Imprevisti di nozze

Capitolo Uno

“Riesci a trattenere il fiato solo per un altro po'?”

Elisabeth Ann Summers, Buffy per gli amici, guardò nello specchio davanti a sé, e lo specchio le restituì l'immagine di una quasi sposa decisamente troppo nervosa.

“Avrei fatto meglio a pensarci due volte prima di strizzarmi in un vestito così stretto”

Willow, la futura damigella d'onore, forzò la cerniera su per la schiena, mentre Joyce, la madre di Buffy, teneva stretti i lembi dell'abito.

“Sicuro che vada tutto bene, bambina mia?” chiese Joyce. “Non me lo ricordavo così stretto, questo vestito. Forse è solo un problema di ritenzione idrica. Ho delle pillole favolose per la ritenzione…No, meglio di no, altrimenti rischi di chiuderti in bagno per le prossime quattro ore, e noi non abbiamo quattro ore. Oh, mio Dio, e se devi andare in bagno proprio nel bel mezzo della cerimonia?”

Buffy decise di smettere di seguire il filo logico dei discorsi di sua madre. Una buona idea considerando che un filo logico non c'era… E comunque lei non era affatto gonfia, lei era decisamente ingrassata. Sfortunatamente, quando era cominciato il conto alla rovescia per il giorno delle nozze, il suo appetito era aumentato a dismisura, di pari passo con uno strano languore angoscioso. Era già un miracolo che riuscisse ancora ad entrarci in quel maledetto vestito.

“Va tutto bene, mamma. Farò solo a meno di respirare durante la cerimonia”

Willow salì su uno sgabello e si fece passare il velo da Joyce, per adornare la testa della sposa.

“Oh, tesoro, sono così contenta che tu abbia finalmente deciso di sposarti! Le decorazioni per la chiesa sono semplicemente deliziose, e le bordature di pizzo del velo…beh, sono così romantiche!” Sua madre le sorrise mentre Willow aggiustava il velo tra i riccioli biondi di Buffy.

“Effettivamente è tutto molto bello. Comunque il merito è tutto di Riley, mamma, non mio. È stato lui a insistere per il matrimonio” Dopo due anni di fidanzamento, all'improvviso Riley era stato preso dal sacro fuoco del matrimonio e aveva insistito per fissare la data nel minor tempo possibile. Valli a capire, gli uomini!

Willow scese dallo sgabello per osservare il risultato finale. “Oh, Buffy, sei bellissima!”

Buffy diede un'altra occhiata critica allo specchio. Stentava quasi a riconoscersi. Di solito vestiva molto casual, jeans e maglietta, invece ora si fissava imprigionata in un abito da sposa troppo stretto, con i bei capelli biondi imbalsamati in un quintale di lacca. Non era sicura di sentirsi a suo agio a quel modo. “Mmh…sembro un alieno, in ogni caso grazie lo stesso”

“Beh, io non ho mai visto un alieno così carino” tagliò corto sua madre.

Willow tirò su con il naso e cominciò a piagnucolare.

Buffy le batté con una mano sulla spalla. “Ehi, per favore, ci manca solo che tu pianga! Così ti colerà tutto il mascara sulle guance e poi avremo una sposa extraterreste con il suo procione d'onore”

“Anche Riley ti troverà bellissima, vedrai” le assicurò Willow tra le lacrime. “Lui lo pensa, anche se non è il tipo d'uomo che mette in piazza i propri sentimenti”

“Immagino che sia così” A volte Buffy sospettava che Riley fosse incapace di conoscere davvero una donna al di là dell'aspetto fisico. Inclusa lei. Al pensiero le mancò l'aria. Si voltò di scatto e percorse i pochi passi che la separavano dalla finestra.

Sua madre la seguì subito. “Sei emozionata, tesoro? È normale nella tua situazione”

Emozionata? Ecco cos'era tutta quella strana sensazione al basso ventre che provava da quando si era alzata quella mattina… “Sì, hai ragione mamma. Sono solo emozionata, come hai detto tu”

Willow corrugò la fronte. “Adesso che ci penso, sei stata stranamente tranquilla nelle ultime settimane. E questo non è da te”

A dire il vero, nei giorni precedenti, aveva accusato una sorta di depressione leggera, ma l'aveva attribuita alla pressione delle nozze imminenti. Era per quello che aveva mangiato qualsiasi cosa le fosse capitata sotto tiro, anche quando non era seduta a tavola. “Non preoccupatevi, vedrete che dopo la cerimonia tornerò quella di sempre” minimizzò.

Sua madre inclinò la testa di lato, improvvisamente preoccupata. “Se stai avendo dei ripensamenti, puoi ancora tirarti indietro. Lo sai, vero?”

Buffy le sventolò l'anello di fidanzamento sotto il naso. “Riley è perfetto per me. Nessuno riesce a tenermi con i piedi per terra come fa lui” Era quello il modo in cui Riley manifestava il suo affetto per lei, tenendola con i piedi saldamente ancorati a terra e ai sani valori della vita.

“Senti, forse è stupido da parte mia parlarne proprio adesso, però…” abbozzò Willow mordicchiandosi il labbro inferiore. “Sei sicura che si tratti proprio di questo? A volte ho l'impressione che lui… beh, che ti spenga un po'”

Sì, hai ragione, fu la prima risposta che venne in mente a Buffy, subito seguita da un senso di colpa. C'erano un sacco di motivi per trovare Riley adorabile. Certo, non si poteva affermare che il suo fidanzato avesse un senso dell'umorismo brillante, anzi, Riley era completamente privo di un qualsiasi senso dell'umorismo, ma in ogni modo non era quella la base di partenza di un buon matrimonio. “Riley è un ragazzo posato, Willow, è una delle cose che ammiro di più in lui. Non è mai inopportuno. E poi, non sono mai arrivata tanto vicina all'altare come ora”

Sua madre strabuzzò gli occhi. “Elisabeth Ann Summers, questa mi sembra un'ammissione disperata!”

“Oh, per favore! Io non sono per niente disperata.” Non esattamente, almeno, però doveva ammettere che tutti gli uomini che conosceva se l'erano filata a gambe levate quando avevano scoperto di dover avere a che fare con il temutissimo Hank Summers. Solo Riley aveva superato l'esame di suo padre.

“Ma ti sei sentita? Non sono mai arrivata tanto vicina all'altare come ora. E questa ti sembra una buona ragione per metterti a fare la moglie?” Willow sembrava quasi nel panico.

Ma perché diavolo sua madre e la sua damigella, che non aprivano mai bocca per contrariare nessuno, avevano deciso di mettere sotto processo la sua decisione di sposare Riley Finn dieci minuti prima delle nozze?

“Willow, essendo la mia migliore amica dai tempi delle elementari, dovresti avere una certa consuetudine con il mio compleanno. Mi accorgo che non è così, visto che ti devo ricordare che mi sto avvicinando ai trenta” Willow la guardava con gli occhi sbarrati, senza dare segno di capire. “Mai sentito parlare di età fertile?” continuò Buffy, cercando di dissipare le nubi.

Sua madre fece energicamente segno di sì con la testa. “Nipotini! Sarebbe bellissimo” A giudicare dallo scintillio dei suoi occhi, un nipotino sarebbe stato una specie di dono del cielo per lei. Strano, come ultimamente quell'argomento fosse saltato fuori spesso nelle conversazioni con i suoi. E il fatto di essere figlia unica, senza fratelli o sorelle in grado di assicurare una discendenza ai Summers, non aveva aiutato Buffy a ignorare l'implicito suggerimento racchiuso nell'argomento nipotini, tanto caro ai suoi genitori.

Willow guardò prima lei e poi sua madre. “Ma tu sei una donna, non un animale da riproduzione”

“Ti ringrazio per avermi chiarito il concetto”

“Buffy, tu ti stai lasciando influenzare da tuo padre, e dalla sua smania di assicurarsi una discendenza. Mi sembra di sentirlo, con tutto quel suo parlare di richiamo del sangue e di eredi. Questa è la tua vita e non puoi sposarti solo per compiacere tuo padre”

Ma Buffy era la bambina di papà, in tutto e per tutto. Magari fisicamente aveva ripreso da sua madre, ma la somiglianza finiva lì. Buffy era sempre rimasta appiccicata a suo padre fin da quando aveva imparato a camminare, ed era cresciuta identica a lui come una goccia d'acqua. Faceva ogni cosa come la faceva lui, e presto si sarebbe anche sposata, come voleva papà. “Io amo Riley e insieme staremo benissimo”

“Lei non ci ascolti, Joyce” disse Willow rivolta alla madre dell'amica. “Devo parlare a quattr'occhi con Buffy” Sua madre si coprì diligentemente le orecchie e Willow vi premette le mani sopra per assicurarsi che non percepisse manco una sillaba. “E che mi dici del sesso?”

“Il sesso è okay” ribatté prontamente Buffy. Ed era davvero questo che pensava: il sesso sarebbe stato okay quando Riley si fosse deciso a cogliere il frutto proibito. Era stato lui ad insistere perché aspettassero la prima notte di nozze per consumare la loro unione, e Buffy aveva accettato, sicura che nessun uomo in buona salute avrebbe resistito tanto a lungo senza cedere alla tentazione. E invece alla fine si era dovuta arrendere all'idea che, evidentemente, non ispirava nel suo fidanzato quell'incontrollabile passione su cui aveva fantasticato per tutti gli anni dell'adolescenza.

“A-ha!”

“A-ha, cosa?”

“Tu stai per sposarti e la cosa più carina che riesci a dire sul tuo futuro marito è che il sesso è okay? Ascoltami, ci sono un sacco di cose a questo mondo che sono okay, la tua salute, il tempo, un bicchiere di vino rosso a pranzo… ma se il sesso prima delle nozze è solo okay, tu hai un problema”

“Forse non mi sono espressa bene”

“Posso togliermi le mani dalle orecchie?” le interruppe Joyce. “Continuo a leggervi la parola sesso sulle labbra e vorrei sentire qualcosa anch'io” Incrociò le braccia sul petto. “Allora, cosa mi sono persa?”

Buffy scosse la testa. “Assolutamente niente, mamma” I preparativi del matrimonio avevano instaurato un clima di profonda e rilassata confidenza tra loro due, ma non per questo Buffy era pronta a parlare di quella cosa - o della sua mancanza - con sua madre.

Willow non sembrava ancora del tutto soddisfatta. “Io voglio solo vederti felice”

“E per me e tuo padre vale lo stesso, tesoro” rincarò Joyce. “Non preoccuparti per i nipotini, non devono certo diventare un motivo di stress”

“Mamma, Willow, vi sono davvero grata, e capisco le vostre preoccupazioni, ma…non dovete. Non ne vale la pena. Io sono al settimo cielo. Riley è un uomo di successo, è bellissimo e molto educato. E ho tutta l'intenzione di sposarlo tra dieci minuti”

“Se lo dici tu”

“Vi dico che va tutto a gonfie vele, ad eccezione di questo maledetto vestito. È talmente stretto che mi dà il capogiro” Buffy si terse la fronte con il dorso della mano. Lei amava Riley Finn, e questa era una… una certezza, ecco.

Più o meno. Certo, c'era stato un tempo in cui aveva sognato la grande passione, ma poi si era dovuta arrendere all'idea che gli uomini da sposare non crescevano sugli alberi. Il sentimento che lei e Riley provavano l'uno per l'altra forse non era un amore folle e travolgente, però sarebbe cresciuto e maturato col tempo.

“E adesso, se permettete, vado a prendermi un bicchiere d'acqua”

Buffy lasciò Willow e sua madre nell'edificio sul retro della chiesa adibito a spogliatoio e si incamminò lungo il corridoio che portava alla chiesa, al termine del quale avrebbe trovato una fontanella per rinfrescarsi.

Gli accordi di riscaldamento dell'organo si sentivano già all'interno della chiesa, ma fu un altro il suono che catturò la sua attenzione dall'angolo dietro la fontanella: un brusio di voci familiari, tra cui quella di suo padre.

“Riley, figliolo, stai per adempiere alla tua parte del patto. Quanto a me, provvederò a recapitarti il regalino che ti ho promesso non appena tu e la mia principessa ritornerete dalla luna di miele. Harry aspetta solo una mia telefonata”

Patto? Regalino? Harry? Cosa diavolo c'entrava il legale di suo padre con la sua luna di miele?

“Grazie, Hank. Sono contento che abbiamo finalmente raggiunto un accordo. In fondo era da anni che ti chiedevo di farmi assumere una posizione più rilevante all'interno dell'azienda”

“E la sua nomina a vicepresidente è stato davvero un magnifico regalo di nozze” aggiunse quella che Buffy riconobbe essere la voce della sua futura suocera. “Per non parlare del lauto aumento di stipendio”

Per caso si era persa qualcosa? Quei tre stavano dando un party alle sue spalle?

“Un patto è un patto” riprese la voce di Hank. “Mi assicurerò che Harry prepari i documenti entro la fine di dicembre, così potrai assumere la tua nuova posizione già dal nuovo anno. Tu pensa solo a rendere felice la mia Buffy, figliolo. E non dimenticare che tutta l'azienda un giorno sarà tua. Dopo il primo nipotino, ovviamente”

La realtà dei fatti colpì Buffy come una martellata in pieno viso.

Altro che ammirazione e rispetto! Per non parlare di sentimenti in bocciolo, amore, fiducia o dedizione. Riley le aveva chiesto di sposarlo per assicurarsi l'azienda di suo padre!

Non si era mai sentita così tradita in tutta la sua vita! La rabbia le divampò dentro, l'umiliazione pronta a rintuzzare la fiamma. Ne sarebbe passata d'acqua sotto i ponti prima che lei si lasciasse derubare di un matrimonio d'amore da una poltrona da vicepresidente!

Si fermò dietro l'angolo, resistendo alla tentazione di dire a quei tre cosa ci potevano fare con la suddetta poltrona. Le rimaneva ancora la dignità da salvare.

Senza fare rumore ritornò nello spogliatoio, aprì le porte e davanti a Willow e a sua madre sentenziò senza appello: “Io non mi sposo più”

Willow impallidì. “Oh, Dio, è colpa mia!”

“No, tu non c'entri niente, Will. Non posso sposarmi, punto e basta” Per qualche inspiegabile motivo, l'ansia che l'aveva attanagliata nelle ultime settimane sembrava improvvisamente scomparsa.

“Ma, cara, sei sicura?” le chiese sua madre, smarrita. “Ci saranno almeno trecento persone che aspettano là fuori…”

“Per quanto mi riguarda possono godersi la festa come da programma. Dovranno solo rinunciare alla cerimonia” Piegandosi quel tanto che le consentiva il vestito, si sporse ad abbracciare la sua attonita damigella d'onore mancata. “Mi farò sentire presto, Willow. Grazie di tutto” Poi prese la valigia pronta per la luna di miele e s'incamminò risoluta verso l'uscita sul retro, solo per trovarla sbarrata da sua madre.

“Non ho intenzione di muovermi di qui se prima non mi dici cosa è successo” Sua madre, solitamente una persona mite e tranquilla, sembrava davvero determinata. “Tu sei furiosa, e non credo proprio che si tratti di panico prematrimoniale”

“Vuoi sapere cosa è successo? Il mio caro papà mi ha comprato un marito barattandolo con la poltrona da vicepresidente della sua società!”

