassionatamente nella conversazione con lui, fosse stato che voleva dormire con lei. Lei aveva messo in chiaro che non sarebbe successo, e lui aveva fatto marcia indietro, ma subito dopo aveva chiarito che voleva rimanere in contatto. Lei aveva pensato che era pieno di merda, per quale motivo un trentottenne avrebbe voluto continuare un'amicizia con qualcuno di dodici anni più giovane – e qualcuno di famoso nientemeno? Lei l'aveva evitato, ma gli aveva dato il suo numero di telefono – solamente il cellulare – ed era stata incredibilmente sorpresa quando lui l'aveva davvero chiamata.

Così era iniziata l'amicizia tra la i due, lunga fino a questo punto un anno e mezzo. Spike si confidava con lei, le diceva che era l'unica con cui potesse davvero parlare e la chiamava la sua migliore amica. Lei, sentendo la libertà di non dover davvero vederlo molto spesso, e quindi di sentirsi piuttosto libera di esprimersi con lui, lo considerava anche lei il suo miglior amico. Il suo miglior amico maschio.

Funzionava per via della distanza, pensava spesso lei, ma ciononostante, con qualcuno carismatico come Spike, chi poteva dirlo. Quell'uomo trasudava fascino; usando quel fascino prevalentemente per portarsi a letto parecchie fans e donne che incontrava casualmente per strada.

Se solo avesse usato i suoi poteri per il bene.

E Buffy odiava sentirlo. All'inizio era rimasta scioccata dal sentire delle sue imprese e stordita quando lui aveva detto cose come “Amo le donne. Amo ogni osso nel loro corpo. Specialmente il mio” Poi aveva sentito Steven Tyler degli Aerosmith dire la stessa cosa e l'aveva chiamato non solo pervertito, ma anche plagiario. Aveva raggiunto una specie di accordo per un po' nel quale l'aveva ascoltato parlare del suo harem e non le aveva dato troppo fastidio, ma di recente era arrivato al punto in cui lei non voleva proprio sentirne più parlare. La irritava su parecchi livelli.

Pensava che il suo comportamento si adattasse male a quello di un uomo della sua età; un uomo che a trentanove anni avrebbe dovuto sistemarsi e occuparsi di una famiglia. Un uomo che non avrebbe dovuto rincorrere gonne, di donne praticamente bambine, che non ricordavano di un tempo in cui non esistevano cellulari ed internet, e che pensavano che Care Bearsfosse un nuovo cartone animato appena uscito per i bambini.

Lei inoltre pensava che il suo comportamento si adattasse male per il fatto che usciva con donne più vicine all'età di sua figlia di dieci anni che alla sua. Che tipo di messaggio le stava trasmettendo? E per tutte quelle che non avevano accettato Alicia, il cuore di Buffy doleva per la ragazzina. La ragazzina che aveva incontrato in alcune occasioni e con cui sentiva un legame, per nessuna ragione in particolare se non il fatto che andavano inesplicabilmente d'accordo.

Dover sentire di Harmony era il limite nel metro di tolleranza di Buffy. La biondina idiota era una cantante pop, vicina al genere di Britney Spears, tuttavia, Harmony era così sgradevole, che Buffy si era ritrovata a difendere Miss Spears contro Harmony quando la stampa sembrava appassionarsi al fare paragoni tra le due. Quando si era trovata a difendere Britney Spears, Buffy aveva capito che le cose dovevano cambiare; non sapeva come, o persino cosa esattamente.

***

“Quindi, sarai in vacanza presto, huh Buffy?” domandò Willow Rosenberg, la migliore amica di Buffy, piuttosto vivacemente, più tardi quella stessa sera mentre sedevano dietro un séparé cenando e bevendo.

Buffy le rivolse una strana occhiata, “Sì, a partire da Venerdì. Per due intere settimane”

“Devi essere eccitata!” Gli occhi verdi di Willow erano accesi di falsa gioia.

“Che sta succedendo? Non che mi dispiaccia che tu sia vivace e tutto il resto, ma sei strana, e questo mi sta facendo uscire di testa”

Le spalle di Willow si incurvarono e rivolse a Buffy uno sguardo mentre trafiggeva il suo petto di pollo. “Sono vivace perché tu ti stai comportando da ragazza irritata”

“Io non mi sto comportando da ragazza irritata!” esclamò con sdegno Buffy. “Come sto facendo l'irritata?”

“Hai ascoltato a mala pena una parola di quello che ho detto, stai pungolando la tua pasta e hai quest'espressione accigliata da 'oh povera me' sul viso”

Buffy sospirò e si appoggiò all'indietro, posando la forchetta. “Hai ragione. Mi dispiace. Non ho neanche realizzato che lo stavo facendo, sono solo... frustrata”

“Spike?”

Buffy la guardò, “Perché pensi sia lui?”

“Perché ultimamente di solito è lui. Ti chiama per raccontarti i molti modi in cui lo fa con Harmony?”

“Hanno rotto”

“Allora dovresti essere felice! Goderne. Io so che lo sto facendo” commentò Willow, spostandosi i capelli rossi oltre la spalla.

“Sì, perché sei stanca quasi come me di sentir parlare di lei”

“Beh, non mentirò, ma sì. Sebbene la mia felicità sia per differenti ragioni”

Le sopracciglia di Buffy si corrugarono. “Cosa vuoi dire?”

“Beh, voglio dire” e si riempì la bocca di una forchettata di pollo. “Perché tu non sei più felice?”

Buffy alzò un sopracciglio, “Questo è il tuo modo furbo per cambiare discorso?”

“Yep, sebbene non abbia funzionato”

“Neanche un po'”

“Oh beh. Ma, non te lo dico, quindi perché tu non rispondi a me invece?”

“Sono felice che non stiano più insieme, ma sono... penso che mi sto preparando”

Willow la guardò in modo strano, “A cosa?”

Buffy sospirò, infelice. “Alla prossima 'relazione'”

 

“Il solo modo per liberarsi di una tentazione è sottomettersi” ~ Oscar Wilde

William “Spike” Giles sedeva sul suo balcone godendosi la vista del sole che sorgeva. Portandosi la sigaretta alla bocca, ne prese un tiro e si appoggiò all'indietro sulla sedia a sdraio.

Ah, il silenzio. Erano questi i momenti migliori. Sebbene, fosse strano, per non dire contraddittorio, per lui sentirsi in quel modo. Lui fioriva nelle folle, amava essere al centro dell'attenzione.

Amava, essenzialmente, essere adorato e desiderato. Tutti gli occhi su di lui, che si crogiolavano della sua presenza. Sogghignò mentre ricordava Buffy che una volta gli aveva detto, “Non c'è presunzione nella tua famiglia, ce l'hai tutta tu”

Immaginava di sì. Sapeva la verità comunque; sapeva che sotto quell'esteriorità da leone che fioriva nell'essere sotto la luce dei riflettori, sapeva che c'era il cuore di un poeta sotto a tutto. Il cuore di un poeta che aveva bramato qualcosa di più di avventure da una notte sola e storielle con ragazze che poteva sentire domandare “Wow, allora com'erano gli anni settanta? Non ero neanche nata!”

Buffy era nata nel 1979; aveva ventisette anni adesso e aveva una testa sulle spalle che si addiceva ad un uomo della sua età. Lui aveva una testa sulle spalle che si addiceva ad un uomo della sua età. Principalmente perché pensava con la testa fra le sue gambe.

Lei s'era arrabbiata con lui la notte prima, lo sapeva. Aveva sentito l'esasperazione nella sua voce e lo irritava. Lo irritava anche che avesse un appuntamento e che lui non ne sapesse niente. Inoltre, gli aveva praticamente riattaccato il telefono in faccia. Era infastidita da qualcosa e sebbene fosse tentato di richiamarla, sapeva che quando lei era di quell'umore era meglio darle spazio.

Guardando l'orologio e calcolando che ora fosse sulla east coast, Spike immaginò non fosse la cosa migliore svegliarla di sabato mattina. Svegliare Buffy era simile a risvegliare un orso. Non una buona idea.

“Spike,” arrivò una voce addormentata dalla sua camera da letto. “Dove sei?”

Spike si alzò e spense la sigaretta nel vicino portacenere. “Sono lì in un minuto, amore”

Prendendo un profondo respiro, Spike si fece strada nella sua camera da letto, concentrandosi sul dare piacere alla donna che aveva scelto per riscaldare il suo letto la notte prima.

Era triste che non riuscisse neanche a ricordarsi il suo nome? Tutto quello in cui era stato interessato in quel momento era che quella bellezza lo voleva, infatti, aveva apertamente flirtato con lui, e sapeva chi lui fosse. Si era proclamata la sua più grande fan.

“Allora” disse Spike facendo le fusa, scivolando nel letto, e dentro la brunetta che era sdraiata spensieratamente sul suo letto.

“Ancora la mia più grande fan?”

Lei ridacchiò, “Oh sì, baby, la più grande”

 

Capitolo due

“Fra uomo e donna l’amicizia non è possibile. C’è passione, odio, venerazione, amore, ma nessuna amicizia...” ~ Oscar Wilde

Il telefono squillando distolse Buffy dal suo concentrato studio del bene immobile in vendita nella zona più grande di Boston, e appoggiandosi allo schienale della sedia si stiracchiò. Era intenzionata a fare un'altra vendita prima della vacanza. Se non per qualche cosa che potesse attaccare il suo rivale, Riley Finn. Il ragazzo pensava di essere un dono di Dio dei beni immobili. Certo, i loro numeri erano vicini e quasi paragonabili, ma non abbastanza. E sì, erano entrambi abbastanza giovani per avere il successo che avevano, ma Buffy sapeva che non solo aveva la spinta, ma il talento. La gente la amava, era per quello che compravano da lei. Riley era solo un falso, dolce zuccheroso, seccante dolore al sedere.

Accigliandosi alla direzione che i suoi pensieri stavano prendendo, Buffy afferrò il telefono al quarto squillo, “Pronto?”

“Ehi, gattina. Ritrai quegli artigli...” Spike.

Buffy sospirò, “Scusa. Come mai alzato? Sono le… nove, ora tua. Non sei mai in piedi a quest’ora...”

“Non posso chiamare la mia ragazza preferita?” fece le fusa lui.

“Non sono la tua ragazza” disse lei automaticamente e alzandosi, allungò una mano oltre la sua testa per stiracchiarsi un po’ di più.

“Questo fa male, gattina.”

“Neanche la tua gattina.”

“Buffy- “

“Mi rifiuto di essere ammucchiata allo stesso gruppo di tutte le tue… groupies”, gli disse lei.

“Buffy, lo sai che non lo sei.”

Yeah, pensò amaramente, solo perché non ho mai dormito con te. Il fatto che l'idea avesse un certo fascino era una cosa che non si era adattata bene con Buffy. Il fatto che lei avesse un certo desiderio di dormire con lui non la rendeva migliore delle sgualdrine con lui si divertiva?

“Così, come mai in piedi?”

“Tu eri infastidita con me ieri sera.”

“Non lo ero,” mentì lei.

"Stai mentendo.”

“Non puoi dimostrarlo.”

Lei poté quasi vedere il ghigno sorridente sulla faccia di lui nella sua voce quando lui chiese, “Stai facendo il broncio?”

Lei immediatamente succhiò il labbro inferiore nella sua bocca, “No.”

“Bugiarda.”

“Di nuovo, non puoi dimostrare nulla.”

“Puoi dirmi che cosa ti ha sconvolto? Era qualcosa che ho fatto? Detto?”

“Spike, ero solo... occupata. Lavoro e tutto...” strascicò lei, sperando che smettesse di interrogarla circa qualcosa di cui lei non aveva risposte reali da dare.

“Quel segaiolo di Finn sta rendendo alla mia… ti sta rendendo i tempi duri?”

Lei decise di non far caso all’errore di lui nel chiamarla sua e agitò la testa, anche se lui non poteva vederla. Perché le persone lo facevano lo stesso?

“Fare cosa, tesoro?”

“L’ho detto ad alta voce, vero?” disse lei in un respiro sedendosi giù nella sua poltroncina.

Lui rise calorosamente di soppiatto, “Sicuro. Sai che quella è la mia parte preferita. Adoro quando parli dei tuoi pensieri così. E’ attraente.”

Lei provò a non lasciare il suo cuore fluttuare all'osservazione 'attraente' e invece sbuffò.

“Allora perché le persone fanno cosa?” pressò lui.

“Ho agitato la testa dopo che mi hai chiesto riguardo a Riley. Non è che puoi vedermi farlo, ma tutti lo fanno.”

Ora lei poteva vedere, nella propria mente, lui scrollare le spalle. “Tutti lo facciamo suppongo. Così, allora non ti sta importunando?”

“Beh, non più del solito. È okay, comunque. Posso prenderlo.”

Lui rise e lei sorrise al suono, accomodandosi in modo che le gambe fossero arricciate sotto di lei.

