
La verità è raramente pura e mai semplice. ~Oscar Wilde
Spike era sdraiato sul letto, che fissava il soffitto. Era troppo bello perché il sonno arrivasse presto. La sua mente non riusciva a fermarsi. Pensava a tutto dallo sposare Sam fino al momento presente.
Lanciando un'occhiata all'orologio, gemette. Le tre di mattina. Aveva bisogno di riposare un po', aveva bisogno di vedere una ragazza in mattinata.
Gli si contrasse lo stomaco – Buffy aveva portato quel rozzo nella sua stanza? Aveva... dormito con lui? Stava dormendo con lui adesso? Allungandosi nel buio verso il suo telefono premette velocemente il pulsante per richiamare l'ultimo numero e pregò che lei rispondesse.
Segreteria telefonica. La sua dolce voce gli arrivò con un qualche generico messaggio sul lasciare un numero e tutta quella roba, e la gola di Spike si serrò. E se non gli avesse parlato mai più di nuovo? Sarebbe stato destinato ad ascoltare la sua segreteria telefonica negli anni a venire fino a quando lei non si sarebbe stancata di vedere apparire il suo nome e avrebbe cambiato il numero di telefono e – Dio. E se fosse finita con Angel e lui le avesse detto che non doveva mai più parlare di nuovo con lui? E fosse finita con lo sposare quello stupido idiota e Spike avesse trascorso anni a cercare di parlare con la sua dolce Buffy solamente per avere Angel che gli diceva - “Lo sai chi sono io?”
Chiuse gli occhi, “Questo è ridicolo” disse nella stanza vuota, “Buffy è la mia migliore amica – o meglio, era la mia migliore amica. Può uscire e frequentare chiunque lei voglia. Questo non dovrebbe infastidirmi così tanto”
Un'immagine di lei al braccio di Angel gli apparve nella mente e lui afferrò il cuscino accanto a lui e ringhiò, lanciandolo attraverso la stanza. Non c'era da girarci attorno.
Era geloso.
Il pensiero di un altro uomo che toccava Buffy gli faceva ribollire il sangue. Il pensiero di Buffy con un altro – che rideva con lui, lo abbracciava... lo amava – gli faceva male al cuore.
“Non pensarci neanche, amico” mormorò e si girò, disponendosi per addormentarsi.
***
Buffy si girò nel letto, ancora sveglia. Il suo corpo era esausto, ma la sua mente non voleva saperne di spegnersi. Dopo che aveva ringraziato Angel per la cena e si era scusata per il comportamento di Spike, gli aveva augurato la buona notte. Con grazia, lui aveva ricambiato l'augurio e le aveva chiesto se avrebbe voluto fare colazione con lui nella sala da pranzo dell'hotel la mattina seguente prima della sua convention. Lei aveva accettato.
Ora naturalmente, la sua mente era rivolta a Spike - e non lo era sempre? Qualcosa era stata diversa in lui questa sera. Qualcosa era cambiata tra loro. Oh c'era il fatto che lui le era corso dietro – le aveva dato la caccia sul serio, sebbene questo non l'avesse sorpresa troppo. Poi c'era stato l'essere possessivo su di lei che aveva messo in mostra nei confronti di Angel. Lui era sempre stato molto protettivo con lei, e lei lo trovava divertente considerando che il tipo di uomo da cui lui sentiva il bisogno di proteggerla era il playboy come lui stesso, ma non era stato neanche questo.
Lui non si era risolto ad usare il suo fascino manipolatorio per far sì che lei andasse con lui. Invece, l'aveva lasciata andare. Non che lei avesse voluto che lui la manipolasse per farla rimanere – au contraire – era stata lieta che non l'avesse fatto. Era certa che con un'altra supplica in più, sarebbe andata con lui con l'unico motivo che odiava vederlo sofferente.
E, non era stato solo tra di loro che era avvenuto il cambiamento, era avvenuto in lui. Non c'era l'arroganza e la presunzione che solitamente aveva, c'era tristezza in lui, rassegnazione... disperazione e una determinazione per qualcosa diversamente da dove sarebbe iniziato il suo prossimo divertimento.
Lanciando un'occhiata all'orologio, notò che erano le 3:30 di mattina. Prendendo il suo telefono, lo aprì e si rese conto che non l'aveva riacceso. Premendo il pulsante 'on', prese vita e immediatamente comparvero 'Due chiamate perse'. Sapeva senza controllare che era Spike. Curiosa comunque, volle controllare l'orario. La prima era stata attorno all'ora in cui era arrivata all'hotel. La seconda era stata appena mezz'ora prima.
Era tentata di chiamare, di vedere cosa aveva da dirle, ma non poteva. Doveva essere forte.
Girandosi e spostandosi verso l'altro lato del letto, chiuse gli occhi e pregò di addormentarsi.
***
“Allora, non volevi parlarne la scorsa sera, ma posso chiedertelo questa mattina?” domandò Angel mentre porgeva a Buffy un muffin al mirtillo dopo che lei si era allungata per prenderlo.
Lei fece una smorfia, “Immagino di si”
“Okay, beh, devo chiedertelo – chi è ? Si comportava come se avessi dovuto conoscerlo e - “
“’Vampire Chronicles’, hai mai visto quello show?”
Angel masticò pensosamente. Seppe il momento in cui lui capì perché il suo viso si illuminò e poi lui contrasse insieme le sopracciglia. “Quello era William Giles?”
“L'unico e il solo” disse Buffy sarcasticamente. “Grazie a Dio” aggiunse.
“Ho visto lo show solo alcune volte. Mia nipote ha una cotta per lui.”
“Quanti anni ha tua nipote?”
“Diciassette”
“Puoi farle sapere che c'è speranza”
Angel la fissò. “Cosa vuoi dire?”
Buffy scosse la testa, “Niente, non preoccuparti”
“Allora, puoi comunque dirmi cosa sta succedendo tra voi due?”
“Niente sta succedendo tra noi due”
Angel alzò un sopracciglio. “E' questo il problema allora? Tu vuoi che ci sia qualcosa tra voi due?”
Buffy fissò Angel, ponderando la domanda. Era una domanda carica di sottintesi che lei non era pronta ad affrontare tanto da scegliere di azzardare una risposta. Sapeva che c'erano cose, sapeva che aveva sentimenti per lui, ma voleva necessariamente esplorare cosa fossero questi sentimenti esattamente? Era pronta a dare un nome a qualcuno di loro? Avrebbe potuto dare loro un nome e credere che non fossero inutili?
La risposta a queste domande era un echeggiante no, con un 'assolutamente'. Quindi, assolutamente no.
“Okay, capisco che non vuoi rispondere” disse Angel, “Mi dispiace di aver chiesto” finì lui in un bisbiglio.
“Mi dispiace. È solo che è complicato”
“Ci credo”
“Ti ci ho fatto credere, vero?” domandò lei colpevolmente.
Lui scosse la testa, “No, non seriamente, Buffy. Sapevo la scorsa notte quando tu e William Giles stavate litigando che non avevano nessuna possibilità. E, beh, siamo realisti. Io vivo a Chicago, tu vivi a Boston. Se mai, sarebbe potuta essere una storiella e beh... che senso aveva. Voglio dire a parte un po' di divertimento senza legami, ma – e perché sto dicendo di no a questo?
Lei rise, “Perché sei un bravo ragazzo, ecco perché. E fidati di me, incontrare un uomo che non vuole solo una storiella sciocca è rinfrescante”
“Sai, ho imparato molto su William Giles da tutto quello che non stai dicendo. Amo mia nipote e onestamente, non voglio rompere la sua bolla di sapone riguardo l'uomo di cui si crede innamorata, che in realtà è un idiota. Voglio tipo mantenerla all'oscuro da tutto questo e lasciarle avere le sue fantasie”
“E' onesto tuttavia? Se qualcuno si avvinghia a sole fantasie, come potranno trattare la verità quando gli verrà messa per forza davanti?”
“Ah, ma se la realtà non può mai toccarli – se possono rimanere beatamente ignoranti perché la verità è talmente lontana dalla loro portata, allora perché non lasciarli indulgere nella loro fantasia. In questo momento, lei ha il perfetto modello nella sua mente di quello che sia il ragazzo perfetto”
“Quindi è un modello amabile quello che lei ha in mente. Un modello che lei può imporre su qualsiasi uomo 'reale' che passa”
Angel annuì, “Giusto. Quindi se fosse, nella sua mente, che William Giles è romantico, allora il 'compagno' per eccellenza che lei sta cercando è romantico”
“Okay, capisco cosa stai dicendo ma, cosa succede se un gran bravo ragazzo si trova a passare e manca di romanticismo. Se possiede tutte le altre cose che lei sta cercando, tranne quella, o, o ci sono alcuni altri ideali che gli mancano – potrebbe lei correre il rischio di lasciarsi sfuggire qualcosa di potenzialmente eccezionale perché era persa nella sua fantasia e attaccata a questo unico ideale che non potrà mai essere?”
“O forse questo gran bravo ragazza era solo bravo per un po', ma quello a cui lei è destinata a stare incarna tutto quello che lei desidera”
“Nessuno può incarnare tutto quello che desideri, non è proprio possibile”
“Te lo concedo questo. Buffy... cosa ti ha fatto?”
Buffy scosse la testa lentamente e sospirò, “Niente e tutto”
“Questo non ha molto senso”
“Lo so”
“Tu... provi qualcosa per lui?”
Lei non disse niente.
“Questo ha risposto” disse Angel con un sospiro. “E' per questo che è successo tutto? È per questo che sei così arrabbiata con lui?”
Lei ebbe l'improvvisa urgenza di piangere.
“Buffy?”
Lei alzò gli occhi su di lui, non dicendo ancora niente.
“Non riesco per qualche ragione ad immaginarti ad avere un debole per un bad boy. Deve esserci qualcosa di redimibile in lui”
Lei annuì, “C'è. Più di quanto penso lui si renda conto ora. Più di quanto io gli abbia mai fatto credere a questo punto”
“Quindi... non sarebbe troppo lontano dalla verità dire a mia nipote che è davvero un bravo ragazzo?”
Buffy sorrise stancamente, “No, nient'affatto non troppo lontano”.
In questo mondo ci sono soltanto due tragedie. Una è non ottenere quello che uno vuole, e l’altra è ottenerlo. ~ Oscar Wilde
Sedendosi sul letto, fissò il suo cellulare. Spike non l’aveva ancora chiamata. Avrebbe dovuto chiamarlo? Oppure aspettare? Non sapeva che fare.
I suoi pensieri erano in agitazione. Era andata troppo in là? Aveva messo la propria gelosia troppo davanti al quadro generale? Era solo colpevole di osservare attentamente le cose?
Tuttavia, poi c’era il modo che lei si sentiva nei riguardi del comportamento di Spike. Gelosia causata dal non accorgersi dei sentimenti a parte, lui l’aveva fatta sentire come se lei non fosse importante. Le aveva detto che erano migliori amici, le aveva detto quanto significasse per lui, ma poi le sue azioni erano state scortesi e menefreghiste. Non si era comportato affatto come un amico. Lei si era sentita… messa da parte. Come se lei fosse intercambiabile con tutte le donne con cui lui aveva contatti. E lei gli aveva espresso che non desiderava andarlo a trovare ed entrare in contatto con i suoi festini e il suo stile di vita da puttano, e, lei gli aveva detto che non desiderava che lui sentisse l'esigenza di cambiarlo per lei; allora lo aveva spinto a prometterle che avrebbero trascorso solo tempo insieme. Questa era la sua vacanza dopotutto. Forza, questo non era per niente rilassante.
E, lei stava pensando a quello adesso, lui la credeva solo come un’altra Sam. E quello era tutta un'altra cosa. C’era una grande storia che lei si stava perdendo. Aveva la sensazione di non conoscere pezzi della loro storia. Nessuno dei due aveva realmente discusso di quello che era successo fra loro. Sembravano non essere in grado di andare oltre l'amarezza che provavano l'uno per l'altra per essere in grado di parlarne onestamente.