“Cosa?” stridette Willow alle sue spalle.

Fiamme di rabbia e delusione balenarono nelle pupille di Joyce, mentre si spostava per lasciare libero il passo a sua figlia. “Dove vuoi andare adesso?”

Buffy non era in grado di risponderle. “Per il momento mi basta uscire di qui.” Diede a sua madre un veloce abbraccio. “Grazie, mamma” le sussurrò all'orecchio.

“E per cosa, tesoro?”

“Per aver capito che non posso sposare un uomo solo perché così vuole mio padre”

Sua madre l'accompagnò oltre la soglia. “Hai tutta la mia comprensione. Vai adesso”

Buffy uscì sul retro e si fermò un istante sulla porta, accecata dal sole della California, piuttosto forte nonostante la stagione invernale.

E ora?

Una limousine era parcheggiata in attesa nel piazzale davanti la chiesa. Per una ragazza in fuga come lei, quello sì che era un invito a nozze!

Dal finestrino abbassato, l'autista le rivolse un cenno di saluto. Bene, proprio quello che aspettava. Buffy raggiunse la macchina con passo sicuro, aprì la portiera, buttò dentro la valigia e s'infilò sul sedile posteriore di fianco al suo bagaglio.

L'autista si raddrizzò di scatto sul sedile. “Cosa diav…?”

“Presto, si muova. Andiamo” Buffy non aveva nessuna voglia di dare a quei tre vili cospiratori il tempo di scoprire la sua fuga.

“Ma…non stiamo dimenticando qualcuno?” ribatté l'autista. Lo specchietto retrovisore le rimandò l'immagine di un sorrisetto beffardo.

“No. Metta quest'affare in moto e si limiti a guidare”

Il motore ruggì come una tigre. “Dove si va?”

C'era una nota insolente nel tono di quell'autista, ma in quel momento a Buffy non sarebbe potuto importare di meno. “Non importa dove. Via di qui”

 

Capitolo Due

La signora gli aveva ordinato di guidare.

E William ‘Spike' Spencer avrebbe guidato.

Con un certo sollievo la vide alzare il vetro divisorio della limousine. Forse non aveva chiari tutti i dettagli della situazione, ma una cosa la sapeva di certo: una sposa senza lo sposo significava maledettamente lacrime in vista. E Spike non era proprio dell'umore di consolare una femmina piagnucolosa.

Azzardò una sbirciatina dello specchietto. Questa femmina sprizzava rabbia e furore da tutti i pori, ma non sembrava affatto sul punto di frignare. Rimase per un breve istante a studiarla, a rischio e pericolo della carrozzeria della limousine. Dunque era lei la famosa figlia di Hank Summers. Non molto alta, bionda e con un corpo che stava trattenendo i suoi occhi incollati allo specchietto un bel po' più del dovuto. Beh, non c'era che dire, la piccola Summers era una vera bellezza. E probabilmente era anche più viziata di un marmocchio di tre anni.

Per un breve istante Spike si maledisse per aver acconsentito a sostituire suo fratello per quel lavoro. Angel gli aveva assicurato che si trattava di una cosetta semplice, liscia come l'olio: doveva limitarsi a portare la figlia del vecchio Summers e il suo novello sposo all'aeroporto. Punto e basta. E lui aveva accettato.

Del resto, come avrebbe potuto tirarsi indietro? Suo fratello aveva dovuto accompagnare d'urgenza la moglie in ospedale a partorire, e Spike era stato contente di poter dare loro una mano. Inoltre, Angel e Cordelia non navigavano certo nell'oro e, con un figlio in arrivo, avrebbero avuto bisogno di tutti i soldi che riuscivano a racimolare. E il vecchio Summers pagava lautamente l'autista della figlia. Soprattutto per il suo matrimonio.

Diede un'occhiatina al suo incarico imprevisto. In quel momento sembrava che la piccola Summers avesse un diavolo per capello, almeno a giudicare dalle imprecazioni che uscivano dalle sue belle labbra scarlatte. Eh, sì, certe cose si capivano, nonostante il vetro divisorio.

Come a suggerirgli che forse stava curiosando un po' troppo, lo squillo del telefono interno distolse la sua attenzione dalle forme della sposina. Spike inserì il vivavoce e rispose alla chiamata. “Spencer”

“Fa immediatamente inversione e riporta qui quel catorcio insieme a mia figlia, se non vuoi essere licenziato!” gli abbaiò la voce irosa di Hank Summers.

Spike diede un'altra occhiata al sedile posteriore. “Non penso che sia una buon'idea, capo”

“Dannazione! Io non ti pago per pensare, ragazzo. Riportami immediatamente la mia bambina!”

La bambina in questione stava armeggiando con la bottiglia di champagne destinata alla coppia felice e sembrava tranquilla come un mare in tempesta.

“Senta, sua figlia è salita in macchina e mi ha ordinato di guidare. E io sto guidando”

Dall'altra parte del filo sentì un brusio di voci concitate. “Resta in linea, ragazzo” lo istruì Hank e Spike rimase in linea. E in ascolto. “Come sparita? Cosa diavolo vuol dire che anche Joyce è sparita? Dove è andata mia moglie? Cosa ha detto? Avrà pure detto qualcosa, per la miseria!” Dopo aver ricoperto di insulti tutti quelli che gli stavano attorno, Hank riportò la sua attenzione a Spike. “Sei ancora lì?”

“Sissignore”

“La mia Buffy ti sembra infelice?”

“Lo può ben dire, signore”

“Le femmine sono tutte uguali! Sempre a frignare e a lamentarsi! Adesso sembra che anche sua madre abbia preso il volo. Ascolta, ragazzo, non posso occuparmi di due fuggiasche allo stesso tempo. Se Buffy vuole cambiare aria per un po', portala dove ti chiede di andare, ma restale incollato come un francobollo, capito? E fammi sapere dove si trova. Ti do il mio numero” Nonostante la foga, c'era una nota di preoccupazione nella voce nella voce del vecchio Summers. “Ti pagherò il doppio di quanto avevamo pattuito, ma tu tieni d'occhio la mia Buffy, se non vuoi passare un guaio”

Ovviamente Summers era convinto di parlare con Angel. E Spike sapeva bene che c'era più di un motivo per non contraddirlo. Suo fratello aveva bisogno di quel lavoro, e ancora di più dei guadagni extra che si stavano profilando all'orizzonte.

Inoltre, provava una strana simpatia per quel caprone irascibile e pieno di grana che aveva perso le due donne della sua vita in meno di dieci minuti.

Diede un'ultima occhiata allo specchietto retrovisore e spinse sull'acceleratore. Avrebbe portato Buffy Summers in capo al mondo se solo glielo avesse chiesto, e l'avrebbe tenuta d'occhio per il vecchio Hank.

Che problema c'era?

***

Buffy si portò la bottiglia alle labbra e benedì le fresche bollicine dorate che le scendevano giù per la gola. Se non altro avrebbe avuto il suo piccolo party privato. Un ben misero party.

Trecento tra amici e parenti avevano riempito la chiesa di Sunnydale per vederla sposare Riley Finn, e Riley, il suo fidanzato, l'aveva costretta a mettere in piedi quella messinscena solo per assicurarsi una poltrona da vicepresidente e qualche migliaio di dollari in più sul conto in banca.

Possibile che fosse una donna tanto patetica da suscitare interesse solo dietro ricompensa? Purtroppo sapeva che parte della colpa era stata anche sua, le avvisaglie c'erano state, eccome. Solo che lei aveva preferito chiudere un occhio, o meglio, entrambi.

Prese un altro sorso di champagne. Almeno suo padre non aveva risparmiato soldi per un brindisi di classe. Già, suo padre non risparmiava mai soldi, sia che si trattasse di champagne sia di un marito per la figlia. Appoggiò la testa contro il finestrino, sconsolata.

Era stata una stupida, anzi, una pazza totale a fidarsi di Riley e di suo padre.

Uomini! Sempre pronti a pensare di poter comandare su tutto, incluse le vite degli altri, per i loro sporchi interessi.

I suoi occhi si soffermarono per un istante sull'autista della limousine. Sicuro, abile, deciso. E sicuramente anche lui, come tutti gli altri, era teso a dimostrare quanto fosse maschio!

Premette il bottone per abbassare il vetro divisorio. “Si può sapere con chi stava parlando al telefono?”

“Con suo padre”

Un paio di occhi blu, scuri come una notte senza stelle cercarono i suoi dallo specchietto retrovisore. Ammiccanti. Sexy. Seducenti. Qualcosa di sorprendentemente simile ad un'immediata consapevolezza giunse a riscuoterla dai fumi dall'alcol e della disperazione.

“Cosa ha detto?” Cosa gli aveva chiesto?

“Ho detto che ero al telefono con suo padre”

“Mi lasci indovinare” continuò lei con la voce impastata. “Le ha chiesto di riportarmi indietro” L'ennesimo maschio sul libro paga di Hank Summers.

“Centro!” Quell'uomo non batteva ciglio. Si stava prendendo gioco di lei?

“E lei? Gli ha detto di sì, per caso?” Figurarsi, tutti dicevano di sì a Hank Summers. Autisti, mariti…

“Gli ho detto che non mi sembrava una buon'idea”

Buffy guardò l'uomo al volante con un rinnovato interesse. Ehi, si era opposto a suo padre! Lo sconosciuto si era schierato dalla sua parte. Incredibile!

Una nebbia confusa s'impadronì dei suoi pensieri e Buffy dovette sforzarsi per attaccarsi con la mano al sedile davanti, sporgersi faticosamente in avanti, e chiedere al suo cavaliere: “Dove stiamo andando?” Era stata lei a pronunciare quelle parole, eppure le sembravano così distanti, lontane, ovattate…

Lo vide voltarsi, un'espressione preoccupata sul viso, e dirle qualcosa, ma per quanto si sforzasse, Buffy distingueva solo il movimento delle sue labbra, senza sentire alcun suono.

E poi Elisabeth Ann Summers svenne.

***

Per l'inferno maledetto! Un secondo prima gli stava parlando come se fosse pronta a incolparlo di chissà quale diavolo di crimine e ora era stecchita sul sedile posteriore. Completamente priva di sensi. Spike pigiò sul freno e accostò, precipitandosi subito verso il sedile posteriore.

Beh, almeno non avrebbe dovuto rianimarla perché, a giudicare dal suo seno che si abbassava e rialzava, la piccola Summers respirava regolarmente. Rimase a fissare le sue incantevoli labbra, sottolineate da un'ombra di rossetto. Peccato, però. Non gli sarebbe dispiaciuto fare la respirazione bocca a bocca a quella bellezza, anche se, a giudicare dallo stato di sovreccitazione in cui si trovava prima di cadere addormentata nella limousine, probabilmente lei gli avrebbe risposto con un bel morso deciso.

Forse doveva lasciarla al suo destino, ma dubitava che Hank Summers l'avrebbe ringraziato per questo.

Strano, però. Aveva fatto fuori meno di metà bottiglia, non avrebbe dovuto risentirne a quel modo. Meglio darsi da fare per rimetterla in piedi e scoprire cosa non andava.

Recuperò un cubetto di ghiaccio dal secchiello dello champagne e, premurandosi di tenersi a distanza di sicurezza, glielo strofinò delicatamente lungo il collo. Di per sé non sembrava un'azione tanto spregiudicata, ma il calore di quella pelle morbida sciolse il cubetto al semplice contatto, facendo scivolare una gocciolina lungo la curva del seno fasciato di satin bianco. Spike rimase a guardare, completamente affascinato, mentre un'altra gocciolina seguiva la prima sotto la stoffa.

I suoi occhi si schiusero appena, due incantevoli, enormi occhi nocciola. Si mosse leggermente, facendo oscillare pericolosamente la bottiglia di champagne, abbandonata in equilibro precario tra le sue ginocchia dischiuse. Spike mollò la presa sul cubetto ed afferrò con decisione il collo della bottiglia.

“Che diavolo credi di fare?”

Pessima mossa. Quella donna era un po' troppo suscettibile per i suoi gusti, quando non dormiva.

“Stavo solo cercando di svegliarti. E di salvare il tuo costosissimo vestito da uno champagne di ottima marca”

La sua rabbia si affievolì considerevolmente. “Grazie. Questo vestito è talmente stretto che non riesco nemmeno a respirare”

Ecco, cos'era successo! Il tono tranquillo della sua voce lo spinse ad arrischiare un sorriso. Ma perché le donne facevano cose così stupide come indossare un vestito tanto stretto da farle svenire? “Posso fare qualcosa per aiutarti?”

“Ho degli altri abiti in valigia. Vorrei solo riuscire a togliermi quest'affare, e forse tu mi puoi aiutare con la cerniera… Aspetta un minuto, non so nemmeno come ti chiami!”

Beh, questa le batteva proprio tutte. Si trovava sul ciglio di un'autostrada deserta della California, con una gattina bionda che gli chiedeva di spogliarla. Si tolse il berretto. “William Spencer, ma puoi chiamarmi Spike. E sarò ben lieto di aiutarti con quell'odiosa cerniera”

“Non è che ho a che fare con una specie di pervertito, vero, Spike? Giura che non guarderai”

“E tu, non sarai una specie di bigotta puritana, signorina Summers? A proposito, sei ancora una Summers o sei già una Finn?”

“No, non sono una bigotta puritana, e , sono ancora una Summers. Senti, guarda un po' quel che ti pare, basta che mi dai una mano a togliere questo strumento di tortura prima che svenga di nuovo” E così dicendo gli porse la schiena perché facesse il suo dovere.

Buffy Summers era davvero suscettibile, ma aveva anche un bel caratterino tosto. Spike scosse la testa, ridacchiando sottovoce.

“Lo sai che non dimostri molta sensibilità chiedendo notizie sul mio stato civile?” lo accusò lei da oltre la spalla.

Bell'affare. Nemmeno Drusilla, la sua ex moglie, lo aveva mai accusato di scarsa sensibilità. Magari l'aveva accusato di scarse capacità finanziarie, ovvero di essere a corto di soldi. Il fatto che poi avesse levato le ancore, in cerca di un porto più tranquillo ed economicamente più sicuro era stata l'inevitabile conseguenza.

“Vedrò se tengono dei corsi di sensibilità da qualche parte”

“Non c'è bisogno di fare del sarcasmo”

Oh, certo! Per un attimo si era scordato che lui era solo l'umile autista. “Scusa” Si diede da fare con la cerniera, ma per quanto tirasse, quella non si muoveva di un millimetro. “Credo si sia bloccata”

“Aspetta un attimo” Buffy inspirò a fondo e poi strillò: “Ora! Tira!”

Data l'esperienza precedente, Spike tirò con tutta la forza che aveva, e aprì completamente la cerniera, rivelando una schiena liscia e delicata fino all'orlo di un paio di mutandine bianche di pizzo. Wow! Sarebbe stato più semplice smettere di respirare che smettere di guardare. Non che non avesse mai visto una schiena nuda prima, al contrario. Eccome se n'aveva viste…ma mai come quella che gli si mostrava adesso in tutto il suo splendore.