“Che cosa hai fatto la notte scorsa?” chiesero allo stesso tempo ed allora risero insieme.

“Tu prima,” gli disse lei.

“Ho paura di dirtelo.”

Lei lasciò uscire un grande sospiro e disse “Spike” in un gemito.

“Era carina! Era una fan.”

“Una fan? Hai dormito con una fan? Sei pazzo? Tu sei completamente fuori, lo sai questo?”

Lui rise ancora, “Oh, Buffy, nessuno mi fa ridere come fai tu.”

“Qual’era il suo nome?”

“Io… io penso fosse Mindy.”

“Mindy? Aveva perso Mork?”

“Ero io il suo Mork per la notte.”

Buffy gemette, “Brutta. Questa era brutta.”

Lui rise di soppiatto, “Andiamo.”

“Probabilmente lei non sa neppure chi sono Mindy e Mork,” mormorò lei.

“Non mi sono mai preoccupato di chiedere. E riguardo te? Che cosa hai fatto?”

“Sono uscita a cena.”

“Con?”

Sorridendo di soppiatto a telefono, “Qualcuno.”

“Qualcuno ha un nome?”

“Will.”

“Come Willow?”

“Forse.”

“Buffy… dimmelo.”

“Vedrai Alicia oggi?”

“Si, fra un paio d’ore l’andrò a prendere.”

“Mindy verrà con voi?”

“Certo che no, lei era solo una… una… “

“L’avventura di una notte? Andiamo Spike, tu di solito non tentenni su questo troppo spesso. Perché ora?”

“Perché sento che non ti piace.”

Lei scrollò le spalle, “Che cosa farete tu e Alicia?”

“Non mi dici se era Willow, o qualche ragazzo di nome Will?”

“No.”

“Perché no?”

“Stai facendo il broncio?”

.”

Lei rise, “Troppo male.”

“Nessuno ti ha mai detto quanto testarda sei?”

“Tu lo fai, tutto il tempo.”

“Alicia ed io andremo al giardino zoologico.”

“Awww, sembra divertente, Spikey.”

“Ne sono anch’io piuttosto affezionato”

“Lei è così carina quando dà da mangiare agli animali, lo sguardo sul suo viso è una meraviglia” Buffy meditò felicemente.

“Buffy… “

“Si?”

“Quando puoi uscire?”

“Che cosa vuoi dire?” chiese lei titubante.

“Voglio dire, quando puoi venire qui in visita? Mi manchi.”

“Non ti manco Spike. Ti manca solo avere un’altra femmina intorno tutto il tempo ora che Harmony è andata,” lei gli disse asciutta, un tono un po' amaro nella sua voce.

“Sai che non è vero, Buffy,” disse lui, suonando arrabbiato, “Perché diresti qualcosa di simile?”

Lei sospirò e passò la mano sulla nuca, “Non so. Scusa.”

“Stai bene?”

“Sì, non so cosa non vada in me.”

“Hai bisogno di una vacanza, piccola. Lavori troppo e troppo duramente.”

“Non tutti possono avere l’estate libera come te ed inoltre, io sarò in vacanza la prossima…” gli occhi di lei si allargarono alla svista e lei pensò velocemente a come riparare, “Hey, puoi fare una foto ad Alicia che dà da mangiare agli animali per me?”

“Buffy,” disse lui severamente, “hai una vacanza la settimana prossima?”

Lei inspirò alla bugia, così, comprimendo gli occhi chiusi, lei lamentò “Si”.

“Perché non me l’hai detto prima? Mi ferisci, Buffy, veramente.”

“Perché io…”

“Che cosa?”

“Non…”

“Sputa fuori, Buffy.”

“Non volevo dirtelo perché non volevo che mi chiedessi di venire lì. Io so che tu usseresti il tuo fascino e non importa come io provi a resistere a quel fascino diabolico, in qualche modo va sempre a finire che ottieni di fare la tua volontà ed allora verrei là e sarei la terza incomoda mentre una qualche cheerleader dell'università è attaccata al tuo braccio per la mia intera visita e… “

“Buffy, fermati.”

Lei premette la sua bocca chiusa e sporse le labbra.

“Se tu vieni qui a trovarmi, prometto di non avere nessuna cheerleader universitaria sul mio braccio.”

“Non penso sia una promessa che puoi mantenere. Siamo realistici, Spike. Ero solita pensare che ti sarebbe caduto il pense per il troppo sesso, e ora penso che rischierebbe di caderti per il non sesso”

“Sei così divertente, lo sai? Vieni a trovarmi.”

“Spike… no” Lei stava cominciando ora a gemere.

“Perchè no?”

“Perché adesso mi sento in colpa.”

“Per?”

“Per non desiderare di venire là, semplicemente per dirti come dovresti smettere di vivere la tua vita se venissi a trovarti. Questo non è giusto nei tuoi confronti. Se desideri uscire con una qualche cheerleader dell'università, dovresti uscire con una qualche cheerleader dell'università. Non ho il diritto di dirti di non farlo. Questo è il motivo per cui è meglio se rimango qui, non voglio che ti senta obbligato ad intrattenermi…”

“Buffy, la sola ragione per cui ti sto chiedendo di venire qui a trovarmi è per me. Voglio dire, sì, è la tua vacanza e dovresti fare il tipo di cose da vacanza, ma se venissi qui, veramente faresti un favore a me.”

“Veramente?” chiese lei con voce piccola.

“Piccola, mi manchi. Desidero trascorrere del tempo con te. Se venissi qui, la mia attenzione sarebbe focalizzata su di te e solo su di te. Non sarai la terza incomoda e non ti metterei in alcuna situazione che ti renderebbe a disagio. Promesso.”

“Vedi? Ecco quel fascino.” Sospirò lei. “Ti odio.”

Lui rise di soppiatto, “No, tu non è vero. Mi ami.”

Lei non disse nulla.

“Allora? Verrai?”

Prendendo un respiro profondo, Buffy infine concesse. “Sì. Verrò.”

“Eccellente! Quanto dura la tua vacanza?”

Lei aggrottò il viso, desiderando realmente di saper mentire, e bene. “Due settimane.”

“Perfetto! Chiamo adesso il mio assistente e dovresti avere i biglietti in pochi giorni… “

“Spike, non devi farlo, posso prenderli io stessa…”

“Fai tacere il tuo labbro, lo sto facendo. Non posso aspettare di vederti, gattina.”

Lui riappese prima che lei potesse dirgli che non era la sua gattina.

 

Capitolo Tre

Le donne rappresentano il trionfo della materia sullo spirito; gli uomini rappresentano il trionfo dell'intelletto sulla morale” ~Oscar Wilde

“Allora, andrai sul serio huh?” domandò Willow più tardi quella settimana quando Buffy le mostrò i biglietti che aveva ricevuto nella posta.

Lasciandosi cadere pesantemente sul suo divano, una Buffy demoralizzata annuì con la testa e gemette, coprendosi gli occhi un braccio. “Sì, andrò sul serio.”

“Perché non sembri felice della cosa? Ricordo un tempo quando non riuscivi ad aspettare di vederlo”

“Lo so, non lo capisco”

“Hmm...non lo capisci, o non lo vuoi capire?”

“Taglia corto, Willow. Dimmi semplicemente cosa tu pensi che sia”

“Che forse hai una cotta per Spike ed è per questo che ti sta dando così tanto fastidio”

Buffy lasciò cadere il braccio e scrutò l'amica, “Pensavo che quando qualcuno ha una cotta per qualcun altro voglia vedere l'oggetto del suo affetto”

“Non quando suddetto oggetto del loro affetto rivolge sempre la sua attenzione da qualche altra parte. Come, oh, verso ragazzette senza senso”

Buffy rimise il braccio sopra gli occhi, “E' la sua vita”

“Non significa che non ti importi di lui. O di Alicia”

“Hai assolutamente ragione, non significa che non mi importi di lui, ma non significa neanche che abbia una cotta per lui. Significa solo che io... che io odio vedere un tale comportamento distruttivo in qualcuno che considero un amico”

“Giusto. E il fatto che in pratica gli hai detto che non vuoi andare lì e vederlo con altre donne non significa affatto che tu sia gelosa”

“Esattamente. Wills, non ho mai detto a Spike direttamente cosa penso del suo comportamento da puttano. Gliel'ho solo detto indirettamente; attraverso battute e brevi commenti o silenzio... funziona così per noi. Perché complicare le cose dicendoglielo?”

“Perché forse ha bisogno di sentirselo dire?”

“Non è che così cambierà”

“Perché ritieni che lo faccia? A parte per il fatto che può? Perché essendo famoso com'è, e desiderato da donne in ogni luogo, sta vivendo una fantasia giovanile?”

“Ritengo che questo ne sia una parte, e perché è un uomo e qualsiasi uomo messo di fronte alla prospettiva di avere relazioni senza senso e una serie di avventure da una sola notte lo farebbe. Voglio dire, è la fantasia di ogni uomo vero? Nessun legame, e se ci sono legami che stanno per diventare stretti, allora taglierebbero la corda e via con la prossima Mindy”

“Huh?”

“Niente; solo il nome dell'ultima conquista di Spike”

“Hostess o pattinatrice sul ghiaccio?”

Buffy ridacchiò, “Non gli è rimasta abbastanza intorno per scoprirlo. Lei ha, sai, dormito nel suo letto per la notte” Emise un tremendo gemito e fece cadere pesantemente un braccio sopra la testa fissando il soffitto. “Non voglio andare!”

“Allora non farlo”

“Non posso non andare. Lui ne sarebbe schiacciato e davvero, voglio dire, voglio vederlo. Davvero. Solo io... solo... argh!”

“Tu solo non vuoi dover essere testimone di lui con altre donne mentre sei lì”

“Sì.”

“Perché...”

Buffy guardò l'amica con circospezione.

Willow fece un largo sorriso, “Questo è quello che pensavo”

*** “Posso resistere a tutto, eccetto che alle tentazioni.” ~ Oscar Wilde ***

“Beh, amore, sarò libero stasera se vuoi fare un salto”, ronzò Spike all'attraente bionda di fronte a lui. Quanto era bravo per aver trovato qualcuno all'aeroporto?”

La bionda dagli occhi azzurri e dalle lunghe gambe con un incredibile sedere sbatté le sue ciglia finte e ridacchiò, guardandolo con modestia mentre prendeva il pezzo di carta con il suo indirizzo e numero di telefono sopra. “Mi piacerebbe Mr. Giles”

“Ora, ora, nessuna di queste formalità. Chiamami Spike, insisto”

Lei sorrise ampiamente, “Sei così bello di persona!”

“Cosa stai dicendo? Che non sono bello in TV?”

Lei sembrò atterrita dall'aver implicato una tale cosa e si affrettò a spiegarsi. Spike sogghignò e le diede un buffetto sul braccio, “Va tutto bene, amore. Stavo solo scherzando!”

Lei alzò gli occhi su di lui da sotto le ciglia e si morse il labbro, “Allora posso venire dopo le dieci?”

“Sì, dopo le dieci. Vieni direttamente su e ti aspetterò”

“Non dimenticarmi”

Lui si posò una mano sul torace. “Mi ferisci, passerotto. Non dimenticherei mai una donna bella come te”

Ridacchiando, lei si alzò, afferrò la sua valigia con le rotelle e andò via, salutandolo con la mano in modo civettuolo e ondeggiando i fianchi. Spike si morse il labbro, pensando a tutti i meravigliosi modi in cui si sarebbe goduto quel bel pezzo di carne. Doveva solo assicurarsi che Buffy fosse rimboccata nel suo letto per l'ora in cui... merda! Qual era il suo nome? Oh sì, Laura. Quindi, Buffy sarebbe dovuta essere a letto per l'ora in cui Laura sarebbe passata. Quello comunque non avrebbe dovuto essere un problema; Buffy non si era mai adattata bene al jet lag.

Guardando il suo orologio, stimò che Buffy sarebbe arrivata a momenti. Era più che un po' eccitato di vederla. L'ultima volta che si erano visti di persona erano stati buoni sei mesi fa. Parlarle al telefono, per email attraverso IM era bello e buono, ma non era niente al confronto dell'averla lì, proprio di fronte a lui. L'idea lo riscaldò e fece volare via dalla sua mente Laura in un istante.

Mettendosi a sedere diritto, allungò le braccia ad ogni lato e si mise leggermente scomposto. Voleva essere la prima cosa che Buffy vedeva quando scendeva dall'aeroplano.

Guardò ansiosamente, sentendo il cuore saltargli in anticipazione mentre la folla di gente iniziava ad uscire. I passeggeri abbracciavano le famiglie e gli amici, baciavano gli amanti e sembravano genuinamente eccitati dal vedersi l'un l'altro. Guardare lo spettacolo fece desiderare a Spike di avere qualcuno che lo accogliesse in quel modo. Qualcuno che lo volesse così tanto; a cui mancasse e che avesse bisogno di lui così tanto.