Non che fosse nel suo interesse tanto per cominciare comunque.
Il suo telefono squillò e lei saltò su. Aprendolo vide che era Spike. “Ciao.”
“Ciao, Buffy. Come stai, tesoro?”
“Io sono okay, tu come stai?”
Lui rilasciò un lungo sospiro. “Io sto… non alla grande.”
“Spike?”
“Yeah, gattina?”
“Verrai qui così possiamo parlare?”
Lui rilasciò un sospiro di sollievo ora, “Non pensavo che desiderassi vedermi.”
“Spike.”
“Yeah, baby?”
“Non ti odio, io non l’ho mai fatto. Non avrei mai voluto rimanere tua amica se pensassi che tu sia una cattiva persona.”
“Lo so, Buffy. Io pensavo io… io pensavo di averti persa la notte scorsa. Buffy… so che le azioni parlano più delle parole e le mie azioni non sono state la cosa migliore, ma, dio, il pensiero di perderti…”
“Spike?”
“Yeah?”
“L’hai fatto… la notte scorsa… ?”
“No, non l’ho fatto. Non ne avevo l’intenzione quando me ne sono andato, e capisco Buffy. Sei stata intorno abbastanza a lungo da sentire le storie e sapere che cosa ho fatto in situazioni simili. Mi credi?”
“Posso dire quasi?”
“Puoi”, lasciò sfuggire lui una piccola risata soffocata. “Capisco.”
“So che non ho diritti su di te riguardo quel-”
“Buffy, l’hai fatto…con Angel?”
“No.”
“Non ho diritti su di te nemmeno io riguardo a quello, io solo… avevo bisogno di sapere.”
Lei annuì col capo.
“Hai appena annuito col capo,vero?” chiese lui, ridendo di soppiatto.
Lei rise, e dio, la faceva sentire così bene ridere, “Sì. Vuoi venire adesso?”
“Prova a fermarmi, gattina.”
***
Lui arrivò da lei in meno di quindici minuti. Era fuori dalla porta non appena avevano messo giù. Era caduto in un sonno agitato la notte prima e non aveva fatto nient'altro che sognare di Buffy ed Angel che si accarezzavano a vicenda.
Si era svegliato ogni volta in un sudore freddo.
Poi, l'ultimo sogno che aveva fatto era su Buffy, mentre lo teneva tra le braccia dicendogli che bravo uomo lei pensava che fosse. Lui sentiva un tale amore irradiarsi da lei in quel sogno, lo sentì nel suo cuore e lo sentì così reale che detestò svegliarsi.
Quando sentì la sua voce al telefono, desiderò nient'altro che vederla. Ed era così impaurito che lei potesse dire di no, ma quando il suo angelo gli aveva detto di andare da lei, aveva quasi pianto dal sollievo. Sentì una tale ondata di emozioni per lei, emozioni così forti che minacciarono la stabilità delle proprie ginocchia.
Emozioni che lui ancora non era pronto ad esplorare.
Così quando lei gli aprì la porta e gli gettò le braccia attorno, lui la tenne stretta, premendola contro di sé finché non temette di romperla.
“Spike”, disse lei tranquillamente, “Non voglio più litigare.”
“Nemmeno io”, replicò lui.
“Io solo sento che… le cose devono cambiare.”
“Così farò, piccola.”
“Lo farai, realmente?”
“Sì, lo farò, e ho bisogno di te.”
“E io sono qui… io solo… non so.”
“Lo so, piccola, so cosa vuoi dire.”
“Sono felice che tu lo sappia perché io non lo so.”
Lui tirò un po' indietro il suo viso e lo prese tra le mani. “Tu sei il mio angelo, Buffy. Significa questo.”
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime e mentre guardava in su verso di lui, iniziarono a scendere, Spike le pulì via con le dita. “Non piangere, Buffy, per favore.”
“Penso di essere solo molto emotiva.”
“Sono in contatto con quell'emozione.”
Lei sorrise lentamente e lui l’abbracciò di nuovo. “Parliamo, okay?”
***
Sedendosi su una sedia al tavolo della stanza di lei, Spike le fece cenno di unirsi a lui. Lei si sedette dall’altra parte del tavolo con le mani appoggiate sopra. Lo osservava tutta interessata e lui dovette sorridere.
“Sto pensando”, iniziò lui, “che ci sono alcune cose che non sai riguardo me e Sam.”
Gli occhi di lei si spalancarono, “Tu stai per parlarmi di questo?”
Lui aggrottò un po' la fronte, “Yeah, stavo per farlo. Perché? Non desideri sentire parlare di quello? Pensi che sia inadeguato-”
“No, niente di tutto questo, io solo… io solo non pensavo che tu desiderassi aprirti. Tu hai sempre solo sorvolato prima e io non ho mai chiesto troppo perché non volevo ficcare il naso-”
“Buffy, tesoro”, disse lui, raggiungendola attraverso il tavolo per prendere la sua piccola mano nella propria, “Tu hai il permesso di ficcare il naso. Tu non sei…”
“Harmony? Oppure, la ragazza del ‘Ba ba black sheep’?”
Lui annuì col capo, “Esatto, tu non sei loro”.
Lei prese un respiro profondo e tolse le mani dalla sua stretta, appoggiandosi indietro. “Okay. Sono tutta orecchi.”
“Beh, la storia di me e Sam è complicata. Semplicemente, hai due opposti troppo giovani e stupidi che hanno fatto scelte infelici.”
“Giovane e stupido sembra andare mano nella mano no?”
Lui scrollò le spalle, “Suppongo sia così. Ma anche quando sei giovane e stupido, sai che alcune cose non dovrebbero essere fatte, e io lo sapevo da allora che non avrei mai dovuto sposare Sam.”
Lei congelò. “Realmente?”
“Realmente.”
“Così, perché l’hai fatto?”
“Suppongo che è dove la parte stupida è venuta fuori. Insieme con una parte di insicurezza.”
“Tu? Insicuro?” disse lei, quasi asciutta. Spike non era sicuro se lei realmente volesse dirla come una domanda o se fosse sarcastica. Probabilmente, lui decise, un po’ entrambe le cose.
“Yeah, gattina, me insicuro. Vedi, quando ho incontrato Sam, io non ero qualcuno. Stavo provando a farmi un nome, e allo stesso tempo, farmi conoscere nei teatri locali.
“Io pensavo che voi vi foste incontrati all’università”.
“Sì, ma allora non eravamo nulla. Solo conoscenti veramente. Alcuni dei suoi vecchi compagni erano attori all’università come me ed è così che ci incontrammo. Non siamo mai usciti fino a pochi anni dopo la scuola quando stavo facendo teatro locale per ottenere grandi parti - artista affamato, lasciarmi dirtelo - e lei stava lavorando come receptionist per una ditta commerciale. Entrambi fuori dal mondo non facevamo realmente quello che desideravamo fare e ci sentivamo miseri per questo.”
“Così, come l’hai incontrata di nuovo?”
“La sua ditta aveva intrapreso allora l'introduzione sul mercato per il teatro, provando a fare una rinascita per le arti ed ha ottenuto i biglietti gratuiti. Mi ha riconosciuto ed è venuta a vedermi dopo lo spettacolo. Parlare ci ha condotto ad un caffè, che ci ha condotto a scambiarci i numeri di telefono e, e prima che lo sapessi, stavamo uscendo.”
“Tu eri… felice con lei allora?”
“Io ero… soddisfatto, penso. Lei si è occupata di me, si è presa cura di me. Noi eravamo tipo di conforto l’un per l’altro. Le nostre carriere erano una merda ed eravamo infelici, ma sognavamo in grande. Ci sedevamo e facevamo piani per raggiungere i nostri obbiettivi, avvicinandoci con questi piani e ideali per come le nostre vite stavano andando una volta che noi avessimo fatto quello che entrambi amavamo. Per del tempo, quei piani per il nostro futuro inclusero l’un l’altro, ma guardando indietro adesso, penso che fosse una cosa di comodo, non necessariamente “amore”. Ma, come dico io, giovane e stupido, nessuno di noi lo sapeva realmente dato che non avevamo mai avuto molte relazioni prima di quella. Sam è stata la mia prima.”
Ora gli occhi di lei si fecero attenti, “Va avanti.”
Spike annuì con il capo, “Lo era. Buffy, allora non ero qualcuno. Ero un nerd, ero nel teatro ed amavo la letteratura. Tutti presupponevano che fossi gay così nessuno mi importunava. Io non avevo davvero fiducia in me stesso, e le uniche volte che lo ero era quando stavo in scena. Allora ero qualcun altro e non il noioso William Giles.”
“Così, ecco perché odi quel nome così tanto.”
Lui sorrise, “Già, ecco perché odio quel nome così tanto.”
“Okay, così, poi cosa? Vi siete sposati?”
“Sembrava così naturale il passo successivo, così sì, ci siamo sposati. Le cose erano tutte giuste per un istante. Del genere tipo… buoni amici con benefici? Non c’era passione fra noi, ma cameratismo, comprensione e supporto. Almeno fino a che non ebbi una proposta per una parte in un dramma della WB. Non era una parte principale o qualche cosa, ma mi ha dato un riconoscimento. E Sam era quella che mi ha consigliato di provarci. Benché io pensi che nella sua mente lei non pensasse che l’avrei ottenuta realmente.”
“Così, stai dicendo che il supporto finì dopo quello?”
“Sì. La parte in questo dramma della WB aveva generato alcuni consensi e mi aveva reso amici un paio di giovani stelle in ascesa. Mi invitavano fuori nei loro circoli, e chi ero io per lasciarmi sfuggire l’occasione di ottenere un po’ più di riconoscimento? Forse potevo riuscire ad arrivare ad un’altra parte? Naturalmente ho desiderato farlo. Ciò era quello che avevo sognato, che io e Sam insieme avevamo sognato per me.”
“Solo… ”
“Lei non era felice. Era gelosa. Mi stavo muovendo, verso qualcosa di grande e lei era riuscita soltanto a muoversi come segretaria nella sua ditta.”
“Oh.”
“Così, lei non era un supporto. Era fredda, distante. Non voleva uscire con me e io la desideravo là. Lei era mia moglie, perché non voleva dividere con me quella cosa?”
“Lei non è mai venuta?”
“Alcune volte, ma allora aveva dei pretesti per non andare. Prima di tutto a lei non piaceva essere in vista - non le piaceva che prendessero la sua immagine e tutto e io capivo quello, sul serio, ma poi era che lei non aveva nulla da indossare o che le feste erano comunque solo stupide. E yeah, per la maggior parte, lo erano, ma era qualcosa che dovevo fare. Ho dovuto restare in ballo per quello che amavo di più, ho dovuto prenderlo. Stavo ottenendo ruoli, mi stavano notando. Stavo ottenendo riconoscimento. Finalmente.”
Buffy annuì col capo, “Lo capisco. Io sarei venuta.”
Gli occhi di lui si illuminarono e lui notò le guance di lei arrossire e il modo in cui lei distolse gli occhi dal suo sguardo fisso. “Davvero?”
Lei annuì col capo, incontrando timidamente il suo sguardo fisso. Che cosa era tutto quello allora? “Ti avrei sostenuto. Io sostengo la tua carriera, Spike.”
“Io so che lo fai, tesoro. Questo significa molto per me.”
“Così, um, è da allora che le cose hanno cominciato ad andare in discesa?”