Lei voltò la testa di scatto. “Non pensavo che avresti guardato per davvero”

Spike scosse le spalle con noncuranza. “Sei senza reggiseno. Le spose non lo portano?”

Lei si strinse il vestito al petto e si appoggiò al sedile, guardandolo come se fosse un perfetto idiota. “Senti, mi piacerebbe molto stare qui a chiacchierare con te di biancheria intima da sposa, ma sinceramente preferisco cambiarmi. Quindi, se non ti spiace, lasciami in pace, esci di qui, e non dimenticare di dare la schiena alla macchina, siccome non conosci il significato della parola gentiluomo

“Agli ordini, signorina. Chiamami se hai bisogno”

Per tutta risposta Buffy gli chiuse la portiera sulla faccia.

 

Capitolo Tre

Buffy decise di tenere d'occhio quello Spike Spencer. Non si stava cambiando per un pubblico pagante anche se, doveva essere sincera, lo sguardo di Spike ridava fiducia al suo orgoglio di donna ferito. Almeno era sicura che non era merito dell'azienda di suo padre se il suo autista la fissava come se fosse una specie di dea scesa da chissà quale pianeta.

E di sicuro Spike non era Riley. Lui non aveva quella luce scaltramente interessata negli occhi come il suo ex fidanzato. E non aveva nemmeno l'aria di un autista di limousine, se era per questo. Con quei capelli stranamente ossigenati e quella stuzzicante cicatrice sul sopracciglio sinistro, sembrava piuttosto un musicista rock o tutt'al più una star del cinema. E, benché avesse appena abbandonato un uomo all'altare, Buffy non era affatto immune al fascino di quel tipo.

In realtà, chi voleva prendere in giro? Lo sapeva benissimo che l'aveva cacciato dalla limousine perché non si fidava di se stessa! La pelle le bruciava ancora dove lui poco prima l'aveva sfiorata mentre le abbassava la cerniera del vestito.

Scosse la testa per riprendersi da quel momentaneo stato di confusione. Aveva passato ogni limite. Se ne stava lì, sul sedile posteriore di una limousine, mezza nuda e mezza eccitata a fantasticare su un perfetto sconosciuto. Cosa pensava di fare, di mandare a monte la sua fuga, dopo aver già mandato a monte un matrimonio? Gettò velo e vestito sul fondo della limousine e finì di cambiarsi, poi aprì la portiera.

Spike si precipitò ad aiutarla. Questa volta i suoi occhi la scrutarono dalla testa ai piedi, indugiando nell'area compresa tra l'orlo della gonna, a mezza coscia, e il bordo degli stivali, sotto il ginocchio.

“Proprio un bel paio di…stivali!”

Oh, Signore, stava succedendo di nuovo! Quell'uomo non aveva nemmeno bisogno di toccarla per suscitarle un assurdo formicolio praticamente ovunque. Possibile che facesse così caldo? In fondo erano ben già oltre la metà di dicembre!

“Nella fretta devo aver lasciato la valigia delle scarpe sul retro della chiesa” Aveva preparato tutto per la luna di miele a Sant'Antonio in Messico. Al pensiero sospirò tra sé e sé, amareggiata. Aveva dovuto scegliere la meta della luna di miele da sola, senza nessun aiuto da parte di Riley. Avrebbe dovuto capirli, certi segnali...

“Un'intera valigia di scarpe? Per una luna di miele? Ma quanto pensavi di camminare?” Spike piegò la testa di lato sembrando sinceramente perplesso.

Buffy restrinse gli occhi con aria di sfida. Effettivamente, con un uomo come il suo autista, una ragazza non avrebbe avuto bisogno di scarpe. E nemmeno di vestiti, o di biancheria… Meglio cambiare corso di idee. “Visto che sei tanto curioso, come mai non mi chiedi perché sono qui da sola senza marito?”

“Beh, se ci tieni tanto, dimmelo pure, dolcezza. Basta che non ti metta a piangere dopo! Odio le lacrime, io”

“Ti sembro forse sul punto di mettermi a piangere?”

“Nossignora!”

“Bene. Il mio fidanzato ha promesso a mio padre che mi avrebbe sposata in cambio di soldi” confessò lei tutto d'un fiato. “Sono stata venduta per qualche migliaio di dollari, tanto per intenderci”

Dollari? Migliaia di dollari? “Un prezzo piuttosto salato per un matrimonio…”

Ma allora gli uomini non capiscono davvero niente! “Io ho il cuore spezzato e tutto quello che sai dire è questo?”

Una luce divertita gli balenò negli occhi blu. “Dolcezza, ne ho visti di cuori spezzati in vita mia, e tu non mi sembri affatto uno di loro. Furiosa, sì, forse un po' scombussolata, ma decisamente non con il cuore a pezzi”

Ma certo che era a pezzi! Quel buzzurro non capiva proprio niente! Meglio berci sopra un altro po' del costoso champagne di papà. “Lo so io come mi sento” borbottò.

“Come vuoi, dolcezza. Sei tu il capo. Un capo col cuore spezzato, se preferisci. E adesso che ne dici di andarcene da qui?”

Giusto! Un'altra occhiata alla bottiglia di champagne che stringeva fra le mani le fece venire in mente un'ideuzza. Aveva la limousine, aveva i vestiti, aveva anche lo champagne…perché non cercare di trarre qualche vantaggio da quel matrimonio saltato?

“Spike, noi due stiamo andando a passare una settimana a San Antonio!”

***

Quella donna era maledettamente matta da legare!

“Stammi a sentire, dolcezza, ho fatto un sacco di lavori nella mia vita, ma quello di gigolo mai!”

“Non sarai un bigotto puritano, Spike?” gli fece il verso lei. Poi scoppiò a ridere, una risata calda e avvolgente, o almeno così sembrò a lui. “Rilassati, non ho intenzione di assumerti per fare lo stallone, voglio solo che tu mi stia vicino”

“Non sono sicuro di cogliere la differenza…” osservò Spike inclinando la testa da un lato.

“E' la tua presenza che mi interessa, nient'altro. Avrai una stanza tutta per te. Voglio solo che tutti a Sunnydale smettano di pensare a me come a una povera disperata destinata a rimanere zitella per tutta la vita. Devono credere che mi sto dando alla pazza gioia” Buffy curvò le labbra in un sorrisetto perfidamente soddisfatto. “E mio padre deve imparare che non ha nessun diritto di controllare la mia vita”

Spike era senza parole. Tuttavia, visto come si erano messe le cose, meglio cercare di cogliere al volo l'occasione. Se avesse giocato bene le sue carte, magari sarebbe riuscito a trovare un qualche vantaggioso accordo con Hank. Se avesse passato una settimana con Buffy, come sembrava dovesse succedere, avrebbe avuto le sue chance da giocare. “Quindi dovrò solo…esserci? E come la mettiamo con lo sposo se decide di farci una visitina a sorpresa? Non credo che una settimana di paga valga maledettamente i calci nel mio sedere del tuo fidanzato geloso” Non aveva nessuna voglia di menar le mani per una donna che non aveva mai nemmeno baciato.

“Oh, non preoccuparti di lui. Riley odia le scenate, e quella che gli ho appena inflitto gli basterà per tutta la vita” I suoi occhi si restrinsero. “Si merita questo ed altro, l'infame traditore”

Per quanto si sforzasse di capirla, Spike non era certo di riuscire a farlo del tutto. In fondo aveva quasi sposato un ottimo uomo d'affari. Tutti erano a conoscenza dell'ammontare del patrimonio di Hank Summers e tutti erano anche a conoscenza del carattere ‘difficile' della sua unica erede. In fin dei conti il suo fidanzato-ormai-ex era stato talmente furbo da riuscire a domare lei e allo stesso tempo avere in cambio un bel po' di grana. Lui stesso, per esempio, matrimonio a parte, avrebbe fatto carte false per assicurarsi un cospicuo numero di banconote. Aveva dei progetti - chi non ne aveva d'altronde? - e quel denaro gli avrebbe fatto di certo comodo.

“Allora, hai intenzione di portarmi a San Antonio sì o no?” gli chiese ancora Buffy.

La signora voleva andare a San Antonio? E lui ce l'avrebbe portata. Senza scordare i propri interessi però.

 

Capitolo Quattro

Spike diede un'occhiata dallo specchietto retrovisore alla sua passeggera. Se non fosse stato per quel leggero russare che proveniva da dietro, avrebbe giurato che fosse svenuta un'altra volta! La guardò mentre si rigirava nervosamente sul sedile. Quella donna non riusciva a starsene buona nemmeno nel sonno, non c'erano dubbi. E Spike si sentiva incredibilmente attratto da lei.

Mentre la macchina procedeva silenziosa sulla strada, Spike compose il numero di telefono di suo fratello Angel.

“Spike, che succede? Non avrai problemi con la macchina, vero?” A giudicare dalla voce, Angel sembrava piuttosto agitato.

“Nessun problema, non preoccuparti”

“Meno male. Non credo che riuscirei a sopportare brutte notizie sulla macchina in questo momento. Oh, Signore! Non resisterò ancora a lungo in queste condizioni…”

“Ehi, ti ho detto che non è successo niente. Vuoi darti una maledetta calmata?” Non aveva mai sentito Angel così agitato. “Piuttosto, dimmi come sta andando. Come sta Cordy?”

“Sempre in travaglio. Sai, pensavo che avrei potuto sopportare stoicamente la cosa, ma vedere tua moglie stremata dalle contrazioni…che ti stringe la mano come una morsa d'acciaio e urla come un…”

Beh, non c'è che dire, un quadretto piuttosto realistico e molto allettante. Stranamente, però, nella mente di Spike non si era dipinta l'immagine della sua cara cognatina, ma piuttosto quella di Buffy Summers, incinta di nove mesi, mano nella sua mano, che imprecava come un marinaio. Stava per caso impazzendo? “Ehm…immagino che sia dura per te, vero?”

“Puoi ben dirlo, fratello”

“Senti, ho chiamato per sentire come stavano andando le cose, ma anche per raccontarti le ultime novità. Mi hanno offerto di guidare la limousine per una settimana”

“Una settimana? Una settimana, hai detto? Spike, ma è grandioso! Ci farà guadagnare un sacco di soldi! Tu puoi sostituirmi per una settimana, vero?” Per un attimo l'entusiasmo di Angel vacillò. “Voglio dire, se hai da fare con il lavoro e il resto, lo capirei se rinunciassi”

“Non preoccuparti. Non credo che riuscirò a portare avanti il progetto a corto di soldi come sono. Inoltre…si sta rivelando quasi divertente scarrozzare la piccola Summers” La verità in quella affermazione lo sorprese. Era vero che si era divertito da quando aveva caricato la mancata sposa quella mattina a Sunnydale, ed era vero che era da parecchio tempo che non gli capitava quel genere di divertimento, fatto di imprevisti e svolte inattese. Inoltre, quella situazione avrebbe potuto riservargli altre piacevoli sorprese, prima fra tutte quella di un eventuale affare legato alle proprietà finanziarie di Hank Summers.

“Non so come ringraziarti, Spike. Lo sai che io e Cordy stiamo pensando di chiamare il nostro bambino come il suo generosissimo zio e…” Uno strillo acuto risuonò nel ricevitore. “Devo andare. Un'altra contrazione, e questa volta credo proprio che ci siamo. Grazie di tutto, fratello”

***

Era sopra il cofano della limousine. Il metallo era freddo sotto di lei. Due mani forti l'afferrarono per i fianchi mentre labbra avide le baciarono il collo e risalirono fino alla bocca. Le mani di Spike si mossero sollevandole la gonna lungo le cosce, mentre le sue mani si infilarono sotto la camicia di lui correndo su e giù lungo la sua spina dorsale, graffiandolo con le unghie.

Buffy era in estasi. Allargando maggiormente le gambe, scivolò sull'orlo del cofano e si strofinò contro la chiusura dei pantaloni di lui. Troppi vestiti. Tirò fuori le mani da sotto la camicia ed iniziò febbrilmente a sbottonargli i bottoni.

Quando finalmente lo ebbe a torso nudo, le sue mani volarono alla lampo dei pantaloni. Velocemente l'abbassò e tirò fuori la sua dura erezione, iniziando ad accarezzarla. Lui le afferrò la testa e la baciò profondamente, la sua lingua le scivolò nella bocca, stordendola. Buffy sobbalzò quando le mani fresche di lui le toccarono i seni. Poi ancora, le sue mani le scivolarono sotto la gonna, tirandole giù la biancheria, lasciandola nuda sopra la fredda superficie del cofano.

Le dita di lui l'afferrarono di nuovo per i fianchi, attirandola con forza contro il suo inguine, la sua erezione che si strofinava contro la sua eccitazione. Buffy tirò indietro la testa gemendo e boccheggiando mentre lui scivolava dentro di lei e la baciava e l'accarezzava e si spingeva sempre più a fondo dentro di lei fino a che lui fece…

BANG!

Un rumore molesto disturbò il sonno di Buffy. Tentò per qualche istante di combatterlo ma poi la realtà rumorosa intorno a lei ebbe la meglio disturbando quello che si stava rivelando uno dei sogni più bollenti che avesse mai fatto in vita sua.

Ehi, che stava succedendo? Lei e il protagonista del suddetto sogno erano di nuovi fermi sul ciglio della strada. Aprì la portiera e scese dalla macchina, giusto in tempo per vedere Spike che estraeva un cric dal baule. “Che stai facendo?”

“Ho pensato di sollevare la macchina per fare un po' di ginnastica” fu l'ironica risposta.

Buffy decise di ignorare la battuta non appena si accorse della ruota posteriore: bucata. “Posso darti una mano?”

“Ce la faccio da solo”

“Ma se tu ti stendi sotto la macchina, io potrei…”

“Se te ne resti lì buona e zitta, dolcezza, cambierò la gomma in cinque minuti” Sistemò il cric sotto la limousine e si piegò in avanti, accompagnato dall'inconfondibile fruscio della stoffa strappata. “Maledizione! Ci mancava solo questa! Tieni” Le porse la giacca dell'uniforme da autista, poi cominciò a sbottonarsi la camicia.

Ogni goccia di saliva evaporò dalla bocca di Buffy all'istante, mentre davanti a lei si rivelava lo spettacolo del petto liscio e muscoloso di Spike. Era proprio come l'aveva immaginato nel suo sogno… “Co--cosa fai adesso?”

“Sto cercando di evitare di rompere del tutto la giacca. È stretta”

“E perché te la sei messa se ti sta stretta?” Il sopracciglio alzato di lui che le diceva ‘senti da che pulpito viene la predica!' mise a tacere la sua protesta. “Lascia perdere”

Spike le porse la camicia. “Tieni anche questa”

Forse avrebbe dovuto muoversi, o fare qualcosa. Qualsiasi cosa tranne che restarsene lì impalata a guardarlo come se non avesse mai visto un uomo in tutta la sua vita, ma Spike aveva il corpo più tentatore che avesse mai avuto il piacere di ammirare, e la sua camicia aveva un profumo così mascolino, deciso…

Spike azionò il cric, svitò e riavvitò la ruota, e molto prima che Buffy si fosse ripresa, tutto fu sistemato.