E poi la vide. Stava camminando, la borsa gettata di traverso sulla spalla e una sacca di tessuto in mano, che chiacchierava con un tipo alto e goffo vestito tutto di nero. Onestamente, che tipo di segaiolo vestiva tutto di nero a quel modo?

Guardandosi, gemette dentro di sé. Oh già, segaioli come lui, ecco chi.

Sorrise alla visione di lei, scegliendo di mettersi in piedi e salutarla invece che aspettare che lei lo vedesse sedere lì. I suoi capelli biondi erano più lunghi, le arrivavano oltre le spalle ed erano più scuri ora, più biondo miele che biondo ossigenato come i propri. Era vestita secondo stagione con dei pantaloni capri verdi, sandali e una camiciola bianca. Le sue unghie dei piedi, notò, erano colorate di rosa. Il suo viso era privo di trucco pesante, piuttosto l'aveva lasciato leggero e le sue labbra erano intonate alle sue unghie rosa.

Lo colpì con forza che non riuscì ad aspettare per avvolgerla nelle sue braccia, e sapere che lei era lì, finalmente, con lui.

L'uomo goffo si allontanò da lei, ma non prima di averle porto un biglietto da visita di qualche tipo. Buffy gli sorrise e lo salutò con la mano mentre lui se ne andava. Spike si corrucciò, e quella, sfortunatamente, fu la vista che Buffy ebbe di lui per la prima volta.

Lei prima gli sorrise, poi si rese conto del cipiglio, e si fermò. “Cosa?”

“Chi era quello?”

“Un tipo con cui stavo parlando durante il volo”

“Cosa ti ha dato lì?” chiese Spike, accennando con la testa verso la sua mano che teneva il biglietto.

“Oh questo?” lei alzò il biglietto, e poi lo fece scivolare con facilità nella borsa. “Il suo biglietto da visita”

“Perché ti stava dando il suo biglietto da visita?”

“Per chiamarlo, immagino”

“Per cosa?” domandò lui.

“Possiamo riprovare di nuovo? Non ti vedo da sei mesi, ho appena passato sei ore su un aero, sono accaldata, sudata e disgustosa e dato che ho viaggiato in questa maniera per vederti-”

Lui la bloccò avvolgendola nelle sue braccia. “Ciao, Buffy”

“Così va meglio” disse lei, sorridendogli raggiante. Lui sentì qualcosa stringergli il cuore alla vista. Fu colpito dall'impulso di allungarsi e accarezzarle il lato del viso, e iniziò a sollevare la mano per farlo proprio quando lei si tirò indietro. “Il bagaglio, Spikey”

Lui le sorrise, “Naturalmente, amore”

“Allora, mi aspettavo di vedere un branco di ragazze attorno a te. Cosa è successo? Stai volando basso?”

Lui ghignò, “Ho fatto una promessa ad una signora di comportarmi bene mentre lei è in visita da me”

“Placati mio cuore” disse lei, posandosi una mano sul suddetto cuore e ridendo.

Lui le sorrise raggiante, “Sai, amore, niente batte vedere il tuo sorriso da vicino in questo modo. Mi è mancato”

Lei gli diede un colpetto giocosamente, “Adulatore”

Lui le porse il braccio, “Signora?”

“Ah, una signora”, disse lei con un sospiro pensoso e accettò il braccio offerto. “Questo deve essere un cambiamento per te”

Lui la colpì con il fianco e entrambi risero mentre si dirigevano verso il suo bagaglio.

 

Capitolo quattro

“Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino… Esso termina con Rivelazioni. ~ Oscar Wilde

“Allora, quando posso vedere Alicia?” chiese Buffy non appena arrivarono all’attico di lui. Il suo incredibile attico da scapolo. Beh, adesso, quello non era giusto. Lo aveva decorato abbastanza bene, c’era un definito tema gotico al posto – molto nero, rosso e argento. C’erano persino alcuni gargoyles che adornavano il posto. Buffy non era mai stata sicura se fosse l'influenza dello show sul suo carattere, se fosse il suo gusto, o se fosse solo per l’'effetto', per creare quell'aria di mistero e del proibito su di lui che lo abbia spinto a decorare in un tal modo.

Lei gradiva il genere comunque. In un senso bizzarro.

L'unica stanza del locale che era “normale” era quella degli ospiti. Infatti, era evidente che non era stata toccata affatto. Le pareti color crema non avevano immagini a decorarle; e niente sul comò e sul comodino tranne due lampade e una sveglia, rispettivamente. E poi c’era la mancanza di tende; solo paralumi. Aveva un senso comunque, considerando che le ospiti notturne solitamente rimanevano nel suo letto. Lei allontanò quel pensiero e le immagini che aveva prodotto.

Lui ghignò, “Io penso che tu sia molto più eccitata di vedere lei che me.”

Buffy scrollò le spalle, “Amo tua figlia. È giusto così… adorabile.”

Lui mise il broncio, “E io no?”

Lei ghignò, “So cosa vuoi dire riguardo al sentire le cose vicine e personali. Guarda che broncio”, lei rise scioccamente e si avvicinò, sfiorando le sue dita sul labbro inferiore di lui. L'azione stordì lei, e stordì lui. Lui poteva dire guardando l'espressione sulla faccia di lei che non avesse pensato prima di muoversi. Lui si domandò se, dal modo in cui lei si era staccata così rapidamente, aveva sentito le stesse scintille elettriche scorrere veloci attraverso il proprio corpo come era accaduto a lui. Bloccarono lo sguardo per mezzo secondo e poi lei andò ad aprire la sua valigia per pescare alcuni vestiti. “Ti dispiace se faccio una doccia?”

Lui scosse la testa, fissandola, stordito, “Per niente.”

Lei sfrecciò oltre di lui verso la doccia e lui catturò una scia di vaniglia. Era il profumo che associava a Buffy. Solamente a Buffy. Se un'altra donna che era stata con lui l’aveva avuto, lui tuttavia attribuiva quel profumo come unicamente di Buffy e si sentiva quasi… colpevole per quello.

Scosse la testa, schiarendosi i pensieri. Meglio chiamare l’ex moglie e scoprire quando sarebbe potuto andare a prendere Alicia così che Buffy avresse potuto avere la sua dose.

 

*** “Dannazione, signore, è vostro dovere sposarvi. Non potete vivere sempre per il piacere.”*** ~ Oscar Wilde

Buffy si svegliò bruscamente, seguita dalla sensazione disorientante di sapere di non essere nel proprio letto, ma di non essere sicura sulle prime di dove fosse.

Spike. California. Stanza degli ospiti.

Ho bisogno di fare pipì. Dov’era il bagno?

Prendendo di nuovo le sue cose, Buffy si alzò dal letto, ed usando la luce della luna per guidarla, incespicò per trovare il bagno che era giusto fuori dalla sua camera da letto.

Fatto rapidamente il suo bisogno, era tornata ai piedi del letto quando sentì delle voci. La voce di Spike e… una donna. Lei congelò, provando a capire di chi erano le voci – Alicia era qui? L’aveva scordata? No, quello non sembrava la voce di una ragazzina ed inoltre, era ridicolo. Alicia aveva dieci anni, non arrivava a… mezzanotte. Okay… era la voce della sua ex moglie, Samantha? No. Sam aveva Alicia ed era a casa con il suo nuovo marito. Harmony? Oh dio, il pensiero fece desiderare a Buffy di vomitare.

Bene, c’era rimasta soltanto una cosa da fare. Stava per fare come Nancy Drew e risolvere quel mistero.

Strisciando fuori dalla porta della camera da letto, lei fece una pausa ancora una volta per riunire i suoi sensi. Okay, scale, ci sono le scale nel mezzo del corridoio che portano giù al salotto, cucina, sala da pranzo e un bagno. La camera da letto di Spike era giusto dall’altra parte del corridoio rispetto alla sua così lui doveva essere giù dalle scale. Inoltre, lei poteva vedere la luce provenire dalle scale, così aveva anche quel tipo di informazione.

Silenziosa come un topolino, scese le scale in punta di piedi scrutando da sopra le scale per controllare se riusciva a vederlo o se doveva abbassarsi di più. No. Aveva una visuale perfetta.

Di lui che se la faceva con qualcuno di biondo con grandi tette.

La vista di lui che accarezzava una qualsiasi ragazza non la eccitò per l'essere testimone della sua abilità, no, quello la disgustò. Quello le perforò diritto l'intestino, lasciandola quasi a terra senza fiato. Ed il suo cuore, oh dio, il suo cuore era caduto sul pavimento e faceva male, faceva male letteralmente.

Parte di lei desiderava correre giù dalle scale ed interromperli, e l’altra parte di lei voleva salire le scale e poi… piangere. Si, voleva piangere. Infatti, i suoi occhi si riempirono di lacrime. Aveva promesso. Lui le aveva detto che non ci sarebbero state ragazze, aveva promesso. Che cosa era accaduto alla sua parola? Oh sì, beh, che cosa si aspettava? Pensò amaramente mentre tentava di risalire silenziosamente le scale. Quello era naturalmente Spike. Spike, colui che aveva fatto un milione di promesse a milione di donne differenti ogni giorno. Perché lei avrebbe dovuto essere diversa? Lei non lo era. Quella era la cosa. Non lo era. Era solo un'altra ragazza nella sua vita con cui lui girava una scena, recitava una parte. Lei davvero non aveva significato nulla per lui, nulla. Stare qui con lui era solo per rabbonire il suo ego che l’aveva convinta ad uscire e vederlo. Stare qui con lui lo rassicurava che non era solo. Spike odiava essere solo. Non era mai senza compagnia. Quindi questo era quello che lei era. La sua compagnia per le due prossime settimane. Era sicura, che lui lo realizzasse o no, che essere soli era la stessa cosa di essere morti per Spike.

Si sedette sul letto e le lacrime arrivarono, rotolando giù dalle sue guance e bagnando le mani che erano strette sul suo grembo. Desiderava gridargli contro.

Desiderava rovinare il suo piccolo party.

Nessuna meraviglia che avesse insistito che andasse a letto quando lei aveva cominciato a sbadigliare. Non era perché era interessato a lei che riposasse abbastanza per il loro giorno fuori con Alicia all’indomani, era perché così lui poteva farsela con la ragazzetta della settimana!

Stava tremando di rabbia e di dolore. Dolore, dolore perché? Perché Buffy, perché?

Scuotendosi, si asciugò le lacrime con un obiettivo in mente. Era assetata e stava andando a prendere un po’ d’acqua.

Uscendo a grandi passi dalla sua stanza con un obiettivo in mente, praticamente corse giù dalle scale, non desiderando dargli nessuna possibilità di nascondere la sua piccola sgualdrina per la notte.

Entrando nel salotto, si deliziò dello sguardo da cerbiatto-impaurito-dai-fanali-di-un’auto di Spike. Lei finse sorpresa, “Oh, Dio, sono dispiaciuta. Ho interrotto qualcosa?”

La ragazzina bionda osservò in su verso Spike, mordendosi il labbro inferiore, “Spike? Chi è?”

“Oh, uh, Buffy, hey! Cosa stai facendo alzata?” Spike incespicò sulle parole, alzandosi in piedi su gambe malferme, facendo un sorriso falso.

“Avevo bisogno di acqua”, lei si avvicinò di scatto a lui e poi si girò verso la ragazza, dandole la mano con falsa cortesia. “Ciao, io sono la Dottoressa Summers.”

“Dottoressa?” disse la ragazza, confusa. “Perché c’è un medico qui, Spike?”

“Sono la sua psicologa. Ha difficoltà a dormire la notte. Soffre del complesso di Peter Pan” e rise per l’effetto. “E ha ancora bisogno di sentire la ninna nanna e di essere rimboccato. Ci stiamo lavorando. Io vengo la notte per provare una differente procedura adulta. Immagino che tu stasera sia parte della sua procedura notturna. Il ragazzino è bisognoso di avere il suo divertimento”, lei rise, ancora una volta una risata falsa, e si allungò a scompigliare i ricci di Spike, violentemente. “Lascia che ti chieda”, disse lei rivolgendosi alla ragazza, “Conosci tutto il testo di “Mary Had a Little Lamb?’”

“Okay, Laura, penso che sia tempo per te di andare ora ”, disse Spike, raggiungendo e prendendo il braccio di Laura, tirandola su dal divano.

Laura lo guardò allargando gli occhi, “Io conosco il testo di “Ba Ba Black Shee”, funziona lo stesso?”

Buffy dovette allontanarsi prima che facesse saltare la sua copertura ridendo, e realmente, lei voleva che Spike stesse sulle spine per la possibilità che quella puttana potesse spargere un certo pettegolezzo su di lui. Era così arrabbiata con lui in quel momento, che non si era preoccupata della sua preziosa reputazione. Se mai, il consumato Ladies Man aveva bisogno di scendere di una tacca o due.

O venti.