Spike annuì, “Esattamente da allora,” disse lui con un sospiro. “Lei era gelosa. Semplice e chiaro. E non era che era gelosa di altre donne, lei era gelosa che io avessi successo. Divenne ossessionata da questo, benché negasse che lo fosse. Provai a parlare con lei a questo proposito e venni respinto, mi è stato detto che stavo diventando ridicolo e pazzesco. Sapevo che il nostro matrimonio stava finendo allora, Buffy. Non era difficile da capire, ma lei era incinta di Alicia a quel punto ed ho desiderato provare almeno a farlo funzionare per lei.”
“Eri fuori tutto il tempo? Voglio dire, mentre Sam era incinta?”
“No, non tutto il tempo. Stiamo parlando di alcune sere durante la settimana. Ero a casa con lei per il resto - almeno finché mi voleva là.”
“Lei doveva averti voluto intorno per aver concepito Alicia.”
“Oh beh, Alicia è stata concepita durante un momento quando Sam voleva convincermi che lei non era gelosa di me e che mi voleva lì. La donna non può ammettere che potrebbe sbagliare riguardo qualche cosa. Lei anche non può ammettere quando qualcosa non sta funzionando e la nostra unione non stava funzionando. Affatto.”
“Così quando hai avuto la relazione?”
Lui prese un respiro profondo e si alzò in piedi, iniziando a camminare. “Avevo fatto un lavoro per un altro dramma della TV – uno alla CSI; era su una rete importante - NBC, in prima serata anche. Ero stato in alcuni episodi ed abbiamo fatto un party dopo. Desideravo che Sam venisse in modo da poter mostrare Alicia. Il cast era stanco di sentirmi parlare della mia bellissima figlia e volevano incontrarla. Sam rifiutò. Disse che non li voleva vicino ad Alicia – come se loro potessero contaminarla o qualcosa del genere. Iniziammo ad avere una lite su come mi ero svenduto ed è aumentata con me che le dicevo alcune parole su come lei fosse un fallimento nel marketing e me ne andai, arrabbiato. Bevvi alcuni drinks, incontrai una donna e lei mi fece sentire bene… Lei mi prestò attenzione. Mi adulò.” Lui si fermò ed agitò la testa, massaggiandosi il collo. “Non avevo ottenuto niente di quello a casa. Non più. Allora mi colpì… io non ho mai veramente amato Sam. L’amavo come persona, ma lei l’aveva reso troppo duro da fare a quel punto.”
Il silenzio cadde e lui riunì i suoi pensieri, la sua mente che andava di nuovo a quei giorni. Si sentì vulnerabile e insicuro di sé ancora una volta. “Buffy, non perdono quello che ho fatto a Sam. Io non penso ‘lei era una stronza; dunque io dovevo avere una relazione.’ Mi rammarico di quello che ho fatto perché mi ricordo di come l’ho ferita e mi ricordo che ho dovuto lasciare la casa ed Alicia.” Lui sospirò pesantemente, “Che cosa è accaduto dopo quello, io non… Io non so.”
Lui la guardò e la trovò a osservarlo con un’espressione strana sulla viso. “Buffy?” bisbigliò lui.
Lei si alzò in piedi ed attraversò la stanza fino a lui. In piedi davanti a lui, lei si allungò e gli prese a coppa il viso prima di avvolgergli le sue braccia intorno e abbracciarlo.
“Io penso che tu ne avessi bisogno”, gli disse lei morbidamente.
Gli occhi di lui si riempirono di lacrime e la tenne strettamente, permettendo a quelle lacrime di cadere. Non voleva che lei le vedesse, non era pronto ad essere così vulnerabile di fronte a lei, e se lei sapeva la ragione del perché lui non poteva lasciarla andare finché non avesse finito, lei non lo disse.
Insegniamo alla gente come ricordare, non gli abbiamo mai insegnato come crescere ~Oscar Wilde
“Spike?” iniziò lei, muovendosi nelle sue braccia.
“Mmmm?”
“Sto per dirlo di nuovo-”
“Cosa?”
“Non penso che tu sia una cattiva persona”
Lui si liberò dalle sue braccia, e sorrise. “Grazie, passerotto”
“Questo non significa, tuttavia, che voglio che questa... strada che hai preso continui”
Lui annuì, e poi guardò in basso al pavimento, rassegnazione chiara sui suoi lineamenti. “Lo so”
“E' solo che penso non sia salutare – per te o la tua carriera e specialmente per Alicia. Voglio dire, prima o poi dovrai farci i conti e... penso a quando non ci sarai più-”
“Geez, grazie, passerotto. Mi vuoi già morto? Non sono così vecchio sai?”
“No, non volevo che sembrasse così. Voglio solo dire che un giorno succederà. Quindi, tu non ci sei più e Alicia sarà riconosciuta come la figlia di William 'Spike' Giles. E un giorno qualcuno la intervisterà per una qualsiasi ragione e le chiederà com'eri. Come eri sul serio. Com'era la tua relazione con lei. Sai, tipo come fanno con Lisa Marie Presley? Cosa vuoi che lei dica? Vuoi che dica di come fossi un papà eccezionale che vedeva una volta ogni tanto? Che la portavi fuori e la facevi divertire, ma a parte questo, non eri davvero lì e lei non sapeva mai come comunicare con te? O, vuoi che dica che eri un papà eccezionale con cui aveva una relazione magnifica, e con cui poteva parlare di tutto? Spike, la tua carriera sarà sempre celebre e ricordata. Faranno biografie, ci saranno repliche del tuo show a lungo dopo che sarai morto e sepolto, ma non è... tangibile. Alicia sarà qui a lungo dopo che non ci sarai. È tua figlia. È l'eredità che ti lasci dietro. È il tuo sangue. Questo è più reale e più sacro di qualsiasi altra cosa. Lei è qualcosa che va allevata e protetta – più dell'eredità che lascerai dietro di te come uomo sregolato e attore. E questo non ha niente a che fare con la fama; ha a che fare con il trasmettere il tuo ricordo, il tuo nome. Vuoi che Alicia guardi indietro e pensi a te come a questo uomo meraviglioso, che io so che tu sei, che ha fatto di più che provvedere solo all'essenziale. Qualcuno che lei amava e ammirava; qualcuno da cui poteva andare e con cui parlare. Adesso, ha Ryan. E mentre penso che Ryan sia un grande uomo e un grande patrigno, tu sei suo padre, Spike. Non voglio che lei dia meno importanza a te per darla a Ryan”
Lui la fissò, emettendo un respiro tremolante, “Gesù, sai colpire dove fa male”
“Mi dispiace-”
“No, Buffy, non – per favore non scusarti”
“Credo che quello che sto cercando di dire e, essendo così drammatica nel dirlo, è che le Harmony e le Laura del mondo arriveranno e se ne andranno, ma Alicia sarà sempre tua figlia e questo non è qualcosa che va preso alla leggera”
Seduto sul letto, lui annuì silenziosamente e rimase seduto, le mani piegate in grembo, contemplativo. “Ho odiato l'espressione sul suo viso ieri quando l'ho chiamata perché scendesse a salutarmi” disse alla fine lui.
“Sì, quello è stato un po' brutto. Se tu e Sam siete riusciti fin qui a tenerla nella semi oscurità riguardo ai vostri problemi l'uno con l'altro, immagino sia stato duro da sentire”
“Sam non è poi così brava nel tenere calmi i suoi problemi con me, Buffy” sbuffò Spike. “I suoi velati commenti cominceranno ad avere impatto quando Alicia diventerà più grande. Cosa ti stava dicendo Alicia in macchina?”
“Vuoi che te lo dica io o vuoi chiederglielo tu stesso?”
“Voglio che tu me lo dica e poi voglio chiederlo a lei dopo”
Buffy ridacchiò leggermente, “Okay, beh, preparati”
“Altri colpi al mio personaggio? Cosa ti ha detto?”
“Mi ha detto che ha un ragazzo-”
Spike saltò su, “Un ragazzo? Cosa?!”
Buffy alzò gli occhi su di lui, divertita. “Rilassati, killer”
“Allora, il ragazzo che dovrò minacciare ha un nome?”
“Josh.”
“Josh? Che diavolo di nome è questo?”
“Vuoi affrontare l'argomento nomi Spike”
Lui ghignò sfacciatamente, “Ragazzetta intelligente”
“Grazie”
“Allora, com'è la storia con questo ragazzo huh? Com'è? Com'è che è il suo ragazzo?” Sbiancò, “Dio, non avranno già appuntamenti vero?”
Buffy rise, “No. Penso che Sam te l'avrebbe detto almeno questo. Non penso che Alicia sappia abbastanza del ragazzo. Hanno solo giocato insieme-”
“Giocato a cosa?” chiese Spike, gli occhi che si restringevano.
“A famiglia. Al gioco della campana. E, sono andati sulle giostre insieme. Niente di troppo serio. Sebbene, lei potrebbe convincerlo prima con lo giocare alla famiglia”
“Ha bloody ha.”
“Lei non sa troppo di lui a parte i fatto che lui ha detto 'sei la mia ragazza' e lei ha detto 'okay'. E, beh, gli piacciono i Pokemon, e Harry Potter... oh, e ha un Gameboy e lei ha detto che è 'carino'. Okay, forse lei sa alcune cose di lui”
Spike scosse la testa lentamente, “Lei sa più di questo teppista dal naso gocciolante a dieci anni di quanto sapevo io di Harmony e io ho trentanove anni”
“Beh, penso che ad Harmony piacessero i Pokemon”
Spike iniziò a ridere, “Vedi? Questo è quello che amo di te, Buffy. Sei l'unica che conosco a riuscire a farmi a pezzi e a rimettermi insieme di nuovo”
Lei corrugò la fronte, “Non penso mi piaccia l'idea di farti a pezzi. Non è questo che-”
Lui fece un passo avanti e le mise un dito sulle labbra. “Non lo intendevo così. È venuto fuori in modo sbagliato. Volevo solo dire che mi mantieni reale. Tu non lasci che la mia testa diventi troppo grande per passare dalla porta. Tu mi tieni a terra.” Sospirò e lasciò cadere il dito. “Mi conosci bene. Mi conosci quasi troppo bene e devo essere onesto Buffy. Mi fa paura”
I suoi occhi si allargarono. “Perché?”
“Perché non conosco nessuno che mi conosca sul serio”
“Sam?”
Risedendosi accanto a lei, lui emise un sospiro pesante, “Sam mi conosceva allora – William, il babbeo. Il ragazzo disperato che cercava di avere successo, che cercava un 'arrivo'. Lei conosceva un lato di me, ma non tutto me. Non sono più quello stesso ragazzo. C'è un me diverso dentro e ha un po' di William e molto di 'Spike'. Spike è l'uomo sicuro di sé. È come se Spike fosse sempre stato lì dentro che cercava di uscire fuori, ma William era troppo spaventato per lasciarlo accadere. Quindi sì, lei conosceva William e ha iniziato a vedere Spike. Lei odiava Spike. Lo fa ancora. Le uniche a cui piace Spike sono... Beh, sai. Ma, c'è ancora William in me, Buffy. Lui è ancora lì, ed è lui quello che porta Alicia fuori e quello che parla con te tutta la notte-”
“No, non penso”
Lui la guardò, “Scusami?”
“L'uomo che conosco – tu – io non ho solo una parte di te. Non ho solo William e non ho solo Spike. Io ho entrambi. Non penso che tu capisca questo, e penso, o mi piace pensare, che sia perché tu ti senti al sicuro con me? E perché io, come hai detto, ti tengo a terra? Quindi, mi dai entrambi. Ma il mondo ha Spike e Spike... lui è parte di te, ma ha bisogno di essere addomesticato un po', credo” Lei lo guardò. “Non lo pensi tu?”
Annuendo, lui si allungò e le prese una mano nella sua. “Sì, Buffy” disse lui emettendo un respiro. “Lo penso. Lo penso sul serio” La guardò implorante, “Mi aiuterai?”
Lei sorrise, “Che ne pensi?”