“Ehi, complimenti, ci sai fare”

I suoi occhi blu la squadrarono dalla punta degli stivali a quella dei capelli, appiccando un incendio lungo tutto il percorso. Si alzò da terra e le sorrise. “Diciamo che ho una certa esperienza”

“Immagino che sia così” Al solo pensiero di quanta esperienza potesse avere, e non come meccanico, le si arricciarono le dita dei piedi. In tutta la sua vita non le era mai capitato niente del genere. Per quanto morisse dalla voglia di scoprire qualcosa di più sul livello di esperienza del suo autista, Buffy si forzò a dire: “Beh, allora possiamo già rimetterci in moto, no?”

“Sissignora, signorina Summers”

Spike rimise a posto il cric e la gomma sgonfia, e girò intorno alla macchina, fermandosi di fronte a Buffy.

Quell'uomo aveva un profumo favoloso, lo adorava già. Santo cielo, ma che pensava? Fino a poche ore prima era fidanzata! Inoltre aveva già visto qualche uomo mezzo svestito in vita sua, magari anche più bello di lui…Ma allora perché mai nessuno le aveva provocato tutto quel rimescolio dentro? Meglio concentrarsi sull'autostrada dietro di lui. “Sì? Volevi dirmi qualcosa?”

“Effettivamente hai qualcosa di cui avrei bisogno”

Oh, Signore, forse era il suo giorno fortunato dopotutto. Al diavolo l'autostrada! “A patto che non si tratti di soldi…”

“Per il momento mi accontenterei dei miei vestiti”

Buffy gli consegnò di scatto giacca e camicia. “Ma certo”

“Scusa, è che non li mollavi più” commentò lui allungando una mano a sfiorare quella di lei.

Quel breve tocco, isolato e casuale, fu sufficiente a innescare la fiamma del desiderio dentro di lei. L'unica cosa di cui aveva bisogno in quel momento era di aiutare il suo autista a spogliarsi del tutto, e non a rivestirsi! Quella che stava provando in quel momento era più potente di ogni insipida forma di attrazione che avesse sperimentato finora.

Spike buttò la giacca di traverso sul cofano e si abbottonò la camicia, sentendo su di sé lo sguardo attento di lei.

Buffy sospirò suo malgrado. Le sue mani era grandi e forti. Abili. Sexy. La consapevolezza vibrava tra di loro, sempre più pulsante, ad ogni bottone imprigionato nella sua asola.

Deliberatamente, Spike le voltò le spalle, spezzando il filo della tensione sessuale che li aveva momentaneamente uniti, quindi finì di vestirsi.

“Quanto manca ancora per arrivare?”

Con tutto quello che era successo quel giorno, Buffy aveva bisogno di un buon pranzetto e di un bel sonno. Forse dopo avrebbe smesso di pensare che aveva bisogno anche di qualcos'altro, e che Spike fosse l'uomo giusto per questo…altro.

“Probabilmente un paio d'ore”

“E' stata una giornata talmente lunga. Mi sembra di aver viaggiato fino all'inferno”

“Beh, io ti ho rimorchiata a Sunnydale, California”

Buffy rise, e sentì finalmente sciogliere la tensione che aveva sperimentato da quando si era alzata. Il suo autista, l'oggetto delle sue fantasie più recenti e più bollenti, aveva anche senso dell'umorismo.

Cavoli, questa non ci voleva proprio!

 

Capitolo Cinque

Spike rivolse uno sguardo di traverso a Buffy. Dopo aver stabilito che era un'enorme stupidaggine restare seduta dietro, la mancata sposina aveva accomodato il suo grazioso fondoschiena sul sedile anteriore, e non aveva aperto bocca da allora. Non l'aveva mai vista così silenziosa, e di sicuro non stava dormendo.

Ricordò le sue parole di poco prima, quando le aveva chiesto indietro i vestiti: A patto che non si tratti di soldi. Sfortunatamente lui aveva bisogno di soldi e il modo migliore per ottenere quello che voleva era starle incollato.

L'insegna di un fast food catturò la sua attenzione. “Che ne dici di mettere qualcosa sotto i denti? Non so tu, ma io sto maledettamente morendo di fame”

Lupus in fabula, lo stomaco di Buffy iniziò a brontolare. “Non me lo dire! Mangerei un cavallo intero”

“Credo che dovrai accontentarti di un hamburger” Spike fermò la limousine nel parcheggio del fast food.

Cinque minuti dopo lui e Buffy erano seduti ai lati opposti di un tavolino, mentre Elvis Presley cantava dal juke-box. Buffy prese un morso dal suo panino, gli occhi chiusi in un'espressione di puro piacere mentre un gemito le sfuggiva dalle labbra. Se lei mangiava sempre in quel modo, Spike non era certo che sarebbe riuscito a tenere le mani apposto per un'intera settimana.

Cercando di concentrarsi su qualcosa di diverso da Buffy che mangiava sensualmente il suo pranzo, Spike si decise finalmente a rompere il silenzio.

“Allora, come mai il tuo illustre paparino ti ha dovuto comprare un marito, Buffy Summers?”

Lei rimase a bocca aperta, una patatina fritta penzolante dalle dita. “Tu sei sposato, Spike?”

“Divorziato”

“Esci con qualcuno?”

A-ha! Allora anche lei voleva saperne di più sul suo conto… “Non ultimamente”

Lei strinse gli occhi. “Beh, lasciati dire una cosa, Spike, il fatto che tu sia divorziato e che non frequenti nessuno non è poi una gran sorpresa, se questo è il genere di domande che fai per mantenere allegra una conversazione” Scosse la testa. “Non ci posso credere che tu me l'abbia chiesto!”

Per l'inferno maledetto! Aveva solo fatto una domanda.

“Ancora con quella storia dell'insensibilità?”

“Certo che sì! Ti è mai passato per la testa che potrei essere un pelino sensibile riguardo a questo argomento?”

Addentò con un morso talmente deciso la patatina che Spike arretrò di scatto sulla panca. “Bastava che mi dicessi che non sono affari miei”

“Te lo dico adesso: non sono affari tuoi”

“Sei sicura di non volerne parlare?”

“Se ne volessi parlare, chiamerei Willow, la mia migliore amica. Magari anche mia madre. Ma non te, Spike. Tu potresti essere…vediamo…sì! Il cinquantaduesimo della lista” concluse puntandogli contro una patatina.

Spike la guardò in silenzio per qualche istante piegando la testa di lato. La ragazza aveva carattere, e si ritrovò a pensare che se Drusilla avesse avuto anche solo un po' del carattere di Buffy, forse le cose tra loro sarebbero andate diversamente. “Come vuoi” commentò poi raddrizzandosi.

Buffy masticò lentamente la patatina che si era portata alla bocca, come a voler riflettere sul da farsi. Poi iniziò a parlare: “Papà ha sempre sognato di costruire un grande impero. Me ne parlava da quando ero una bambina. Riley erediterà presto molti beni dalla sua famiglia. Probabilmente papà ha pensato di unire il nostro conto in banca con quello dei Finn…”

“E tu eri il cemento ideale per concludere un affare vantaggioso. Se la guardi da questo punto di vista, non si direbbe che tuo padre ha fatto quel che ha fatto per comprarti un marito ma solo per soddisfare le sue manie di grandezza” Spike avrebbe voluto dire qualcosa di meglio per lenire il suo orgoglio ferito ma quello fu tutto ciò che gli venne in mente.

“Questo non cambia le cose. Hai forse avuto l'impressione che Riley volesse sposarmi perché non poteva vivere senza di me? O perché sentiva che io lo completavo come la metà di una mela?”

“Hai una visione piuttosto romantica della vita a due” osservò Spike. “Forse hai letto troppi romanzi d'amore”

Buffy si mosse a disagio sulla sua panca. “Come sei cinico, Spike!”

“Sono solo realista” Si sporse attraverso il tavolo e le tolse una briciola all'angolo della bocca. Il suo pollice indugiò appena sul labbro inferiore di Buffy, e il leggero tremito che le provocò quel gesto delicato riecheggiò dentro di lui con la potenza di un terremoto. Ecco, adesso sapeva cosa avrebbe voluto come dessert. “Il tuo Riley ti completava?”

Spike conosceva già la risposta.

Ma lei? Lei la conosceva?

“A parte il fatto che era un verme, Riley era perfetto per me. Lui mi teneva con i piedi fermamente ancorati a terra”

Spike scosse leggermente la testa, un sorrisetto sulle labbra. “Chi ti ha raccontato che un grande amore si basa su questo? Tu non hai bisogno di qualcuno che ti tenga con i piedi per terra”

Per tutta risposta lei gli rivolse uno sguardo che rivelava un misto di sfida e paura.

“Scommetto che non baci come una donna che ha appena perso l'anima gemella”

Spike si limitò a sporgersi impercettibilmente in avanti. Buffy fece lo stesso. Le stava dando ogni opportunità di tirarsi indietro, se solo lei avesse voluto. Ma fu proprio Buffy che colmò la distanza che li separava, fondendo le sue labbra con quelle di lui.

La sua bocca si adattò a quella di lei in maniera perfetta. E le sue labbra erano morbide, tanto morbide… Le loro bocche si separarono per un secondo, solo per respirare. La lingua di Spike toccò l'angolo della bocca di Buffy. Lei si lasciò sfuggire un gemito poi sbatté gli occhi e si tirò indietro.

Senza più guardarlo sistemò i resti del suo pranzo su un vassoio di plastica. “Forse hai ragione tu riguardo me e Riley” Si alzò in piedi con il vassoio in mano. “Ti aspetto in macchina. Mettici pure tutto il tempo che vuoi”

***

Buffy allontanò il cellulare dall'orecchio.

Lo strillo acuto di Willow le giunse comunque forte e chiaro. “Tu…cosa?!”

“Io e l'autista della mia limousine ci siamo baciati in un fast food sulla strada per il Messico. E non si è trattato di un insipido bacetto. Ho sentito i fuochi d'artificio. È stato un bel bacio bollente, e io mi sono scottata”

“Buffy, mi stai dicendo che hai baciato l'autista della limousine e che adesso tornerai a sposare Riley?”

“No!” esclamò Buffy. Voleva bene a Willow ma a volte era davvero un po' lenta. “Ti sto dicendo che passerò la mia luna di miele con l'autista della limousine”

“Che cosa?!” urlò di nuovo Willow. “Buffy, non puoi farlo, devi tornare immediatamente a Sunnydale!”

“Da quando sei diventata così autoritaria?” Buffy storse la bocca. Odiava quando qualcuno le diceva cosa fare, fosse anche la sua migliore amica.

“Tu non hai nessuna intenzione di tornare, vero?” Finalmente Willow si stava rassegnando.

“Nossignora. Ho una luna di miele già pagata, comprensiva di ogni confort possibile, che mi attende, e ho intenzione di godermela più che posso” E aveva anche un gran baciatore come compagno. Non si era ancora ripresa dal bacio nel fast food, il che era piuttosto comprensibile, visto che quel bacio era bastato a surclassare qualsiasi esperienza sessuale o pseudo tale che avesse mai avuto nella sua vita. “Questa mattina sei stata tu a dirmi di non sposare Riley”

“Solo perché io avevo qualche sensazione negativa, non mi sembra il caso che tu abbandoni il tuo fidanzato all'altare per andare in luna di miele con un…uno strano sconosciuto!”

“Spike non è strano” Sexy, piuttosto, magari un po' arrogante, ma sicuramente non strano.

“Però resta uno sconosciuto. Senti, Buffy, adesso basta, è ora di finirla. Torna qui e sistema le cose con tuo padre. Sapessi che casino che sta creando”

“Ci avrei scommesso” Il tono di Buffy risuonò amaro. In quell'istante vide Spike attraversare a passo deciso il parcheggio del fast food. “Devo andare adesso, ma ti prometto che faremo una bella chiacchierata non appena tornerò a casa”

“Buffy?”

“Sì?”

“Promettimi che non farai nulla che io non farei”

“Non posso”

“Perché no?”

“Perché non faccio promesse che non ho intenzione di mantenere”

 

Capitolo Sei

Spike tornò alla limousine subito dopo aver lasciato Buffy all'hotel di San Antonio dove avrebbero trascorso la luna di miele. A lei aveva raccontato che gli servivano alcune cose, come qualche cambio di vestiti, per esempio. Ma più che di biancheria pulita, aveva bisogno di mettersi in contatto con Hank Summers.

Parcheggiò la macchina ad un paio di isolati dall'albergo, prese il foglietto dove aveva scritto il numero e chiamò.

“Pronto!” risuonò la voce di Hank Summers.

“Sono Spencer”

“Per la miseria, ragazzo, ce ne hai messo di tempo! Dove siete, e cosa sta facendo la mia Buffy?”

“Buffy sta prendendo possesso della sua camera d'albergo. Alla fine ha deciso di godersi la luna di miele da sola”

“Questa è in assoluto la cosa più stupida che abbia mai sentito! Si può sapere cosa è preso a quella ragazza?”

Per quanto lui stesso poco prima non avesse giudicato così riprovevole il patto tra Hank e Riley, adesso aveva l'impulso di prendere le difese di Buffy con quel testardo. “Mi pare che sua figlia abbia parlato di un certo affare e di un mucchio di soldi….”

“E c'è bisogno di agitarsi tanto?”

“Ha detto anche qualcosa a proposito dell'amore…”

“Stupidaggini!” Hank fece una breve pausa. “A quanto sembra la mia bambina si è confidata con te. Sei sposato, Spencer?”

“Non solo sposato, sono orgoglioso di comunicarle che Angel e Cordelia Spencer avranno presto un figlio” In qualche modo era la verità. Lui si era sposato, aveva anche divorziato, e suo fratello e Cordy aspettavano davvero un figlio, che forse a quest'ora era già nato.

“Congratulazioni, ragazzo”

“Grazie. Ad ogni modo, sua figlia ha affittato la limousine per tutta la settima da passare a San Antonio”

“Forse non è male come idea, in fin dei conti. In una settimana avrà modo di calmarsi e di tornare in sé. Io saprò dove trovarla, e magari riuscirò pure a ritrovare sua madre e a riportarla a casa. Dovrai tenerla d'occhio e aggiornarmi continuamente. Non dovrebbe esserti difficile, visto che alla mia Buffy piace tanto parlare con te. Sai, se non mi avessi detto che eri sposato, avrei pensato che fossi gay”

Cosa? Prima lo accusano di essere un insensibile maschio sciovinista e adesso di essere gay? “Veramente, signor Summers, volevo proporle di modificare i termini del nostro accordo” Coraggio, Spike, gioca le tue carte. “Più dei termini, in realtà, pensavo di modificare la quantità…”

“Quanto?” ribatté subito Hank, la voce venata di sospetto.

“Quindicimila dollari” controbatté Spike tentando di suonare indifferente. “Non credo sia poi molto per un uomo ricco come lei”

Silenzio dall'altra parte del telefono.