Entrando in cucina, Buffy canticchiò tra sé mentre si serviva di un bicchiere d’acqua. Quando si voltò, vide Spike avvicinarsi, fissandola con occhi fiammeggianti.

Lei appoggiò il bicchiere e lo fissò, “Non provare neanche ad arrabbiarti con me per quello”

“Come non potrei, Buffy? Ti rendi conto che potrebbe sparlare ai giornali scandalistici-“

“Allora pagala. Non m’interessa davvero cosa fai con lei!”

“Quando ti sei trasformata in una tale stronza?”

“Probabilmente quando hai iniziato a scopare con dodicenni.”

“Che linguaggio” disse lui sarcasticamente, facendole un verso.

“Che cosa posso dire?” sorrise lei sardonicamente, “Tiri fuori il meglio che c’è in me. Sono così infuriata con te, che potrei sputare chiodi”, disse lei serrando i denti. “Me lo avevi promesso!”

La rabbia di lui sembrò trasformarsi in rammarico e con gli occhi da cane bastonato si avvicinò, raggiungendola. “Sono così- “

“No”, disse lei a denti stretti. “Perché infastidirti con lo scusarti Spike? Non dirmi che sei dispiaciuto solo per fare pace con me. Solo per farti sentire meglio. Non è che io significhi qualcosa per te, quindi sul serio, è solo una scusa vuota e tu lo sai.”

Gli occhi di lui si allargarono, “Buffy Anne Summers, tu sei qualcosa per me, non osare dire che-“

“Risparmialo. Desidero vedere Alicia domani, così lo farò, che tu voglia venire oppure no. Dopo, prenderò accordi per andare a far visita a mia zia a Santa Monica. Sarò fuori dalle scatole domani.”

“Buffy, amore, ti prego- “

“No. Non chiamarmi così. Non sono il tuo “amore”. Sono solo… sono una di “loro”. Sono qui solo per accarezzare il tuo ego. Ma, risultato, tu non hai bisogno di me dopo Harmony. Stai andando bene anche da solo. Quindi, sarò fuori dalle scatole in modo che tu possa continuare a stare 'bene'”.

Lei si allontanò da lui, tremante di dolore e di rabbia. La vista di lui che teneva tra le braccia un'altra ragazza era impressa nella sua mente e non era sicura se l'avrebbe lasciata abbastanza perché potesse aver il ben meritato riposo.

 

Capitolo Cinque

Quelli che sono fedeli conoscono solo il lato futile dell'amore: sono coloro che non sono fedeli che sanno che l'amore è tragedia” ~ Oscar Wilde

Non aveva dormito molto. Si era alternata tra l'essere arrabbiata con lui, e poi sentirsi come se il suo cuore le fosse stato strappato via.

Si stava comportando in modo ingiusto? Era irragionevole? Non era come se lui dovesse rispondere a lei del suo comportamento, non era come se stessero insieme – era solo sua amica. La sua amica dell'east-coast in visita. Aveva davvero diritto ad essere così maledettamente arrabbiata con lui?

Tuttavia lui aveva promesso. Gli aveva detto che non voleva venire lì ed essere informata delle sue prodezze sessuali; non voleva essere il terzo incomodo e l''intrusa' nel suo stile di vita. Era per quei motivi che lui le aveva promesso che non l'avrebbe sottoposta a questo. E tuttavia, era stato lì, pronto a scopare un'altra delle sue groupie.

Tuttavia, lei era a letto...

Ma, Dio, quello era peggio! Sarebbe stata un'altra cosa se l'avesse detto, 'Guarda, Buffy, ho incontrato qualcuno e voglio portarla fuori, possiamo organizzare qualcosa?' Ma no, invece l'aveva praticamente spinta a letto con la scusa di 'risposare' per Alicia e poi aveva portato lei tutto di nascosto.

E poi, poi quando la ragazza era stata davvero stupida abbastanza da dire che gli avrebbe cantato ‘Ba Ba Black Sheep’. Giusto una testimonianza della mancanza di giudizio e di gusto che Spike aveva in fatto di donne. Ragazze di quel genere erano la ragione per cui erano stati inventate le battute sulle bionde. Ragazze di quel genere erano la ragione per cui alcuni uomini – e apparentemente Spike incluso – non avevano rispetto per le donne e le vedevano come trofei, niente di meglio di una bambola gonfiabile.

Hmm. Quella era un'idea. Forse se gli avesse preso una bambola gonfiabile quello l'avrebbe calmato per almeno un po' di tempo.

Ringhiando per la frustrazione, Buffy lanciò il cuscino attraverso la stanza.

“Buffy?” arrivò la voce esitante di Spike.

Lei gelò. “Cosa?”

“Posso entrare?”

“E' casa tua” Mettendosi seduta sul letto, piegò le braccia sul torace e lo guardò mentre strisciava dentro, infelice.

Alzando un sopracciglio, aspettò che lui iniziasse a recitare. La parte del 'Sono così dispiaciuto'. La routine 'Sai che mi vuoi bene, passerotto'. Tutto quel recitare che gli faceva avere ciò che voleva.

“Passerotto, so che sei arrabbiata con me-”

“Oh, davvero? Cosa ti ha dato quest'impressione?”

Lui prese un profondo respiro, “Buffy, per favore ascoltami. Sono stato sveglio tutta la notte dopo quello che ho fatto, pensando a quello che ho fatto-”

“Oh, mi spiace. Ho disturbato il tuo sonno? Pensa solo, se non mi fossi alzata, non avrei disturbato il tuo riposo. Colpa mia”

“Buffy, sta zitta ed ascoltami”

Lei scese dal letto. “Ora questo è quello che voglio. Voglio un po' di realismo qui. Non darmi quella merda ricoperta di zucchero che dai a tutti gli altri, dimmelo in modo sincero”

“Dio, sai, non rendi le cose facili, lo sai questo?” la sua voce si alzò per l'esasperazione.

“Bene, ne sono lieta. Le hai anche troppo facilmente con tutte loro. Ci dovrebbe essere almeno una donna nella tua vita che non ti rende le cose facili”

“Ti ricordi Samantha, giusto? La mia ex-moglie? Lei non me le ha rese facili per niente”

“Sai, sono d'accordo con il fatto che ti ha reso le cose difficili riguardo ad Alicia, ma Spike... l'hai tradita! Come ti aspettavi che reagisse?”

“Molto come stai facendo tu ora, immagino” disse lentamente. “Ti stai comportando come una donna tradita, adesso passerotto-”

“Non sono il tuo passerotto” disse lei automaticamente.

“Allora, è questo quello che sta davvero succedendo qui, passerotto? Riguarda davvero il fatto che mi sono rimangiato la mia parola o riguarda il fatto che mi stavo divertendo con qualcuno che non eri tu?”

Lei lo fulminò con lo sguardo, stringendo le mani a pugno e conficcandosi le unghie nel palmo della mano per trattenersi dallo schiaffeggiarlo per togliergli quel ghigno dalla faccia. “Tu non ti sei mai divertito con me, Spike. E, mai lo farai. Chi sa? Forse riguarda proprio tutto questo. Forse il tuo essere un puttano è dovuto al fatto che io sono quella irraggiungibile; quella che ha resistito alle tue avances e al tuo fascino. Io ho messo il limite e ora tu stai cercando di farmi ingelosire perché sai che non puoi avermi” Lei fu puntualmente impressionata dalla facilità con cui quella risposta venne data. Sapeva che era tutto un mucchio di sciocchezze, ma era meglio fingere, recitare come se credesse questo piuttosto che lasciargli pensare che lei lo volesse.

Lui rise, una raggelante, derisoria risata che la fece preparare per il suo prossimo attacco verbale. Questo, litigare come stavano facendo, non era mai successo prima. Sicuro avevano avuto piccole scaramucce, ma questo andava oltre una 'piccola scaramuccia'.

La uccideva il fatto che lei era una donna tradita e che Willow aveva ragione. C'era qualcosa lì per lui, c'era sempre stata a qualche livello, e lei faceva schifo nel tentare di reprimerla. Ecco la cosa riguardo al reprimere, più mandi giù una cosa, più cerca di riemergere con violenza.

Non era così uno-sputo-in-faccia, un-calcio-nei-coglioni, fantastico?

Non sarebbe mai dovuta venire; avrebbe dovuto seguire il suo intuito e rimanere maledettamente a casa. Lì almeno avrebbe potuto evitare le telefonate, rimandare di leggere le email e bloccarlo dal contattarla tramite IM. Questo invece, questo era faccia-a-faccia. Questi erano mesi – forse anche un anno e mezzo in cui erano stati amici – di robaccia che veniva fuori: la sua irritazione per la sua mancanza di responsabilità come padre e come uomo; la sua ovvia mancanza di autocontrollo e rispetto per se stesso. Lei non si beveva la cosa che era dovuto al fatto che era un segno della sua virilità e che era 'okay' perché era un uomo. Che si fotta quello. Non era okay. Non era okay quando lo faceva una donna, perché sarebbe dovuto essere okay per lui?

Lei rimase in piedi lì, a prepararsi per il suo prossimo attacco verbale, e tuttavia, questo non venne. Invece, il sorriso derisorio svanì dal suo viso e lui si raddrizzò, incontrando i suoi occhi. “Buffy, non voglio litigare con te. Che tu mi creda o no, sei la mia migliore amica. Mi fido di te più che di chiunque altro – nonostante quello che hai fatto la notte scorsa. So che sei arrabbiata con me e hai ogni diritto per esserlo. Ti ho mentito e mi sono rimangiato la mia parola. Ho capito che posso averti fatto sentire come se non fossi importante per me e questo non è vero. Tu, a parte Alicia, significhi tutto per me. Non ho mai capito come ti sentissi riguardo le cose che condividevo con te; quanto disgustata fossi di me. Fa male saperlo, Buffy, davvero. Ma, non posso farci niente al riguardo ora. Solo... voglio superare questo e voglio tornare ad essere amici. Per favore, Buffy non andartene oggi. Dammi la possibilità di sistemare le cose con te” scosse la testa, “Non posso perderti. Sei l'unica costante che ho, ho bisogno di te”

La sua supplica e scusa erano così sincere, Buffy sapeva che non le stava raccontando balle, non stava recitando. Lo conosceva abbastanza bene per sapere che intendeva quello che aveva detto. Prima che potesse fermarsi, volò nelle sue braccia, abbracciandolo strettamente. Nei distanti recessi della sua mente si rese conto che si stava comportando più come un'amante abbandonata che un'amica. C'era una linea da qualche parte che lei aveva attraversato – possibilmente solo nella sua testa – quando aveva espresso la sua avversione per il suo comportamento e improvvisamente si sentì, beh, un po' sciocca.

Questo non significava, comunque, che gliel'avrebbe fatta passare così facilmente. Sarebbe rimasta, sì, ma avrebbe trovato il modo, un modo costruttivo, per esprimergli cosa stava facendo a se stesso con il suo comportamento, e cosa stava facendo a sua figlia. Cosa avrebbe fatto poi era una sua decisione, e lei sapeva che avrebbe trovato difficile andarsene via da lui – lei lo amava sotto tutti i punti di vista, perché quando non 'era a caccia ' era meraviglioso averlo attorno e lei si confidava con lui come con nessun altro. Ma il suo cuore... il suo cuore soffriva.

Aveva davvero bisogno di fare una chiacchierata con Willow, e presto.

 

Capitolo Sei

È perfettamente mostruoso il modo in cui oggigiorno le persone dicono le cose contro altre, alle spalle, cose che sono assolutamente ed interamente vere. ~ Oscar Wilde

Spike osservò Buffy con la coda dell’occhio mentre applicava un po’ di gloss sulle labbra sporgenti. Era felice che fosse lì; doppiamente felice che non fossero più arrabbiati l’uno con l’altro.

Si sentiva male. Veramente male. L’aveva quasi persa, e quello non lo voleva. Benché fosse insicuro su quanto possa averla persa. Se lei se ne fosse andata dalla zia lui avrebbe dovuto avere un colpo di fortuna per riaverla indietro? Oppure quella sarebbe stata la fine di tutto? La conclusione della loro intera amicizia. Quel pensiero non lo fece sentire bene con se stesso. Lo agitò. Avrebbe tenuto un comportamento migliore d’ora in avanti.

Aveva fatto una promessa ad una signora- anche se l’aveva già abbastanza infranta. Dio, cosa c’era di sbagliato in lui? Questa era Buffy. Buffy. Non era solo una qualsiasi ragazza, come lei era incline a pensare che fosse. Benché lui l’avesse trattata in quel modo, no? Lei era… non aveva parole. Lei trascendeva ‘la migliore amica’. Lei era in un mondo tutto suo. Lei era… tutto. Lo aveva capito quando aveva detto che ne aveva bisogno. Senza di lei, sarebbe stato, beh, perso.