Non è se vinci o perdi, è a chi dai la colpa. ~ Oscar Wilde
I colpi sulla porta interruppero la piccola discussione, e Spike fu grato per la tregua. Non era facile parlare di cose che lui di base aveva cercato duramente di reprimere. E, non era una cosa facile sentire le cose che aveva lasciato dimenticare alla sua mente in quei momenti di auto-coscienza, ma sempre attribuiti alla sua insicurezza, e quindi allontanati. Si era incolpato molto per le sue azioni - vale a dire Sam nel senso della sua fama, ma lui non si era mai preso nessuna responsabilità per quelle azioni.
E realmente, perché uno desidererebbe prendersi la responsabilità delle proprie azioni quando è solo così facile dare la colpa a qualcun altro?
“Ciao, Angel, io non- cosa è successo alla convention?”
La testa di Spike scattò verso la porta dove Buffy stava accogliendo Angel. Lui si alzò in piedi, si avvicinò tracotante, il sopracciglio con la cicatrice alzato in una sfida silenziosa mentre stava alle spalle di Buffy.
“Ci siamo fermati per il pranzo e così mi stavo domandando se volevi pranzare con me-” il suo sguardo cadde su Spike e si raddrizzò. “Oh, hey.”
“Ciao”, disse Spike, il suo tono nient’altro che cordiale e di benvenuto.
Angel guardò Buffy, “Così, uh, come stanno andando le cose?”
Curioso. Buffy aveva parlato? Lui la osservò, “Yeah, Buffy come stanno andando le cose?”
Lei gli rivolse un’occhiata e poi se ne andò dalla stanza, chiudendo la porta dietro di lei, praticamente chiudendo Spike dentro. Lui guardò torvo la porta e si piantò nel mezzo della stanza così che la prima cosa che lei avesse visto quando tornava era lui.
***
Gli occhi di Angel si spalancarono quando Buffy chiuse la porta dietro di sé, e dietro a Spike. “Tu pensi sia saggio?” chiese lui. “Potrebbe iniziare a chiedere a te se sai chi è lui.”
Buffy cominciò a ridere scioccamente, “Hai un perverso senso dell’umorismo, Angel.”
Lui scrollò le spalle e ghignò, sembrando fiero, “Grazie. Ci provo. Così, è okay? Voglio dire, è caldo e pesante là dentro?”
Ora erano gli occhi di lei spalancati. “Non stavamo – stavamo solo parlando – non stavamo –”
“Buffy”, disse lui gentilmente, gli occhi illuminati di divertimento. “Volevo dirti che stavi ingaggiando una calda e pesante conversazione? Tutta piena di tristezza e di cenni del capo e di dire ‘Hai ragione, hai ragione, lo so che hai ragione.’”
Lei rise, “Yeah, è esattamente così.”
“Soltanto che la persona che dice ‘hai ragione’ veramente finisce col non fare niente.”
“Oh Dio, spero che questo non accada.”
Angel scrollò le spalle, “E’ un processo che sento. Hey, posso fare una domanda?”
“Pranzo?”
Lui la guardò timidamente, “Veramente stavo sperando di chiedergli se potevo avere un autografo per mia nipote.”
Buffy sorrise, “Chiediglielo. Sono sicura che non gli dispiacerà.”
Angel le rivolse uno sguardo divertito. “Sei sicura? Buffy, qualunque sia quello che provi per lui, io penso di poter dire dal suo comportamento verso di me, che sta sentendo la stessa cosa.”
Lei agitò la testa, “No, no, lui no.”
“Buffy, nel breve tempo che ti ho conosciuto, ti ho inquadrata come una ragazza intelligente. Non farmi ritornare sui miei passi.”
Lei sorrise, nervosamente. Afferrando la sua manica, lo tirò, “Vieni, andiamo a chiederglielo. E, forse potremmo pranzare tutti insieme?”
“Ah, Buffy, non so a tale proposito-”
“Penso che potrebbe essere divertente. Tu e Spike potreste piacervi una volta che lui ha finito… finito qualsiasi cosa lui stia facendo.”
“Penso che questo possa comportare che lui ti marchi come suo territorio ”
Lei rise forte e gli tirò di nuovo la manica, aprendo la porta.
***
Spike sentì la sua risata mentre parlava con il Grande Frontone, e adesso la guardò mentre lo tirava nella stanza per la manica. Restrinse gli occhi su di loro, ammorbidendo lo sguardo soltanto un po’ quando Buffy gli sorrise radiosamente. Lui si imbambolava sempre per il suo sorriso.
“Spike, Angel desidera chiederti un favore.”
“Oh? Questo dovrebbe andare bene.”
Angel guardò Buffy diffidente prima di dirigere la propria attenzione a Spike. “Mi stavo domandando se potessi autografarmi qualcosa per mia nipote. Sembra che abbia avuto un indizio e ora so chi sei.”
La postura di Spike si rilassò. “Tua nipote dici? Quanti anni ha?”
“Diciassette. È una grande fan dello show. Tu sei dappertutto nella sua stanza.”
Spike non poté evitare ma sorrise compiaciuto, “Davvero?”
Angel annuì col capo e Buffy gli diede uno sguardo della serie ‘So che cosa stai pensando’.
Lui alzò le mani in segno di resa. “Non stavo pensando a quello, piccola”.
“Giusto”, si lasciò sfuggire lei.
Lui la guardò duramente, “Buffy, stavo solo pensando quanto è carino essere ‘dappertutto’ nella stanza di qualcuno.”
“Qui è dove Buffy non dice una parola”, gli disse lei e poi implorò Angel, “Hai carta? Altrimenti, penso di avere la carta dell’hotel nella scrivania.”
“Uh, yeah, carta dall'hotel andrebbe bene.” Annuì Angel.
Buffy andò a prendere la carta e Spike ed Angel si squadrarono. Iniziarono entrambi a guardarsi dall’alto in basso. Spike stava prendendo una misura all’uomo che credeva stesse cercando di ottenere l’affetto di Buffy- il che in qualche modo, lo rendeva suo avversario. Era abbastanza buono per Buffy? Gli teneva testa… o era lui… le sue spalle si incurvavano, o era lui che doveva tenergli testa?
Ed Angel, stava facendo il confronto con la celebrità che sua nipote amava, e stava controllando per vedere se c’erano i segni del buono che Buffy vedeva in lui. Finora, oltre al senso di protezione che sentiva per Buffy, non era rimasto impressionato. Chiunque ricorreva al ‘sai chi sono?' per ottenere il cosiddetto rispetto, era apparentemente insicuro.
Guardando Angel mentre prendeva la carta da Buffy, lui chiese, “Il nome di tua nipote?”
“Alicia.”
***
Buffy osservò attentamente Spike per tutto il pranzo, lui aveva prontamente acconsentito al mangiare con Angel e ora stava provando a convincere Angel a far togliere alla nipote le sue immagini che aveva ‘in tutta la stanza’.
Angel lo stava guardando come se fosse impazzito e non sembrava essersela bevuta – o stava tentando di riconciliare il ‘presuntuoso’ Spike con l’attuale Spike a disagio. Lei, stessa, stava tentando di riconciliare se stessa con questo.
Non era stupida; sapeva l’effetto che aveva avuto non appena Angel aveva detto il nome di sua nipote. Spike era gelato; in completo shock.
“Realmente?” aveva chiesto lei a bassa voce, “E' quello il nome di tua nipote?” aveva chiesto Buffy, pensando – lui poteva avere avuto la possibilità di vederlo in qualsiasi sito quale era il nome della figlia di Spike. Era pazzesco – probabilmente era un qualcosa che Angel non avrebbe fatto – ma quando la tua vita si intreccia con una celebrità tu pensi a queste cose. Così, il primo pensiero di Buffy era se Angel avesse appena fatto quello per farla pagare in qualche modo a Spike per essere stato così rude con lui la sera prima, e per tutto quello che lei gli aveva detto a colazione - o piuttosto non aveva detto, ma aveva implicato.
Angel aveva annuito col capo lentamente, lo sguardo sul suo viso diceva che quella era una domanda bizzarra. “Yeah, quello è il suo nome, perché? C’è qualcosa di sbagliato in quel nome?”
“Per niente!” disse Buffy con voce stridula, “E’ un nome grazioso. Forse desideri fargli lo spelling?”
Spike era tranquillamente entrato in azione, adottando il modo di fare dell’attore e autografando la carta con un semplice: Per Alicia con amore William “Spike” Giles.
Ora, lui era intento a provare a vincere contro Angel. “Non vorrai che tua nipote abbia foto di me, non dopo che sono stato così rude con te, no?”
Angel sospirò pesantemente, “Guarda, Spike o William, o qualunque nome tu usi- non le dirò niente su di te eccetto che sei stato un ragazzo simpatico che mi ha autografato un pezzo di carta per lei. Tutto qui. Ha un’immagine di te che non voglio rovinarle. I ragazzi d’oggi non hanno sempre i migliori modelli e lei ti ammira.”
“Lei non mi ammira - non nel modo in cui dovrebbe ammirare sua madre o il vincitore di un premio Nobel-” replicò Spike.
“Lei lo fa. Le piace la recitazione, fa molti spettacoli e pensa che tu sia un grande attore. Lei ammira il tuo lavoro e yeah, pensa che tu sia ‘figo’ e ‘caldo’, me è un’adolescente. Sa che non accadrà mai, ma questo non la ferma dal desiderarlo. Tutti abbiamo bisogno delle nostre fantasie. La realtà può essere deludente e io non la deluderò.”
Spike guardò giù il suo piatto, e il cibo che aveva a mala pena toccato. “Sono spiacente di essere stato un tale cazzone con te”, disse lui tranquillamente.
Angel scrollò le spalle, “Non ha importanza. Non sono affari miei. Non più comunque. Mi piace Buffy, e a lei piaci, quindi deve esserci qualcosa di decente in te.”
Spike sorrise di sbieco, “Yeah, lo penseresti, vero?”
Nessun uomo è ricco abbastanza da ricompare il suo passato. ~ Oscar Wilde
Non appena Angel se ne fu andato per tornare alla sua convention, Buffy afferrò il braccio di Spike e fece sì che la guardasse. Lui riusciva a malapena a guardarla.
“A cosa stai pensando?” domandò.
“Sto pensando che andrò a trovare Alicia” affermò lui, lasciando cadere alcune banconote sul tavolo dopo aver insistito per pagare il conto del pranzo.
“Stai bene?”
“Onestamente, Buffy? No, non sto bene”
“Vuoi - parlare?”
“Non adesso. Ora voglio vedere mia figlia”
Buffy annuì, “Okay”
Si alzò, un uomo con una missione. La guardò dall'alto, gli occhi spalancati per la preoccupazione. “Buffy, amore”
“Sì?”
“Tornerai? A casa mia, voglio dire?”
Il suo sguardo si ammorbidì e lei annuì, “Lo farò”
“Hai bisogno di aiuto per tornare?”
“No, posso farcela. Aspetterò solo fino a quando la convention di Angel finirà e -”
“Buffy, se hai bisogno di aiuto per tornare, posso farlo io. Non hai bisogno di Angel per farlo” disse lui, il tono teso.
“No, voglio dirgli dove sto andando, tutto qui”
Lui annuì, “Okay. Ci vediamo a casa allora” E frugò tra le sue chiavi, togliendo la chiave della casa dal portachiavi e dandogliela.
“Spike?”
“Yeah?”
“Ti voglio bene” disse lei e sorrise incerta, quasi come se non fosse sicura che potesse.
Lui la guardò triste, “Grazie, passerotto. Ti voglio bene, anch'io”
Lei si alzò velocemente, dandogli un veloce abbraccio e lui la strinse forte. “Ci vediamo dopo” mormorò con voce roca lui e se ne andò.
***
Spike guidò ad una velocità pericolosa per raggiungere sua figlia, il bisogno di vederla quasi lo travolgeva.