Diavolo, mi sono bruciato ogni possibilità! Avrei dovuto chiedere di meno…, pensò in fretta Spike. “Senta, facciamo così, io la terrò informato su ogni minima variazione d'umore di sua figlia, e gliela riporterò alla fine della settimana tutta intera”

“Diecimila”

“Sua figlia è un vero peperino, lo sa vero? Non sarà una settimana facile per me” Questa era una bugia bella e buona, ma bluffare era più che lecito per un giocatore d'azzardo.

“Per la miseria, se lo so! Stavo per commettere un errore imperdonabile dandoti della donnicciola. Sei un tipo con tutti gli attributi, ragazzo, e questo mi piace. Hai appena concluso un affare molto vantaggioso, vedi di meritartelo”

“Diavolo, lo farò! La richiamo domani, per il primo rapporto, allora” Spike tolse la comunicazione e si lasciò andare ad un'esclamazione di pura soddisfazione. Ce l'aveva fatta!

***

Un'ora più tardi, Spike era alla recepition dell'albergo, con in mano due borse di vestiti nuovi. A quanto pareva, non c'era nessuna stanza libera tutta per lui. L'idea di farsi registrare sotto il nome di Riley Finn lo attirava parecchio, ma questo significava che fosse pronto a dividere la stanza con la mancata signora Finn.

“Senta, il fatto è che io e mia moglie stiamo aspettando alcuni amici che si trovano già da queste parti e che vorrebbero passare a trovarci. Possibile che non vi sia rimasta una sola dannata camera libera? Nemmeno una piccola piccola?”

“Proprio così, signore” gli rispose l'uomo dietro il bancone.

“Ma sarà pure rimasto qualcosa in qualche altro posto qui vicino…”

“Signore, non troverà posto in tutta San Antonio, nemmeno a pagarlo oro”

“Cosa vuol dire?”

“Voglio dire che San Antonio è un posto piccolo, e che questa è alta stagione. Inoltre quest'anno ospitiamo un convegno di suore qui in città per tutto il mese”

“Suore? Ma quando mai si è sentito parlare di un convegno di suore?”

“Mai, signore. E in effetti, le suore parlano di ritiro spirituale. Comunque il succo non cambia: non ci sono camere libere, né qui né in nessun altro albergo” L'uomo fece un sorriso tirato. “Posso esserle d'aiuto in qualche altro modo, signore?”

“No, devo solo registrarmi e prendere la chiave”

“Lei è il signor…”

“Finn”

“Ah, eccola qui. A quanto vedo, la signora Finn si è già registrata. Metta una firma qui, prego”

“La signora Summers. Ha deciso di mantenere il cognome da ragazza” E adesso per quale maledetta ragione ci teneva tanto a precisare il nome del suo incarico? Cosa lo disturbava tanto nel cognome Finn?

Si infilò una delle borse sotto il braccio e tracciò uno scarabocchio illeggibile nello spazio bianco che gli veniva indicato.

“La sua camera è la cinquecentodue.” Un altro sorrisetto, accompagnato stavolta da un occhiolino. “La suite Luna di miele, signore. Le auguro un felice soggiorno”

Spike si allontanò frettolosamente, facendo cadere per terra il sacchetto che teneva sotto il braccio, e spargendo i suoi acquisti sul pavimento della recepition. Si chinò a raccogliere una maglietta nera, i calzini e lo spazzolino nuovo e accartocciò alla meglio tutto nel sacchetto, poi si avviò sbuffando verso l'ascensore.

“Signore! Ehi, signore!”

Spike si girò, ritrovandosi faccia a faccia con una delle suore usurpatrici di camere.

Era in mezzo a una decina di sorelle, e reggeva in mano qualcosa…

Per l'inferno maledetto! Un tanga nero da uomo e una confezione di preservativi! Ed erano suoi!

Di solito Spike era il tipo da boxer, ma mentre andava a zonzo per San Antonio si era lasciato prendere la mano. Beh, non si poteva mai sapere come sarebbe finita quella settimana e dopotutto, come aveva sottolineato Hank Summers, lui era un uomo con tutti gli attributi.

Strappò dalla mano della suora biancheria e preservativi, e li fece immediatamente sparire nel sacchetto traditore. “Grazie mille, sorella”

“Prego, fratello”

Grandioso, ci mancava solo questa! Preso per i fondelli da una suora e da un branco di consorelle!

 

Capitolo Sette

Buffy si lasciò cadere di peso sul comodo letto della suite Luna di miele, iniziando piano piano a rilassarsi. Una doccia calda e tonificante e la carezza di una sottoveste di seta avevano fatto il resto.

Accogliendo con gioia il meritato risposo, avvertì a malapena il rumore della porta che si apriva.

“Aahhh! Per l'inferno maledetto! Cosa diavolo hai sulla faccia?”

Buffy balzò a sedere sul letto, facendo cadere di scatto le fettine di cetriolo che le coprivano gli occhi. Spike se ne stava sulla porta, rigido come uno stoccafisso, con due borse in mano e uno sguardo pietrificato negli occhi, come se avesse visto un mostro a due teste.

Improvvisamente Buffy divenne consapevole di ogni grammo di fanghiglia verde che le ricopriva la faccia. Che diamine, non aveva mai visto una maschera di bellezza, quell'uomo? Ci teneva alla sua pelle, lei!

“Oh, santo cielo, non mi dirai che non hai mai visto una maschera di fango in vita tua, Spike?” Aveva parlato con le labbra strette, visto che il fango stava già iniziando ad indurirsi.

“La mia ex moglie non ne usava, grazie al cielo. E non si metteva neanche cetrioli sugli occhi, se devo dirla tutta”

Che stava facendo quel bel tipo? La stava davvero paragonando alla sua ex? E per di più a suo sfavore? E poi perché avrebbe dovuto sentirsi a disagio? Aveva tutto il diritto di fare ciò che voleva nella sua camera. Perché quella era la sua camera, no? “Mi spieghi che ci fai tu in questa stanza, Spike? Vai a cercarti la tua”

Lo sguardo di Spike si fermò per un breve istante sulla sua sottoveste di seta, costringendo Buffy ad abbassare l'orlo sulle gambe, imbarazzata. Poi, con una calma che cominciava ad infastidirla non poco, si avvicinò ad una poltrona dall'aria molto confortevole, appoggiò con cura i suoi sacchetti di lato, e si accomodò come un re sul trono.

Buffy si alzò dal letto e a grandi passi andò verso il bagno. “Okay, forse è meglio che mi tolga questa roba dalla faccia e mi metta qualcosa addosso. Ma ricordati che mi devi delle spiegazioni, Spike”

Sbattendogli praticamente la porta in faccia, Buffy si chiuse in bagno. Lo specchio confermò i suoi timori: era un vero disastro. Nessuna meraviglia che Spike avesse reagito come lo scopritore del mostro di Lochness!

Si lavò via la maschera e si asciugò i capelli, mentre la sua mente iniziò a vagare. Spike l'aveva vista al peggio della forma quel giorno, e la sua vanità richiedeva di essere risarcita. Soprattutto se voleva evitare quei commenti sulla sua ex moglie, che risultavano molto poco lusinghieri nei suoi confronti.

La vista della vasca idromassaggio deviò improvvisamente i suoi pensieri su una destinazione molto pericolosa: il suo autista di limousine, diventato inaspettatamente suo compagno di luna di miele. Lui e lei immersi in un bagno di bollicine fino alla vita…che immagine stupenda! Il che la rimandava automaticamente a quel meraviglioso, esigente, passionalissimo bacio con cui Spike era riuscito a farle vedere i fuochi di artificio in uno squallido fast food. Buffy si appoggiò contro il lavandino, i capezzoli tesi contro la stoffa della sottoveste in un sussulto di anticipazione.

Spense il phon - e la fantasia - e si ricontrollò allo specchio. Non aveva messo nei piani di sentirsi così attratta da quell'uomo. E ora, le bastava un'occhiata all'idromassaggio per pensare a scenari bollenti che Riley non le aveva mai suscitato, neanche per sbaglio.

Non aveva pianificato neanche di dividere la suite con Spike. A proposito, perché avrebbe dovuto dividere la suite con lui? Non appena fosse uscita di lì avrebbe preteso una spiegazione più che convincente.

Peccato che non avesse niente da mettersi per uscire dal bagno, avendo dimenticato tutti i vestiti nell'armadio di fianco alla poltrona su cui si era seduto Spike. Dannazione, la sua presenza la rendeva incapace di fare anche le cose più semplici! Si diede un'altra controllatina allo specchio. I capelli le ricadevano in morbide onde ai lati del viso. Il rossore sulle guance rispecchiava le sue fantasie, per non parlare dei suoi capezzoli inturgiditi. Sembrava in tutto e per tutto una donna pronta a rotolarsi tra le lenzuola con il suo autista.

Non poteva tornare di là in quello stato. Qualsiasi uomo l'avrebbe considerata come una palese offerta. Socchiuse la porta e infilò prudentemente la testa di fuori. “Ehm…Spike?”

“Mmh?” La testa era reclinata contro lo schienale della poltrona e gli occhi non si erano nemmeno aperti.

“Avrei un problemino”

“Sarebbe?”

“I miei vestiti”

Aveva la sua attenzione, adesso. Riaprì gli occhi e si mise diritto. “Per caso vuoi che tenga ancora gli occhi chiusi?”

“Oh no”

“Io credo che sia meglio di si, dolcezza” ribatté lui maliziosamente.

Aveva pensato di chiedergli di voltarsi mentre usciva, ma forse poteva fargli fare qualcosa di meglio: scegliere qualche indumento per lei. Ehi, buona idea! Aveva speso una fortuna in perizoma e reggicalze fatti per sedurre, come aveva sottolineato la commessa del negozio di biancheria.

Avrebbero sedotto anche lui? Il suo sguardo si fermò sulle sue mani, mani lunghe e affusolate, che avrebbero toccato ed accarezzato la sua biancheria, finché non avessero trovato qualcosa di loro gradimento. E poi lei avrebbe indossato la biancheria che lui aveva scelto apposta per lei. Decisamente un'idea grandiosa.

Si passò la lingua sulle labbra e fissò i suoi occhi blu. “Ti dispiacerebbe prendere tu qualcosa e passarmelo attraverso la porta? Ho bisogno di un vestito per la cena e la biancheria. Mi faresti davvero un favore”

Lui si alzò dalla poltrona con aggraziata svogliatezza. “Ti busso quando trovo qualcosa”

Buffy richiuse la porta e vi si appoggiò contro, in attesa.

 

Spike aprì la cassettiera, scoprendo un vero e proprio scrigno di tentazioni. Indumenti di pizzo gli sfiorarono il dorso della mano, mentre le dita affondavano nel raso del resto della biancheria. Così tante scelte, e il potere di fare quella giusta nelle sue mani!

Certo che il destino era proprio beffardo: da un lato gli aveva fatto incontrare la donna grazie alla quale avrebbe potuto mettere in atto il suo sogno, dall'altro gli imponeva di non toccarla neanche con un dito, se voleva riuscire nei suoi intenti.

Ma lui voleva toccarla!

Arrivato a quel punto, doveva stare attento a non commettere stupidaggini. Meglio concentrarsi sul suo scopo, meglio dimenticare gli impulsivi acquisti che aveva quasi perso sul pavimento della recepition. Purtroppo, però, sapeva quanto gli sarebbe costato sedere a cena con quella biondina, sapendo quale biancheria indossava, e conscio del fatto che era stato proprio lui a sceglierla.

Dopo un'ispezione piuttosto lunga decise per un bustino di pizzo grigio perla, con il reggiseno più offensivo che avesse mai visto e le giarrettiere per le calze. Meglio toglierselo dagli occhi, pensò lanciandolo sulla poltrona e dedicandosi alla scelta dell'abito. Aprì le ante dell'armadio e la sua attenzione fu subito catturata da una gonna lunga ricamata e da una maglietta piuttosto scollata dello stesso colore.

Prese vestiti e biancheria e si diresse alla porta del bagno. “Buffy?”

“Lascia tutto fuori la porta” lo istruì lei.

Spike fece come gli aveva chiesto e poi andò a risedersi sulla poltrona. Era stanco, e anche se non aveva abbandonato nessuno all'altare, la giornata era stata lunga e faticosa anche per lui. Chiuse gli occhi, mentre la porta del bagno si apriva per chiudersi subito dopo, lasciandolo a fantasticare sul bustino che scivolava sulle dolci curve di Buffy.

***

Buffy sbuffò mentre attraversava la stanza a passi decisi.

Bene. Proprio bene. Prima era stata scaricata all'altare…anzi, no, era stata fregata. Fregata ad un passo dall'altare. E adesso, dopo aver vagabondato per il bagno per un'ora a reprime l'attrazione che provava per Spike, lo trovava addormentato come un ghiro.

Accese la lampada sul comodino accanto al letto, ma lui non accennò a svegliarsi. Aprì e richiuse energicamente il cassetto del comodino, ma ancora nessun cenno di risveglio. La frustrazione cominciò a montarle dentro. Aveva covato frustrazione per tutta la giornata, e ora si sentiva come una pentola a pressione dimenticata sul fuoco.

Si lasciò cadere sul bordo del letto e rimase a studiarlo per qualche istante. E va bene, non era carino da parte sua prendersela in quel modo, ma nemmeno lui era stato carino a piombare nella sua suite per poi addormentarsi. E comunque lei aveva voglia di prendersela con qualcuno e lui era l'unico disponibile, al momento.

Sollevò gli stivali da terra e li batté uno contro l'altro. Ancora niente. Buffy lo guardò, mezzo sdraiato in una poltrona troppo piccola per lui, e combatté il desiderio di scostargli i lembi della camicia per allungargli le mani sul petto ad accarezzare quei muscoli che intuiva sotto la stoffa. Forse, se almeno si fosse addormentato su di lei…

Era furiosa. Con tutti. Con suo padre per averle comprato un marito, con il suo sposo mancato per essersi lasciato comprare, e con se stessa per essersi lasciata prendere per i fondelli. E anche con Spike, perché apparteneva all'infida specie maschile, si era addormentato, e aggiungeva miseria alla sua miseria.

Che cavolo ci faceva nella sua stanza?

Si alzò dal letto e gli sfiorò il polpaccio con la punta dello stivale. Okay, forse gli aveva dato un calcetto, ma piccolo però.

Spike si raddrizzò di scatto sulla poltrona, perfettamente sveglio. “Mi sono perso qualcosa?” le chiese sfregandosi il mento, vagamente disorientato.

“Io non ti ho dato il permesso di dividere la stanza con me”

“Guarda che nemmeno io faccio dannatamente i salti di gioia a questa prospettiva”

Buffy piantò le mani sui fianchi e spalancò gli occhi. “Cosa vorresti dire?”

“Voglio dire che fare da dannato babysitter ad una piccola figlia di papà, viziata e capricciosa, non è la mia maledetta idea di passatempo”

Buffy fece una smorfia a quella descrizione. “Tu non sai niente di me”

“So quanto mi basta. Mi tratti come se fossi la tua cameriera, mi ha tirato un caldo per chissà quale diavolo di motivo, e poi russi quando dormi”

“Io non russo!”