Oltre a sua figlia, Buffy era l'unica cosa reale nella sua vita. La sua vita, come stava cominciando a vedere, che era completamente vuota. Stava guardando la sua vita attraverso i suoi occhi, lui vedeva ogni giorno come un'avventura da avere, dove lui era l’eroe e qualsiasi donna che veniva a chiamarlo era la sua eroina. Era un uomo indipendente – in qualche modo – aveva responsabilità, sì, ma non era rimasto legato. Era come… James Bond.

Guardando la sua vita attraverso gli occhi di Buffy, si era visto più come un povero idiota alla Austin Powers piuttosto che come James Bond. E, sinceramente, che cosa eroica aveva fatto ultimamente? Sicuro, pagava gli alimenti e trascorreva il suo tempo con sua figlia, ma che cosa aveva mai fatto di notevole? Carriera di successo e responsabilità di genitore a parte… non aveva fatto niente.

Tuttavia Buffy era là, di fianco a lui. E lui non la meritava.

Quando aveva incontrato Buffy la prima volta, aveva pensato che fosse la ragazza più bella su cui avesse mai posato gli occhi. Si ricordava che non era stato capace di distogliere lo sguardo da lei. Era fresca e giovane e così piena di vita – lui desiderava avvicinarsi a quella vita. Aveva reagito a lei come un uomo reagisce ad una donna che trova attraente: l’aveva desiderata. Inoltre aveva reagito come un uomo che è sicuro di sé e di quello che provocava ad una donna: l'avrebbe ottenuta. Ma…

Lei lo aveva scaricato.

E per Dio, l'aveva ammirata per questo. Lei gli aveva indicato chiaramente che non ci sarebbe stata e che non era affatto interessata a lui in quel modo.

Aveva pensato forse… lei l’aveva visto veramente? Aveva visto attraverso il suo duro lato esteriore e aveva visto il piccolo ragazzino dentro che cercava attenzione e affetto, e che l'aveva ottenuti prendendoli tutti nei posti sbagliati? Per tutti coloro che gliene avevano dato facilmente e prontamente quando lui ne aveva avuto bisogno, Buffy non l’aveva fatto. Lei lo aveva mantenuto sulle spine e in riga. Lei era reale con lui. Lei non lo coccolava o gli diceva quello che lui voleva sentire. Lei gli diceva quello che lui doveva sentire; facendolo scendere di qualche scalino quando era troppo spavaldo e il suo ego era troppo grande per fargli attraversare la porta. Benché, quello era per lo più quando lui stava con lei. Com’era il detto? Quando il gatto non c'è, i topi ballano? In questo scenario lui era definitivamente il topo e lei era definitivamente il gatto.

Certo, lui non era stato troppo bravo quando lei era là, adesso lo sarebbe stato?

A volte si era domandato se il detto ‘Colui che ha più giocattoli vince’ si applicava a se stesso variando leggermente sul tema: Colui che ha più donne vince.

Quindi, sì, vedendosi attraverso gli occhi di Buffy, lui poteva vedere che era un perfetto bastardo.

“Buffy.”

Lei si girò verso di lui, tirando sul parasole. “Yeah?”

“Sono dispiaciuto, piccola, lo sono veramente.”

Lei gli sorrise dolcemente, “Lo so, Spike. Me lo hai detto solo ogni mezz’ora nelle ultime tre ore.”

“Voglio riparare le cose. Me lo lascerai fare?”

“Hai accennato qualcosa a tale proposito” disse lei leggermente.

“Dimmi che cosa posso fare.”

“Solo… promettimi solo che saremo soltanto noi mentre sono qui? Beh, a parte quando avrai Alicia. Puoi farlo?”

“Sì, posso.”

“E forse possiamo parlare più tardi?”

“Possiamo parlare di qualsiasi cosa desideri”, disse lui sinceramente. “Tu non mi hai mai detto nient'altro che la verità Buffy, e voglio che continui a farlo.”

“Fidati, lo farò.”

“E allo stesso tempo una parte di me ha paura di questo.”

Lei rise, “Yeah, probabilmente dovresti avere paura.”

 

*** In un'occasione di questo genere diventa più di un dovere morale dire quello che si ha in mente. Si trasforma in un piacere ~Oscar Wilde ***

Spike osservò divertito mentre Buffy scendeva eccitata dall’auto, e lo seguiva alla nuova casa della sua ex moglie con il marito e Alicia.

“Resta dietro di me, Buffy. Voglio che sia una sorpresa.”

Lei annuì col capo e seguì la sua direzione fermandosi dietro di lui. “Wow, Spike, sei più largo di quanto realizzassi.”

“Mi stai chiamando grasso?”

“No, sbagli, sto dicendo che sei largo. Come muscoloso.”

“Oh”, sorrise di soppiatto lui, “Questo va bene allora”. Sapeva che lei stava alzando gli occhi alle sue spalle.

La porta si aprì velocemente e sua figlia, la sua piccola Alicia, con i suoi riccioli castani color miele fino alle spalle e i suoi grandi occhi blu, lo stesso colore dei suoi, lo accolse con un grande sorriso sulla sua faccia tonda. “Ciao, Papà”

“Ciao, piccola. Come sta la mia ragazza?”

Lei annuì col capo in modo deciso, “Bene. Dove andiamo?”

“Beh” disse lui ghignando, eccitato per la sorpresa a sua figlia, “Prima di tutto ho una sorpresa per te.”

Gli occhi blu di lei si allargarono, “Che cosa?”

Facendo un passo da parte, rivelò Buffy che teneva le braccia aperte con un largo sorriso sulla sua faccia. La sua piccola ragazza strillò e saltò tra le braccia di Buffy, abbracciandola stretta.

Lui rise di quanto assolutamente adorabili le sue ragazze fossero, l’una nelle braccia dell’altra come se fossero amiche che non si vedevano da tanto tempo.

“Che cosa… oh. Sei tu.”

Spike vide Samantha, la sua ex-moglie, in piedi vicino all’ingresso. I capelli di lei raccolti in una coda di cavallo, gli occhi marroni a scrutarlo, il viso angolare accigliato. Poi, lei vide Buffy. E si illuminò immediatamente.

“Buffy!” esclamò Sam e si affrettò ad attraversare lo specchio della porta per accogliere Buffy.

Spike scosse la testa. La regina dei ghiacci sciolta da Buffy. Lei odiava la vista di lui, aveva da ridire sulle sue fidanzate più giovani, ma Buffy, Buffy la amava. Guardando Sam precipitarsi velocemente verso le ragazze che ridevano scioccamente, Spike rimase indietro e guardò Buffy.

Il sole la stava colpendo appena ad angolo retto dietro di lei, facendo sì che attorno a lei ci fosse un alone. Era luminosa. Il suo sorriso era largo e luminoso, facendole scintillare gli occhi verdi con genuina felicità.

Per niente come questa mattina e la notte prima quando era stata così arrabbiata e ferita da lui. Quello lo colpì, lo colpì dritto al cuore, e si sentì male. Le uniche due persone sulla Terra che lui non avrebbe mai voluto ferire erano Alicia e Buffy. Era già riuscito a far del male a Buffy e questo lo fece riflettere – il suo comportamento aveva ferito anche Alicia? Sam sembrava pensarla così e glielo faceva sapere ogni volta. Ma, lei era la ex-moglie, non era il suo compito definito essere irascibile e sgradevole verso di lui?

“Così, dove state andando?” gli chiese Sam, distogliendolo dai suoi pensieri.

“Stiamo andando al giardino zoologico” disse Spike dopo aver preso un minuto per riunire i suoi pensieri. Lui sorrise mentre Buffy gli sorrideva radiosamente. “Cosa c’è gattina?” gli chiese lui.

“Non sei andato la settimana scorsa al giardino zoologico?” chiese lei.

Alicia corrugò la fronte e agitò la testa, facendo ondeggiare i ricci oltre la schiena. “No, Papi mi ha portato al luna park.”

Buffy le sorrise e poi alzò lo sguardo a Spike, “Che cortese da parte sua.”

Lui si sentì arrossire. Lui, William “Spike” Giles, stava arrossendo. Lui diceva cose che la facevano arrossire, non il contrario.

“Bene, dolcezza, sei in buone mani qui” disse Sam ad Alicia, dirigendo quel commento, Spike sapeva, a Buffy. Lui evitò di alzare gli occhi. Vita amorosa a parte, sapeva come prendersi cura di sua figlia.

Sam ed Alicia si abbracciarono, e poi Buffy e Sam si abbracciarono. Spike stava iniziando a sentirsi in più quando Alicia gli si buttò tra le braccia. “Grazie Papi, per la sorpresa” disse lei, radiosa verso di lui.

Lui sorrise e si piegò a picchettarla sul naso. “Prego, piccola. Qualsiasi cosa per la mia ragazza.”

Girandosi verso Buffy che stava chiacchierando con Sam, Alicia tirò la mano di Buffy. “Possiamo andare ora, Buffy?”

Buffy le sorrise e spostò un braccio sulle sue spalle. “Naturalmente dolcezza. Parleremo dopo, Sam.”

Promesso? Verrai a cena con me e Ryan?”

Buffy annuì col capo, “Promesso”

“Grande. Parleremo dopo. Divertitevi, Alicia. Fai la brava, okay?”

“Lo farò” disse Alicia ad alta voce mentre trascinava via Buffy, “Ciao, mammina!”

“Lo sai”, la voce di Sam lo fermò dal seguire Buffy e Alicia, “Mi piace Buffy.”

Lui si girò verso di lei, “Piace anche a me”, disse lui con attenzione.

“Penso che sia una donna astuta.”

“Lo è” disse Spike, annuendo col capo, domandandosi dove voleva arrivare.

“E penso che la cosa più astuta che abbia mai fatto è non essersi concessa a te.”

E là era -- l'incudine.

Aprì la bocca per dire qualcosa, ma lei lo bloccò. “È una brava persona con un cuore gentile, William. Se dovessi ferirla ti prenderò a calci nel sedere.”

Lei lo lasciò prima che lui potesse dire una parola. Silenziosamente, andò verso la sua auto.

 

Capitolo Sette

L'ignoranza è come un delicato fiore: toccalo, e ne viene meno la freschezza” ~Oscar Wilde

Spike non riusciva a smettere di ridere. Era in piedi fuori dal recinto dove Buffy e Alicia stavano dando da mangiare alle capre, e stava ridendo istericamente di loro. Una delle capre sembrava aver preso come bersaglio le sue ragazze e di quando in quando spingeva la testa contro i loro sederi mentre loro davano da mangiare ad un'altra capra. All'inizio, l'espressione sui loro volti era stata divertentissima lui aveva desiderato di avere una macchina fotografica per catturarle, e ora stava ridendo insieme a loro.

Arrivando, ridacchiando, Buffy e Alicia uscirono dal recinto e Alicia andò immediatamente da lui e gli avvolse le braccia attorno alla vita, una cosa che non mancava mai di riscaldargli il cuore. “Papà, hai visto quella capra?”

Lui sorrise, “Non avrei potuto perderla, piccola”

“Perché non vai anche tu lì dentro e ti fai colpire?”

Buffy rise, “Tuo padre viene colpito abbastanza”

Spike le lanciò un'occhiata e Buffy gli fece un grande sorriso.

“Sapete cosa non abbiamo ancora visto” iniziò Spike con noncuranza, avvolgendo un braccio attorno alle spalle di Alicia e l'altro attorno a quelle di Buffy. “Non abbiamo visto i serpenti”

Entrambe le ragazze arricciarono il naso e Buffy rabbrividì visibilmente al pensiero.

Lui le incitò a proseguire, guidandole verso la 'Fossa dei Serpenti' come era stata giustamente chiamata. Camminando lungo il rettilario che ospitava parecchi serpenti, Alicia e Buffy si strinsero ancore di più lui. Quando si imbatterono in un boa costrittore particolarmente grande appeso ad un grosso ramo, Buffy rabbrividì e Alicia guardò altrove.

“Non per essere una mezza calzetta, ma” Buffy alzò lo sguardo su di lui, gli occhi verdi imploranti, “Possiamo saltare i serpenti?”

Lui ghignò diabolicamente, “Perché dorrei farlo quando ho le mie due ragazze preferite che si stringono a me alla ricerca di protezione?”

Lei gli rivolse uno sguardo stanco e lui acconsentì. “Che ne dite di pranzare, signore?”

***

“Ti somiglia così tanto” notò Buffy più tardi quello stesso giorno mentre lei e Spike sedevano insieme su una panchina del parco con dei coni gelato, guardando Alicia sulle giostre che chiacchierava con dei bambini.

“E' una cosa buona o cattiva?”

“Beh, guardala. Il modo in cui parla con tutti. Anche se, ha l'atteggiamento di Sam, quindi non si berrà idiozie da nessuno”

“Stai dicendo che io mi bevo idiozie dalla gente?”

Lei lo guardò, “Ti ricordi di Harmony, giusto?”

Lui gemette, “Ho un vago ricordo di lei, sì”

“Accidenti, come è cambiato il motivetto da 'Mi manca' a 'un vago ricordo'”

“Beh, non è che non riesca più a fare sesso”

“E queste erano le ultime notizie da William Giles” disse Buffy, assumendo il tono di voce di un annunciatore tv e poi fissandolo.