Non riusciva a togliersi dalla mente la voce di Angel che gli diceva che sua nipote aveva foto sue per tutta la sua stanza e che il suo nome era lo stesso della sua amata figlia.
Sentire quello lo aveva colpito con la forza non di un pugno, ma di due quasi quattro, nello stomaco.
La sua mente era passata dal pensare ad una ragazzina dalla faccia pulita che lo adorava a sua figlia. A pensare a lei che piace un qualche attore, un qualche tipo come lui che era... che era quel tipo. Che l'avrebbe sedotta e affascinata, scopata, e poi lasciata. O l'avrebbe tenuta attorno per un po' per lisciare il suo ego, e poi si sarebbe stancato di lei e sarebbe passato alla prossima, lasciandola a domandarsi cosa aveva fatto di sbagliato per far sì che la lasciasse.
E se sua figlia fosse diventata una di quelle bisognose con cui lui si era intrattenuto che avevano chiaramente bisogno di amore e attenzione altrettanto come lui, solo loro pensavano che l'amore venisse dato solamente nella forma di sesso. Lui le scaricava quelle, ritenendole fastidiosamente appiccicose e troppo bisognose per lui – ma mio Dio, lui era come loro. E se Alicia avesse trovato difficile comunicare con gli uomini a causa sua? E se lui l'aveva completamente fottuta fino a renderla una di quelle ragazza bisognose che cercavano l'amore in tutti i posti sbagliati perché tutto quello che realmente volevano, era l'amore e l'attenzione del loro papà.
Gli faceva venire da vomitare. Gli faceva pensare a tutti quegli altri padri di tutte le ragazze con cui era stato. Lo odiavano? O sorvolavano sulla sua età e sul suo comportamento per via del suo status di celebrità? E cosa dopo quando lui le aveva ferite? Lo odiavano dopo? O scusavano ancora il suo comportamento a causa del suo status di celebrità?
Se qualcuno come lui fosse arrivato a girare attorno ad Alicia, lui gli avrebbe spezzato le gambe al segaiolo.
C'erano ragazze lì fuori che lo amavano per l'immagine che presentava in Tv. Il tipo che si sarebbe fatto a pezzi per la ragazza che amava, il tipo che era affidabile e fedele e romantico. Era lui qualcuna di queste cose? No. Ma quelle ragazze lo volevano a causa di quell'ideale e quando incontrava qualcuna di loro... agiva come uno stupido idiota che non riusciva a tenerlo nei pantaloni.
Quanti cuori aveva rotto? Quante volte aveva ripensato a loro dopo? Quante si erano date a lui, alcune tutta innocenza e purezza, e lui le aveva semplicemente prese, preso quello che avevano da offrire e poi non aveva mai dato niente in cambio.
E se fosse successo da Alicia? Lui era lo stesso tipo che non riusciva a sopportare potesse mai pensare che tornasse a casa con Alicia.
Doveva sistemare le cose con sua figlia e quale momento migliore per iniziare a farlo che il presente?
Entrando nel vialetto, Spike si fermò dietro il SUV di Ryan, spense il motore e saltò fuori. Corse leggermente fino alla porta e bussò, spalmandosi un largo sorriso sul viso.
La porta si aprì dopo che Alicia ebbe fatto capolino attraverso la zanzariera e l'avesse visto. Alzò gli occhi su di lui, confusa. “Papà?”
“Giusto, sono il tuo papà. Posso entrare?”
Lei lo guardò scettica e si mosse di lato per farlo entrare. Allungandosi, le scompigliò i capelli con una mano mentre si toglieva gli occhiali da sole con l'altra.
“Papà” piagnucolò lei. “Mi stai rovinando i capelli” Allungandosi cercò di lisciarsi i riccioli ora scarmigliati mentre gli rivolgeva un'occhiataccia.
“Da quando ti preoccupi dei tuoi capelli?” domandò lui, aggrottando la fronte.
“Da quando ha compiuto nove anni” disse Sam, entrando in cucina, le braccia incrociate.
Alicia gelò, “Voi ragazzi non litigherete di nuovo, vero?”
Cazzo, pensò Spike. “No, piccola, non litigheremo di nuovo”
“Cosa stai facendo qui?” domandò Sam. “E' successo qualcosa?”
“No, non è successo niente” Eccetto che la mia vita è un fottuto caos. “Sono solo passato per scoprire se potevo portare Alicia fuori a cena”
“In un giorno settimanale?” domandò Alicia. “Non vieni mai in un giorno settimanale”
Quello fece male, e fece male perché era vero. “Lo so, piccola. Ma sono qui ora e voglio portarti fuori. Sempre che vada bene a tua madre qui”
“Non posso andare ora, Papà”
“Perchè no?”
“Hey, Leesha, sei pronta, tesoro?” Ryan arrivò mezzo correndo, sembrando appena uscito dalla doccia e rilassato nel suo pantaloni da jogging e t-shirt. Non sarebbe potuto essere più diverso in aspetto da Spike neanche se tentasse. Il tipo era alto e grosso – principalmente tutto muscoli. Sam una volta l'aveva descritto come un 'orsacchiotto'. Aveva i capelli scuri e dei gentili e caldi occhi marroni e pelle olivastra. Sorrise in maniera accogliente a Spike, “Hey, amico, come stai?”
“Bene” disse Spike in modo teso. Riportò la sua attenzione ad Alicia. “Perché non possiamo andare a cena?”
“Perché Ryan mi sta portando al negozio per prendere della roba” gli disse lei, quasi esasperata come se lui avesse dovuto saperlo.
Spike la fissò. “Che roba?”
Alicia guardò verso Sam, a disagio.
“William, non è un buon momento adesso” disse Sam con calma, il che sorprese Spike. Lei stava persino sembrando... gentile. “Ryan ha promesso di portarla fuori domani per prendere alcune cose per il campo estivo”
“Posso portarla io a prendere 'cose'--” disse Spike, il suo sorriso e la sua giovialità completamente forzati. Stava sprofondando, sprofondando velocemente.
“Papà, non posso farlo!” esclamò Alicia, evidentemente frustrata. “Non puoi aiutarmi a prendere le 'cose'”
La voce di Buffy tornò, non voluta nella sua mente: “Non voglio che lei ti dia meno importanza che a Ryan”.
La sua nave si stava riempiendo d'acqua e nessuno gli stava lanciando un secchio o un salvagente per farlo uscire. Si sentiva un vero idiota in piedi lì. Cosa si aspettava? Che potesse piombare lì così e tutto sarebbe stato 'okay'. Che avrebbe portato fuori a cena sua figlia e in qualche modo tutto nell'universo si sarebbe riallineato, tutte le ferite sarebbero guarite, e improvvisamente sarebbe stato più vicino a lei come mai prima?
No, lei aveva 'cose' da prendere. Con Ryan.
Annuì con la testa, “Okay, capisco”
“Devo solo mettermi le scarpe Papà – voglio dire, Ryan” disse Alicia e corse in camera sua.
Spike rimase fisso lì, annaspando.
“Qualche volta lo chiama così, viene semplicemente fuori” disse Sam e guardò verso suo marito.
Ryan si schiarì la gola, “Beh, uh, vi lascio da soli” e se ne andò dalla stanza.
Spike guardò Sam, senza espressione. “Che tipo di 'cose' deve prendere?”
“Un biglietto per il suo amico Josh. È il suo compleanno domani. Che sta succedendo?” domandò Sam. “Buffy ti ha organizzato questa visita improvvisa?”
“No... beh... no”
“Giusto, comunque, se vuoi vedere Alicia durante la settimana, penso sarebbe meglio che chiamassi prima”
“Ha dieci anni e ha già un'agenda piena?”
“Sì, per la verità, sì. Ha le Brownies e la lezione di danza una volta a settimana e, dato che tua figlia è popolare come te, ha amici che le chiedono di andare a trovarli per tutta la settimana. Inoltre, sembra interessata a giocare a baseball durante l'estate. Ha cose da fare. Se chiami prima e sistemi-”
“Ho capito, Samantha” scattò lui. “Non trattarmi con condiscendenza”
“Allora non dare per scontato che puoi venire qui e fare quello che vuoi. Il mondo non si piega al tuo volere come tu pensi faccia”
Era sulla punta della lingua di urlare contro, di urlare “Ti odio, disgustosa stronza”, ma non lo fece. Non disse niente. Invece, si voltò sui talloni e aprì la porta, richiudendosela dietro.
Si era sempre vantato di non essere uno che piange. Era un uomo, un uomo macho che non piangeva. Neanche in TV, in TV, gli venivano date gocce per gli occhi per dare l'illusione del pianto. Tuttavia, questa era la seconda volta quel giorno che William “Spike” Giles aveva pianto.
Angel insisteva nell’aiutarla, malgrado le proteste e le assicurazioni che fosse del tutto capace di strascinare le proprie cose di nuovo da Spike. Lui le disse che nessuno avrebbe dovuto ‘strascinare’ e quindi voleva aiutarla.
Erano passate un paio d’ore da quando Spike l’aveva lasciata per vedere Alicia, e Buffy stava pregando che fosse stato accolto bene. Sperava che Sam non lo tormentasse troppo ed accettasse la sua spontanea visita per quel che era – al momento – e lo lasciasse trascorrere del tempo con sua figlia. Più tardi, quando Spike avesse fatto più di un piano – e forse era solo un pensiero speranzoso da parte sua che ci sarebbe stato un piano – Sam, lei sperava, avrebbe accettato e capito. L'ultima cosa di cui aveva bisogno Spike da lei, specialmente adesso, era uno scoraggiamento. Quello poteva farlo rinunciare e darsela a gambe.
Buffy sperava solo che non stesse sperando più di quello che Spike era pronto a dare al momento. Lei sperava che quella inversione di tendenza che lui voleva fare, rimanesse. Non voleva che fosse stato fatto solo per qualche colpa che lui sentiva il bisogno di far tacere per una o due settimane e poi che tornasse indietro alle vecchie abitudini. Quello non sarebbe giusto verso nessuno, ma principalmente, non sarebbe corretto verso Alicia.
Dopo che ebbe disfatto le valigie – di nuovo – non aveva nient’altro da fare che aspettare il ritorno a casa di Spike. Se lui era fuori, lei non voleva importunarlo con un ‘controllo’ e vedere se fosse stato effettivamente fuori con Alicia, benché morisse dalla curiosità. Suppose che avrebbe potuto chiamare Sam per scoprirlo, ma sapeva che un'unica semplice domanda avrebbe creato parecchie altre domande che non era suo compito rispondere.
Decise di fare un piccolo spuntino e guardare un po’ la TV mentre aspettava il ritorno di Spike. Sperando, che sarebbe rientrato sentendosi rinvigorito.
***
Il telefono suonò svegliando Buffy. Sbatté le palpebre diverse volte prima di raggiungere il telefono cellulare sopra al tavolino da caffè per portarlo all’orecchio.
“Pronto?”
“B-Buffy?” disse una voce maschile al telefono.
“Ciao, sono Rick. Conosci un certo Spike?”
Lei si sedette, piena di preoccupazione, “Yeah, lo conosco, che cosa sta accadendo?”
“Potresti venire a prenderlo. Non posso lasciarlo andare in questo stato.”
Buffy chiuse gli occhi. Bene, l’aveva ottenuta, la risposta. Le cose non erano andate affatto bene. “Il tuo bar, si chiama?”
“Sì. Il nome è da Rick.”
Lei alzò gli occhi, “e da quanto tempo è lì, Rick?”
“Oh, forse tre o quattro ore. Ho preso le sue chiavi e gli ho detto che doveva darmi un numero di telefono per chiamare qualcuno che lo scortasse a casa.”
Gesù. Doveva essere molto ubriaco.
“Rick, puoi solo darmi l’indirizzo e sarò subito lì? Io ed un taxi. Solo non lasciarlo andare da nessuna parte.”