“Sì, invece. Ti ho sentita mentre dormivi in macchina”

Buffy era pericolosamente vicina al pestare i piedi per terra, ma questo avrebbe sostenuto la tesi della figlia di papà viziata e capricciosa. “Non hai risposto alla mia domanda. Che ci fai nella mia camera?”

“Non ci sono altre camere libere. Tutto l'albergo è dannatamente colonizzato da un gruppo di suore agguerrite”

Lei, lui e l'idromassaggio insieme? Da soli? Nossignore! “Trovati un altro albergo”

“Forse non hai capito, dolcezza. In città non c'è un dannato buco libero”

Buffy aprì le porte scorrevoli e si rifugiò sul terrazzo, inspirando l'aria fresca. “Forse è stata una pessima idea. Forse dovrei tornare a casa”

“E dove sarebbe casa? Da paparino? O dall'uomo che hai appena abbandonato?”

Al diavolo! Ma cosa aveva quel tipo, un talento speciale per farle le domande a cui non aveva voglia di rispondere? No, non sarebbe tornata da suo padre, né tanto meno da Riley.

“Scappi sempre di fronte ai problemi?” la incalzò lui. “Non vuoi tornare a casa, e non vuoi nemmeno rimanere qui con me. Capisco le tue perplessità riguardo al tornare a casa, ma cosa c'è in me che ti spaventa?”

“Io non sto scappando. E non ho paura di te” Infatti non era lui. Era la folle attrazione che provava per lui a terrorizzarla. Buffy si massaggiò le tempie, confusa. “Okay, senti, io non ce la faccio più a restare qui dentro. Che ne dici di andare a cena?”

Una luce soddisfatta accese i suoi occhi blu. La sua proposta sembrava piacergli. “Ho preso dei vestiti quando sono uscito, prima. Mi faccio una doccia veloce e poi possiamo uscire”

“Prenditela pure con comodo, tanto ho prenotato…per me e Riley, sai”

“Niente da obiettare. A che ora?”

“Le nove. Lo so che è tardi, ma pensavo che prima saremmo stati…beh, occupati” Buffy abbassò gli occhi imbarazzata. Non era facile guardare Spike e spiegargli che aveva prenotato tardi perché pensava che lei e Riley avrebbero preso l'aperitivo a letto.

Si era aspettata una battuta acida, invece Spike si limitò a raccogliere la borsa con i suoi acquisti e ad avviarsi verso la doccia, dicendo: “Non ci metterò tanto”

***

Dopo una cena sorprendentemente piacevole, durante la quale lui e Buffy avevano discusso animatamente di libri e cinema, Spike stava ora infilando la chiave magnetica nella fessura accanto alla porta. Si fece da parte e lasciò entrare Buffy per prima, che lo sfiorò con il fianco mentre oltrepassava la soglia. Il desiderio, tenuto a bada durante la cena, tornò a tormentarlo.

“Scusa” disse lei.

“Non c'è problema” Sì, certo, come no? Era bastato un fottuto tocco fortuito e si sentiva tutto attorcigliato dentro.

Per sua fortuna Buffy passò oltre e si fermò in mezzo alla stanza, ben lontana da lui. “Dobbiamo discutere della sistemazione per la notte”

“Proposte?”

“Io prenderò la poltrona divano” Arrivò secca la risposta di lei.

Spike seguì lo sguardo di Buffy in direzione della poltrona in questione. “E' piuttosto piccola” commentò.

“Non penso che dividere il letto sia una buona idea”

“Ma è grande”

“Non abbastanza”

Spike diede un'occhiata all'enorme letto che troneggiava in mezzo alla stanza e poi alla poltrona. “Oh, per favore! Rispetto alla poltrona lo è” Ma che cavolo importava a lui se lei si rannicchiava su quella dannata poltrona? Perché non la lasciava fare? L'ultima cosa di cui aveva bisogno era di convincere Buffy a dormire nello stesso letto.

“E va bene. Però avremo bisogno di una barriera a dividerci. Magari potremmo arrotolare delle coperte e metterle in mezzo al letto” propose dopo un minuto lei.

Spike scrollò le spalle. “Come vuoi” Se era convinta che facesse qualche differenza…

C'erano già parecchie barriere tra di loro, eppure erano servite a ben poco fino a quel momento. Per esempio il fatto che lei era la piccola ereditiera Summers e lui solo l'autista. O il patto che c'era tra lui e Hank.

A tempo di record Spike si intrufolò in bagno e ne uscì subito dopo per lasciarlo a Buffy. Non aveva un pigiama né ne aveva comprato uno. Il massimo che poteva fare era tenersi addosso la biancheria, e così, vestito dei soli boxer, scivolò tra le lenzuola, incrociò le mani sotto la testa e rimase a fissare il soffitto.

Sentì Buffy camminare nel bagno. Aveva rovistato nel suo cassetto quel pomeriggio e sapeva che non c'erano camicie da notte di flanella nel suo guardaroba. E nemmeno pigiami da uomo ultracoprenti. No, niente di tutto ciò. Ogni indumento contenuto in quella dannata cassettiera aveva addosso un solo messaggio chiarissimo: Sesso, sesso e ancora sesso, e adesso quella parola sembrava vibrare dentro di lui scotendolo dalla testa ai piedi.

Nel disperato tentativo di distrarsi, cercò di calcolare l'effetto che il patto con Hank Summers avrebbe avuto sul suo lavoro, sul Motors&Books. Quello era il nome del negozio di moto e libri che aveva aperto un paio di anni fa, ipotecando praticamente tutto quello che aveva, e che nell'ultimo periodo non navigava in acque tranquille. Gli piaceva credere che quel luogo fosse il posto dove la gente potesse riparare il motore della propria auto, ma anche la propria anima. Era il suo sogno e i soldi di Summers gli avrebbero permesso di continuare a viverlo, iniziando innanzitutto a non fargli scegliere quale dei suoi amici e aiutanti lasciare a casa. Xander e Oz che si occupavano della parte dei motori e il signor Giles, ex bibliotecario, facevano parte della sua famiglia, insieme ad Angel, Cordy e il loro bambino. Finalmente avrebbe potuto annunciargli che il loro lavoro non correva più rischi. Decisamente le cose stavano prendendo una piega molto positiva. 

Buffy aprì la porta del bagno, mettendo fine ai suoi pensieri, e un secondo dopo spense la luce, facendo piombare la stanza nell'oscurità. Quel secondo però era bastato a Spike per catturare una fugace visione della signorina Summers: ci aveva preso, non c'era traccia di flanella o cotone, lo aspettava una notte vicino ad una dea fasciata, succintamente, di pizzo.

Buffy si infilò sotto le lenzuola, e il suo profumo avvolse Spike come la più calda delle coperte. Non si era mai sentito più sveglio in vita sua. La sentì allungare una mano verso il centro del letto e battere, piano, come in cerca di qualcosa, finché non si imbatté nel suo torace nudo, rischiando di far precipitare la situazione in un millesimo di secondo. Buffy si ritirò precipitosamente dalla sua parte.

“Non hai arrotolato le coperte e non le hai nemmeno messe come barriera!” lo accusò con una punta di panico nella voce. Poi si inginocchiò sul letto per raccogliere il copriletto dal fondo.

Nonostante il quasi totale buio nella stanza, la sagoma di lei protesa in avanti era più che visibile, e un'offerta fin troppo provocante per i sensi di Spike, che chiuse gli occhi per non cadere in tentazione. Purtroppo, la sua immaginazione compensava in maniera più che efficace. Niente da fare. Li riaprì con un sospiro di rassegnazione. “Lascia perdere le coperte. Fidati, non è necessario”

Buffy si sedette. “Non temere, non lo facevo per difendermi dalla tua folle lussuria nei miei confronti, ma solo per evitare di darti fastidio”

Cosa diavolo stava blaterando adesso? E perché diavolo quella voce stizzita? “Non mi darai nessun fastidio”

Buffy si distese dal suo lato del letto e si voltò verso il bordo, dandogli la schiena. “Spike?”

“Mmh?”

“Non so nemmeno se questo è il tuo vero nome” mormorò lei in tono basso.

“Senti chi parla Buffy” Il suo commento era velato.

“Come ti chiami? Sul serio, voglio dire” precisò lei stringendo il cuscino.

“William. William Connor James Spencer”

Buffy sorrise. “Grazie”

“Di cosa?”

“Dell'informazione. Abbiamo condiviso una giornata piuttosto movimentata, noi due, e pensavo che fosse giusto sapere almeno il tuo nome, quello vero”

“E Buffy è il tuo vero nome?”

“Elisabeth. Ma mio padre mi ha sempre chiamata Buffy e così hanno fatto sempre anche gli altri. Secondo lui Buffy si addice di più ad una persona come me, un po'…sopra le righe”

“Mi piace Elisabeth. E' un bel nome, molto elegante. Ti si addice”

“Spike?”

“Sì, Elisabeth?”

“Pensi che potresti darmi un bacio della buonanotte? Solo un bacio, nient'altro”

Quella richiesta così sincera e spontanea, lo commosse. Per qualche motivo era sicuro che lei non amasse chiedere conforto agli altri, né a lui capitava spesso di consolare qualcuno. Ma non era successo praticamente niente di normale quel giorno, e adesso lui non ci vedeva niente di strano nella sua richiesta. Inoltre, la tenerezza suscitatagli dal quel suo bisogno di conforto, aveva momentaneamente messo a tacere il desiderio fisico.

Si sollevò dal letto e, appoggiandosi al gomito, le scostò i capelli dalla guancia. Qualsiasi donna avrebbe chiuso gli occhi in quella situazione, ma non Buffy. Lei non distolse lo guardo, mentre le labbra di lui si abbassavano a incontrare brevemente la sua bocca. Nella dolce curva delle sue labbra Spike colse la sua vulnerabilità.

“Sogni d'oro, Elisabeth”

“Anche a te, William”

 

Capitolo Otto

Per quanto Buffy si sforzasse non riusciva ad escludere quei tonfi provenienti dalla porta. Chi osava bussare mentre stava dormendo? Si alzò a sedere sul letto, completamente disorientata. Ah già, matrimonio saltato, San Antonio, condivisione del letto con il ragazzo più sexy che avesse mai conosciuto.

I tonfi continuavano.

“Buffy, lo so che sei lì dentro. Vieni subito ad aprire questa maledetta porta!”

Willow? Cosa diavolo ci faceva Willow a San Antonio?

“Perché ci sei tu lì dentro, vero, Buffy?” D'un tratto la voce aveva perso tutta la sua sicurezza.

Buffy scese dal letto e si precipitò ad aprire uno spiraglio, bloccando la porta con la catenella. “Calmati, Will, stai svegliando tutto l'albergo” sussurrò arrabbiata.

“Fammi entrare. Dobbiamo parlare”

Buffy si voltò a dare un'occhiata all'uomo che dormiva nel suo letto. “Domani mattina, magari”

“E' già mattina. Sono le due, per la precisione” ribatté Willow, più determinata di quanto l'avesse mai vista.

Buffy tolse la catenella e la lasciò entrare. Cos'altro poteva fare? Era già una fortuna che Spike non si fosse svegliato con tutto quel trambusto.

Willow si bloccò sulla soglia, guardando Spike come se vedesse un fantasma. “Hai perso la testa?!”

Buffy la prese per un braccio e la trascinò in bagno. “Non è come sembra. Non c'erano altre camere libere e abbiamo dovuto dividere la mia. Tutto qui. Tu, piuttosto, mi vuoi spiegare cosa ci fai qui?”

L'amica le posò una mano sulla spalla. “Buffy, hai lasciato un fidanzato all'altare, se te ne sei dimenticata”

“E lo rifarei immediatamente” ribadì in fretta Buffy.

“E' proprio questo il punto, tu sei scappata, anziché fermarti ad affrontare la situazione”

“Pensavo che Riley non ti piacesse”

La fronte di Willow si corrugò immediatamente. “Non ho mai detto che mi piace Riley, solo non mi sembra giusto abbandonarlo così”

“E allora perché il giorno del mio matrimonio mi hai torturato con quelle domande su cosa provavo per lui, se ero sicura di quello che stavo per fare, o se lui fosse l'uomo per me e tante altre belle cose?”

“Infatti, intendevo proprio questo. È l'uomo giusto per te?”  Willow si scostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, come a volersi dare un tono giudizioso.

“Evidentemente no. Ma allora perché continui a darmi il tormento?”

“Perché è di tuo padre che mi preoccupo, e del fatto che prima o poi dovrai affrontarlo”

Buffy incrociò le braccia e cominciò a camminare avanti e indietro nel bagno. “Non mi importa un accidente di mio padre”

“Oh, Buffy, ma se hai sempre fatto tutto quello che voleva lui! Per quanto lo neghi, presto o tardi, dovrai parlargli e cercare di sistemare le cose con lui. Ti vuole bene, ed è preoccupato per te”

“Sì, certo! Sono già abbastanza sorpresa che non sia venuto fin qui per cercare di trascinarmi a casa con la forza”

Willow sospirò. “L'avrebbe sicuramente fatto, se non fosse già fin troppo occupato a cercare Joyce”

“Mia madre? Cosa significa che la sta cercando?”

“Se n'è andata anche lei, subito dopo che l'hai fatto tu. È partita, lasciando un biglietto in cui diceva che Hank si è spinto troppo oltre questa volta”

Ma cosa stava succedendo? Erano tutti impazziti? “Senti, Willow, che ne dici di farci una bella dormita adesso? Io sono a pezzi e anche tu hai l'aria esausta. Sarebbe meglio che dormissi qualche ora prima di tornare a Sunnydale”

“Forse hai ragione, almeno per quanto riguarda il sonno. Ma sappi che non tornerò a Sunnydale finché tu non sarai pronta a seguirmi”

***

Spike era sdraiato nel letto, gli occhi chiusi, ma perfettamente sveglio. Era abituato a svegliarsi presto, e non a perdere tempo sotto le coperte. Non l'aveva mai fatto, neanche quando era sposato con Drusilla.

Eppure quella mattina avrebbe pagato per indugiare un altro po', al calduccio, lasciandosi inebriare dal profumo della donna che gli dormiva accanto. Conosceva Buffy da meno di ventiquattro ore e sarebbe già stato in grado di distinguere il suo profumo tra mille.

Aprì gli occhi e si voltò a studiarla alla pallida luce che filtrava dalla finestra. Sarebbe potuto rimanere a guardarla per ore, oppure svegliarla con un bacio e fare l'amore con lei nella tenue luce dell'alba…

Meglio togliersi di lì prima di cadere in tentazione. Si alzò di scatto e si avviò verso lo schienale della poltrona divano per recuperare i suoi jeans. Allungò una mano e…decisamente non erano i suoi jeans quelli che stringeva per la stoffa della gamba. E oltretutto c'era anche qualcuno attaccato!

“Che diavolo…?”

Ritirò la mano di scatto e si ritrovò a fissare da molto vicino un paio di occhi spiritati, mentre i suoi timpani venivano passati da parte a parte dallo strillo più assordante che avesse mai sentito in vita sua.

Buffy balzò a sedere sul letto. “Cos'è tutto questo rumore?” Appoggiò i piedi a terra. “Oh, vedo che voi due avete già fatto conoscenza”

Spike non si sentiva particolarmente a proprio agio a svegliarsi nella stessa stanza con una

sconosciuta urlante. “Chi sei tu?”