“Okay, ascolta, era una battuta” disse Spike e le diede un colpetto col gomito.

“Oppure non così tanto una battuta dato che mi hai mentito la scorsa notte per riuscire a provare questa teoria” disse Buffy con calma.

Spike divenne pensoso immediatamente. “Buffy, sono davvero di-”

“Per favore non farlo. Ti sei già scusato più che abbastanza”

“Sono un bastardo”

“Sì”

“Un segaiolo”

“Sì”

“Uno stupido, fottuto idiota”

“Sì”

“Sentiti libera di non essere d'accordo con me in qualsiasi momento, Buffy”

Lei sorrise sfrontatamente, “Lo farò quando dirai qualcosa con cui sono d'accordo”

I loro occhi si incontrarono e rimasero fermi, così come il respiro di Spike. Dio, era meravigliosa. Un angelo, sul serio, e a lui non dispiaceva affatto dirglielo.

Lei scosse la testa, “Non sono un angelo. Sono solo un semplice essere umano”

“Alicia ti ama, Sam ti ama... Lei è il diavolo, Buffy, e anche il diavolo ti ama. Tu sei un angelo”

Buffy piegò la testa di lato e lo guardò pensosamente. “Tu mi ami?”

Lui annuì, “Più di quello che sai, Buffy. Intendevo sul serio quello che ho detto prima; ho bisogno di te”

Lei sospirò e si voltò tornando a guardare Alicia. “Tu non hai bisogno di me”

“Buffy-”

“Tu hai bisogno delle donne in generale, ma non di me in particolare”

“Questo non è vero” lui scosse la testa. “Io ho bisogno di te. Mi fa male sapere che tu non ci credi”

“Beh, a me fa male sapere che è vero, quindi siamo pari”

“Dio, Buffy” disse lui con impeto, “Non dirmi fottutamente questo-”

“Guarda, possiamo non farlo adesso? Siamo allo zoo, ci stiamo divertendo, cosa più importante, tua figlia si sta divertendo. Conserviamocelo per dopo, okay?”

Lui annuì silenziosamente e la osservò mentre si alzava e buttava il resto del suo gelato in un cestino vicino. “Dove stai andando?”

Lei si voltò e rispose. “A dondolare sull'altalena. Vuoi spingermi?”

Lui annuì, buttando il suo gelato e balzando dietro di lei.

***


Guardando nello specchietto retrovisore della sua Volkswagen Passat nera, lui spiò Alicia stretta teneramente al fianco di Buffy come meglio poteva mentre era legata dalle cinture di sicurezza. Lei stava sussurrando qualcosa nell'orecchio di Buffy e Spike si stava sforzando di sentire oltre la radio che Alicia aveva insistito per avere ad alto volume. Come Buffy riuscisse a sentire era un miracolo per lui.

Una canzone pop che non riconobbe – non ascoltava mai quella robaccia che andava per radio e la testa di Alicia scattò in alto. “Papà, puoi alzare di più? Mi piace questa canzone”

Spike si accigliò, “Piccola, penso sia alto abbastanza”

Lei gli sbatté le lunghe ciglia e sorrise dolcemente. “Per favore? Mamma ama questa canzone”

“Oh beh in questo caso” mormorò Spike.

Buffy diede un calcio al suo sedile e lui si allungò verso la radio.

“Papà?”

“Sì, dolcezza?”

“Mamma dice che Madonna canta questa canzone e che deve aver conosciuto anche lei William. Stava parlando di te, Papà?”

Questa è buona. “Non penso, piccola. Non l'ho mai incontrata”

Alicia annuì e sorrise. “Okay”

I've heard it all before
I've heard it all before
I've heard it all before
I've heard it all before

I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say you're sorry
I've heard it all before
And I can take care of myself
I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say 'forgive me'
I've heard it all before
And I can't take it anymore

You're not half the man you think you are
Save your words because you've gone too far
I've listened to your lies and all your stories
You're not half the man you'd like to be

Gesù Cristo. Sam aveva davvero detto questo – e Cristo... aveva ragione? Era lui quel tipo? Quelle parole sembravano molto quelle che Buffy gli aveva lanciato contro la sera prima e questa mattina e esattamente, un paio di ore fa.

La testa di Spike scattò in alto e guardò nello specchietto retrovisore, gli occhi finirono su Buffy. Lei aveva un'espressione strana sul viso. Sembrava... triste. Oh Dio. Stava pensando che lui era quel tipo. Il cuore iniziò a martellargli nel torace.

I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say you're sorry
I've heard it all before
And I can take care of myself
I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say 'forgive me'
I've seen it all before
And I can't take it anymore

Don't explain yourself cause talk is cheap
There's more important things than hearing you speak
Mistake me cause I made it so convenient
Don't explain yourself, you'll never see

(Sorry, sorry, sorry)
I've heard it all before
I've heard it all before
I've heard it all before

I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say you're sorry
I've heard it all before
And I can take care of myself
I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say 'forgive me'
I've seen it all before
And I can't take it anymore

I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say you're sorry
(Don't explain yourself cause talk is cheap)
I've heard it all before, And I can take care of myself
(There's more important things than hearing you speak)
I don't wanna hear, I don't wanna know
Please don't say 'forgive me'

I've heard it all before
I've heard it all before
I've heard it all before
I've heard it all before

Si sentiva male. Voleva vomitare.

Lui era quel tipo.

Guardando nello specchietto la faccia da demonietta di Alicia, stretta a Buffy che faceva correre le dita nei suoi riccioli da ragazzina, a Spike venne da piangere.

Non poteva perderle. Mai.

*Song “Sorry” by Madonna*

 

Capitolo Otto

La vita reale di una persona è così spesso la vita che uno non fa. ~Oscar Wilde

“Spike, non fare qualcosa di stupido”, mormorò Buffy mentre tentava disperatamente di trattenere uno Spike furioso, che stava attualmente precipitandosi a casa di Sam con scopi omicidi.

Alicia stava ben davanti a loro e stava correndo lungo il vialetto, lontana dal sentire.

“Non fare qualcosa di stupido?” lui quasi abbaiò a Buffy. “Dice qualcosa di simile davanti Alicia e pensa che sia giusto? Sto andando ad ucciderla!”

“Spike. Fermati. Tu non sai con che scopo l’ha fatto. Potrebbe aver parlato tra sé o con Ryan e Alicia ha ascoltato di nascosto e-“

Spike la bloccò e l’affrontò. “Non è il punto. Il punto è che la mia piccola ragazza pensa che io sia –“

“No. Lei ha chiesto se fossi tu e tu hai detto di no. Fine della storia.” Lei fece un passo indietro e lo studiò, stupore passò sui lineamenti di lei.

“Che cosa?” scattò lui.

“Ti stai sentendo colpevole.”

Lui non disse nulla. Segno sicuro che fosse la verità.

Con un ringhio di frustrazione, lui agitò la testa e si avviò, vale a dire, fino a che Buffy non fermò l’azione afferrando il suo braccio. Non gli avrebbe lasciato rovinare ad Alicia la bella giornata perché lui avrebbe combattuto con Sam.

Mentre lei era del tutto d'accordo col non parlare male ad un bambino di un genitore, lei sapeva anche che Sam, non importava quanto disprezzasse Spike, non lo avrebbe fatto. Certo, il suo a mala pena velato commento davanti a lei probabilmente non era la cosa migliore, neanche, ma -- era stato un incidente; doveva esserlo. Alicia amava suo padre, veramente, e desiderava solo che lui trascorresse più tempo con lei. La piccola desiderava poter comunicare con suo padre e dirgli le cose - come il fatto che avesse un boyfriend; una prova per Buffy che i ragazzini di oggi crescevano troppo velocemente. Ma queste erano le cose che stavano accadendo nella vita di Alicia e queste erano le cose che lei desiderava poter dire a suo padre. E l'unica ragione per la quale Buffy sapeva tutto era perché Alicia gliel'aveva detto nell'automobile prima che arrivasse la canzone malfamata.

Buffy lo trovò triste. Triste che lei, che Alicia vedeva a mala pena, fosse l'unica altra persona oltre a sua madre, con cui Alicia sentiva di potersi confidare.

Spike aveva bisogno di una sveglia, e di solito quelle sveglie accadevano in modo duro e diretto. Era giusto quello di cui aveva bisogno.

Grazie, Madonna.

“Non entrare lì dentro pronto ad iniziare la battaglia con Sam. Prendila da parte, ma non –“

“Non dirmi come trattare Sam e maneggiare i miei affari, Buffy!”

Rabbia scintillò in lei, “Questo è il tuo fottuto problema, Spike. Non sai come maneggiare i tuoi affari!” sibilò lei infuriandosi e si precipitò davanti a lui questa volta.

***

Il giorno di Spike, quello stava andando bene quando loro tre erano stati nella loro piccola bolla giù al giardino zoologico, era stato grande. Si era divertito ed ora, ora poteva definitivamente dire che il suo giorno era andato cacare.

Non c’era niente come il processo di auto - analisi, di avere quel momento di “Wow, ho realmente rovinato tutto, vero?” Ed è differente quando hai quel momento da solo, quando fai qualcosa che pensi dopo che non era nei tuoi interessi fare. Era un'altra cosa comunque, quando altri te lo fanno notare, direttamente o indirettamente . Quando a quanto pare sei talmente fottuto che gli altri sentono il bisogno di dirti che sei fottuto, c’è ovviamente un problema. La sua ex-moglie era una cosa, ma Buffy e sua figlia erano un’altra.

E Buffy aveva assolutamente ragione. Si stava sentendo colpevole. Colpevole ed arrabbiato per le proprie azioni; due cose che non andavano bene in accordo con il suo modo di fare. Inoltre era infastidito che Buffy avesse visto giusto dentro di lui.

Oltrepassandola, entrò in casa con Buffy alle calcagna. Sam stava vicino ad Alicia mentre lei eccitata le raccontava velocemente la giornata, per poi correre via avendo bisogno di andare al bagno.

“Spike-” iniziò Buffy.

“Così, Sam, stavamo nell'automobile e questa canzone parte” iniziò immediatamente Spike, “ed è una canzone di Madonna.”

Sam lo fissò, senza espressione, benché il riconoscimento tremolasse negli occhi di lei.

“Ed è sostanzialmente su un tipo perdente che rompe le sue promesse e si trova costantemente a mentire e sai che cosa mi ha chiesto Alicia ? Lei mi ha detto che, mamma dice che Madonna deve aver conosciuto William e quel “William sei tu, Papà?” “

“Deve avermi sentita parlare con Ryan-“ iniziò lei.

“Che cosa è accaduto al non parlare male di me davanti a nostra figlia?” chiese Spike.

Sam lo fulminò, “Ti ho appena detto che ha origliato. Non le ho mai parlato male di te, e non volevo. Per qualche strana ragione, quella piccola ragazza adora la terra dove cammini.”

“Gesummio, grazie, fantastico, Sam” disse Spike sarcasticamente.

“Pensa che tu non possa sbagliare, oltre al fatto che lei non può parlare con te di certe cose e a mala pena ti vede-“

“Può parlare con me di qualsiasi cosa!”

“Ma non lo fa, giusto?” scattò Sam. “E tu, tu non vai su tutte le furie quando arrivano a casa i voti e le note da scuola. Non vai agli incontri tra genitori e insegnanti e non resti alzato tutta la notte perché è ammalata, non sei presente perché sei troppo occupato a darle qualsiasi diavolo lei desideri! Non ti comporti come un genitore, William; ti comporti come un padre di una sitcom degli anni 50. Stai dentro, stai fuori e la Mammina deve occuparsi di tutto il resto.”

“Tu non me l’hai mai lasciata per più di un fine settimana-“

“Perché sei troppo occupato ad andare in giro a puttane per averla più di un fine settimana!”

“Non cominciare con quella merda, Sam, tu ami solo punirmi e usare qualsiasi cosa puoi come giustificazione-”

Silenzio!” gridò Buffy a pieni polmoni. Quando ebbe ottenuto la loro attenzione, continuò tranquillamente, “c’è una ragazzina che può probabilmente sentire ogni parola che state dicendo ora. Adesso non è il momento di tirare fuori i vostri panni sporchi.”

“Lei ha ragione” disse Sam voltandosi, gettando uno straccio per i piatti nel lavandino. “Vado a controllarla. Buffy, chiamami presto, okay? William? Vattene.”

“Desidero dire arrivederci alla mia bambina”, sibilò Spike. “Leesha !” gridò lui attraverso la casa, “Io sto andando, piccola, vieni a dire arrivederci a tuo padre!”

Loro poterono sentirla arrivare, anche così tranquillamente. Buffy osservò Spike per misurare la sua reazione a quello, sapere che sua figlia li aveva sentiti gridare. Era felice di aver fermato lui e Sam prima che Alicia avesse potuto sentire abbastanza dal farle del male.