“Non lo farò. Sta quasi per perdere i sensi comunque.”
Sospirando pesantemente, lei annotò l’indirizzo e chiamò l’ormai fedele compagnia dei taxi. Il suo cuore si stava rompendo. Era andata così male? E in che tipo di problemi - oltre all'essere ubriaco – si era ficcato Spike?
Entrando velocemente al Rick’s lei spiò Spike al bar, la fronte appoggiata al bancone, un dimenticato bicchierino di qualcosa nella sua mano. Stava mormorando tra sé e ogni tanto gridava.
Avvicinandosi, gli mise una mano sulla spalla e lui alzò la testa di lato per vederla in piedi lì.
“Buffy! La mia Buffy!” esclamò e quasi cadde dallo sgabello per accoglierla in un abbraccio disordinato.
Lui sapeva di fumo e liquore forte combinato con birra, e il suo istinto fu di arricciare il naso dal disgusto e mantenerlo a distanza. Così, seguì quell’istinto. Al quale, lui non reagì gentilmente, poiché le ringhiò contro. Si allungò di nuovo verso di lei, e lei lo scacciò via. “Puzzi di alcol, Spike!”
Lui mise il broncio, “La mia ragazza non mi vuole.”
Quella era una dichiarazione carica di significato se mai ne avesse sentita una. Ignorandola, ringraziò Rick per la chiamata – grazie al cielo nonostante il suo stato brillo, Spike aveva avuto la presenza di cervello di ricordare il suo numero di telefono. Prendendolo dal braccio, lo aiutò a camminare con calma, con la calma che lui poteva comunque, fuori dalla porta e dentro al taxi.
Una volta all'interno, lui le stava sbavando addosso il suo affetto e lei lo allontanò, ancora una volta, infastidita. “Spike!, non ti appoggiare addosso a me.”
Lui la guardò, ferito, veramente ferito. “Mi odi anche tu?”
Yeah, stava diventando davvero divertente. Ragionare con un ragazzo ubriaco.
“Sì, ti odio così tanto che sono venuta a prenderti. Ti odio così tanto che sono tornata all’attico”, disse lei sarcasticamente, allungandosi sul grembo di lui per allacciargli la cintura di sicurezza.
Lui le passò le dita tra i capelli, e l’avvicinò al suo viso. Lui la guardò attento nel suo e il respiro le si bloccò per l'espressione sul suo viso. Desiderio? Amore? Entrambi, forse? Non era sicura, solo che non aveva mai visto quello sguardo prima.
“Ti amo”, bisbigliò lui. “Lo sapevi questo? Sapevi che ti amo, Buffy? Scommetto che non potevi saperlo perché neanche io lo sapevo. Voglio dire, Buffy, io…”
Lei si tirò indietro, togliendo la mano di lui dai propri capelli. Devi essere realistica qui, Buffy, disse a se stessa. “Vuol dire che hai bisogno del dentifricio quando saremo a casa, okay?” disse lei con leggerezza sedendosi indietro, allacciandosi la cintura.
Lui distolse lo sguardo da lei, guardando fuori dal finestrino sporco, una leggera pioggerellina iniziava a scendere dal cielo, e lei non sapeva che cosa fare. Non c’era modo che potesse avere una discussione razionale con lui in quel modo. Impossibile.
“Spike?” iniziò lei con attenzione.
“Mmm?”
“Hai visto Alicia?”
Lui annuì col capo, guardando ancora fuori dal finestrino. “Lei non mi voleva.”
“Lei ha detto quello?”
“Stava uscendo con Ryan”, disse lui, disgustato.
“Hai parlato con Sam?”
“Mi ha detto che devo chiamare prima in futuro.”
Buffy sospirò, lei aveva avuto paura che accadesse.
“Non sono niente tranne che un cattivo e maleducato uomo, no?” bisbigliò, la sua voce spezzata dall’emozione.
“No, Spike…”
“Lo sono”, disse lui afflitto, suonando tanto come un ragazzino smarrito.
Slacciandosi la cinghia, gli si avvicinò e gli avvolse le braccia intorno. Lui si mosse rapidamente per inghiottirla nelle sue braccia, seppellendo la faccia nel suo collo e lei sentì le sue lacrime bagnarle il collo. Sedette lì con lui, accarezzando i suoi capelli, facendo passare le dita sui suoi ricci e sussurrando parole di conforto finché non raggiunsero il suo attico. E lui si aggrappò a lei, si aggrappò a lei come se fosse il suo porto nella tempesta e, lei realizzò, lei poteva solo essere quello.
***
Lui era calmo, non scontroso, non addolorato, ma calmo ed introverso per il tempo che ci avevano messo per raggiungere ‘casa’. Sembrava avere un miglior controllo delle sue facoltà, ma sembrava che non la volesse fuori dalla propria vista per molto tempo. Le venne in mente, mentre gli passava il suo spazzolino con dentifricio alla cannella, che desiderava che ci si prendesse cura di lui. Voleva qualcuno che badasse a lui. Non solo desiderava; ne aveva bisogno. Nessuno si preoccupava per lui in questo modo; principalmente si preoccupavano di che cosa potevano ottenere da lui. La brutale verità era che andava anche nell’altro senso: a lui interessava solo quello che poteva ottenere da loro, ma non questo tipo di cura. Non l'arrendersi a qualcun altro; non il rinunciare alle finzioni che lui fosse un uomo perfettamente capace che non aveva momenti di vulnerabilità. Probabilmente non lo realizzava, ma non le importava, e forse sbagliava a leggere nelle azioni di un uomo ubriaco, ma non si preoccupava neanche a tale proposito. Sapeva soltanto che lui aveva bisogno di lei e che lei sarebbe rimasta con lui fino a quando ne avesse avuto, e diavolo, anche molto dopo.
Il suo cuore era in serio pericolo. Stava discendendo velocemente e mentre lei al momento era il suo salvagente, doveva chiedersi egoisticamente chi sarebbe stato il suo salvatore.
Era sbagliato, ponderò lei, sentire un tale sentimento per lui mentre lui era così vulnerabile? Era perché era vulnerabile e quindi aperto a lei; nudo, esposto, bisognoso? Era la sua propria necessità egoista di essere necessaria che aveva stimolato e guidato i suoi sentimenti? E i sentimenti che sentiva per lui erano reali, o erano tutti causati dal suo impulso a ‘sistemare' e 'riparare'? Era stata sua amica per oltre un anno, e sapeva nella parte posteriore della sua mente che Spike doveva in qualche modo essere 'riparato' e quello risuonava con quella cosa che a lei piaceva chiamare “sindrome dell'uccellino ferito”. Il desiderio di sistemare quello che era rotto, o piuttosto, quelli che erano rotti.
L’avrebbe odiata se l'avesse saputo? Poteva essere accusata di non accettarlo com'era? Il suo stile di vita faceva parte di lui, tuttavia, era stata parte di chi lui era da quando l'aveva conosciuto, ma, era parte di lui, non era chi era. Non il pacchetto completo. Lei aveva visto oltre i suoi modi da spaccone e malizioso, oltre le sue imprese e conquiste sessuali, aveva visto oltre la sua carriera artistica ed i suoi successi, e aveva visto l'uomo. E questa vulnerabilità che lui mostrava era l'uomo esposto - aperto, ferito, sanguinante e dolente. Questo, sentiva, era oltre la sbornia.
“Buffy?” disse lui ad alta voce nell'oscurità quando stava entrando nel suo letto, l'oscurità che li copriva come una coperta.
Lei si fermò alla porta e si voltò. “Yeah?”
“Tu… resteresti? Con me?”
“Sto rimanendo, Spike. Nella stanza dell'ospite -”
“No, qui con me. Per favore.”
Lei non disse nulla, provando ad ignorare la disperazione nella sua voce, la qualità quasi implorante di questa.
“Per favore, Buffy. Ho bisogno di te.”
Lei esitò ancora, sentendo che quella parola sarebbe tornata a tormentarla, e presto. Quando lo sentì iniziare ancora la sua richiesta, acconsentì rapidamente dicendo, “Okay, resto”.
Strisciando nel letto accanto a lui, lui fece per voltarsi verso di lei per abbracciarla ma lei lo fermò. “Rimani lì”, disse lei bisbigliando e invece gli avvolse le braccia attorno da dietro, premendo il corpo contro il suo.
“Grazie”, bisbigliò lui, prendendo la mano di lei e baciandole le punta delle dita.
“Prego.”
Ora mi sembra che l’amore di un certo genere sia l’unica spiegazione possibile della straordinaria quantità di sofferenza che esiste nel mondo. ~ Oscar Wilde
Spike si svegliò lentamente, nient'affatto pronto a stare in piedi ancora, ma bisognoso di andare in bagno. Non era sicuro di che ora fosse; solo che doveva ancora essere tardi considerando che fuori era ancora buio. Riusciva a distinguere Buffy solo leggermente accanto a lui, la luce che filtrava dal corridoio diffondeva una macchia di illuminazione.
Si era voltato da quando lei era strisciata a letto con lui, e adesso le stava di fronte e lei era raggomitolata su un fianco, un pugno sotto il cuscino, la testa che guardava verso il basso. Lui le sorrise, sentendo il cuore gonfiarsi dentro di lui. Ma guarda un po', pensò sardonicamente, ho un cuore dopo tutto. E appartiene a Buffy disse la voce nella sua testa. O era il suo cuore?
Lei emise un delicato sospiro e si dimenò un po' prima di calmarsi, questa volta il suo viso puntava in alto verso lui. Piegandosi, dolcemente, e piuttosto velocemente, le baciò le labbra e immediatamente volle di più. Comunque si trattenne, non voleva farlo. Non voleva svegliarla come un qualche ragazzino eccitato che voleva un colpetto. Lui non voleva un colpetto. Lui voleva solo Buffy. La sua mente iniziò a vagare, desiderosa di chiarimento su quello e si calmò. Non ora. Più tardi. Più tardi avrebbe capito tutto quanto.
Quindi, si alzò, andò in bagno e strisciò di nuovo a letto con lei, facendo scivolare il corpo più vicino a quello di lei così che potesse sentire il suo calore corporeo. Senza toccarla, voleva guardarla dormire, pensando che questa era la prima volta da anni che stava a letto con una donna e che non l'aveva toccata in qualche veste. La guardò per lungo tempo prima che il sonno lo reclamasse ancora una volta.
***
Buffy lo guardò dormire a lungo dopo che si era svegliata. Gli eventi e i pensieri della notte precedente si stavano facendo strada a forza verso la superficie e lei rimase sdraiata lì, immobile, lasciando quei pensieri passarle velocemente per la mente.
Sembrava un ragazzino quando dormiva. I lineamenti rilassati, i riccioli arruffati, e il corpo calmo. Allungandosi, gli toccò il lato del viso gentilmente e sorrise con dolcezza quando lui sembrò avvertire il suo tocco e mosse il viso come a strofinarsi contro la sua mano.
Lentamente, tolse la mano dal suo viso e silenziosamente, uscì fuori dal letto. Era sulla strada verso la porta quando si fermò e si voltò. Camminando lentamente verso il letto, si piegò su di lui e dolcemente gli baciò la cima della testa, gelando quando lui si voltò, di nuovo, come se l'avesse sentita.
Voltandosi indietro, uscì strisciando, chiuse la porta dietro di sé e scese al piano di sotto per chiamare Willow.
“Ho bisogno di te” disse non appena Willow tirò su il telefono.
***
“Wow” fu tutto quello che Willow riuscì a dire quando Buffy finì di raccontarle tutto quello che era accaduto da quando era arrivata solamente due giorni prima. “Stai facendo un diavolo di vacanza vero?”
“Non molto rilassante a dire il vero, sì” replicò Buffy. Era uscita fuori nel balcone adiacente al soggiorno, ma aveva tenuto la porta aperta per ascoltare Spike.