“Willow Rosemberg. Sono qui per far rinsavire Buffy. Chi sei tu, piuttosto?”

“Spike Spencer. Sono l'autista che l'ha portata fin qui”

La sconosciuta lo fissava con una certa insistenza, e non solo in viso. “Oh mio Dio” mormorò Willow, gli occhi incollati ai suoi pettorali scolpiti. “Adesso capisco perché Buffy non vuole tornare a casa”

Spike si voltò verso Buffy in cerca di chiarimenti, ma lei sembrava troppo occupata a fissarlo a sua volta a bocca aperta, il che gli ricordava che era mezzo nudo, condizione piuttosto imbarazzante per un uomo alle prime luci dell'alba. Prese i jeans e se li infilò in tutta fretta. “Qualcuno vuole dannatamente spiegarmi cosa sta succedendo qui?”

“Willow, la mia amica, è arrivata alle due di notte, così abbiamo deciso di rimandare le presentazioni” risposte Buffy con un sorrisetto.  

“Proprio così” Finalmente Willow smise di fissarlo come se fosse uno spogliarellista professionista e si infilò in bagno senza aggiungere altro.

“Willow pensa di passare il resto della luna di miele con noi” lo informò Buffy in tono dolce.

“Riporterò Buffy a Sunnydale non appena riprenderà a ragionare” urlò Willow di rimando dal bagno.

Spike era completamente perso. “Ehm, signore, io credo di non capire bene…”

“Il fatto è che Willow è convinta di dover dirigere la mia vita al posto mio”

“Sto solo cercando di riportarti ad affrontare il groviglio creato da tuo padre”

“Cosa vorresti insinuare?”

“Quanti ragazzi hai avuto al liceo?”

Quel botta e risposta non aveva senso, ma Spike cominciava a trovarlo interessante. Spostò il suo sguardo dalla porta del bagno a Buffy, molto curioso di sentire la sua risposta.

“Nessuno” ammise lei piuttosto imbarazzata.

“Cosa?” Spike era allibito.

“Ai ragazzi non piace una ragazza che è controllata a vista e non può uscire la sera” si giustificò lei, stringendosi nelle spalle.

“E che mi dici di Owen?” la incalzò Willow.

Spike era completamente affascinato da quel surreale scambio di battute.

“E chi se ne ricorda?”

“Tu eri pazza di Owen!”

Quell'Owen gli stava già terribilmente sulle scatole. Cosa poteva averci trovato Buffy in uno con un nome così idiota?

“E' stato secoli fa”

“E' stato subito prima che Riley comparisse miracolosamente sulla scena. Guidato per mano di tuo padre, guarda caso”

Spike riconobbe la luce ferita negli occhi di Buffy. Quegli uomini dovevano essere veramente degli idioti per aver bisogno di farsi pagare per uscire con una donna come lei.

“Senti, Buffy, torniamo a casa. Se ami davvero Riley, non è troppo tardi per mettere da parte il tuo orgoglio ferito e rimboccarti le maniche per far funzionare le cose”

Nooooo! Spike rifiutava anche solo l'idea di una fine del genere, tuttavia l'incapacità di Buffy di ribattere cominciava ad innervosirlo.

“Qualsiasi cosa, ma devi affrontare tuo padre e fargli capire che è ora di smetterla di intromettersi nella tua vita” Willow aprì la porta del bagno e si rivolse direttamente a Spike. “Diglielo, anche tu”

Se fosse tornata a Sunnydale, sarebbe stato libero. L'avrebbe consegnata a Hank, avrebbe riscosso la sua paga, e poi sarebbe tornato al Motors&Books con soldi a sufficienza per garantirsi un futuro. Quindi per quale diavolo di motivo il suo stomaco si attorcigliava al solo pensiero di portare Buffy a casa e dirle addio per sempre?

La guardò negli occhi, in cerca di quella luce ribelle che gli piaceva tanto. “Vuoi tornare indietro?”

Lei gli restituì lo sguardo ugualmente intenso. “No. Non sono ancora pronta. Sunnydale non scomparirà dalla faccia della terra durante questa settimana, e io voglio la mia settimana. Avevamo fatto un patto, ricordi?”

Senza nemmeno rendersene conto, Spike aveva trattenuto il respiro mentre aspettava la risposta di Buffy. “Certo che me ne ricordo. Io ti scorterò dove vuoi per una settimana. Poi ti riaccompagnerò a casa”

Buffy gli sorrise, e Spike si sentì come se avesse vinto la lotteria.

“Grazie per l'aiuto!”

Per l'inferno, si era quasi dimenticato di Willow!

“Dacci un taglio, Will. Se decidi di restare devi essere carina con Spike” la prese in giro Buffy.

“D'accordo, se è questo che vuoi. Almeno sono riuscita a dirti quello che penso. Ritornerò a Sunnydale e ti aspetterò per la fine della settimana. Va bene così?”

“Mi sembra un buon compromesso”

Willow incassò la sconfitta con un sospiro. “Che programmi avevate per la mattinata?”

“Massaggi per lei e per lui”

Spike si passò una mano sul viso. “Io dovrei ancora sistemarmi”

“Ma se stai benissimo!” Oops, forse era meglio stare più attenta a quello che diceva. “Voglio dire, non stai male per esserti appena svegliato…cioè insomma, meglio di quanto uno si immagini…”

Dunque le piaceva appena sveglio…Interessante, molto interessante.

“Magari prima di andarmene potrei farmi fare un massaggio anch'io” rifletté Willow ad alta voce. “Vi spiace se mi unisco a voi?”

Buffy si aggiustò i capelli dietro le orecchie, passandosi la punta della lingua sul labbro inferiore. “Per me va bene. Mi preparo e tra cinque minuti possiamo scendere” rispose.

Spike rimase a fissarla come se non potesse proprio farne a meno, mentre lei spariva dietro la porta del bagno. E poi rimase a guardare il legno della porta mentre si sentiva già scorrere l'acqua del rubinetto.

“Ho notato come vi guardate, voi due” lo apostrofò Willow con aria battagliera. “Stai in guardia, però, lei non è dura come sembra, e quello che ha appena subito da suo padre e da Riley è stato un tiro molto sporco”

Spike non sapeva cosa rispondere, così non disse niente.

“Buffy è emotivamente vulnerabile in questo momento, e se tu le fai del male, giuro che ti prenderò personalmente a calci nei…”

“Ho capito, ho capito, non c'è dannatamente bisogno di aggiungere altro” la fermò Spike portandosi prudentemente una mano all'inguine. “Sei stata fin troppo esplicita”

“Credimi, non esiterei un istante a farlo”

Oh, le credeva, eccome se le credeva.

“Pronti per un po' di sano divertimento?” li interruppe Buffy, spuntando dal bagno.

Ma certo, lui, Buffy e la piccola delinquente di strada, tutti insieme appassionatamente.

***

“Scusa, fammi capire, mi stai chiedendo di togliermi i vestiti e di strisciare nudo come un verme su quel lettino?”

Buffy sbuffò, e la massaggiatrice sorrise divertita. “Se la può tranquillizzare, anche la sua signora farà lo stesso”

Una luce entusiasta si accese negli occhi di Spike. “Beh, se la mettete così…”

“E le prometto che avrò un tocco delicatissimo” aggiunse strizzando l'occhio a Buffy. “So bene in che condizioni arrivano gli sposini: tutti indolenziti”

Buffy non si preoccupò di correggere la donna, sarebbe stato troppo complicato e imbarazzante. Beh, ecco, questo non è esattamente mio marito. No, quello l'ho lasciato all'altare. Sa, mio padre me l'aveva comprato…lui è solo il mio autista…sa, vorrei tanto saltargli addosso ma la mia migliore amica è arrivata a rompere  le uova nel paniere e… Meglio lasciar perdere. Decisamente.

“Allora, potete andare nei camerini adesso. Le signore a destra e i signori a sinistra. Ci vediamo tra dieci minuti nel bagno turco”

Buffy si infilò nello spogliatoio, si tolse i vestiti, si avvolse un asciugamano intorno al petto e un altro sui capelli, a mo' di turbante. Meglio godersela fino in fondo, già che c'era. Poi aprì la porta che conduceva direttamente nel bagno turco, e si ritrovò immersa nei vapori. L'ingresso del bagno turco era un atrio molto più piccolo e intimo di quanto avesse immaginato. Spike l'aspettava seduto su una panca, i fianchi avvolti in un minuscolo asciugamano, e la testa appoggiata al muro con gli occhi chiusi. Aprì un occhio non appena sentì la porta chiudersi alle spalle di Buffy.

“E la tua amica?”

“Willow?”

Entrambi gli occhi di Spike si spalancarono terrorizzati. “Perché, ne è arrivata un'altra?”

Buffy si sedette di fianco a lui, ridendo. ”Oh, no, non preoccuparti, abbiamo solo Willow. All'ultimo momento ha deciso per una ceretta”

Spike fece una smorfia e richiuse gli occhi, tornando a rilassarsi. “Suona doloroso”

“Effettivamente…Immagino che per un uomo sia un po' come farsi avvolgere da un rotolo gigante di nastro adesivo”

Spike scrollò le spalle. “Per quanto mi riguarda preferisco il bagno turco. Decisamente sai come si organizza una luna di miele, dolcezza. Complimenti”

Buffy rimase ad osservarlo mentre si rilassava sulla panca, godendosi l'effetto corroborante del vapore. Era così bello…Gli avevano dato un asciugamano bianco, come a lei, che lui si era sistemato basso sui fianchi. Piccole goccioline d'acqua gli scendevano lungo la linea dei muscoli, oltre il torace, sul ventre piatto fin sotto…Quanto avrebbe voluto seguirne il percorso con le mani!

“Perché non mi racconti qualcosa di te?” Era la prima domanda che le era venuta in mente, qualsiasi cosa pur di non assecondare le sue tentazioni. “Voglio dire, tu conosci degli aspetti molto intimi di me, persino imbarazzanti. Magari potremmo riequilibrare le cose”

Spike aprì pigramente gli occhi, incurvando le labbra in un accenno di sorriso malizioso. “Ho trent'anni e ho un fratello poco più grande di me. Mi piace il cibo piccante e speziato e penso che i Ramones siano il miglior gruppo sulla faccia della terra”

“Mmh, Ramones, eh? Credo che dovrai colmare la mia lacuna in campo musicale” commentò lei con un sorrisetto.

Lui sorrise più apertamente. “Potrei provarci ma non credo funzionerebbe”

“Perché?”

“Quando l'ho fatto con la mia ex moglie non ha avuto grandi risultati”

Non era la prima volta che Spike nominava la sua ex moglie, ma Buffy non riusciva a farsi un'idea di quali potessero essere i suoi sentimenti verso di lei. Non l'aveva mai chiamata neanche per nome.

“Ti manca molto?” Brava, Buffy. E ora non lamentarti se ti dice che non sono affari tuoi.

Spike socchiuse gli occhi. “La verità o una diplomatica bugia?”

“La verità”

Spike scosse lentamente la testa. “A volte mi capita di sentirmi solo, ma se devo dirla tutta, non sono stato granché come marito”

Buffy non era sicura di cosa si fosse aspettata, ma sicuramente non quello. Possibile che anche lui avesse ingannato sua moglie come aveva fatto Riley con lei? Eppure non sembrava il tipo… “Perché dici così?”

“Forse era una questione di mancanza di sensibilità, come mi hai fatto notare anche tu. All'epoca ero completamente assorbito da me stesso e dai miei doveri, e così a poco a poco Drusilla ha finito per allontanarsi e per lasciarsi coinvolgere sempre più dalla sua carriera”

Bene, finalmente la donna del mistero aveva un nome. Drusilla. “Che tipo è?”

“Alta, capelli scuri, occhi scuri. Una ragazza decisa, che sa quello che vuole”

L'esatto contrario di lei.

“Ho sempre pensato che se ne fosse andata per una questione di soldi” continuò Spike, “sai, non si può certo dire che non ci fossero grandi difficoltà da quel punto di vista, e in più c'erano parecchi conti da pagare” Aveva una smorfia amara dipinta sul viso. “Adesso comincio a pensarla diversamente. Forse non si trattava di soldi”

“Come mai?”

“Diciamo che la tua situazione mi spinge a guardare quello che è successo tra Dru e me sotto una luce diversa”

“Come…la mia situazione?”

“Tu vedi l'accordo tra tuo padre e il tuo ex fidanzato come una specie di tradimento. Ma loro due pensavano solo che si trattasse di un affare vantaggioso per tutti”

“Forse sei ancora in tempo per sistemare le cose con Drusilla” ribatté lei, in modo non del tutto innocente. Eppure, in barba alle sue parole, la sola idea di Spike e della sua ex moglie di nuovo felicemente insieme le dava molto più che fastidio.

“Non credo proprio. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. E poi non sono nemmeno sicuro che sia Dru a mancarmi e non piuttosto il fatto di essere sposato”

“Oh” Beh, così la faccenda prendeva tutta un'altra piega. Decisamente più  piacevole… “Vuoi dire che…potresti anche risposarti?” Il cuore prese a batterle più forte nel petto.

“Certo, perché no? Se trovassi la donna giusta”

Adesso il suo cuore batteva come impazzito.

Spike allungò le gambe davanti a sé, sfiorandole la coscia con la propria, e risvegliando all'istante una massa di campanelli di allarme in entrambi.

La cappa di vapore umido aveva alzato la temperatura di parecchio e questo sicuramente non contribuiva alla lucidità di Buffy. Un niente di pochi centimetri la divideva dall'oggetto del suo desiderio. E che desiderio!

Tanto più che negli occhi blu di Spike leggeva la stessa, incontrollabile voglia.

Le passò una mano dietro la nuca, accarezzandola delicatamente con il pollice. “Buffy?”

Era bastato un caldo sussurro, e lei era completamente persa. Sarebbe stato così facile colmare lo spazio che li separava e riassaporare le sue labbra…solo che Buffy avrebbe voluto essere sicura che il desiderio che gli leggeva negli occhi fosse per lei, e non per la figlia di Hank Summers. Non sapeva neanche perché le fosse venuta quella paura, forse quello che era successo la rendeva più vulnerabile, timorosa, o forse semplicemente le aveva fato crescere dentro un bisogno di essere amata per se stessa molto più grande del normale. E sicuramente il fatto di aver pagato Spike perché restasse al suo fianco per tutta la settimana non la aiutava granché in quel senso. Era ancora presto perché potesse fidarsi incondizionatamente di lui.

Mettendo a tacere il proprio corpo, si ritrasse leggermente e Spike la lasciò andare all'istante.

Con un tempismo perfetto, la porta del bagno turco si aprì, lasciando spuntare la testa di una biondina. “Okay, voi due. Pronti per la prossima fase? Le nostre ragazze vi aspettano per un bel massaggio. Vedrete, dimenticherete ogni tensione accumulata”

***

“Promettimi che mi chiamerai appena arrivi a casa”

Willow abbracciò Buffy nel parcheggio dell'albergo.