Buffy sapeva che cosa era avere entrambi i propri genitori che si prendevano alla gola l’un l’altro. Poi era arrivato il counseling e loro erano stati in grado di risolvere i loro problemi. Lei era cresciuta in una casa in cui c’erano stati problemi, sì, ma quei problemi potevano essere risolti. Crescendo con amici che avevano i genitori divorziati, aveva imparato che non tutti i problemi potevano essere risolti e quello la rattristava. Specialmente ora mentre guardava come Alicia si avvicinava a Spike quasi impaurita.

“Arrivederci papà”, disse lei ad alcuni passi di distanza da suo padre.

“Posso avere un abbraccio, piccola?” chiese lui, la sua voce leggermente rauca dal gridare.

Lei annuì col capo e volò tra le sue braccia.

“Tornerò, okay? Usciremo e faremo qualcosa questo fine settimana. Forse desideri rimanere con me per un paio di giorni? Come ti suona?” le chiese Spike, abbracciandola stretta.

“Buono”, disse Alicia, la voce attenuata dalla giacca di lui su cui lei premeva contro.

“Okay, piccola. Buona notte”

Lei annuì col capo e lo liberò, volando da Buffy, abbracciandola per poi precipitarsi a salire le scale. Era chiaro che non desiderava rimanere in giro nel caso le urla cominciassero ancora.

“Ora uscirai per favore?” chiese Sam, il suo tono freddo.

“Con piacere”, replicò Spike precipitandosi fuori.

Buffy osservò tristemente Sam, “Mi dispiace, Sam.”

Sam agitò la testa, e Buffy avrebbe potuto dire che la donna stesse combattendo le lacrime e che lei non desiderasse che Spike lo sapesse. “Non è colpa tua. Chiamami per il pranzo, okay?”

“Sam, io-“

Sam alzò la sua mano, fermandola. “Io non so come fai Buffy. Io proprio non lo so”, e se ne andò, senza dubbio a confortare sua figlia.

Buffy sospirò pesantemente e raccolse le forze per affrontare la tempesta Spike. “Non so più neanche io come faccio’” mormorò Buffy uscendo.

 

Capitolo Nove

L'uomo è un animale razionale che perde la pazienza ogni volta che gli si chiede di agire secondo i dettami della ragione” ~Oscar Wilde

Il viaggio in macchina era stato silenzioso. Buffy aveva cercato di parlargli subito dopo essere entrata in macchina e lui le aveva detto “Non ora, Buffy”.

Una volta arrivati a casa sua, lui si era precipitato in camera sua, e ne era riemerso alcuni minuti dopo mentre lei frugava nel frigorifero alla ricerca di qualcosa con cui fare uno spuntino.

“Sto uscendo” annunciò lui.

Lei si voltò verso di lui, “Cosa vuoi dire con stai uscendo?”

Lui incontrò i suoi occhi, “Voglio dire, sto uscendo”

“Dove?”

“Per un drink”

“Spike-”

“Non iniziare, Buffy”

“Mi stai già mandando via” lasciò uscire lei con un'espressione di disgusto, per se stessa, non per lui. “Non posso credere di averti fottutamente creduto” disse, scuotendo la testa.

“Buffy, sto uscendo per un drink-”

“Sì, questo è il modo in cui inizia sempre comunque, non è così Spike? 'Sono uscito per un drink e ho incontrato questa ragazza e eccetera, ecc., ecc.”

“Buffy, non incontrerò nessuna ragazza! Dio, sto solo uscendo per un maledetto drink!”

“No, non è vero. Lo sai tu e lo so io. Solo non ti piace che io lo sappia”

“Buffy, non ho bisogno di questo in questo momento. Ho avuto una brutta giornata-”

“Sì, ed è tutto riguardante te vero?” urlò lei.

“Sì, lo è, non è vero!” le urlò in risposta lui. “Per averti qui ho dovuto cambiare tutta la mia vita-”

“Come se la tua vita fosse così fottutamente perfetta tanto per cominciare, Spike! Non hai cambiato niente! Hai avuto qui una qualche puttanella la prima sera che ero qui. Sai qual è il tuo problema William? Sei un maledetto codardo. Questo è proprio tipico Spike. 'Non riesco a fronteggiare niente quindi esco e corro a nascondermi. Trovo qualche stupida puttanella da sbattere per la notte o con cui stare per le prossime settimane, perché mi sento così schifato da me stesso quotidianamente, e mentre loro sono lì mi fanno sentire bene con me stesso'. Non sei un uomo sicuro di sé. Sei un codardo. Quindi, vai. Vai a divertirti, non mi importa fottutamente più cosa fai!”

“Buffy-”

Vai!” gli urlò lei.

Fissandola, lui si voltò sui tacchi e uscì fuori dalla porta, sbattendola dietro di sé e facendo tremare i muri al suo passaggio.

Lei stava tremando insieme ai muri. Lacrime di frustrazione le viaggiavano lungo le guance. Era così arrabbiata e ferita e stufa. Andando con passo pesante in 'camera sua', impacchettò le sue cose, asciugandosi le lacrime che le offuscavano la visione.

Una volta che le sue cose furono impacchettate, camminò pesantemente giù per le scale e fuori dalla porta, sbattendola con tanta forza quanta ne aveva usata lui. Correndo lungo le scale, rimase in piedi sul marciapiede, il cielo scuro che si adattava perfettamente al suo umore.

E ora cosa? Sarebbe potuta andare da sua zia, tuttavia, non sapeva come arrivare lì e non aveva una macchina. Per non parlare del fatto che non voleva sul serio disturbarli ora, o dover spiegare cosa stava succedendo.

Cercando nella borsa afferrò il telefono cellulare e compose il numero per le informazioni. “Salve, il servizio taxi?” Avrebbe trovato un hotel in cui rimanere per la notte e deciso cosa fare la mattina successiva. A questo punto, aveva finito con la California.

***

Spike sedeva al bar, il cadente, buio bar dove poteva andare in incognito per la maggior parte del tempo, e buttò giù un altro bicchierino di Jack.

Che giornata. Non c'era niente come prenderle da tutte le parti; prima Buffy, poi Sam e poi... Alicia. Quello faceva male, lo sguardo sul suo viso quando aveva sceso le scale per dirgli ciao gli aveva fatto male. E, come suo solito quando era ferito, si era arrabbiato.

Alicia non aveva mai dovuto avere a che fare con lui e Sam che litigavano. Lui era uscito fuori di casa quando Alicia aveva solo due mesi. Lui e Sam erano stati ai ferri corti per molto tempo prima di quello, e quando lui l'aveva tradita, quello era stata la fine di tutto.

Buffy non sapeva l'intera storia. Non sapeva che la Sam che lei conosceva non era la stessa Sam che conosceva lui. Quella donna sapeva essere fredda. Sam era stata gelosa quando lui aveva iniziato ad avere riconoscimenti per la sua recitazione. Aveva iniziato ad andare in posti e lei non era stata in grado di trattare con il suo successo. Lei stava cercando a quel tempo di far sollevare la sua carriera – nel marketing – e stava sbattendo contro i muri. Quella donna era competitiva e quando la carriera di Spike aveva iniziato a decollare, Sam aveva iniziato a diventare sempre più fredda e distante.

Lui aveva voluto sua moglie lì da portare ai party per incontrare agenti e amici attori con cui stava iniziando ad entrare in confidenza, e lei era andata con lui un paio di volte, ma poi aveva smesso, dichiarando che odiava stare sotto la luce dei riflettori in quel modo.

Quindi, lui era andato senza di lei.

E aveva avuto una relazione.

Una stupida avventura di una notte di cui si era sentito immediatamente in colpa – metà per aver ferito Sam e metà perché sapeva nel suo cuore non era più innamorato di Sam. Di fatto, non era sicuro se fosse mai stato davvero innamorato di lei.

Era un disastro tra lui e Sam, e lui si era rifiutato di prendersi tutta la colpa per la fine del loro matrimonio, e sul serio, era già finito prima di quell'avventura di una notte. Solo che Sam non era mai stata in grado di accettarlo perché quella donna non riusciva ad accettare di poter sbagliare riguardo qualcosa. Queste erano le cose di cui Buffy non sapeva molto perché a lui non piaceva mai soffermarcisi sopra. Non gli piaceva ricordare quei momenti e quanto insicuro di se stesso si era sentito allora.

Dove era andata la sua vita dopo quello, non ne era sicuro. Ad un certo punto aveva preso la direzione sbagliata e ora la sua vita sembrava tutta puntata sul prossimo grande brivido.

Sam aveva ragione su alcune cose: lui non aveva mai avuto tutte le cose che legavano genitori e figli come le aveva avute Sam. Non aveva mai avuto le influenze, le riunioni genitori-insegnanti, e tutte quelle altre piccole cose che erano in realtà grandi cose nel grande schema generale.

Sentì le lacrime pungergli gli occhi. Aveva fatto un disastro di tutto vero? E se un giorno la sua Alicia gli avesse detto che lui non era la metà dell'uomo che pensava di essere? Avrebbe dovuto dire che lei aveva ragione.

Buffy aveva ragione.

E Sam aveva ragione – per quello che riguardava Alicia per lo meno.

Aveva sempre pensato che Sam fosse solo gelosa del fatto che lui e Alicia avessero questa meravigliosa relazione – ma che tipo di relazione era, in realtà? Era superficiale, vuota. Era lui che la portava fuori per divertimento e poi la scaricava a casa e lasciava Sam ad occuparsi dei dolori di pancia da troppi dolci.

Era lui che voleva sentirsi come il Dio che gli dicevano che fosse, che cavalcava l'onda di amore e adorazione che lo copriva. Poteva accecare una persona; farti pensare di essere più di un semplice essere umano. Farti pensare che tutti possano amarti quando non sanno le piccole cose che ti riguardano che ti rendono unico.

Ma Buffy sapeva. Lei lo guardava dentro, sempre. E questo lo infastidiva e lo incoraggiava. Era sempre la parte infastidita che vinceva, e la parte che era spaventata che se lei avesse saputo troppo, sarebbe scappata via da lui.

Alzando lo guardo per guardare se stesso nello specchio che gli stava di fronte, sentì un'ondata di disgusto travolgerlo. Era passato dal non voler mai perdere Buffy al sedere qui, senza di lei. Tutto perché era proprio quello che lei aveva detto lui fosse – un codardo.

“Cristo” mormorò, “Cosa sto facendo? Cosa ho fatto?”

Le aveva fatto male. L'aveva fatta arrabbiare. Di nuovo.

Avrebbe dovuto farsi perdonare da lei adesso.

***

Buffy ringraziò il guidatore per averla aiutata ad entrare al Marriot che era a poche miglia, per quanto poteva dire lei comunque, da casa di Spike e posò le sue cose attorno mentre aspettava che qualcuno la aiutasse a fare il check-in.

Se l'avesse organizzato meglio, avrebbe tirato fuori con un gesto rapido il suo pratico elegante telefono cellulare e fatto chiamate dappertutto, ma non stava pensando molto chiaramente e aveva chiesto soltanto all'autista del taxi di scaricarla al più vicino hotel. Da lì, avrebbe capito cosa poteva fare.

Tamburellando le dita sul bancone, in attesa, si domandò cosa stesse facendo Spike. Se avesse già legato con qualcuna sopra una bottiglia di Jack Daniels. Se la stesse scopando, dicendole quanto fosse speciale, come lei fosse un angelo, dicendole che aveva bisogno di lei... combattendo contro le lacrime, rifletté su cosa la turbava di più: il fatto che lui avesse fallito l'iniziativa di fronteggiare i suoi demoni, combatterli e cambiare per il meglio, o, il fatto che era lì fuori a scopare qualcuna che alla lunga non significava niente per lui, e dopo l'avrebbe solo fatto sentire peggio, che subito dopo l'avrebbe fatto correre di più e che stava dicendo tutte quelle stesse cose dolci a qualcun altra, il che rendeva privo di efficacia tutto quello che le avesse mai detto.

Faceva male sapere che lui non le avesse mai intese sul serio.

Vedeva così tanto potenziale in lui, sapeva che sarebbe potuto essere un brav'uomo. L'aveva visto con i suoi stessi occhi. Sapeva che poteva essere un padre meraviglioso, sapeva che se solo avesse abbandonato quello di cui lui pensava di aver bisogno e invece si concentrasse su cosa aveva bisogno, la sua vita sarebbe cambiata per il meglio.

“Buffy?”