“Io non... sono senza parole, ecco. Voglio dire, cosa farai?”
“Non so cosa fare. Mi sembra che dovrei lasciare Spike trattare con Sam e Alicia, ma voglio anche parlare con Sam perché potrebbe ascoltarmi, tuttavia non voglio peggiorare le cose-”
“E come il tuo parlare con Sam potrebbe peggiorare le cose?”
“Perché lei penserà che sono stata io ad istigarlo a tutto questo. Penserà che non è davvero lui, ma io”
“Penserà che tu abbia dei sentimenti per lui, forse?” fornì Willow.
“I miei sentimenti per Spike non hanno niente a che fare con come mi sento riguardo il suo creare una relazione migliore con sua figlia”
“Quindi, ammetti che hai dei sentimenti per lui”
“Come se non fosse dolorosamente ovvio” borbottò Buffy. “Quando è successo, Wills?”
Willow sospirò pesantemente, “Oh, Dio, Buffy, non lo so. Penso che siano sempre stati lì a qualche livello, ma ci ho pensato su, durante gli ultimi mesi sono diventati più forti”
“Quando si è messo con Harmony”
“Sì, penso che sia giusto. La odiavi”
“Non sa cantare! È un'idiota”, mormorò Buffy ad alta voce.
“Lo è davvero, ma penso che tu fossi spaventata dal fatto che lui sarebbe stato con lei per un po'. È durata più a lungo delle altre vero?”
“Wills, 'durare più a lungo delle altre' può significare tutto dall'andare oltre una notte ad un intero mese”
“Questo è quello che voglio dire. È durata tipo due mesi”
Buffy ridacchiò, “Quanto è triste questo?”
Willow ricambiò la risata, “Parecchio triste”
Buffy appoggiò la testa ad una mano e si massaggiò una tempia. “E' solo che non so cosa dire, cosa sentire”
“Tu sai cosa senti”
“Non lo so proprio. Vera e propria prova di quanto mi senta fottuta. Un minuto sono sicura di – di-”
“Amarlo?”
“E il minuto dopo penso di no ed è solo... solo...”
“Che ti piace che abbia bisogno di te?”
Buffy si sedette all'indietro sulla sedia e borbottò, “Ti odio”
Willow sogghignò, “Sì, perché ti conosco troppo bene. È così divertente”
“Cosa?”
“Voi due. Hai Spike che vive il momento – momento dopo momento, sempre in movimento, questo è quello che fa. Poi ci sei tu che pianifichi metodicamente tutto e analizzi ogni singola situazione sotto tutti i punti di vista prima di fare qualsiasi cosa”
“Quindi, stai dicendo che io ho bisogno di un po' di lui e lui ha bisogno di un po' di me?”
“Yep, esattamente. Penso che sia questo ciò che vi ha attirati insieme per la prima volta”
“No, quello che ci ha attirati insieme è stata Dawn e la sua ossessione con lui. Poi, è stato lui che voleva una donna e io che non gliel'ho data”
“E ora guarda. Guarda dove sei e guarda a che punto sei ora, nella tua relazione con lui. Qualcosa ti ha tenuto con lui per tutto questo tempo”
“La mia paura è che sia questa cosa dentro di me che mi fa voler aiutare quelli che hanno bisogno. Il che, è presuntuoso da parte mia, non credi? Voglio dire, non tutti sentono il bisogno di 'essere salvati'. Non tutti sono degli uccellini feriti”
“Buffy, non sei rimasta amica di Spike per tutto questo tempo perché sentivi che lui non era altro che un uccellino ferito. Davvero ti senti in questo modo?”
“No, davvero. Sono solo le cose a cui penso. Sai quelle cose pazze che mi saltano in testa. Ma posso dire che in qualche modo sapevo che lui era a pezzi”
“Sì, e si sta rompendo proprio di fronte ai tuoi occhi ora. Non allora, ma adesso. Puoi analizzarlo in centinaia di modi differenti Buffy, ma la semplice verità è, tu e Spike siete diventati amici perché vi siete incontrati, avete parlato, e vi siete piaciuti l'un l'altro abbastanza da mantenervi in contatto. Qualsiasi cosa provi riguardo i bisogni di Spike non è il perché sei rimasta con lui tutto il tempo che l'hai fatto. Puoi cercare di convincere te stessa di questo fino a quando sarai blu in viso, ma è semplicemente che non è questo il caso e lo sai. È solo che ora, quando le cose hanno preso una piega drastica, quella cosa dentro di te che ti diceva che lui in qualche modo era a pezzi è riuscita fuori con vendetta. Tu lo ami Buffy, chiaro e semplice. E lui adesso ha bisogno di te e tu non sei una da negarglielo”
“Buffy!”
Il suddetto uomo in questione le stava urlando in quel momento e Buffy scattò in posizione seduta. “E' sveglio e mi sta chiamando, devo andare”
“Solo sta attenta, Buffy. Mi preoccupo cosa di cosa succederà quando lui sarà 'sistemato'”
Buffy rise, “Potrei andare in così tanti posti con questo commento”
Willow sogghignò, “Oh, sono sicura che potresti. Solo...”
“Sta attenta?”
“Yeah.”
“Penso che possa essere troppo tardi per questo. Ti chiamo più tardi, ciao.”
“Se non ci metti troppo, ti aspetterò qui per tutta la mia vita” ~Oscar Wilde
Si erano addormentati di nuovo, Buffy, sorprendentemente, si era appisolata per prima. Spike l'aveva guardata, tipo come aveva fatto quando s'era svegliato nel bel mezzo della notte. Lei non era classicamente bella, ma era perfetta ai suoi occhi. Era il suo cuore; la sua capacità di amare e la sua estrema lealtà – anche quando era per quelli indegni di tale lealtà e amore.
Come a dire, lui.
Ma lei era proprio qui, proprio al suo fianco, che si prendeva cura di lui. Si prendeva cura di lui. Quando aveva avuto qualcuno che si prendeva cura di lui? E, quando lui si era preso cura di qualcuno? Lui e Sam non si erano presi cura l'uno dell'altra, questo era certo. Quando aveva sentito l'impulso di prendersi cura di qualcuno – beh qualcuno che non fosse sua figlia. E, beh, questo l'aveva fottuto per bene vero?
Cristo. Era innamorato di Buffy.
La realizzazione lo colpì non con la forza e l'impatto che pensava avrebbe avuto; probabilmente perché l'aveva sempre saputo, ma non aveva mai voluto ammetterlo. Non per lui, non perché era spaventato di quello che sentiva, ma per lei. Perché era spaventato che se lei ricambiava questi sentimenti, lui in qualche modo avrebbe fottuto tutto e l'avrebbe persa.
Aveva bisogno di lei ora. Aveva bisogno di lei con sé, che rimanesse al suo fianco e gli desse quell'amorevole supporto che gli stava così facilmente dando. E adesso, lei era letteralmente al suo fianco – ma cosa sarebbe successo quando se ne sarebbe andata una volta che la sua vacanza fosse finita? Cosa avrebbe fatto lui allora? Chi si sarebbe preso cura di lui allora? Chi l'avrebbe tenuto sotto controllo? Chi si sarebbe assicurato che non deviasse dal sentiero che stava facendo adesso?
La risposta era semplice: l'unico che l'avrebbe mantenuto su quel sentiero era lui stesso. L'unico che si sarebbe assicurato che non deviasse era lui stesso. Doveva prendersi cura di se stesso; doveva tenersi sotto controllo.
E poteva farlo. Poteva. Doveva. Se non l'avesse fatto allora... non sarebbe mai stato degno di lei. Ma...l'avrebbe mai avuta? Lei viveva sulla east coast,lui sulla west. Il suo cuore tuttavia, il suo cuore l'aveva saputo per tutto il tempo e non aveva mai smesso. Il suo cuore sapeva quello che la sua testa sapeva, ma aveva continuato ad andare, aveva continuato a battere, a dolere e a battersi per lei.
Cosa doveva fare un ragazzo? Abbandonare? Lasciarla libera? Davvero, cosa doveva fare un ragazzo?
***
Buffy stava facendo un sogno erotico. Nel suo sogno erotico, Spike era il suo amante e si stava attualmente schiacciando contro il suo centro, la sua gamba in alto sopra il fianco di lui, il suo centro premuto contro la sua durezza. Lui stava colpendo la sua fica coperta da vestiti proprio nel punto giusto, proprio sulla sua clitoride, così che ogni volta che lui ondulava contro di lei, scosse elettriche di piacere l'attraversavano, portandola sempre più vicino al completamento.
Le sue labbra erano sul suo collo, mordicchiando, succhiando e baciando. Le sua mani erano sotto la sua camicia, che le prendevano a coppa il seno, dando dei colpetti ai capezzoli con la punta dei pollici. Lui stava gemendo nel suo collo e le lasciava una scia di baci fino alla mascella e giù fino alla bocca, che reclamò avidamente.
“Buffy, amore mio” respirò lui, il suo respiro caldo che le creava la pelle d'oca su tutto il corpo.
“Spike” mormorò lei in risposta e si schiacciò più forte contro di lui, bisognosa di lui, bisognosa del rilascio. Non voleva che il piacere finisse e tuttavia non riusciva a fermarsi dal cercare il completamento. Voleva solo assicurarsi che lui fosse proprio lì con lei quando sarebbe crollata.
Reclamò le sue labbra, stuzzicandogli la lingua con la propria, dilettandosi del suo inseguimento quando la ritirò nella sua bocca. Lo sentì ringhiare, profondo e basso, e il suono mandò onde d'urto fino alla sua fica.
Dio, quello era eccitante.
Bisognosa di respirare, strappò via la bocca dalla sua e gemette quando il suo schiacciarsi si fermò.
Lui era pietrificato e teso contro di lei e Dio, lei aveva bisogno di-
“Buffy.”
I suoi occhi scattarono aprendosi e si posarono sui freddi e spaventati occhi blu. Si stava scusando con lei con i suoi occhi. Era così dispiaciuto. Perché era -
Perché stavano sognando. Era un sogno. Tutto un sogno.
Il suo corpo doleva, si sforzava, si allungava... aveva bisogno di quel rilascio. Lo voleva fortemente, e voleva che fosse lui a darglielo.
Muovendo i fianchi così che la sua fica sfiorasse contro il suo cazzo coperto dai pantaloni della tuta; lui gemette e chiuse gli occhi. Si morse il labbro inferiore e le mani scattarono fuori da sotto la sua camicia, e lui la fermò, tenendola fermamente nella sua stretta. “Cosa stai facendo?” riuscì a farfugliare.
“Spike, io... ho bisogno...”
“Cosa, Buffy? Di cosa hai bisogno?”
Lei mosse di nuovo i suoi fianchi, ignorando quanto strettamente lui la stava tenendo, ignorando il suo segnale affinché si fermasse. Non voleva fermarsi. Non era completamente sveglia; era ubriaca di lui, ubriaca delle sensazioni dentro di lei che turbinavano, ubriaca del suo desiderio di rilascio.
Deglutì forte, e cercò i suoi occhi, cercò il suo consenso, il suo bisogno e il suo desiderio.
Lui le rispose schiacciando le labbra sulle sue e rovesciandola. Le sue braccia avvolte attorno a lui, le dita immerse nei suoi capelli, che si attorcigliavano nei suoi morbidi riccioli.
“Non ti prenderò” mormorò lui nella sua bocca, “io non lo farò.”
Lei piagnucolò quando la mano di lui scivolò dentro i suoi pantaloni del pigiama e lui iniziò a strofinarla attraverso le mutandine. “Spike” gemette, la testa che roteava all'indietro sul cuscino.
“Non lo farò” mormorò ancora lui. “Ti darò questo, ma non ti prenderò.”
Era lì. Lei arrivò, urlando il suo piacere al cielo, mormorando il suo nome. Esplosioni di colore partirono come fuochi d'artificio dietro i suoi occhi e, proprio non appena era arrivata su, tornò giù, schiantandosi a terra.