“Ma certo che ti chiamerò”

“E tu…” Willow rialzò di scatto la testa dalla spalla di Buffy e rivolse le sue minacciose intenzioni a Spike. “Ricordati quello di cui abbiamo parlato stamattina”

Buffy guardò prima uno poi l'altra, con aria confusa. “Di cosa avete parlato voi due?”

“Oh, niente di particolare” tagliò corto Spike. “Buon viaggio, Rossa”

Mentre la ragazza metteva in moto la sua macchina, Buffy si sentì in dovere di dirgli. “Forse a volte può sembrare un tipo un po' scontroso, ma ti assicuro che in genere è dolce come il miele”

“Ti prenderò in parola” borbottò Spike poco convinto.

Poi rientrarono nella hall dell'albergo.

 

Capitolo Nove

Gli stivali di Buffy ticchettarono sul pavimento lucido della hall mentre raggiungevano gli ascensori. Oltre a loro, la recepition era affollata da un gruppo di suore, sedute su poltrone e divani lì attorno. 

“Che ne dici di ordinare il servizio in camera per cena?” le chiese Spike.

Cena in camera anziché al ristorante? Effettivamente non sembrava una cattiva idea. Sarebbero potuti rimanere soli e magari…

Le porte dell'ascensore si aprirono, distraendola momentaneamente. Poi il suono ripetuto del campanello dell'ascensore le fece passare del tutto dalla mente che doveva ancora dare una risposta a Spike. Sembrava che qualcuno avesse difficoltà a entrare o uscire dall'ascensore alle sue spalle. Qualcuno di conosciuto, a giudicare dai brontolii a mezza voce che stava sentendo…

“Oh, Buffy, tesoro, meno male che ti ho incontrata! Vuoi darmi una mano a tenere aperte queste benedette porte?”

“Mamma?! Che diavolo ci fai tu qui?”

***

Buffy fissava la porta del bagno, ancora sotto shock. Da quando aveva origliato gli intrighi di suo padre e Riley sul retro della chiesa, neanche una cosa era andata per il verso giusto. E adesso sua madre si era anche messa a cantare sotto la doccia.

Spike si era rifugiato sul balcone della suite, più divertito che seccato da tutta quella confusione. 

“Mia madre deve tornare immediatamente a casa”

“E perché mai?” domandò Spike, con l'aria di chi ha la situazione completamente sotto controllo. Una persona su cui poter fare affidamento, pensò Buffy.

“Ha lasciato mio padre!” esclamò Buffy, quasi scioccata che lui non capisse la gravità della situazione. “Lei e papà sono insieme da più di vent'anni. Non può andarsene così!” Buffy si mise a passeggiare nervosamente per la stanza.

“Notevole” commentò Spike. “Comunque meno dei miei. Loro hanno raggiunto i trentacinque anni senza mai passare neanche una notte separati”

Buffy fermò la sua marcia. “E' così romantico, non trovi?”

Spike scrollò le spalle. “Sì, immagino che lo sia. Purtroppo mio padre era così concentrato su mia madre che ha quasi buttato via tutti i nostri soldi…”

“Beh, secondo me c'è comunque qualcosa di molto dolce in tutto ciò” insistette Buffy, vagamente infastidita dal tono di critica implicita, nella sua voce.

“Può darsi, ma mio padre aveva comunque delle responsabilità verso la sua famiglia”

“Intendi dire che dovremmo anteporre le altre nostre responsabilità a quelle della famiglia?”

“Io l'ho fatto”

Buffy cercò di mascherare il suo disappunto. “Però, mentre eravamo nel bagno turco hai detto che rimpiangevi la fine del tuo matrimonio, o perlomeno le ragioni che l'hanno causata, come il fatto di non aver dedicato abbastanza tempo a tua moglie”

Spike scosse la testa. “Ma non ho detto che agirei diversamente se dovessi tornare indietro”

Se doveva trarre le conclusioni dal loro scambio d'idee…in qualche modo Spike le aveva appena lanciato un messaggio chiaro e forte in tema di relazioni sentimentali, solo che lei non era sicura di volerlo ascoltare. “I miei genitori sono abituati a contare l'uno sull'altro. Mia madre non sa cosa fare da sola”

“Forse le concedi poca fiducia. Potrebbe anche sorprenderti”

“Ho già avuto la mia parte di sorprese ultimamente. Non so nemmeno cosa farò io, figurarsi se posso occuparmi anche di mia madre…” E poi, come se non bastasse, aveva anche incontrato il primo uomo che le faceva sentire i brividi di eccitazione in tutto il corpo solo guardandola negli occhi. Peccato che finora non avessero avuto molta privacy, tra l'arrivo di Willow e quello di sua madre. “E' arrivato il momento di prendere delle decisioni, ma prima devo chiamare mio padre”

“Fa come vuoi, dolcezza” fu la risposta tranquilla di Spike.

 Con una faccia rassegnata, Buffy bussò alla porta del bagno, urlando per superare il frastuono dell'acqua della doccia e delle canzoni di sua madre: “Mamma? Abbassa il volume! Chiamo papà”

“Non gli dirai che sono qui, vero?” ribatté Joyce.

Buffy si voltò verso Spike, gli occhi al cielo. “No, non lo farò”

L'acqua della doccia riprese a scorrere, ma questa volta senza accompagnamento sonoro.

“Vuoi che ti lasci sola?” chiese cortesemente Spike.

Buffy scosse la testa. “Ormai hai già visto tutti i panni sporchi della mia famiglia. È un po' tardi per cominciare ad avere segreti” E poi le piaceva l'idea che Spike restasse nei paraggi mentre lei affrontava suo padre.

Compose il numero sul telefono della suite, e poi prese a girare attorno al tavolino su cui era appoggiato, attorcigliando il filo.

“Summers. Chi parla?”

“Papà? Sono Buffy”

“Devi tornare a casa, Buffy. Subito” C'era qualcosa di strano nella sua voce, qualcosa che Buffy non aveva mai sentito prima: vulnerabilità.

“E' successo qualcosa, vero?” chiese ansiosamente, immaginando gli scenari peggiori: un attacco di cuore, un piccolo ictus…Magari se ne stava a letto malato, abbandonato da moglie e figlia in un sol colpo.

“No. Solo che ci sono già abbastanza problemi qui senza che tu te ne stia a ciondolare a San Antonio mentre tua madre è sparita chissà dove. Non si è messa in contatto con te, per caso?”

Qualsiasi sentimento di comprensione potesse provare per suo padre per il fatto di essere stato abbandonato svanì quando Buffy sentì quel tono dispotico ed egocentrico, nonché la totale indifferenza per i suoi sentimenti. “Non sento la mamma da ieri” mentì. “Quanto a me, ammesso che ti importi qualcosa, non sto ciondolando, sto imparando ad occuparmi della mia vita da sola. E c'è una bella differenza, per quanto a te sfugga completamente. Quindi, per finire, non ho la minima intenzione di tornare a casa”

“Su, bambina, non è il caso di fare così”

“Rispondi alla mia domanda, papà: hai o non hai offerto dei soldi a Riley perché mi sposasse?”

“Non è come sembra” cercò di ammansirla suo padre. “Si è trattato di un normale accordo tra uomini da affari. Io avevo qualcosa di cui Riley aveva bisogno. Sembrava che lui ti piacesse e poi avevi bisogno di un marito, così abbiamo fatto un piccolo patto, una specie di regalo di nozze anticipato. Non ci trovo niente di tanto terribile!”

Lei aveva bisogno di un marito? E Riley aveva bisogno di soldi - non di lei! “Se le cose stanno così, papà, ti pregherei di non stringere più patti a nome mio. Non ho bisogno di un marito, e nemmeno di tornare a casa”

“Ma, Buffy…”

“Assolutamente no, papà, non ti permetterò di cavartela questa volta. Non chiamarmi più, non mi importa niente dei tuoi affari. In questo momento non mi importerebbe nemmeno se Sunnydale fosse risucchiata in un enorme cratere, è chiaro?” Così strillando,Buffy sbatté il telefono in faccia a suo padre.

“Per l'inferno, non si può dire che non vi siate parlati chiaramente” Spike accennò un sorriso, che inaspettatamente raffreddò la sua ira.

In quel momento anche sua madre decise di mostrarsi, e sporse dalla porta del bagno una faccia impiastricciata di crema rosa dalla punta dei capelli a quella del mento.

“Aaah!”

Joyce fece un balzo all'indietro per lo strillo di Spike. “Ma cos'ha il tuo amico, tesoro? Il campo è libero ora? Posso uscire di qui? Era Hank, vero?”

“Sì, mamma, il campo è libero. Esci pure”

Joyce uscì cautamente dal bagno, avvolta in uno spesso asciugamano di spugna rosa, che faceva pendant con la maschera che aveva sul viso. “Non è che per caso avresti due fettine di cetriolo, Buffy?”

“Tale madre, tale figlia” sentenziò Spike, ed era evidente che almeno lui si stava divertendo parecchio.

***

Spike parcheggiò la limousine davanti al banco delle ordinazioni take away del fast food. Non era uno scherzo far entrare una macchina così grande in una corsia pensata per auto normali, ma al momento non aveva niente di più maneggevole. Aveva cercato Angel sul cellulare dieci minuti prima, e ormai avrebbe dovuto già farsi sentire. Subito dopo aver fatto la sua ordinazione, squillò il telefono.

“Pronto?”

“Spike, è nato! Due chili e otto di bambino stupendo!” Un vagito deciso irruppe nelle esclamazioni entusiastiche del neopapà.

Una sensazione che non avrebbe neanche saputo definire con sicurezza, qualcosa di paragonabile ad una specie di caldo orgoglio, avvolse il cuore di Spike. “Ehi, riesco a sentire mio nipote! A giudicare dalla potenza delle corde vocali sembra in piena salute” Spike si sfregò il dorso della mano sugli occhi. Probabilmente era un po' di polvere a farli bruciare come se fosse sul punto di piangere. “Che mi dici di te e Cordy?”

“Cordy è esausta, ma sta bene. Il medico ha detto che potremo tornare a casa molto presto, anche domani se non ci sono complicazioni”

“E il nostro neopapà?” Una lunga pausa dall'altro lato del telefono fece credere a Spike di aver perso la linea. “Angel?”

“Ci sono, ci sono. Non ti preoccupare. È solo che mio figlio è così bello che non riesco a fare a meno di mangiarmelo con gli occhi. Vuoi la verità, Spike? Sono in preda al panico!”

E si sentiva! “Coraggio, Angel, con me puoi parlare”

“Vedi, lui è così piccolo, così…privo di difese, e io e Cordy siamo tutto quello che c'è tra lui e…il mondo. Ho il terrore di commettere errori, di farlo soffrire”

Spike guardò una mamma attraversare il parcheggio del fast food tenendo per mano il proprio bambino. In quel momento era fondamentale che il patto fatto con Hank Summers andasse in porto, e che il negozio tornasse produttivo. La sua famiglia sarebbe stata al sicuro così. “Non devi preoccuparti, Angel. Ci sono io a coprirti le spalle”

“Lo so, tu ci sei sempre quando io e Cordy abbiamo bisogno, è sempre stato così. Però so anche in che condizioni si trova il Motors&Books

“Le cose stanno per cambiare, per noi e per il negozio. Ho fatto un accordo con Hank Summers”

“Che accordo?”

“Tieniti forte, perché alla fine della settimana io e te avremo fra le mani ben quindicimila dollari. Abbastanza per rimettere in sesto il negozio e provvedere a qualsiasi cosa il mio nipotino abbia bisogno”

Spike si sarebbe dovuto sentire al settimo cielo, quello era in assoluto l'affare più vantaggioso che avesse mai concluso in vita sua, praticamente un miracolo, eppure, per qualche inspiegabile motivo, sentiva una specie di macigno sullo stomaco.

“Sono senza parole…Ma come hai fatto?”

“Ho promesso a Summers che farò da babysitter alla figlia per tutta la settimana” Cos'era quella specie di istinto protettivo che aveva provato mentre pronunciava quelle parole?

“Che scocciatura!”

Spike ripensò alle ultime ventiquattro ore. Buffy Summers si era rivelata la donna più spiritosa, divertente e sexy che avesse mai incontrato in vita sua. Decisamente non una scocciatura. Tutt'altro semmai. “Ma no, è una ragazza okay”

“Ma non avevi detto che aveva mollato il fidanzato all'altare? Per come la vedo io, una così è pazza furiosa”

“Ho detto che è a posto!” ribatté Spike con, forse, un po' troppo energia.

“Ehi, fratello, calmati. Non intendevo parlar male, in fondo nemmeno la conosco. Tu, invece, sembra che inizi a conoscerla piuttosto bene, almeno a giudicare da come reagisci. Non starai cominciando a intenerirti, fratellino? In fondo sarebbe ora che succedesse. È bella?”

Angel a volte era davvero insopportabile. Come faceva a non capire che in quel momento l'attenzione di Spike era completamente concentrata sul Motors&Books? Qualsiasi distrazione sarebbe stato un lusso troppo costoso per lui. “E' bella, ed è una brava ragazza. Magari un po' confusa su ciò che vuole dalla vita, ma è lei la vera vittima di quel matrimonio mancato”

“Comunque sia, quello che successo ti lascia campo libero. Complimenti fratello. Soldi e una bella donna in un colpo solo. Non mi hai ancora detto perché è saltato il matrimonio, però”

Spike buttò hamburger e patatine nel cestino più vicino. Improvvisamente gli era passato l'appetito. Mentre il macigno che gravava sul suo stomaco si faceva sempre più pesante, cominciò a raccontare ad Angel per filo e per segno come si erano svolti i fatti fin lì.

***

Buffy camminava avanti e indietro per la stanza, improvvisamente smarrita, ora che era rimasta da sola con sua madre. Era ridicolo, lo sapeva, ma aveva cominciato a sentire la mancanza di Spike prima ancora che la porta si chiudesse alle sue spalle. Poco importava che le aveva detto che sarebbe tornato in fretta.

“Buffy, non riesci proprio a trovare un posto dove sederti? Io sto provando a riposarmi, ma questa tua marcia militare mi rende le cose piuttosto difficili” disse Joyce, sempre con la maschera di bellezza sul viso.

Buffy si sedette. Sua madre la rendeva nervosa. Le voleva bene, questo era ovvio, ma non riusciva a essere spontanea con lei, come invece faceva con suo padre, e senza il minimo sforzo.

“Immagino di dovermi accontentare” sospirò Joyce, levandosi le fette di cetriolo dagli occhi e guardando la figlia picchiettare nervosamente le dita sul tavolino vicino a lei. “Ma tu hai la minima idea del perché ho lasciato tuo padre?

“Veramente no”

Un'espressione amaramente triste si dipinse sul viso di sua madre. “Per essere sincera, tesoro, ho solo fatto qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettermi dalla tua parte”

La sorpresa, per quella risposta, agganciò Buffy alla poltrona su cui si era seduta. L'idea di una donna dolce e remissiva come sua madre che si metteva a combattere con suo padre per lei la commuoveva enormemente. ”Mamma, è molto dolce da parte tua, ma non è necessario che tu faccia questo per me”

“Buffy, tu