Voltando la testa, avvistò un uomo familiare fissarla interrogativo. Lei batté gli occhi, dove l'aveva conosciuto, dove---

“Sono Angel, dell'aereo? Ti ho dato il mio biglietto”

I suoi pensieri si schiarirono, “Oh! Mi spiace, è solo che sono...” guardò attorno le sue valigie e borse, “Esaurita. Attualmente molto esaurita”

“Oh” lui riuscì ad apparire ancor più abbattuto, i suoi grandi occhi marroni si rattristarono. “Ho pensato che forse tu- ma non ho visto tutte le borse” Si schiarì la gola. “Scusa”

“Mi dispiace, sono appena stata con il mio amico e stavo per chiamarti.” Chi sta prendendo in giro? Non aveva programmato di chiamare l'uomo carino che voleva portarla fuori a cena mentre erano entrambi in città. Era stata così concentrata su Spike, pensando di rivolgergli la stessa cortesia che si supponeva lui stesse facendo a lei.

“E' okay, Buffy, capisco. Cosa uh, cosa è successo con il tuo amico?”

“Per farla breve? E' un idiota” Si morse il labbro, pensando alla svelta. “Se prendo una camera, vorresti ancora andare a cena a meno che tu non stia per-”

Lui le sorrise raggiante. “Mi piacerebbe. Stavo uscendo. Da solo. Allora, aspetterò con te?”

Lei sorrise, “Per favore”. Cercò nella borsa, premette il bottone che spegneva il suo telefono. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, pensò.

Sì, giusto.

 

Capitolo Dieci

Lui conosceva il preciso momento psicologico di quando non dire niente. ~ Oscar Wilde

“Buffy!” gridò Spike, lanciando le sue chiavi sopra al tavolo da pranzo. Silenzio. “Buffy! Sono tornato e sono solo, piccola. Puoi uscire così posso parlarti?”

Ancora silenzio.

“Buffy?” disse lui, a bassa voce questa volta. Aveva un brutto presentimento…

Il cuore palpitava forte nel suo petto, corse su per le scale due scalini alla volta e attraverso il corridoio che portava alla stanza di lei.

Se n’era andata. Tutte le cose di lei se n’erano andate. Lo aveva lasciato. E realmente, non poteva incolparla di questo. Non dopo il modo in cui l’aveva trattata, non dopo che aveva sentito le storie di lui uscire per “un drink”, non era come se la parola di lui significasse qualcosa per lei, perché avrebbe dovuto? Quante volte le aveva mentito nelle ultime ventiquattro ore?

“Maledizione!” gridò lui colpendo la porta. Quando non fosse stato così arrabbiato, era sicuro che avrebbe fatto male dopo. Raggiungendo la sua tasca, tirò fuori il cellulare e spinse il tasto di chiamata. La sua voce nella segreteria. Doveva aver spento il telefono.

Scendendo le scale, afferrò le chiavi e uscì dalla porta, chiudendola sbattendo. Correndo nel corridoio, bussò alla porta dell’anziana Miss Wilson.

Lei aprì, accigliata, le rughe ancora più profonde, “Hai finito di sbattere le porte, giovanotto? Non mi interessa chi tu-“

“Sono dispiaciuto, Miss Wilson”

“Dovresti esserlo!”

“Lo sono. Lo sono veramente.” e lui era veramente dispiaciuto per il disturbo della delicata e gobba vecchia signora. Dio, cos’altro poteva fare per rovinare altre vite oggi? “Miss Wilson, io avevo un ospite la notte scorsa-“

“La bionda? La bionda che stava piangendo mentre tirava la sua valigia fuori di qui? Quell’ospite?” chiese Miss Wilson accusando.

Lui annuì con la testa, Dio, ho fatto piangere Buffy. “Sì, è l’unica. Le è sembrato di vedere se prendeva un taxi o qualcuno-“

“Taxi. Taxi giallo. Hai bisogno del numero? È il servizio che uso tutte le volte-”

“Sì, grazie.”

Zoppicando via da lui, Spike restò in piedi in corridoio, quasi pazientemente. Per tutti i torti che aveva dato stasera alla povera Miss Wilson, non doveva metterle fretta.

Finalmente, lei tornò indietro porgendogli il numero su un biglietto giallo canarino. “Qualsiasi cosa tu abbia fatto, è meglio che rimedi. Sembra una ragazza dolce.”

Spike sorrise. “Lo è. E non merita uno come me. Grazie, Miss Wilson.”

Correndo fuori e dirigendosi alla sua automobile, compose il numero della compagnia dei taxi. “Salve, mi stavo domandando se potevate dirmi di una ragazza che avete caricato al mio indirizzo e dove l’avreste portata…”

***

“Questo è così buono!” esclamò Buffy mentre prendeva un pezzo di eccellente costoletta con la sua forchetta e la portava alla bocca.

Era riuscita ad ottenere una stanza, appena un piano sopra a quello di Angel, e dopo aver sistemato le proprie cose si era rinfrescata un po’, se n’erano andati in un ristorante nel quale cenare. Avendo voglia di carne, Buffy ed Angel trovarono un Longhorn per una piacevole e tranquilla cena in un ristorante appartato.

Angel le sorrise, “Sono felice che ti piaccia.”

“Ti piace il tuo?”

“Sì. Desideri provare del purè di patate?”

“Sì, per favore. Gradisci provare la frittura di patate dolci?”

“Definitivamente.”

Ridendo insieme come bambini, loro si scambiavano il cibo e si rimboccavano. Buffy non era stata sicura di cosa l’aveva ispirata a chiedere ad Angel di uscire. Lei odiava pensare che fosse in qualche modo un modo per farla pagare a Spike, ma tuttavia quel pensiero era là giusto nella parte posteriore della sua mente.

Non che importasse a Spike comunque. Aveva chiuso con lui. Avrebbe mantenuto i contatti con Sam ed Alicia, ma non sarebbe rimasta a guardare Spike continuare il percorso che aveva intrapreso. Aveva chiuso.

E se avesse continuato a ripeterselo, forse ci avrebbe creduto.

“Così cosa ha fatto esattamente il tuo amico di così stupido, perché tu lasciassi casa sua?” chiese Angel.

Buffy sospirò, appoggiando la forchetta e prendendo il vino bianco. Prendendo un sorso di vino, lei considerò meditatamente Angel. “Realmente non desidero parlarne ora. Mi sto divertendo e il cibo è favoloso. Non voglio rovinarlo.”

Angel annuì col capo, “Va bene allora. Così, dimmi, sei interessata a venire con me alla convention del bene immobile domani?”

Lei agitò la testa, “No, posso onestamente dire che non sono interessata a quello,” e rise, l’effetto del vino iniziava a sentirsi. Lei era talmente leggera e aveva preso un bicchiere prima di pranzo a stomaco vuoto…

“Abbastanza corretto”, sorrise Angel, “Non ti biasimo. Se non dovessi andare, non lo farei.”

“Saltalo. Prenditi il giorno libero” lei fluttuò la sua mano come se lo stesse congedando. “Esci con me. Vedremo i luoghi di interesse turistico insieme.”

“Nella tua stanza stavi parlando di andare via domani-hai cambiato idea?”

Lei scrollò le spalle, “Forse.” Lei sorrise flirtando, “o almeno potrei essere persuasa.”

“Stai flirtando con me, Miss Summers?”

“Forse, che cosa se lo stessi facendo?”

“Io dico continua, per favore” e lui ghignò. “Potrei avere altro fritto?”

“Soltanto se prometti di prendere quella-“ e lei indicò un’enorme torta di formaggio alla ciliegia che veniva servita attraverso la stanza, “con me.”

“Lo prometto.”

“Assicurati di poter mantenere quella promessa, ho esperienza con promesse rotte abbastanza rapidamente.”

“Lo prometto,” lui disse con un fermo cenno del capo.

“Ti controllerò su quello” disse lei, additandolo, tentando uno sguardo severo.

Lui rise di soppiatto, “Oh, sono sicuro che lo farai.”

***

Lui odiava usare la frase “Voi sapete chi sono?”, ma era efficace quando aveva bisogno di informazioni velocemente. E’ stupefacente quello che la gente farebbe per te una volta che realizzano che sei famoso.

Lei se n'era andata, se ne rese conto dopo cinque minuti che bussava alla porta. Si era persino nascosto dal buco della porta, sicuro che se lo avesse visto, lei avrebbe finto di non essere là.

Benissimo, l’avrebbe aspettata nell'ingresso. Era perplesso – Dov’era andata? Non sapeva orientarsi bene e tutto… e non era molto un'avventuriera quando non conosceva bene la zona.

Ritorna ti prego, Buffy, pensò lui.

***

Spike stava cominciando a cadere addormentato. La sua testa penzolò di lato per un minuto quando la sentì. Il suono della sua risata. I suoi occhi si aprirono scioccati e misero a fuoco la scena prima di rendersene conto.

Buffy era là al sicuro, stava ridendo e - stava tenendo il braccio del grande balordo dell’aereo! Saltando in su dalla sua posizione, Spike marciò in avanti e si piantò sul loro percorso.

Il sorriso di lei si spense e si raddrizzò, “Come mi hai trovata?”

Lui la studiò molto attentamente, le sue guance erano arrossate, gli occhi un po’ annacquati. “Hai bevuto?” chiese lui.

“Come mi hai trovata?” ripeté lei.

“Questo è il tuo amico?” Angel le chiese.

Spike lo fulminò, il suo petto che soffiava fuori, “Tu sai chi sono io, compagno?”

Angel guardò di sottecchi e corrugò la fronte, “No.”

Buffy alzò gli occhi e colpì il petto di Spike. “Odio quella battuta. È così scadente, William.”

Spike la guardò torvo, “Non m’importa in questo particolare momento. Vuoi dirmi cosa sta accadendo?”

“Non particolarmente, no” disse lei per-la-verità. “Io voglio”, lei prese un respiro profondo, “Voglio che te ne vai e mi lasci sola.”

Il cuore di Spike si ruppe e lui scosse la testa, “Non posso farlo, Buffy.”

“Sì, tu puoi, lo fai già così bene!”

Lui incontrò gli occhi di lei, “Non me ne andrò finché non avremo parlato.”

“Bene, allora. Immagino che per te sia meglio iniziare a sentirti a casa qui nell'ingresso.”

“Buffy, ti prego-“

“Hai portato qualcuno a casa? Oppure hai avuto un rifiuto e sei venuto da me come secondo pensiero?”

“Sbagliate tutte le spiegazioni.”

Lei sbuffò.

“Buffy-“ iniziò lui.

“Come mi hai trovata?”

Lui la guardò, esasperato, “Quante volte me lo chiederai?”

“Altrettante volte fino a che otterrò che tu mi risponda.”

“Ho parlato con la mia vicina, ha detto di averti visto andare via. Ha visto la compagnia dei taxi-“

Lei sventolò la mano, “Okay, non mi interessa altro.” Lei alzò gli occhi verso Angel “Accompagnami alla mia stanza?”

“Sopra il mio cadavere,” ringhiò Spike.

Lei lo fulminò, “Chi diavolo pensi di essere? Oh, aspetta, conosco già la risposta, ma perché non la dici ad Angel poiché non sembra conoscerla.”

“Buffy, andiamo a casa,” disse Spike, raggiungendola.

“No”, disse lei facendo un passo via da lui.

“Buffy”, disse lui a denti stretti.

Angel fece un passo tra loro, “Spiacente, amico, la signora non desidera andare.”

Spike lo fulminò, “Tu non stai seriamente pensando di metterti in mezzo a noi?”

“Va a casa, Spike”, disse Buffy da dietro le spalle di Angel. “Non puoi dirmi che cosa fare. Non sono una di loro, non puoi dirmi cosa fare e cosa pensare. Sono stanca. Solo va a casa.”

Il cuore di lui si restrinse dentro al suo petto. Veramente lei stava pensando-? Dannazione. Perché non lei non avrebbe dovuto pensare di essere solo una di loro? Lei non gli stava dicendo che si sentiva come se lo fosse? Non l’aveva trattata come una di loro? Cosa aveva fatto per farsi perdonare quello che le aveva fatto? Niente. Era scappato da lei. Anche se non aveva fatto programmi quando era uscito di accalappiare nessuno, come si presupponeva che lei gli credesse? Che avesse fiducia in lui?

“Buffy, per favore”, pregò morbidamente, “Solo parla con me”. Lui alzò lo sguardo su di lei e trovò il suo viso pieno di contrastanti emozioni. Stava avendo una battaglia interna, poteva dirlo. Poteva vedere che desiderava andare da lui ma che voleva anche resistergli. Lui sapeva come manipolare; sapeva come avrebbe potuto convincerla a cedere.

Ma non voleva farlo.

“Parlerai con me domani?” chiese lui morbidamente.

Lei distolse gli occhi dal suo sguardo fisso, “Io non lo so.”

L'idea che lei gli stava scivolando via dalle dita stava minacciando di soffocarlo. “Ti chiamerò domani.”

Lei non disse nulla, e non voleva guardarlo.

Prendendo un respiro profondo, lui camminò via su sue gambe traballanti. Avrebbe chiamato domani. Le avrebbe dato, il suo spazio; non avrebbe usato il suo fascino per riaverla indietro. L’avrebbe lasciato nelle mani di lei. Pregava solo che volesse ascoltarlo.

( continua )