Schiantandosi contro la realtà.
I suoi occhi si allargarono e alzò lo sguardo su di lui in orrore. “Mi dispiace”
Ora i suoi occhi si allargarono, “Perchè? Perché sei dispiaciuta?”
Lei scosse la testa, “Io – io non avrei dovuto farlo. Ero... sono venuta su di te!”
“Buffy” disse lui gentilmente, accarezzandole il viso con la mano non fradicia. “Va bene, siamo venuti l'uno sull'altra”
I suoi occhi si riempirono di lacrime, “Non va bene”
Lei si commosse ancora di più al dolore visibile nei suoi occhi. “Perché?” domandò lui piano, “Perché è così male?”
“Perché io – io mi sono approfittata di te”
Lui alzò leggermente la testa all'indietro, guardandola come se avesse appena realizzato che era lì. “Cosa? Tu stai dicendo che ti sei approfittata di me?”
“Sei sconvolto e hai i postumi di una sbornia. Hai avuto una brutta giornata ieri e una brutta nottata e – perché stai ridendo in quel modo?”
Spike rotolò via da lei, “Oh Dio, questo è... questo è ironico. Mi hai aiutato a capire che 'puttaniere' sono stato e ora ti stai scusando con il 'puttaniere' perché lui ha fatto quello che sa fare meglio – far venire una donna. Ricordi che sono io quello che si approfitta dei deboli e bisognosi?”
“Non devi farlo sembrare così duro” issò lei, tirandosi a sedere e sistemandosi.
Lui guardò verso di lei, “Non t'è piaciuta la parte del 'far venire una donna'?”
Lei lo guardò aggrottando le sopracciglia e saltò giù dal letto, “No, non m'è piaciuta. Ma va bene. Perché possiamo far finta che questo non sia mai successo -”
“Oh, no Principessa. È successo” le disse fermamente, rotolando fuori dal letto e mostrando ancora un'impressionante erezione. “E' successo e non c'è modo di tornare indietro. Almeno per me non c'è. È stato...” scosse la testa, “E' stata una maledetta rivelazione, Buffy”.
“Di cosa?” chiese lei timidamente, spaventata da quello che avrebbe detto. Spaventata da quello che sentiva, da quello che lui sentiva, dall'implicazione di tutto quello.
Lui sorrise, “Vedrai. Te lo proverò, Buffy”.
“Proverò cosa?”
“Che posso essere un brav'uomo. L'uomo che meriti”
“So che sei un brav'uomo, lo sto dicendo-”
Lui alzò la mano, fermandola. “No, lo so che lo stai facendo, ma non mi hai visto provare. Hai visto pezzetti, frammenti del brav'uomo. Io ti mostrerò di più di lui. Te lo farò vedere per tutto il tempo così non ci sarà dubbio che sarò buono”
I suoi occhi si restrinsero con sospetto, “Buono per cosa?”
“Buono per te, Buffy. Buono per te” Lui le si mosse di fianco, e lei lo lasciò fare, rimase in piedi lì e semplicemente lo guardò, domandandosi cosa stava facendo.
Lui le sorrise teneramente e le prese a coppa un lato del visto. “Farò sì che tu mi ami”
Un po’ di sincerità è una cosa pericolosa, e la maggior parte delle volte è assolutamente fatale. ~Oscar Wilde
Buffy lo fissò, immobile. “Che cosa?”
“Farò in modo che tu ti innamori di me”, dichiarò lui ancora, apparentemente fiero di sé per aver fatto una tale dichiarazione.
Lei agitò la testa e si allontanò da lui, “No, questa cosa non funzionerà”
Lui aggrottò la fronte, e le sue spalle si incurvarono. “Perché no?”
“Perché per prima cosa, io già ti amo…”
“Come amico! Tu mi vuoi bene come un amico”, chiarì lui, dicendolo come se il concetto lo disgustasse.
Buffy da parte sua, divenne silenziosa per un minuto e poi agitò la testa di nuovo. “Io non voglio che tu cambi per me, Spike. Se stai cambiando, dovrebbe essere per te, per Alicia, non per chiunque altro…”
“È per Alicia! E me, ma… non posso sperare che tu possa imparare ad amare l’uomo che ho bisogno di essere?”
“Io ti voglio bene adesso!” esclamò lei, frustrata. “Perché stai dicendo questo? Da dove viene questo?” agitò lei le mani. “Dio, noi abbiamo appena… ci siamo toccati nel letto e ora tu stai… e io non… e io solo non… che diavolo sta succedendo?”
“Buffy, la tua testa sta per esplodere-“
“Sto bene, grazie!”
“Calmati, piccola. Perché non ti siedi con me-“
“Voglio fare una doccia. Voglio vestirmi. E voglio uscire da questa stanza. Okay?”
Lui annuì col capo, “Okay, piccola, questo sembra come una buona idea.”
“Sì, è una buona idea. Così sto andando a… andando a farlo.” Lei si sentiva completamente svuotata. Si sentiva come se fosse andata a dormire in un mondo in cui conosceva come stavano le cose, come funzionavano e cosa significavano, e come se si fosse svegliata in un nuovo mondo dove lei non conosceva come stavano le cose, come funzionano o cosa significavano. Tutto quello che sapeva era che non sapeva che diavolo stesse accadendo all’improvviso e i suoi ormoni furiosi e Spike sembrava essere il conduttore di questo piccolo viaggio mentale.
“Oh Dio”, si lamentò nel bagno vuoto una volta che la porta fu chiusa dietro di lei.
***
“Io penso”, iniziò Buffy non appena si sedette sul divano dopo che entrambi ebbero fatto una doccia e si incontrarono in salotto.
“No, aspetta”, disse Spike, sedendosi di fonte a lei sul tavolino da caffè. “Desidero dirti quello che io penso. Lo stupido idiota che è stato preso a calci negli ultimi giorni, e si è sentito dispiaciuto per se stesso vorrebbe tenere il discorso, se non ti dispiace.”
Unendo le labbra insieme, lei annuì col capo in accordo e si appoggiò indietro, in attesa.
Lui incontrò gli occhi di lei. “Ti amo, Buffy. Sono innamorato di te. So che ora, sono una patetica scusa di uomo, ma so che posso essere l'uomo buono di cui tu parli , e così bene. So di averlo in me, malgrado il fatto che non abbia sentito molto di esserlo. È a causa tua, piccola. Perché tu lo vedi in me, perché tu desideri per me che io sappia che posso essere quell’uomo. Io desidero esserlo. Per me, per Alicia, e sì, per te. Desidero essere degno di Alicia che mi chiama ‘Papi’ e voglio essere degno un giorno di sentire le parole “ti amo” che escono dalle tue labbra. Puoi forse dire che un giorno desidereresti anche tu quello?”
Lei prese un respiro profondo, “No”
Lui la guardò deluso, ferito e distrutto, “Perché no?”
“Spike, io… Okay, quello è sembrato duro e ti chiedo scusa. È l'ultima cosa che hai bisogno di sentire ora.”
“Al contrario, penso che dovrei assolutamente sentire questo. Perché fermarsi dall'essere brutalmente onesta con me ora, Buffy?” disse lui, con tono amaro.
“Perché non mi piace essere brutale.” Disse di scatto. “Non mi piace ferirti benché Dio sa che tu non ti sia preoccupato di avermi ferita.”
Lui restrinse i suoi occhi, “Quando?”
“Uh, come tipo la prima notte ero qui?”
“Io credevo che lo avessimo superato quello-”
“No, mi hai ferita!” saltò su dal divano lei. “Tu mi hai accusata di comportarmi come un’amante capricciosa, ricordi? Di essere gelosa?”
Gli occhi di lui si allargarono di comprensione mentre alzava lo sguardo su di lei. “Così tu…”
“Sì, ero gelosa. Ho odiato vedere quella stupida sciaquetta qui e tu… che la toccavi. Io ero gelosa okay? Quello tuttavia, non ha niente a che fare col perché desidero che tu cambi. E non dovrebbe avere nessun rapporto col perché dovresti. È solamente insano per te. O per Alicia. O per qualsiasi rapporto che potresti avere in futuro.”
L’espressione di lui divenne una di risoluzione, “Tu vuoi dire come ora? Come noi?”
“Non c’è nessun noi riguardo a un rapporto che non sia di amicizia.”
Lui si alzò in piedi, affrontandola, “Giusto. A causa di quello che ho fatto.”
Lei evitò gli occhi di lui, abbassando lo sguardo, “Sì”. Tornando a guardarlo, prese un respiro profondo. “Spike, mi rendo conto che è forse un poco contraddittorio da dire che so che sei un uomo grande e che hai molto da offrire, ma non voglio che tu lo offra a me. Ed è duro da parte mia dire che ti amo, ma non desidero avere una relazione con te, non voglio amarti più di un amico perché sono egoista – ho paura per il mio cuore. Tu non sei conosciuto esattamente per essere fedele in quell'ambito e io… io solo non posso mettere il mio cuore sul filo in quel modo Spike.”
“Specialmente non da quando non sono stato il miglior amico da quando sei qui.”
Sospirando pesantemente, lei replicò, “Ed è finita. Non posso continuare a rinfacciartelo, ma…. yeah, è un esempio. Spike, io sento delle cose per te. Lo faccio. Ma io non…” lei agitò la testa, frustrata. “Desidero essere qui per te. Desidero continuare ad essere tua amica e desidero sostenerti nei cambiamenti che vuoi fare. Hai bisogno di me, io sono qui. Tuttavia. Non desidero essere una stampella per te. Io non voglio che tu metta sentimenti su di me che non sono realmente là perché ti stai sentendo vulnerabile ora-”
“Buffy, fermati”, la implorò gentilmente Spike. Foggiando a coppa il lato del viso di lei, la guardò teneramente, “Io non sto ‘mettendo’ nessun sentimento su di te che non ci fosse già lì. Quando dico che ti amo non è perché voglio portarti a letto o perché ho bisogno di te qui o perché cadrò. Quando dico che ti amo, è perché amo tutto di te. Non ha niente a che fare con me, sei tu. Sì, tu mi fai ridere e sorridere, tu rendi facili le mie difficoltà e sì, ti prendi cura di me e mi lasci essere vulnerabile. Mi hai lasciato esserlo. Hai visto qualcosa che nessuno ha visto mai prima. Sei qui malgrado quello che ho fatto. Hai visto la parte migliore e quella peggiore di me e sei ancora qui. Quello è… Dio, Buffy, come posso non amarti? Sei il mio angelo. Sei così pura e-”
“Ferma quella roba dell’angelo, per favore”, supplicò Buffy morbidamente con un gemito leggero.
Schiarendosi la gola, lui annuì ed abbassò la mano. “Buffy, tu significhi tutto per me e io non lo mostro bene. Penso che in parte sia perché sono impaurito da quello che significa. Non sono mai stato innamorato prima, non così. E io ti amo-”
Lei prese un respiro profondo, “Per favore, fermati, Spike. Io solo… io non posso fare questo ora, okay? È… così tanto ora. Troppo ed io non posso avvolgere la mia mente intorno esso-”
“Sssh”, mormorò lui e l’attirò in un abbraccio. “Mi fermerò. Scusami. Io sono… un tipo appassionato, immagino. Mi fermerò. Noi solo…”
“Solo ci concentreremo su quello che stiamo andando a fare per quanto riguarda Alicia e Sam”, disse lei saldamente.
Lui annuì col capo, “Sì, concentriamoci su quello.”
Staccandosi dall’abbraccio, lei si spostò sedendosi di nuovo sul divano. “Così, che cosa hai in mente per quello?”
Lui le sorrise, la Buffy in affari era tornata. Dio, lui realmente l’amava. E, stava per trovare il modo perché avesse fiducia in lui.
( continua )